Storia

Piazza San Sepolcro. Il vero cuore di Milano

Poco da fare: l’agonismo paradossalmente è connaturato in modo consanguineo a Piazza San Sepolcro, appartato luogo del centro milanese, dietro la Veneranda Biblioteca Ambrosiana, destinato a funzionare da simbolo in varie epoche della storia cittadina. Il 21 marzo 1919, qui ebbe infatti inizio la vicenda del Fascismo, per cui l’élite del Regime venne definita, per la sua pura fede della prima ora, sansepolcrista. Il Duce rimase comprensibilmente legato d’affetto alla piazza della sua giovinezza: vi tornò ogni tanto per discorsi dal balcone (più umile di quello di Palazzo Venezia, ovviamente, ma sempre d’effetto), come quello del 1936, testimoniato da un cinegiornale Luce. Mascelluto, armato di piccone, egli in quel momento dava inizio ai lavori per la ristrutturazione di Palazzo Castani,...

Didjeridoo

 “Ex-cu-se me, sir…”, “Italian?!” perché il viandante australiano su un sentiero sabbioso risponde con una domanda?.   “Yes, I-am”. Il pedone del posto lontano lontano alza le braccia a formare un arco sopra il capo e comincia ad ancheggiare una sua strana tarantella italiana: “Mamma mia, mamma mia, che ci posso fa’”...  Nel XXI secolo noi suscitiamo dunque in Australia benevola ilarità solo per il fatto di essere italiani? Non moltissimi anni fa, in parecchi luoghi ispiravamo disprezzo e disgusto.  Gli italiani, sì, sono benvoluti in Australia. Sono molti, la più grossa minoranza, e poi hanno trovato anche qui la loro nicchia atavica: cuochi, calzolai, sarti, camerieri, vinattieri, baristi…  “Focaccia”, “Focciacha”, “ Fochacia”, sono insegne di locali...

Alle origini di mafia e camorra 1859-1878 / Francesco Benigno, La mala setta

Il titolo inganna un po' il lettore. Racconta di più di quello che ci si aspetterebbe sulla situazione italiana negli anni successivi all'Unità, anni complicati e incerti in cui si sono gettate le basi politiche e giuridiche dello stato e di meno di quello che il titolo promette su mafia e camorra. "Si tratta – ci dice l'autore – di una linea interpretativa coerente con la “tendenza culturalista” nella criminologia contemporanea per la quale da un lato la “questione criminale” deve necessariamente includere cosa la gente pensa sia il crimine, mentre dall'altro il suo studio non può essere affrontato indipendentemente dai processi culturali che la definiscono, tra cui, non ultimi, i costrutti analitici delle scienze sociali" (p. 373). Un'impostazione di questo genere ci porta alla...

Quante cose riesce a fare la gente che non è mai nata / Roma. San Lorenzo

Un anno fa, nella settimana di Pasqua del 2015, a seguito di circostanze difficilmente riassumibili, mi ritrovai un sabato mattina seduto alla scrivania di un agente immobiliare al quale stavo per presentare un’offerta di acquisto per un appartamento al quarto piano di un palazzo di via dei Sabelli a San Lorenzo. L’appartamento era uno degli esempi di case operaie di ringhiera, molto simile a quello di palazzo Lamperini in via Tiburtina in cui Monicelli girò I soliti ignoti: soffitti con travi a vista, pavimenti originali in graniglia, ingresso affacciato su un romanticissimo ballatoio. Trasferirmi a San Lorenzo, era l’ultimo dei miei desideri, ma l’appartamento era una vera occasione, e l’alta redditività che il quartiere garantisce nel mercato degli affitti ne faceva in ogni caso un...

