Abitare

Durbiano. Etiche dell'intenzione

«E il Quaracchi non sospetta di nulla» è l’affermazione che – racconta Fortini cambiando il nome proprio con un sostitutivo di fantasia – Montale avrebbe riferito a un noto uomo di lettere per rappresentare esemplarmente la quota di malafede insita al fondo di ogni postura accondiscendente. In un’epoca che ha saturato i paradigmi, l’assenza di sospetto e l’omissione delle prospettive equivalgono al gesto estremo del voler assicurare se stessi fuori tempo massimo.   In Etiche dell’intenzione. Ideologia e linguaggi nell’architettura italiana (Milano, Marinotti, 2014) Giovanni Durbiano attualizza questa condizione portando allo scoperto una volta per tutte la collusione culturale, grammaticalizzata e resistente, tra...

Milano caput Italiae

La tradizione non è altro che la storia di una serie di trasfigurazioni nuove delle cose. (Massimo Bontempelli, Tradizione, 1934)     Il Padiglione Italia della 14. Mostra Internazionale di Architettura, curato quest'anno da Cino Zucchi, affronta il tema proposto dal curatore Rem Koolhaas, Absorbing Modernity 1914/2014, attraverso il tema dell'innesto. Ad aprire il racconto di Zucchi è proprio un innesto: l'Archimbuto, portale e segno collocato direttamente sulla facciata delle Tese delle Vergini, ponendosi a confronto con le Gaggiandre dell'Arsenale veneziano, di attribuzione sansoviniana.   Una sezione introduttiva conduce il visitatore verso i tre nuclei tematici dell'esposizione: Milano come laboratorio del moderno, il paesaggio...

Fundamentals

Fundamentals non è una semplice passeggiata per il biennale aggiornamento di stili, linguaggi, mode da consumare in attesa della prossima mostra. Ma non credo sia ancora la soluzione ai disagi diffusi e pesanti che la cultura architettonica internazionale sta vivendo in questa delicata fase storica. La sensazione che si prova dopo un lungo attraversamento degli spazi istituzionali e dei padiglioni nazionali è quella di un salutare disorientamento di fronte alla scelta evidente di non volere offrire ricette preconfezionate, se non quelle derivate dagli infiniti stimoli che ogni evento immaginato sotto l’egida di Koolhaas può provocare a ognuno di noi individualmente. Questa mostra è comunque figlia dei due secoli appena passati; non sogna futuri...

Una Biennale peutingeriana

La Tabula Peutingeriana è un’antica “carta stradale” del mondo, ovvero dell’Impero Romano, dalle Isole Britanniche al Vicino Oriente, arrivando a comprendere anche l’India e la Cina. Disegnata intorno all’anno 1265 da un monaco di Colmar, in Svizzera, la Tabula riproduce su pergamena un’originale di epoca romana, realizzato forse in più fasi tra il I sec. a. C. e il IV sec. d. C. circa.   In occasione della 14. Mostra Internazionale di Architettura alla Biennale di Venezia, che inaugurerà il prossimo 7 giugno, una gigantesca riproduzione su stoffa della Tabula Peutingeriana, riferita alla sezione riguardante l’Italia, domina la navata centrale delle Corderie dell’Arsenale e accompagna il visitatore lungo...

Sulle tracce/facce di Munari

Acciuffare Munari è impossibile: l’inafferrabilità, che Paolo Fossati annotava più di quarant’anni or sono come prima connotazione di quella figura frattesa tra arte e design – fra un’arte sempre “a disagio tra le definizioni dell’attività artistica” e un design libero dalle durezze ideologiche dell’industria e dello stile – rimane intatta, oggi ancora. È come coi pezzi delle sue “macchine inutili”, strutture leggere realizzate a partire dagli anni Trenta, fatte di legno plastiche e cartoncini colorati, che fili sottili legavano in equilibri appena fluttuanti: se afferrate in un punto, o se turbate dal minimo soffio dell’aria, modificano subito la configurazione complessiva per poi...

