Scritture

Mathias Énard, ricostruire il Mediterraneo

Mathias Énard è uno scrittore d'eccezione in Francia. Esempio più unico che raro nell’universo letterario d’Oltralpe, è uno dei pochi autori di successo che preferisce scrivere piuttosto che apparire; che si trova più a suo agio sulle poltroncine dei treni – preferibilmente di seconda classe e dirette verso sud-est – che su quelle dei palcoscenici televisivi o dei salotti letterari; che preferisce la vita vera alla sua sterile sublimazione narrativa; Barcellona – porto di mare dove vive dal 2000 e insegna l’arabo all’università – a Parigi, che sembra ormai un museo delle cere dell'élite editoriale francese. Proprio come per Blaise Cendrars e il collega scrittore e giornalista Olivier...

Campioni # 7. Michele Zaffarano

Michele Zaffarano da Paragrafi sull’armonia (ikonaLíber, 2014, pp. 78, € 9,50) pp. 14, 20, 26, 60     il valore di una parola è espresso utilizza il valore di un’altra parola   **   qual è il compito della parola induce include perturba il processo di scambio induce a realizzare le idee a succedere fondandosi sull’oggettività del valore per ogni singola parola nelle sue espressioni più diverse   zaffarano_paragrafi_pt.1.mp3   **   che è il paradosso perfetto non richiama qualcosa di molto speciale di non equivalente tradurre la parola dentro un discorso dentro un altro discorso alla memoria nei momenti di transizione tra le parole una con l’altra nell’...

Petronio 2.0

Cos’è un classico? È un libro che non ha mai finito di dire quello che ha da dire (Calvino). Cos’è un classico? È un contemporaneo del futuro (Pontiggia). E allora non ci si può stupire che sia uscito in questi giorni per Mondadori un romanzo che si rifà scopertamente al Satyricon di Petronio. Così scopertamente da riprenderne pari pari il titolo, con l’aggiunta però di un significativo 2.0.   Se l’autore del testo, Gian Mario Villalta, invita il lettore a questo gioco – che è quello, piuttosto serio, di misurare l’attualità dell’opera petroniana, cioè di vedere in che misura un’opera di duemila anni fa si presta ad essere usata come guida per il presente...

Proust, Borges e Beckett: scrittori diventati personaggi

Nel suo splendido libretto Con Borges in cui racconta di quando da ragazzo si recava quasi ogni giorno a casa del grande scrittore ormai cieco per leggergli ogni cosa desiderasse, Alberto Manguel ricorda il noto episodio del licenziamento di Borges, nel 1946, dopo che si era rifiutato di iscriversi al partito peronista: "dovette abbandonare l'incarico di aiuto-bibliotecario in una piccola sede municipale [a 47 anni, con grandi libri già alle spalle, tra cui Finzioni fresco di stampa!] per diventare ispettore del pollame in un mercato"; aggiungendo però un'altra versione: "Secondo altri, il trasferimento fu meno oltraggioso ma altrettanto assurdo: venne destinato alla Scuola di apicoltura municipale". (Dal che si desume che le api sono più...

Eraldo Affinati. Vita di vita

Vita di vita di Eraldo Affinati è un libro delimitato da argini epistolari. Il primo è rappresentato dalle lettere dal fronte di studenti caduti nella prima guerra mondiale seguite da quelle di Orlando Orlandi Posti, martire delle Fosse Ardeatine, e dalle ultime lettere di condannati a morte e deportati della Resistenza. Il secondo, invece, è la Lettera ai responsabili dell'Europa scritta da Yaguine Koita e Fodè Tounkara, due adolescenti della Giunea Conakry, morti per assideramento il 2 agosto 1999 nel vano carrello di un Boeing 747 all'interno del quale si erano nascosti nel tentativo di raggiungere l'Europa.   In mezzo a questi due argini, scorre la storia che il libro racconta: un viaggio in Gambia fatto dall'autore per conoscere la...

Jennifer Egan. La fortezza

Di fronte alle prime pagine de La fortezza di Jennifer Egan, pubblicato originariamente nel 2006 con il titolo The Keep e ora tradotto in italiano da minimum fax, si ha l'impressione fortissima di fare un salto indietro nel tempo, quando il principale intento di uno scrittore postmoderno era quello di riflettere sul proprio ruolo di scrittore postmoderno: il primo nome che viene in mente è John Barth e la sua raccolta di racconti metanarrativi Lost in the Funhouse (1968). La situazione che apre il romanzo è infatti letteraria e antirealistica nella sua essenza: un trentacinquenne newyorkese si trova nel cuore della notte alle porte di un castello, da qualche parte nell'Europa centrale, e porta con sé soltanto uno zaino, un paio di «stivaletti da hipster...

