Scritture

Auguri! / Il rapimento di Babbo Natale

Santa Claus vive nella Valle Ridente, dove si trova il grande castello arroccato in cui vengono fabbricati i suoi giocattoli. Gli operai, selezionati da rompicolli, gnomi, elfi e fate, vivono con lui e tutti sono impegnati al massimo da un anno all’altro. Si chiama la Valle Ridente perché tutti qui vivono felici e contenti. Il ruscello ridacchia tra sé mentre salta rimbalzando sulle verdi rive, il vento fischia allegramente tra gli alberi, i raggi di sole danzano leggeri nell’erba morbida e le violette, come i fiori di campo, guardano sorridenti dalle loro verdi dimore. Per ridere bisogna essere contenti e nella Valle Ridente di Santa Claus la felicità regna suprema. Da una parte c’è la possente fortezza di Burzee. Dall’altra sta la grande montagna che contiene le caverne dei demoni e tra...

Stile e realtà / Murakami. L’assassinio del Commendatore

«Dire che è un lavoro solitario parrà banale, ma è proprio così: scrivere un romanzo, soprattutto un romanzo lungo, è qualcosa che si fa in solitudine. A volte ho l’impressione di stare seduto in fondo a un pozzo». È con queste parole che Murakami Haruki, nel settimo capitolo del Mestiere dello scrittore (2015), rappresenta la condizione del narratore immerso nella solitudine e nella profondità del comporre. La stessa solitudine riguarda i personaggi dei suoi romanzi più famosi, da Norwegian Wood a Kafka sulla spiaggia e 1Q84, che danno l’impressione di vivere in una bolla che galleggia nel tempo e nello spazio, persa in una dimensione incerta tra fantasia e realtà, presente e distopia. Le riflessioni di Murakami sulla scrittura fanno perciò sospettare che le sue storie siano spesso anche...

Riedite da Adelphi / Le Lezioni di letteratura di Vladimir Nabokov

“La letteratura non ha alcuna valenza pratica, salvo nel caso specialissimo di uno che voglia diventare, per quanto incredibile sembri, professore di letteratura”, scrive a pag. 197 di Lezioni di letteratura (recentemente riedito da Adelphi dopo la prima edizione Garzanti del 1992), Vladimir Nabokov che, forse sorprendendo se stesso, professore per amore o per necessità a un certo punto della sua vita lo è davvero diventato. E di certo, a dispetto del suo innegabile snobismo, non un professore qualunque, ma un ottimo insegnante, come stanno a dimostrare gli appunti che sono poi stati riuniti per comporre queste postume Lezioni (nonché quelle sulla letteratura russa, Garzanti, 1987 e quelle sul Don Chisciotte, Garzanti, 1989). E come testimonia anche, a dispetto del disprezzo per i critici...

Mostre / Lettera da Londra e Praga

“E oggi abbiamo uno speciale ribasso del 20% per i profumi: potrete comprare Hugo Boss, Paco Rabanne, Caroline Herrera”. “I nostri gratta e vinci sono destinati a finanziare imprese di beneficienza, prendete, uno, dieci, venti”. La tirannide low-cost trasforma ogni viaggio in una televendita che si svolge a un centimetro dal naso del viaggiatore, che ha un bel trincerarsi dietro libri, cartine, guide turistiche, giochi, playstation. Alla fine, comunque, qualcosa di quella infernale sarabanda commerciale arriva, e rimane nella mente come il ritornello più cheesy della stagione. Londra, in piena brexit, è presa d’assedio dalle forze di sicurezza, mentre si replica ogni giorno l’ispezione a qualche fatiscente casamento nelle periferie, come Hackney, a forte presenza musulmana. I musei sono...

