Scritture

Storia d'Italia attraverso i sentimenti (12) / Paese mio che stai sulla collina

Un piccolo paese della Calabria, San Nicola da Crissa, sulle serre vibonesi. Tra la metà degli anni cinquanta e i primi sessanta. Come tutti i paesi, San Nicola è un grembo di suoni temperati, che, da sempre, custodisce il ritmo della vita. Dal fitto abitato, non ancora del tutto eroso dall’abbandono, sale un brusio gaio, le onde sonore delle cantilene infantili.  Fra cortili e vicoli, impazza l’“ammuccia”: in Calabria si chiama così il gioco del “nascondino”. Un modo per abitare il paese, e farne cosa viva.  Un bambino, sei-sette anni, si rannicchia in un anfratto, un buon posto per nascondersi, e non è troppo lontano dalla “tana”, gli basta una piccola corsa. Spiando i passi lenti e accorti del compagno che si avvicina, il suo cuore batte colpi “di ansia e di paura”. Resisterà...

Un libro di Giovanna Silva / Ritratto di Roma deserta

Uno degli effetti collaterali del lockdown è stata l’esasperazione del binomio spazio chiuso/aperto, il primo reso claustrofobico dalla clausura coatta dei suoi abitanti, e il secondo amplificato dalla loro conseguente assenza. Never Walked on Crowded Streets (edito da NERO Editions), ultimo lavoro di Giovanna Silva, parte come sguardo sulla città di Roma che accidentalmente si imbatte nell’evento straordinario di una pandemia. Una prima serie di immagini scattate tra gennaio e i primi di marzo 2020 è seguita – dopo la forzata interruzione del lockdown generale – da una successiva sequenza di fotografie prodotte tra giugno e ottobre dello stesso anno. L’impaginazione del libro è composta secondo una successione di dittici di luoghi e quartieri differenti uniti da una contiguità formale...

Le scuole antropologiche francese e americana / Le foreste non pensano

Sarebbe bello se lo facessero, ma no, le foreste non pensano. Certamente non lo fanno nell’unico modo che potrebbe toccarci, cioè somigliandoci, attenuando quel senso di solitudine cosmica in cui la metacognizione, che caratterizza la nostra specie, ha imprigionato Homo sapiens in un universo spaventosamente silenzioso. Possiamo allora esplorare il funzionamento del sistema nervoso dei vertebrati e perfino immaginare un bosco come se fosse un grande cervello verde, ma è un abisso pieno di metafore quello che ci separa da loro, dal loro atto di essere, dal loro essere, forse, consapevoli di esistere nel mondo. E non è un guasto dei tempi, o la perdita della magia, o il disincantamento della modernità, perché è sempre stato così, fin da quando in una grotta del Paleolitico superiore un...

Templi, giardini, cimiteri / Tanizaki a Kyōto

Dormo, e sogno bambini nel cortile di un tempio in rovina, ricoperto di muschio, giocare a ombre e demoni. (Lafcadio Hearn)   La passeggiata lungo il canale fiancheggia le pendici dei monti orientali di Kyōto, dai quali prende il nome la storica area di Higashiyama, e conduce in prossimità di alcuni templi e santuari tra i più suggestivi dell’antica capitale dell’Impero. Inaugurata alla fine dell’Ottocento, percorsa quotidianamente nei decenni successivi dai pensatori della prestigiosa Scuola di Kyōto, è oggi nota in loro memoria come il Sentiero della Filosofia (Tetsugaku no michi) e frequentata soprattutto all’inizio di aprile, sotto l’incanto rosa dei ciliegi in fiore. Durante la mia visita i passanti si contano sulla punta delle dita, ma il silenzio dei quartieri assonnati in...

