Obliquity
Daniele Martino

Prof che studia e scrive, ha pubblicato poesia con Einaudi e Marcos y Marcos.

 

07.11.2020

Complex TV / Murphy factory: finzione su finzione

Ryan Murphy entra sulla scena internazionale della complex tv nel 2009, come showrunner di Glee; nel 2011 è la volta della bomba: American Horror Story; nel 2017 è già una casa di produzione, un marchio di fabbrica, più precisamente, e la sua Ryan Murphy Productions viene querelata dalla centounenne diva Olivia de Havilland, risentita per come un cameo l’aveva ritratta in Feud. C’è un Ryan Murphy touch? Possiamo dire di sì, sicuramente a partire da American Horror Story: nella superfortunata serie i writers di Murphy curvavano oltre ogni limite l’efferatezza tollerabile su piccolo schermo, sofisticando la crudeltà inaudita dei personaggi, e confondevano senza pudore lo storytelling costringendo a seguire ogni episodio nella speranza di capirci qualcosa. La fotografia era sontuosa,...

19.09.2020

Complex TV / L’ambigua lama della Storia

Durante il lockdown, per tirarmi su, ho cominciato a cercare “maratone/sbornia” che mi scuotessero il morale, che mi portassero in un altro tempo, e ho trovato The Marvelous Mrs Maisel (Amazon Prime): è una stand-up comedy ambientata nell’Upper East Side di New York a partire dal 1958. I colori della fotografia sono stupendi, i costumi meravigliosi, gli attori straordinari, e il ritmo che l’autrice e regista Amy Sherman-Paladino ha imposto alle sue quattro stagioni è quello frenetico, brillante, euforico di un musical. I Weissman sono una famiglia ebraica benestante e colta: il babbo insegna Matematica alla Columbia University, è domesticamente inetto e amabilmente burbero nel suo studio; la mamma è una bella donna, chic, amante del gusto parigino, altera e ironica, casalinga al comando...

22.08.2020

Carteggi d'amore / Gozzano e Guglielminetti. L'ansiomania inesplicabile del Signorino Infelicito

Il carteggio d’amore più commovente e utile sarebbe quello che racconta la resistenza nel tempo, di un amore: sappiamo come fare innamorare, innamorarci, ma quel che è difficile è rimanere accanto a qualcuno, sostenerlo, rispettarlo, desiderarlo, volerlo ogni giorno per anni. Ci incuriosisce comunque leggere di fiammate, ci entusiasma il plateau in cui sia lui che lei sono innamorati, ci rattrista l’intiepidirsi dell’ardore, assistere al distacco di uno dei due, alla disperazione e poi alla tristezza di chi amava e resta solo con la torcia della passione tra le mani. L’amore tra Amalia Guglielminetti e Guido Gozzano è tra i più malinconici possibili. L’era delle lettere ci permette di scrutare dalla serratura, post mortem, il diagramma che dalla pianura dell’indifferenza si innalza al...

11.07.2020

INDICATIVO PRESENTE 2 / 9. Scuola. Fine di un anno non finito

Nella seconda metà di luglio Milo Manara ha cominciato a disegnare acquerelli dedicati ai “lockdown heroes”: tutte donne; tutte recano la mascherina; la maggior parte di quelle donne sono anche madri dei milioni di studenti minorenni che conta la scuola italiana. Sono loro che hanno fatto da partner alla didattica digitale e hanno dovuto rinunciare al lavoro per imparare competenze digitali in tempi frenetici e stressanti. Un giorno Manara ha pubblicato la prima donna senza mascherina: non ce l’ha perché è in casa, sola; la ritrae di tre quarti, non vediamo quasi il suo volto; davanti a lei, sullo schermo del suo personal computer, la griglia dei suoi allievi, maschi e femmine; l’eroina del lockdown quel giorno è stata la prof, quasi triste, china sulla sua “mission”. Una immagine che...

30.05.2020

INDICATIVO PRESENTE 2 / 8. Le formidabili ragazze del lockdown

La distanza non si è accorciata. Non fisicamente. Ma Didattica A Distanza (DAD) io non la chiamerò mai. La chiamo Didattica Digitale (DD): c’è, o meglio, dovrebbe esserci da minimo dieci anni, non come un rattoppo a un disastro planetario, ma come una delle didattiche per favorire meglio la realizzazione degli studenti, portarli a consapevolezza, autonomia, capacità di giudizio critico, valutazione delle fonti, ascolto delle opinioni degli altri ed espressione assertiva delle proprie. Ieri ho visto in piazza mamme con la faccia intelligente che facevano urlare a figlie di dieci anni con la faccia intelligente “no didattica a distanza! vogliamo le maestre!”… che altro avremmo potuto fare per evitare di morire in duecentomila invece che in trentamila? Andare in cassa integrazione e...