Andrei Kurkov. Diari Ucraini

Diari ucraini di Andrei Kurkov è un libro importante. La sua narrazione, in forma di diario, degli eventi quotidiani che hanno accompagnato la "rivoluzione del Maidan", la caduta del regime di Yanukovich, l'occupazione russa della Crimea e la guerra segreta condotta dalla Russia nel Donbass, aiuta chi non ha assistito da vicino a quegli eventi a comprenderne la natura, e mostra come abbia potuto viverli un cittadino ucraino nato in Russia, russofono da sempre, abitante a Kiev e portato ad osservare senza pregiudizi la vita del proprio paese.   La forma diaristica è efficace per far comprendere l'evoluzione degli avvenimenti, il quotidiano sovrapporsi di eventi minimali che impercettibilmente realizzano cambiamenti storici, incontrollabili e a volte...

Storia della bambina perduta

Tutto ha inizio nel 2011 con la pubblicazione de L’amica geniale, primo volume della saga omonima che si conclude ora con l’uscita de Storia della bambina perduta e con la notizia, diramata dall’Ansa qualche giorno fa, che le oltre millecinquecento pagine de L’amica geniale diverranno una fiction. Sono in tutto quattro i libri che raccontano la storia di Lila e Lenuccia, amiche nemiche dal 1950 ai giorni nostri, senza mai chiarire del tutto di quale delle due sia la genialità cui si riferisce il titolo. L’autrice è Elena Ferrante, la cui vera identità dal 1992, data della pubblicazione in Italia del suo primo libro, è ancora oggetto di congetture.   Nell’estate 2014, in occasione dell’uscita negli Usa di Those...

La disperata leggerezza di Trasciatti tra Delfini e Walser

Il dottor Pistelli. Una vita in ritardo (Garfagnana Editrice) è un romanzo strano ma per niente sperimentale, fatto di racconti autonomi ma affacciati l’uno sull’altro, pieno di guizzi ma scritto in una lingua piana, che aderisce dolcemente alle cose e agli stati di cose. Lo ha scritto Alessandro Trasciatti, francesista ma postino, e prima ancora archivista; quindi, tra 2008 e 2011, pure editore dei «Libratti», collana economica di letteratura illustrata nata dall’esperienza di un blog (in linea con quell’idea, ognuno dei dodici capitoli del «Pistelli» è illustrato dal tratto beffardo di Nazareno Giusti).   Ma, ma e ma: il tanto insistere sulla congiunzione avversativa non è casuale. Questo Pistelli è...

Campioni # 6. Umberto Fiori

Umberto Fiori, Esempi da Id., Poesie 1986-2014 (introduzione di Andrea Afribo, «Oscar» Mondadori, gennaio 2014), p. 25   Esempi   Come in treno nei tratti di gallerie: il fresco, poi di colpo la luce acceca e buio, luce, buio e luce di nuovo, e subito buio luce e via, buio: nemmeno il tempo di guardare, di affezionarsi.   Una volta lontani, di tutto questo cinema alla fine in testa cosa rimane? Una fila di esempi, una serie di facciate di case, rapide e serie.   Stanno lì, queste case, come le spiegazioni che i bambini pretendono e che poi mai che le ascoltino.     *   Un esempio, di nome e di fatto. Spunto migliore, a posteriori, era difficile trovarlo, ed è l’autore stesso a fornircelo, nella...

Storia napoletana di un delirio a sinistra

Durante la direzione nazionale del PD Pier Luigi Bersani ha paventato il rischio di caso Boffo contro chiunque all’interno del partito esprimesse posizioni discordanti da quelle della maggioranza o comunque diversa dalla linea impressa dal segretario. È chiaro che la dialettica interna in un partito è parte essenziale della sua stessa vita, tuttavia quello che oggi è definito generalmente sotto l’etichetta di macchina del fango sembra avere un impatto sulla vita personale e politica principalmente di carattere mediatico: può stroncare una carriera; perché oggi una carriera politica è, al pari di mille altri mestieri, una professione spesso carica di ambizioni, ma povera di passioni.     Tutta un’altra storia con...

