festival scarabocchi 2020

Scritture

Camminando fra i boschi e l’acqua / Attraverso l'Europa sulle tracce di Fermor

Camminando fra i boschi e l’acqua è un libro di viaggio che narra l’itinerario a piedi di Nick Hunt attraverso Olanda, Germania, Austria, Slovacchia, Ungheria, Romania, Bulgaria e Turchia, dal 9 dicembre del 2011 al 16 luglio dell’anno seguente. È un percorso di circa quattromila chilometri realizzato camminando per strade asfaltate e boschi, campi e città, salendo montagne, costeggiando per lunghi tratti prima il fiume Reno e poi il Danubio. Hunt segue le tracce di un viaggio compiuto con poche sterline in tasca, quasi ottant’anni prima, dal diciottenne Patrick Leigh Fermor, detto Paddy, inglese come lui. Nello zaino porta i tre libri nei quali il suo predecessore aveva raccontato l’impresa: Tempo di regali, Fra i boschi e l’acqua e La strada interrotta. Il primo racconta il percorso...

Storia e indifferenza / Enrico Palandri, Le condizioni atmosferiche

“L’innocenza diventa astratta man mano che con gli anni ci si abitua a sentirsi tutti un po’ colpevoli di qualcosa. Per pigrizia, rassegnazione, prudenza, si finisce con l’occuparsi degli altri solo quando è necessario difendersene e non c’è nulla come l’ipotesi della loro innocenza che faccia paura perché metterebbe a nudo la nostra misantropia.” Se ci guardassimo alle spalle, come da uno specchietto retrovisore mentre la nostra auto accelera, lasciandoci dietro, alberi, asfalto e case, cosa vedremmo tra la polvere e la luce del sole che cala? Vedremmo i nostri anni a terra, il tempo che abbiamo attraversato (o che ci ha attraversati). Vedremmo certamente gli affetti, gli amori, tutti i posti dove siamo stati, forse anche quelli dove avremmo voluto stare e non ci siamo riusciti. Vedremmo...

Stati Uniti / Dollari e no dopo la fine del secolo americano

In questi giorni le fiamme degli Stati Uniti ci colpiscono e ci interrogano. Nella scia della più grave crisi sanitaria e all’inizio di una grande depressione economica, l’uccisione di George Floyd, la rivolta generalizzata e la repressione che ne sono seguite, riportano alla luce e intrecciano “i fili della rabbia americana”, come ha scritto sul manifesto Bruno Cartosio. Dello stesso autore arriva in libreria un saggio, Dollari e no. Gli Stati Uniti dopo la fine del secolo americano (Derive e approdi, aprile 2020), che funziona come una guida di lettura all’incendio. I due fili della rabbia sono il razzismo e la disuguaglianza. La pandemia, colpendo prima e di più, sia nel contagio fisico che nelle conseguenze economiche, gli afroamericani perché più poveri, ha tirato entrambi questi...

Francesco M. Cataluccio / In occasione dell’epidemia

Tutto comincia con un sogno. Un sogno dentro un sogno, che è però un incubo. Una cartoleria di Chinatown a Milano dove il narratore entra attratto dalle maschere e dai travestimenti esposti in vetrina; dentro ci sono pipistrelli appesi al soffitto e topi; l’uomo che la gestisce non è altro che uno spirito incagliato in quel negozio dell’aldilà. Poi tutto prende fuoco e fuggendo all’esterno il sognatore non trova più la bicicletta con cui è arrivato là; la città attorno è vuota: nemmeno una macchina, nessun passante. Seduto nella cucina della sua casa milanese Francesco M. Cataluccio tra un pasto e l’altro, che ha cucinato per la sua famiglia, s’è messo a scrivere un diario della pandemia che ha desertificato la città trasformandola per due mesi e passa in un lazzaretto di potenziali...

