Storia

Viva Caporetto! A sessanta anni dalla morte / Curzio Malaparte, un secolo dalla disfatta

Quando, all’alba del 24 ottobre 1917, i soldati austro-tedeschi cominciarono ad avanzare in quel tratto del fiume Isonzo che lambisce Caporetto, l’esercito italiano era già provato dal violento bombardamento che a partire dalle due del mattino non aveva cessato un attimo di colpire le sue linee. Le truppe imperiali non trovarono una feroce resistenza, e alla sera del primo giorno di battaglia si contavano già 15.000 italiani catturati come prigionieri. La disfatta di Caporetto è uno shock per l’intero esercito e per tutta la nazione; è il crollo del sistema paese: in una ventina di giorni 10.000 km² di territorio vennero ceduti al nemico; circa 300.000 soldati furono presi prigionieri e 600.000 fra uomini, donne e bambini furono costretti a lasciare le loro case, formando – assieme alla...

27 aprile 1937 - 27 aprile 2017 / Antonio Gramsci: i veri intellettuali

Quando si distingue tra intellettuali e non intellettuali in realtà ci si riferisce solo alla immediata funzione sociale della categoria professionale degli intellettuali, cioè si tiene conto della direzione in cui grava il peso maggiore dell’attività specifica professionale, se nell’elaborazione intellettuale o nello sforzo muscolare-nervoso. Ciò significa che se si può parlare di intelettuali, non si puà parlare di non-intellettuali, perché non intellettuali non esistono. Ma lo stesso rapporto tra sforzo di elaborazione intellettuale cerebrale e sforzo muscolare-nervoso non è sempre uguale, quindi si hanno diversi gradi di attività specifica intellettuale. Non c’è attività umana da cui si possa escludere ogni intervento intellettuale, non si può separare l’homo faber dall’homo sapiens....

Ridateci il nostro futuro / Gabriele Del Grande: fermate le guerre, non le persone

"Sarà domani o sarà tra vent'anni, ma un giorno tutto finirà. Solo allora, poco a poco, a milioni ritorneranno nelle loro case da tutto il mondo. E noi rimarremo qui intrappolati nelle nostre mappe e nei nostri egoismi. Stretti tra i muri che abbiamo costruito per tenerci al sicuro e di cui capiremo il significato profondo soltanto quando dall'altra parte del filo spinato ci saranno i nostri figli. Perché la storia è una ruota che gira e non sempre perdona". Gabriele Del Grande, 14 aprile 2016   "Quando hai visto la guerra, non è facile convivere con quello che sai. Non parlo di segreti o di scoop. Parlo di storie, di emozioni, di dolore. Alla fine devi fare qualcosa, prendere posizione. Forse più per te stesso, per non rimanere schiacciato dal peso di quel dolore. A maggior ragione...

Artisti realisti / Alto là! Grigorij Šegal'. Il nuovo byt

Questa volta è una coppia di manifesti a essere protagonista. Entrambi dedicati alla condizione femminile in URSS e impostati sul didascalico accostamento di due realtà opposte, il bene da un lato e il male dall’altro, dunque esaminabili in parallelo. Il primo, realizzato nel 1929 dall’associazione degli artisti realisti, pone in primissimo piano una donna sovietica vista di spalle, sobriamente vestita come si comandava a una bolscevica responsabile ed esemplare.     Fazzoletto rosso rigorosamente annodato dietro la nuca per prendere le distanze dall’arcaico modello femminile contadino che lo legava sotto al mento, calze scure e pesanti, tacchi bassi, abito severo e braccio sinistro levato a indicare il monito che pare uscire dalla mano stessa della donna: Alto là! L’...

