Scritture

Mediocri traditori di noi stessi / Domenico Starnone, Confidenza

La prima parola che compare nel nuovo romanzo di Domenico Starnone è “amore”. Segue la definizione di cosa sia per la voce narrante l’amore stesso: “una lava di vita grezza”. Una spiegazione che, per chi è nato ai piedi di un vulcano, come Pietro Vella (stesso cognome del personaggio di Sciascia nel Consiglio d’Egitto), napoletano emigrato a Roma, ha un preciso significato (di Napoli è anche Starnone), ed è una forma di stigma, anche se è da parecchio che il Vesuvio non erutta in modo pericoloso per gli abitanti posti alle sue falde. La lava è comunque un’immagine molto efficace per definire l’amore. La pagina di apertura del libro contiene l’indicazione della temperatura della materia narrativa, che il protagonista andrà a narrare nelle pagine seguenti, temperatura che però non toccherà...

Schisi. Una nuova collana di e-book / Sapiens Sapiens: ambiente, arte, tecnologia

Nella creazione del programma culturale di Matera 2019 Capitale Europea della Cultura, ampia attenzione è stata data alla relazione tra l’Arte e la Scienza con l’individuazione di un tema specifico. Il tema Futuro Remoto rappresenta una riflessione sul rapporto millenario con lo spazio e le stelle; un rapporto che, ripercorrendo anche i passi di Pitagora, uno dei residenti più illustri della Regione Basilicata, esplora l’antica bellezza universale della Scienza. Si mettono a confronto pratiche antichissime con modelli di vita fruibili, capaci di influenzare le idee di cultura e di sviluppo dei prossimi decenni provando a rispondere all’annosa domanda: C’è una schisi tra Arte e Scienza, una separazione e una distanza tra le due? Le dimensioni principali del fitto rapporto tra Arte e...

Giorno 8 / Bambola

C’era una volta il sogno di una bambina trasformata in bambola.  Una giovane nutrice si occupava della figlia appena nata della regina. La bellissima bambina voleva stare sempre con lei, tra le sue braccia. Un giorno, però, la nutrice era tornata a prendere la piccola dopo l’allattamento e di lei aveva trovato solo una testa di bambola, tra le sue copertine, sul letto. Quando la nutrice aprì l’involto e trovò solo questa palla di plastica, stranamente non si terrorizzò: “tanto” – ribadì a se stessa – “mi ha lasciato la parte più importante: la testa!”. Cercando e rovistando nelle ampie sale della reggia, la nutrice cominciò a raccogliere le parti sparse della piccola. Mani piedi braccia avambracci pancia gambe: tutti di plastica, compreso il cuore che era appeso ad una chiave. Ma la...

Lituania / Grūtas

I monumenti celebrativi sono, per la maggior parte, insignificanti e pressoché invisibili, come ebbe modo di osservare Robert Musil. È come se, malgrado intenzioni spesso lecite, lo strato retorico ricoprisse l’opera monumentale di ridicolo, smontando di fatto l’intento encomiastico. La situazione si complica quando i monumenti gloriosi eretti in pompa magna perdono il loro contesto solenne: il fu oggetto sublime diventa amorfo, puro ammasso residuale di metallo o di pietra. A questi simboli carichi di significato accade ciò che Elias Canetti ritiene tipico per le situazioni di transizione radicale: da un momento all’altro un segno potente (l’esempio canettiano parla delle mostrine militari) viene azzerato, trasformandosi in una eccedenza imbarazzante. Senza valore reale alcuno, il...

Giorno 7 / Invisibile

Vi sconcerta non riuscire a vedere la gente della Valle? – Beh, sì, – balbettò il Mago. – Finora sono sempre riuscito a vedere tutte le persone che ho incontrato.   I bambini vogliono essere tutti visti. Per questo parlano, si muovono, e per questo si nascondono e stanno in silenzio. I bambini desiderano tantissimo essere invisibili. Certe volte solo l’invisibilità salva le cose sacre, come la nostra faccia che non vedendola possiamo sentirci abitanti di un paese invisibile e affacciarci alle finestre, gli occhi. Perdere la faccia davanti agli altri salva la faccia sulla porta dell’invisibile, apre una prospettiva nuova. Noi siamo nascosti dentro. Invisibili. E chi lo sa lancia occhiate agli altri. Ci si riconosce, nell’invisibilità.   Una volta un’amica filippina mi ha detto: “...

