Categorie

Elenco articoli con tag:

Filosofia

(832 risultati)

Enti di ragione di Marta Cai / Le nostre solitudini

Potrebbe anche darsi il caso che l’originalità di un’opera letteraria sia una questione da capire non solo nella sua ontogenesi, ma anche nella filogenesi da cui fiorisce. Enti di ragione, di Marta Cai (SuiGeneris, 2019) colpisce il lettore con una vividezza non facile da definirsi: certo, la sua densità e la sua compattezza sono potenti, la “voce” dell’autrice è tanto singolare da lasciare interdetti, cioè è radicalmente femminile, ma contemporaneamente assai distaccata e lontanissima da coloriture di genere. Si tratta sì di un libro di racconti (otto), connessi tra di loro in maniera tale da costruire per altra via un vero e proprio “universo romanzesco”. Ma i tavoli su cui si giocano queste connessioni sono molti, sono diversi, asincroni, strani e affascinanti. Dove un’autrice come Elizabeth Strout costruisce il suo mondo con la maestria di chi sa come convocare attorno a un carattere forte (Olive Kitteridge, intendo dire, Fazi, 2009) una varietà di racconti-satellite, Marta Cai edifica la solidità e l’unità della sua creatura letteraria in virtù di un’architettonica che, anziché basarsi sulla forza gravitazionale di un personaggio, compone uno sgranato campionario umano...

Modellare la propria vita psichica / Bollas: Forze del destino

Devo ammetterlo: quando leggo Cristopher Bollas oscillo tra l’impressione di confrontarmi con idee geniali e quella, ben meno esaltante, di avere a che fare con qualcuno che non si accorge di aver scoperto l’acqua calda alla quale ha solo cambiato nome, seppure in maniera particolarmente raffinata e seducente. Ad ogni modo ne apprezzo l’idea di espandere gli orizzonti della psicoanalisi, frantumare i confini entro la quale dovrebbe rigorosamente muoversi (ma c’è davvero qualcuno che lo sostiene ancora?), per aprirla alla vita in generale, affrontando alcuni temi trascurati ma centrali per ciascuno di noi. È il caso del suo ultimo libro intitolato Forze del destino (Raffaello Cortina, 2021, pp. 209), che ruota ancora attorno all’idea della coltivazione dell’idioma personale di ciascun individuo, che le epigrafi di apertura permettono di comprendere non solo come ciò che è proprio di ciascuno ma più esattamente come la capacità dell’individuo di appropriarsi di questa sua peculiarità più propria mediante la scelta e l’uso di un oggetto psichico (p. XI). Bollas definisce “pulsione di destino” il percorso che spinge ciascuno di noi a muoversi nella direzione che possa instradarlo...

Dionys Mascolo / Maurice Blanchot: Per l'amicizia

Alla fine di settembre, torno a Cosenza, nell’Università dove insegno, dopo un anno e mezzo di quasi totale assenza a causa della pandemia. Ogni cosa è spettralmente identica a come l’ho lasciata. Le abitudini quasi rituali si ripristinano senza esitazione: ricevimento, esami, cena coi colleghi, i trasferimenti da un cubo all'altro sul lungo ponte che li unisce, cordialità con la foresteria che mi ospita. Eppure, come un tarlo che ha lavorato silenziosamente e in profondità lasciando inalterata la superficie, qualcosa ha scavato una fenditura non suturabile, tanto più sconcertante quanto più in superficie tutto appare familiare, consueto, prossimo.   Si dirà: è quello che accade nei momenti di crisi, nelle faglie traumatiche della storia. È vero solo in parte. I traumi della storia non producono l’inedito, il mai visto e sentito prima, ma rivelano l’inedito, il discontinuo nel già da sempre esistente. Freud ci ha insegnato tanto a questo proposito. Partecipare agli eventi della storia con una qualche dose di compromissione e impegno, soprattutto quando si tratta di momenti che producono una “crisi della presenza” come diceva De Martino, non significa stabilire alleanze,...