Milano, marzo 1977 / Coito Ergo Zoom

Tentativo empirico di rispolverare l’epos furibondo e sensuale di quel mese di quaranta anni fa. Oppure, più sobriamente, breve cronaca lombarda delle occasioni e dei nutrimenti di allora. Strumenti a disposizione, perfettamente conservati: un diario completo dell’intero 1977 su agenda foderata in similpelle, un quaderno ad anelli con le annotazioni maniacali di tutti i film visti e i libri letti quell’anno, una raccolta di lettere provenienti da Bologna spedite da amici coetanei iscritti a Filosofia. Antefatto: sabato sera 26 febbraio a Milano è carnevale, al Teatro Uomo c’è Ubu Re di Jarry, che come molti scoprivo in quei mesi. Per le strade, nugoli di indiani metropolitani spuntano da ogni angolo, in Piazzale Loreto improvvisano un falò e un girotondo, le macchine girano alla larga,...

Perché non si racconta che a Bologna vennero intellettuali da tutta l’Europa? / L'altro 1977

Quando entro in aula, dove ho insegnato tutta la vita, e vedo i ragazzi che finalmente liberi dalla disciplina della scuola sviluppano rapidamente e con competenza una visione del futuro che abiteranno con scienza e poesia, porto con me le splendide atmosfere intellettuali della mia giovinezza. Da Gianni Celati e Umberto Eco a Giuliano Scabia o Pietro Camporesi, i nostri cattivi maestri, come si diceva allora, o almeno quelli che sono stati i miei, riempivano le aule non solo di studenti, ma di idee e discussioni. Bologna era negli anni ’70 un’università-fucina straordinaria. Giornali, seminari, collettivi, radio. Invece si riparla sempre del ’77 bolognese a partire dalla violenza. Foto di fazzoletti tirati sopra il viso, i blindati che entrano la città universitaria come a Praga nel ’68...

Cent'anni sono passati dall'ottobre 1917 / D. Moor. Aiuta

Cent'anni sono passati dall'ottobre 1917, anniversario dei fatidici giorni che "sconvolsero il mondo" e non soltanto la Russia: la Rivoluzione Socialista d'ottobre. Il suo effetto, tra splendori e miserie, si è protratto per una settantina d'anni nel corso dei quali molteplici testi culturali, a fianco di eventi politici e rivolgimenti sociali, sono stati prodotti. Esamineremo ogni mese un'immagine particolarmente significativa per quel percorso commentandola, analizzandola, sistemandola nel tempo e nel discorso da cui era emersa. Questo sarà il nostro omaggio ai cent'anni di una delle utopie più grandi della terra e, inevitabilmente, al suo crollo.   Si chiamava Dmitrij Stachievič Orlov ma aveva scelto per i suoi disegni lo pseudonimo D. Moor. Nel 1921, sensibile come altri dediti...

La letteratura come volontà di potenza / Da Napoleone a Goebbels

Goebbels a comizio.    «Quando sento la parola cultura metto mano alla pistola». Dei tanti slogan ominosi del Secolo breve è questo, forse, il più rivelatorio. Non è un caso che, proprio commentando questa frase, uno degli intellettuali più brillanti e provocatori del nostro tempo, Boris Groys, abbia spiegato come certe dinamiche del potere culturale mutuino, più o meno simbolicamente, la volontà di potenza (o di sopravvivenza) del potere tout court – quello politico. Ricorda Groys come «Goebbels si sia sforzato soprattutto per ottenere un successo da scrittore. Per lui fucilare la gente era una deviazione per raggiungere un successo letterario». La frase in questione, secondo Groys, «esprime una reazione alla pretesa scandalosa della cultura, supponendo che tale pretesa...

Cent'anni sono passati dall'ottobre 1917 / Jurij Bondi. L'agitator

Cent'anni sono passati dall'ottobre 1917, anniversario dei fatidici giorni che "sconvolsero il mondo" e non soltanto la Russia: la Rivoluzione Socialista d'ottobre. Il suo effetto, tra splendori e miserie, si è protratto per una settantina d'anni nel corso dei quali molteplici testi culturali, a fianco di eventi politici e rivolgimenti sociali, sono stati prodotti. Esamineremo ogni mese un'immagine particolarmente significativa per quel percorso commentandola, analizzandola, sistemandola nel tempo e nel discorso da cui era emersa. Questo sarà il nostro omaggio ai cent'anni di una delle utopie più grandi della terra e, inevitabilmente, al suo crollo.    La prima immagine della serie dedicata alla rivoluzione d’ottobre del 1917, la Grande Rivoluzione Socialista d’Ottobre, per...