Cini Boeri. Sei oggetti messi in fila per un storia

Cini Boeri è uno dei maestri del design italiano. Collaboratrice di Zanuso per 12 anni, ha vissuto la stagione pionieristica del design in un’epoca in cui si credeva che fosse “socialmente importante poter offrire a basso costo oggetti utili a chi non avrebbe potutto avvicinarli altrimenti”.   Quando la incontro per la prima volta nel suo studio di Milano mi dice: “Il termine design è nato con un significato preciso che non esiste più ed era animato dall’idea di produrre oggetti in grande quantità a basso prezzo perché potessero essere utilizzati dalla massa”. Poi, quasi ripensando alle sue parole, si sofferma a chiarire: “Le parole col tempo tendono a perdere i significati primitivi, così anche la...

Il design italiano oltre la crisi

La settima edizione del Museo del Design Italiano è una bellissima e sofisticata collezione di opere, alcune poeticissime e assolute, che, accanto ad altre di minor peso, hanno il potere di trascinare il racconto portando la storia, nel suo svolgersi, ad aprire molte direzioni, altre storie. Penso che il lavoro di Beppe Finessi (aiutato da Cristina Miglio), del direttore Silvana Annicchiarico e di Italo Lupi sia un capolavoro di cura e sensibilità capace di contagiare nel profondo chi attraversa il bellissimo percorso disegnato da Philippe Nigro e di procurare sensazioni di gioia e bellezza.   Alessandro Mendini, Poltrona di Paglia, 1975   Va detto però che il discorso si concede molte deviazioni e sconfinamenti e che per il desiderio di accontentare un...

Renzo Piano. The Menil Collection

Quando il 31 gennaio 1977 viene inaugurato il Centre Georges Pompidou, tra i quadri esposti nel Musée National d’Art Moderne spicca una tela di Jackson Pollock di due metri e venti per un metro e cinquanta di notevole, insolita bellezza. Il suo titolo è The Deep; Pollock lo aveva dipinto nel 1953.   Nel 1974 Dominique de Menil era entrata a far parte del comitato incaricato di provvedere agli acquisti del Museo. «Sono colpita che il mio nome compaia tra quelli dei sette membri del nuovo comitato. Non so se potrò essere di grande aiuto, poiché ora sono molto impegnata a Houston, ma accetto con piacere l’invito a farne parte. Sarà un’occasione per me per imparare meglio ciò che oggi accade nel mondo dell’arte...

La mappa della Roma di Cagliostro

L’Università dell’Oregon ha lanciato, pochi anni fa, un sito curioso: la versione digitale e interattiva de “La Pianta grande di Roma” del 1748 dell’architetto Gianbattista Nolli. Il sito permette non solo di zoomare le vie e i monumenti, ma anche di sovrapporre i diversi livelli: giocando con le intensità si può colorare il corso del Tevere di celeste, visualizzare le mura, gli ingressi, i giardini e le fontane della città, evidenziare gli antichi quartieri, cioè i rioni (Borgo, Campitelli, Campo Marzio, Colonna, Monti, Parione, Pigna, Ponte, Sant’Angelo, Seustachio, Trastevere e Trevi) e, soprattutto, divertirsi a sovrapporre l’attuale fotografia satellitare della città alla Roma di metà...

Franco Grignani. Alterazioni ottico mentali

A quindici anni dalla scomparsa di Franco Grignani una mostra e un catalogo, curati dalla figlia Manuela con Cristina Quadrio Curzio e Leo Guerra, celebrano la ricerca costante e coerente di un grande disegnatore o, per meglio dire, inventore e ricercatore di segni. Grignani, nato nel 1908 a Pieve di Porto Morone, nel Pavese, verso la fine degli anni venti agli studi matematici a Pavia affianca la pittura di ispirazione futurista. Si trasferisce poi a Torino per studiare architettura e nel capoluogo piemontese viene in contatto con Fillia e l’ambiente del secondo futurismo torinese, che lo porta nel 1933 a partecipare ufficialmente al movimento nella Mostra Nazionale d’Arte Futurista a Roma. Soprattutto dalla pittura di Boccioni, Grignani impara a cercare “linee di...

Italo Lupi. L'autobiografia grafica

Trovo questa frase nel bel mezzo del volume che sto sfogliando con crescente ammirazione per l'immensa quantità, e qualità, di lavoro che vi è raccolta. «Questo libro tratta di argomenti che si prestano alla nostalgia: ma per quanto possibile si tiene alla larga dalle rievocazioni sentimentali: questo è un libro sulla nostalgia piuttosto che un libro nostalgico». La frase è di Giannino Malossi e Italo Lupi, l'autore del libro che guardo, l'ha inserita per parlare di quello che definisce «forse il progetto più divertente della mia carriera».   Si trattava, anche allora, di un libro, dal fantastico titolo di This Was Tomorrow (Gruppo GFT, 1990). E la parola «nostalgia» ricorre anche qui, ora...

