La sedia Louis Ghost di Philippe Starck

Dieci oggetti per l'estate

Una seduta regale

 

Su una Louis Ghost si è addirittura seduta la regina Elisabetta II. D’altra parte un membro della casa reale di Windsor non poteva che apprezzare una sedia ispirata allo stile dei mobili intitolato ad un suo antico omologo borbonico, dal quale ha preso a prestito persino il nome. Per fortuna, Elizabeth la testa non l'ha persa, a differenza di Louis XVI; anzi The Queen quella ce l’ha ben salda sulle spalle. Seppure nella foto qui sotto riprodotta appaia priva di uno qualsiasi dei suoi famosissimi cappellini, è indubbiamente molto ben ‘coiffata’.

La sedia Louis Ghost è talmente regale da essere stata utilizzata anche come seduta per gli ospiti della famiglia Grimaldi all’incoronazione di Alberto di Monaco, o almeno così narrano le cronache mondane.

 

A sinistra: La regina Elisabetta II di Windstor siede su una Louis Ghost durante una cerimonia. A destra: Philippe Starck siede su una Louis Ghost con alle spalle un ritratto del Roi Soleil, dipinto nel 1701 da Hyacinthe Rigaud, Parigi, Louvre.


Una seduta classica

 

Philippe Starck (1949) ha progettato la Louis Ghost nel 2002, per il brand italiano Kartell, traendo spunto dalle sedute Luigi XVI, uno stile neoclassico puro, nato in Francia a partire dalla seconda metà del settecento, a seguito delle influenze classiciste diffusesi in Europa dopo le scoperte archeologiche di Ercolano e di Pompei. Abbandonate le linee sinuose e riccamente ornate proprie della stagione barocca, si optò per un sobrio geometrismo, ispirato alla classicità greco-romana. E Philippe Starck, rivisitandone la sedia, ne ha ulteriormente semplificato le forme, con il rigore minimalista che a volte caratterizza la sua poetica. Il look trasparente di cui poi l'ha dotata, la rende ancor più sobria, facendone un oggetto cult che ha riscosso un enorme successo fin dalla sua fantasmatica ‘comparsa’ sul mercato.

 

 

A sinistra: una sedia Luigi XVI, opera dell’ebanista Louis Delanois , 1770 circa, New York, MET Museum. A destra: la Louis Ghost disegnata da Philippe Starck per Kartell nel 2002, ispirata alle sedie stile Luigi XVI.


Una seduta di successo

 

Grazie al favore che ha incontrato presso il pubblico, la Louis Ghost è diventata molto rapidamente uno dei best-seller del Made in Italy.

Nel 2012, in occasione del 10° anniversario della sua nascita, così Philippe Starck ne ha commentato l’enorme successo:

«Ci sono amici chiacchieroni e ci sono amici discreti. Ci sono molti mobili chiacchieroni ma non ci sono a sufficienza mobili discreti. Però in questo caso c’è una soluzione ed è la scelta. E questa consiste nel poter accedere alla scomparsa, all’invisibilità. È questo il caso della Louis Ghost. Significa poter avere la scelta di vedere, oppure di non vedere ciò che ci circonda. Ovvero la possibilità di guardare e magari di dire: “Ah, è ben disegnato!” e cose simili, ma se non si vuole, bene, intorno non c’è nulla. Ma questo nulla deve essere di qualità. Un nulla assoluto sarebbe troppo secco. Sarebbe disumano. Mentre la Louis Ghost è un nulla sentimentale, perché è un nulla che attinge alla memoria collettiva. Il che significa che io non ho progettato la Louis Ghost, ma noi tutti insieme abbiamo progettato la Louis Ghost. Evidentemente abbiamo anche amato tutti insieme la Louis Ghost, perché lei è un grande successo planetario e noi dobbiamo ringraziarla e augurarle Buon anniversario!»

 

Una seduta alla moda

 

Al successo della Louis Ghost hanno contribuito anche gli stilisti di moda, prediligendola per i propri show room e per le proprie sfilate riprese dalle telecamere di tutto il mondo. Ad esempio Dolce&Gabbana ne hanno acquistate decine di pezzi al suo primo apparire, in occasione della sua presentazione al Salone del Mobile di Milano nel 2002 e Karl Lageferld ne ha invece inserite moltissime nella sala da ballo della sua magione del XVIII secolo, luogo di innumerevoli serate di gala e di cene divenute mitiche. Persino Barbie ha scelto di festeggiare i suoi 50 anni tingendo di rosa le Louis Ghost al Salone del Mobile 2009, dove è stata lanciata la collezione Barbie goes design.