18.04.2020

INDICATIVO PRESENTE 2 / 7. Empatici egocentrici

La privacy è anche un bel trucco per tenere alla larga genitori e studenti. Però ci vuole, come tutto il listone infinito di proibizioni che ogni anno si allunga un po’ per evitare preventivamente grane e denunce, e che fa dei regolamenti di istituto un protocollo carcerario, se ve lo leggete ogni tanto come un documento della storia della pedagogia. Condividere il proprio numero di telefono con gli studenti, avere il loro, è stato necessario per mettere in piedi a inizio marzo 2020 quella che per un mese abbiamo chiamato DAD, Didattica A Distanza. Nessun dirigente scolastico ha potuto incoraggiare questo avvicinamento e la violazione delle tutele preventive, ma nessun dirigente scolastico ha impedito un’azione necessaria. L’unica che ne abbia abusato è stata Aziza, che ha provato ad...

11.04.2020

Complex Tv / The Outsider, sul lato della paura

Outsider è chi sta fuori dal lato: immobile, o in movimento. Dal febbraio 2020 siamo quasi tutti usciti dai nostri lati di ordinaria percezione, chiudendoci nel vuoto delle nostre case: c’è qualcosa, là fuori. Non aprire quella porta. Siamo nel mood dello storytelling horror, non c’è dubbio; siamo nella paura, più che nell’angoscia, perché ora sappiamo addirittura come è fatto, il nostro piccolissimo killer, sappiamo delle sue puntarelle che si incastrano ben bene nelle nostre cellule e le accoppano. Nella timeline del romanzo The Outsider (2018, tradotto da Luca Briasco per Sperling & Kupfer) si comincia precisamente dallo sbalordimento, dal contrasto irrazionale provocato dalla contemporanea presenza in location lontane dello stesso individuo: questo innesco, che paralizza le...

07.03.2020

INDICATIVO PRESENTE 2 / 6. Chiusi per virus, messaggi nella rete

Non li vedo e non li sento da dieci giorni. Mi sono riposato anche troppo. Ho passato ore e ore ogni giorno a cercare le fonti autentiche, scientifiche sul coronavirus. Quando le trovo le condivido sui gruppi WhatsApp e sulle mailing list dei colleghi. Con i colleghi sono rimasto in contatto. Ne ho anche visto qualcuno. Spesso scherziamo, a volte condividiamo soprattutto l’incertezza, e i rush di angoscia. Quando abbiamo capito che anche la nostra regione avrebbe chiuso i suoi edifici per due settimane consecutive qualche studentessa (il femminile non è casuale, perché i maschi per la chiusura stanno gongolando e rincoglionendo su videogiochi e smartphone, as usual) si è fatta finalmente viva, incorporea e muta. Mail, personali o di genitori. Dalila ha scritto: «Prof, quando riapre la...

29.02.2020

Serie Tv / Sex Education, lezioni di metodo

Parlare di sesso è ancora imbarazzante. Lo è tra padre e figlio, madre e figlia. Lo è un po’ meno tra adolescenti, ma se provi in classe a chiamare con il loro nome riproduzione, violenza sessuale, affetto, amore, i ragazzi dagli 11 ai 13 anni immediatamente si alterano e ridono, o si scandalizzano, o pensano che il prof sia un po’ strano, eccessivo, anormale. Se in una classe vado avanti, e avvio un dialogo, vedo che i ragazzini sono imbottiti di luoghi comuni, di poche informazioni “laiche”, di pochissimi attrezzi di comprensione e autonomia; le ragazze hanno già avuto le prime mestruazioni (menarca), i ragazzi le prime polluzioni e masturbazioni (spermarca), ma parlarne è tabù, una cosa insieme imbarazzante e sporca. Io comincio sempre dicendo che il sesso è del tutto naturale, perché...

