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Design

(183 risultati)

L'ultimo futurista / Joe Colombo: una matita felice

Joe Colombo (1930-1971) sapeva disegnare. La sua ‘matita felice’ non aveva esitazioni mentre tracciava i contorni degli oggetti che progettava, dando così forma visibile a tutto quanto esisteva già nella sua fervida mente. Il tratto nitido, chiaro, privo di esitazioni dei suoi schizzi di progetto è rivelatore di un pensiero altrettanto nitido e chiaro. Non per nulla egli è stato uno dei designer più prolifici del secolo breve e, sicuramente, fra i molti, il più ingegnoso, tanto da essersi meritato il titolo, e con buona ragione, di 'leggendario' (Matteo Kries, 2005). Ha infatti all'attivo centinaia e centinaia di progetti, concepiti in meno di un decennio di attività, che oggi, a cinquant'anni dalla sua troppo prematura scomparsa, sono stati tutti censiti e schedati nel ponderoso volume curato da Ignazia Favata (con un contributo di Domitilla Dardi), Joe Colombo. Catalogo ragionato. 1962 - 2020, (Silvana Editoriale, pp. 300, € 85.00). Vi si annoverano gli oggetti ancora in produzione, i molti realizzati ma oggi non più prodotti, così come quelli che attendono di vedere la luce, insieme ad alcuni che la luce l'hanno vista soltanto di recente.   Sebbene Joe (Cesare all'anagrafe...

Tra architettura, religione, psicologia / Roberto Orefice, entronauta

Ci sono persone che nell’arco della loro esistenza terrena vivono più vite, e tutte straordinarie (nel significato proprio del termine di ‘fuori dell’ordinario’): Roberto Orefice (1935-2021) è stato una di queste. Mente brillante, dotato di una intelligenza superiore alla media, colto, sagace e appassionato in ogni cosa che faceva, ancora giovanissimo ha scritto brani di critica all’architettura italiana del dopoguerra, le cui somme acuzie e lungimiranza sono ancora ineguagliate. Nell’età di mezzo è stato un insegnante di progettazione architettonica innovativo e maieutico, capace di stimolare al massimo grado la creatività dei suoi allievi e di indurli ad esprimere il proprio talento, perfino quello più recondito. Infine, nell’età matura, ha agito come terapeuta sensibile e profondo.    Curioso e appassionato di tutte le culture, soprattutto delle più insondate, e di tutte le religioni (suoi saggi sono apparsi persino sul quotidiano israeliano Haaretz), ha condotto su di esse ricerche in forte anticipo sui tempi. Ma le cose più sorprendenti che lo hanno contraddistinto sono state la sua inesausta curiosità e la sua eterna giovinezza interiore. Infatti, nonostante il...

#designinpigiama / Alessi. Tante care cose

È possibile avere nostalgia del lockdown?  Io ce l'ho per due motivi.  Il primo è il silenzio. Ho la fortuna di abitare in una casa con un giardino popolato di ulivi e di fiori che si affaccia su un lago, lambito dalla Via Appia, una strada piuttosto trafficata fin dall'antichità. Divenuta muta per effetto dei provvedimenti governativi anti Covid-19, in quei mesi aveva ceduto lo scettro dei rumori dei motori al silenzio, rotto, soltanto a tratti, dai suoni della natura. E allora, ecco risalire fino alle mie finestre pigolii, cinguettii, frinii, squittii e qualche volta anche il grufolare degli animali selvatici, o ancora il ragliare dell'asino di proprietà di uno dei miei vicini, insieme allo starnazzare delle sue oche e al chiocciare dei suoi polli, in un'estasi bucolica di suoni dimenticati, rasserenanti.   Il secondo motivo per cui ho nostalgia del lockdown è l'appuntamento (allora) quotidiano con #designinpigiama, le lezioni di design che Chiara Alessi teneva ogni mattina su Twitter, con tanto di scanzonata sigla musicale (Pipiriripipiri, composta da Andrea Cardoni) costituite da video brevi, lievi, eleganti e documentatissimi. La rubrica era nata "nei giorni...

