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Filosofia

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Da oggi fino a domenica, ad Ancona, Kum! / Cristo e Dioniso. Passione e risurrezione

Si presenta qui un’anticipazione dell’intervento previsto per il festival KUM! di Ancona nelle giornate del 19, 20, 21 ottobre 2018. Qui il programma completo del festival.   Furio Jesi e il suo “maestro”, Kàroly Kerényi, pur nelle loro divergenze anche aspre, sarebbero stati d’accordo nel sostenere che l’essenza del mito è oramai inattingibile, e che al suo posto possiamo solo vedere i modi di composizione dei “materiali mitologici”, con cui invece riusciamo ad avere un contatto diretto. Pur non sapendo dire se questi materiali rimandino davvero alla genuinità, all’effettiva esistenza di un mito originale che li produrrebbe, possiamo senz’altro constatare che essi hanno un impatto, una risonanza nella nostra esistenza. Se il mito ci è precluso, ciò che resta del mito si offre invece ad una indagine urgente, per capire che cosa di noi metta in forma, per capire se accettarne o meno gli influssi. È indubbio che la risurrezione sia un tema ampiamente sentito oggi (dalle varie riprese della dottrina cristiana che ancora si fanno sentire, ai sogni di immortalità che la società odierna contribuisce a creare), e che sia anche un tema svolto da svariate mitologie. Tra tutte quelle...

Storditi dal frastruono / Silenzi

Il silenzio è pensiero, quando ne parli non c'è più. Il silenzio è scrivere, leggere, è il libro, è lo schermo, pieni di parole mute e silenziose. Il silenzio è lo spazio che la parola inter-rompe, divide in blocchi insinuandosi nei suoi interstizi, come quelli esaminati da Giovanni Gasparini nel suo C'è silenzio e silenzio, Milano 2012, volumetto della collana dell'Accademia del silenzio dell'editore Mimesis. E la parola allora dove sta? È la freccia che rompe il silenzio, o se ne sta affondata nel mare o nelle brume del silenzio, nelle quali talvolta affonda e dalle quali talaltra affiora?    O sono le frasi cucite sulla stoffa del silenzio stesso? È David Le Breton a usare quest'ultima immagine, nella sua Ouverture posta paradossalmente e provocatoriamente alla fine del suo trattato sul silenzio (pubblicato originariamente in francese nel 1997 col titolo Du Silence, Editions Métailié, Paris 1997 ma aggiornato dall'autore per l'attuale edizione in lingua italiana: Sul silenzio. Fuggire dal rumore del mondo, trad. di Paola Merlin Baretter, Raffaello Cortina, Milano 2018). L'ouverture apre al silenzio sinestetico della pagina bianca non ancora riempita dai caratteri...

Perché i social ci rendono cattivi? / Populismo

Le società occidentali hanno creato e progressivamente perfezionato a partire dal Settecento il modello della democrazia rappresentativa. Un modello che si basa sull’elezione da parte della popolazione di poche persone in grado di portarne avanti gli interessi e nel contempo di governare al meglio la società. Questo perlomeno è quello che questo modello promette sul piano ideale. Sino agli anni Ottanta del Novecento esso è riuscito a conseguire un buon livello di efficacia, ma da alcuni decenni è entrato in una fase di crisi in tutto il mondo occidentale. Una crisi che appare ora evidente anche in Italia e che viene solitamente denominata “populismo”, vale a dire un fenomeno che nasce dalla volontà della popolazione di non essere governata da qualcuno, di rifiutare qualsiasi forma di mediazione e di gestire autonomamente il suo destino. Il che, evidentemente, è giusto e auspicabile sul piano dello sviluppo dei principi della democrazia, ma rende difficoltoso il funzionamento della stessa democrazia. All’interno della cultura democratica si genera cioè una situazione paradossale. Si tratta di quel fenomeno che è stato rilevato di recente anche dallo studioso di Harvard Yascha Mounk...