Anticamente moderni / Strade e palazzi di Milano e Lombardia

I resti di un’esperienza di avanguardia nell’edilizia civile milanese si trovano dietro i bidoni della spazzatura al civico 29 di corso Magenta. Lo segnala la storica dell’architettura Roberta Martinis nel saggio Anticamente moderni. Palazzi rinascimentali in Lombardia in epoca sforzesca (Quodlibet, Macerata 2021).      Martinis svolge una scrupolosa indagine sull’architettura civile lombarda degli ultimi vent’anni del Quattrocento, chiedendosi “se sia la cerchia milanese legata all’umanesimo antiquario a creare le condizioni di committenza per accogliere le sperimentazioni formali di Bramante, Battagio e De Fondulis” (p. 11), o se abbiano influito le “mentalità diffuse […] che attraversano obliquamente le aree dei linguaggi”, come sostiene Manfredo Tafuri in Ricerca del...

28 giugno 1914 / Miljenko Jergović, L’attentato di Sarajevo

Cesare Lombroso non lo avrebbe degnato di uno sguardo. Perché Gavrilo Princip, il ragazzo che ammazzò l’Arciduca Franz Ferdinand e sua moglie Sophie a colpi di Browning M 1910 calibro 7,65 la domenica del 28 giugno 1914 a Sarajevo, non aveva i connotati dell’“uomo delinquente” delineato dell’antropologo veronese nel 1876. Niente fronte sporgente né orecchie grandi, asimmetrie nel volto o braccia troppo lunghe. Anzi, nelle foto appare come un giovane con la barbetta da hipster ante litteram, gli occhiali da intellettuale, lo sguardo intenso. Amava scrivere poesie e nei quattro anni trascorsi nella terribile prigione di Terezin, dove morirà di tubercolosi prima del suo ventiquattresimo compleanno, confessò che a mancargli più di tutto erano i libri.      Eppure, ancora oggi,...

Diario (10) / Dante: dal tramonto all'alba

Sono le 6.12 del mattino di sabato 26 giugno. L’attraversamento della notte di verso Paradiso è appena terminato, dopo essere iniziato ieri sera alle 20.45 nei giardini pubblici di Ravenna. Ho ancora un po’ di sangue nelle vene e di energia nel cervello. Spero di non collassare. Ma devo spedire questo ultimo diario alla redazione di doppiozero, in modo da permetterle di organizzare l’uscita del pezzo per domani. Della giornata di prova del 24 avevo già scritto ieri, diciamo che mi ero fatto avanti, così. “La “generale” è andata. Generale? Si chiama così l’ultima prova prima del debutto, ma quella di oggi è stata in realtà l’unica prova che abbiamo fatto tutti insieme. Tutti e settanta, contando solo le attrici e gli attori impegnati. Quindi una “generale” e un soldato semplice insieme, un...

Clorofilla / Orchidee, ma selvatiche

C’è un posto che tiene la cima della mia memoria familiare. Sul dorso di una collina morenica, a contornare una radura magra d’erbe c’era un piccolo roccolo, un’architettura d’alberi, inganno per gli uccelli. Proprietà del nonno era poi passato in eredità alle figlie. A inizio primavera, lì e solo lì, tra la breccia, mai viste altrove nei dintorni, fiorivano le pulsatille (Pulsatilla montana), anemoni campanulati, singolari per la fitta peluria argentea che li ricopre. I tepali, dondolanti sul peduncolo ricurvo, nascondono nel viola profondo della pagina interna un tesoro giallo di stami.  Ma a inizio estate vi sbocciavano anche l’Ophrys apifera e l’Orchis simia, orchidee selvatiche da osservare e non cogliere, tantomeno estirpare, perché protette. Fiera di questa flora speciale...

Veleni scientifici / L’affaire Spallanzani

Per tutti noi, oggi e da almeno un anno o anche più, Spallanzani è il nome di un ospedale di Roma; anzi, per essere precisi, è il nome dell'Istituto Nazionale di Malattie Infettive, assurto ai fasti della cronaca quotidiana a causa della ben nota, o tristemente nota, pandemia che tanto ci affligge. Ma chi era questo Lazzaro Spallanzani che dà il nome al nosocomio romano così spesso citato da giornali e telegiornali? Un'ottima ed esauriente riposta al quesito è fornita da un avvincente volume appena uscito per i tipi di Bollati Boringhieri, L'intrigo Spallanzani, di cui è autore Paolo Mazzarello, professore di Storia della Medicina all'Università di Pavia. Si tratta di un “saggio narrativo” o “romanzo con citazioni” secondo la definizione dell'autore stesso (nel Post scriptum). La...

