Scritture

Raduan Nassar / Un bicchiere di rabbia

La storia è delle più semplici. Siamo in Brasile, a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta, al tempo della dittatura militare. È sera, e un uomo, un agiato proprietario terriero, torna nella sua fazenda, dove dietro al cancello, ad aspettarlo, c’è una donna, di professione giornalista. L’uomo cena con un pomodoro salato, mentre lei lo aspetta. Poi insieme vanno a letto, dove trascorrono un’ardente notte d’amore.  L’indomani l’uomo nota un particolare nel giardino: delle formiche hanno aperto un varco nella siepe di ligustro. Le formiche sono ecodome, una specie particolarmente infestante molto temuta nelle campagne dell’America Latina. La visione della siepe sradicata sprigiona nell’uomo un’ira irrefrenabile che presto si riversa sulla sua amante, la quale nel frattempo sta...

Giugno 1940: Mario Rigoni Stern, Curzio Malaparte e Jean-Marie Bulle sul fronte italo-francese / Quella sentinella della memoria in Val Veny

C’è una casermetta in Valle d’Aosta, abbandonata da decenni; la si nota arrivando nei pressi del rifugio Elisabetta, sotto le Pyramides Calcaires, in Val Veny.  In tanti le passano accanto: escursionisti che si incamminano verso il Col de la Seigne e la Francia, alpinisti che pernottano al rifugio, famiglie in tranquilla passeggiata attraverso la piana del lago Combal. Le cime intorno sono imponenti, l’Aiguilles de Trélatête su tutte. I ghiacciai scendono a valle in pose maestose; il più vicino al rifugio è il Glacier de la Lex Blanche. Nubi vaporose si incagliano sulla guglia aguzza dell’Aiguille Noire. La scritta “Casermetta Seigne” è ancora visibile. L’interno è desolato: sporcizia di ogni genere, lattine, escrementi di animali. Eppure, nella costruzione adibita a stalla, gli...

Country dark / Il sogno cupo di Offutt

“La linea degli alberi era sparita e la cima delle colline si confondeva con l’arazzo scuro della notte. Era nero come la pece, com’è sempre in campagna. Chiuse gli occhi sentendosi al sicuro.” Capita, se siamo particolarmente fortunati, durante la lettura di un libro di commuoverci o di avvertire – ad esempio – un dolore fisico; quasi mai non sapremo collocare quei momenti in un punto preciso del racconto, è più facile che arrivino a coacervo di una serie di pagine, di azioni svolte dai personaggi, dall’alternanza dei capitoli, dal passo e dal ritmo che l’autore imprimerà alla storia. In Country dark di Chris Offut (trad. Roberto Serrai, minimum fax 2018), la commozione, la pietà e il dolore esplodono in un punto preciso del romanzo.    Ci troviamo nel 1964, all’inizio della...

Progetto Jazzi / Cammina cammina/Marcher/Marche que je te marche

  Continua l’intervento di doppiozero a sostegno del Progetto Jazzi, un programma di valorizzazione e narrazione del patrimonio culturale e ambientale, materiale e immateriale, del Parco Nazionale del Cilento (SA).   1. Cammina cammina. In questa formula iniziatica – con cui in tutti i dialetti italiani viene sorretto il racconto delle fiabe di magia e si accompagna il protagonista verso l’ignoto – mi sembra di scorgere un nucleo misterioso. Come mai cammina cammina – marche que je te marche? È un formulario di suspence, un trucco narrativo, certo, ma anche qualcosa di più. Cosa c’è davanti al cammina cammina? L’ignoto, il pericolo, la morte, la salvezza. Il completamento dell’iniziazione. Cammina cammina introduce il tempo altro – il tempo magico:  si entra...