Destini drammatici / Gianni Bonina, Ammatula

Lo sapeva perfettamente la signora Ramsay di Gita al faro: tutto è effimero nella vita come un arcobaleno. Certo, impressiona che lo stesso tropo traslochi dalle labbra dell’incantevole personaggio della Woolf per alloggiarsi nel discorso del mafioso Gaspare Scaturro, un boss marchiato dal 41 bis, disilluso e malato, ormai sul limitare della vita. Stiamo parlando del nuovo romanzo di Gianni Bonina, Ammatula (Castelvecchi 2019), titolo che viene efficacemente chiarito ad apertura: nel carcere di Parma Scaturro riceve la visita di Carmine Andaloro, avvocato e parlamentare agrigentino un tempo suo difensore, e da questo tragico confronto si affaccia l’assunto camusiano dell’inutilità dell’agire, dell’inconcludenza di qualsiasi affanno.    Un Sisifo in sedicesimi, il capomafia in...

Saggi dispersi / Gadda, Divagazioni e garbuglio

«Gadda ha la mano pesande, la mano pesande»: non lo dice il commissario Ciccio Ingravallo, ma — allo stesso modo, ubiquo ai casi — Benedetto Croce, al quale il gran lombardo risponde idealmente con un signorile «aveva ragione». Di Carlo Emilio l’amato Montale (unico tra i connazionali contemporanei che stimasse veramente) racconta alcuni aneddoti gustosissimi che spiegano in parte la concrezione inimmaginabile dei suoi entretiens. In una circostanza, il romanziere fuggì dalla finestra di una casa di amici che lo avevano ospitato o meglio trattenuto, tra ritardi, cincischi e acquazzoni, per tre giorni. In un’altra occasione (il racconto è mediato dai ricordi della Volpe), nella villa dei Rodocanachi, dopo una cena sobria — causa il «viso da Venerdì Santo» di Montale, commensale inappetente...

Giorno 6 / Poesia

Siamo nel decimo dei romanzi del ciclo di Oz, proprio nella pagina finale: Rinkitink, re di Gilgad, abbandona l’isola di Pingarì, dove ha vissuto mille avventure e ha incontrato amici straordinari, per tornare nel suo regno. Prima di salpare compone una struggente ode il cui incipit, nella geniale traduzione di Chiara Lagani, parafrasa l’«Addio monti» dei Promessi sposi:    Addio, terre sorgenti dall’acque: Pingarì che nel mar bella giacque. Né mortale, né re, né stalliere le tue perle disdegna d’avere. Re Belbello, con molto rimpianto, sono costretto a lasciar quest’incanto; non potendo più andare ramingo a salir sulla nave m’accingo. Addio Principe di queste terre: sarai re tu, se vinci le guerre; più non vien l’aggressor nel tuo regno, se saggezza qui lasci il suo segno....

Ritratti / “In-tra-fra” John Berger

In   Il brulichio incessante della piazza di Cracovia, dove le vite di individui indistinguibili si intrecciano senza intralciarsi e «si incrociano senza incontrarsi», tutti integrati e impastati all’«indivisibile mondo reale e al singolare mistero della propria esistenza» e delle sue infinite possibilità.  Inizia qui, in una piazza di Cracovia, il primo dei trentasette saggi dei Paesaggi di John Berger (edito da «Il Saggiatore», tradotto e curato da Maria Nadotti con un’introduzione di Tom Overton e l’aggiunta, rispetto all’edizione inglese del 2016, di tre testi- Leopardi, Disperso al lago di Cape Wrath e L’infinità del desiderio) che fa da complemento a Ritratti (pubblicati sempre da «Il Saggiatore» nel 2018, in cui venivano proposti diversi scritti che, presi nell’insieme,...

