Scritture

QualityLand / La vita quotidiana nel Capitalismo della Sorveglianza

Come vivremo nel “capitalismo della sorveglianza” descritto e analizzato da Shoshana Zuboff? Ha provato a raccontarlo Marc-Uwe Kling, cabarettista berlinese che ha studiato teatro e filosofia, in QualityLand (trad. di Elena Papaleo, Feltrinelli, 2020). Il romanzo distopico è ambientato in un futuro non troppo lontano, in un mondo dove tutto è calcolato e ridotto a numero, dunque governabile grazie agli algoritmi.  Protagonista è Peter Disoccupato (i personaggi prendono il cognome da uno dei genitori), che di mestiere fa lo sfasciacarrozze: o meglio, distrugge elettrodomestici e robot guasti od obsoleti. A QualityLand – nel romanzo e nella città distopica – i cittadini hanno un punteggio: come sta iniziando ad accadere esplicitamente in Cina e (a nostra insaputa) anche in tutto il...

La biblioteca di Atlantide / Oltre il senso del luogo, di Joshua Meyrowitz

C’è un intero continente di saggi scomparsi che gli editori italiani non ristampano più. Eppure in mezzo a loro ci sono delle vere perle, libri che possono aiutarci a capire il mondo intorno a noi, anche se sono stati pubblicati quaranta o cinquanta anni fa; con questa serie di articoli proviamo a rileggere questi libri, a raccontarli e indicare l’aspetto paradigmatico che contengono per il nostro presente.   Dobbiamo a Marshall McLuhan l’idea che i media siano in grado di costituire dei veri e propri ambienti immateriali in tutto e per tutto simili a quelli fisici. Nel corso degli ultimi decenni, tale idea si è progressivamente diffusa e ha dato vita a un importante filone di analisi relativo al ruolo sociale esercitato dai media. Tra gli autori che si collocano in questo filone di...

Non uno è simile all'altro / Il pino cinese

Dicembre a Pechino: prima dell’epidemia. I giardini imperiali non sono al loro meglio. Niente peonie né winsterie fiorite. Ma osservo i pini tabulari (Pinus tabulaeformis Carr.) vecchi di secoli piegati a simbologie recondite, e le rocce porose collocate a imitazione dei paesaggi naturali o issate su piedistalli come sculture da ammirare. Non mi appassionano. Certo, bisognerebbe tornare in primavera o in autunno per poterne avere un’idea compiuta. Ma, tra i padiglioni, mi sorprende il biancheggiare d’un tronco. Toh! – mi dico – come sono calcinati i platani in Cina. Sollevo il muso e, no, non è un platano. Ma un pino slanciato dai lunghi aghi sottili. Bellissimo. So già che sarà la mia cartolina di Pechino, l’immagine che mi porterò a casa, con quella degli spazzini che, devotamente,...

Conversazione con l'autore di Hugo Cabret / Brian Selznick, La Quercia

Brian Selznick è un ragazzo di cinquant’anni, dal sorriso franco e l’innata eleganza newyorkese. È a Roma per presentare il suo ultimo libro Live Oak, with Moss (in italiano La Quercia, edizioni Tunué, traduzione di Diego Bertelli). Un’opera che potrebbe stupire da parte di un disegnatore-scrittore noto per essere tra i più importanti autori contemporanei per bambini. Un libro adulto, nelle forme e nei temi, impastato di eros e desiderio. Un inno lirico e bruciante all’amore gay e all’attrazione tra uomini, che trae linfa da un pugno di poesie inedite di Walt Whitman.  Alle soglie dei quarant’anni Whitman mise insieme undici fogli di carta, piegandoli a metà e cucendoli lungo il bordo per tenerli insieme e ottenere la forma di un taccuino di ventidue pagine. Quel piccolo taccuino gli...