Concupiscenza libraria / Le “manie libresche” di Manganelli

“Quale che sia l’intensità dell’orrore, esso non supera mai il divertimento, la furibonda gioia del cantastorie, la felicità del possedere tutte le parole per raccontare, incantare, affabulare”. Una definizione trascinante. Si sarebbe tentati di riferirla proprio a lui, e invece Giorgio Manganelli la regalava a Gogol’ sulle colonne dell’“Europeo” nel 1981. È una delle oltre 130 recensioni che Salvatore Silvano Nigro ha raccolto in un libro gustoso e poderoso: Concupiscenza libraria, uscito da poco per Adelphi. Se si pensa che un secondo volume è in programma per l’anno prossimo, si avrà la misura della “mania libresca” da cui Manganelli era attanagliato.   Silvano Nigro riunisce le recensioni che Manganelli non ha ripubblicato in vita, continuando così la sua fedele opera critica al...

Dissoluzione e arricchimenti / Nomi della rosa: gli schizzi di Eco

Il nome della rosa: che dirne ancora? A quarant’anni dalla sua prima pubblicazione, del romanzo storico-poliziesco-filosofico di Umberto Eco s’è scritto di tutto e il suo contrario. Interpretazioni e sovrainterpretazioni da parte di critici e intellettuali d’ogni sorta e paese, tutti tentativi, alla fin fine, di spiegarne le ragioni (letterarie? narrative? sociologiche? finanziarie?) del planetario successo. Un racconto di monaci medievali che si sgozzano per mettere le mani (letteralmente) sul secondo libro della Poetica di Aristotele, pieno di dottissimi dialoghi e citazioni in latino, riferimenti d’antan e strizzate d’occhio all’attualità, presto diventato un best seller. Nessuno lo poteva immaginare, meno che mai il suo autore, convinto d’aver redatto niente più che un divertissement...

Generazioni a confronto / Trent'anni: there's a million things to be

Molte volte negli ultimi anni ho discusso accanitamente con mia madre perché, vicini o ormai raggiunti i trent’anni, ero troppo grande, a suo avviso, per vivere “in condivisione”. Da adulti si vive o con l’uomo (meglio non la donna ma, in caso, pace) che ci si è scelti ed eventualmente (meglio di sì) con dei figli. O altrimenti da soli.    Vivere con amici è socialmente accettato, come passaggio necessario per una generazione di precariato lavorativo ed esistenziale, solo in mancanza di soluzioni “stabili”: semplicemente costa meno, meno di una famiglia e meno di un monolocale.  Chiaramente ci sono altri aspetti positivi: se non si ha tempo di fare la spesa, la farà qualcun altro, e viceversa; se si è stanchi o disperati, ci sarà chi all’occorrenza ci prepara una pasta e...

Un conto rimasto aperto / Ma perché siamo ancora fascisti?

Il vento del cambiamento (editoriale)   Il fascismo è ancora qui? Perché non l'abbiamo “tolto di mezzo”? Negli ultimi anni, sussurrando o gridando che il lupo era tornato, non si è fatto che parlare di fascismo, in un proliferare di prefissi (neo-, post-, cripto-, para-, filo-, ecc.) a suggerire che non è proprio la stessa cosa, ma neanche così diverso. Nel polverone sollevato da tutta questa attenzione – mediatica, politica – sul fascismo, tra saggi e romanzi di vario tipo, l'anno scorso è apparso un faro, un “manuale di autodifesa” (così l'abbiamo definito) che si faceva strada attraverso il passaparola, forte della sua nitidezza: Mussolini ha fatto anche cose buone. Le idiozie che continuano a circolare sul fascismo di Francesco Filippi (Bollati Boringhieri 2019).  Non si...

1 giugno 2019 - 1 giugno 2020 / L'ultimo dono di Michel Serres

Prima di morire il 1° giugno del 2019, prossimo ai novant’anni, Michel Serres ci ha fatto dono di un ultimo libro, Morale per disobbedienti, tradotto da Chiara Tartarini per Bollati Boringhieri a cui dobbiamo la pubblicazione di gran parte degli ultimi scritti del filosofo francese. Il titolo originale, Morales espiègles, letteralmente suona “morali dispettose” o, meglio ancora, “morali birichine”; nella prefazione Serres scrive di addentrarsi in punta di piedi nelle questioni morali, lui, bisnonno e discepolo di Arlecchino, fiducioso nelle virtù delle nuove generazioni a cui vorrebbe insegnare a far le boccacce, pur nelle tragedie che non smettono di accompagnare la storia dell’uomo. L’interprete dell’atomismo antico, che nel clinamen del De rerum natura ha scorto l’annuncio dello scarto...