Intanto il gatto di Schrödinger è morto / Pierre Bayard, Il existe d’autres mondes

«Biforcazione: separazione, nella Storia o in una vita individuale, tra più percorsi possibili. A ogni biforcazione nascono universi differenti» (Il existe d’autres mondes, Minuit, 2014, p. 153). Potremmo affermare che la biforcazione intrapresa da Pierre Bayard, quella della finzione teorica, dà vita a un universo alternativo che tenta di infrangere quella linea di demarcazione che da sempre separa la teoria dalla finzione. Questo modello ibrido ricompone la frattura tra due istanze in apparenza dicotomiche, mettendo a punto un mélange inestricabile che nasce nel momento in cui il narratore impone un’enunciazione in prima persona. Bayard, professore di letteratura francese all’Università di Parigi VIII e psicanalista, considera tale approccio fondamentale per rimettere il soggetto al...

Domani alle 19 al Teatro Franco Parenti (MI) / Intervista a Primo Levi

Domani giovedì 5 luglio al Teatro Franco Parenti (via Pier Lombardo, 14) di Milano, alle ore 19.00, incontro con Marco Belpoliti in occasione della presentazione del volume Primo Levi, Opere complete III. Letture di Gioele Dix.   Fino alla metà degli anni Settanta, Levi è interpellato soprattutto per parlare della sua esperienza di deportato raccontata in Se questo è un uomo e nella Tregua. Poi, accanto agli interventi di testimonianza, intensificati soprattutto negli incontri con gli studenti, entrano in gioco i discorsi sul proprio essere scrittore (anzi, chimico e scrittore), e sono dichiarazioni preziosissime per comprendere a fondo il suo rapporto con la letteratura. Inoltre, questi testi contengono molte notizie biografiche non altrimenti note. Levi parla distesamente...

Bellezza e abisso / Lettera da Vienna

Da uno schermo nella metro, alla fermata Museumquartier, il telegenico e azzimato primo ministro Sebastian Kurz ribatte sul suo tasto: basta migranti, bisogna intervenire, bloccare il flusso! L’onda xenofoba da Vienna va verso est, trovando consonanze in Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria. Insomma negli stati che un tempo erano parte dello sconfinato mosaico dell’Impero Austroungarico, franato clamorosamente dopo la Prima Guerra Mondiale. Quest’anno, in celebrazione della fine del conflitto e per l’anniversario della morte di Egon Schiele, il tema è quello canonico della Finis Austriae, che tanto venne alimentata da persone che venivano da altri luoghi della Cacania in cerca di fortuna alla grande capitale, suscitando spesso reazioni altrettanto poco benevole. Il titolo complessivo di un...

Saggi / Saul Bellow. Troppe cose a cui pensare

I libri di Saul Bellow sono fiumi in piena che trascinano con sé tutto quello che trovano al loro passaggio. Rappresentando la vita come una corrente inesauribile di vicende tragicomiche, trasformano subito ogni problema, oggetto o figura in una storia. “C’era una volta…”: così i suoi parenti, ebrei russi emigrati nei sobborghi di Montreal e poi della Chicago proibizionista, rispondevano ai “perché?” del piccolo Saul. Bellow lo racconta in Troppe cose a cui pensare, una magnifica raccolta di saggi composti tra il 1951 e il 2000 e tradotti oggi da Luca Briasco per Big Sur. Impulso irresistibile a narrare, e umorismo ebraico che custodisce nel riso il mistero del mondo: ecco le radici, intrecciate fino ad apparire indistinguibili, che hanno permesso allo scrittore di dare nuova linfa al...

Fabio Camilletti / Italia lunare: gli anni sessanta e l’occulto

Questo saggio denso e molto ricco racconta di un viaggio fatto in Italia. Ma non è la solita Italia del sole e del mare, del buon cibo, dei mandolini e della dolce vita. È invece un’Italia infestata da vampiri, da fantasmi, da indemoniati, piena di posseduti, di medium, ricca di trame occulte e di complotti tessuti nell’ombra. Tutto il contrario del luogo comune intorno al Bel Paese, dunque.  L’arco temporale del racconto va sostanzialmente dalla fine degli anni Cinquanta all’inizio dei Settanta del secolo scorso. L’autore intraprende questa ricognizione dell’“occultura” (termine reso celebre da Christopher Partridge) italica di fine secolo – ventesimo – consapevole che essa può rivelarsi come una cartina di tornasole delle tensioni e dei desideri di un paese in trasformazione. Del...