Jean-Luc Nancy / La differenza animale

“Che animale!” è l’imprecazione più dura che si possa scagliare contro uno o più individui che si macchino di azioni disumane, al di fuori di ogni regola civile, prive di ogni senso della pietà, di ogni rispetto. L’animale è altro dall’umano, è il confine della sua umanità. Macchiarsi di comportamenti “bestiali” significa porsi al di fuori del consorzio umano, aprire lo spazio di un mondo senza misura, in cui la vita singolare, la vita dell’individuo, non ha più tutele, né diritti: ci si espone alla violenza senza più alcuna protezione, al di fuori di ogni diritto, di ogni Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo (che, come sottolineano le sue maiuscole, riguarda solo gli uomini e non gli animali). Ed è ben curioso che nel nostro linguaggio sopravvivano simili significati ancestrali...

Giorno 5 / Macondoz

Sul Mar Nero, durante un soggiorno terapeutico per la cura ricostituente delle ossa, Michail Bachtin (1895 – 1975), abbacinato dall’intensa azione corroborante del sole e dello iodio sul sistema nervoso centrale, perse uno degli appunti preparatori alla stesura del suo celebre trattato di toponimia incrociata.  Un lembo di quel foglietto volante smarrito dallo studioso russo durante quell’intensa sessione elioterapica è stato recentemente rinvenuto da un gruppo di comparatisti durante un’esercitazione in cui simulavano nell’extratesto, che qualcuno chiama erroneamente “mondo reale”, una delle loro illecite inversioni dell’ordine degli eventi e dei fatti letterari. Agli anonimi ricercatori, secondo cui peraltro tutto è intertesto, va quindi il merito della scoperta: su quello scampolo...

4 dicembre 1890 - 4 dicembre 2019 / Emilio Lussu, Un anno sull’altipiano

"Nella mia vita ho incontrato qualche grande capitano: sono uomini molto rari, di grande ascendente, rigorosi in primo luogo con se stessi, che comandano senza urlare, che sanno affrontare con la forza della ragione le situazioni più drammatiche e difficili, che non amano le «gesta eroiche», che conoscono il valore di ogni esistenza e che vivono la storia. Tra i veri 'capitani' Emilio Lussu è stato il più grande. Re pastore, nobile cacciatore, domatore di cavalli, uomo politico in prima linea nei momenti più importanti della storia d'Italia del '900, narratore semplice come un classico antico, ma per me capitano. E basta. Così, quando ancora oggi vado a camminare per i luoghi che ci racconta, è come fosse con me a ripetermi cose che non ha scritto" (Un anno sull’altipiano, Einaudi,...

Heimat / I fantasmi di Nora Krug

“Possiamo esserne consapevoli o no, ma facciamo la volontà dei nostri antenati: i nostri comandamenti ci arrivano dal loro regno; i precedenti da loro stabiliti sono la nostra legge; ci sottomettiamo ai loro dettati, anche quando ci ribelliamo ad essi. […] Ereditiamo le loro ossessioni, ci facciamo carico dei loro fardelli, portiamo avanti le loro cause, promuoviamo le loro mentalità, le loro ideologie e molto spesso anche le loro superstizioni; e spesso moriamo cercando di vendicare le umiliazioni che loro hanno subito. Perché questa schiavitù? Perché non abbiamo scelta. Solo i morti possono garantirci legittimità. Lasciati a noi stessi siamo tutti bastardi. In cambio della legittimità, di cui gli umani avvertono la necessità e che agognano più di qualsiasi altra cosa, noi ci arrendiamo...