Giancarlo De Carlo

«L’utopie c’est la réalité de demain». L’affermazione di Le Corbusier è ben chiara a Giancarlo De Carlo quando, nel ’72, viene invitato a relazionare circa “il futuro dell’architettura” al Royal Australian Institute of Architects. Quella conferenza diverrà, per l’architetto genovese, lo spunto per approfondire una sua personale visione dell’architettura che si fonda sulla necessità di tradurre costantemente il progetto in processo, in opera aperta capace di accogliere la forza biografica e narrativa prima che teorica.   Con una precisa urgenza rispetto alle piccole e grandi miserie in cui versa buona parte del paesaggio costruito italiano e ad una certa apatia critica che sta...

Piero Fornasetti

Se ornamento è delitto, allora Fornasetti è un serial killer. Questo mi veniva in mente reduce dall'inaugurazione Cent'anni di follia pratica (fino al 9 febbraio), la mostra che la Triennale dedica a Piero Fornasetti in occasione del centenario della nascita. È la prima grande mostra che Milano e l'Italia dedicano a un artista tanto amato all'estero quanto abbastanza negletto in patria. E bastavano i commenti raccolti il giorno del vernissage, mentre centinaia e centinaia di seguaci sciamavano per le sale benissimo allestite da Barnaba, il figlio che prosegue l'attività paterna, per farsi un'idea del rapporto forse non ancora risolto tra Piero e la città che gli ha dato i natali.     "Di-ver-teen-te...

Londra disgregata

Julien Temple, regista di film di culto come Absolute Beginners e di documentari sui Sex Pistols e su Joe Strummer, ha girato lo scorso anno un bel lungometraggio dedicato alla sua città, Londra, purtroppo non ancora distribuito in Italia: dico purtroppo perché London: the modern Babylon, abbracciando duecento anni di storia londinese dalla rivoluzione industriale ai riot del 2011, è un ritratto sicuramente edulcorato dall'affetto, sicuramente nostalgico nei confronti del recente passato, ma anche fortemente naturalistico della Babilonia linguistico-culturale che costituisce il cuore della capitale britannica all'alba del terzo millennio.   Considerare Londra come un soggetto umano o un organismo vivente non è una novità. Il libro che...

Porto Poetic in Triennale

Il titolo della mostra, esposta in Triennale dal 13 settembre al 27 ottobre e curata da Roberto Cremascoli, è un'accoppiata che trasmette una sensazione di armonia e riporta la mente alla questione della poetica, in questo caso dell'architettura, e in particolare quella di Porto. Colpisce perché la “poetica” dell'architettura è un tema quasi dimenticato, sicuramente non contemporaneo, un tema che si riferisce a un modus operandi; non si tratta della scelta di uno stile o dell'utilizzo di un certo tipo di linguaggio, piuttosto vi è implicata la questione del metodo.   Praticare il mestiere dell'architetto a Porto non è come farlo in Italia: la differenza risiede nella dimostrata capacità degli architetti...

Una notte dentro il Bunker

  Bunker: Fare domani dentro Bunker, La Barriera, La trasformazione, Un giorno sotto il Bunker     Dal qualche anno ricerco un certo tipo di sonorità, cerco di sondare i nuovi territori musicali provenienti da quello che chiamano sud del mondo e sud del sud di questo cosiddetto mondo. Cercando sempre quelle esperienze che sapessero superare i confini, global o transnational bass: la dance africana, la caraibica, la sudamericana che incontrano, masticano e fanno propri alcuni riferimenti tradizionali della dance occidentale. Le tessiture ritmiche a cui siamo abituati, applicate ad altre storie. Il risultato sono ibridi di cui non solo è difficile, ma proprio non ha senso, provare a tracciare, separare le singole appartenenze e radici.  ...