21 dicembre 1934 / Conversazione con Giulia Niccolai

“Trasformare questa mia difficile vita in fiaba” è il titolo dato alla mia tesi, tratto da un passo di Esoterico biliardo in cui si chiede, a proposito delle visioni avute in meditazione: «forse il dono di leggere e trasformare questa mia difficile vita in fiaba?».  Sì, ne parlo anche in Foto & Frisbee, a p. 78, cito Kazantzakis  – il suo libro più noto è Zorba il greco – ma in El Greco e lo sguardo cretese, scrive: «Esiste qualcosa di più vero della verità? Sì, la favola; è la favola che dà un senso immortale all’effimera verità». Le trame delle favole raccontano sempre una serie di passaggi e di avvenimenti per i quali raggiungere la verità diviene una conquista. Si arriva alla verità dopo una lunga serie di vicissitudini che hanno o sembrano avere lo scopo di...

Parola-fiamma / Antonella Anedda. Historiae

Antonella Anedda, una delle poetesse più rappresentative e profonde degli ultimi anni sin dal suo esordio avvenuto nel 1992 con Residenze Invernali (Crocetti), conferma con l’ultimo libro dal titolo Historiae (Einaudi, 2018) quella rara capacità di dare alla parola un’accensione che illumina non solo lo spazio circostante ma anche le profondità del tempo; lì opera la sua scrittura, che da sempre cerca di riportare alla luce i segni e le relazioni in esso svaniti. “Non esistono nomi, autrici, autori,/volano soltanto le parole, si mischiano/alla pelle che cade sui divani, quella/che ogni giorno perdiamo…/…/Questo resta, la polvere e i suoi atomi sparsi,/cateti e ipotenusa per il teorema che chiamiamo poesia/”. Historiae, titolo latino della raccolta con desinenza al plurale, ci dice già...

Becoming. La mia storia / La doppia e tripla coscienza di Michelle Obama

Perché dovremmo occuparci delle memorie di Michelle Obama, Becoming. La mia storia (ed. or. New York, Penguin Random House; tr. it. di Chicca Galli, Milano, Garzanti, 2018)? Già, perché dovremmo occuparci di un testo supercommerciale, di un successo editoriale programmato per l'uscita contemporanea in trenta lingue (30!) il 16 novembre, quali le memorie della First Lady degli Stati Uniti (FLOTUS in gergo) nel periodo 2008-2016, e forse, chissà, ancora First Lady in un futuro non lontano? Proprio per questo. Perché siamo di fronte a un libro pianificato per influenzare l'opinione pubblica, dal momento che sarà acquistato in milioni di esemplari sul pianeta, anche se molto meno letto. Tanti lo regaleranno a Natale, anzi tante, si dice, perché sarebbe un libro per donne, scritto da una donna...

Dipendenze / Piccola città, una storia comune di eroina

Secondo il dizionario etimologico il verbo consumare deriva da cum, nel senso di “interamente”, e sumere, “prendere”, “togliere”; e quindi: “ridurre a nulla, togliendo poco per volta”. Una storia del consumo di eroina in questo paese andrebbe a comporre la storia stessa del paese. Soprattutto se parliamo dell’Italia degli ultimi tre decenni del Novecento, quando il consumo di eroina toccò il suo vertice, anche in termini di vittime. Una storia di riduzione, poco per volta, a nulla.  Eppure limitare il fenomeno al secolo scorso è sbagliato. Nella sua relazione annuale al parlamento sui traffici e sui consumi di droga in Italia, la direzione centrale del servizio antidroga della polizia di stato ha decretato il 2017 come l’anno del grande ritorno dell’eroina, con un 30 per cento in più...

Tra Ungaretti e Olmi / Alberi e prati della Grande Guerra

Il 4 novembre 1918, l'armistizio di Villa Giusti, siglato il giorno prima da Italia e Austria-Ungheria, poneva fine alle ostilità fra i due Paesi. Una settimana dopo, la Prima Guerra Mondiale era finita. Evento cardine della modernità novecentesca, la Grande guerra gettava le basi per un equilibrio fragile, destinato a sfociare in un altro e ancora più sanguinoso conflitto. A un secolo esatto di distanza, che cosa rimane di quella terribile esperienza? Siamo stati davvero capaci di elaborare il trauma, o stiamo nuovamente cadendo preda di pulsioni revansciste, militariste e xenofobe? Con l'aiuto di storici, scrittori e studiosi, attraverso una serie di interventi cerchiamo di ricostruire l'impatto del primo conflitto mondiale sulla coscienza collettiva. Un modo per ripensare la memoria...