In vista del confine / Il sale della terra

Le prime righe di Il sale della terra di Jeanine Cummins, il romanzo negli Stati Uniti al centro di un esplosivo caso letterario, sembrano uscite da una pagina di cronaca. “Una delle prime pallottole entra dalla finestra aperta sopra la testa di Luca, che è in piedi davanti al water. All’inizio non capisce che è una pallottola ed è solo una questione di fortuna se non gli finisce dritta in mezzo agli occhi”.  A mettere in salvo il bambino è la madre Lydia, che lo spinge nella doccia e lo copre con il suo corpo. Intanto in cortile l’intera famiglia, sedici persone riunite per festeggiare la quinceañera della cugina Yénifer, cade sotto le raffiche impazzite dei narcos.  Prende il via da qui la disperata fuga di madre e figlio, unici due sopravvissuti, dal sud del Messico agli...

Tra scrittura e immagine / Massin, uomo di Lettera

Quando siamo bambini, sono esseri con pance e gambe. Poi diventano la A di amaca, la E di elefante, la C di casa. L’iniziale del nostro nome, prima incerta, poi disegnata grande e spessa. Poi smettiamo di vederle, le lettere. Le usiamo e loro si fanno usare da noi, come nella nostra firma che è sempre in continua evoluzione, ma non le vediamo più veramente. Diventano trasparenti ai nostri occhi: leggendo un libro non vediamo più una selva di aste danzanti, ma ci guardiamo attraverso per andarci a prendere quello che c’è scritto, dietro quel nero d’inchiostro. Eppure la Lettera (sì, Lettera con la maiuscola) è anche immagine: si ramifica in alfabeti figurati, si snoda lungo calligrammi e poemi visivi, si gonfia e si restringe, esibisce la grana di cui è fatta, e parla forte come nei...

Luoghi / Pierre Jourde: ritrovare il perduto

Paese perduto di Pierre Jourde narra la storia di due fratelli, originari di un villaggio montano dell’Alvernia, che ereditano un malridotto cascinale e quindi tornano da Parigi al paese, dove rivedranno le persone, e rievocheranno gli scomparsi, che hanno conosciuto durante l’infanzia e la prima giovinezza. Al loro arrivo scoprono che è appena morta una ragazza di vent’anni, figlia di amici di famiglia: il giorno del funerale le poche decine di abitanti del villaggio vengono passati in rassegna con occhio antico e nuovo, alla luce della morte, filtro attraverso cui tutto viene pensato o ripensato, visto o intravisto. Vita e morte, sono qui a strettissimo contatto: l’una è l’ombra dell’altra, l’una lascia trasparire l’altra. Il paese non è che un monumento desolato al provvisorio. L’uomo...

Chi è Dante? / Dantomania

Dante appartiene a tutti, specie in Italia. Cioè appartiene a quella patria che egli stesso, in qualche modo, rese possibile con la sua opera e il suo destino personale. Quest’idea di Dante fondatore è in verità un costrutto piuttosto recente. Fu l’Italia risorgimentale che, attraverso un’operazione di “nation building” culturale costituì, pezzo per pezzo, l’immagine del sommo poeta. Durante la seconda metà dell’Ottocento e per tutto il Novecento, Dante fu “valorizzato” e “amplificato” in ogni modo: alle statue onnipresenti, sempre più imponenti, si aggiunsero le grandi mostre, le pubblicazioni pregiate, gli album fotografici, i filmati, e così via. Tutto doveva, secondo la ricostruzione molto accurata di Dantomania, il libro appena pubblicato dallo storico francese Thomas Renard (...

Fantastico inquieto / Ade Zeno, L’incanto del pesce luna

Detto un po’ all’ingrosso, il problema delle opere letterarie riconducibili alla categoria del fantastico sta in una domanda: quanto fantastico c’è qui dentro? Ce n’è quanto occorre, o ce n’è troppo? O magari troppo poco? Ovviamente non esiste un valore buono per ogni caso. A seconda del progetto d’insieme, la componente fantastica deve trovare la misura appropriata, il grado di incidenza che meglio valorizzi quella particolare invenzione. Gli eccessi producono facilmente effetti di stravaganza e gratuità, tanto più che la concorrenza dei media visuali complica alquanto la possibilità di competere sul terreno della pura inventiva. Insomma, il fantastico, comunque lo si voglia definire, è più che mai questione di equilibrio fra le componenti. Sbagliare le dosi può far sì che una bella idea...

