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Filosofia

(786 risultati)

Due libri sull’autore del “Ring” / Wagner, il genio che divide

Correva l’anno 1976 e si celebrava il centenario della prima esecuzione completa del Ring des Nibelungen di Richard Wagner, quando Pierre Boulez approdò a Bayreuth per un’edizione della Tetralogia destinata a fare storia. In realtà, la storia era destinato a farla soprattutto il suo compatriota Patrice Chéreau, che aveva allora solo trentun anni, e che firmò una regia dirompente, vero e proprio spartiacque fra la tradizione e l’innovazione. Impresa tanto più sintomatica e decisiva in quanto realizzata proprio nel teatro sulla collina appena fuori dalla cittadina dell’Alta Franconia dove i riti wagneriani sembravano destinati a perpetuarsi senza scossoni. Realizzato con sofisticata articolazione “modernista”, lo spettacolo appariva ispirato dalle tesi politiche contenute nel Wagneriano perfetto di G.B. Shaw (1898): gli antichi miti germanici utilizzati da Wagner come metafora dell’aspro confronto-scontro delle classi sociali dentro al sistema capitalistico tardo ottocentesco.   Al suo primo apparire, questa lettura scatenò virulente contestazioni, che però nel giro di pochi anni si trasformarono in consenso incondizionato. Nel 1980, la conclusione del ciclo di rappresentazioni...

Modi del sentire / La democrazia è una virtù?

Dopo tanto parlare e scrivere di vizi, l’attenzione sembra tornata a posarsi sulle virtù, a guardare il panorama culturale ed editoriale. Un po’ lo dobbiamo al fatto che ci illudiamo di essere tutti buoni e virtuosi (nel senso cristiano del termine), di nascita o di vocazione; un po’ ci attrae l’idea dell’autorealizzazione e del compimento delle nostre possibilità che caratterizza la virtù del mondo classico greco e romano. E così ci si occupa per esempio delle virtù cristiane, le tre virtù teologali più le quattro cardinali, con qualche aggiunta: povertà, mansuetudine, castità, religione, obbedienza (che non doveva essere più una virtù e invece lo è ridiventata eccome!).    Sono le virtù rappresentate da altrettante statue, dodici, tra le novantacinque del monumento marmoreo in cui riposano le spoglie di Sant’Agostino nella chiesa di San Pietro in Ciel d’Oro a Pavia, e per le quali è in programma un volumetto collettaneo per ognuna di quelle dodici virtù: dopo quelli su speranza e carità, l’attenzione è caduta su mansuetudine, una virtù alquanto desueta e un po’ fuori mano anche se con le mani ha molto a che fare, giacché mansueto è l’animale che è stato abituato alla...

Giorgio Agamben / Hölderlin nella torre

La torre di Hölderlin è il vero tema del libro di Agamben. Si entra attraverso un saggio iniziale, c’è quindi una corposa parte centrale, cronologica, fitta di lettere e testimonianze. È una struttura interna, biografica, che è quasi una scala dove saliamo con Hölderlin nella torre. Alla fine, o piuttosto in cima, ci si affaccia attraverso un saggio finale su orizzonti molto ampi. Com’è finito nella torre Hölderlin  e perché ci rimane per trentasei anni? Forse perché l’amico Sinclair viene arrestato e il poeta inizia a ripetere Non sono un giacobino. Nato nel 1770 ha 19 anni quando scoppia la rivoluzione francese, la politica nella sua generazione è uno snodo di tante questioni diverse e forse in seguito vuole ritrarsi, sottrarsi da quello che la politica dice. Forse ci sono tracce di una delusione amorosa, o semplicemente le difficoltà con gli altri umani e il mondo di tutti, in ogni tempo.    Di fatto alla fine ci si ritrova all’interno di una torre che è come un pensiero, come la poesia. Qualcosa di verticale così intrinseco alla persona che è difficile parlarne senza tradirne le difese e quindi la sua funzione principale, proprio perché parlare e interloquire è...

