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Altan il sarcastico
I disegni di Altan sono quasi sempre sarcastici, tuttavia del sarcasmo non possiedono l’animosità verso qualcuno, cosa tipica di questa ironia amara e pungente. Così anche in queste chine brasiliane c’è il graffio di Altan, disegni che possiedono nel segno la libertà dello scarabocchio: la mano va dove vuole lei.
Si coglie inoltre un piacere della traccia, che dà forma agli animali strani e alle donne nude, i due principali temi di questo album di figure. Ogni singolo disegno possiede il godimento della linea, che si ripiega su sé stessa nella forma circolare o nel tratteggio, oppure si distende nello slancio – solo con l’eccezione delle maschere che manifestano un’aggressività aperta, alla Goya, e non involuta e comica come negli animali fantastici e nelle donne.
Il sarcasmo s’esprime nell’opera di Altan in due modi: attraverso il disegno e la parola. Questo perché c’è in lui una doppia vocazione: il disegno e la scrittura. La scrittura letteraria di Altan, perché di questo si tratta, privilegia la forma breve, quella della frase compendiosa, della massima o della battuta: l’aforisma diverso a seconda dei contesti e dei disegni. Anche quando tratteggia storie più lunghe – i romanzi disegnati – le parole sono perlopiù disposte nella forma dell’aforisma.

Ma per restare a queste chine dal tratto elegante, persino manierato, da virtuoso della antica tecnica, il sarcasmo domina sovrano sia nelle definizioni dei disegni – frasi aggiunte in seguito – sia nella parte visiva – il segno pare uscito dalle atmosfere brasiliane: foreste amazzoniche per gli animali, spiagge e strade per le donne.
La parola sarcasmo viene dal latino tardo sarcasmus, che a sua volta è un calco del greco sarkazein, che vuol dire “laceratore di carni” (sarkos è la carne). Si tratta di una perfetta definizione di queste immagini: sono ritratti di carni, animali e umane (o se si vuole: umane nella parte animale e animali nella parte umana).
Che la carne sia un soggetto ben presente nell’opera di Altan è evidente. La carne lo interessa molto. Si tratta di una carne particolare: quella dei corpi. Si può dire che questi lavori di Altan-prima-di-Altan siano gli incunaboli dell’opera successiva. Meglio: contengono in potenza tutto quello che ha fatto dopo.

Basterebbe isolare, se fosse possibile farlo, qualche segno, qualche tratteggio, qualche scarabocchio o voluta, e si troverebbero i tratti successivi, persino quelli della Pimpa. Sono tutti lì dentro, acquattati nelle forme complessive cui ha dato vita con il suo inchiostro nero; ci sono particolari di alcuni disegni che sono già perfettamente alla Altan, con piccole scene che attendono solo di essere sviluppate o trasportate in una storia.
Poi c’è il sarcasmo delle frasi: ricordano i mini-racconti di Augusto Monterroso. Storie di due righe appena, anch’esse decisamente pungenti, ma pure comiche.

Ora c’è un’altra parola che è imparentata con “sarcasmo”: sarcofago. Letteralmente: “(pietra) che divora le carni”. Si tratta di quelle casse di pietra o marmo che racchiudono i defunti e che ora vediamo sontuosamente esposte nei nostri musei. Lì dentro il corpo, ovvero la carne, s’è disfatta: è stata letteralmente mangiata. Proprio come nel sarcasmo. Questi disegni prima danno forma a animali e donne, ma poi le divorano, le mangiano.
Il sarcasmo di Altan somiglia a un pasto cannibalico? Direi di no. Lui funge da sarcofago con tutti i suoi segni. Così, dove noi guardiamo, ci sembra di scorgere animali strani e donne nude. Ma si tratta di un evidente abbaglio. Sono linee e linee. Nient’altro che questo, alla fine. Carne disegnata.

Questo testo è apparso in Altan, Chine, Nives Edizioni 2023, che ringraziamo.
Le immagini (64 disegni di cui 54 a china, 4 a tempera, 4 a tecnica mista e 2 a matita) erano state realizzate dall’autore durante il suo soggiorno in Brasile nei primi anni ’70 e venivano raccolte e stampate per la prima volta.
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In copertina, Self portrait © Altan.