RODARI 100 / Lezioni di Fantastica. Storia di Gianni Rodari

Noi dobbiamo proporci il compito di salvare nel cittadino di domani, nell’uomo la cui formazione dipende da noi, quelle energie vitali, quegli slanci attivi, quell’intensità di passioni e di forza morale che il bambino mette nei suoi giochi e molto meno, purtroppo (ma non è colpa sua), nei compiti di scuola, nei doveri in cui via via s’imbatte.    Così scriveva nel 1962 Gianni Rodari, parlando a Ferrara della sua attività letteraria (con parole che sarebbero presto esplose nel mondo dell’educazione, tra la Lettera a una professoressa della scuola di Barbiana di don Milani e Gennariello di Pasolini). Rodari era ormai uno scrittore affermato, autore di due libri appena pubblicati da Einaudi, che allora era l’equivalente di una vera e propria consacrazione poetica. A noi che...

1 giugno 1970 - 1 giugno 2020 / Giuseppe Ungaretti a cinquant'anni dalla morte

Giusto cinquant’anni fa, la notte fra il primo e il due giugno 1970, moriva a Milano Giuseppe Ungaretti, all’età di ottantadue anni. Quando, il quattro giugno, si svolsero i funerali, nella Chiesa di San Lorenzo fuori le Mura a Roma, il poeta fu accompagnato da familiari, da amici scrittori, da artisti ed allievi, ma da nessun esponente dell’Italia ufficiale. Carlo Bo, suo antico sodale, pronunciò, secondo l’amico e biografo Leone Piccioni che le riporta, parole di questo tenore: “Giovani della mia generazione, in anni oscuri di totale delusione politica e sociale, sarebbero stati pronti a dare la vita per Ungaretti, cioè per la poesia”. Vittorio Sereni, appresa la notizia della morte, così commentò: “Muore per la seconda volta mio padre”. Ungaretti non esercitò soltanto un’influenza a...

Copricapi / Tropeoli

Normandia 1867. Prospettiva dall’alto. Luce ovunque. Due eleganti figurine – lei con l’ombrellino, lui con il cilindro a difesa dal sole del meriggio – si stagliano sulla balaustra di una terrazza che s’affaccia sul blu di un mare trafficato di vele. Sono collocate al centro dello spazio ritagliato da due pennoni con, in vetta, lo sventolio delle bandiere in un cielo azzurro, appena velato dalla calura. In primo piano, seduta di spalle su poltroncine impagliate, un’altra coppia, similmente abbigliata, le guarda. Lui, inquadrato più di sguincio, distinto e barbuto, calza una più consona paglietta. Lei è del tutto nascosta dalla calotta bianca del parasole. La terrazza è circondata da bordure fiorite e rampicanti che ricoprono anche la griglia della balaustra, al suo centro un’aiuola...

Il mutuo appoggio / Kropotkin. Solidarietà invisibile

È stato rinfrancante leggere in questi giorni Il mutuo appoggio del geniale Pëtr Alekseevič Kropotkin (1842-1921), appena edito da elèuthera nella nuova traduzione di Giacomo Borella, la prima dall'originale inglese: non fosse altro perché ci libera da un cinismo in cui è davvero troppo semplice indulgere. Abbandonata in giovane età la corte russa, il principe che sarebbe diventato anarchico si mise in viaggio per la Siberia e la Manciuria. Qui raccolse una mole di osservazioni del mondo animale, sulle quali costruì un'ipotesi di fondo: insieme alla lotta reciproca, un fattore chiave dell'evoluzione è il "mutuo appoggio e reciproca difesa tra gli animali appartenenti alla stessa specie o, almeno alla stessa società". Darwiniano, Kropotkin chiarisce che senz'altro "la vita è lotta; e in...

