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Massimo Recalcati

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Ritorno dei padri?

Doppiozero si chiede se assistiamo a un ritorno dei padri. Mi chiede un parere. Sul crinale del millennio ho pubblicato Il gesto di Ettore. Preistoria, storia, attualità e scomparsa del padre (Bollati Boringhieri 2000): libro che, per sincronia più fortunata che calcolata, è diventato apristrada di una serie di studi paterni. Almeno in Italia: altrove già se ne pubblicavano. Ma il testo ha avuto la seconda fortuna di diffondersi gradualmente anche in quei paesi: ogni anno compare in una nuova lingua e quella cinese si è allargata a diversi editori.   Nel nostro paese sembra ora che dai libri, dal cinema, dalla TV rigurgitino i padri. Quando la cronaca racconta di liceali romane che si prostituiscono, i giornalisti non chiedono allo psicoanalista un parere su queste ragazze annoiate e deviate, ma: “Dove erano i padri?” “Forse fra i clienti?” Le librerie mettono la paternità in prima fila, attraverso due romanzi di autori importanti: Gli sdraiati di Michele Serra e Il padre infedele di Antonio Scurati. Doppiozero chiede se queste “comparizioni” non contraddicano la “scomparsa” di cui...

Michele Serra. Gli sdraiati

Bisogna partire dal finale per capire il senso di questo racconto-saggio-monologo interiore, Gli sdraiati (Feltrinelli) di Michele Serra. È lì che appare evidente cosa è in gioco nella storia di un padre che cerca il contatto con il proprio figlio, e non riesce ad averlo. Dopo aver perseguitato il ragazzo, un tipico adolescente d’oggi, nativo digitale, come si dice, uno “sdraiato”, con la prova della salita al Colle della Nasca, il padre riesce a trascinarcelo. Una salita faticosa compiuta dall’adolescente con le scarpe e il vestiario inadatto. A un tratto il padre perde il figlio di vista. Pensa che sia rimasto indietro, crede di doverlo soccorrere, e invece il ragazzo l’ha superato. Lo chiama e lui risponde: “Sono quiiiii! Papààààà!”.       La parola – papà – risuona per la prima volta. L’uomo ascolta “il nome del padre nella sua forma infantile”. Ha un sussulto di spavento. Sarà in difficoltà? Poi capisce: è più avanti di lui, è lassù, sta per arrivare in cima. La sua risposta...

Bambini iperattivi

Saltano e corrono, schizzano da un punto all’altro, mordono e fuggono gli oggetti che hanno intorno, si sottraggono a un discorso. Insoddisfatti e annoiati, costretti a girare non riescono mai a stare: i bambini iperattivi sono le lancette impazzite del tempo dell’epoca. Con il loro moto perpetuo rispondono inconsapevoli all’imperativo sociale: chi si ferma è perduto. Loro, infatti, non riescono a fermarsi mai. Come ogni sintomo psichico, il disagio dei più piccoli, che oggi si manifesta anche nella prima infanzia, è la rappresentazione esasperata di qualcosa che condensa le cause e gli effetti del disagio di civiltà.   Il bambino che non riesce a stare attento a chi gli sta accanto, che sfida i genitori e l’autorità scolastica è una trottola in ansia che non può raggiungere un obiettivo, così il movimento diventa la sua attività. Un comportamento che riguarda soprattutto i bambini del nostro mondo – dove tutto è super i bambini sono iper –, che disturba la quiete di case dove i figli sono spesso unici. I bambini sempre in minoranza, gli adulti ci investono...

Autobiografia del dolore

Georges Perec, sdraiato sul divano dello psicoanalista Jean-Bertrand Pontalis, ritrova il suo ricordo più doloroso. Un ricordo d’infanzia, riguardante la deportazione della madre. In W ou le souvenir d’enfance, sua opera autobiografica pubblicata nel 1975, consegna il compito di dire quel dolore straziante a una casella vuota. Non un capitolo, ma un taglio tra un capitolo e l’altro: tre puntini di sospensione che interrompono una struttura che intreccia un racconto di finzione a una collezione di ricordi. La lacerazione più grande si consegna in un vuoto che toglie l’aria.Primo Levi nella prefazione di Se questo è un uomo scrive il suo passo indietro rispetto al dolore: testimoniare e cercare di comprendere per restituire «uno studio pacato dell’animo umano».Ma la poesia che precede, soglia ulteriore, ordina al lettore di considerare, meditare, ripetere.La comprensione è impossibile, e insostenibile il ricordo come esperienza individuale. Per ricordare è necessario pensare all’esperienza come zona di irrealtà.Simonetta Fiori e Massimo Recalcati sono intervenuti sulle pagine di Repubblica in questi giorni rinnovando un dibattito cui avevano preso parte l’anno scorso, sul...

Cosa è la pornografia?

Con quasi dieci anni di ritardo è stato tradotto in italiano, con titolo La fine del desiderio (Oscar Mondadori), il libro in cui Michela Marzano affronta il discorso pornografico, mostrando quale visione dell’essere umano sottenda e che rapporto abbia con il desiderio, la sessualità umana, il corpo e la contraddizione che questo esibisce (“io sono in questa mano e non ci sono”, come è la stessa Marzano a ricordare ne La filosofia del corpo citando Paul Valery, e dunque il nostro non essere riducibili al corpo e insieme l’impossibilità di liquidare il nostro rapporto con la corporeità nei termini di un mero “avere un corpo”). Se c’è una cosa che non manca ai testi della filosofa è la chiarezza e insieme la volontà di affrontare in concreto i problemi su cui si interroga, radicando nel vissuto e nel tessuto sociale le proprie riflessioni e attraversando la tradizione filosofica con uno sguardo capace di restituirle attualità. I suoi testi ci riguardano e offrono alcune chiavi di lettura, e strumenti, per orientare i nostri imbarazzi e le nostre contraddizioni; l’analisi comparata di film e romanzi aiuta infatti a dare corpo a delle categorie sfuggenti, in un campo dove le...

Fanny & Alexander

Di norma, di uno spettacolo si legge un programma di sala. E di una mostra un catalogo. Del lavoro degli ultimi quattro anni del gruppo teatrale di Ravenna “Fanny & Alexander” (al secolo Chiara Lagani, dramaturg e attrice, e Luigi de Angelis regista: meno di 75 anni in due ma sulle scene da 18…) ci viene invece proposto un Atlante. Anzitutto perché non di un semplice spettacolo si tratta, bensì d’un “viaggio teatrale” in dieci tappe. Da Dorothy. Sconcerto per Oz, all’inizio del 2007, a West, andato in scena alla Cavallerizza di Torino lo scorso giugno e ancora in tournée nei prossimi mesi. Ma on the road da sempre è la vita dei teatranti. Il vero “viaggio” è quello all’interno del testo di F&A, nonché il nostro nel loro continente di immagini ed enigmi.   Il “testo” è Il mago di Oz: la fiaba pubblicata nel 1900 da L. Frank Baum e soprattutto il film diretto nel 1939 da Victor Fleming (con la sedicenne Judy Garland nei panni di Dorothy): un territorio attraversato a tutti i livelli e in tutte le direzioni, con un grado di “perversione...