Ha il suo trono nel cuore dei re / La follia nella gratitudine

“Se ti faccio un regalo, tu pensi: ‘Oh! che cosa vorrà in cambio?’, e dici: ‘No no no, grazie, non posso accettarlo, sei troppo gentile’ [risate], ‘Sì sì sì, ci tengo!’ Che rapporto di forze! Te lo metto in mano, te lo ficco in tasca…” ( Gilles Deleuze, Il potere, Ombre Corte, p. 47).    Gratitudine e ringraziamento   Gratitudine e ringraziamento non sono la stessa cosa. Il ringraziamento consiste in un gesto, la gratitudine è sentimento. Il gesto è qualcosa che si fa, il sentimento qualcosa che si sente. Si dice: ringrazio l’altro perché provo un sentimento di gratitudine, ma è sempre così? Oppure il ringraziamento, soprattutto di questi tempi, nasconde sentimenti di sottomissione, ben diversi dalla gratitudine?  Da piccoli abbiamo imparato le raccomandazioni che ci accompagnano durante il corso della vita: “Saluta la signora Bice!”, “Ringrazia lo zio che ti ha regalato il trenino!”, “Telefona al signor Augusto, che ti ha raccomandato per quel posto di lavoro!”, “Forse è il caso che offra una cena al professore, che mi ha aiutato per passare il concorso”, oppure “Magari gli parlo del mio concorso”, “ Non voglio disturbare”, “Permettimi di insistere”.  Non...

Un pensatore del contemporaneo / Paul Virilio, il filosofo del disastro

Una leggenda mai confermata, ma anche mai smentita, racconta che Mohamed Atta, il capo del gruppo terroristico che ha abbattuto le Torri gemelle, sia stato uno studente del dottorato tedesco dove insegnava Paul Virilio. Di sicuro c’è solo il fatto che Atta era stato uno studente d’ingegneria e d’architettura con una laurea in urbanistica e che nella progettazione dell’attentato, da lui portato a termine, c’è qualcosa che ricorda alcuni dei libri del filosofo e architetto francese scomparso in questi giorni. Che cosa?   Il primo libro pubblicato da Virilio s’intitola Bunker Archéologie ed è uscito nel 1975. Si tratta della sua tesi di laurea redatta a 25 anni per ottenere l’abilitazione in Urbanistica, disciplina da lui esercitata per qualche tempo, prima di diventare uno dei filosofi della contemporaneità più interessanti degli ultimi quarant’anni. Forse non è un caso che questo libro, ripubblicato nel 1995 dalle Les Editions du Demi-Circle, sia stato uno due o tre libri preferiti da Bruce Chatwin, che lo scrittore inglese portava con sé nello zaino durate i suoi viaggi e che leggeva e rileggeva. All’epoca Paul Virilio, non era ancora diventato celebre, come poi avverrà nel...

Teoria e scienze della cultura / La filosofia si sporca le mani

Francesca Rigotti, in un articolo recentemente apparso su Doppiozero ha ripreso e sviluppato una questione che era già stata posta, in maniera tanto acuta quanto provocatoria, da Donatella Di Cesare sul Corriere della Sera. Il titolo del pezzo di Di Cesare recitava “La filosofia tedesca è morta. Dopo 300 anni”. La tesi è la seguente: dopo un periodo di quasi indiscusso predominio, partito dall’Idealismo e ancor prima da Kant e Leibniz, la filosofia non parla più tedesco. In Germania si vanno esaurendo le cattedre universitarie che seguono la tradizione filosofica della cosiddetta “filosofia continentale” a vantaggio di quelle che hanno come indirizzo tematico e metodologico la filosofia di stampo angloamericano, quella che gli addetti ai lavori chiamano “analitica”. È sicuramente difficile riassumere lo spettro tematico delle differenze tra le due correnti filosofiche in questione, e soprattutto è difficile farlo senza pregiudizi di scuola, anche perché va tenuto conto di una serie di scontri e incontri tra le due correnti. Quello che però può essere utile sapere al lettore che non sia interno al dibattito, è che – forse – la più grande differenza che separa le due correnti è il...