Digerire vetro / La deportazione raccontata ai bambini

Libri recenti e incontri nelle scuole con insegnanti e studenti sono l'occasione per ragionare su come parlare ai bambini e alle bambine di qualcosa di enormemente doloroso come persecuzione, deportazione e genocidio, tanto più smisurato quando si abbatte su soggetti come i bambini.    La violenza nei loro confronti distrugge anche la fiducia e la cura che ogni piccola esistenza chiede a quella adulta; e così la dimensione di futuro potenziale che ogni bambino o bambina ha in sé. Per i bambini, prendere atto di questo è di particolare impatto. Per gli educatori significa anche rischiare di minare la fiducia nel mondo, negli adulti, nel futuro appunto. La memoria della Shoah nella sua interezza è qualcosa che non può essere rovesciata addosso ai bambini ma che deve essere...

P. M. A. Cywiński, Non c’è una fine. / Trasmettere la memoria di Auschwitz

A oltre quindici anni dalla legge istitutiva del Giorno della memoria la nostra conoscenza di cosa diciamo quando diciamo Auschwitz si fa sempre più ampia, anche per il grande numero di ricerche, pubblicazioni e riflessioni sul tema; allo stesso tempo più aumenta la conoscenza della galassia che ruota attorno ad esso – per profondità, vastità, dettagli – più si staglia nitida dallo sfondo la domanda che, in qualche modo, il libro di Piotr Cywiński pone con pacata urgenza. Che significato ha questa memoria, quando ci attraversa, e soprattutto, come la usiamo? Non c’è una fine è stato scritto del direttore del Memoriale e Museo di Auschwitz-Birkenau (in carica dal 2006), edito nel 2012 in polacco e inglese con il titolo Epitafium / Epitaph, ora in italiano per i tipi di Bollati Boringhieri...

Prima venne l'Epifania / La Befana

Il nome della Befana e l'Epifania   È normale che i nomi vengano dopo le cose. Al principio infatti sono le cose, cose naturali che ancora non si chiamano però, e solo in seguito vengono i nomi che ad esse sono, dagli uomini, assegnati: nomi comuni: montagna, pecora, ragazzo, e nomi propri: Monte Bianco, Dolly, Giovanni. Nel libro biblico della Genesi il Dio creatore assegna ad Adamo il compito di dare i nomi alle cose: in qualunque modo le avesse chiamate, «quello doveva essere il loro nome» (Gn 2,20). E così fu sancito, tra il resto, il principio di possesso e sfruttamento della natura da parte dell'uomo. Uscendo dalla mitologia per entrare nella storia, l'uomo, divenuto nella arguta definizione di Max Frisch homo faber, cominciò a fabbricare cose artificiali, o manufatti, e a dar...

La storia particolare di una vicenda mondiale / L'impero del cotone

Anche la storiografia ha le sue mode, guidate dalla ricerca di un pubblico di lettori ma anche da scelte delle corporazioni accademiche che pongono al centro del dibattito un tema, con congressi, seminari e finanziamenti. Avviene così che specialmente i giovani ricercatori in cerca di un'occupazione aderiscano alla moda del momento. Da qualche anno ormai è di moda la storia globale, promossa e sostenuta da un potente stimolo politico e finanziario. Non è un fatto negativo in sé se la storiografia parte dal desiderio di criticare l'idea evidentemente superata della centralità esclusiva dell'Europa e degli Stati Uniti nello sviluppo economico, culturale e sociale del mondo. Ma è un proposito più morale che di metodo se l'innovazione consiste solo nell'occuparsi degli “altri” o nell'avere...