La poesia come cura di tutti i mali (o quasi)

Roger McGough ha scritto di recente una poesia come antidoto all’invecchiamento. Ne aveva scritte altre di poesie o di lyrics analgesiche nella sua vita di scrittore e performer. Una delle prime è la parodica e surreale Lily the Pink, eseguita dagli Scaffold, trio musicale cabarettistico composto dallo stesso Roger McGough, Michael McCartney (fratello del forse più noto Paul McCartney, cantante dei Beatles) e John Gorman. Si tratta di un inno a Lily the Pink e alla sua mirabolante invenzione di una pozione miracolosa (a medicinal compound) capace di guarire, a modo suo, tutti i mali più improbabili. Ecco il ritornello:   We'll drink a drink a drink  To Lily the Pink the Pink the Pink  The saviour of the human race  For she invented...

Sesso per una borghesia senza più corpo

New York provincia di Roma. L’immobiità borghese italiana e nello specifico romana dell’ultimo denso libro di Francesco Pacifico, Class (Mondadori, 2014), sembra essere la principale caratteristica di un colonialismo postmoderno tutto vezzi e paroline dolci da viaggiatori d’occidente sempre in poltrona. La poltrona e i divani sono centrali nella narrazione di Pacifico; più dei letti è la divaneria che, dalle case a Manhattan degli amichetti alle cabine business class degli aerei, meglio rappresenta lo sfaldamento esistenziale di una generazione che vorrebbe essere borghese, ma non lo è più nelle pratiche come nei pensieri, una generazione che vorrebbe fare cose e vedere gente, ma gli riesce solo di fare gente e vedere cose.   L...

Una conversazione con Norman Gobetti / I traduttori sono ladri innamorati

Traduttori, scrittori, studiosi e professionisti dell’editoria tutta si sono dati appuntamento a Urbino nell’ultimo weekend di settembre per la XII edizione delle Giornate della traduzione letteraria, a cura di Ilide Carmignani e Stefano Arduini.Il calendario, molto fitto, prevedeva presentazioni, tavole rotonde e seminari su tematiche specifiche del mestiere in tutte le sue declinazioni, dai modi del tradurre alla figura professionale del traduttore e alla sua interazione con i professionisti dei diversi settori editoriali. Tra i primissimi incontri, quasi a marcare fin dalla soglia l’importanza dell’aggettivo ʻletteraria’ non solo come definizione di ambito delle giornate ma anche nei risvolti creativi della traduzione, ha spiccato quello con Michele Mari che ha raccontato la sua...

Oltre ogni folle idea di redenzione

Le persone, soltanto le persone (Minimum Fax, 2014) è una raccolta di nove racconti. Diversi lo stile, i personaggi, la struttura, il ritmo e la focalizzazione, comune l'ambientazione capitolina, una Roma vissuta o evocata come luogo del ritorno, scenografia di bar fatiscenti, parchi vuoti, scomodi appartamenti di periferia, notturni in autostrada e motel con la moquette sporca e l'odore acido della colla della carta da parati. Comune è anche l'universo umano, sempre in qualche modo orfano, mutilo, mancante di qualcosa: il denaro, la lucidità, un arto, un'occasione, l'amore, la parola, il perdono.   E comune è la difficoltà di comunicazione, diffusa nei diversi racconti come una malattia, l'incolmabile distanza tra le...

Sull’atelier. Dialogo tra Yves e John Berger

Emmanuel Che ruolo ha il villaggio di Quincy nella vostra vita e quale influenza esercita su di voi?   John Prima di tutto è importante osservare che non abbiamo lo stesso rapporto con questo luogo. Yves è nato a qualche gomena da qui e ci è sempre vissuto, mentre io ci sono arrivato che avevo cinquant’anni. È una differenza fondamentale, anche se non la so definire con precisione.   Yves Si tratta senza dubbio di una differenza legata all’infanzia. La mia è trascorsa interamente in questo villaggio o, per essere più precisi, in questa piccola vallata. Il mondo mi sembrava immenso, anche se si fermava alla cresta dei monti che mi circondavano. Senza sospettarlo percepivo il legame che unisce il locale al globale. Anche...

Un'epica dell'effimero e del banale / Handke scrittore di saggi

Negli ultimi anni l’attenzione critica per Peter Handke si è concentrata soprattutto sulle sue discutibilissime prese di posizione filo-serbe sul sanguinoso smembramento dell’ex-Jugoslavia e poi sui processi dell'Aia. Molti vecchi titoli importanti in libreria non si trovano e le ristampe sono diminuite, anche se qualcosa sembra muoversi ultimamente. Le traduzioni continuano però a un ritmo abbastanza regolare: il che significa che, a dispetto della corposa diminuzione delle recensioni, un suo pubblico lo scrittore austriaco di origini slovene continua ad averlo. E meno male. Donata Wenders, Peter Handke, Chaville, 2009 L’attenzione è risvegliata anche dai premi (Premio Kafka, 2008; Premio Ibsen, 2014), oltre che dal risorgere delle polemiche, che non sempre però centrano il...

