AUTORI
Alberto Volpi
19.06.2011

La guerra moderna e il bando al raid

La frequenza con cui si adopera il raid nella guerra medievale gli fa perdere gran parte di quella straordinarietà eroica che, seppur con molte contraddizioni, si trovava celebrata nel mito e nell’Iliade. Il mondo greco lo praticava nei rituali iniziatici e lo riadottò dai barbari, continuando però a sminuirlo e a irreggimentarlo nelle formazioni dei peltasti; lo stesso, con maggiore accentuazione negativa, fece la grande potenza romana. Ora, dai nomadi germanici in poi, si assiste da un lato a una mobilitazione letteraria attraverso la mitologia nordica e i romanzi cavallereschi, cui s’affianca il supporto ideologico della Chiesa, dall’altro a una sua normalizzazione dovuta alla pratica diffusa. Di qui semmai una condanna di tali incursioni intesa...

12.06.2011

La realtà del Medioevo

Da una parte l’elaborazione di rituali religiosi, dall’investitura in avanti, che danno quadratura valoriale alla cavalleria, insieme la sua codificazione nelle belle imprese cantate dai poemi, dall’altra la realtà della guerra nei lunghi secoli del Medioevo. Una volta infranto l’ordine territoriale romano le gigantesche migrazioni di popoli si travasano infatti da est nel crogiolo dell’Europa occidentale con ondate magmatiche che investono città, campi, armati e civili. Vi portano la sperimentata abitudine alla scorribanda come metodo nomadico del combattere, aggravata dalla fluidità di confini e dei diritti. Fino ad allora, come bambini eccitati dalla trasgressione del limite, si erano arrovellati attorno al limes, ora essendone...

04.06.2011

L’audace impresa io canto

L’aspetto alto contenuto nel raid continua a perpetuarsi nei racconti medievali. Nel Perceval di Chrétien de Troyes, per esempio, si svolge una ricerca di un oggetto da recuperare ammantata di mistero e di simbologie cristiane. Il protagonista del racconto è perciò unico e tendente ad un’inedita individualizzazione; si ricordi a tale proposito il punto in cui una damigella deforme giunge alla corte di re Artù annunciando la possibilità di far grande giostra o tenzone al Castello Orgoglioso, al che tutti i cavalieri più nobili si entusiasmano dichiarandosi subito pronti a correre laggiù, “ma Perceval parla in altro modo… nessuna pena si risparmierà, finché non saprà a chi si serva il graal e...

29.05.2011

I nemici di Roma in battaglia

Abbiamo già considerato Tacito che scrive dei raid compiuti dai Germani; se manteniamo lo stesso autore ma ci trasferiamo in altri teatri di guerra, considerando altri nemici di Roma, le parole e i giudizi non cambiano. Dalle reiterate rivolte in Africa negli anni 20-22 d.C., represse in confronti aperti dal proconsole Apronio dopo le iniziali sorprese, deriva il cambio di tattica degli insorti:    “Tacfarinas, poiché i Numidi, sgomenti ed abbattuti, non volevano più saperne di assedi, cominciò a dar battaglia or qua or là, ritirandosi quando era incalzato, e subito balzando indietro per assalire. Finché il barbaro usò questa tattica, potè impunemente prendersi gioco dei Romani, impotenti e stanchi; quando poi...

22.05.2011

Il tradimento e la congiura

Specie nei periodi più turbolenti della società capitolina quali il passaggio tra monarchia e repubblica, nel travaglio delle guerre civili o durante i più bui anni dell’impero, pullulano per la verità figure di traditori interne al mondo romano e tratteggiate dai propri storici. Il giudizio degli scrittori si fa allora sferzante perché costoro sono degeneri rispetto all’essenza stessa del genus nazionale o, potremmo dire, ne mettono a nudo la notevole quota di costruzione ideologica. La loro colpa più grave è di attentare all’integrità dello stato gettando i semi della discordia civile, per futili o viziosi moventi personali, siano essi l’orgoglio (Coriolano secondo Plutarco) o un’annosa...

13.05.2011

Barbari nel gioco dei punti di vista

Dal mito, oltre all’invenzione letteraria, proviene, rispetto al raid, anche il racconto storico vero e proprio. Qui il protagonista del raid si mantiene irregolare ma la sua accezione comincia a farsi negativa così come questa stessa particolare forma di guerra. Essa appartiene infatti alle popolazioni nomadi o a quelle più deboli il cui territorio è stato invaso oppure ancora sfuma i confini dei combattenti confondendoli con i banditi. Così per esempio erano percepiti e chiamati i partigiani dall’esercito nazista. Dato che, come noto, la storia viene scritta dai vincitori, la forma raid e chi la agisce saranno soggetti alla valutazione ideologica dei più forti. In generale i più forti, e quindi vincitori, avendo un esercito...

08.05.2011

Una lunga storia in brevi esempi

Quelli che seguono sono gli elementi del raid che ci hanno offerto mito e storia greci. I protagonisti formano un gruppo ristretto, dotato di caratteri eccezionali che li rendono diversi dagli uomini o dai combattenti comuni. Talvolta il gruppo, alcuni suoi componenti o anche uno solo, che in genere sono giovani, subiscono un mutamento nel corso dell’azione. Si tratta di un’iniziazione violenta e unica poiché la narrazione del raid rappresenta un’esperienza fondante ed irripetibile. Questa consiste essenzialmente nell’entrare ed uscire dal campo nemico. Il rientro alla base costituisce di solito la riuscita dell’azione, che tuttavia, pur essendo vincente, talvolta coincide con la morte di parte o di tutto il gruppo. Abbiamo registrato tre tipologie...