15.02.2020

INDICATIVO PRESENTE 2 / 5. Canzoni beffarde per povera gente

A inizio anno la classe era il nostro West Bank: Azhar e Rashid capitanavano la rivolta contro i nuovi docenti di quest’anno. L’anno scorso sì che avevano un bravo insegnante! Faceva sempre fare lavoretti di gruppo e prendevano tutti bei voti. Quest’anno no. Siamo cattivi, li costringiamo a ragionare e capire quello che diciamo, vogliamo interazione, li staniamo dalle loro sghignazzate, maschi e femmine. Azhar e Rashid più volte hanno detto che non vedevano l’ora di avere 18 anni per potersi andare ad arruolare a Gaza e ammazzare tutti gli ebrei. Per un po’ ho usato la sala audiovisivi, ma quando ho visto che mentre scorrevano scene di strazio bellico e campi di concentramento loro parlavano d’altro e si tiravano di tutto mi sono indignato, e per un mese li ho martellati di lezioni...

25.01.2020

INDICATIVO PRESENTE 2 / 4. Alcune piccole donne crescono

Accogliere le ragazze e i ragazzi di origini non italiane in una classe di una scuola in un quartiere ad alta demografia di immigrati non è più il lavoro più difficile. Lo è ancora, facendo una statistica di questi miei anni di scuola, nelle classi terze; non lo è nelle classi prime. Probabilmente la ricaduta finale del Grande Bla Bla sull’immigrazione (che sappiamo enormemente più allarmato dei reali dati di afflusso) ha delle varianti locali; rilevo che in questo momento essere nati due anni dopo rende la coscienza “italiana” nelle classi molto più diffusa. Gli undicenni sono decisamente oltre i loro genitori: sia i figli di origini non italiane, sia i figli di italiani di modesta estrazione sociale che qui vivono si sentono tutti italiani. Quando spiego che invece esiste purtroppo una...

11.01.2020

COMPLEX TV / Unbelievable: odissea nello stupro

Le serie televisive che si ispirano a un fatto storico o a un caso di cronaca sono le più difficili da scrivere e realizzare: penso alla polemica piuttosto manichea che si è scatenata recentemente su Chernobyl; i bias cognitivi ci spartiscono in modo netto tra coloro che non accettano che uno storytelling prenda strade originali sul sentiero della “verità”, e gli altri che invece apprezzano lo sforzo di attualizzazione e reinvenzione del plot che indirizzi a una riflessione etica o emotiva dell’accaduto: “se accadesse a me, oggi?”. Pensiamo a quei videogame che ci danno opzioni nello sviluppo della narrazione: giro a destra o a sinistra? Prendo questo jewel o quest’altro? Quest’arma o quest’altra? L’episodio unico degli autori di Black Mirror, Bandersnatch (2018) ha fatto il salto,...

14.12.2019

INDICATIVO PRESENTE 2 / 3. La classe-incubatrice

Una classe, in un nuovo ciclo scolastico, nasce durante una riunione affondata nel caldo appiccicoso e torpido. La scuola è vuota, i ragazzi sono in vacanza. Gli esami sono finiti. Alcuni professori si riuniscono, e cominciano a esaminare dati: da quale scuola vengono? Che competenze hanno maturato? Sono maschi o femmine? Di origine italiana o di origine non italiana? Quanti sono diversamente abili? Una classe, cioè, non è un caso. C’è una chimica, e ci sono degli alchimisti. Negli alambicchi i docenti della commissione Formazione Classi versano sostanze chimiche di colori diversi, e quando è fatta è fatta. “Quella classe è tremenda”, si dice a inizio anno. Oppure “è una buona classe, ci si può lavorare bene”. La classe è un incubatore di storie: un assemblaggio artificiale di giovani...

23.11.2019

Indicativo presente 2 / E tu, torneresti in Marocco?

«Quando torno nel villaggio dei miei genitori in Marocco mi sento strano: i miei amici dicono che non sono un uomo, che me ne sono andato, che li ho traditi»: Mahmoud è uno di quelli che parlano di più in quest’ora che dedichiamo alla condivisione della loro visione del film My name is Adil, di Adil Azzab, Rezene Magda, Andrea Pellizzer (2016: Gabriele Salvatores ha promosso una campagna di crowdfunding perché riuscissero a girarlo) visto in una proiezione del cinema di quartiere per le scuole. Veniamo da una settimana molto dura, in cui tutti i professori hanno detto basta al continuo boicottaggio che lui e altri quattro compagni attivano ogni ora contro di noi. Noi chi? Noi gli europei, noi i bianchi, noi che li trattiamo male, che li trattiamo come stranieri, noi che viviamo meglio di...