Un’autobiografia mancata / Lawrence Ferlinghetti, Little Boy

No, no, no, Lawrence, questo non ce lo dovevi fare. Hai compiuto cent'anni, ti è toccata l’incredibile fortuna, alla tua età, di avere ancora la testa lucida e la mano che corre sulla tastiera, che cosa ti impediva di scrivere semplicemente la storia della tua vita, solo i fatti, bastavano quelli e l’avremmo letta più che volentieri? Perché non ci hai raccontato davvero la tua giovinezza strana, di orfano italiano sballottato tra famiglie francesi e americane, dei tuoi anni a Parigi da studente alla Sorbona, del tuo ritorno in America, della fondazione di City Lights su quell’angolo di Columbus Avenue a San Francisco, di tutti i tuoi incredibili incontri? È vero, sei il Ringo Starr della Beat Poetry, quello che da solo magari non era niente di speciale, ma al momento giusto stava nel...

Delirio produttivo / Il giorno dopo il giorno della memoria

Quando il 27 gennaio 1945 l'Armata Rossa varca la soglia di Auschwitz e passa sotto la scritta di ferro che sormonta l'ingresso, il mondo scopre quella frase: Arbeit Macht Frei, il lavoro rende liberi. Si tende spesso a leggerla come un tragico inganno a danno dei deportati o come un simbolo di falsificazione propagandistica. La realtà è peggiore. Finché quei prigionieri non moriranno – assassinati, oppure di stenti e fatica – il loro destino è fare da manodopera a basso costo per l'industria tedesca. Come lavoratori schiavi, insomma. Perché molte aziende e molti marchi dell'epoca vedono nella loro prigionia niente più che un'opportunità vantaggiosa per produrre a basso costo.   Il progetto coinvolge tutti i campi di concentramento. Come ricostruisce il Dizionario della Resistenza,...

Salmon Calling / Clash, dopo lo storytelling

Tre figure in velocità. Velocità, ma non solo velocità. Accelerazione, sincronia, sospensione, differimento, immediatezza, instabilità, collisione... È difficile che un discorso sulla comunicazione politica contemporanea non implichi riferimenti a quell'orizzonte che dopo Paul Virilio possiamo chiamare "dromologico". L'Ère du Clash di Christian Salmon individua almeno tre figure perfettamente dromologiche, prima di giungere a quella che dà titolo al libro (la traduzione italiana di Luca Falaschi per Laterza però si intitola Fake. Come la politica mondiale ha divorato sé stessa). La prima figura è l'accelerazione, quindi l'incremento della velocità di spostamento. Se la velocità è il valore che considera spostamenti e intervalli di tempo in funzione reciproca, nell'accelerazione è la...

Perduto incanto / La versione del fotografo: Salvatore Piermarini

Il perduto incanto Gli occhi luminosi dei bambini sardi, le luci notturne infinite di una immensa New York, i tanti lavoratori, i passanti ritratti in giro per il mondo, oppure gli artisti, gli intellettuali, le città, i paesi: a scorrere è la “vita” nella fotografia e nella prosa di Salvatore Piermarini.  Nel Perduto incanto. Indagini sulla fotografia (Rubbettino, 2019), l’autore rivela che fotografare è stata la strada per ricercare un unico e continuo dialogo col mondo e l’umano. Dunque, grazie alla macchina fotografica, il cosmopolita Piermarini, attraverso lo sguardo, e poi la liturgia dell’analogico, è riuscito ad abitare ogni luogo in cui è approdato, a orientarsi fin da subito, ovunque.    Aquila, 2010. Il perduto incanto è la traccia profonda di questo passaggio...