Il sigillo della condanna / Dimenticare Nagasaki

La circostanza che le città distrutte furono due, mentre della Bomba si parla solo, e per antonomasia, al singolare, col solo nome di Hiroshima che ritorna, nel ricordo e come riferimento indelebile, significa forse che nient’altro che l’inizio conta, la prima volta, il fatto che un momento, e una decisione, inaugurale ci sia stato?   Foto di Yosuke Yamahata.    Ancora più terribile della prima volta è la seconda, la ripetizione che sola di Hiroshima ha fatto una prima volta, l’apertura di una serie e non un errore isolato (come quegli azzardi biologici, i mostri, che sono sempre unici e infecondi, perché se avessero séguito non sarebbero più tali e la loro mostruosità sarebbe invece assorbita, dimenticata e poi dopo molto tempo ricercata con nostalgia, nella normalità di...

Torino 1943-1945 / Carlo Greppi, Uomini in grigio

24 ottobre 1945: la Corte straordinaria d’assise di Torino condanna a dieci anni di detenzione il quasi cinquantenne Antonio M., originario di Paternò. Una sentenza che, come molte altre, è annullata un anno dopo dagli effetti dell’amnistia Togliatti. Prima della Liberazione Antonio M. è stato un brigadiere dell’Upi, l’Ufficio politico investigativo della Guardia nazionale repubblicana, autista e – forse – addetto alla persona del maggiore Gastone Serloreti, anima nera della caserma di via Asti, sinistro simbolo della violenza del fascismo repubblicano a Torino. Dopo l’8 settembre 1943, Antonio M., appartenente alla Milizia, ha disertato, si è dato malato ma, arrestato, al principio del 1944 ha accettato di servire la Repubblica sociale nella Gnr. Durante il dibattimento gli specifici...

Memoria ritrovata / La bottega degli occhi

C’è un vicolo nella Gerusalemme vecchia, nel labirintico quartiere arabo. È labirintico anche quello ebraico, come quello armeno: forse il dedalo nella Città Sacra non è casuale, ma scelta necessaria per l’incombere di verità assolute: una sorta di teologia urbanistica. La Via Crucis taglia tutti i quartieri con le sue botteghe di ricordini del Calvario: la Main Street della sacralità.   In quel vicolo discosto c’è una sola bottega, un negozio di macellaio che espone sul marciapiede, in grandi ceste, la sua atroce mercanzia: grasse code di pecora gravide di sugna, teste di pecora decapitate e due ceste ricolme di occhi strappati alle orbite ovine, ognuno con la coda del nervo ottico, che possono sembrare, a un’occhiata distratta, lumachine. Sono migliaia, accatastati alla rinfusa,...

Un nuovo racconto dello scrittore torinese / La sarabanda degli anniversari

Negli ormai molti anni della mia vita trascorsi in “Roma Capitale”, non ho mai incontrato nessuno, giovane o vecchio, popolare o intellettuale, dei Parioli o della Garbatella, intelligente o fesso, di destra o di sinistra, che alla mia domanda sulla data di fine della guerra, confondendosi con la data della liberazione di Roma, non rispondesse con serena tranquillità:  “4 giugno 1944”.  Dopo molti anni di riflessione, ho dovuto concludere che anche la mia risposta:  “25 aprile 1945” meriterebbe  alcune critiche. Ognuno risponde per i fatti suoi e di quelli degli altri non gliene sbatte un granché. Il settantunesimo anniversario del 25 aprile, quest’anno 2016, ha assunto una sua particolare importanza perché l’ANED si è rifiutata di partecipare alla solita pagliacciata...

Un bizzarro funerale

“Zechenah Jolanda Aschenazi Valabrega”, ripeteva il Rabbino. La cantilena ebraica lo vincolava a chiamare più volte per nome e cognome, da nubile e maritata, la zia che veniva sepolta. Ma, prima di invocare, con raccapriccio, il nome proprio, s’interrompeva e alzava il mento per rivolgere la barba rosso-iraconda a me, proprio a me, come se fossi io il colpevole: Yoh-lan-dah suona infatti assai male in ebraico. Lui non era in grado di connettere quella cacofonia alla… Figlia del Corsaro Nero, figuriamoci poi alla principessa degli esotici Savoia, la nostra indimenticabile casa regnante alla quale mio nonno, uomo del Risorgimento, era stato fedele, ma era morto nel 1934, prima che diventasse così famigerata. Il Rabbino comunque, dopo aver qualificato la zia “zechenah”, cioè vecchia – e su...