Un Marx geografo: David Harvey

Geografia del dominio (Ombre corte 2018) raccoglie quattro brevi saggi di un autore di valore, David Harvey: geografo, ma esploratore di molti aspetti del contemporaneo nelle sue diverse declinazioni. Il suo libro più noto, The Condition of Postmodernity (1989), univa la lettura del postfordismo ai fenomeni culturali, artistici e architettonici del postmodernismo. Mostrava in fondo che questa corrente di pensiero – così influente nelle arti applicate, nell’urbanistica e nell’architettura di fine Novecento – era direttamente riconducibile a forme di produzione e a modelli di accumulazione flessibile tipici del tardo capitalismo. Negli anni, Harvey si è sempre più riferito a Marx: non al marxismo ma al testo marxiano, fonte inesauribile di analisi e profezie di quella che chiamiamo ora...

Poesia / Cesare Viviani e Ernesto Franco

Cesare Viviani, Ora tocca all’imperfetto, Einaudi 2020.   Per la prestigiosa “Collezione di poesia” di Einaudi Cesare Viviani pubblica Ora tocca all’imperfetto, ultimo tassello di una lunghissima e prestigiosa carriera in cui l’autore ha attraversato fasi ed “epoche” diverse, sempre però mantenendo un alto grado di significatività, un’inconfondibile personalità (anche attraverso i cambiamenti) e, soprattutto, una costante qualità poetica; elementi che rendono Viviani uno dei poeti più autentici e “persistenti” del panorama italiano.  E a proposito di carriera. Si potrebbero cercare, andando a ritroso, antecedenti di questo volumetto – sia per i temi, sia per il taglio epigrammatico e gnomico – in raccolte quali Una comunità degli animi o, ancora di più, forse, in Passanti....

Diario 8 / Scatole magiche da Silvan

Nell'ultima settimana ha tenuto banco il gioco politico. Non c'è un altro modo per dirlo, anche se l'idea di gioco in un momento così drammatico risulta terribilmente cinica e, dunque, mostruosa.  Ma questo è: gioco, balletto, teatro. Si comincia con la bagarre alla Camera seguita a un intervento del deputato 5stelle Ricciardi che prova, interrotto da urla belluine (e persino sputazzi di leghisti che per farsi sentire meglio si sono anche abbassati la mascherina, e poi, nella foga del battere pugni sugli scranni, hanno pure rotto un microfono, 'sti esagitati), a esporre una critica al modello Lombardia. Non che Ricciardi dica niente di particolarmente sconvolgente, solo un'imprecisione (l'ospedale in Fiera non è stato realizzato con soldi pubblici, bensì con donazioni dei privati),...

Nina Jablonski / Di che colore hai la pelle?

Il colore della pelle è una delle prime cose che balzano all’occhio, specialmente oggi, corredata dai più vari pregiudizi, eppure la bibliografia in merito non è eccessivamente ampia, né in ambito biologico, né in quello antropologico, storico e filosofico: l’immediato rimando alla teoria della razza ha reso i ricercatori scientifici molto cauti su questo tema, mentre la storia della filosofia occidentale ha rivelato agli studiosi il persistere di pregiudizi razziali in autori insospettabili. Il libro di Nina Jablonski, Colore vivo: Il significato biologico e sociale del colore della pelle, pubblicato nel 2014 dall’Università della California e ora uscito per Bollati Boringhieri nella traduzione italiana di Alberto Agliotti, affronta tutti e due questi piani di analisi.    ...

Modello Paperino / Che fatica la pigrizia!