Allieva di Le Corbusier / Ingrid Wallberg, la storia e i capolavori di un'architetta

Che Le Corbusier sia stato un tombeur de femmes (e per giunta maschilista) lo narrano tutte le cronache e le aneddotiche del tempo, perciò appare ancor più contraddittorio (ma forse non lo è) che egli abbia influenzato e promosso ben tre delle più illustri architette europee del modernismo. Nel suo studio, o comunque sotto la sua egida, si sono infatti formate la francese Charlotte Perriand (1903 - 1999) l'irlandese Eileen Gray (1878 - 1976) e la svedese Ingrid Wallberg (1890 - 1965).  Charlotte Perriand, si sa, ha lavorato a lungo con il maestro (dopo il respingente esordio in cui questi tentò di dissuaderla con la famigerata minaccia: «Ici, on ne brode pas des coussins»), cofirmandone, addirittura, molti capolavori. Di Eileen Gray si conosce il lungo e travagliato rapporto di amicizia che ebbe con il maestro dei maestri, unitamente al suo compagno, Jean Badovici, essendo le loro reciproche residenze estive, la E1027 della Gray (si legga qui) e il Cabanon di Corbu, contigue sulla magnifica scogliera di Requebrune Cap Martin, in Costa Azzurra (il cui mare fu per lui fatale). Di Ingrid Wallberg è invece totalmente sconosciuta la storia personale e professionale, che ora una...

Mario Piazza, Andrea Branzi / Big Book of Design: 25 maestri 98 icone

Andrea Branzi, architetto e designer, nonché storico e teorico di questa disciplina, e Mario Piazza, architetto e graphic designer, due maestri nel loro campo, si sono uniti, con il contributo di altri studiosi, per dare vita a un libro dal titolo Big book of Design che, oltre a rappresentare un valido contributo alla conoscenza della materia di cui tratta, è esso stesso un pezzo di good design.  "Il design non rinuncia alla possibilità di riformare esteticamente il mondo", recita il frontespizio del volume (edito da 24 Ore Cultura, pp. 462; € 79.00) e scorrendone le pagine, ci si rende conto che ciascuna di esse invera appieno l'assioma, sia nei contenuti che nella forma.    Il rigore lirico che governa l'impaginato è la cifra della poetica di Mario Piazza con cui egli sa interpretare e trasmettere con la consueta efficacia visiva i temi trattati. E così, per il fondo delle pagine di alcune sezioni, in luogo del bianco, opta per un verde-ottanio, quale omaggio, mi par di cogliere, alla stagione radical di Branzi che aveva fatto del colore brillante ed estroso uno dei propri punti di forza, in contrasto con la monocromia razionalista, a cui quel movimento artistico...

Lionni tutto intero

Nonni che raccontano storie ai nipoti ce ne sono milioni. Nonni che in questo modo hanno rivoluzionato la narrativa per l'infanzia, solo uno: Leo Lionni. Perché fu così, sul treno per Greenwich e a beneficio di due piccole pesti, che nacque il suo capolavoro. Oggi si chiama Piccolo blu e piccolo giallo ed è un classico amato in tutto il mondo, ma quel giorno era stato soprattutto la soluzione per riportare la calma nel vagone. In cerca di un'idea che ipnotizzasse gli scatenati nipoti, Lionni aveva strappato da una rivista una pagina colorata per sminuzzarla in tanti piccoli pezzetti. Guardate, disse muovendoli con le dita, questo piccolo pezzetto blu ha fatto amicizia con quest’altro che è giallo ma ecco, quando si abbracciano, i due diventano un'unica macchia verde, e nessuno li riconosce più.     L'incanto era nato, la battaglia della calma era vinta. Quella del libro però era solo cominciata. Siamo pur sempre nel 1959, quando un linguaggio visivo così essenziale – e soprattutto, orrore: non figurativo – era impensabile per dei libri illustrati. Non a caso gli adulti osteggiarono a lungo Piccolo blu e piccolo giallo, bollandolo come astratto, incomprensibile. I...

