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Marcel Duchamp

(61 risultati)

Transavanguardia

A più di un trentennio dalle sue prime manifestazioni, la Transavanguardia appare, ed è certo un paradosso, il convitato di pietra della scena artistica italiana. Il movimento artistico, il gruppo, il brand, che più ha segnato l’ultima decade del nostro secolo breve, certo il più internazionale e di maggior successo, ha fatto sì un precoce ingresso al Museo, convertito all’istante in fenomeno storico – sebbene non ancora storicizzato –, ma è anche, da buoni vent’anni ormai, restato marginale nel dibattito critico, ovvero mutato all’occasione in una specie di elemento di sfondo, di arredo demodé, di comodo bersaglio. Tale è ad esempio nella lettura di Nicolas Bourriaud, che in saggio del 2002 scorgeva nell’avventura transvanguardista, epitomizzata nella pittura di Enzo Cucchi e, un po’ incongruamente, di Julian Schnabel, la restaurazione di un’autorialità eclettica e ipertrofica, il trionfo di un’estetica cinica per la quale «la storia dell’arte appare come una gigantesca pattumiera di forme vuote, amputate del loro significato», una “...

Cento anni fa, John Cage

La sera del 29 agosto 1952 il pianista David Tudor si siede al pianoforte su un piccolo podio rialzato della Maverick Concert Hall, nei pressi di Woodstock nello stato di New York. Il pubblico ha già preso posto sotto le capriate della magnifica sala da concerto all’aperto simile a un grande fienile, un luogo celebre per le sue esecuzioni tra querce, abeti, tugsa e noci bianche d’America. Nessuno degli ascoltatori sa che Tudor sta per eseguire uno dei pezzi destinato a diventare famoso nella musica contemporanea dei sessant’anni seguenti; il più celebre, ma anche il più discusso. Pochi giorni dopo Cage compie quarant’anni ed è abbastanza noto, ma non notissimo, fuori dalla cerchia degli autori cosiddetti sperimentali; ha avuto anche un premio di recente; ha già scritto alcuni dei suoi concerti più importanti, tuttavia nessuno, compreso lui stesso, quella sera può prevedere che diventerà il più influente musicista della seconda metà del XX secolo, conosciuto anche fuori dall’ambito musicale e dalle sale di concerto: un artista a tutto tondo. Anzi, per alcuni decenni una leggenda...

Massimo Fusillo. Feticci

È un itinerario zigzagante, frammentario, pullulante di immagini e riferimenti quello che Massimo Fusillo ci propone nel suo ultimo libro dedicato al tema affascinante e complesso del feticcio (Feticci. Letteratura, cinema, arti visive, il Mulino 2011, pp. 224, € 20). Attraverso uno stile che dichiaratamente ricalca le caratteristiche dell’oggetto della sua ricerca, l’autore offre al lettore un ricco quadro di accostamenti che tiene insieme spezzoni di letteratura, arte e cinema, opere del passato così come del presente. Il tutto servendosi di una prosa che mescola volentieri la descrizione con la saggistica e la citazione.   Uno stile che richiama immediatamente quello di alcuni dei capolavori incompiuti del Novecento, primo tra tutti I Passages di Parigi di Benjamin, testo chiave, non a caso, come ricorda lo stesso Fusillo, per comprendere il ruolo che il feticismo svolge nella modernità. L’autore fa proprie alcune delle acquisizioni fondamentali di quella letteratura novecentesca che sfoceranno sul finire del secolo nella “svolta visuale” che contraddistingue molti degli studi culturali contemporanei. In cui il...

Dai Cicli infelici ai Versi ciclabili

Mi hanno rubato la bicicletta pieghevole stamattina. Quattro giorni fa, invece, due ruote e il sellino di un’altra bici, quella col seggiolino dove porto Sara, mia figlia. Mi trovo a scrivere queste righe per raccontare il mio rapporto con la bicicletta proprio nei giorni dei furti subiti, per uno strano e avverso allineamento dei pianeti delle due ruote, anelli ciclistici, di un Saturno decisamente a me contrario, o contrariato.     Abito a Pisa, città sufficientemente ciclabile. Migliaia di biciclette, tra residenti, pendolari, studenti. Nel 2005 iniziai a prestare attenzione ai telai delle biciclette abbandonate in città. Ne trovavo ad ogni angolo. Conoscevo raccolte fotografiche di bici derelitte a New York, ma non avevo ancora visto album simili per l’Italia dove, in quel periodo, non era ancora esplosa in rete una certa moda letteraria, saggistica o poetico-narrativa, intorno al mondo delle due ruote. Creai un blog dal titolo I cicli infelici, aggiornato tra il 2005 e il 2007 con il contributo di foto inviate da blogger e non, da tutta Italia, e a volte anche con avvistamenti esteri: i cicli infelici erano per me le biciclette abbandonate, i telai smembrati e...