Claudio Piersanti, “La forza di gravità” / La ghigliottina e l’arte della fuga

Claudio Piersanti si autodefinisce «un vecchio orso solitario», ma a conoscerlo e parlarci insieme non si può evitare di esserne affascinati. È un narratore di razza, sia che racconti dei gruppi anarchici che frequentava in gioventù, sia che riveli le misteriose alchimie che legano ricercatori e topi di laboratorio. Sornione, con una parola in più o in meno può farti ridere a crepapelle, oppure lasciarti sconcertato e inorridito: il più delle volte, tutt’e tre le cose insieme. Sembra che possieda un repertorio inesauribile di storie, aneddoti, personaggi. Tantissimi, per un orso solitario. «È il vantaggio di aver sessantaquattro anni invece di trenta: se hai vissuto più a lungo, hai più cose da raccontare».   Anche per questo è stata una piacevole sorpresa, per me, ritrovare quel...

Il 14 e il 15 dicembre a Correggio / Leggere Tondelli, oggi

Il 14 e il 15 dicembre si terrà a Correggio, sua città natale, un convegno sull'opera e sulla figura di Pier Vittorio Tondelli. Interverranno docenti universitari e critici letterari che hanno seguito sin dall'inizio il suo lavoro.    Ho scritto diverse volte dell'opera di Tondelli e con il passare degli anni confermo tutte le mie impressioni di lettura. Tondelli è stato un grande scrittore, forse il migliore della nostra generazione, certamente il più curioso e anche il più battagliero. Eravamo veramente quattro gatti, e non voglio ripercorrere qui le nostre vicissitudini. Da Del Giudice a Tondelli ognuno ha portato avanti liberamente il suo lavoro. Nessuno si è trasformato in maestro, nessuno ha chiesto agli altri di associarsi a una tendenza particolare e ognuno andrà...

Vegliare il tempo / Lune artificiali e gli insegnamenti della notte

Da bambini si ha terrore del buio; tra tutte le paure forse la più comune, certo la più istintiva e primordiale. Oggi è una paura più difficile da provare, tanto meno da vivere, confusa dentro una modernità che ci appare spesso sfavillante.   C’è peraltro qualcosa di innaturale nella moderna abitudine alla luce artificiale: occorre un evento imprevedibile come un’interruzione della rete elettrica per comprendere appieno questa assuefazione. Di colpo ci ritroviamo catapultati in una condizione dimenticata, da milioni di anni dalla nostra specie, da qualche anno o da qualche decina nella nostra vita personale. Del resto, aver bucato l’oscurità è stata una delle rivoluzioni, forse la più importante, nella nostra evoluzione culturale, l’addomesticamento del fuoco nel mito di Prometeo è...

Mutazione antropologica / La complessità del pollo

La complessità, vissuta da molti come farraginosità, intrico incomprensibile, pastoia infinita, illiberale e insopportabile camicia di forza, se non maligna vessazione, altro non è che la nostra barriera protettiva contro i semplificatori. Contro coloro che del “buttiamo per aria tutto” fanno la soluzione unica onnicomprensiva. Come se il risultato di secoli di rivolte e battaglie di emancipazione, di conquiste di diritti (lavoratori, donne, minori) si possano semplicemente annullare. Risposte semplificate ai problemi complessi, si sa, non si danno. Io posso andare in galera per aver truffato delle persone o per avere ucciso, ma tra me e la galera c’è tutta la complessità del sistema giudiziario che difende il mio diritto a essere considerato innocente fino a prova contraria. ...