Sentire / Assolutamente musica: Murakami incontra Ozawa

Parlare di musica, lo sappiamo, è una sfida. Specie se si tratta di musica assoluta e non di opera. Ma paradossalmente questo libro, nato come una conversazione tra lo scrittore Murakami e il direttore d’orchestra Ozawa, non ci fa caso.  Il segreto sta nella naturalezza: con grande semplicità Murakami si ritrova a parlare di musica con Ozawa, all’epoca convalescente. Gli incontri, che si succedono l’un l’altro, giovano alla salute del direttore d’orchestra e rivelano allo scrittore se stesso. Murakami scrive infatti: «Nel corso dei nostri incontri ho capito di voler rendere conto di una risonanza naturale del cuore. La risonanza del cuore di Ozawa, ovviamente, che ho ascoltato con la massima attenzione. Dopotutto, io facevo le domande e lui rispondeva. Ma spesso nelle sue parole...

La Giornata internazionale delle persone con disabilità / La violenza della parola pura

Ricorre, nel discorso dei Disability Studies, l’omologia tra la forma dell’affermatività disabile e ciò che viene chiamato minority model, la modalità di lotta iniziata negli anni Sessanta da gruppi minoritari, donne, afroamericani, LGBTQI+, e in qualche modo è così: una rivendicazione su base identitaria vincolata a un’interpellazione parziale determinata dal genere, dall’origine etnica, da condizioni esistentive particolari. Forse però il modello andrebbe predatato di quasi due secoli, per coglierne la matrice nella nascita e nell’affermazione della comunità Deaf. Non sto dicendo che vadano predatati i Disability Studies, e ciò per una ragione semplice e insindacabile: le persone Sorde non si considerano disabili, ma minoranza linguistica.   Lennard Davis, teorico dei Disability...

Giorno 3 / I puntini della storia

Il Libro della Storia è uno dei più grandi tesori della Terra di Oz. È un libro magico, posseduto e letto solo dalla regina fanciulla Ozma. Nelle sue pagine sono scritte, nel preciso istante in cui si realizzano, tutte le vicende che accadono in quel mondo e nei mondi di fuori. Ogni avvenimento è registrato accuratamente ma in modo sintetico, senza ambiguità o lacune. In esso non sono previsti errori perché il linguaggio è univoco e vero. Il Grande Libro della Storia rappresenta il mondo nella sua totalità, dove non si danno vuoti, dove ogni punto è parte di un’infinita catena dell’essere.      Chi, tra i governanti, non desidererebbe possedere un libro simile dove tutto è chiaro e niente può sfuggire al Lettore-Sovrano? È un’immagine potente, ma al tempo stesso terribile,...

Giorno 2 / L’interprete

«Cos’è un interprete?» chiede Testadizucca nel Mago di Oz. «Qualcuno che conosca sia la mia lingua sia la tua. Quando io dico qualcosa, l’interprete ti riferisce quel che ho detto; e quando dici qualcosa tu, lui traduce per me», risponde lo Spaventapasseri.   Qualcuno che conosce le due lingue, e tuttavia aspira, traducendole, a farne-dirne una sola, a cogliere di entrambe le sfumature al punto che diventi difficile dire, Questa è la mia lingua e quella è la tua. Difficile dire, Io sono di qui, tu sei uno straniero. Al suo tavolo con carta e penna, sul palcoscenico col proprio corpo, davanti al suo spartito con il proprio strumento, l’interprete dà voce. Una voce dapprima sommessa, talora stridente, poi sempre più morbida, consapevole e convinta, tanto da poterne infine ridere di...

Perdersi tra le righe / Tanti modi per leggere

Lettura profonda    Nel Trattatello in laude di Dante, Boccaccio racconta che l'autore della Commedia, trovandosi a Siena nella bottega di uno speziale, scovò un libro che non era ancora riuscito a leggere. Mentre in città imperversava la festa, l'Alighieri si immerse nella lettura:    Mai non fu alcuno che muovere quindi il vedesse, né alcuna volta levare gli occhi dal libro: anzi, postovisi quasi ad ora di nona, prima fu passato vespro, e tutto l’ebbe veduto e quasi sommariamente compreso, che egli da ciò si levasse.   Gli amici rimasero sorpresi dalla sua capacità di concentrazione, in tutta quella confusione, e dal fatto che Dante non si fosse accorto di quello che stava succedendo tutto intorno a lui. Più di un secolo dopo, nella celebre lettera del 10...