Fifo, Manolo, Quien tú sabes / Il nostro comandante, il mio Fidel

Alla fine è successo all’Avana in una tiepida serata autunnale (cielo parzialmente nuvoloso, temperatura massima 27° C - minima 15° C), dopo la visita di Papa Francesco e di Obama, e prima di Capodanno, che è quando a Cuba la famiglia si riunisce attorno al lechón asado, al maialino arrosto. Di venerdì, che è il giorno più adeguato per morire, e spero senza dolore, russando come un bambino, come capita agli anziani più fortunati. Quante volte mi sarò chiesta, in questi ultimi anni: “come reagirò quando Lui se ne andrà?”, “come lo saprò?”, “dove sarò?”. Fra tutte le possibili sceneggiature – compresa quella in cui vengo sorpresa dalla notizia mentre sono a lezione e allora chiedo agli studenti un minuto di silenzio, lo ricordo tra i singhiozzi, abbraccio il primo che mi capita a tiro...

Che cosa imparare dal percorso del 'lider Maximo'? / Ciao Fidel. Né lacrime, né festeggiamenti

La morte di Fidel provoca come effetto immediato una caricatura della «divina commedia»: risa e pianti si susseguono quasi sullo stesso volto. Al di là del manicheismo che ha sempre accompagnato il regno troppo lungo di Fidel Castro, esiste in America Latina un altro punto di vista sulla morte del «lider Maximo», perché capire – non dispiaccia al ministro francese Manuel Valls – non è giustificare.   Cos’è allora che la sinistra latino-americana può capire e imparare dal percorso di Fidel?   Qualche fatto, per cominciare. Bisogna ricordare che la rivoluzione castrista è stata la prima e l’unica a non farsi schiacciare dagli Stati Uniti. Oggi abbiamo dimenticato l’innumerevole lista di democrazie progressiste massacrate durante trent’anni dall’amministrazione americana, come è...

Chi ha votato il magnate? / Trump. Voto contro

Lo storico politico Allan Lichtman ha previsto il vincitore di tutte le elezioni presidenziali americane dal 1984 fino a oggi. Aveva previsto anche la vittoria di Trump. Non si basa affatto su sondaggi, a cui non crede, bensì su tredici “chiavi”. Parte dal presupposto che le elezioni siano un referendum sul partito che governa e quindi non conta granché chi siano i candidati. Se contro Clinton al posto di Trump ci fosse stato un altro candidato repubblicano, avrebbe vinto lo stesso. Se Lichtman ha ragione – e le sue previsioni finora gli danno ragione – la vittoria di Trump appare meno significativa di quanto non sembri.   Gran parte dell’elettorato non vota pro, vota contro. Vota “No”. (Anche in Italia. Sono convinto che la maggioranza delle persone che voteranno “No” al referendum...

Non tutte le strade sono aperte / Sulla Transiberiana

«Non cercavamo l'avventura, ma soltanto un attimo di respiro, in paesi nei quali le leggi della nostra civiltà non valevano ancora». Tra 1939 e il 1940 due donne di trentuno e trentasei anni partono dalla Svizzera con una Ford. Si lasciano alle spalle un'Europa che sta implodendo e guidano, guidano verso Est, attraversando l'Anatolia, l'Iran, l'Afghanistan fino all'Hindu Kush, a un passo dalla Cina. Una delle due, Ella Maillart, proseguirà fino in India. L'altra, Annemarie Schwarzenbach, si sentirà in dovere di tornare indietro, di raggiungere i fratelli Mann e affrontare di petto la Storia.  Annemarie ed Ella son fatte di sostanze diverse e son spinte al viaggio da opposte urgenze. La prima, come la definì Thomas Mann, era un angelo inconsolabile, devastato, viva e leggera come l'...

Un filosofo in guerra / Julius Evola. Fuori dalla storia

Malgrado le opere di Evola siano ancora ristampate (oltre alle raccolte di scritti uscite per sigle editoriali espressione del radicalismo di destra, è il caso di segnalare le ristampe dei suoi volumi in corso da anni per le Edizioni Mediterranee), il periodo fra il 1943 e il 1945, corrispondente grosso modo alla storia della Repubblica sociale, è rimasto sempre abbastanza oscuro, con qualche sporadico chiarimento da parte dello stesso Evola – specie nella sua autobiografia, Il cammino del cinabro, pubblicata nel 1963 (ma cfr. la n. ed., Mediterranee, Roma 2014) – e nella sua fitta corrispondenza. Poche erano state finora le certezze sulle scelte e gli spostamenti evoliani in quel biennio. Il contributo di de Turris, il maggior specialista dell’opera evoliana, contribuisce a risolvere...

