Scritture

L’auto-orientalismo italiano / Dal cinema di mafia al Made in Italy

L’“altrove” non è solo un luogo fisico. È il termine di una relazione che concorre, per differenza, a definire il “qui”. Tuttavia, a differenza dei grandi paesi coloniali, l’altrove rispetto al quale si definisce l’immaginario nazionale italiano non è esterno ai propri confini, ma fissato in un tenace catalogo di stereotipi che oppone Nord e Sud. Questa è una delle idee da cui muove l’ultimo libro di Emiliano Morreale, La mafia immaginaria. Settant'anni di Cosa Nostra al cinema (1949-2019), uscito per Donzelli nell’agosto 2020: “La Sicilia e la mafia sono un luogo in cui dislocare contraddizioni, un dispositivo che opera (come il sogno secondo Freud) per condensazione e spostamento”. Non solo nello spazio, anche nel tempo. La mafia è quasi sempre, nel cinema, “mafia d’una volta”. La...

Guadalupe Nettel, La figlia unica

«La vita quotidiana è disseminata di casi e di accidenti che non nota quasi nessuno». Come reagiamo alle cose, qual è lo scarto minimo che sposta la nostra visione dall’accadimento alla sua conseguenza, quali sono le piccole azioni (delle quali quasi non ci accorgiamo) che sommate definiscono il nostro comportamento. Quanto e come siamo disposti a lasciarci travolgere dal caso, dall’evento traumatico, e quanto invece siamo in grado di indirizzarlo, di adeguarci al cambiamento, di cambiare di conseguenza. Quanto un fatto straordinario, ma naturale, come una nascita, una morte, un innamoramento è in grado di sconvolgerci e trasformarci, di rivelare cose di noi che non conoscevamo, o che facevamo finta di non conoscere. Quali e quanti sono i segnali esterni che possono farci capire che...

Simmetrie / “Il canto delle balene” di Ferdinando Camon

Un fenomeno editoriale tipico di questi anni è la massiccia riproposizione sul mercato librario di autori italiani novecenteschi in cerca di un’ulteriore occasione di sdoganamento presso le nuove generazioni di lettori. In questo panorama, nel quale convivono recuperi sacrosanti e rilanci meno convincenti, degno di attenzione è il caso di Ferdinando Camon (Urbana, 1935), scrittore veneto che nel corso della sua lunga carriera ha sempre pubblicato con editori importanti, ricevendo numerosi riconoscimenti e attenzione da parte della critica. Nonostante gli sforzi isolati di alcuni editori, sembra che in anni recenti l’eredità di Camon non sia stata raccolta e che l’attenzione nei confronti di questo autore, che pure nel 2016 è stato insignito di un premio Campiello alla Carriera, sia...

Realismo visionario / Cavazzoni e la madre assassina

«Sembra che il caso sia accaduto davvero nel 2010, a quanto assicura l’autore»: così riporta il risvolto di copertina di La madre assassina (La nave di Teseo, pp. 167, 18 euro), l’ultimo libro di Ermanno Cavazzoni. «Un fatto successo davvero», si legge ancora nella breve premessa, «che la stampa ha preferito ignorare perché non generasse emulazione fra i giovani».  Tutto vero, dunque? Difficile dirlo, quando si ha a che fare con uno scrittore che ha intitolato la sua raccolta di corsivi ed elzeviri Storie vere e verissime, spiegando che «ce n’è abbastanza nel mondo da dire senza aggiungere fatti o vicende inesistenti fino a farne un romanzo». A scanso di equivoci e a dispetto di tutte le asserzioni di verità, vale la pena chiarirlo subito: La madre assassina è senz’altro un racconto...