Oscar Tuazon: arte come abitare

Arte e architettura si incrociano spesso sullo stesso terreno e se i principi che regolano la prima sono labili e mutevoli, quelli che dovrebbero regolare la seconda sono dettati da ragioni specifiche e contingenti: organizzazione dello spazio e necessità di adattamento dell’uomo all’ambiente. Principi che dovrebbero andare di pari passo, ma la cui relazione è talvolta smentita e scardinata da artisti che prendono in prestito le forme dell’architettura e ne privilegiano l’espressione estetica a scapito dell’utilità, o viceversa realizzano opere con una forte connotazione funzionale. La mostra di Oscar Tuazon, in corso presso la Fondazione Giuliani a Roma, vive questa ambivalenza indagando il rapporto tra funzionalità ed estetica e le possibilità di far coesistere scultura, design e architettura.   Oscar Tuazon/Elias Hansen, “Untitled” (Kodiak Lamp), 2008, legno, corda, vetro, lattina, 94 x 27 cm. Collezione Giuliani, Roma. Foto di Giorgio Benni.   Come artista Tuazon si muove dall’arredamento all’ambiente, riassembla materiali di recupero e crea soluzioni per inutili...

Brian O’Doherty. Inside the White Cube

È uscito in libreria il libro di Brian O’Doherty, Inside the White Cube. L’ideologia dello spazio espositivo (traduzione italiana di I. Inserra e M. Mancini, Johan and Levi editore, Milano 2012, pp. 146, € 20). Il volume raccoglie e traduce per la prima volta in italiano i saggi pubblicati dall’artista irlandese sulla rivista Artforum a partire dal 1976. Presentiamo qui il testo attraverso due contributi di Alessandra Sarchi e Riccardo Venturi e ne anticipiamo la postfazione.       Lo spazio dell’arte   “Una scena ricorrente dei film di fantascienza mostra la Terra che si allontana dall’astronave fino a diventare un orizzonte, un pallone, un pompelmo, una pallina da golf, una stella. Questo cambiamento di scala si accompagna a un passaggio dal particolare al generale. All’individuo si sostituisce la razza, rispetto al quale noi siamo un’inezia, un brulicare di bipedi mortali ammassati quaggiù come un tappeto steso per terra. Vista da una certa altezza, generalmente la gente appare buona. La distanza verticale favorisce questa generosità, mentre l’orizzontalit...

Gian Paolo Guerini, Passim

“Percepire ciò che si ode vuol dire avere la visione, attenersi al silenzio vuol dire essere forti” (GPG)   Nel 1990 la Fondazione Mudima di Milano, ospitava una mostra curata da Gino di Maggio dal titolo Pianofortissimo. Il tema si riferiva alla complessa elaborazione che molti artisti, all’epoca ancora vivi, avevano fatto dell’oggetto pianoforte. Artisti che, a partire da questo strumento scultoreo e in particolare da ciò che esso produce, hanno tratto ispirazione per produrre una quantità infinita di magnetismi, rivoluzioni, istigazioni e opere. Parlo ad esempio di: John Cage, La Monte Young, Wolf Vostell, Giuseppe Chiari, Nam June Paik, Daniel Spoerri e molti altri.     La mostra consisteva in un complesso allestimento, all’interno del quale furono realizzate delle performance. Una di queste portava il titolo di Zero ed era firmata da GPG: l’impossibilità di suonare se non lacerandosi definitivamente le dita!     Adesso apriremo una parentesi, che non sarà breve, perché stiamo parlando di un artista e di un uomo che ha una storia molto lunga da...

Greenberg for Italians

Non esiterei un istante a considerare l’antologia italiana degli scritti del critico americano Clement Greenberg (L’avventura del modernismo. Antologia critica, Johan & Levi, Milano 2011, pp. 448, € 35) come uno dei maggiori eventi editoriali dell’anno. I curatori Giuseppe Di Salvatore e Luigi Fassi hanno pazientemente lavorato su un corpus di oltre 1.500 pagine, riuscendo nella sfida di offrire al lettore italiano una panoramica esaustiva del pensiero di Greenberg dal 1939 al 1986. In senso più ampio, l’antologia della Johan & Levi è da oggi lo strumento imprescindibile per comprendere il modernismo americano, in Italia conosciuto quasi esclusivamente attraverso il riflesso, a volte distorto dalla partigianeria critica, offerto dall’allieva più brillante, impaziente e ingrata di Greenberg, Rosalind E. Krauss, dato che, per una congiuntura editoriale anomala rispetto ad altri paesi europei, i lettori italiani, soprattutto i più giovani, hanno conosciuto Greenberg proprio attraverso Krauss & Co.   L’avventura del modernismo è ordinato secondo un criterio cronologico e tematico. Le...