Naufraghi, viaggiatori e marinai / Il Mare specchio

“Il più bello dei mari / è quello che non navigammo”, recitano i versi di Nazim Hikmet. L’anima marina getta fuori bordo passato e presente, leva le ancore per essere quel che non è ancora: il mare affascina perché in esso tutto è promessa. Allontanarsi da terra è rinascere, dichiararsi disponibile, farsi trascinare dalle correnti, a caso, cercando fortuna. Al largo non c’è il vuoto, ma un pieno di meraviglie, forse un deserto ma ricco di miraggi: speranza dell’altra riva o di un’isola fortunata come Utopia, sogno radicale di un assoluto altrove, antitesi dell’umanità e dei suoi meschini affari, ha scritto un poetico cantore del mare come Jules Michelet. È dall’età romantica, ricorda W. H. Auden, che l’Occidente conosce la fascinazione del viaggio per mare, il desiderio di solcare l’...

La straziante resurrezione di Victor Frankestein / Il pensiero tragico di Thomas Ligotti

Di Thomas Ligotti si sa poco, quasi niente: qualche piccola, sfocata fotografia in bianco e nero su Internet; qualche rara intervista e qualche ancor più raro aneddoto; un (probabile) autoritratto scorciato nel faceto raccontino L’interminabile soggiorno degli amici di casa Usher: «È malatissimo. I suoi sensi e il suo sistema nervoso patologicamente sensibili sopportano soltanto i rumori più lievi, la luce più bassa e una routine di generica immobilità». Il suo nome è lampeggiato nelle cronache pop – certo non per sua responsabilità – per via dell’accusa di plagio che i suoi devoti ammiratori hanno lanciato contro Nic Pizzolatto, autore della serie cult True Detective. Mike Davis ha infatti sostenuto, fonti alla mano, che Pizzolatto avesse plagiato interi brani di La cospirazione contro...

Giovanni Chiaramonte / Parole e immagini per Salvare l’ora

Per anni, da Giovanni Chiaramonte mi sono arrivate molte splendide immagini, nelle quali mi sono di volta in volta immerso e direi sprofondato, per cercare le parole che in loro fermentavano, e produrre quelle che chiamo descritture. Di recente, invece di una nuova serie di fotografie, ho cominciato a ricevere da lui un’affascinante sfilata di brevissime, fulminee poesie. La cosa mi ha sorpreso, ma non più di tanto: sapevo bene, per esperienza diretta, che la visione di Giovanni è segretamente, direi pudicamente animata di parole.    Con la loro misura metrica, le poesie di Salvare l’ora rinviano alla forma giapponese dell’haiku (già ripresa in Italia tra Ottocento e Novecento da diversi poeti; un nome per tutti: Andrea Zanzotto). Negli haiku giapponesi, però, a dominare sono in...

Ritorno al futuro / "L'uomo senza qualità" e la nostra confusione

In una breve nota di commento alla pubblicazione del primo volume de L'uomo senza qualità di Robert Musil del 1932 (trad. it. Einaudi, 2014), Thomas Mann si richiamava ad un principio di "ordine, senso e poesia" quale prodotto di una "necessità vitale", nel contesto di "un'epoca di desolato disordine e assenza di senso"; in quest'ottica egli scriveva: "L'uomo senza qualità è un libro attuale nel senso più profondo del termine” (Robert Musil, "L'uomo senza qualità" in Nobiltà dello spirito e altri saggi, Mondadori, 1997).   Tale anelito verso una "necessità vitale" in merito alla ricerca del senso di un'epoca tradisce lo spirito goethiano che animava il Mann degli anni '30, e basterebbe forse da solo per indurre ad adottare il monumentale romanzo-saggio di Musil quale viatico cui...

Pompei, Ercolano e il genocidio / Lettera aperta a Alberto Angela

Caro Alberto Angela, le riferisco uno strano fenomeno mentale suscitato da due delle sue ammirevoli trasmissioni: quella sulla fine di Pompei ed Ercolano, e l’altra sul genocidio degli ebrei e la razzia nel Ghetto di Roma. Succede che il ricordo dei due eventi si sovrappone nella mia mente, tanto che ormai delle due trasmissioni ne faccio una sola. La notte di Pompei non è la notte dell’Europa, ma, pensi lei!, sento il canto con i gorgheggi tremendi della Regina della Notte di Wolfgang Amadeus Mozart anche nei vicoli bui del Ghetto di Roma prima dell’alba del 16 ottobre 1943.   I segni premonitori dell’eruzione che sterminò la città felice si accostano a quelli della strage che distrusse la civiltà di noi europei: l’Affair Dreyfus, il pogrom di Kishinev, due milioni di ebrei russi...