Acqua 2 / Il sapere fluido

Se “l’accenno eracliteo” avesse potuto svilupparsi, scriveva il Gadda filosofo della Meditazione milanese (1927), “si sarebbe risparmiato pena e cammino e l’idea di sostanza, disseccando sé e inaridendo più liete fontane, non avrebbe di sé coperto ogni cosa, così come la sabbia coprì le città cirenaiche”. Anche il pensiero forma pieghe nel corso della sua storia, pieghe che tracciano i cammini entro cui scorrono le idee: così, condannata la suggestione cara al “convoluto Eraclito di via san Simpliciano”, quella per cui “la realtà si presenta come il fiume eracliteo pieno di gorghi e di forze aggrovigliate e intersecantisi”, l’Occidente ha tematizzato il primato ontologico della solidità. Il Platone erede di Parmenide invita a rivolgere gli occhi alla stabilità del mondo ideale, alla statica perfezione delle Forme, prendendo distanza dal fuggevole palcoscenico delle parvenze del mondo sensibile; i corpi che abitano quest’ultimo sono sedi di flussi continui, cavità condannate alla sterile riproduzione dello sforzo per appagare senza fine i bisogni carnali. Nelle metafore abituali del conoscere, ha osservato Michel Serres, le distinzioni solido-fluido, separato-mescolato, seppur...

Eredi / Giorgio Agamben. La vita che prende forma

Nella prefazione redatta per la pubblicazione di Sade, Fourier, Loyola Roland Barthes suggerisce un peculiare paradigma di che cosa significhi “ritornare a un autore”. In questa breve premessa al lettore egli non si limita a illustrare la necessità di un’analisi delle opere di Sade, Fourier e Loyola, ma intende innanzitutto chiarire la scelta di accostarne i tratti in un unico testo: sebbene ciascuno dei saggi raccolti fosse stato scritto e pubblicato autonomamente, Barthes li ha sempre immaginati riuniti in un’opera che ne sancisse l’intima vicinanza. Al di là delle risonanze che legano i tre autori – e che mantengono indubbiamente portata centrale – è dunque un elemento di altro ordine a dotarci di un criterio preliminare. Sembra che alcuni riferimenti non possano che stare assieme, dispiegarsi su una superficie comune, poiché ciascuno di essi, nel corso del tempo, ha acquisito la facoltà di coesistere con la vita di colui che scrive. Non con il suo pensiero, né con gli scritti che, di volta in volta, si disponeva a redigere, piuttosto con quella piega dell’esistenza che Barthes riporta ad un «ordine fantasmatico». Una dimensione inestricabile dalla propria “quotidianità”, in...

Rapporti di lavoro / I robot avranno sempre bisogno di noi

Quello che dobbiamo aspettarci da una filosofia della forza lavoro non è la rivolta degli androidi assassini, né la sostituzione del lavoro da parte degli algoritmi, ma una rivoluzione nel nostro rapporto con le macchine e con noi stessi. Da qui passa il potere, da qui passa l’alternativa.    ***   Agli ingegneri della Silicon Valley, e a quelli del Pentagono, piace la fantascienza. Questo genere letterario, e cinematografico, ha la capacità di anticipare l’esistenza dei dispositivi digitali che governano la nostra vita cinquant’anni prima che siano commercializzati. Mother è il super-computer che esegue la volontà della multinazionale che ha deciso di portare sulla terra un’arma di distruzione di massa come Alien. La stentorea, e angosciante, voce femminile inventata da Ridley Scott nel 1979, è simile a Google Home, il potente speaker e assistente vocale che suona la musica che vogliamo in cucina o in bagno, chiama i nostri amici, controlla il riscaldamento, accende il forno, risponde alle nostre domande.     Nel primo Alien, Sigourney Weaver programma la distruzione del Nostromo. Potremmo fare anche noi la stessa cosa, ma per una ragione diversa dal...