Il ripensamento del soggetto / Sartre secondo Recalcati

Nel 2000 Slavoj Žižek pubblica una delle sue opere più rilevanti dal punto di vista teoretico: The Ticklish Subject, tradotta in italiano con il titolo Il soggetto scabroso. L’intento del libro è quello di riportare il soggetto al centro di una scena filosofica e culturale che su tutti i fronti, dal poststrutturalismo al postmarxismo, dai sostenitori heideggeriani del pensiero dell’Essere alle femministe, ha lavorato per esorcizzarlo. La posta in gioco di questa operazione è chiara: non si tratta di tornare semplicemente al soggetto cartesiano come soggetto pensante trasparente a se stesso, ma di metterne in evidenza il nucleo eccessivo disconosciuto: “Ovviamente non si intende ritornare al cogito nella forma in cui questo concetto ha dominato il pensiero moderno (il soggetto pensante trasparente a se stesso), bensì mettere in luce il suo opposto dimenticato, il nucleo eccessivo, disconosciuto del cogito, che è ben lontano dall’immagine conciliatoria dell’Io trasparente”.    Il ritorno al soggetto di Žižek è un ritorno a ciò che nella costituzione della soggettività la eccede e le resiste, ciò di cui il soggetto non si può mai riappropriare definitivamente in un...

Un libro di Paolo Virno / Avere

Basta ripassare un momento la biografia di Paolo Virno per domandarsi dove sta l’inganno se ha voluto dedicare duecento pagine al verbo Avere, che poi è il titolo del suo libro uscito a ottobre scorso per Bollati Boringhieri. Ha trascorso la sua vita di studioso nell’opera meritoria di restituire una dignità sociale, intellettuale, anche linguistica al popolo, o forse sarebbe meglio dire alla moltitudine, analizzando con le categorie del pensiero e dell’azione com’è cambiato il mondo nel contesto postfordista, un posto caratterizzato da una acuta nostalgia per l’essere in maniera autentica, disalienata – possibilmente senza di mezzo nessun avere. Dunque, sembra curioso che improvvisamente, in un testo della sua età matura, Virno scelga di dedicare tempo e pagine a un’allegra disamina dell’altro versante. Tuttavia, il sottotitolo fornisce già una prima spiegazione: “Sulla natura dell’animale loquace”.   Allora intuiamo che l’autore si interessa della vicenda di avere usando gli strumenti e lo sguardo del professionista semiologo che è, tenendo a bada ciò che in lui è animale politico, mandando lo scienziato in avanscoperta. Come nel caso di Aristotele che si affaccia alla...

Modi del sentire / L'intimità come mistero

Sembra a volte che la parola intimità porti con sé un alone di senso che la avvicina a una promessa di autenticità, di spazio protetto nel quale è possibile – con una sorta di sospiro di sollievo dopo tanto affaticarsi alla superficie delle mascherate di ruolo e degli stereotipi della civiltà di massa e della tecnica – finalmente “toccare” la verità nascosta delle persone, la loro psiche o anima, il loro corpo al di là delle vestizioni nelle “uni-formi” dell’apparire, obbligatorie anche nel loro dovere essere eccentriche. Confesso un certo fastidio per questa voga che volta in positivo ogni pretesa intimità. Mi sembra una sorta di antagonista prefabbricato, un rifugio illusorio, troppo semplicistico, al divorante imperativo delle maschere sociali. Insomma mi pongo questa domanda: ma è poi davvero possibile, e come, l’intimità come disvelamento di sé al di là delle maschere di ruolo?    In realtà un vecchio quesito: mi pare che la ricerca e la valorizzazione dell’intimità abbia preso il posto – drammaticamente scomodo e irrisolto – del cangiante e plurivoco soggetto moderno alle prese con gli effetti della sua decostruzione.  La difficoltà di ogni intimità...

Sandel e Cottarelli / La tirannia del merito

Nel suo libro All’inferno e ritorno. Per la nostra rinascita sociale ed economica, (Feltrinelli, Milano 2021, che ha in copertina l’immagine stilizzata di un labirinto, et pour cause) Carlo Cottarelli afferma una verità inconfutabile: la tutela del merito è «un fondamentale principio di efficienza economica». La parte seconda dell’opera, quella che narra il ritorno dall’inferno (vogliamo sperare) è infatti dedicata al merito, principio tanto lodato e magnificato quanto spinoso e non scevro di problemi. Lo mostra infatti, con dissimili conclusioni, un altro testo di un altro autore ma della stessa casa editrice: La tirannia del merito (Feltrinelli, Milano 2021), che traduce la versione originale The Tyranny of Merit, di Michael Sandel. Sandel, la star mondiale della filosofia politica, il docente ad Harvard che incanta migliaia e migliaia di studenti nelle sue lezioni nella prestigiosa università statunitense ma anche sul web. Bene. Il testo di Sandel è integralmente dedicato al merito, all’efficienza della scelta effettuata secondo il merito, ma anche ai suoi effetti collaterali non sempre positivi e, nei confronti della giustizia, decisamente pessimi.   Un grado sufficiente...

