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Diderot e D'Alembert

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Torino spiritualità / Buio

Non si può parlar di buio senza mettere in mezzo la luce, se il buio è per definizione mancanza di luce, cioè della condizione che permette di vedere gli oggetti; o anche colorazione quasi nera, contrapposta al bianco della luce. Questo in senso «proprio», come si dice. Derrida lo chiamava pulito, ma lui poteva permettersi di giocare col doppio senso francese di propre e noi purtroppo no, però egualmente chiamiamolo il senso pulito. In senso figurato («sporco»? beh, sì, se l'immaginazione sporca la realtà) il buio è condizione di ignoranza, mistero, simulazione, mancanza di informazione. Insomma si accompagnano al buio una serie di accostamenti non proprio amabili. Molto meglio vanno le cose al presunto contrario/avversario del buio, la luce. Lì è tutto un brillare, in tutti i sensi; è uno sfolgorio, uno splendore di oggetti visibili irradianti raggi luminosi, un tripudio di conoscenza, chiarezza, evidenza, certezza, indiscutibilità. In tutti i sensi, dicevo, i quali però non se ne stanno lì ognuno nel suo recinto delimitato, i propri e puliti con la realtà e gli impropri un po' sporchetti con l'immaginazione, ma è tutto un rimandarsi e modificarsi a vicenda. Né luce e buio...