Logos o mythos? / Eilenberger e la filosofia in Germania

La filosofia di lingua tedesca è molto cambiata nell'ambito degli ultimi due decenni: da una parte la filosofia accademica universitaria; dall'altra, la filosofia «popolare» che incide su un folto pubblico con la sua presenza mediale. Diversamente che in Italia però, i due campi sono occupati da personaggi differenti. In Italia partecipano ai festival filosofici, sempre più diffusi da un ventennio a questa parte, gli stessi personaggi che esercitano la loro professione di docenti nelle università. Le medesime persone, in Italia, occupano anche le pedane mediatiche. Ma soprattutto, i pensatori accademici vengono, sempre in Italia, proposti, se magari non perfettamente recepiti e compresi, anche al pubblico generico televisivo. Non tutti allo stesso modo: alcuni hanno la brandina su cui dormire dietro le quinte dello studio, tanto la loro presenza è assidua; altri ci capitano di rado (le donne per esempio), ma non è questo il punto. In Germania è stato così ancora per Habermas, Popper o Jaspers: i loro libri trovavano grossa attenzione ovunque, le loro teorie venivano assorbite ed elaborate da un pubblico non necessariamente specialistico. Oggi invece le direzioni sono diverse. Da...

Moderazione / Leggere il Corano, oggi e qui

Da lettore e ascoltatore (moderato lettore, moderato ascoltatore) di giornali, di radio e di tivù, ho avuto in questi anni, sempre più spesso, l’impressione che molti parlassero di Islam e di Corano senza aver letto molto al riguardo, anzi – ad essere sinceri – senza aver frequentato per nulla né quel testo né quella teologia né quella storia. E se la cosa poteva apparire “normale” per il comune cittadino (il vecchio “uomo della strada”) avvezzo a dir la sua su tutto senza aver faticato gli occhi su nulla, mi pareva cosa ben più grave che a mostrare lo stesso comportamento fossero riveriti giornalisti, noti politici, perfino potenti maîtres à penser della scena culturale nazionale. È stata questa sgradevole impressione, molto banalmente, a indurmi, da qualche anno, a tentare se non lo studio almeno la lettura di quel Testo, di quei testi, consapevole fin dall’inizio che ero destinato a non provare mai l’ebbrezza del contatto diretto con la lingua originaria di quel Libro. Libro – come si sa – ancora più decisivo in quanto libro – che non altri testi sacri del monoteismo tanto da spingere qualcuno a dire che se il Cristianesimo è la religione del Dio in-carnato, l’Islam è la...

Legami sociali / Gratuità e prendersi cura

“Vivere un’esistenza umana significa innanzitutto riceverla a partire da un riconoscimento che proviene dai propri coesistenti”. [Jean-Luc Nancy]   Aveva sentito le porte del metrò chiudersi come tenaglia sul suo polso mentre il treno ripartiva. Nel tentativo di non perdere la corsa aveva allungato il braccio infilandolo nella porta socchiusa, tenendo per mano la borsa da lavoro. Il meccanismo automatico non aveva funzionato e si era ritrovato con la borsa all’interno del vagone, lui sul marciapiede e il braccio nelle guaine di gomma della porta mentre il treno ripartiva. Per qualche passo aveva corso col treno nel tentativo di riaprire e riprendersi la borsa, ma aveva dovuto mollare la presa e salvarsi, rinunciando alla borsa che era caduta all’interno del treno. Dall’interno del treno che andava, uno di quegli uomini che vivono nelle stazioni, gli aveva fatto cenno con la propria mano ruotandola nell’aria, come per dirgli che lo avrebbe atteso alla stazione successiva. Con poche speranze aveva preso il treno seguente e sul binario della stazione successiva, mentre il treno si fermava, aveva visto l’uomo che lo attendeva con la sua borsa in mano. Venendogli incontro gli...