Un'intervista / McCormick: democrazia machiavelliana

Negli ultimi dieci anni nessuno scienziato politico ha probabilmente fatto parlare altrettanto di sé nell’accademia americana. Le sue tesi sono discusse sul “New York Times”. Alcuni dei suoi articoli sono diventati dei veri classici studiati in tutto il mondo. Ha dozzine di seguaci tra gli studiosi più giovani, ma le critiche degli avversari sono sempre più aspre – anche in risposta a uno stile intellettuale che ama il confronto e rifugge dai giri di parole… Si parla di John P. McCormick: cinquantacinque anni, professore di Political Science presso l’Università di Chicago, con un antico rapporto con l’Italia. La particolarità dell’opera di McCormick è che da più di dieci anni propone di curare le democrazie occidentali con una terapia d’urto ispirata agli insegnamenti di Niccolò Machiavelli, da lui letto anzitutto come teorico del governo popolare e nemico delle degenerazioni oligarchiche. McCormick appartiene infatti a una nuova generazione di teorici radicali, che ha deposto il tradizionale sospetto del marxismo verso lo studio delle istituzioni per sfidare i pensatori liberali e repubblicani in quello che, sino a oggi, è stato il loro campo di ricerca privilegiato: la teoria...

Un saggio di Peppino Ortoleva / In un mare di viltà

Esiste una zona d’ombra dove lo sguardo raramente si arrischia, anche per non fare strani incontri. Si tratta di una regione protetta da una certa discrezione, perché non si guarda volentieri in direzione della viltà. Tutt’al più la si giudica come una debolezza di carattere oppure se ne fa uno scivolone, tanto rovinoso quanto occasionale. Ma più in generale se ne tace.  La viltà permane come una sorta di resto rispetto all’immagine dell’umanità a cui più spesso e volentieri tendiamo a dare credito. Si tratta di un resto non interrogato, di un avanzo, negletto e possibilmente dimenticato, di quelle che vengono pilatescamente definite le “pagine vergognose” della nostra storia personale e del genere umano. Notoriamente i resti sono difficili da vedere, occorre allenare la vista a guardare tra gli interstizi delle grandi questioni.   Uno come Balzac l’aveva magistralmente intuito: i moralisti si occupano sempre di quegli orrori che – “belli grossi e ben visibili” – attirano la loro attenzione e sono facili da mettere a fuoco. Guardando alla società, si dedicano alla figura dei carnivori, ma “trascurano i rettili”. Sono, cioè, attirati dal carattere vistoso delle grandi...

Un libro di François Boespflug / La Pasqua nell'arte

Nei quattro Vangeli il giorno di Pasqua, tutto ciò che ruota intorno all’“evento” della Resurrezione, è narrato con il riserbo dovuto a un accadimento inspiegabile, inaudito, indecifrabile anche per gli stessi discepoli e per i seguaci di Gesù di Nazaret, l’uomo ingiustamente crocifisso dai poteri congiunti delle autorità religiose e politiche. Descrivono infatti gli evangelisti, con la libertà della memorialistica e non con l’intento che noi oggi attribuiamo a una operazione storiografica, lo sconcerto dei discepoli e dei seguaci di Gesù intorno a quello che era accaduto a Gerusalemme: il profeta che aveva promesso la salvezza per Israele, il rabbi che aveva annunciato la riedificazione del tempio era stato condannato a una morte vergognosa sulla croce dei reprobi, e per di più il suo corpo non si era più ritrovato dentro il sepolcro custodito dai soldati romani. Ma forse quei racconti contraddittori, quell’incertezza nel disegnare i confini di un evento sperato ma non testimoniato, quei chiaroscuri di parole che lasciano nell’ombra della notte la “verità” dei fatti vogliono soltanto, forse anche consapevolmente, suggerire che non è la realtà fattuale che conta, non la cronologia...