Carnet geoanarchico | 7 / Il libro di un'isola

Nella storia dei Geoanarchici che sto scrivendo, ho dedicato diverse pagine all’americano James Kilgo. Kilgo non era un geografo, non era un anarchico, era decisamente credente e abbastanza conservatore e, in ogni parte di sé, si sentiva radicato nella vecchia cultura del Sud. I suoi riferimenti letterari, per intenderci, erano Wendell Berry e Faulkner, ma la sua scrittura è decisamente agli antipodi, semplice, senza increspature di stile, più vicina all’oralità dello storyteller di provincia che alle prove sofisticate del romanziere urbano. Eppure adorava Don DeLillo e Cormac McCarthy, era in corrispondenza con Jim Harrison e Derek Walcott, e in Georgia, dove ha vissuto e insegnato letteratura americana, è considerato uno dei più importanti scrittori dello stato, integrato nella Hall of...

Raccontare l'Italia / Tre paesi

Carlantino   Se si potesse fare una classifica del non turismo, sicuramente Carlantino starebbe ai primi posti in Italia. Il paese non ha quelle che comunemente vengono definite attrazioni. Siamo in un punto in cui la Puglia è finita, rimane solo come appartenenza burocratica. La regione vicina è il Molise, ma il Molise è una regione labile, a bassa densità demografica ed emotiva. È come se nell’aria molisana fosse stato nebulizzato un sedativo. Carlantino è un paese che merita una visita proprio perché non c’è niente. Se avete del tempo da perdere, andate a perderlo a Carlantino. Oggi è urgentissimo tornare a perdere tempo, dissanguarsi nel tempo perso piuttosto che nel tempo tutto occupato. Carlantino va visto prima che diventi un posto di moda, prima che qualcuno si accorga che...

La poesia che (non) insegna / La prima guerra mondiale di Andrea Cortellessa

A vent’anni dalla sua prima uscita, Bompiani ripubblica il libro di Andrea Cortellessa, Le notti chiare erano tutte un’alba. Antologia dei poeti italiani nella prima guerra mondiale (nel 1998 era stato edito da Bruno Mondadori con una prefazione di Mario Isnenghi). Si tratta di un’edizione notevolmente ampliata e aggiornata, e non solo per ragioni di canone (autori e testi aggiunti) o bibliografiche. Cortellessa si impegna a fare il punto su una serie di questioni storiografiche che vanno ben al di là di un orizzonte letterario, e comportano una rilettura complessiva delle ricerche sulla prima guerra mondiale. Il particolare – la poesia – riesce a fare luce su una totalità di fenomeni extraletterari.   Ma andiamo con ordine. Non c’è dubbio che un intento del genere caratterizzava...

Centenari / Geno Pampaloni. Vivere senza dimenticare la morte

Non meno di narrativa, poesia e teatro, nel Novecento la critica è cresciuta sotto il segno della nevrosi e dell’estremismo. Come il resto della letteratura, ci ha ripetuto in mille modi che l’umanesimo, se non vuole apparire un frutto vizzo del passato, può dichiararsi ormai soltanto attraverso vertigini dialettiche o psicologiche, teologie negative, cinici gesti avanguardisti o militanti. Persino Giacomo Debenedetti, volendo difendere il personaggio-uomo, ha dovuto inventarsi sottilissime arringhe da crociano eretico. Perciò quando un critico-saggista ci regala un “discorso naturale”, che non si costringe all’acrobazia ma neppure sa di polvere, proviamo una speciale gratitudine e un certo sollievo. Capita, ad esempio, leggendo un compagno di Debenedetti come Sergio Solmi; e capita anche...