Tuffarsi / Pietro Del Soldà. Non solo di cose d'amore

Paradosso. Dal greco para ten doxan: contro l’opinione corrente. Questa mi pare la parola chiave di questo bel libro di Pietro Del Soldà. Il paradosso, la situazione paradossale. Ho contato una decina di occorrenze del termine e tutte in punti rilevanti. Come se ad esso fosse affidato il compito di scandire le fasi salienti del testo. Fino all’aperta affermazione di p. 169: “ancora una volta un paradosso cela la verità”. Mettendomi sulle tracce di questa parola filosofica quant’altre mai, non ho fatto altro che seguire il metodo dell’autore stesso. Egli infatti usa un buon numero di dialoghi platonici per cercare di capire l’attualità più stringente. O meglio: si serve della figura di Socrate tratteggiata da Platone per comprendere la contemporaneità. Ma con l’avvertenza che spesso il testo platonico non va inteso letteralmente e che la lettura non ha da essere lineare. Capita in effetti che le opere platoniche non concludano. O che la loro fine contraddica l’inizio. Socrate non ci comunica se la virtù sia o meno insegnabile (Protagora) e non riesce a specificare che s’intenda esattamente per coraggio (Lachete). Comunque il suo dettato e quello dei suoi interlocutori, Gorgia,...

Come un pacco postale / La filosofia della migrazione

Accogliere i profughi facendo loro posto come in uno scompartimento ferroviario anche se ciò significa stringersi un po'? O respingere i migranti impedendo l'approdo chiudendo i porti e sbarrando le strade, oppure farli entrare per poi smistarli in diversi paesi se non rispedirli, come pacchi postali, al paese loro?    Il paradosso del naufragio Sono queste alcune delle metafore con le quali parliamo del fenomeno migratorio (cfr. la tesi di laurea triennale da Giulia Arecco, Comunicare la tragedia in mare: il naufragio reale e metaforico, Università della Svizzera italiana, agosto 2018, nella quale sono analizzati alcuni articoli del 2011 del quotidiano italiano La Repubblica alla ricerca dei campi metaforici usati per descrivere il fenomeno dei naufragi di profughi e la posizione attore/spettatore assunta dal governo e dai cittadini italiani). Eppure non è l'analogia con i passeggeri del treno e nemmeno quella con le poste la metaphora princeps che condiziona oggi il nostro immaginario, quanto quella del naufragio.    Un’immagine paradossale, dal momento che rovescia le posizioni dell'attore e dello spettatore; è infatti il migrante che arriva dal mare e...

Scarto / Jullien, L’identità culturale non esiste

L’Occidente ha scoperto l’esigenza di dialogare con le altre civiltà da quando non è stato più in grado d’imporre con la forza la propria ragione. Ha giustificato il suo predominio con il possesso di valori assoluti come i diritti umani, che pretende di incarnare e che si sente in obbligo di diffondere. Crede che questi principi universali debbano venire accolti da ogni essere dotato di ragione, ma questa ragione è in realtà lo specifico risultato della sola storia intellettuale europea, come lo è la nozione stessa di universale. Il filosofo e sinologo François Jullien ha mostrato ne L’universale e il comune (Laterza) come allo sguardo genealogico tale nozione riveli una stratigrafia composita ed eterogenea. Il pensiero filosofico greco affida al logos la conquista di una verità stabile; con Socrate si cerca attraverso il dialogo una definizione su cui tutti possano concordare, l’autentico sapere che coglie la realtà “secondo il tutto” (kath’olou). Abbandonando il singolare della sensazione, lo spirito insegue il concetto che restituisca il quid che si ritrova identico in tutti gli esempi di Virtù o di Bellezza, l’essenza invariabile sotto la variazione empirica. Per compensazione...