Un libro di Stefano Levi Della Torre / Dio

Dio è una questione troppo seria per lasciarla ai soli credenti scrive, tra ironia e provocazione, Stefano Levi Della Torre, intellettuale scrittore architetto, nel suo ultimo libro intitolato Dio (Bollati Boringhieri), in cui sostiene che l'idea di Dio sia la chiave di volta dell'architettura del nostro universo culturale. Quella «koiné tra il Mediterraneo e la Mesopotamia e oltre» in cui siamo vissuti sinora e che, nonostante le diversità a mano a mano delineatesi, ancora ci fa sentire di appartenere a una comunità spirituale e intellettuale che non può negare di affondare le radici nello stesso terreno, di avere lo stesso spicchio di cielo sopra la testa e le stesse domande nell'anima. Oggi però, prosegue Levi Della Torre, stiamo affrontando per la prima volta nella storia umana l'impresa titanica di tenere in piedi questa immensa costruzione senza la sua chiave di volta; operazione che non è detto sia possibile e dei cui esiti ancora incerti è bene avere contezza. Infatti, al termine di una stimolante riflessione condotta per argomenti d'interesse o suggestioni, muovendosi con disinvoltura tra scienza filosofia e religione, l'autore conclude che siamo tornati in una...

Baedeker del pensiero / Dove sono nate le idee che hanno cambiato il mondo

Pare che l’esperienza riesca a sopravvivere nelle cose remote, proprio dove si annida la polvere del tempo. Mettendosi in cammino lungo percorsi mirati, a caccia delle tracce del passato, evidenti o nascoste, potrebbe capitare che esse si rivelino portatrici silenti di pensiero. Davanti allo snodo che conduce al fuori tempo del divenire della Storia, tutto ruota intorno a quel vuoto che si crea nelle articolazioni dei periodi, quando la cenere prodotta dalla fiamma notturna attira a sé la riflessione postuma. Il racconto dell’avventura si raccoglie negli interstizi di un tempo che non è lineare, ma che ha la facoltà di riemergere come un fiume carsico da luoghi inaspettati, carichi di vissuti imponenti. Così, dalle tracce lasciate dal tempo si può accedere a tutta una vita.   Nel suo libro I luoghi del pensiero. Dove sono nate le idee che hanno cambiato il mondo, edito da Neri Pozza, Paolo Pagani racconta dei suoi viaggi verso i luoghi dove hanno vissuto ed elaborato il loro pensiero una rosa di filosofi e autori dai nomi importanti per la coscienza occidentale.  Nei brevi capitoli si succedono, a volte da soli, a volte in duetto dialogante Spinoza e Cartesio, Leibniz e...

Fino a qui / I “cartigli” di Carlo Sini

Perché il filosofo, ad un certo punto, si mette a disegnare? Di chi sta schizzando il ritratto? Uso l’espressione generalissima “filosofo”, sebbene intenda un ben determinato filosofo, Carlo Sini, perché il problema sollevato da Sini è il problema stesso della filosofia o, meglio, è la filosofia come problema per la filosofia. Il suo problema è la “pietra di inciampo” (próblema) del “filosofico” come tale, in quel tempo, il nostro, in cui non è più possibile essere filosofi ingenuamente, senza porsi cioè la domanda critica sul diritto che la filosofia di ogni epoca ha sempre reclamato per sé: essere il luogo privilegiato in cui il sapere, tutto il sapere umano, viene infine a comprendersi.  Quel certo punto in cui il filosofo si mette a disegnare “cartigli” è sia un punto della biografia intellettuale di Carlo Sini sia – ed  è indubbiamente “per noi” il punto più rilevante – un punto della “autobiografia” della stessa pratica filosofica. Per quanto riguarda il primo punto lo localizzerei con una certa sicurezza negli anni ‘90 del secolo scorso. La sua più precisa e compiuta formalizzazione teorica è contenuta nelle pagine conclusive di Teoria e pratica del foglio-mondo....