1920 – 2020 / Aldo Novarese: il più grande creatore di font

Fra i grandi disegnatori e inventori di caratteri per la scrittura artificiale, italiani sì ma di acclarata levatura internazionale, accanto a nomi mitici, come quello di Luca Pacioli, di Aldo Manuzio, di Francesco Griffo, di Panfilo Castaldi e di Giambattista Bodoni, spicca, per creatività e prolificità, quello di Aldo Novarese (1920-1995). A lui si deve, oltre al resto di cui di si dirà, il progetto di circa 200 famiglie di caratteri tipografici (font), dei quali una trentina per la Fonderia Nebiolo di Torino, dal 1880 al 1978 l'unica fonderia italiana di rilievo europeo, che insieme ai caratteri tipografici in piombo, produceva anche le macchine da stampa che li impiegavano.  Per l'elevato numero di font da lui creati, Aldo Novarese sarebbe degno di entrare nel Guinness World Records: a tale proposito, una classifica giapponese gli ha assegnato il primo posto fra i designer grafici di tutti i tempi e di tutto il mondo.  E allora, ecco l'Egizio (1955-58), un sobrio neretto da lui messo a punto in quattro anni di lavoro e di continue rettifiche per ottenere le grazie geometricamente il più precise possibile. L'Eurostile (1962), il suo must, derivato dal Microgramma, che...

Semplicità / Enzo Mari in Triennale

Nel 1971 Enzo Mari progetta un divano letto con una struttura costituita da profilati d’acciaio e imbottiture di poliuretano espanso. Si chiama Day-Night. Semplice, elegante, efficiente: basta un piccolo spostamento e si trasforma da divano di casa in letto singolo: una rotazione. Lo disegna per De Padova. L’imprenditrice che lo ha commissionato lo trova bello, ma decide di non produrlo. Enrico Astori, fondatore di Driade, che non ha una fabbrica, lo accetta e lo mette in produzione. Per quanto sia promosso in modo efficace, il divano resta invenduto. Non incontra il gusto del pubblico e Mari accusa il colpo. Scrive che il pubblico lo rifiuta “in quanto non lo riconosce come facente parte del sistema culturale”. La ragione pratica l’individua poi nel suo costo: troppo basso, si guadagna troppo poco con questo mobile. Riflette: gli oggetti di buon disegno offerti a prezzi bassi risultano “poveri” e non rappresentano uno status symbol per nessun consumatore. Sono trascorsi pochi anni dal Sessantotto studentesco e dall’autunno caldo, a cui Mari ha partecipato con la passione di un giovane, anche se ha passato i trent’anni.    Divano Day-night, Design Enzo...

Piante, salice, canna, bambù, paglia, terra / Architetture del dopo

Costruire con le piante, salice, canna, bambù, paglia, terra: è questo il sottotitolo dell’ultimo lavoro di Maurizio Corrado, architetto, studioso e docente universitario, creatore di iniziative culturali, uno dei massimi esperti italiani del rapporto tra mondo vegetale e architettura. Un sottotitolo che è una dichiarazione di intenti e che, ponendo il focus sui materiali da costruzione cosiddetti “verdi”, dà il segno di un approccio concreto volto al costruire e all’abitare, accentra l’attenzione sulla riscoperta di tecniche tradizionali.   Se ogni sottotitolo ha il compito e il merito di restringere gli spazi all’immaginazione, suggerendo la direzione che il titolo lascia incerta, questo forse non è del tutto vero per il testo di Corrado. Architetture del dopo (DeriveApprodi 2020) non si rivolge infatti soltanto a coloro che, all’interno di saperi di una specifica tèchne, sono interessati alla costruzione di spazi abitativi, alla loro funzionalità, alla loro estetica, alla loro cultura, all’architettura insomma, ma anche a un pubblico più vasto, a chiunque abbia interesse a comprendere, e a dare forma, a quello che diciamo quando parliamo di sostenibilità, ecologia, nuove...