Un romanzo di Gabriele Nissim / Lettera a Hitler

“Avevo pensato alle frustate che ricevevo da mio padre quando ero un bambino. Era per me penoso oltre che doloroso. Ma come potevo odiare mio padre che mi aveva generato e mi aveva dato il suo nome? Non lo faceva forse per il mio bene? Sentivo negli aguzzini qualche cosa di paterno. La Bibbia non dice forse che Dio castiga chi ama? Io ero figlio di quella nazione ed ero disposto a perdonarli con lo stesso sentimento che avevo provato per mio padre. Erano parte di me, come potevo provare rancore? Era una situazione schizofrenica. Sentivo nello stesso tempo pena, rabbia e compassione.” (Armin T. Wegner)   Quella stessa compassione che Hitler toglie di mezzo quando, nel 1939, scrive: “Chi, dopo tutto, parla oggi dell'annientamento degli armeni?” e, prima di questa frase, sostiene che...

La canzone della libertà di Carlo Pestelli / Bella ciao

Musica e mitologia si somigliano se è vero che la mitologia è il «movimento» di una «massa di materiale tramandata in racconti ben conosciuti che tuttavia non escludono ogni ulteriore modellamento», come ha scritto Kerényi. Entrambe sono fusione di «arte» e «materiale», «espressione conforme ai tempi», piena di significato autonomo e non derivato. Sono un variare sul tema, all'interno di un processo poietico di ricezione e rielaborazione: per Lévi-Strauss (meno intellettualistico e cerebrale di quanto si pensi) «mitologia e musica sono macchine per sopprimere il tempo» il cui linguaggio è quello dell’emotività, generata da una «segreta significazione» capace di suscitare «potenza» e «maestosità» in virtù della «selva di immagini e segni» simili a sortilegi.   Soprattutto, musica e...

Memoria e prove di futuro per il centenario della rivolta di Pasqua / 24 aprile irlandese

Il 24 aprile in Irlanda e il 25 aprile in Italia sono date dal valore simbolico enorme e piuttosto simile. Innanzitutto entrambe indicano un’insurrezione: la rivolta di Pasqua (Easter Rising) contro corona e impero inglesi sull’Isola di Smeraldo, la Liberazione dal nazi-fascismo sulla nostra penisola. Inoltre, alla luce degli sviluppi politici successivi, esse rappresentano l’alba, il momento fondativo delle rispettive repubbliche. Ma se la memoria formale di entrambi gli eventi è celebrata dai più alti profili istituzionali, la memoria sostanziale delle stagioni di cui quelle rivolte sono l’emblema – la guerra d’indipendenza come compimento del processo di decolonizzazione da una parte, la Resistenza con cui si pose fine al ventennio fascista e alla tragedia della guerra mondiale dall’...

Ad ascoltare il fascistone risparmiato dalla giustizia popolare / I fatti di Piazza Carlo Alberto

Sarà stato il 1949 o il 1950, quando la mia mamma fu presa da un accesso di collera contro un certo Ezio Maria Gray, suo nemico personale. A causa di un titolo di giornale che diceva inoltre: “…parlerà stasera in piazza Carlo Alberto”. Infatti, nel già preistorico, allora, 1938, in una dotta conversazione all’EIAR, il fascistone aveva dimostrato la necessità di espellere dalla vita nazionale gli ebrei. Non certo dalla vita in generale perché il Gray, per quanto fascista, era un moderato, e forse di famiglia cattolica: lo avevano chiamato anche Maria. Bastava per lui che ogni ebreo diventasse disoccupato.   La mamma inoltre era una fanatica risorgimentale e non escludo che la scelta della Piazza dedicata al Re titubante innescasse il suo furore incendiario. Chi conosce il luogo può...