Guadalupe Nettel, Il corpo in cui sono nata

La giovane protagonista de Il corpo in cui sono nata, di Guadalupe Nettel (Einaudi, traduzione di Federica Niola), ha qualcosa in comune con la voce narrante di uno tra i racconti più celebri di Julio Cortázar. È la certezza di non appartenere alla specie umana, quanto piuttosto a una millenaria categoria di bestiole che è sopravvissuta perché ha saputo fare della dissimulazione un’arte. I trilobiti della Nettel bambina condividono con gli axolotl dello scrittore argentino la natura acquatica e il proposito di abolire il tempo attraverso una tenace quietezza che può vincere la sofferenza, nel caso dei primi, e ingannare il tedio di un’esistenza nel meschino spazio di un acquario, nel caso dei secondi.   Tuttavia, a differenza...

Campioni # 5. Elisa Biagini

Elisa Biagini, Impatient of the fewest words (dialogo tra Emily e Paul)  da Ead., Da una crepa («Bianca» Einaudi, aprile 2014), p. 95   In piedi, sulla soglia,   il mio occhio nella tua mano, la tua lingua sul mio orecchio: così ci conosciamo, toccandoci, perché la pupilla è sgranata per lo sforzo, le papille come scartavetrate.   Se l’asse cede, se la voce affonda, c’è qui, nell’aria, la parola-ramo che ci tiene.   Impatient of the fewest words.mp3 *   L’opera di Elisa Biagini, che da ormai un ventennio si è ritagliata un ruolo di primo piano nel panorama della letteratura italiana contemporanea – Da una crepa è la terza raccolta pubblicata per...

Franco La Cecla. Falsomiele, il diavolo, Palermo

Caruso si muove per Palermo senza sapere bene dove andare con l’aria un po’ blasé dei colti trentenni col precariato segnato sulla faccia, condizione assunta necessariamente a stile di vita, capelli spettinati, barattolo del caffè sempre alla fine; conosce bene la sua città, ma non ha mai messo piede a Falsomiele, quartiere dimenticato dalle guide turistiche, a ragione direi, visto che altro non è che una borgata di case popolari che si innesta fra una montagna e un cavalcavia.   Eppure Falsomiele diventa il titolo di questo romanzo; è un nome ossimorico, che seduce ma annuncia delusione, un po’ come le donne siciliane, dice Caruso, tentatrici ma disperatamente inaccessibili. La scelta di questo titolo non ha solo funzione...

Tom Kromer. Un pasto caldo e un buco per la notte

“Dice che questa depressione fa bene alla salute. Dice che la gente mangia troppo (…). Dice che gl’insegnerà i veri valori della vita. (…) Me l’immagino, con un tirapiedi in livrea, (…) in giro in Rolls Royce tutto il santo giorno. Eppure quel bastardo ti scrive tutte quelle fregnacce perché la gente se le legga.”   Un barbone, mangiando una salsiccia ammuffita, parla di un giornalista che si riempie la bocca, oltre che di prelibatezze, di belle parole. Nella rabbia di queste frasi potremmo leggere la critica definitiva a ogni teoria sugli effetti eticamente benefici della crisi che stiamo vivendo, a ogni elogio di una decrescita felice. È una rabbia che ci viene dritta dagli anni della Grande Depressione americana,...

Simona Castiglione. Sottobosco

Sottobosco di Simona Castiglione (Ratio et Revelatio, p. 221) è un romanzo a due voci: due sono le protagoniste, due i loro paesi di provenienza, due le lingue. Uno solo il destino: l’alienazione e forse la salvezza. Vasiliţa viene dalla Moldova. Nel suo paese nalbă, cimbru, ciuboţica-cucului, păpădie sono nomi di piante. Erbe magiche. Suoni magici, fonemi che sembrano giungere da un “linguaggio pregrammaticale” colmo di suggestioni fonosimboliche corpose e istintuali. Crescono abbarbicate a una scarpata o in mezzo a rovi spinosi. Anche i colori e le forme possiedono poteri medicamentosi: rompono il silenzio spettrale del bosco di Vătămăneasa, che i bambini chiamavano “il bosco lupino”. Vasiliţa le raccoglie insieme a Baba Dora, la strega più...