Parole nel tempo / Solare!

Venne epidemicamente di moda qualche anno fa ed è rimasto oggi endemicamente corrente l’aggettivo solare, coi valori metaforici che prende quando è associato a designazioni d’esseri umani o a qualificare loro attitudini o comportamenti. Non c’era persona che non si dichiarasse “solare” quanto a indole, soprattutto se opportunamente sollecitata nei contesti pubblici. Non c’era metà d’una coppia d'innamorati che non magnificasse il carattere “solare” dell’altra e la conseguente qualità “solare” del rapporto. Oggi succede forse un po’ meno, ma l’uso si è, per così dire, stabilizzato.   Chi detta questa nota non esclude si trovino ricche ricorrenze nella narrativa di cassetta degli ultimi decenni: non ne è cultore. Di attestazioni di solare, ne ha sottomano una tratta dal pluripremiato...

Un romanzo giapponese / Kawamura Genki, Non dimenticare i fiori

In Se i gatti scomparissero dal mondo (Einaudi 2019, l’originale è del 2012), con un disincanto surreale che talvolta caratterizza la letteratura giapponese, dove si dà per scontato che i gatti parlino o che i sogni interferiscano con la realtà, Kawamura Genki ci sottopone una situazione drammatica che non possiamo che immaginare: come ci comporteremmo se, sapendo di dover morire a giorni, ci venisse proposto di decidere a cosa può rinunciare il mondo in cambio, ogni volta, di un giorno in più da vivere? Un gioco al massacro o una ricerca dell’essenzialità? A proporlo al protagonista del romanzo è nientemeno che il diavolo, peraltro presentandosi in abiti volutamente ridicoli – per un diavolo, si intende –, camicie hawaiane, bermuda, occhiali da sole, per questo soprannominato Aloha. Al...

Telefono senza fili / Roland Stragliati, avventuroso traduttore di Primo Levi

Anche in Francia – come nel mondo anglosassone – le fortune di Primo Levi sono state relativamente tardive, e prevalentemente postume. È cosa nota: fuori d'Italia, fu soltanto nella Germania del 1961 che Levi venne riconosciuto per tempo, grazie alla traduzione di Se questo è un uomo ad opera di Heinz Riedt, come una voce importante di testimonianza, se non già di letteratura. In Francia, un riconoscimento pieno non sarebbe intervenuto che un quarto di secolo più tardi. Cioè all'indomani della morte di Levi, nel 1987. E Levi stesso, da vivo, non potè mai togliersi dalla testa che le sfortune francesi derivassero dal rovinoso suo esordio con un editore d'oltralpe: ancora nel 1961, quando Se questo è un uomo era uscito a Parigi, per i tipi di Buchet/Chastel, nella traduzione di Michèle...

Il nostro saluto / Gli ultimi pasticcini con Giulia Niccolai

Oggi ho saputo che Giulia Niccolai se n’è andata. Ho guardato fuori dalla finestra di casa, per fissare nella mia memoria il colore del cielo. Era quasi giallo. La luce sembrava avvolgere tutto: gli alberi, il lago, le montagne sullo sfondo. Tutto mi è parso immobile. Forse ho capito cosa significa quando il tempo si ferma per un istante. Mi ha avvisata Nicoletta, una cara amica di Giulia. Non sono riuscita a farle molte domande, non ero preparata. Ho ascoltato le sue parole, quasi incredula, incerta se fosse davvero successo. Nicoletta stava in treno. Credo che a quella luce chiara del cielo, assocerò per sempre lo sferragliare del treno. Il primo giorno d’estate è un buon momento per sgusciare via. E poi, a pensarci, la luce ed i treni mi sono sempre piaciuti. Forse anche questo è un...