01.05.2011

Ritorni e sopravvivenze: peltasti e cripti

Demostene nel 426 a.C. guida la spedizione ateniese per la conquista dell’Etolia, una regione montuosa posta nella Grecia centro occidentale, per lungo tempo ai margini del grande sviluppo delle poleis. Così Tucidide racconta il primo scontro nel III libro (97.2) de Le storie:“avanza verso Egitio, l’assale e la piglia a viva forza. Gli abitanti infatti erano fuggiti e si erano posti sui colli che dominavano la città: questa si trovava in luoghi montagnosi a circa ottanta stadi dal mare. Ma gli Etoli che erano già accorsi in aiuto di Egitio, scendendo dai colli, chi da una parte chi dall’altra, attaccavano e saettavano gli Ateniesi; e quando l’esercito ateniese attaccava, si ritiravano, quando quello si ritirava, incalzavano. E a lungo...

26.04.2011

Il trionfo della falange

La guerra arcaica in Grecia esaltava, nell’ambito del conflitto in campo aperto, lo scontro basato sulla forza e la destrezza individuali, che trova nel raid una piega nascosta, anche psicologicamente notturna, frequentata da pochi con qualità di areté, ma pure di metis ed apaté. L’evoluzione successiva delle poleis sembra superare tale concezione cancellando addirittura il raid. Lo spazio diventa necessariamente un terreno largo e pianeggiante, stabilito in precedenza dal comune accordo dei contendenti. Una piana riquadrata in una serie di blocchetti accostati strettamente che, in una vertigine di orizzontalità, incidono lo spazio fronteggiandosi con perfetto equilibrio. Ciò nell’avanzata primavera o nella piena estate, con un...

17.04.2011

Il raid omerico: l'impresa

Ecco che i due eroi della metis, una volta rivestiti delle adeguate protezioni, s’inoltrano “per la notte oscura” (v.384), nel campo – “atra laguna” (v.386) – cosparso di armi e di cadaveri, seguendo il segno di Atena, cioè un airone che li guida ciechi con il suo “strido” (v.355). Ci troviamo ormai sul terreno accidentato del raid, “un mondo fluttuante, sempre oscillante” in cui “procedere per vie traverse”, per usare ancora le parole di Vernant, dove necessita “un’intelligenza così elastica e ritorta da poterla piegare in tutti i sensi, un’andatura così curva da aprirsi contemporaneamente a tutte le direzioni”. Alla dea Ulisse, felice del ben augurante aiuto,...

22.03.2011

Il raid omerico: la preparazione

Il guerriero dell’età arcaica per come ci viene presentato dal poema omerico è innanzitutto proprietario del proprio nome. Esso, collegato alla stirpe, lo individua prima della battaglia e lo ricorda quando cade anche se in precedenza non era conosciuto al lettore; si copre di gloria nel momento dell’uccisione di altri nomi. Fare il vuoto attorno al proprio sé nella mischia fitta, abbattere nel duello un altro grande nome come fosse un albero antico, frondoso di rami parentali ed onusto d’imprese, rappresenta il modo per far risplendere la fama personale. La guerra omerica, giocata nella piana tra mare e mura, appare uno scontro tra grandi numeri individualizzati che si realizza in combattimenti uno a uno dove trionfa il valore; così si...

17.03.2011

Patria è un paradosso

Si dice patria quando non è sufficiente parlare di nazione, e nemmeno di Italia. Essendo la patria la propria nazione, può sembrare, per chi vi si trova, una parola ridondante, e nel contempo indicante l'invisibile. Appare, evocata, nella distanza: spesso è più facile dire patria per un italiano che vive fuori, allungando lo sguardo a una terra lontana. Appare evocata insieme a un sentimento penetrante, come appunto la nostalgia. Oppure – si veda l'ardente frequenza con cui viene scritta dagli uomini del Risorgimento – il desiderio. La patria si coagula sul vetrino del dolore ed è per certo “sì bella e perduta”. Patrioti si dicono i partigiani che combattono per averne una diversa da quella pesantemente accampata...

04.03.2011

Le origini mitiche del Raid

Posidone si giacque un giorno con la ninfa Cenide, figlia di Elato il Magnesio o, come altri dicono, di Corono il Lapita, e le chiese di dirgli che cosa desiderasse come dono d’amore. "Trasformami, essa rispose, in un guerriero invincibile. Sono stanca di essere donna". Posidone acconsentì a cambiarle il sesso e la ninfa divenne Ceneo, guidando gli eserciti in guerra con tale successo che i Lapiti ben presto la elessero loro re; essa generò anche un figlio, Corono, che Eracle uccise molti anni dopo mentre combatteva per il doro Egimio. Inorgoglita dalla sua nuova condizione, Ceneo piantò una lancia nel bel mezzo della piazza del mercato, dove il popolo si riuniva, e costrinse tutti a sacrificare a codesta lancia come se si fosse trattato di una...

21.02.2011

Il Raid: definizione e proliferazione

Se è ancora vero che le parole custodiscono il senso dei fenomeni designati, una breve chiarificazione del significato dei termini inglesi raid e raider appare un buon viatico per l’itinerario che ci accingiamo a percorrere. Il verbo significa appunto “compiere un’incursione” e presuppone un’improvvisa andata e un veloce ritorno. Esso ha vari sinonimi che declinano l’azione: razziare, saccheggiare, rapinare, fare scorrerie. Qui lo scopo pare sempre legato alla sottrazione e viene incarnato dalla figura eterna del bandito o del predone che colpisce e si dilegua, sia esso il barbaro, il pirata, il terrorista rapitore. Il raider tuttavia può essere anche il guastatore che si caratterizza per l’azione del danneggiamento o il soldato...