Ritratto di gruppo con filosofo / Salvatore Veca e le ochette

Salvatore Veca ci ha lasciati. Salvatore Veca, il filosofo che fece suo il celebre incipit della Teoria della giustizia di Rawls: «La giustizia è la prima virtù delle istituzioni come la verità lo è dei sistemi di pensiero». Giustizia e verità furono i suoi fari, anzi a Veca riuscì di fonderli insieme, riuscì di trasformare la verità, da pura virtù dei sistemi di pensiero, a virtù della comunità, più vicina a una verità come condivisione, come consenso, come giustizia: la verità come risposta riuscita a ciò che vi è, così come le azioni giuste sono risposte riuscite a ciò che vale. Salvatore Veca propose una filosofia ospitale e accogliente, quasi un approdo sicuro dopo le fatiche della navigatio philosophiae, una filosofia, per dirla con un concetto riassuntivo, urbana, insieme cittadina e cortese. Milano fu il luogo della sua attività principale, ma da Milano il suo pensiero si è irradiato e ha agito in tanti luoghi e in tante menti, vivificandole e corroborandole.   Salvatore e le ochette   La mia compresa. Questo è un ricordo di Salvatore e insieme un riconoscimento sentito di quello che egli fu per noi: una specie di fratello maggiore/padre, a seconda dell’epoca e...

Biennale Democrazia 2021, Torino / Reincantare il mondo. La vita fra umano e naturale

Andreas Weber partecipa alla Biennale Democrazia in collaborazione con il Goethe-Institut Turin e la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo ai seguenti incontri:   Reincantare il mondo. La vita fra umano e naturale 9 ottobre - ore 11.30 | OGR Sala Fucine Memory matters. Naturale, umana, postumana: una memoria rinnovata 9 ottobre - ore 18.00 | Complesso Aldo Moro Aula 1     Dopo la pioggia, faccio correre la mano tra i ginepri o tra le betulle per la gioia di sentire le gocce bagnate che colano sul palmo. Nan Shepherd, La montagna vivente   (traduzione di Carlo Capraro, Ponte alle Grazie 2018)   La pelle dei minerali   Ogni volta che alzavo gli occhi da ciò che stavo scrivendo, vedevo i licheni. Coprivano il tetto di fronte a me. Era un tetto basso, quasi piatto, incuneato tra muri di pietra grigia, coperto da tegole rossastre. All’inizio, quando avevo scelto quel posto per mettermi a scrivere davanti alla piccola finestra affacciata su un altro edificio, non avevo notato i licheni, li avevo scambiati per macchie nate dall’esposizione alle intemperie. Questi esseri – una composizione in un unico organismo di alghe e funghi – formavano chiazze rotonde...

Un libro di Sabino Cassese / Intellettuali: quanto durerà la notte?

“L’Intellettuale può essere tragico perché, non lavorando, assomiglia al Signore. Però, nemmeno lotta e in questo assomiglia al Servo.” La frase hegeliana di Alexandre Kojève (tratta dalla sua Introduzione alla lettura di Hegel, le famose lezioni che egli tenne tra 1933 e 1939 davanti al tout Paris intellettuale dell’epoca) potrebbe essere utile introduzione al denso volumetto, Intellettuali, che Sabino Cassese ha scritto per Il Mulino nella bella collana ‘Parole controtempo’. Infatti potremmo dire con parole di oggi che l’intellettuale sta a metà strada tra l’élite del potere e la neoplebe lavorativa, in una condizione particolare di privilegio e insieme di subalternità. Ma anche di responsabilità. A inizio Novecento Simmel ne evidenziava la terzietà e l’imparzialità, e Weber sottolineava per primo la natura professionale del lavoro intellettuale, che è insieme una vocazione. Cassese sceglie una strada in parte diversa. Per lui gli intellettuali sono le élites, i competenti, un ingrediente essenziale della democrazia (p. 13) da difendere contro il populismo degli incompetenti. Questi ultimi, poiché “uno vale uno”, possono attaccare i portatori di competenze e fare da soli: cioè...