Salvus / Salvia, salvatrice!

Non preserva dalla peste bubbonica, benché probabile protagonista del bouquet di «erbe odorifere» che alcuni fiorentini portavano sotto il naso per cercare scampo alla «pestifera mortalità» del 1348: «andavano attorno, portando nelle mani chi fiori, chi erbe odorifere e chi diverse maniere di spezierie, estimando essere ottima cosa il cerebro con cotali odori confortare» (Decameron, Introduzione, 24).  Certo è che della salvia Boccaccio fa materia di novella per la giornata degli amori infelici dove, per paradosso, è causa di morte:   Era in quella parte del giardino, dove Pasquino e la Simona andati se ne erano, un grandissimo e bel cesto di salvia; a piè della quale postisi a sedere e gran pezza sollazzatosi insieme, e molto avendo ragionato d’una merenda che in quello orto ad...

Berta Isla e non solo / Intervista a Javier Marías

Nonostante Javier Marías costruisca trame elaborate e persino avvincenti, il suo non è un mondo di fatti bensì di congetture, di tormentate interpretazioni, di ipotesi controfattuali. Quel che accade occupa uno spazio variabile a seconda dei romanzi, ma quanto sarebbe potuto accadere impegna più scrittura, più dedizione dell’autore, e alla fin fine è ciò che rende pregevolmente inconfondibile il suo avanzare verso un climax che non costituisce, patentemente, lo scopo cui tendono i suoi libri. Nell’ultimo, intitolato a una dei due protagonisti, Berta Isla (traduzione di Maria Nicola, Einaudi) le svolte dell’intreccio hanno un ruolo fondamentale; ma, ancora una volta, è ciò che non appare, quel che la superficie dei fatti non evidenzia, a imporsi in primo piano. Già l’incipit del romanzo,...

Verso ovest di Bruno Cartosio / Ristoricizzare la mitologia del Far West

Chi conosce il lavoro di Bruno Cartosio è abituato a saggi impegnativi dedicati principalmente alla dimensione sociale della storia degli Stati Uniti. Con Verso ovest. Storia e mitologia del Far West (Feltrinelli, maggio 2018, pagine 439, € 28) Cartosio presenta un altro lavoro ampio e ambizioso, proponendo una sintesi “alta” di trent’anni di ricerca nelle biblioteche universitarie e negli archivi del Sudovest e del Nordovest: Albuquerque e Santa Fe in New Mexico, Laramie in Wyoming e Denver in Colorado, nonché la Columbia University di New York. Il risultato è un volume unico nella storiografia italiana, ma non solo in quella. Già in Da New York a Santa Fe. Terra, culture native, artisti e scrittori nel Sudovest (1846-1930), pubblicato da Giunti nel 1999, Cartosio aveva mostrato di avere...

Jouer / Jean Echenoz. Inviata speciale

Inviata speciale, di Jean Echenoz è uno stravagante, euforico romanzo, sospeso fra noir e spy story: protagonista è Constance, moglie dell’ex musicista Lou Tausk, il suo misterioso rapimento, la sua futura missione spionistica. Ecco come si presenta Constance: «Camicetta azzurra attillata, pantaloni skinny antraci­te, scarpe basse, taglio alla Louise Brooks e curve alla Michèle Mercier – un insieme che sembrerebbe stri­dente, e invece no, sta d’incanto. Trentaquattro anni, poco attiva e poco qualificata – a malapena un diploma di scuola superiore –, moglie di un uomo i cui affari vanno o perlomeno andavano a gonfie vele, ma è la vita con quest’uomo che non va affatto a gonfie vele: vita materiale facile, vita matrimoniale per niente». Domina la rievocazione di un tema pop, Excessiv,...