21 dicembre 1934 – 22 giugno 2021 / Le tante vite di Giulia Niccolai

Con Giulia Niccolai se ne va uno dei personaggi più straordinari della cultura italiana, uno dei meno noti e appariscenti, ma certamente uno dei più originali e curiosi. Giulia è stata fotografa, scrittrice, poetessa, monaca buddista, traduttrice, saggista, biografa di sé stessa, voce singolare e unica nel panorama letterario italiano dominato da poeti e scrittori per lo più maschi. La sua vita si è svolta tutta in punta di piedi e sui margini della società letteraria. Figlia di un italiano e di un’americana, era nata a Milano nel 1934. Inizia a fotografare giovanissima legandosi al circolo che si ritrovava al bar Jamaica a Milano: Ugo Mulas, Mario Dondero, Alfa Castaldi, ovvero i fotografi che hanno fatto la fotografia italiana del secondo dopoguerra, legati ad artisti come Piero Manzoni...

Verso Paradiso / Dante: poesia come "gloria della lingua"

“Non intendono gli uomini questo Discorso (logos) che è sempre né prima di udirlo né quando una volta lo hanno udito, e per quanto le cose si producano tutte seguendo questo Discorso (logos), è come se non ne avessero alcuna esperienza, essi che di parole e di opere fanno pure esperienza, identiche a quelle che io espongo distinguendo secondo la sua natura ogni cosa e mostrando come è: ma agli uomini sfugge quello che fanno da svegli, e di quanto fanno dormendo non hanno il ricordo.” Eraclito   Supino sul letto, intorno alle cinque del mattino, cercavo di riaddormentarmi. Attribuivo l'insonnia ai tanti pensieri di quel periodo particolarmente duro per me, perciò mi sforzavo di non pensare a nulla. Ma dopo innumerevoli tentativi mi accorsi di non riuscirci. Con stupore, e con un certo...

Ritorna il classico di Carla Forti / L’eccidio Pardo Roques

È il primo agosto quando un gruppo di soldati tedeschi fa irruzione nella bella casa di Giuseppe Pardo Roques. A 68 anni è uno degli uomini più in vista di Pisa. Presidente della comunità ebraica locale, è un erudito, un benefattore. In città si favoleggia della sua ricchezza e della sua patologica fobia per i cani e i gatti. È il 1944 e quello che segue è uno degli eccidi più spietati di cui si serbi memoria. I militari arrivano alle dieci del mattino e se ne vanno ubriachi nel primo pomeriggio. Si lasciano dietro i corpi straziati di dodici morti – cinque cristiani e sette ebrei, fra cui Pardo. La dimora, nel quartiere popolare di Sant’Andrea, è saccheggiata. Un furgone torna più volte a fare il carico di dipinti, oggetti preziosi, mobili di pregio. Un mese più tardi Pisa è liberata. Un...

L'esordio in prosa / Massimo Gezzi, Le stelle vicine

Accade sempre qualcosa di indefinibile quando un poeta decide di scrivere in prosa. Al di là delle differenze ovvie di genere e di stile, dei condizionamenti della forma e del metro, nonché della diversa tenuta sintattica e contenutistica che un discorso in prosa prevede, in certi casi il trapasso da un codice a un altro sembra verificarsi a un livello più profondo, dai contorni più incerti e quasi pulviscolari. E del resto già Ponge, Tarkos, Prosa in prosa e tutto ciò che ne è conseguito hanno reso evidente la resistenza che alcuni oggetti letterari manifestano nei confronti di una categorizzazione fondata su criteri esclusivamente formali.   Le stelle vicine (Bollati Boringhieri, 2021), la raccolta di racconti che costituisce l’esordio in prosa di Massimo Gezzi, tuttavia, non ha...