Il mio lavoro non è ancora finito / Ligotti, macabro e sontuoso

Il mio lavoro non è ancora finito, uscito nel 2002 e vincitore dello Stoker Award, categoria long fiction, nello stesso anno, è l’ultimo volume della serie di pubblicazioni di Thomas Ligotti di il Saggiatore, dopo le raccolte di racconti Teatro grottesco (2015), Nottuario (2017) e La straziante resurrezione di Victor Frankenstein (2018), il saggio antinatalista La cospirazione contro la razza umana (2016), e la raccolta di interviste Nato nella paura (2019). A differenza di questi altri lavori, e un unicum nella carriera di Ligotti, Il mio lavoro non è ancora finito è un romanzo breve (o una novella, come si diceva una volta) che si accompagna a due racconti, Ho un progetto speciale per questo mondo e La rete dell’incubo.  Ci sono tanti modi per cominciare a parlare di un libro di...

Quaderno 3 / Il bosco e l'asino bianco

In questo paese io vivo così. Mi alzo presto e lavoro tutta la mattina, traduco, scrivo, studio e leggo. E poi, dopo pranzo, comincio a sentire il richiamo del bosco. Una volta che ho fatto finta di non sentirlo, è arrivata una poiana a mugugnare fin sopra il vicolo dove abito. Ho un testimone. Ho dovuto dire: “Scusa, il bosco è arrivato fin qui a chiamarmi, devo andare.” Il bosco sta a non più di cinque minuti a piedi dalla cascina in cui vivo. Spero quindi che i vigili saranno clementi. Ha molta acqua, proprio tanti ruscelli, e alberi, soprattutto castagni, e muschio tantissimo. Ci sono anche gli ontani bianchi. E le querce. Poi in primavera ha avuto tanti fiori e foglie da smarrirsi, quasi non lo riconoscevo, perché sono arrivata che era ancora inverno. D’estate è stato zeppo di...

Franco Fabbri / È tutta musica popolare

Un omino con l’ombrello, sul quale sta per piovere dal cielo un grande piano a coda: questa la copertina dell’ultimo lavoro di Franco Fabbri, Non è musica leggera (Jaca Book, 2020). A prima vista, il titolo non è di facile interpretazione. Si parlerà di musica leggera, nel libro? Dati i precedenti dell’autore, sarebbe legittimo supporlo. Ma allora, perché la negazione? Forse si vuole sostenere che la musica “leggera” non è affatto leggera (che è cioè importante, rilevante)? Anche questa ipotesi non è fuori luogo. Ma se questi fossero gli intenti, perché far rappresentare nell’illustrazione la musica leggera da uno strumento tanto pesante, tanto legato a quella cosiddetta “classica”?  A chiarire le cose è l’autore stesso, nell’introduzione. I lettori che conoscono i suoi lavori sulla...

San Lorenzo / La Nave Argo

Sulla pagina di un manoscritto carolingio, oggi a Londra (British Library, ms. Harley 647), una nave è disegnata con parole. Piccoli cerchi punteggiano l’imbarcazione, alcuni sulla poppa ricurva, altri sul doppio timone, altri ancora accanto lungo la chiglia e sul capo di banda.     Il resto dello scafo è tracciato appunto da parole latine, alcune in inchiostro scuro, altre in rosso. È una poesia figurata, tema a cui Giovanni Pozzi nel 1981 aveva dedicato un saggio straordinario per Adelphi. Che cosa ci fa una nave così congegnata, e oltretutto senza alcun marinaio, su un codice medioevale? È la mitica nave Argo: per spiegare la sua presenza su una pergamena degli inizi del IX secolo occorre intraprendere un itinerario solo in apparenza complicato. L’antico mito racconta che il...

Arte popolare / Miguel Torga: l'universale è il locale meno i muri

Tutto iniziò quasi vent’anni fa. La strada che mi portò a esplorare più da vicino il Portogallo, la sua letteratura e, in particolare, l’opera di Miguel Torga, fu segnata dall’incontro con Keith Botsford, un grande spirito, per usare un’espressione obsoleta, impronunciabile nel nostro tempo, che ha fatto della rapida obsolescenza del significato delle parole un programma pedagogico.  All’epoca, a dire il vero, non ero completamento a digiuno di letteratura portoghese. Durante gli anni ottanta, mentre frequentavo l’università, ero stato testimone, dopo la pubblicazione de Il libro dell’inquietudine, della riscoperta di Pessoa e dei suoi eteronomi. Cosa che mi spinse a farmi un’idea del modernismo dello stesso Pessoa e dei suoi amici Sá-Carneiro, Almada Negreiros, Santa-Rita Pintor....

