Tavoli | Gianikian e Ricci Lucchi

Blow up, zoom, o florilegio di dettagli. Sul tavolo ci sono rullini fotografici, lenti d'ingrandimento di varie dimensioni e forma geometrica (romboidale, tonda, quadrata), montagne di taccuini, fotogrammi, macchine fotografiche usa e getta e non, brochures (un invito ad una proiezione presso il MoMa, un foglio di presentazione di Pays Barbare del BFI di Londra), biglietti aerei, un depliant della “Secure Bag” (chi frequenta gli aeroporti sa di cosa si tratti), un pacco che lascia in bella mostra ideogrammi giapponesi, un rotolo di carta (per gli acquerelli di Angela), appunti sparsi e liste su fogli A4, almeno due paia di occhiali da vista, il DVD di Oh! Uomo, pezzi meccanici dentro una busta trasparente, una lampada che sovrasta il tavolo, vari materiali dell'Haus der Kulturen der Welt di Berlino (HKW – dove Y e A hanno da poco presentato Pays Barbare e installato altri materiali), gocce (collirio?), un quaderno arancione a spirale, un astuccio, matite scotch gomme per cancellare, varie penne dentro a un contenitore di vimini, forbici, un telefono e un cellulare, un cavo usb, stampante/fax, un computer aperto sulla posta pronto a inviare il fotogramma di un loro film, un porta carte e un badge di qualche festival, una caramella al miele e una busta di gustosi biscottini al cioccolato Dragee Keksi (fatti a Napoli), un libro il cui titolo appare per metà nascosto (GVE / DELL'A / ORIEN / ITALI), un disegno di Angela (un autoritratto).

(E intorno al tavolo? Librerie, faldoni gialli, vecchie edizioni dei primi del '900 (sotto alla libreria, un foglietto volante), un tappeto verde, e sotto al tavolo (non visibile), una vecchia papera gialla e rossa in legno, uscita da qualche collezione dei primi del '900.)

Questo tavolo cristallizza una parte dell'universo che ruota intorno ad Angela e a Yervant (viaggi, letture, appunti, analisi di fotogrammi e minuziosa descrizione per “fissarli” nella memoria, lettura della posta, qualche dolce da sgranocchiare). L'altra parte sta nella stanza separata, dove nessuno ha accesso: è il tempo passato a comporre il film.

Fotografia di Giovanna Silva

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