Abitare / La capanna di Unabomber

Il 3 aprile 1996 Theodore Kacynski fu arrestato nella sua capanna nei pressi di Lincoln in Montana in quanto identificato come il temibile Unabomber, l’attentatore cui da diversi decenni al FBI dava la caccia. Nel 1995 era stato diffuso un suo manifesto intitolato: “La società industriale e il suo futuro”. Da qualche mese si è aperta presso la Fondazione Prada di Venezia la mostra “Machines à penser” dedicata a tre celebri “capanne” di tre filosofi tedeschi: Adorno, Heidegger e Wittgenstein, rappresentate attraverso fotografie e immagini. Nel numero del febbraio 2017 della rivista di architettura “Domus” Michael Jacob ha pubblicato un breve testo dedicato a un’altra celebre capanna, quella di Unabomber, ripresa e riprodotta da artisti contemporanei. Riprendiamo qui quel testo che ci sembra un’interessante riflessione sul tema dell’abitare. Di Michael Jakob, saggista e scrittore segnaliamo anche l’intervista apparsa su doppiozero (m.b.).   A comprendere meglio il mondo in cui abitiamo. La ‘casa’, a prima vista piuttosto banale, di Ted Kaczynski, detto Unabomber, fa parte di questa categoria di oggetti. Kaczynski, ricordiamolo brevemente, è quel precocissimo matematico...

Wolfram Eilenberger / Il tempo degli stregoni

Perché il mare procelloso in copertina? Perché Il tempo degli stregoni di Wolfram Eilenberger (tr. it. di Flavio Cuniberto, Feltrinelli, pp.401, € 25) vuole parlare di un naufragio, quello della Germania degli anni Venti del XX secolo. Copertina decisamente non bella, per trasmettere un’idea che forse poteva essere comunicata diversamente. Ma tant’è. E poi quel titolo “stregoni”, che traduce la parola tedesca “Zauberer”, che prima che “stregoni” vuol dire “maghi”, termine che è più vicino all’ambito dell’epoca, a Thomas Mann, ma anche a Goethe. Stregone è in italiano una parola che assume un significato decisamente negativo, da magia nera. Dei quattro filosofi di cui tratta Eilenberger – Heidegger, Wittgenstein, Benjamin e Cassirer – solo uno può essere avvicinato alla stregoneria: Heidegger. Gli altri tre non possiedono nulla del genere. Se c’è un aspetto delle loro magie che può essere evocato, è quello espresso piuttosto dal polo opposto, dal bianco.       Il volume del quarantenne tedesco, nato a Friburgo e fondatore di “Philosophie Magazin”, vuole raccontare le vicende personali e pubbliche dei quattro autori nel decennio che va dal 1919 al 1929, quello...

Progetto Jazzi / Gerhard Rohlfs. Il professore che amava camminare

Continua l’intervento di doppiozero a sostegno del Progetto Jazzi, un programma di valorizzazione e narrazione del patrimonio culturale e ambientale, materiale e immateriale, del Parco Nazionale del Cilento (SA). Pubblichiamo qui una serie di ritratti di camminatori e camminatrici, a partire da quello del linguista Gerhard Rohlfs; persone che hanno legato il proprio lavoro - più una passione che una professione - all'attività del camminare.   Gerhard Rohlfs, filologo, linguista e glottologo, nato a Berlino nel 1892, sviluppò le sue ricerche e organizzò il suo pensiero camminando, come lo scrittore Robert Walser. Insegnò filologia romanza nelle Università di Tubinga e di Monaco di Baviera. Ricevette l’incarico di studiare i dialetti del Sud Italia da Jakob Jud e Karl Jaberg, due romanisti svizzeri, e prese quindi parte alla realizzazione dell’AIS (Atlante linguistico ed etnografico dell’Italia e della Svizzera meridionale).   Ho appreso dal libro di Salvatore Gemelli, Gerhard Rohlfs. Una vita per l’Italia dei dialetti, che il filologo tedesco era figlio di un vivaista e che, durante la sua infanzia, si divertiva a imparare a memoria nomi di piante e animali. Era già, nei...