Piante, salice, canna, bambù, paglia, terra / Architetture del dopo

Costruire con le piante, salice, canna, bambù, paglia, terra: è questo il sottotitolo dell’ultimo lavoro di Maurizio Corrado, architetto, studioso e docente universitario, creatore di iniziative culturali, uno dei massimi esperti italiani del rapporto tra mondo vegetale e architettura. Un sottotitolo che è una dichiarazione di intenti e che, ponendo il focus sui materiali da costruzione cosiddetti “verdi”, dà il segno di un approccio concreto volto al costruire e all’abitare, accentra l’attenzione sulla riscoperta di tecniche tradizionali.   Se ogni sottotitolo ha il compito e il merito di restringere gli spazi all’immaginazione, suggerendo la direzione che il titolo lascia incerta, questo forse non è del tutto vero per il testo di Corrado. Architetture del dopo (DeriveApprodi 2020)...

Poesia totale / Adriano Spatola: parola incendiaria

«Per il poeta l’eredità è un fatto scontato. [...] Egli si sente in dovere di assumere a tutti i costi il ruolo di manipolatore del fantasma». Queste righe appaiono nel 1969 in un articolo di "Quindici", la rivista del Gruppo 63 che verrà disfatta poco dopo. A pubblicarle è Adriano Spatola (1941-1988), protagonista di quella stagione italiana dove tutto è squassamento, rozza o sottile agitazione dei sedimenti, degli scismi, dei luoghi claustrali della lingua. Inesausto fabbricatore di scritture – tra cui un unico romanzo “parasurrealista” (L’Oblò, Feltrinelli 1964) –, Spatola è stato a sua volta editore e fondatore di riviste come "Malebolge" (1964-1967), trillo inaugurale che fu per Spatola un vero e proprio laboratorio dal quale incominciare il lavoro di paziente incrinatura della...

Carteggi amorosi / Sonata a tre. Cvetaeva, Pasternak, Rilke

Dal castello di Muzot, l’8 giugno 1926, Rainer Maria Rilke scrive a Marina Cvetaeva una lettera alla quale acclude una poesia, Elegia, a lei dedicata. Ecco l’inizio: «Le perdite nell’universo, Marina, le stelle precipiti! / Non l’accresciamo noi, dovunque mai ci scagliamo, / in quale mai stella! Nel cerchio sempre già tutto è contato. / E anche chi cade non scema il numero sacro. / Ogni rinuncia precipite cade all’origine e sana. / Sarebbe dunque tutto un giuoco, vicenda d’eguale, / non un nome mai, né forse un segreto frutto? / Onde, Marina, noi mare! Abissi, Marina, noi cielo!» (SSG, pp. 94-95). Dal tono estatico e stregato, simbolico ed enigmatico, dei versi rilkiani, possiamo partire per una breve conversazione su quell’involontario e commovente romanzo epistolare che tre poeti,...

Cambiamenti climatici e cultura civile / Luca Mercalli, Salire in montagna

Da tanti anni Luca Mercalli è una voce molto ascoltata e seguita sui temi ambientali e dei cambiamenti climatici. La sua competenza scientifica si accompagna a meno note passioni e conoscenze letterarie e storiche. È noto il suo allarme per dati ormai acclarati e condivisi: il surriscaldamento del clima dovuto alle emissioni di CO2 sta determinando un pianeta più caldo, tra 2 e 5 °C in più a fine secolo, con conseguenze catastrofiche per biodiversità ed equilibrio ambientale; i ghiacciai alpini saranno pressoché estinti verso la metà di questo secolo e i fiumi europei avranno meno portata idrica in estate, con riflessi su agricoltura e produzione energetica; l’area del Mediterraneo è destinata a divenire torrida d’estate; gli eventi estremi, alluvioni e tempeste, aumenteranno di intensità...