Un giorno sotto il Bunker

Bunker: Fare domani dentro Bunker, La Barriera, La trasformazione     Il bunker prima del Bunker era uno spazio dietro un muro e un cancello videosorvegliato, nascosto dentro la città. Un pugno di capannoni grigi senza troppe pretese, alcuni adattati a magazzini e depositi, altri ancora attivi: si taglia l’acciaio, si saldano ponteggi e strutture metalliche, si smontano e smontano pallet. A fianco, un triangolo verde. In mezzo, un altro muro, stavolta di alberi, cespugli e rovi, ingrassati dal fosso della bealera. Al centro, sul piazzale, uno scoglio verde. E un buco: dentro, un labirinto di otto stanze, le pareti pittate di lettere e numeri tra i segni degli arredi spariti e le macchie di sale, dicono sia il sudore del cemento, i soffitti che gocciolavano...

La trasformazione

Bunker: Fare domani dentro Bunker, La Barriera   Giocavamo alla tedesca in via Pacini, la porta era il muro dello Scalo. Prima però, c’era da preparare il campo, spingendo via le siringhe con le scarpe. A volte il pallone finiva di là. E non erano più una sorpresa per chi scavalcava i resti di un fuoco, la casetta occupata da qualche tossico, una ruspa ferma, i rifiuti e le erbacce sempre più alte. Io che abitavo in Vanchiglia la Barriera l’ho scoperta così, come i miei compagni dell’Einstein che venivano da San Mauro e Settimo, in quei pomeriggi prima del rientro, quando le uniche strutture ricreative erano una via cieca. Così abbiamo scavalcato anche i Novanta.     Lo Scalo s’è fatto...

La Barriera

Bunker, introduzione     La mia Barriera è il mondo che ci sta dentro. I torinesi di via Cuneo e via Boito, i cerignolesi di piazza Foroni e gli africani attorno al Dazio, tra corso Vercelli e corso Palermo, nel quartiere vecchio. La differenza l’hanno sempre fatta gli operai e i partigiani, i bottegai e i commercianti. Che poi, nemmeno per loro, il punto era mica il negozio in sé: potevi essere dal fotografo o dalla fioraia, dentro trovavi sempre un capannello di gente, che a tutto pensava tranne a comprare. Prima di tutto, c’era da godersi il fresco e raccontarsela un po’, far passare la giornata. E poi darsi una mano, certo, come si poteva. A un certo punto però, la Barriera si apre e chi è dentro, se ne va. Se ne...

Fare domani dentro il Bunker

Barriera di Milano, Torino: un quartiere caldo, denso, mosso. Nato sulla spina dorsale della cinta daziaria dell’Ottocento, è cresciuto a ondate di forestieri che, attirati dall’alta marea dei prezzi bassi fuori le mura, venivano a mettere su casa e famiglia. Col tempo, le botteghe sono state affiancate da piccole fabbriche, via via sempre meno piccole. Fino alla crisi degli anni Settanta-Ottanta, quando hanno iniziato però a diventare vuote. Da allora, anche se le mura della città non c’erano più, i prezzi hanno ripreso a scendere, attirando nuovi forestieri, più da est e sud di chi li aveva preceduti. Per tutti, coordinate inconfondibili del quartiere sono l’asse infrastrutturale del cosiddetto “trincerone”...

New York città aperta

All'uscita di Modern Vampires of the city, il nuovo disco dei Vampire Weekend – un gruppo indie-pop statunitense che va oggi per la maggiore e che potrebbe essere definito post-world music, se esistesse il genere – sono stati diffusi in rete un paio di singoli sotto forma di raffinati video musicali. Uno dei due video, Step, è un omaggio piuttosto riuscito a New York, la città d'origine della band. Il video è molto bello ed è coerente con la copertina del disco, una foto aerea in bianco e nero di Manhattan avvolta da una foschia mattutina. Ricorda vagamente la copertina di Underworld di Don De Lillo, ma senza Torri Gemelle che scompaiono nella nebbia.     Il video, girato totalmente in un bianco e nero così poco...

Intervista video a Duccio Demetrio

  Abbiamo incontrato a Milano, all’Università degli Studi della Bicocca, il prof. Duccio Demetrio, autore di Filosofia del camminare. Esercizi di meditazione mediterranea (Cortina Raffaello, 2005). Filosofo e specialista dell’educazione degli adulti, Demetrio ha saputo dar forma negli anni ad un inedito percorso intellettuale che lo rende uno tra gli studiosi più stimolanti oggi in Italia. Di grande interesse è ad esempio la sua Accademia del silenzio di Anghiari, un’iniziativa pensata e sviluppata con Nicoletta Polla-Mattiot, che ha lo scopo di favorire l’apprendimento e la sperimentazione di un “linguaggio del silenzio”.