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Meli in fiore

Alle porte di Milano, tra aprile e maggio anche i meli di viale Edison a Sesto San Giovanni si mettono il vestito della prima comunione.

Compunti, devoti, sfilano in processione nel candore sfumato di rosa delle trine in pizzo di sangallo.

Timidi e incerti, sono la preghiera infantile, l’anima tenera che riscatta questo stradone di periferia.

 

                                                                

Benché allogati in una fioriera a rialzo sul viale, quasi si annullano tra i palazzi di vetrocemento e il polveroso anonimato del viale. Bizzarra scelta per abbellire un’arteria d’accesso alla città. Di solito i meli ornamentali (malus floribunda) sono disposti in gruppi di pochi esemplari per meglio esaltare la grazia tutta orientale dei fiori semplici riuniti in corimbi, il contrasto tra il rosa intenso dei boccioli e il bianco gaufré dei calici appena dischiusi, l’argento tomentoso delle foglie nascenti che presto inverdiranno. I giapponesi, come per i ciliegi da fiore, ne hanno selezionato molte varietà con fiori e frutti di vari colori, miniaturizzati ma eduli. Ve ne sono di leggiadri in piazza Ascoli, di fronte al liceo Virgilio, che in settembre ostentano un’abbondante messe dorata. Più grandi sia nei fiori che nei frutti d’un colore rosso granato sono invece i cinque meli di via Borgogna. Chissà che sapore hanno: non si fa in tempo a progettarne la raccolta che gli uccelli (o chi per loro) li hanno già depredati.

 

 

Forse in autunno anche i piccoli globi che rosseggiano sui rami spogli dei meli di viale Edison si conquistano uno sguardo dall’autista più abitudinario. E in primavera, seppure  in un’ambientazione inadeguata a suggerire atmosfere di raffinate stampe giapponesi, possono almeno lontanamente evocare quei meli di Normandia che abbagliavano Proust, di una bellezza tale da commuovere il narratore della Recherche fino alle lacrime, e soccorrerlo nell’elaborazione del lutto per la morte della nonna: “dès que je fus arrivé à la route, ce fut un éblouissement. Là où je n’avais vu, avec ma grand’-mère, au mois d’août, que les feuilles et comme l’emplacement des pommiers, à perte de vue ils étaient en plein floraison, d’un luxe inouï, les pieds dans la boue et en toilette de bal, ne prenant pas de précautions pour ne pas gâter le plus merveilleux satin rose qu’on eût jamais vu et que faisait briller le soleil”. (A la recherche du temps perdu, Sodome et Gomorrhe II, pagina finale del cap. I).

 

 

 

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26 Aprile 2012