 

Una seduta generosa

 

Nel 2004, 43 stilisti tra cui Christian Lacroix, John Galliano, Elizabeth Garouste, Jean-Charles de Castelbajac, hanno “vestito” la Louis Ghost per un’asta benefica che ha riscosso moltissimi consensi. 

Analogamente, per il progetto "Kartell Loves Milano", 45 pezzi Kartell, tra cui molte Louis Ghost, sono stati interpretati da altrettanti artisti: c’è chi li ha dotati di ali come fossero stati angeli, chi invece li ha “drippingati" di vernice e chi vi ha scritto sopra parole multicolori. Lo stesso Philippe Starck ha rivestito una Louis Ghost con una mappa di Milano. La collezione è poi stata battuta all’asta alla Rotonda della Besana nel 2011 per finanziare la ricerca sul cancro (sotto l’egida delle Fondazioni Umberto Veronesi e Florian).

 

Per celebrarne il 10° anniversario della sua nascita, un esemplare di Louis Ghost è stato completamente illuminato, alla Lucio Fontana, con un neon a luce bianca. Il pezzo unico è entrato subito a far parte di una collezione privata.


Una seduta democratica

 

Philippe Starck ha un’idea piuttosto democratica del design. Così ha, infatti, dichiarato:

«Quando, per caso, ho iniziato a fare il designer, una sedia di design e di buona qualità costava intorno ai 1.000 euro. Era ridicolo. La mia visione del design democratico ha fatto sì che negli ultimi 20 anni si togliessero uno o a volte anche due zeri a questo costo. È più ragionevole. Il design democratico ha innalzato la qualità del prodotto e abbattuto i costi, rendendolo accessibile a un grandissimo numero di persone. La guerra non è finita, ma molte battaglie sono già state definitivamente vinte. Ecco perché adesso è venuto il momento di intraprendere nuove avventure, come l’idea di un’ecologia democratica o, ancora, provare a trovare delle soluzioni per l’era della postplastica.»

Perciò ha voluto che la Louis Ghost mantenesse un costo contenuto e ciò l'ha resa piuttosto accessibile, favorendone la diffusione tanto negli arredamenti di abitazioni private, quanto in quelli di alberghi e di uffici, ma anche di caffè e di ristoranti à la page, come ad esempio al Kong Restaurant di Parigi, oppure in quelli di teatri come il San Carlo di Napoli e dell’Opera di Praga, ma anche in università, quella di Budapest, ad esempio, e perfino in alcune chiese. Inoltre la Louis Ghost è stata anche la seduta protagonista di Expo 2015 e di Casa Italia durante le Olimpiadi di Rio de Janeiro 2016.

 

 

La Louis Ghost alla Statni Opera di Praga (Ph. Kartell).


Una seduta coraggiosa

 

La Louis Ghost è il frutto di un progetto tecnico molto audace e piuttosto coraggioso, che consiste nell’iniettare del policarbonato in un unico stampo. Per arrivare a questo esito sono stati però necessari due anni di ricerca e di sperimentazione, ma la sedia così ottenuta, sebbene sia evanescente e cristallina, è molto stabile e davvero comoda, resistente agli urti e agli agenti atmosferici, tanto da poter essere utilizzata sia indoor che outdoor ed è addirittura impilabile fino a sei pezzi. Per quanto riguarda lo stampaggio, gli ostacoli maggiori erano rappresentati dai braccioli curvati e dallo schienale ovale, ma la continua sperimentazione ha permesso di conseguire un elevato grado di perfezione con la messa a punto di una tecnica che nel mondo non aveva precedenti e che oggi si è invece sviluppata grandemente, proprio per merito della Louis Ghost e di Kartell. 

 

Una famiglia di sedute

 

Nel tempo, la famiglia Ghost è aumentata e si sono aggiunti: Victoria Ghost (una sedia più snella e priva di braccioli), Charles Ghost (uno sgabello), François Ghost (uno specchio), Lou Lou Ghost (una seggiolina per bambini) e infine bar One more e One more please (degli sgabelli alti).

Ma la diva, il best-seller, l’icona del design è e resta sempre lei, la sedia Louis Ghost.

Sono in molti ad adorarla, altri invece addirittura la detestano, ma di sicuro non lascia indifferenti, diversamente non potrebbe essere, come invece è, la sedia più acquistata al mondo, con un record di oltre due milioni di pezzi venduti in 15 anni. 

Ah, “Questi fantasmi”!

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