Gesti
Claudio Franzoni

Studioso delle immagini e del mondo greco, autore di Da capo a piedi. Il corpo come discorso (Guanda), Tirannia dello sguardo (Einaudi). Curatore dell'Atlante, ultimo volume de I Greci. Storia Cultura Arte Società, a cura di S. Settis (2002).

02.01.2019

Muri / L’arte in gioco. Dubuffet a Reggio Emila

I muri li si guarda poco. I passanti procedono, li sfiorano, non li osservano. Ogni tanto, però, qualche artista smette di camminare (bisogna fermarsi per guardare un muro) e c’è una scoperta. Fu Leonardo a parlare con un certo pudore (“benché paia piccola e quasi degna di riso”) di questa “invenzione di speculazione”: “se tu riguarderai in alcuni muri imbrattati di varie macchie o in pietre di vari misti (…) potrai lì vedere similitudini di diversi paesi, ornati di montagne, fiumi, sassi, alberi, pianure grandi, valli e colli in diversi modi; ancora vi potrai vedere diverse battaglie ed atti pronti di figure strane, arie di volti ed abiti ed infinite cose”. Del resto, in Occidente, persino il mito fondatore dell’arte è legato a un muro: racconta Plinio il Vecchio che la figlia di Butade...

07.11.2018

Atmosfera / Dürer. Melencolia I

L’autoritratto deve proprio coincidere con il volto dell’artista? Dopo tutto, un ritratto è qualcosa di molto più incerto di quanto sembri; come sostiene Hans Belting, il ritratto è immagine di un’altra immagine, cioè del volto, una superficie di per sé instabile, impegnata com’è nelle alterne fasi dello scambio sociale e, per questo, continuamente mossa dalla dinamica della mimica facciale. Erwin Panofsky e Fritz Saxl hanno scritto che Melencolia, I – una delle più celebri incisioni del Rinascimento – è l’“autoritratto spirituale” del suo autore, il pittore tedesco Albrecht Dürer. È una delle tesi portanti del saggio che essi dedicarono all’opera nel 1923, La «Melencolia I» di Dürer. Una ricerca storica sulle fonti e i tipi figurativi; il libro viene ora per la prima volta pubblicato in...

29.06.2018

On the road / Via Emilia psichedelica

Il passato non esiste – si dice – siamo noi a ricrearlo. Sarà anche vero, ma di certo è esistito. E, alla fine, ci sono due modi per incontrarlo: far sì che entri nel nostro tempo, oppure andare noi verso di esso. Sono due metafore che disegnano itinerari simili solo in apparenza, in realtà opposti.  Un passo di Walter Benjamin spiega in che cosa consista la prima direzione: “Il vero metodo per renderci presenti le cose è rappresentarcele nel nostro spazio (e non di rappresentare noi nel loro). (Così fa il collezionista e così anche l’aneddoto). Le cose, così rappresentate, non tollerano in nessun modo la mediazione ricavata da ‘ampi contesti’. È questo in verità (…) il caso anche della vista di grandi cose del passato – cattedrale di Chartres, tempio di Paestum: accogliere...

21.01.2018

Cosa vogliono dire indice e mignolo allungati? / Corna

All’inizio degli anni ’90 l’artista americano Mathew Barney si travestiva da satiro (o da fauno), acconciandosi due robuste corna da capro sulla testa (Envelopa: Drawing Restraint 7 (manual) C, 1993). Un ibrido spaventoso che ricorda quante volte le forme animali siano entrate nell’immaginario e nelle pratiche culturali dell’Occidente dalla Grecia in poi.  Mettersi un paio di corna in testa è stato, forse da sempre, il mezzo più rapido per rappresentare il mondo animale e alludere alla mescolanza tra l’uomo e la bestia: sogno tra i più inquietanti e ricorrenti, dalla mitologia greca alle fiabe, dai fumetti al fantasy. L’elenco sarebbe sconfinato, ma sarebbe piuttosto affollato anche il versante delle pratiche culturali in cui si fa uso di vere o finte corna animali: ad esempio, gli...

09.10.2017

9 ottobre 1967 / Che Guevara cinquant'anni dopo

La morte di Che Guevara coincide per noi con la fotografia di Freddy Alborta che ritrae il suo corpo tra soldati, ufficiali, fotografi . È una foto-icona, si dice, e come tale è diventata celebre: è finita, ad esempio, sul Lodger Album di David Bowie (1979), oppure è stata parodiata (Zbigniew Libera, Che. Next Picture, 2003).     Non fu questa la foto distribuita alla stampa internazionale, almeno in un primo momento, ma un’altra presa più da vicino, con solo tre personaggi attorno al morto: un tecnico, un signore con macchina fotografica al collo, un ufficiale con un fazzoletto sul naso. In Italia, sulla prima pagina della “Stampa” (12 ottobre) ne compare un’altra, scattata da questo secondo fotografo, qualche istante dopo (i tre astanti vengono tagliati). Poi c’è una serie di...

04.08.2017

I nostri antenati? Sparta e Atene / Il nazismo e l'antichità

Mostrate a un ragazzino qualunque una svastica: senza esitare, dirà “Hitler” o “nazismo”, insomma riconoscerà il simbolo, magari senza sapere esattamente che cosa accadde ottant’anni fa. La cosa ci sembra ovvia, ma non lo è. Se a distanza di tanti decenni la croce uncinata è ancora così facilmente identificabile, è perché essa si è impressa come un marchio nella memoria collettiva. Ma se tutti associano immediatamente nazismo e svastica, pochi invece sanno che essa fu solo il dettaglio più appariscente di una grandiosa revisione della preistoria e della storia europee condotta nella Germania di inizio Novecento. Ben presto, infatti, i nazisti compresero che il loro progetto sul futuro della Germania sarebbe stato tanto più convincente se si fosse fondato su una totale revisione del...