Rosalind Krauss. Under Blue Cup

Quello che sto per scrivere non suonerà come un’indiscrezione, perlomeno tenendo conto di quello che i lettori più affezionati di Rosalind E. Krauss – la più brillante storica e critica d’arte contemporanea americana, con un nutrito seguito anche in Italia – si raccontano a mezza bocca da dieci anni. Ma soprattutto non suonerà come un’indiscrezione per una ragione più sostanziale, che è l’oggetto principale dell’ultimissimo libro di Krauss. Procediamo per ordine: fine 1999 a Manhattan, in uno dei migliaia di taxi che sciamano a zig zag sfidando la griglia urbanistica della città, Rosalind Krauss vive un’esperienza quasi letale: la rottura di un aneurisma. Raggiunto l’Ospedale di New York a bordo dello stesso taxi viene ricoverata d’urgenza e si salva per un pelo. L’emorragia cerebrale ha pertanto delle conseguenze devastanti sulla sua memoria. Il XX secolo si chiude per Krauss con un vero e proprio azzeramento, un reset dei suoi ricordi.   In tanti consideravamo The Optical Unconscious (tr. it. L'inconscio ottico, Bruno Mondadori 2008) – uno dei...

Leggenda del curatore-eroe

Pubblichiamo questo testo in occasione del Convegno Harald Szeeman in context che si inaugura oggi alla Fondazione Querini Stampalia (Venezia).     Non è forse così ovvio stabilire che la dimensione figurativa, visiva, nasca come immagine pura e semplice e non abbia invece l’implicita e intima necessità di descriversi, la vocazione a trovare un’altra forma più definitiva di sé.   Giulio Paolini, Breve storia del vuoto in tredici stanze, 1988   Nel prendere parte ad un’inchiesta sulla “crisi” della critica sollecitata da Francesco Vincitorio per Notiziario di arte contemporanea, rivista di cui il critico romano è direttore, Germano Celant formula nel novembre 1970 alcune tesi sulla “critica acritica” destinate a suscitare ampia eco[1]. Impegnato nel processo di internazionalizzazione del movimento cui ha dato nome e recente curatore della mostra Conceptual Art, Arte Povera, Land Art alla Galleria civica d’arte moderna di Torino, Celant prende posizione contro la proliferazione di punti di vista e si pronuncia a favore di una critica che,...

Ugo Mulas

Pubblichiamo un estratto del libro Ugo Mulas di Elio Grazioli, edito da Bruno Mondadori, qui commentato da Antonello Frongia e Luigi Grazioli.   Il saggio viene presentato oggi 26 maggio, alle 18.30, allo Fondazione Forma di Milano.     –––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––– Antonello Frongia   Senza le Verifiche realizzate da Ugo Mulas tra il 1968 e il 1972 la fotografia italiana contemporanea sarebbe nata con un decennio di ritardo. Queste quattordici medita zioni in testo/immagine sulle varia bili del linguaggio fotografico – dal negativo al tempo, dall’ingrandi mento...

McLuhan sarebbe il mago dell'iPad

Strano destino, quello di Marshall McLuhan. Tra gli autori più citati del Novecento, aspetta ancora qualcuno che ne spieghi il portato intellettuale. A trent’anni esatti dalla sua scomparsa, deve arrivare chi sappia valutarne non solo l’incidenza teorica ma anche il carico morale e politico, ideologico e religioso di tutto il suo lavoro.   Tuttavia questo qualcuno, a conti fatti, non arriverà mai. Ed è bene che sia così. Se un giorno si materializzasse, costui finirebbe per riportare l’eccentricità del personaggio McLuhan entro gabbie interpretative che ne svilirebbero il senso e il valore. La natura di Marshall McLuhan è infatti, prima di ogni altra cosa, quella di essere non una persona ma, appunto, un personaggio, un tipo psicologico, una divertita caricatura di se stesso. Si potrebbe dire, per esempio, che questo acuto autore di libri celeberrimi come Understanding Media o La Galassia Gutenberg, questo geniale produttore di fortunati slogan teorici (la differenza fra media caldi e freddi, l’opposizione fra occhio e orecchio, l’uomo tipografico, il villaggio globale e simili) abbia lavorato tutta...

Photo trouvée

Come racconta e spiega benissimo André Breton in quel bellissimo (non)romanzo che è L'amour fou, a volte certi oggetti ci vengono incontro, come se ci chiamassero dal loro posto e si rivolgessero proprio a noi. Lo chiama caso oggettivo, ossimoro – “diminuito”, direbbe forse Marcel Duchamp – che mi pare molto affascinante. In fondo questo è il principio primo del punctum di Roland Barthes, mi pare: qualcosa dall’interno dell’immagine incrocia un nostro interesse radicato, nel personale o nell’inconscio, ed essa ci attrae senza che sappiamo dire perché; poi, in un secondo tempo, scopriamo quanto intimo fosse ed è quel rapporto. (A volte non lo scopriamo del tutto, a dire la verità, ma questa è un’altra faccenda). A me è capitato con una fotografia proprio recentemente, all’ultimo Mois de la Photo parigino: dopo aver visitato la fiera e non so quante esposizioni in giro per la città, mi fermo con degli amici in un negozietto molto noto del Marais dove si scartabella in scatole di fotografie anonime e senza valore commerciale alla caccia di curiosità....