1932 - 2020 / Enzo Mari: design della vita activa

Ero intenta a scrivere la recensione della grande mostra che Triennale gli ha dedicato, quando è giunta, improvvisa e terribile, la notizia della scomparsa di Enzo Mari. Il mondo della cultura e del design è orfano di un padre, anzi, di un gigante, come lo ha definito Stefano Boeri che per primo ne ha dato l'annuncio. Ed Enzo Mari gigante lo è stato di sicuro, e generoso per giunta, fino all'ultimo, anche nell'aver atteso, prima di lasciarci, che si inaugurasse la mostra con la quale si è congedato dal mondo, lasciandogli in eredità la sua lezione e l'esito del suo lavoro. Un dono d'amore, il suo, e di fiducia in quanti verranno dopo di lui, a camminare seguendo le sue orme (e sono già molti), oppure a contestarne il messaggio, al quale, comunque, nessuno può restare indifferente. Questa mostra, infatti, non è una semplice mostra, ma è l'annuncio della donazione che l'artista aveva recentemente fatto del suo immenso archivio al Comune di Milano, il quale lo conserverà, accanto agli altri archivi già parte del suo patrimonio, nel Casva (Centro Alti Studi sulle Arti Visive sull’Architettura e sul Design). Quello di Enzo Mari è un archivio composto da oltre 2.000 pezzi, il cui valore...

Il futuro della moda / Fashion Futuring

La pandemia Covid-19 ha spinto stilisti e aziende a riconsiderare la temporalità di moda alla luce dell’indeterminatezza e delle emergenze improvvise. Giorgio Armani, su tutti, ha richiamato l’attenzione sulla dispersività delle collezioni: si sprecano le linee succedanee del marchio principale, mentre tempi e funzioni dei capi non rispondono alle esigenze della vita reale, e, come se non bastasse, i flussi produttivi sono diventati insostenibili per consumatori, ambiente e lavoratori. Il basso costo e la velocità della produzione incidono sul ciclo di vita dei capi e sul ritmo dell’acquisto, considerato troppo veloce, soprattutto se bisogna fare i conti con periodi di lockdown in cui si indossano pochi capi. L’era della moda istantanea, veloce, sembra essere giunta al termine perché, come già illustrato qui, l’eccesso di indumenti comporta la loro distruzione. Troppe collezioni, troppe sfilate, troppo dispendio di risorse inestimabili ormai esaurite ha comportato, complice anche il Coronavirus e il divieto di grandi assembramenti fino a nuovo ordine, la rinuncia di molti stilisti alle pratiche e ai tempi del sistema moda (es. Alessandro Michele per Gucci, Michael Kors, ecc.). L...

6 ottobre 1920 - 6 ottobre 2020 / Vico Magistretti il lord di architettura e design

Vico Magistretti (1920 - 2006) appartiene a una vera e propria dinastia di architetti milanesi. Suo bisavolo è stato infatti quel Gaetano Besia (1781-1871), allievo del grande Giacomo Albertolli – a cui successe pure come direttore della commissione d'ornato – che ha costruito molti palazzi nobiliari in città, tra i quali Palazzo Archinto, in Via Passione, uno dei rari esempi della sopravvissuta architettura tardo neoclassica meneghina, già sede del Collegio delle Fanciulle, oggi Educandato Statale. C'è poi stato suo padre, Pier Giulio (1891-1945) anch'egli distintosi per la prolificità professionale, soprattutto fra gli anni venti e trenta del novecento, coautore, tra l'altro, con Piero Portaluppi, Giovanni Muzio ed Enrico Griffini, del Palazzo dell’Arengario di piazza del Duomo, ora sede del Museo del Novecento.  Dopo il diploma al Parini, Vico si iscrive al Politecnico, e lì si forma con Portaluppi e con Gio Ponti; tuttavia, come ha dichiarato egli stesso, è stato Ernesto Nathan Rogers il suo vero maestro, del quale apprezzava l'idea di una architettura moderna in continuità con la trazione (“Casabella-Continuità" si chiamò infatti la rivista quando, dal 1954 al 1965...