Un libro di Gianni Bonina / Il tempio dell’attesa

Barcellona, davanti a Santa Creu e Santa Eulàlia   Barcellona, Catalogna, Spagna, anno 2013. Il cielo nel primo pomeriggio può essere «un contrasto violento di colori accesi e luci tagliate» e la scena di mendicanti lerci che ingombrano l’ingresso della cattedrale di Santa Creu e Santa Eulalia in Pla de la Seu nel Barrio Gotico è una pellicola in negativo, bassorilievo di ipocrita plasticità per la città incantatrice e orgogliosa del potere pervasivo delle sue bellezze naturali e architettoniche. Bellezza che attrae molto Franco Fantini, ordinario di Storia dell’Arte all’Università di Catania, cultore della poetica, dell’estetica e dell’arte da interpretare come un’avventura. E, infatti, lo storico dell’arte si trova nella città catalana per un convegno sulle culture mediterranee, ma in quell’ora meridiana non è tanto il grande portone ogivale neogotico ad attirare la sua attenzione quanto un uomo ultrasessantenne accovacciato a terra, come in atto di attendere l’elemosina anziché chiederla. Una scena sconvolgente giacché Fantini è sicuro di riconoscere nel barbone vestito con un’ordinaria tuta blu da ginnastica e nell’impercettibile trasalimento del suo sguardo...

Il cervello post-umano / Slavoj Žižek: da Hegel a Elon Musk

Un nuovo libro di Slavoj Žižek è un caleidoscopio di immagini e di nomi in cui è facile perdersi, disorientati dalla sua tipica bulimia argomentativa. Ma un filo conduttore c’è e ci tocca da vicino. Il libro, appena tradotto e pubblicato in italiano con un titolo che tradisce l’originale, Hegel e il cervello postumano (Ponte alle grazie, 2021), affronta il tema della attesa singolarità tecnologica in chiave hegeliano-lacaniana. Il titolo, dicevo, è fuorviante perché non ha senso parlare di cervello postumano e infatti mai ne parla Žižek che invece affronta il tema della singolarità in chiave dialettico-psicoanalitica. Correggiamo subito il tiro. Non si parla di cervello postumano, come erroneamente promesso dal titolo, ma di “wired brain”, ovvero il cervello connesso e cioè la possibilità che un domani, nemmeno tanto lontano, i nostri cervelli, con buona pace di John Donne, non saranno più essere isole di soggettività, ma un’unica realtà iper-connessa senza soluzione di continuità.   Per gli amanti degli anime dirò subito che il libro di Žižek è una specie di Evangelion tradotto in parole. Non a caso nell’ultima fatica di Hideaki Anno, il deus ex machina è lo Strumentality...

Volta per volta, caso per caso / Principianti, competenti, esperti

La competenza, questa sconosciuta. Se si tratta, con buona probabilità, di una delle questioni più discusse negli ultimi anni – in campo scientifico come politico, medico e mediatico, artistico e tecnologico – è proprio perché, alla fine, non abbiamo le idee chiare su che cosa essa effettivamente sia, come funzioni, che cosa significhi, come la si acquisisca. Sappiamo che l’expertise è uno strumento simbolico di potere, rimpallato fra forze opposte in campo, rivendicato di continuo dagli uni e parallelamente dileggiato dagli altri. Ma non sappiamo esattamente perché lo sia, né dunque come poter sedare gli animi, dando agli esperti quel che è degli esperti e ai dilettanti il brio per dilettarsi ancora.   Certo è che, in ogni caso, la pandemia non ha fatto che accentuare i conflitti in corso, ingrossando a dismisura – da un lato – la fideistica richiesta di professionisti cui delegare scelte sanitarie su larga scala, dunque politiche, e accentuando altresì – da un altro lato – l’onda anomala di coloro i quali rivendicano il diritto di decidere da sé, in nome di una libertà personale tanto vaga quanto perigliosa. La cosa ha radici antiche, manco a dirlo, collegandosi quanto meno...