Byron e Foscolo / Splendore e miseria dell’Eroe Romantico

Ci sono libri che non si limitano ad avere un valore singolare ma, letti accanto ad altri libri, assumono un significato ulteriore: il loro rapporto permette talvolta di rendere leggibile un fenomeno altrimenti invisibile. Credo sia questo il caso di due libri usciti in questi ultimi mesi: Un vaso d’alabastro illuminato dall’interno, di George Byron (Adelphi) e Forsennatamente. Mr. Foscolo, di Luigi Guarnieri (Nave di Teseo). Il primo è la pubblicazione dei diari di quello che rimane tuttora il più importante poeta romantico inglese; il secondo la ricostruzione biografica degli anni londinesi di quello che rimane tuttora il più importante poeta romantico italiano. Due libri che presentano delle tangenze importanti, e soprattutto muovono in un orizzonte comune. I referti byroniani sono...

Speciale Aqua / Il ruolo dell’acqua nei Promessi Sposi

Il primo personaggio che compare in scena nei Promessi sposi è, a rigore, l’Anonimo. Sì, proprio lui, l’Anonimo Narratore secentesco dalla cui prosa ampollosamente retorica e barocca Manzoni ha finto di trascrivere la sua storia, avendo cura di “rifarne la dicitura”. Non è una nostra scoperta, questa, bensì, in un saggio di circa vent’anni fa, di Giuseppe Pontiggia, grande scrittore e critico notevolissimo. Però. Però. In effetti c’è un però. L’Anonimo, con cui effettivamente Manzoni “lotterà”, come scriveva Pontiggia, per tutto il corso del romanzo, sta nell’introduzione. E, se si prende l’edizione quarantana dell’opera, uscita per i tipi di Gugliemini e Redaelli, si noterà che l’introduzione è, anche tipograficamente in quanto disposta su due colonne, nettamente staccata dall’opera, un...

Dialogo con lo scrittore cileno Pablo Simonetti / Vite vulnerabili

Nel mese di maggio Pablo Simonetti, tra le voci più importanti della letteratura cilena contemporanea, è stato a Torino, Napoli, Roma e Milano per presentare il suo libro di racconti Vite Vulnerabili, recentemente pubblicato in Italia da Lindau. Durante la sua permanenza, Simonetti ha accettato di dialogare con Doppiozero intorno a temi quali la scrittura, la forma racconto, la caratterizzazione di una certa tipologia di personaggi che contraddistingue i suoi racconti, l’incontro con Roberto Bolaño, la sua militanza nel movimento LGBT cileno.   Instituto Cervantes Milán, giovedì 24 maggio 2018    F. A. – Sono trascorsi quasi vent’anni dalla pubblicazione in lingua spagnola, per la casa editrice Alfaguara, di Vite vulnerabili. Ora Francesco Verde li ha magnificamente...

Dieci anni senza / Fabrizia Ramondino. La scrittrice riflessa

Non sono molte le scrittrici italiane del Novecento presenti nei Meridiani Mondadori. Oltre a Elsa Morante, Grazia Deledda e Natalia Ginzburg, si contano Lalla Romano, Maria Bellonci, Alba de Céspedes, Anna Banti e le poetesse Amelia Rosselli e Maria Luisa Spaziani. Tutti nomi meritori, ma su cui pesano ancora troppe assenze, spesso per banali problemi di diritti. Se alcune autrici hanno potuto beneficiare di nuova vita grazie a singole iniziative editoriali – si pensi al recupero di Anna Maria Ortese e Cristina Campo da parte di Adelphi o a quelli, più recenti, di Goliarda Sapienza per Einaudi e Dolores Prato per Quodlibet –, c’è un’autrice ancora troppo sconosciuta, scomparsa dieci anni fa, il cui nome fatica a trovare spazio negli scaffali delle librerie: Fabrizia Ramondino (1936-2008...