Mass market e design / Quante storie per degli spazzolini da denti!

Per molte persone la nozione di Design si lega ancora oggi a un immaginario popolato di sedie, automobili, articoli sportivi e in generale di oggetti di pregio nei quali si realizza un’idea di bellezza e modernità, quasi sempre riconducibile a una firma. Oggetti desiderabili, che, oltre a essere utili e piacevoli da usare, esprimono il buon gusto e lo stile di chi li possiede. Per le stesse persone il Design è invece del tutto estraneo al mondo del largo consumo, cioè ai prodotti da supermercato: sarebbe assurdo, dicono, parlare in termini di Design di uno spazzolino da denti come si parlerebbe della sedia Louis Ghost di Philippe Starck per Kartell. Lo spazzolino è roba di marketing non un oggetto di design. Perché poi, si chiedono, uno che ha coltivato la sua indole creativa e affinato la sua sensibilità estetica attraverso un lungo percorso di studi in scuole prestigiose dovrebbe applicarsi a un oggetto così umile e destinato all’invisibilità? Molti di loro non saprebbero nemmeno dire che spazzolino stanno usando in questi giorni, quale modello e di che marca, se lo hanno comprato personalmente o lo hanno trovato in casa, nell’armadietto del bagno assieme alle scorte di...

Accademia Unidee / Il lavoro dell'immaginario

Darwin in The Descent of Man, 1871, afferma: «La differenza mentale fra l’uomo e gli animali superiori, per quanto sia grande, è certamente di grado e non di genere». Una progressione nei risultati di ricerca che ci aiutano a comprendere un poco meglio cosa significa essere umani, conferma sistematicamente l’ipotesi del grande naturalista inglese. Antecedenti evolutivi delle nostre attuali distinzioni di specie che presidiano all’antropogenesi si ravvisano in altre specie. Dal canto dei fringuelli alla parola; dall’affettività primaria di una mamma scimpanzé al caregiving di una mamma della specie homo sapiens; dall’eusocialità tra i primati di ordine superiore alla cooperazione tra noi umani. E l’immaginazione? E l’immaginario? Abbiamo prove evidenti dell’attività onirica degli altri animali e anche della loro capacità immaginativa. È opportuno allora chiedersi se producono, come noi, mondi immaginari. Sappiamo che gli altri animali sanno ma non sappiamo se sanno di sapere. Ipotizziamo di no, anche se è verosimile supporre che dispongano anche nel campo dell’immaginario di antecedenti evolutivi, magari rudimentali. Pare che le loro conoscenze siano operative, immediate e pratiche...

Una scoperta / Giuseppe Scapinelli, designer italo-brasiliano

Quando, nel 2016, in una prestigiosa asta di design parigina, ho incontrato per la prima volta le creazioni di Giuseppe Scapinelli (1911-1982), ne sono rimasta folgorata e ho subito cominciato a ricercare notizie su di lui, ma, al di là di quelle scarne contenute nel catalogo di quella vente aux enchères – che lo dicevano architetto italiano emigrato in Brasile, dove aveva fatto fortuna – nessuno ne sapeva nulla. Sono dovuti passare alcuni anni, prima che mi capitasse di incappare nuovamente in lui: stavolta, la notizia giungeva da Reggio Emilia, la città che gli aveva dato i natali, dove suo nipote Alessandro, anch'egli architetto, recentemente rientrato in patria, aveva organizzato la presentazione di una monografia dedicata a suo zio: Sergio Campos, Giuseppe Scapinelli 1950: o Designer da Emoção, ArteMobilia, São Paulo, 2015. Ed eccomi a muover subito mari e monti per riuscire a procurarmi un contatto con quel nipote: dovevo avere il libro! Mi urgeva leggere, conoscere, capire come fosse possibile che un designer che aveva vissuto e lavorato oltreoceano, lontano miglia e miglia dall'Italia, e quindi dal dibattito artistico sul passaggio dalle cosiddette Arti Applicate al Design...