L’ultimo pamphlet / Michel Serres. Pollicina ci salverà dal populismo

All’età di 88 anni, Michel Serres è una delle voci più singolari, eterodosse e profetiche del panorama filosofico europeo, che si è contraddistinto, negli anni Sessanta del secolo scorso, per aver annunciato l’avvento della società della comunicazione al posto della società della produzione, e, agli inizi del nostro secolo, per averci reso coscienti che solo da un cinquantennio ci siamo lasciati alle spalle il Neolitico, con la “fine” del mondo rurale e contadino, immettendoci nel solco di una nuova e incipiente metamorfosi dell’umano, che già sta rendendo l’Homo sapiens contemporaneo un genere di animale molto differente se paragonato ai suoi antenati. Improvvisamente sono apparsi uomini che non si sentono più attaccati a questa o quella comunità, conoscono poco il dolore e la sofferenza fisica, godono di un benessere mai conosciuto prima, controllano la nascita e in parte la morte, possono modificare geneticamente i propri alimenti, vivere liberamente la sessualità, ridurre drasticamente il lavoro umano necessario alla produzione e così via. Insomma, una nuova condizione umana che consiste nella condizione di poter cambiare la propria condizione.   E, da alcuni anni, Serres...

Il profumo Zen del tempo / Buddhismo e lentezza in Byung-Chul Han

«Fino alla fine del XIX era in uso in Cina un orologio a incenso, detto hsiang yin (letteralmente, “sigillo di profumo”). Gli europei, fino alla metà del XX secolo, credevano si trattasse di un comune turibolo. A quanto pare, era loro estranea l’idea di misurare il tempo con l’incenso, e forse anche in generale il pensiero che il tempo potesse assumere la forma di un profumo» (p. 65). In uno dei passaggi più belli de Il profumo del tempo. L’arte di indugiare sulle cose (Vita e Pensiero, Milano 2017) il filosofo coreano di lingua tedesca Byung-Chul Han porta l’attenzione del lettore su questo oggetto, tanto poetico quanto estraneo alla sensibilità occidentale (almeno a suo parere). Può il tempo essere un profumo? È possibile percepire le cose, gli oggetti quanto l’immaterialità della durata in un altro modo rispetto a quello a cui siamo abituati? È necessaria, utile, sensata la quantificazione e la compartimentazione a cui abbiamo sottoposto gran parte delle nostre vite?   Sulle patologie della nostra – nostra di noi uomini occidentali contemporanei – percezione del tempo, di quel tempo che oggi vive un’epoca di «crisi» (p. 8) riflette Han in questo libro del 2009, tradotto a...

Livorno, dal 28 al 30 settembre / Il senso del ridicolo

  Dal 28 al 30 settembre si terrà a Livorno la terza edizione del festival IL SENSO DEL RIDICOLO, dedicato all'umorismo, alla comicità e alla satira.   Il festival, diretto da Stefano Bartezzaghi, si aprirà venerdì 28 settembre alle 17,30 con Bianca Pitzorno e Davide Tortorella.   Il programma è consultabile sul sito, tra gli ospiti Bianca Pitzorno e Davide Tortorella, Vera Gheno e iBruno Mastroianni, Fabrizio Gifuni, Marco Ardemagni, Sandro Paté, Rocco Tanica, Ernesto Assante, Adriano Favole, Simone Lenzi, Concita De Gregorio, Irene Soave, Michele Smargiassi, Loredana Lipperini, Francesco Costa, Giuseppe Civati, Lucia Poli, Matteo Caccia, Giulia Addazi, Gabriele Gimmelli, Walter Fontana.   A partire dal mese di agosto, Doppiozero pubblicherà approfondimenti e anticipazioni legate ai contenuti del festival.