La società post-pandemica / In che mondo vivremo

È possibile una teoria sociale della pandemia? Non una teoria epidemiologica ma sociale: come la società si ammala, come la società reagisce, come eventualmente guarisce. Se questa teoria è possibile, essa deve incrociare dimensione macro e dimensione micro. A scala macrosociale la pandemia colpisce tutto il popolo (pan demos) del mondo, e soprattutto quello riunito nei grandi assembramenti umani delle città.  È lì che il contagio più che altrove circola grazie al contatto sociale. Quel “con” che ci tiene insieme nelle comunità urbane si traduce in un “dis”-valore che ci allontana, e richiede una “dis”-tanza fisica. Occorre allora esplorare la dimensione micro, psicosociale. Quella più interna alla persona, la sua nervenleben. Si tratterebbe di una teoria assai complessa perché l’...

Readymade e pittura / Duchamp con Matisse

Calvin Tomkins è stato – ed è tuttora, compie 95 anni in dicembre, si legga l’intervista su Maurizio Cattelan, nel volume della collana “Riga” dedicato all’artista (Quodlibet, Macerata 2019) – un critico d’arte di grande sensibilità e qualità. Non di quelli più noti perché hanno cavalcato chiavi interpretative forti, bensì di quelli che hanno puntato sul rapporto arte-vita. Ha incentrato tutta la sua attività su “profili” o vere e proprie biografie, per riviste e collane editoriali. Di lui conosciamo in Italia il bellissimo Vite d’avanguardia (su John Cage, Leo Castelli, Christo, Merce Cunningham, Philip Johnson, Andy Warhol – Costa & Nolan, Genova 1983) e la splendida biografia di Robert Rauschenberg (Johan & Levi, Monza 2008).   __title__   L’incontro con Marcel...

Arjun Appadurai, Neta Alexander / Fallimento. Liberare il futuro

Failure di Arjun Appadurai e Neta Alexander (Fallimento, traduzione di Francesco Peri, Raffaello Cortina Editore, ottobre 2020, 130 pp.) sembra uscire con un tempismo quasi irritante nel panorama editoriale in crisi (e sulla crisi) che sta intercettando, con funambolica e opportunistica sterzata antropocenica, una manciata di parole-chiave: dissonanza, disfunzione, crollo, collasso, trauma, sopravvivenza. Il rumore di fondo si fa ormai insopportabile, come gli acufeni per un musicista, ed è auspicabile, con urgenza, che chiunque ne abbia le forze si faccia carico di scavare nel disorientante pozzo di carta per capire che cosa è utile e cosa invece non lo è. L’autofiction della pandemia, il lockdown che diventa “spirituale”, la politicizzazione saggistico-narrativa del disagio climatico, l...

Anne Boyer, Non Morire / Dolore, vulnerabilità, mortalità, sfinimento, cura

“Poi la gente sparisce, gli amici si inabissano, gli amanti si danno alla latitanza, togliendoti ogni possibilità di adorarli di nuovo, i colleghi ti evitano, i rivali diventano indifferenti, i tuoi follower di Twitter non ti seguono più” (p. 71). Voglio cominciare a scrivere a proposito del libro Non morire di Anne Boyer, premiato con il premio Pulitzer 2020 per la non fiction, con queste specifiche parole. Non riesco, infatti, a togliermi dalla mente l’imbarazzo, la colpevolezza e, anche, la sporcizia esistenziale provate, in quanto individuo in buona salute, durante i tre anni che hanno condotto un mio caro amico dalla scoperta di un tumore estremamente aggressivo alla sua morte. Ricordo in maniera nitida le difficoltà comunicative e il senso di profonda inadeguatezza dovute al fatto...

Quaderno 2 / Marina Cvetaeva e la tazza di mio padre

In questo momento, mi spaventa parlare e tanto più scrivere. Se dico che non voglio collaborare con i contagi e sto attenta a non andare in giro per non mettere a rischio gli altri ma anche me che sono vecchina e ho avuto varie polmoniti, mi abbaiano che però le persone devono lavorare, che chiudere i bar uccide chi ci lavora, che c’è chi vive di teatro, che i piccoli ristoranti … “Eh lo so”, rispondo timidamente a occhi bassi. Come se non lo sapessi … ma si sa che se dici una parola restano in disparte tutte le altre. Mi sento in colpa di essere delicatamente viva e di non uscire di scena per lasciare spazio a chi è forte e “il covid è solo un’influenza”. Se dico che la vita non può più essere ‘normale’ e che la rinuncia non è un danno permanente e forse insegna anche qualcosa e fa...