Un libro di Gustavo Zagrebelsky / La giustizia come professione

Non vi è giorno in cui le cronache e le riflessioni non si occupino della Giustizia, tra processi, malfunzionamenti, aspirazioni, critiche. E questo avviene comprensibilmente in quanto, oltre ad essere formalmente un potere dello Stato, è una macchina onnivora che colpisce con lo strumento dei processi, demolisce le traiettorie di cittadini, compensa le vittime, mostra le devianze, ne ipotizza il superamento. È una macchina che ha i caratteri dell’azienda in quanto gestisce uomini, siano essi magistrati o personale di supporto, spende denari, richiede spazi, fornisce servizi pubblici, con l’anomalia curiosa e poco trattata di non rendere conto a nessuno del proprio operato salvo in termini statistici e dei propri investimenti finanziari nei processi. Colpire la criminalità non ha prezzo,...

Un'intervista / David Grossman: la paura e la pace

David Grossman ha ricevuto il 19 giugno a Taormina il "Taobuk award 2021", un premio riservato ai grandi della letteratura mondiale, impegnati nella battaglia per i diritti umani e la democrazia e che, nel passato, è stato assegnato, tra gli altri, a Mario Vargas Llosa, Tahar Ben Jelloun, Luis Sepulveda. Lo incontro la mattina del giorno prima, a Bassano del Grappa, dove è in programma una conversazione con Mario Calabresi, organizzata dal Festival "Resistere" della Libreria di Palazzo Roberti. Non c'è nessuno scrittore che, come David Grossman, dedichi così tanto tempo a parlare della pace tra Israele e Palestina, nessuno come lui che prenda così sul serio il ruolo dell'intellettuale che crede nelle possibilità della parola e del dialogo per avvicinare gli uomini, anche quando sembrano...

L’opera di Roberto Paci Dalò / HA: un podcast di soundart

HA è un podcast di soundart creato da Roberto Paci Dalò, a partire da una sollecitazione del 2018 dello storico Adriaan Eeckels, e dedicato al pensiero e alla voce di Hannah Arendt. Dalla collaborazione coi centri di ricerca del Joint Research Centre della Commissione europea, e dal confronto con la filosofa Nicole Dewandre, è nata “una foresta sonora creata dalla voce reale di Hannah Arendt intrecciata con suoni strumentali ed elettronici” – secondo le parole dello stesso compositore. Un viaggio nella fonetica della filosofa e storica tedesca, dove le parole hanno la funzione di materiale sonoro, di vettori che costruiscono una sorta di architettura acustica (che è anche ritratto immaginario): la materializzazione di un pensiero come in un campo di battaglia, in cui la voce si confronta...

Il nuovo volume della collana «Riga» / Conversazione con Max Ernst (1969)

La televisione ha trasmesso recentemente un vecchio documentario, in cui si vede Renoir che, quantunque paralizzato, continua a dipingere davanti al suo cavalletto, mostrando una evidente felicità. Che impressione ti ha fatto questa straordinaria immagine? Ne ho concluso che Renoir viveva in quella felice epoca nella quale nessuna incertezza interveniva a far esitare il pittore, buono o cattivo che fosse, quando al mattino si armava della sua cassetta di colori, partiva alla ricerca di un “motivo”, si accingeva al suo compito e, contento di sé, rientrava la sera. Ciò che distingue Renoir e Bonnard dalla maggior parte degli impressionisti, o postimpressionisti, è il temperamento sensuale, voluttuoso e quella evidente e contagiosa felicità, di cui parli. Non voglio soffermarmi sulla...

Giuseppe Lupo e Alessandro Zaccuri / Scrittori e alberi

“Da sempre le piante esercitano una profondissima fascinazione sull’attività creativa degli scrittori. Con poche eccezioni, si potrebbe dire che ognuno di loro abbia legato a un albero, reale o immaginario, una parte spesso rilevante della sua opera”. Così è presentata la collana Bosco di scrittori, di Aboca Edizioni, fondata sul mandato assegnato agli autori di costruire e raccontare mondi narrativi a partire da una pianta totemica, da una suggestione botanica, dall’ammirazione per l’intelligenza vegetale e le sue “straordinarie qualità sistemiche”.   Così, a partire dall’etimo della parola libro, che rimanda al latino liber, la parte più cedevole e interna della corteccia degli alberi così come il greco byblos in origine designava la lamina fibrosa delle piante, gli scrittori...