Uomo ambiguo / I filosofi e Macron

Secondo una leggenda metropolitana Enrico Cuccia, dopo aver deciso quale trust finanziare e quale far colare a picco, scriveva romanzi e poesie che pubblicava sotto pseudonimo. Come se chi detiene il potere (politico, finanziario, industriale) sentisse forte la tentazione di disfare di notte la tela che tesse di giorno. Il possesso del potere sembra essere legittimato da una fonte la cui natura non è però quella del potere. Assistente di Paul Ricoeur e tesista di Etienne Balibar, forse la fonte di Macron va cercata nella filosofia. Di Macron, «capace di audacia e trasgressione», Edgar Morin avverte la «straordinaria ambiguità d’essere un intellettuale con una cultura letteraria e filosofica e un uomo che ha fatto carriera agli antipodi della filosofia, nelle banche e nella finanza». Su questo argomento sono usciti in Francia Macron, un président philosophe di Brice Couturier e Il nuovo potere (sottotitolo italiano: Macron, il neo-protestantesimo e la mediologia, Franco Angeli, Milano 2018) di Regis Debray.     Per Debray l’azione di Macron è all’insegna di un pensiero neo-protestante. Lo aveva già detto Sloterdijk, in un’intervista a L’Obs: nella dichiarazione fatta a...

Charles Melman / Cerco un centro di gravità... (ma di permanente è rimasto il godimento)

Il noto verso di Battiato “cerco un centro di gravità permanente”, cui si allude nel titolo, raccontava il vacillare dell'uomo che, negli anni ’80 in cui nasceva l'allegro e idiota edonismo italiano, faticava a ritrovare in sé un punto di tenuta. L’uomo senza gravità è un libro che Charles Melman pubblicò nel 2002, ed ora è appena uscito in Italia, edito da Mimesis nella collana diretta da Marisa Fiumanò, il volume La nuova economia psichica. Il modo di pensare e di godere oggi che, di quell’assenza di dignità ponderale, dettaglia le pieghe e le piaghe sia inconsce che del discorso pubblico. Charles Melman, infatti, appartiene a quella schiera di pensatori – di cui abbiamo sempre più bisogno – che sentono l'urgenza di mettere al servizio della smarrita e gaudente contemporaneità il raffinato armamentario di pensiero della psicoanalisi. D’altronde, lo scritto di Freud Il Disagio nella Civilità, i concetti analitici di Lacan del “discorso capitalista” e “l’inconscio è sociale”, sono qualcosa che autorizza lo psicoanalista a uscire dal suo studio. “Sono sorpreso non tanto di trovare gli psicoanalisti...

Parigi, 8 luglio 1921 / Edgar Morin. Eppur si crea

Lo scenografo di Federico Fellini e di altri grandi registi, Dante Ferretti, in una recente intervista, dice che Fellini passava a prenderlo tutte le mattine e gli chiedeva: “Dantino, che ti sei sognato?” Ferretti commenta: “Io dovevo inventarmi qualcosa”. E aggiunge, a proposito del suo lavoro: “Non lo so, che arte faccio? Non saprei. Quello che ripeto sempre è che nei miei film faccio sempre molti sbagli. Cioè commetto molti errori apposta, perché se in una ricostruzione è tutto perfetto, sembra un set cinematografico, non è la vita. Mentre ci guardiamo intorno, se andiamo in giro, i luoghi, le case, la nostra vita è disseminata di errori, nulla è perfetto. Ecco perché sbaglio volutamente, perché solo in questo modo quello che creo è credibile” (il Sole 24 ore, 11 marzo 2018, intervista a cura di Serena Uccello). La creatività per prodursi ha bisogno di elementi semplici, di base, “solo di un tratto, di un foglio, di una matita”, e di assenza, di vuoto, di mancanza e, ancora, di imperfezione, di immaginazione, di invenzione, di finzione, in una parola di spazi per generarsi ed emergere: “l’idea che diventa forma attraverso le mani e il corpo”. O il corpo e le mani che danno vita...