La vita come processo / François Jullien, sul vivere

In principio il détour, la deviazione per la Cina. Non per esotismo di maniera, per seduzione ingenua dell’Altrove, ma per fare di quell’Altro assoluto costituito dal pensiero cinese un “apriscatole” grazie al quale accedere a quel che non pensiamo più a pensare: le evidenze che diamo per scontate, gli a priori nascosti, le rive in cui scorrono i nostri pensieri o l’occhio con cui guardiamo il mondo, avrebbe detto Wittgenstein. È così che François Jullien (nato nel 1951), esperto di filosofia greca, negli anni Settanta si stacca dall’“Europa dagli antichi parapetti” (Rimbaud, Il battello ebbro) per incontrare la cultura di matrice confuciana, formatasi in totale estraneità rispetto all’Occidente. La lezione proto-strutturale di Marcel Granet – l’autore di Il pensiero cinese (1934, Adelphi, 2018) – si arricchisce del ricorso all’“eterotopia” suggerita da Michel Foucault: solo facendo incontrare ciò che non si è mai incontrato, solo ponendosi a distanza (lo spaesamento di Lévi-Strauss), una cultura ha l’occasione di riflettere su di sé e sui propri impensati. Siamo chiamati, nell’epoca dell’uniformità globalizzata, a una vera decostruzione, quella che si opera solo muovendo dall’...

Leggerezza di Laura Campanello / Le carte della vita e gli esercizi filosofici

“Tanto l’ereditarietà quanto l’ambiente che ci formano, così come lo status culturale, tutto ciò assomiglia alle carte che si danno alla cieca, prima che il gioco cominci. Senza la benché minima libertà: il mondo dà e tu semplicemente ricevi quello che ti viene dato, senza possibilità alcuna di scegliere. Ma così (…) la questione è: che cosa fa ciascuno di noi delle carte che ha ricevuto? C’è chi gioca in modo eccezionale con delle carte che non sono nulla di speciale, c’è chi fa il contrario e spreca e butta via delle carte meravigliose! Qui sta tutta la nostra libertà: la libertà del modo in cui giocare le carte che abbiamo. Ma anche questa libertà (…) è ironicamente subordinata al destino individuale, alla pazienza, all’intelligenza, all’intuito, al coraggio. Tutto questo patrimonio, in fondo, non è soltanto un altro mazzo di carte distribuite prima della partita senza interpellarci? E se le cose stanno così, che cosa ci resta alla fine, per esercitare la libertà di scelta?”   Così scriveva Amos Oz in Una storia di amore e tenebra. Ma se le cose stanno così allora “il coraggio”, come dice Don Abbondio, “se non ce l’hai non te lo puoi dare”? o come insegna Aristotele le...

Un nuovo volume della collana Riga / Max Ernst: collage, testi e visioni

Come allargare “la parte attiva delle capacità allucinatorie dello spirito”? Lo spiega l’artista dadaista e surrealista Max Ernst in Au-delà de la peinture, una raccolta dei suoi scritti pubblicata a Parigi nel 1937 e ora tradotta per il pubblico italiano insieme ad altri testi critici e letterari ormai introvabili (Max Ernst, Riga 42, a cura di Elio Grazioli e Andrea Zucchinali, Quodlibet, Macerata, 2021; Rigabooks). Le tecniche adottate da Ernst sono due. La prima è il frottage, un’antica tecnica grafica che l’artista riscopre e sviluppa pittoricamente con la “raschiatura di colori su un fondo precedentemente colorato e situato su una superficie inuguale” (pp. 57-58).    Max Ernst, Forest and Sun, 1931. Frottage su carta. Museum of Modern Art, New York / Max Ernst, La Forêt, 1927-28. Raschiatura di colori (grattage). Collezione Peggy Guggenheim, Venezia. La seconda è il collage, che consiste nell’accostare elementi figurativi tra loro incongrui allo scopo di scatenare le facoltà visionarie. È evidente che la “successione allucinante d’immagini contradditorie” (p. 63), che contraddistingue il collage surrealista, non ha un rapporto con il papier collé...