Un'intervista / Marina Ballo Charmet: l’immagine latente

Le fotografie di Marina Ballo Charmet registrano il vedere qualcosa per la prima volta. Danno spazio alla possibilità dello sguardo piuttosto che all’oggettivazione dello stesso. Sono pensiero laterale. Nelle immagini c’è il rifiuto di una visione definitiva. Lo sguardo è piuttosto partecipe della visione stessa e rende imprevisto il “sempre visto”, lasciando emergere “il rumore di fondo della nostra mente”. Le fotografie sono seducenti ma senza effetti. Quasi corporali più che neutrali. Si presentano così come è lo sguardo che le ha determinate: sperimentale e periferico. Mentre l’artista attraversa spazi quotidiani, accompagnata dalla sua macchina fotografica, registra esperienze incerte, lasciando fuori la retorica a cui ci hanno abituati i resoconti di percorsi che raramente sono stati derive.   Rumore di fondo, #24, 1999. Le presentazioni visive, muovendosi al confine tra sensazione e immaginazione, sono antieroiche se confrontate con la fotografia di informazione e quella di rappresentazione. Esse rendono superflua la didascalia e il commento all’immagine. Leggiamo il metodo sperimentale di Marina Ballo Charmet sulla scia della sperimentazione fotografica italiana...

Stati di agitazione / Dalle intimità pubbliche all'ipertrofia emozionale

Il film The Circle, diretto da James Pondsolt (2017) e scritto/sceneggiato da Dave Eggers, racconta uno dei valori principali della cultura digitale: la trasparenza totale. La protagonista è coinvolta in una delle sperimentazioni più avanzate di un'azienda con sede nella Silicon Valley. Il progetto mira a creare la piena trasparenza della vita quotidiana in modo che qualsiasi elemento emotivo, relazionale ed esperienziale della vita della protagonista possa essere trasmesso in streaming online attraverso il Cerchio. La trama si concentra sul tipico mix tra il valore controculturale della condivisione e la pedagogia motivazionale (hippy + yuppies come descritto dai critici dell’ideologia californiana). La protagonista viene prima convinta a partecipare all'esperimento/app da un guru digitale, ma poi si rende conto di quanto profonda e traumatica possa essere la trasformazione della sua esistenza in un live streaming permanente. Per questo decide di sabotare tatticamente il sistema, utilizzando i media digitali contro l’ideatore del progetto. La narrazione riflette sul doppio livello di dipendenza degli utenti dei social network dalle piattaforme digitali: quello di un'espressione...

Un libro di Anna D'Elia / L’arte che salva

Portare la bellezza nell’ordinario della vita come condizione essenziale per prendersene cura, questo è quello che traspare in ogni riga e nelle intenzioni di fondo nel libro di Anna D'Elia, Vedere scorrere. L’arte che salva, Meltemi, Milano 2021.  La riscoperta dell'ordinario, una delle più significative tendenze del pensiero contemporaneo, come documentano i contributi di filosofi alla stregua di Stanley Cavell e Cora Diamond, si rivolge in particolare alla ricerca del senso e del significato di abitare la vita. Se si può sostenere che nella vita abituale sia in questione un indebolimento della relazione con il tutto, è altrettanto sostenibile che è proprio nell’ordinarietà del quotidiano che esistono le condizioni per innalzare e rendere sensibile la vita. È così che quanto vi è di più comune e insignificante, cioè la vita abituale, può diventare infinitamente significante. Come sta accadendo in questo tempo di pandemia, uno dei traumi più sconvolgenti, di dimensioni planetarie, il primo in quanto a percezione immediata e pervasiva. Un trauma in nessun modo imprevisto ma derivante dalla normalità indifferente al sistema vivente di cui siamo parte, in cui siamo ciecamente...

Un romanzo di Slavenka Drakulić / Dora Maar: la mia vita con Picasso

Sorriderebbe compiaciuto il Dottor S. della Coscienza di Zeno. Se venisse a scoprire che il suo sbeffeggiato suggerimento elargito a Zeno Cosini (“Scriva! Scriva! Vedrà come arriverà a vedersi intero”) ha trovato terreno fertile nella letteratura del terzo millennio. Non tanto per sfornare esempi di autoanalisi a uso terapeutico, come proponeva il medico raccontato “con parole poco lusinghiere” da Italo Svevo, ma piuttosto per immaginare autobiografie apocrife. Romanzi, insomma, capaci di mettere a fuoco personaggi del passato mai raccontati in piena luce. Perché rimasti intrappolati nella penombra delle loro vite.   Proprio lì, in mezzo a quella folla di volti anonimi, Slavenka Drakulić ama cercare le sue storie. Vicende di donne, passaggi terrestri di figure femminili rimaste sempre un passo indietro. Vite di mogli e compagne di artisti, di scienziati famosi, che sono transitate sul palcoscenico della Storia come se qualcuno camminasse sopra il loro corpo con degli scarponi chiodati. Ascoltando le parole di Frida Kahlo (“Le cicatrici sono aperture attraverso le quali un essere entra nella solitudine dell’altro”), Slavenka Drakulić, la scrittrice nata a Rijeka-Fiume in...