14.11.2019

COMPLEX TV / Euphoria di adolescenti

Sam Levinson è figlio d’arte, e ha esordito come attore ragazzino in Toys, diretto dal padre Barry nel 1992. Come sceneggiatore e regista oggi trentacinquenne ha messo in gioco se stesso e la sua percezione del nuovo millennio, nato per gli americani l’11 settembre del 2001 con il crollo delle Torri Gemelle interiorizzato come fine del sogno americano. I suoi adolescenti crescono dentro due paesaggi con rovine emotive: quello dell’attentato islamista e quello ormai lungamente disgregato della famiglia della classe media americana. Dopo i suoi film Another Happy Day e Assassination Nation, Sam Levinson affronta ora la complex tv, scrivendo e dirigendo gran parte delle otto ore della prima stagione di Euphoria. Lo storytelling è affidato alla protagonista Rue, che comincia a narrarsi sin...

26.10.2019

Indicativo presente / Infiltrarsi nell’opposizione

La sezione medie l’anno scorso apparteneva a un altro Istituto Comprensivo: alcune classi in un plesso, altre in un altro. Quest’anno hanno verticalizzato una scuola dell’infanzia e una primaria e ci ritroviamo in un quadrilatero imponente, in ristrutturazione, con un bellissimo giardino per ora interdetto da un cantiere aperto durante l’anno scolastico. Stanno rifacendo tetto e facciata. Durante le lezioni ogni tanto il gruista ha la mano pesante e sgancia i carichi di tonnellate invece di appoggiarli delicatamente sulla soletta. Sulla testa boati spaventosi. Una volta o due i ragazzi sono fuggiti fuori dall’aula, e non li ho rimproverati. All’ennesima ho segnalato al referente Sicurezza di chiedere al capocantiere di raccomandare al gruista uno sgancio più morbido, e le cose non sono...

12.10.2019

Ambienti di benessere / Torino fa scuola

Nei giorni scorsi ho visitato due rinnovate architetture scolastiche inaugurate il 12 settembre, due scuole secondarie di primo grado (le “medie”): la Compagnia di San Paolo e la Fondazione Giovanni Agnelli hanno scelto due edifici (uno profondamente ricostruibile, l’altro storico da ripensare nei suoi spazi interni), in collaborazione con la Città di Torino e con un prezioso aiuto dell’Ufficio Scolastico regionale del Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca; hanno creato un team guidato in ciascuna scuola da un pedagogista e un architetto (Beate Weyland e Sandy Attia alla scuola Fermi; Mario Castoldi e Luisa Ingaramo alla scuola Pascoli);  hanno fatto un bando per i progetti architettonici e hanno dato vita al progetto “Torino fa scuola” (torinofascuola.it)...

03.10.2019

La serie di Phoebe Waller-Bridge / “Fleabag”: un sacco di pulci agli Emmy Awards

Fleabag, in inglese, significa “sacco di pulci”. La drammaturga, sceneggiatrice, attrice inglese Phoebe Waller-Bridge ha intitolato così la sua formidabile serie tv prodotta da Amazon, di cui si sono potute vedere già due stagioni sulla piattaforma Prime Video. Dello storytelling di molte serie tv forse è opportuno riparlare, perché resta tignoso il pregiudizio che una narrazione non scritta non sia letteratura. Se io cedo alcune ore del mio tempo per leggere un saggio o un romanzo sono un intellettuale. Se vado a un festival di cinema per vedere un film d’autore che in sala non ci andrà mai perché nelle sale ci vanno soprattutto i blockbuster sono un intellettuale. Se leggo e guardo graphic novel sono un intellettuale. Ma se sullo stesso divano spendo 12, 20, 30 ore per una serie tv...

08.08.2019

Un manifesto per il movimento / Il calcio salvato dalle ragazzine

Dal 7 giugno al 7 luglio 2019 si è svolta in Francia la FIFA Women’s World Cup, il campionato mondiale di calcio femminile. Ne avrete sentito tutti parlare perché, a differenza della nazionale maschile dello sport più popolare in Italia, che non si è qualificata all’ultimo Mondiale, le azzurre invece al Mondiale ci sono andate. Non sboccia un fiore se qualcuno molto tempo prima non sceglie un campo, non comincia ad ararlo, seminarlo, concimarlo, ed effettivamente il successo sportivo e civile di queste atlete è cominciato qualche anno fa, quando la Federazione Italiana Giuoco Calcio ha capito che c’era qualcosa che non andava più nel nostro sistema. Il modo di preparare i giovanissimi calciatori non funzionava più, perché poi i calciatori professionisti di serie A hanno cominciato a non...