Giorno 1 / Strega ultima

“Dgvintaréi coma me”, diceva, attorcigliando la cinta del suo grembiule attorno alla mia vita, ogni sera, al ritorno dai campi, e borbottava sempre la stessa formula con un ritmo salmodiato: “Aceè e’ mêl u’t starà luntân”. Ma non volevo diventare come lei: era vecchia, aveva mani grosse e dure, e il loro tatto spesso mi dava i brividi; la gente diceva che era una strega perché parlava coi morti. Aveva un gran dolore di essere viva, e il pozzo, a cui si affacciava agitando nell’aria i suoi lunghi capelli bagnati, sembrava il posto dove poteva essere quel che non era. A volte mi sollevava da terra per farmi guardare in fondo al pozzo: “A vidat? Là zo u j è e’ zil”.   Ma non era vero, non c’era il cielo, solo un gran buio, un’eco assordante del boato della nostra voce, appoggiata là,...

Folte fronde e legno duro / Carpino, un albero charmant

I francesi lo chiamano Charme, e di fascino il carpino ne ha da vendere. Bianco o nero per me pari son: il Carpinus betulus (carpino bianco o comune) e l’Ostrya carpinifolia (carpino nero o carpinella), ordine Fagales, famiglia Corylaceae, la stessa dei noccioli. Belli entrambi, specie nei giorni d’inizio autunno quando le foglie dalla cima, e gradualmente giù giù fino alle falde inferiori, cominciano a virare nel giallo, e il verde piglia quella sfumatura olivastra così inconfondibile. Confesso: ho un debole per questi alberi in questo preciso momento dell’anno. Sarà perché il mio moroso ha gli occhi proprio di quel colore lì, sarà perché uno (bianco) mi è capitato in giardino e l’ho tirato su aiutandolo a destreggiarsi col grande, vecchio e competitivo castagno che lo costringe in...

Piero della Francesca / Alla ricerca di Piero. La casa di Sansepolcro

All’ombra dei personaggi famosi prospera un sottobosco di figure minori, le cui azioni risultano indissolubilmente intrecciate con il nome di qualcuno incomparabilmente più celebre di loro. Viaggiare per visitare le case di donne e uomini illustri significa alla lunga scontrarsi con questa evidenza, per cui ciò che chiamiamo storia è l’annodarsi di vicende vicine e lontane, minori e maggiori, luminose e in ombra. Capita così a noi, addentrandoci in quell’angolo tra l’Umbria e le Marche, tra Città di Castello e Pieve Santo Stefano, alla volta della casa natale di Piero della Francesca a Sansepolcro, in provincia di Arezzo. Nelle stanze semivuote, arredate oggi con alcune piccole mostre (pittura, oreficeria), incontriamo presto un nome che entra a pieno titolo a far parte della storia della...

Un giorno alla volta / Sono una giocatrice compulsiva

Fino alla primavera del 2006 di mio padre sapevo tre cose: che lavorava tanto, che andava sempre a messa, e che non m’aveva mai detto brava. Quell’anno, una domenica, vengo a conoscenza della quarta: mio padre gioca d’azzardo. La sala in cui si rinchiude ogni giorno si trova a piazza Cola di Rienzo. La sala ha aperto da poco, eppure io che lavoro in una Concessionaria Giochi non lo sapevo.  Mio padre per sé non ha mai comprato niente. Una volta, da ragazzina, l’ho visto arrotolarsi uno spago intorno ai pantaloni perché gli si era rotta la cintura. Però la matta di casa ero io, la figlia storta dell’Avvocato, l’unica, quella che non ha il senso del denaro. Una mattina lo seguo nella sala giochi. Il locale è privo di finestre. Le macchine, che sembrano cento, o mille, rullano e...