Un approccio sistemico / Rete, vita e natura

In maniera garbata e convincente, quello che ci propongono Fritjof Capra e Pier Luigi Luisi è una vera e propria rivoluzione nel modo di vedere il mondo, un rovesciamento di prospettiva che coinvolge tutto e tutti e indica un’altra direzione per la cultura umana. Capra è un noto fisico e saggista, negli anni Settanta il suo Tao della fisica ha rappresentato un primo concreto tentativo di vedere connessioni fra le visioni della fisica occidentale e discipline spirituali orientali, in particolare Buddismo, Induismo e Taoismo. Pier Luigi Luisi è un chimico di fama internazionale che si occupa in particolare dell’origine della vita e dell’auto-organizzazione dei sistemi naturali e sintetici.    Il loro The systems view of life, è un testo del 2014 uscito in italiano nel 2020 per le edizioni Aboca con il titolo Vita e Natura, Una visione sistemica. È un volume ponderoso, 760 pagine in cui i due autori, con un’andatura che ricorda quella di un tranquillo maratoneta, attraversano alcuni dei più importanti paesaggi della cultura umana, dalla fisica alla biologia alle scienze sociali, guardandoli quasi con nostalgia per passare oltre, guidati da una visione che passo dopo passo,...

Un libro di Maria Pace Ottieri / Addio gloria

Gloria, vanagloria, onore, vergogna, splendore, prestigio, lode: sembra di aver come sbagliato secolo, a leggere alcune delle parole/concetti di cui si occupa Maria Pace Ottieri, intervenendo con dotta sagacia e condendo il tutto con un pizzico di gender (la gloria non ama le donne, un po’ come il jazz, mi vien da dire. Ha un debole invece, ricambiato, per gli uomini). Gloria è una parola obsoleta, «bandita dall’immiserita vita contemporanea», che trova un succedaneo, un surrogato immiserito, in concetti quali visibilità, celebrità, protagonismo e reputazione o, per dirla con linguaggio arcaico, nella vanagloria. E come non è più tempo di gloria, non è nemmeno più tempo di eroi, della gloria vessilliferi. O per meglio dire gli eroi hanno cambiato casacca e sono diventati le vittime passive.   La gloria degli eroi e la passione delle vittime   Cominciamo dunque da qui, da uno dei molteplici spunti di riflessione, tutt’altro che banali, presenti nelle pagine di Ottieri; cominciamo dallo spunto che nota che nei nostri giorni bizzarri l’attenzione, e contemporaneamente il conferimento di qualcosa di simile alla gloria, si è spostato dall’eroe attivo alla vittima passiva....

Il nuovo libro di Wolfram Eilenberger / Arendt, Weil, De Beauvoir e Rand: Le visionarie

A distanza di quattro anni da Il tempo degli stregoni, Wolfram Eilenberger torna in pista per Feltrinelli con Le visionarie, una biografia intrecciata di Hannah Arendt, Simone Weil, Simone De Beauvoir e Ayn Rand – quest’ultima, per noi europei, è certamente la meno canonica del gruppo (ma vedi su doppiozero l’articolo di Alberto Mittone). Quando aveva condotto la stessa operazione con Heidegger, Benjamin, Wittgenstein e Cassirer, in copertina c’era un mare in tempesta, ora svetta un vulcano in eruzione, in entrambi i casi il punto di forza del lavoro non è un particolare scrupolo di ricerca o lo scavo biografico, ma una sequenza di accostamenti suggestivi da cui emerge forte un ritratto del tempo e di loro: le ragazze degli anni Trenta, di natura impetuosa.   Il montaggio inizia con un quartetto di fotografie in bianco e nero, che le ritraggono giovani e variamente belle. Questo innesco non fa che confermare lo spirito del libro, perché le foto sono quelle che conosciamo, non si tratta di scatti sconosciuti, sono le stesse immagini che chiunque potrebbe trovare in Rete, la differenza è soltanto che qui stanno insieme, con la cura di una prima minuta didascalia letteraria: «...