29.07.2019

Un pamphlet di Carlo Boccadoro / Analfabeti sonori

Esame di Stato conclusivo del primo ciclo di istruzione in una scuola secondaria statale di primo grado: per capirci, “esame di terza media”. All’orale si presenta una delle quattro/cinque allieve più brave. L’allievo può esporre liberamente una sua “mappa concettuale”, un focus cioè che riesca nell’esposizione ad attraversare fluidamente le varie frammentate discipline che trasformano il triennio in un via-vai di prof nell’aula di fronte a venti ragazzini abbastanza sconcertati da questo assurdo puzzle di “esperti di una conoscenza” che dovrebbero allenarli collegialmente ad acquisire un paio di competenze fondamentali, ovvero imparare ad imparare anche da soli, essere autonomi e coscienti nella loro collocazione sociale. L’allieva ha scelto come tema “Il Novecento”. Io sono “...

29.06.2019

Indicativo presente | Duecento giorni in classe / Un altro ritmo insieme, tutto l’anno

Cosa fate durante le vacanze? «Dormiamo». Come, tutto il giorno? «Ci svegliamo per il pranzo». Il letargo che si rileva in classe per gran parte delle 6 ore di forzata posizione seduta su piccoli banchi di legno e metallo è in gran parte dovuto al debito di sonno. Se uno studente chiedesse a un professore cosa fa durante le vacanze il professore risponderebbe: «Dormo». Svegliarsi alle 6.30 o prima – dipende dalla logistica – ed essere alle 8 in punto pronto alla attivazione integrale di ogni risorsa mentale psichica emotiva e nervosa comporta bruciare in poche ore la maggior parte delle energie recuperate durante il sonno notturno. Molti miei colleghi, in questi giorni di riunioni per classe (i consigli, gli esami orali, quando siamo in dieci) o per istituto (collegi, preliminari di esame...

15.06.2019

Indicativo presente| Duecento giorni in classe / La pizza prima degli esami | una notte nel loro quartiere

Siamo stati nella stessa stanza 350 ore. Ci siamo visti ogni giorno per 144 giorni; con gli esami arriveremo a 200 giorni con il pensiero della scuola in testa. Nella classe possiamo personalizzare qualcosa: parlarci negli intervalli, ricucire le risse, sedare gli insulti, avviare raffinati processi di giustizia riparativa. Possiamo fare in modo che non vengano bocciati, e che il loro 6 non sia finto ma sia almeno il frutto di un loro sforzo di apprendimento che non è in fondo minimamente paragonabile alle ore di studio che noi professori abbiamo speso alla loro età, ma che per loro, chi con il padre in galera, chi senza padre, chi senza madre, chi senza soldi, chi senza cittadinanza, chi senza ambiente sociale, risulti il massimo dello sforzo per loro possibile. Questo chiediamo: che in...

01.06.2019

Indicativo presente | Duecento giorni in classe / Redde rationem | Insufficienze e soddisfazioni

Il mese di maggio comincia torpidamente al rientro dalle vacanze pasquali. I ragazzi hanno resettato la scuola dalla loro vita e tornano con una ilarità spensierata e del tutto immotivata. Davanti alla cattedra ci sono struzzi con i loro culetti per noi prof del tutto nitidi: sopra ci sono stampate le medie aritmetiche che il registro elettronico ci riporta del tutto prive di affettività o aggiustamenti: 4.25, 5.85, 7.65. Dalla dirigente scolastica cominciano ad arrivare a raffica le circolari più sgradite: scrutinio finale in data ics, si rammentano i criteri di non ammissibilità alla classe successiva (ovvero, «guai a voi se bocciate!» ma se proprio dovete ci vorranno o quattro 5 o due 4 un 5 eccetera, o oltre 250 ore di assenza), adempimenti di fine anno (una relazione per ogni tua...

18.05.2019

Indicativo presente | Duecento giorni in classe / Il telefonino. Espellere o inglobare il globale?

A scuola siamo pieni di tabù: innanzitutto, il corpo e ogni accenno all’affettività, guai poi se si considera il corpo come quello che è, ovvero non una parte di noi, ma il noi mente-corpo; sfiorare un allievo, accogliere un abbraccio spontaneo loro, ringraziare con un bacino o meno per un dono spontaneo di uno di loro, parlare anche di stupro quando si parla di invasioni, saccheggi e guerre; dichiarare la verità che l’amore è tutto, ovvero anche baciarsi, essere intimi, e sì, fare l’amore; dire che tutti noi in questa classe siamo figli in genere di un uomo e di una donna che una volta almeno hanno fatto l’amore nudi per farci nascere. Tabù. Terrore di denuncia. Attenzione. Stacci attento.    Il dispositivo che oggi più ci allontana dal corpo, ovvero il telefonino, è un altro...

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