Storia del design / C'era una volta il Settebello

Negli anni della mia infanzia, il Settebello era considerato "il treno dei desideri", e non già perché andasse all'incontrario, come sarebbe poi accaduto al suo omologo cantato da Celentano, ma perché sfrecciava sui binari, velocissimo, accorciando le distanze fra le città che toccava lungo la linea Milano-Bologna-Firenze-Roma, così come nessuno aveva mai neppure osato sognare. Simbolo del benessere ed emblema del boom economico, divenne da subito un'icona dell'italian style, con appuntati addosso gli occhi ammirati del mondo. Ricordo che mio padre lo prendeva, quando da Milano doveva raggiungere rapidamente la capitale per motivi di lavoro e, al suo ritorno, da grande affabulatore qual era, me ne narrava le meraviglie, accendendo ogni volta la mia fantasia. Mi diceva della sua rapidità (quel treno raggiungeva i 200km/h, un record assoluto per quei tempi), e poi mi raccontava della sua forma aerodinamica che pareva uscita dal futuro, e ancora dell'eleganza dei suoi arredi, ma soprattutto mi descriveva il Belvedere, quel salottino in testa al treno, attraverso le cui vetrate panoramiche i viaggiatori provavano il brivido e l'ebbrezza della velocità. E a me, ascoltandolo, pareva...

Tre centenari del design / Anna Castelli Ferrieri, la Regina della plastica

Se Milano e il mondo non avessero dovuto fare i conti con il distanziamento sociale e con le serrate imposte dal Covid-19, questo 2020 avrebbe visto degne celebrazioni per il centenario della nascita di Anna Castelli Ferrieri (1920 - 2006), designer di fama internazionale, tra le più autorevoli protagoniste del made in Italy e fra le prime donne del nostro paese ad avere svolto la professione di architetto.  O, almeno, ci piace pensare che ciò sarebbe potuto accadere. Figlia di Enzo Ferrieri, uomo di vasta cultura, tra l'altro, fondatore e direttore della rivista Convegno e degli omonimi teatro, circolo e casa editrice, Anna si laurea in Architettura al Politecnico di Milano, con una tesi su Giuseppe Mengoni e sulla sua Galleria Vittorio Emanuele. Ancora studentessa, frequenta lo studio di Franco Albini, di cui apprezza l’approccio razionalista al mondo del design e dell’architettura, permeato di eleganza e di raffinatezza. Così ha dichiarato lei stessa in una intervista rilasciata a RAI Educational: “Il mio primo maestro è stato Franco Albini, un maestro razionalista. Io sono stata nel suo studio per due anni durante l‘università e questo è stato molto formativo...

Design: tre centenari / Franca Helg, la gran dama dell’architettura

Seppure bisestile come l’attuale, il 1920 è stato un anno prolifico per la scuola di Milano di architettura. Ha infatti dato i natali a tre figure di rilievo internazionale, che si sono occupate anche di design: a Franca Helg, il 21 febbraio; ad Anna Castelli Ferrieri, il 6 agosto e a Vico Magistretti, il 6 settembre, tutti e tre allievi del Politecnico meneghino.    Franca Helg (1920 - 1986), "la gran Dama de la Arquitectura", come ebbe a definirla Vélez Catrain nel 1990 "doveva essere una donna molto disciplinata e rigorosa con se stessa. […] Discreta, sobria nella parola e nello sguardo; il suo portamento era deciso, il portamento di una persona che anticipa il passo con lo sguardo, l’udito e l’olfatto. E così era solita procedere nel suo lavoro." (idem, 2006) I collaboratori dello studio che lei ha condiviso con Franco Albini (si legga qui) fino alla morte del maestro, avvenuta nel 1977, la chiamavano con deferenza signora Helg, invece, noi allievi della Facoltà di Architettura del Politecnico, dove lei ha insegnato Composizione architettonica, la chiamavamo la Helg, lasciando sottinteso il titolo di professoressa, come spesso fanno gli studenti, ma con quel rispetto...