Allora come è andata questa lunghissima quarantena e il Lockdown?   Così così. Ho dormito molto; ho letto poco; sono stanco per il troppo lavoro on line; e poi ho mangiato troppo, così ho preso peso.   Insomma sei stato un pigrone, salvo il lavoro da remoto…   Non proprio. Ho lavorato senza muovermi da casa e per questo mi sono affaticato più di quando andavo in ufficio in autobus, in tram o in bicicletta.   Lo sai che sto leggendo un libro che mi sembra perfetto per descrivere la tua situazione, che poi è stata anche la mia in questi due mesi? Si intitola La fatica di essere pigri (Cortina Editore) e lo ha scritto un professore di semiotica di Palermo, Gianfranco Marrone. Si parla di tante cose tra cui anche di uno dei tuoi eroi preferiti: Paperino.  ...

L'uso delle parole / Letteratura e giustizia

Legittimo impedimento, presunzione d'innocenza, patteggiamento, prove, indizi. Questi termini sono ormai parte del nostro linguaggio, e anche del nostro immaginario, di cui le parole sono sempre le spie. Da qui viene da chiedersi: la lingua del diritto è davvero così fredda, inerte e oscura, come a prima vista si potrebbe pensare? E in che rapporto sta il linguaggio della legge con quello della letteratura?  Le parole dei giuristi (legislatore, giudice, avvocato), più di altre, non si limitano a descrivere fatti, li provocano esse stesse. La lingua del diritto è potentemente creativa, poiché genera norme, atti amministrativi, contratti e sentenze: essa insomma ha conseguenze reali sulla vita delle persone, modificandola. Certamente come ogni linguaggio di settore, le parole dei...

Jean Malaquais. La città distopica

Un autore è “radicale” quando ha la capacità di andare alla radice delle cose, di ricercare la sua identità, di rimanere come “rumore di fondo” per dirla con Calvino, anche quando gli eventi dominano la scena imponendo la loro produzione di senso. Jean Malaquais è uno di questi. La sua radicalità è testimoniata dalla vita vissuta che, al contrario di quella del protagonista del romanzo ora letto, La città senza cielo (Cliquot, Roma, 2019), fatica ad essere riassunta come una successione coerente di eventi.  Si chiamava in realtà Wladimir Malacki, ebreo polacco arrivò in Francia nel 1926, imparò il francese, si dedicò ai mestieri più disparati (minatore in Provenza, lavapiatti a Dakar, lavoratore nei mattatoi di Les Halles). Deciso a partecipare alla guerra di Spagna, entrò in...

Ermanno Cavazzoni / Il ritorno dei lunatici

Sono passati più di trent’anni dall’uscita per i tipi di Bollati Boringhieri del romanzo d’esordio di Ermanno Cavazzoni, Il poema dei lunatici, prima tappa di un percorso narrativo felice e prolifico, che dura a tutt’oggi. Il libro è stato ristampato recentemente per La Nave di Teseo, l’editore che si è occupato della diffusione delle ultime opere dello scrittore reggiano: La galassia dei dementi (2018), romanzo ‘fanta-nescientifico’, e il recentissimo Storie vere e verissime (2019), raccolta di testi ibridi, un po’ corsivi e un po’ narrazioni, che costituisce la terza puntata di un filone parallelo alla produzione di romanzi e racconti, inaugurato con Il limbo delle fantasticazioni (Quodlibet 2009) e proseguito con Il pensatore solitario (Guanda 2015). Periodicamente riproposto negli...

Olivetti / Memoria imperfetta

La memoria imperfetta (Einaudi) è quella di Antonella Tarpino, nata e cresciuta nell’Ivrea di Adriano Olivetti, un’epoca prima mitizzata, poi dimenticata e da un decennio circa studiata e rivalutata, col traguardo di aver reso, dal 2019, la cittadina eporediense un sito UNESCO patrimonio mondiale dell’umanità. Definizione altisonante ma un po’ vuota perché oggi, quando si raggiunge Ivrea, si è generalmente delusi. Non esiste nemmeno un punto di accoglienza per essere indirizzati verso le famose architetture olivettiane. Tra gli autori di quelle architetture c’è stato il padre di Antonella, Emilio Aventino Tarpino, che fu un architetto al servizio della Olivetti, impegnato nella progettazione delle abitazioni per i dipendenti. Gli amici del padre sono giovani intellettuali e artisti, buffi...