Una distopia catastrofica / Ermanno Cavazzoni, La galassia dei dementi

Com’è noto, una delle differenze principali fra l’utopia classica (l’utopia positiva) e l’utopia negativa o distopia consiste nel diverso peso della dimensione narrativa. Un mondo ideale tende alla staticità, e perciò mal si presta a generare storie: tant’è vero che nell’eponima Utopia di Thomas More o nella Città del Sole di Tommaso Campanella la descrizione prevale sul racconto. Un mondo imperfetto – guasto, opprimente, infernale – offre invece grandi risorse all’immaginazione romanzesca. Ma anche in questo caso si può istituire una distinzione fondata sul diverso equilibrio tra lo sfondo (i lineamenti generali del mondo inventato) e il primo piano (l’intreccio propriamente inteso). In alcune distopie il punto di forza è l’idea di partenza, la trovata iniziale, e l’azione non fa che...

Speciale Appennini / Gli Appennini di Silvio D’Arzo

Non mi è mai piaciuto Silvio D’Arzo. Difetto mio, certamente, oltre ogni possibile giudizio estetico. Semplicemente non sono mai riuscito a farmelo piacere, nonostante lo abbia letto a diverse età, così come non ho mai sopportato la retorica che avesse scritto in Casa d’altri un racconto perfetto secondo la definizione originaria di Eugenio Montale. Ho poi tentato di ricredermi diverse volte – con scarsa fortuna peraltro – l’ultima in occasione di una lettura pubblica degli amici Giovanni Lindo Ferretti e Clementina Santi, estimatori, tra i tanti, del D’Arzo. Il punto è che parla degli Appennini e di Cerreto (Silvio D’Arzo, all’anagrafe Ezio Comparoni era cerretano da parte di madre) con una sensibilità che non ho mai ritrovato nelle cose, o meglio che non sono mai riuscito a immaginare...

Capelli, denaro, lacrime / Alan Pauls, Trilogia della perdita

Pianto, capelli e denaro hanno in comune la facoltà di essere persi. Oppure la perdita stessa è leitmotiv della vita: si perdono lacrime e soldi ma si perdono anche la speranza, la salute, la memoria, la vita stessa – la propria e quella degli altri. Non si fa altro che perdere qualcosa.    La prima metà degli anni settanta in Argentina, racconta lo scrittore argentino Alan Pauls in un'intervista a “ilmanifesto”, fu caratterizzata dalla guerriglia urbana e dal ritorno al governo di Peron dopo sette anni di giunta militare: periodo da lui definito come “utopico, convulso e radicalizzato”. La seconda fu invece quella di Videla, della violenza, dei desaperecidos, dell'inflazione. E però nella memoria di quel decennio si è perso, secondo Pauls, il ricordo della prima metà: così il...

Là, al di sotto del cavalcavia della tangenziale / La paura fa paura

Le collettività sono costituite per garantire il benessere dei pochi a danno dei molti, dice Ettore, che è arrivato a Milano da Reggio Calabria e poi è finito a vivere per strada. Ha perso tutto col gioco d’azzardo e adesso non gli resta niente. La vita cosiddetta civile garantisce ai comuni mortali il triste vantaggio di essere distrutti dai propri simili invece che dai rigori della natura. È laureato in sociologia, Ettore. Mi dice che la cultura, anche quella, è al servizio del denaro e, dice, con terminologia propria, come nei libri abbia imparato chi abusa di chi, con quale pretesto, con quali mezzi, con quale ideologia, con quale profitto.  Sono in tanti lì, al di sotto dell’enorme cavalcavia della tangenziale est di Milano, periferia del capoluogo lombardo dove le case cedono...

Prin e concorsi dell'università italiana / For English Press One

Uno dei più noti studiosi italiani di letteratura, Alberto Asor Rosa, ha deplorato su «Repubblica» del 28 aprile una decisione del Miur (Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca) riguardo alla lingua italiana. L’ultimo bando per i Progetti di ricerca di interesse nazionale (Prin), che sono tra le principali fonti di finanziamento della ricerca in Italia, prevede che i progetti siano presentati in inglese; a discrezione, è possibile anche aggiungere una versione in italiano. Le critiche di Asor Rosa sono di due ordini. Da un lato egli giudica paradossale che richieste di finanziamento rivolte ad autorità italiane per ricerche inerenti alla cultura italiana condotte da studiosi italiani vengono formulate in una lingua diversa dall’italiano. Dall’altro insiste sul fatto che...