Le storie che curano / James Hillman, il peso dell’anima

In Le storie che curano, ripubblicato ora da Raffaello Cortina con una nuova Prefazione di Luigi Zoja, Hillman, in modo coerente con tutto il suo impianto filosofico e clinico, ripone la psicoterapia con le sue pratiche e ritualità dentro uno stile narrativo correlato a un’attività più estetica e poetica che scientifica.    L’efficacia terapeutica passa attraverso i fili sottili della narrazione con le storie immaginative che ci raccontiamo e riraccontiamo all’infinito. Zoja nella Prefazione scrive che “l’analisi aiuta il paziente non perché restituisca alla sua vita un ordine interpretativo, ma perché le dà un ordine narrativo”. Per Hillman leggere Jung, Freud, Adler per la loro immaginazione, dove appunto si situa il potere terapeutico delle loro cure, può portare lo scrittore a riporre fiducia nell’efficacia terapeutica delle sue narrazioni. Per guarire l’anima dalla sua condizione prosaica dobbiamo avvicinarla al fare poetico (poiesis), una condizione di fondamentale importanza non tanto per fuggire la realtà ma per poterla immaginare diversamente soprattutto attraverso vite non vissute. La terapia diventa quindi la forma massima di riscatto di quel mondo immaginale...

Un libro di Santiago Zabala / Essere dispersi

«Là dove c’è il pericolo, cresce anche ciò che salva». Forse sono i due versi di Friedrich Hölderlin più citati ed equivocati di sempre. Provengono da Patmos, un inno che l’amico nobile Federico V gli commissiona per celebrare l’isola greca dove l’evangelista Giovanni ha avuto le rivelazioni che lo condurranno a scrivere l’Apocalisse: è pane perfetto per i denti di Hölderlin, che porta a termine la lirica nel 1803. Come capita in altri casi virtuosi, il poemetto è così intenso e fitto di significati che ciascuno ci legge ciò che vuole. In un certo senso, a prenderlo e tirarlo per uno dei suoi fili, il libro di Santiago Zabala – Essere dispersi (Bollati Boringhieri, 2021) – si presenta come una spiegazione contemporanea e definitiva della citazione, che in effetti compare proprio a un passo dalla fine (pagina centocinquanta).    La domanda che Zabala spalanca in testa al saggio è chiara, avvincente, e sembra c’entrare poco con Hölderlin: come mai viviamo in un mondo senza emergenze? O meglio: come mai viviamo in un mondo dove alcune emergenze fondamentali non rappresentano più il cuore del discorso politico? Dall’11 settembre 2001 fino al termine del mandato di Donald...

Lo spazio domestico e la felicità / Emanuele Coccia: la mia casa è la tua

Ai primi di luglio del 1975 ho attraversato il giardino di casa e ho visto il mio amico Luciano che già mi aspettava al di là della strada, anche lui con lo zaino in spalla. Ci siamo salutati contenti, e con il pollice teso verso l’alto abbiamo cominciato a chiedere un passaggio alle auto: facevamo l’autostop. Così siamo andati dal Piave in Norvegia. Per circa due mesi abbiamo peregrinato di città in città, di casa in casa, come dei veri nomadi. Come i pellerossa nella prateria. Ogni sera ci si inventava una soluzione per la notte, spesso finivamo ospiti nelle case delle persone che ci davano i passaggi in auto, o in un ostello della gioventù. E non sono mancate anche certe splendide notti estive nella campagna tedesca o danese o svedese.   Un’amica conosciuta in viaggio ci ha trovato alloggio in una casa di “amici di amici”, un luogo meraviglioso nella via delle ambasciate di Oslo (un edificio interamente ligneo del Settecento) dove abbiamo riposato per un paio di settimane andando pressoché ogni giorno a mangiare i gamberetti crudi appena pescati nel Baltico che i pescatori vendevano per pochi soldi al porto. Una grande esperienza di vita che Luciano ed io ci portiamo...