Piazza San Sepolcro. Il vero cuore di Milano

Poco da fare: l’agonismo paradossalmente è connaturato in modo consanguineo a Piazza San Sepolcro, appartato luogo del centro milanese, dietro la Veneranda Biblioteca Ambrosiana, destinato a funzionare da simbolo in varie epoche della storia cittadina. Il 21 marzo 1919, qui ebbe infatti inizio la vicenda del Fascismo, per cui l’élite del Regime venne definita, per la sua pura fede della prima ora, sansepolcrista. Il Duce rimase comprensibilmente legato d’affetto alla piazza della sua giovinezza: vi tornò ogni tanto per discorsi dal balcone (più umile di quello di Palazzo Venezia, ovviamente, ma sempre d’effetto), come quello del 1936, testimoniato da un cinegiornale Luce. Mascelluto, armato di piccone, egli in quel momento dava inizio ai lavori per la ristrutturazione di Palazzo Castani,...

Didjeridoo

 “Ex-cu-se me, sir…”, “Italian?!” perché il viandante australiano su un sentiero sabbioso risponde con una domanda?.   “Yes, I-am”. Il pedone del posto lontano lontano alza le braccia a formare un arco sopra il capo e comincia ad ancheggiare una sua strana tarantella italiana: “Mamma mia, mamma mia, che ci posso fa’”...  Nel XXI secolo noi suscitiamo dunque in Australia benevola ilarità solo per il fatto di essere italiani? Non moltissimi anni fa, in parecchi luoghi ispiravamo disprezzo e disgusto.  Gli italiani, sì, sono benvoluti in Australia. Sono molti, la più grossa minoranza, e poi hanno trovato anche qui la loro nicchia atavica: cuochi, calzolai, sarti, camerieri, vinattieri, baristi…  “Focaccia”, “Focciacha”, “ Fochacia”, sono insegne di locali...

Alle origini di mafia e camorra 1859-1878 / Francesco Benigno, La mala setta

Il titolo inganna un po' il lettore. Racconta di più di quello che ci si aspetterebbe sulla situazione italiana negli anni successivi all'Unità, anni complicati e incerti in cui si sono gettate le basi politiche e giuridiche dello stato e di meno di quello che il titolo promette su mafia e camorra. "Si tratta – ci dice l'autore – di una linea interpretativa coerente con la “tendenza culturalista” nella criminologia contemporanea per la quale da un lato la “questione criminale” deve necessariamente includere cosa la gente pensa sia il crimine, mentre dall'altro il suo studio non può essere affrontato indipendentemente dai processi culturali che la definiscono, tra cui, non ultimi, i costrutti analitici delle scienze sociali" (p. 373). Un'impostazione di questo genere ci porta alla...

Quante cose riesce a fare la gente che non è mai nata / Roma. San Lorenzo

Un anno fa, nella settimana di Pasqua del 2015, a seguito di circostanze difficilmente riassumibili, mi ritrovai un sabato mattina seduto alla scrivania di un agente immobiliare al quale stavo per presentare un’offerta di acquisto per un appartamento al quarto piano di un palazzo di via dei Sabelli a San Lorenzo. L’appartamento era uno degli esempi di case operaie di ringhiera, molto simile a quello di palazzo Lamperini in via Tiburtina in cui Monicelli girò I soliti ignoti: soffitti con travi a vista, pavimenti originali in graniglia, ingresso affacciato su un romanticissimo ballatoio. Trasferirmi a San Lorenzo, era l’ultimo dei miei desideri, ma l’appartamento era una vera occasione, e l’alta redditività che il quartiere garantisce nel mercato degli affitti ne faceva in ogni caso un...