Un'officina del design / Il mondo di Poggi

La storia del design italiano, di quel good design apprezzato in tutto il mondo, come è noto, non è stata scritta soltanto negli studi degli architetti e dei designer, nei libri e nelle rassegne che ne hanno celebrato i progetti, ma anche nelle botteghe, nelle officine e nei laboratori di quei produttori lungimiranti e coraggiosi, tanto artigiani, quanto industriali, che hanno creduto nella bellezza e hanno investito nel futuro. Tra di essi, si annovera anche la ditta Poggi, sulla cui attività e sulla cui storia è da poco uscito il libro: Il mondo di Poggi. L’officina del design e delle arti, a cura di Roberto Dulio, Stefano Andrea Poli, Fabio Marino, Electaarchitettura (pp. 160, € 32,00). Preceduto dall'omonima mostra, curata nel 2016 dai medesimi autori e tenutasi negli spazi degli Archivi Storici del Politecnico di Milano, in Bovisa (se ne legga notizia qui ), il volume ha anche il merito di contenere il regesto dell'intera produzione Poggi. Redatto consultando l'archivio dell'azienda, presenta disegni e fotografie degli oggetti da essa prodotti, puntualmente descritti in agili schede, utili per le datazione dei pezzi e per una loro corretta attribuzione, essendo essi ormai...

MAXXI / Gio Ponti. Tutto al mondo deve essere coloratissimo

A differenza dei fasti e del battage mediatico che hanno contrassegnato le commemorazioni parigine, al MAD, in onore del quarantesimo anniversario della morte di Gio Ponti (1891-1979), quelle italiane si sono invece celebrate con toni meno enfatici, il che non significa che esse non siano state di pari interesse, soltanto più discrete e magari anche un po' più raffinate ed esclusive e di conseguenza meno popolari. Se ciò costituisca un motivo di merito, non saprei dire. Personalmente, per non tradire lo spirito didattico del maestro milanese, anzi, il suo anelito divulgativo dell'amore per la bellezza, io preferirei che il suo messaggio venisse sbandierato con clamore ai quattro venti, in modo da raggiungere tutti, così come faceva lui dalle pagine delle sue riviste e come han fatto anche i francesi. Ma tant'è. Le celebrazioni nostrane, le rassegne espositive, i convegni e gli eventi editoriali, anche se con meno grandeur, si sono però susseguiti per tutto il 2019, culminando nella mostra allestita al MAXXI di Roma, dedicata soprattutto alla sua architettura (visitabile fino al 13 aprile).    Per quanto concerne l'editoria, a marzo 2019, le edizioni milanesi Henry Beyle...

Immaginare il dopo / Cara plastica, ti scrivo

Cara plastica ti scrivo, così mi distraggo un po’. Da quando sei arrivata, c’è una grossa novità: sono finiti tempi d’oro, ma qualcosa ancora qui non va. Sembra che tutti si siano improvvisamente dimenticati di tutti i favori che ci hai fatto e così, mi dispiace dirtelo, sei diventata il nemico pubblico numero uno. Ti danno la colpa di tutto, dicono che se il pianeta sta andando in malora alla fine dei conti è per causa tua. So cosa stai pensando, che se qualcuno ti butta in mare bisognerebbe andare a chiedere a quel qualcuno, che c’entri tu? Il fatto che tu sia pressoché indistruttibile è una cosa meravigliosa, ma c’è chi per guadagnare di più ti ha usato per far cose che durano un giorno. Dubito sia stato per ignoranza.   1870, arriva la celluloide, il cinema può essere inventato. Ricordi i bei tempi in cui per le signore bene il massimo della sostenibilità era ostentare una meravigliosa pelliccia di plastica? Pellicce ecologiche le chiamavano, e hanno continuato a osannarti, usandoti in borse e stivali esibiti con orgoglio ecologista. Il vento è cambiato, cara plastica. Ricordo che sei arrivata con una certa discrezione, a metà dell’Ottocento ti chiamavano Xylonite,...