Tra neuroni e politica / Lo scandalo della libertà

Senza la libertà, esisteremmo in quanto persone? O non saremmo altro che meccanismi? Se non fossimo gli arbitri dei nostri giorni, che valore avrebbe la nostra vita? In che cosa consisterebbe il merito o il biasimo che attribuiamo ai nostri simili se, come tante marionette, la nostra esistenza fosse mossa da fili invisibili? Sono domande che non possono lasciarci indifferenti: siamo creature libere o siamo guidati dal fato, dagli dei, dal cieco ed eterno movimento degli atomi, dai neuroni e dalle sinapsi? Anche se, come diceva il grande Musil, “simili indovinelli si sciolgono in un modo curioso e cioè dimenticandoli”, l’autore di Il prigioniero libero (Adelphi, 2020), Giuseppe Trautteur, affronta il problema con entusiasmo contagioso, a partire dall’ossimoro del titolo. Il suo testo è di una chiarezza e precisione invidiabili e delinea con encomiabile brevità la cornice concettuale dentro la quale oggi si discute del libero arbitrio sia nel mondo scientifico che in quello filosofico. Il libro rivela, senza sconti, lo scandalo rappresentato dalla libertà che è un ospite inatteso e scomodo per la scienza che descrive un mondo dominato dal caso o dalla necessità. Al contrario, per...

Un libro di Enrico Testa / Filottete: rubare l’anima

Come «squittenti bestiole del senso» Non c’è bisogno di conoscere il mito al completo e nemmeno gli antefatti della storia per godere dell’antica tragedia Filottete di Sofocle. Nel Prologo infatti Odisseo spiega a Neottolemo, che lo accompagna nell’impresa, tutto quello che il pubblico di ascoltatori o lettori ha bisogno di sapere: che Filottete è figlio di Peante, che Odisseo ricevette dai comandanti dei Greci l’ordine di abbandonarlo sull’isola di Lemno con una piaga purulenta al piede; e che Odisseo è venuto per riportare Filottete a Troia perché la città non può essere conquistata senza il suo arco. Nel dialogo il pubblico è informato anche del fatto che Neottolemo è figlio di Achille e che Odisseo ha bisogno del suo aiuto per condurre l’operazione.   Grazie a queste informazioni siamo in grado di seguire la storia e di godere dei versi di Sofocle anche senza essere specialisti della materia. Né specialista in quanto grecista o esperta di drammaturgia sono io che qui mi permetto di affrontare l’argomento, e nemmeno, paradossalmente, l’autore dello splendido commento introduttivo alla tragedia, e della traduzione in lingua italiana, Enrico Testa, le cui parole fanno...

La violenza: un fatto complesso / Vendetta e delirio

Il libro di Arianna Barazzetti, Complessità della violenza, uscito da poco per Mimesis, è il risultato di una serie di percorsi di ricerca sulla violenza realizzati in Cile, in Brasile e in Italia: la violenza di un golpe, la violenza nelle miserie della favela a Rio de Janeiro, la violenza che emerge dal lavoro clinico nelle carceri del nostro paese. Si tratta di un testo teorico impegnativo, denso e ben articolato, di quasi quattrocento pagine. Dalla lettura emerge un primo nodo fondamentale: la violenza non riguarda i soggetti in quanto isolati, ma un clima; qualcosa che appartiene sempre a una comunità oppure a un’istituzione sociale. Nelle democrazie, la violenza dovrebbe essere vietata ai cittadini perché monopolio delle forze dell’ordine e delle forze armate, dovrebbe essere esercitata solo in caso di estrema necessità, ma questo non accade. Non c’è paese democratico in cui singoli o gruppi di esponenti della polizia non commettano abusi, o non vi siano gruppi, non riconosciuti o semi-riconosciuti, che non scorrazzino armati, come nelle mafie locali, negli squadroni fascisti della morte, tra le guardie della rivoluzione, nel ku-klux-klan o altre simili aberrazioni...