I linguaggi della conoscenza storica / Raccontare la Resistenza

Esistono strategie narrative seduttive che incidono sul senso comune e sul sapere storico diffuso, e arrivano a proporre un passato liofilizzato, esangue, senza spessore. Ma non basta criticare questo tipo di narrazioni: bisogna competere con loro, appropriandosi delle loro seduttività: gli storici devono scendere in quell'arena e trasmettere i contenuti delle loro ricerche, altrimenti rimangono fine a se stesse, si esauriscono in una retorica monumentale e non incidono nello spazio pubblico. Ripercorrendo settant'anni di dibattito storiografico si rimane colpiti dalla congruenza tra i vari linguaggi che hanno raccontato la Resistenza e ciò che gli storici parallelamente hanno detto e scritto sullo stesso tema: i paradigmi di riferimento sono cambiati e cambiano sulla base della...

L’autore ebreo in tour in Germania e il suo interprete / Tradurre è un po' tradire?

Primo Levi, sì, proprio lui, un po’ il tedesco lo sapeva per averlo studiato a scuola; per i chimici il tedesco era, a quel tempo, una lingua d’obbligo. E poi aveva avuto l’occasione di ripassarlo, ad Auschwitz…Quando la Casa Editrice tedesca Fisher Bücherei iniziò la traduzione di Se questo è un uomo nella lingua di Goethe, ma anche di Himmler, Primo venne preso da un complesso di sentimenti e di emozioni che andavano dal sospetto al raccapriccio. Né serviva a placare la sua tempesta emotiva il fatto che il traduttore, tedesco, sì, soldato della Wehrmacht, sì, fosse stato però socialdemocratico finché durò la Repubblica di Weimar e avesse poi disertato dal suo insopportabile esercito per unirsi ai partigiani di Giustizia e Libertà, nelle cui bande aveva per l’appunto imparato l’italiano...

Ecco il documento discusso / Predappio sì perché?

Non so se sia possibile, a questo punto, ricondurre il dibattito sul museo a Predappio a una dimensione più pacata e seria, anche se, più che ricondurre, si dovrebbe dire incanalare, visto che non mi pare sia mai riuscito ad andare oltre una certa approssimazione polemica e superficiale. Molti tra gli intervenuti pensano che l’idea del museo sia stata estemporanea, frutto di una gita a Predappio del sottosegretario Lotti, magari su mandato del presidente del Consiglio, per mettere un tassello importante nel progetto dell’ipotizzato Partito della Nazione che vorrebbe quindi beneficiare di una sorta di pacificazione del passato a 360 gradi, fascismo compreso. La maggior parte degli intervenuti, inoltre, pensa che l’informazione giornalistica che è stata data sul caso sia più che affidabile...

Predappio / Contro il Museo del fascismo

Introduzione: Predappio o Fossoli? Predappio è un luogo di pellegrinaggio, non solo perché vi sorge la casa natale di Benito Mussolini, ma perché dal 1957 vi si trova la cripta in cui è sepolto il “Duce”. È molto difficile se non impossibile decostruire o neutralizzare uno spazio che ha assunto agli occhi di fascisti, neo-fascisti e nostalgici l’aura di un luogo sacro e pare doveroso chiedersi se un domani vorremmo portare lì, in visita al futuro museo nazionale del fascismo, le scolaresche di tutta italia. A pensarci bene, questa visita, parrebbe quasi una vignetta dalla vita quotidiana del Ventennio – stile Una giornata particolare – eppure è quello che i sostenitori e promotori del museo sembrano immaginare, oppure non hanno realizzato di stare di fatto costruendo. Ammettiamo...

Sulla proposta di un “museo del fascismo” / Consigli al sindaco di Predappio

Confesso di provare simpatia per il sindaco di Predappio, che cerca di uscire da una sgradevole situazione. Non è invidiabile il suo ruolo istituzionale. Per quanto paradossale possa sembrare è più tranquillo il vivere del primo cittadino a S. Anna di Stazzema, ma in un paese civile non possono esistere amministrazioni comunali di serie A e di serie B a seconda delle nostre ondivaghe politiche della memoria. Provo soprattutto forte l’istinto di proteggere il Sindaco dalla boria litigiosa dei nostri storici, ciò che rinvierà in eterno la realizzazione di un progetto condiviso. Non essendosi messi d’accordo quando era il momento giusto su che cosa sia stato davvero il fascismo, difficilmente i nostri storici giungeranno a un progetto condiviso, del resto basta leggere gli interventi di...