Un'intervista / Enrico Morteo e il Grande Atlante del Design

“È stata una grande avventura questo entrar nella fabbrica e nel suo mondo”. La citazione di Marco Zanuso, uno dei padri pionieri di quel fenomeno che viene compreso sotto il nome “design italiano”, è una delle molte sintesi che si incontrano lungo il percorso di lettura che Enrico Morteo ha tracciato nella nuova edizione del suo Grande Atlante del Design, dal 1850 fino a oggi (Mondadori Electa, 2019, p. 440). Nell’individuare alcune storie minori da raccontare all’interno della storia magniloquente del Novecento, usa anche parte dell’Ottocento per fissare e far meglio comprendere l’evoluzione degli oggetti d’uso fin dal sorgere dell’industria nei suoi primordi, un fenomeno che non solo ha stravolto la vita degli uomini ma che ha cambiato in maniera irreversibile la vita del pianeta stesso. Questo Atlante si pone, quindi, come opera frammentaria, non definitiva, curiosa in quanto composta di tanti episodi che hanno il pregio appunto di sorvolare “a volo d’uccello” un’epoca, quella che corrisponde all’industrializzazione per come si è posta fin dall’inizio della sua comparsa come grande rivoluzione di oggetti, di prodotti e merci: non più esattamente manufatti ma qualcosa che è...

Dardi e Pasca; Corrado; La Pietra; Trini Castelli / Quattro libri di design

Due libri di Storia del Design   Quando, tra la metà degli anni settanta e gli ottanta del secolo scorso, insegnavo Storia del Design e della Comunicazione Visiva all’ Istituto Statale d’Arte Sperimentale di Monza, su quella disciplina non c’era ancora alcun manuale. Fortuna volle che molti dei protagonisti della sua recente vicenda insegnassero lì, portatori di esperienze e dispensatori di conoscenza, e che la realtà espositiva e quella produttiva milanesi offrissero ricche occasioni di studio in medias res: bastava coglierle e connetterle. Nella totale assenza di libri di testo, ciascuno degli studenti, poi, tesseva un proprio canovaccio che aveva il pregio dell'assoluta originalità, mentre per quel che concerneva la storicizzazione, il gruppo di docenti che faceva capo a questa disciplina in formazione aveva tracciato tavole sinottiche sotto forma di stringhe, in sinergia con le altre materie del corso di studio. Tutta una scuola, insomma, la prima scuola statale di Design in Italia (si ricordi che la prima Facoltà di Design sul territorio nazionale – oggi Scuola del Design – ha visto la luce appena nel Duemila, quale filiazione del Corso di studi in Disegno Industriale,...

Aqua / Elogio della plastica

Quando avviene un accoltellamento, gli inquirenti di solito non arrestano il coltello, ma chi l’ha usato. È evidente come il coltello non abbia colpe ma solo caratteristiche, che queste producano effetti positivi o negativi dipende esclusivamente da come vengono utilizzate, se per tagliare patate o gole. Eppure questa considerazione, che ha i caratteri della banalità, non viene presa in esame nel caso di un materiale che da qualche tempo nell’opinione pubblica pare incarnare il male assoluto: la plastica.   Le innumerevoli tipologie di materiali sintetici che vanno sotto il nome generico di plastica hanno una caratteristica comune: sono quasi tutte pressoché immortali. Restano così come sono per secoli, cosa che, detta nel linguaggio della sostenibilità, si traduce con: non sono biodegradabili. Avere a disposizione un materiale pressoché immortale è una cosa utilissima, con una materia estrema si risolvono problemi estremi, diventa presto insostituibile specialmente in campo medico, ospedaliero, sportivo, per esempio. È evidente che se con qualcosa di immortale si costruiscono cose destinate a essere usate poco o addirittura una sola volta, qualche problema ce lo si deve...