Don Alessandro nel cuore di Milano / La Casa del Manzoni

Ogni casa è un corpo e, come tutti i corpi, può abitare diversi stati: può essere gioiosa, viva, morta, imbalsamata, dolente, aperta, inafferrabile, priva di qualcosa, rispetto a cui pure vive… Inoltre, come i corpi, anche le case non mancano dei loro sintomi. A volte si nascondono, sono sintomi incistati e richiedono lunghi periodi per darsi nella loro leggibilità. Spesso precludono l’accesso alla dimensione più segreta e intima di una casa. Altre volte questa dimensione ci si rivela sin da subito: basta un dettaglio e tutto inizia a parlarci. Là si offre al visitatore una storia, gli si offre la casa nella sua presenza singolare e unica. Altre volte il sintomo rivelatore si fa attendere e si lascia osservare solo tempo dopo, in seguito alla visita, magari in forma di un’immagine che nel...

Beamter / Kafka Merano: 1920-2020

Vivo a Merano e, conoscendo bene la città, avevo sempre pensato che Kafka fosse arrivato qui il primo aprile 1920. Sarebbe stato il giorno giusto, un bel pesce d’aprile. Ma non è così. Kafka giunse in città il 3 di quel mese. Perché proprio Merano? Perché era un luogo di cura (Kurort). E Franz, lo sanno tutti, era malato di tisi. Il primo sbocco di sangue lo ebbe la notte tra il dodici e il tredici agosto del 1917 in una delle stanze del Palais Schönborn dove all’epoca alloggiava, a Praga.  Inizialmente non voleva affatto venire a Merano. La meta che aveva prescelto era un’altra: il sanatorio Kainzenbad presso Partenkirchen nelle Alpi bavaresi, come scrive più volte sia alla sua giovanissima amica Minze Eisner, sia al suo editore Kurt Wolff.  È noto che Kafka aveva molte doti ma...

Esistenze / Silvia Bottani. Il giorno mangia la notte

Il giorno mangia la notte, esordio narrativo di Silvia Bottani (SEM 2020), è un incrocio di esistenze alla deriva, che galleggiano dentro un’estate milanese calda e scura, lungo traiettorie dettate dall’attrazione, dalla paura e dal caso. Naima, personaggio fulcro del romanzo, fa l’insegnante di sostegno e sfoga dubbi e frustrazioni su un sacco da kickboxing in una palestra a Corvetto, è una ragazza italiana di seconda generazione, che a stento riconosce la memoria delle sue radici nordafricane in una particolare sfumatura della pelle, nell’accento diverso di un nome, o nello sguardo che gli altri le posano addosso.   Stefano è un giovane promettente avvocato, svolge la pratica nello studio di famiglia del suo migliore amico e si allena nella palestra di Naima. Stefano è un neo-...

Impresa impossibile / Sciascia e il canone delle Opere

Preconizzando nel 1991 che, «prima o poi, agli esperti di cose sciasciane sembrerà di poter procedere a un censimento di tutti i testi dello scrittore siciliano e tenteranno di ordinarli e stamparli», Claude Ambroise, curatore delle Opere Bompiani, si rifaceva al naturale destino riservato dalla «fortuna critica postuma» a quegli «scrittori che riteniamo importanti». Tale fortuna è spettata certamente a Leonardo Sciascia, la cui produzione è da tempo in via di riproposizione da Adelphi in un ricco catalogo che per ultimo vanta, dopo il primo sulla narrativa, il secondo dei due tomi saggistici (pp. 1484, euro 75) delle Opere. Curatore è Paolo Squillacioti, reduce dalle miscellanee Il fuoco nel mare, Fine del carabiniere a cavallo e Il metodo Maigret, artefice nel complesso di un’operazione...