Sedici racconti / I Miti personali di Matteo Marchesini

Matteo Marchesini aveva iniziato a confrontarsi con i miti nel 2017 sulle pagine del “Foglio”. In aprile ha raccolto e pubblicato sedici racconti, per lo più molto brevi, nel volume Miti personali, sottolineando con l’aggettivo personali come l’infinita variazione narrativa cui dà vita il mito arrivi, anche quella, alla polverizzazione individuale nell’età della comunicazione diffusa e dei social media. Il libro, pubblicato da Voland, è un volumetto di piccolo formato di 140 pagine, aperto da una citazione di Vico, “gli uomini prima sentono senz’avvertire”, che mi sembra collocare queste riscritture in un ambito liminale, di scoperta, di blocco o obnubilamento delle capacità di discernimento. Il libriccino è illustrato in copertina da una foto della serie Homage a Saul Steinberg di Paolo Ventura, l’immagine di un uomo adulto, con lineamenti che annunciano la vecchiaia incipiente, che tiene per mano una specie di sé stesso bambino, entrambi con qualche tratto clownesco nel volto o nel costume. Per illustrare la serie Ventura scrive sullo specchiarsi nell’infanzia, uscire dall’infanzia, regredire nell’infanzia, concetti che dovremo ricordare a mano a mano che analizziamo questi...

Un libro di Edoardo Kohn / Come pensano le foreste

Poesia e antropologia: che c’azzeccano? Sempre più spesso questo binomio viene invocato nelle cronache culturali, e ancora di più viene praticato nel loro effettivo svolgimento: dai poeti meno, probabilmente, ma senz'altro da antropologi, etnologi, etnografi o comunque li si voglia appellare. Non senza irritazioni nell’establishment accademico, sempre pronto a difendere i tradizionali steccati disciplinari, accade – con un’insistenza divenuta tendenza – che molte ricerche antropologiche acquisiscano un tono e un linguaggio, e dunque evidentemente dei contenuti, che tracimano nel poetico, o che quanto meno ricordino passaggi, stili e sensazioni che la poesia ha talora prodotto nel corso della sua lunga storia. Non si tratta, per carità, di  intuizioni liriche del sentimento, secondo la famigerata lezione crociana che rispunta per ogni dove non appena ci si distrae un attimo; ma, forse, di presagi, accostamenti inconsueti, folgorazioni percettive che la sensibilità poetica sa come, dove e perché trascrivere – trasformare – in specifica testualità. Così per esempio Tim Ingold, il cui stile è già di per sé intrinsecamente lirico, ha fatto del concetto di corrispondenza,...

Un libro di David Levi Strauss / Perché crediamo alle immagini fotografiche

Poeta, saggista, critico d’arte, studioso vicino a John Berger, come quest’ultimo David Levi Strauss scrive sulla base di urgenze e interrogativi etici. Non a caso vari suoi scritti vertono sugli intrecci tra politica ed estetica, con particolare attenzione al mezzo fotografico. Nel 2007 è stato pubblicato il suo libro Politica della fotografia (Postmedia books, Milano), una raccolta di saggi sul rapporto tra fotografia e politica. Ora per Johan & Levi è uscito il suo denso saggio Perché crediamo alle immagini fotografiche (Milano, 2021, pp.88, € 10) dove, a fare da guida alla sua riflessione, si trovano critici e filosofi come Walter Benjamin, John Berger (che, per altro, aveva scritto l’introduzione al suo libro precedente), Roland Barthes e soprattutto Vilém Flusser.    Le domande di fondo, che attraversano tutto il libro, sono: «In che modo crediamo alle immagini tecniche e come sta cambiando la fede che riponiamo in loro?»; ma anche: come mai continuiamo a credere alle fotografie nonostante tutto, nonostante la loro sempre più scarsa attendibilità nel raccontarci la verità, nonostante sia sempre stato possibile manipolarle e falsificarle? Sappiamo fino a che...