La casa natale di Niccolò Paganini a Genova / Demolire la memoria

Niccolò Paganini nacque a Genova nel 1782 in un antico quartiere popolare nel cuore della città (denominato a Cheullia) che costeggiava le mura del Barbarossa (XII secolo). Questo rione nel ‘900 fu oggetto di una radicale operazione di restyling urbano, in epoca fascista con la creazione di Piazza Dante sotto il coordinamento di Marcello Piacentini (il grattacielo da lui progettato, Torre Piacentini, fino al 1952 fu il più alto d’Europa), e alla fine degli anni’60 con una modifica del piano regolatore che sacrificò definitivamente l’antico quartiere per dare vita a un nuovo centro direzionale (Centro dei Liguri). Le imponenti demolizioni colpirono anche, nel 1971, la casa natale di Paganini in Passo Gattamora 38. Nel luogo anonimo che sorse intorno ai moderni palazzi della Regione, i...

Progetto di restauro digitale del patrimonio sonoro di Nuto Revelli / La memoria come ritorno

C’è un modo per tornare, riguardare il mondo tradizionale contadino e i suoi territori – nella fattispecie quello della Provincia Granda del Cuneese fissato nelle testimonianze raccolte tra gli anni Sessanta e Ottanta da Nuto Revelli – attraverso un’interrogazione, ogni volta nuova, della sua memoria. L’occasione è offerta dal progetto della Fondazione a lui dedicata di dare una voce inedita all’archivio orale delle testimonianze del Mondo dei Vinti e dell’Anello forte digitalizzando l’archivio sonoro con un percorso interno di indicizzazione e “taggaggio” dei molteplici percorsi tematici interni al migliaio di ore di racconti orali: dalle guerre al partigianato, certo, ma anche alimentazione, religiosità e...

Ancora sul dibattito attorno al “museo del fascismo” che si sta provando a realizzare a Predappio / Documentare il fascismo

Ammettendo che il “museo del fascismo” che si sta provando a realizzare a Predappio sia un’istituzione scientificamente credibile (e non si capisce perché le persone che stanno promuovendo l’iniziativa non possano meritare questo minimo grado di fiducia), non vedo ragioni per opporsi a questa proposta. Oltre a questo, è molto positivo che il sindaco di Predappio ponga esplicitamente il problema di un paese periodicamente invaso da idioti che sfilano cantando scemenze. Mi pare del tutto comprensibile che il sindaco non voglia più far finta di niente e provi a restituire dignità al suo paese inserendo la vicenda di Benito Mussolini – che innegabilmente è nato lì e inesorabilmente attira e attirerà nostalgici ma anche semplicemente curiosi – in un contesto scientifico accurato e alieno da...

Un libro pubblicato in Cile ne svela l'omicidio / Salvador Allende fu assassinato

Salvador Allende fu assassinato. Non si trattò di suicidio, come la Giunta militare di Pinochet tentò di accreditare con accanimento, per alleggerire le proprie responsabilità, e per incrinare l'immagine di un uomo che aveva lottato sino all'ultimo contro i golpisti traditori.  L'undici settembre 1973, come la storia ricorda, forze militari guidate dal generale Pinochet, e sostenute dalla CIA, si sollevarono contro il governo cileno di Unidad Popular, democraticamente eletto: con forze soverchianti, oltre ad impadronirsi dei gangli vitali del paese, circondarono ed attaccarono il palazzo presidenziale della Moneda, bombardandolo con l'aviazione e con tiro di carri armati, sino all'assalto finale. Il Presidente, Salvador Allende, medico socialista, insieme alla sua guardia personale,...