Crescere / Pippi ci infondeva coraggio

Alcuni anni fa, a Merano, in una libreria di lingua tedesca sfogliai un libro interamente dedicato ad Astrid Lindgren. Un volume costoso, di grandi dimensioni, di centinaia di pagine, corredato da bellissime foto documentarie. Sfogliandolo, saltava fuori (anche) l’immagine di una signora anziana, male in arnese, vestita come capita, con un volto inquietante, due occhi un po’ folli, tutte le rughe in bella vista: una vecchiaia dichiarata, uno sguardo e un tipo di aspetto che in Italia non è molto frequentato in libri, riviste, film, in cui la rappresentazione del femminile continua a essere soggetta a stereotipi evidenti: addomesticata, rassicurante, familiare, definita da una chiara preoccupazione di accettabilità e piacevolezza che esclude elementi di disturbo, di realtà dissonanti....

Giorgio Agamben. Studiolo

Il sotteso o il sottofondo delle immagini. È del tutto evidente che un’immagine consiste in ciò che essa stessa espone visibile e che, pertanto, la sua natura – il suo essere – coincida con il suo apparire, ovvero che è la sua fenomenologia a costituirne l’ontologia. Nella storia della conoscenza umana l’immagine ha sempre costituito il principio, il mezzo e il fine della visione. Sotto un’altra prospettiva può anche essere concepita come un’offerta di operosità all’incessante ramingare dello sguardo. Tuttavia anche l’immagine, in particolare quella dipinta, poggia su di un supporto che, per quanto minimo, presenta una profondità e oppone al lato offerto allo sguardo un altro lato oscuro, corrispondente a una sorta di sottofondo generalmente trascurato.    Ognuno di noi è legato...

Maternità / Brenda Navarro, Case vuote

“Non ho mai voluto essere madre, essere madre è il peggior capriccio che possa venire in mente a una donna.” Brenda Navarro è nata nel 1982 in Messico, dove si è laureata in Sociologia ed Economia femminista, ha poi conseguito un master a Barcellona sugli Studi di genere e nel 2016 ha fondato un gruppo di donne che promuove la scrittura femminile dal nome #EnjambreLiterario. Si occupa perciò da sempre di donne, femminismo, della difesa di certi inalienabili diritti, soprattutto del racconto di questi. Nessuna storia esiste finché non viene raccontata. Navarro, mi pare di capire, pensa che la donna debba raccontare, debba essere raccontata come raramente è stato fatto, debba poter dire l’indicibile. E certe volte l’indicibile è la meraviglia, altre è il dolore profondo. I personaggi che...

Creature / Mariangela Gualtieri, Quando non morivo

La poesia di Mariangela Gualtieri, a partire dalle sue prime raccolte degli anni Novanta, è sempre bella, potente e coinvolgente, ma il suo recente libro, Quando non morivo, Einaudi 2019, riserva ai lettori qualche ulteriore sorpresa. I temi di questa raccolta sono, per gran parte, quelli che appartengono alla sperimentata tavolozza della Gualtieri.  In primo luogo l’apertura al mondo nei suoi molteplici aspetti, umani e naturali, spesso stupìta, talvolta perplessa, più spesso fiduciosa:   C’è nel mattino – sarà / per quella luce – una sottile ebbrezza / sarà per la bellezza / degli inizi – quella promessa / che sempre si nasconde / quando s’avvia un nuovo / qualche cosa. / Sarà il bello / di cominciare (p. 55)   Una situazione tipica è costituita da un io che ascolta,...

La biblioteca di Atlantide / La sposa meccanica di Marshall McLuhan

Marshall McLuhan viene solitamente considerato il più importante studioso dei media. Nato nel 1911 a Edmonton, in Canada, ha studiato lingua e letteratura inglese a Cambridge e ha insegnato in diverse università, tra cui principalmente quella di Toronto, dove ha operato tra il 1946 e il 1979. Le sue vastissime conoscenze, relative soprattutto alla letteratura e alla cultura classica, gli hanno consentito di interpretare in maniera innovativa e originale il ruolo sociale svolto dagli strumenti di comunicazione. La sposa meccanica. Il folclore dell’uomo industriale è stata la sua prima opera ed è uscita negli Stati Uniti nel 1951. Si tratta di un lavoro che solitamente non viene molto considerato, ma che è invece estremamente importante, in quanto in esso McLuhan ha tentato per la prima...

2Array ( )