Scambi / L'elefante di Carlo Magno

È appena uscito, per i tipi de il Mulino, un saggio molto interessante e narrativamente avvincente di Giuseppe Albertoni, ordinario di storia medievale all'università di Trento. Il titolo? L'elefante di Carlo Magno. Cominciamo dai fatti. Il venti luglio 802 un ebreo di nome Isacco recò a Carlo Magno, ad Aquisgrana, nel cuore del regno dei Franchi (non la “capitale” perché la tradizione franca non prevedeva un'istituzione di tale tipo) vari doni inviati dal califfo di Baghdad, Harun al-Rashid. Tra essi spiccava un elefante. Quest'elefante aveva un nome: Abul Abbas. C'è un'unica fonte, poi ripresa e variata da altre successive, che riporta l'episodio. E sono gli Annales regni Francorum altrimenti noti come Annali regi. Essi dedicano poche righe all'episodio, che pure non doveva certo...

L'ottava vita / Nino Haratischwili. Una voce dal Caucaso

Leggere un romanzo di 1.300 pagine non è uno scherzo. Niente, comunque, in confronto a scriverlo. Se poi la lingua in cui scrivi non è neanche la tua lingua madre, la faccenda si fa ancora più complessa. Però è quello che ha fatto Nino Haratischwili, una giovane scrittrice georgiana, la cui origine si capisce dal cognome, che finisce in schwili/švili – შვილი in georgiano – come quello di Iosip Džugašvili detto Stalin. Anche Lavrentij Berija era georgiano e entrambi ahimè entrano nel romanzo L’ottava vita (per Brilka), (trad. Giovanna Agabio, Marsilio, 2020). Nel 2011 Haratischwili aveva scritto Il mio dolce gemello (trad. Matteo Galli per Mondadori nel 2013,) e nel 2018 La gatta e il generale che mi auguro venga presto offerto al pubblico di lingua italiana. Scrive prevalentemente di...

María Zambrano. L’aurora, l’esilio, il parto

Sentinella all’erta! María Zambrano fu per tutta la vita una donna insonne. Ella stessa racconta, nella sua quasi-autobiografia, delle notti trascorse da sveglia, con gli occhi sbarrati, ad attendere l’aurora: «Vicino alla mia casa, a Madrid, si udivano le sentinelle chiamarsi e rispondersi: ‘Sentinella all’erta! All’erta sto! E io per questo non volevo dormire, perché volevo essere una sentinella della notte, e credo sia proprio questo, l’essere sentinella, l’origine della mia insonnia perpetua» (nella trad. it. in «Aut aut», 279, 1997, p. 125).  Filosofa dell’aurora definisce Zambrano Elena Laurenzi, curatrice di questo volume (Dell’Aurora, Bologna, Centro editoriale dehoniano; ed orig. De la aurora, Madrid 1986) risalente al 2000 e del quale la presente è un’edizione identica alla...

La petite dernière / Fatima Daas, banlieusarde queer e musulmana

Je m’appelle Fatima.   Je m’appelle Fatima.   Je m’appelle Fatima   Sono battiti di un metronomo, refrains di un monologo che si srotola sincopato lungo più di cento pagine, che attraversa Parigi sulla RER, tra il quartiere latino e la banlieue di Clichy-sous-Bois, che si infila nei locali queer del decimo, nell’ufficio dell’imam della moschea nel quinto e nella cucina di casa, regno della madre. Fatima Daas, il corpo che dà voce al monologo di La petite dernière, è una giovane francese di famiglia algerina, banlieusarde, asmatica, mascolina, lesbica, poliamorosa, musulmana. La lista degli aggettivi che definiscono la sua identità è così lunga da risultare superflua. Sono aggettivi che servono unicamente a posizionarla in una griglia sociale, coordinate che delineano un...