Decolonizzazione e studi classici / Was Athena black?

Nel mese di marzo del 2019 una cinquantina di studenti impedì al pubblico di accedere all’anfiteatro della Sorbona in cui avrebbe dovuto svolgersi una rappresentazione delle Supplici di Eschilo. I manifestanti della “Ligue de défense noire africaine” e di altre associazioni di studenti di colore protestavano contro la pratica razzista del blackface a cui era ricorso il regista, il grecista Philippe Brunet, dipingendo di nero il volto delle attrici bianche che impersonavano il coro delle Danaidi. Vi è una certa ironia nel fatto che la protesta degli studenti di Parigi fosse rivolta proprio contro la rappresentazione delle Supplici. La tragedia di Eschilo gioca infatti un ruolo chiave nel libro di Martin Bernal, Black Athena, che è un tentativo di provare le origini afroasiatiche della civiltà greca e di contestare il modello “ariano” che presuppone un’origine esclusivamente indoeuropea dei Greci. Il mito delle figlie di Danao, descritte da Eschilo come “nere”, che fuggono dall’Egitto per sottrarsi al matrimonio con i loro cugini e trovano rifugio ad Argo, conterrebbe secondo Bernal un ricordo della colonizzazione egizia della Grecia continentale avvenuta nel II millennio prima dell...

Thierry Ménissier / Filosofia della corruzione

I media ci aggiornano giorno dopo giorno sugli episodi di corruzione che attirano l'attenzione della magistratura: un inarrestabile saccheggio della cosa pubblica, che suscita indignazione e rabbia. Puntualmente si invocano le “mani pulite”, salvo poi beccare i moralizzatori con le mani nella marmellata, come dimostra l'esemplare parabola della Lega di Umberto Bossi e Matteo Salvini.  Ogni volta ci scandalizziamo come se fosse la prima volta, ma la corruzione e il suo uso strumentale non sono certo una novità. Alessandro Barbero focalizza il suo Dante (Laterza, 2020) sulle ragioni e sulle conseguenze del processo politico che nel 1302 condannò il poeta all'esilio perpetuo per baratteria, “il termine con cui genericamente si indicavano corruzione, concussione e peculato” (p. 155). Commentando Tito Livio, Machiavelli spiegava Quanto facilmente gli uomini possono essere corrotti, anche se sono buoni e ben istruiti, perché sono sempre pronti a “usare la malignità dello animo loro qualunque volta ne abbiano libera occasione”. In Settimo ruba un po' meno (1964) Dario Fo aveva immaginato un giro di mazzette al cimitero: trent'anni dopo, quell’invenzione satirica è diventata realtà...

Follia / L’Hölderlin di Agamben: forma di vita

Giorgio Agamben ha concluso ormai da sette anni il suo progetto Homo sacer, dedicando la parte finale di esso – gli ultimi due volumi – al tema della forma di vita. Non poche delle opere pubblicate dopo la fine di quel progetto possono però essere lette in continuità con le idee con cui si chiudeva l’ultimo volume della serie, L’uso dei corpi (2014): qui, infatti, il filosofo romano ragionava sul concetto di forma-di-vita come alternativa alle dicotomie concettuali – zoe/bios; teologia politica/teologia economica; oikos/polis, ecc. – che avevano caratterizzato la macchina ontologico-politica occidentale lungo tutta la sua storia. Tale concetto era stato pensato come alternativa alla – e al contempo come punto di impasse della – “macchina antropologica” del pensiero occidentale che, per Agamben, fondamentalmente, consiste nella creazione, sempre nuova e sempre generata da dispositivi di potere, di coppie concettuali oppositive, che creano a loro volta, tramite i reciproci rapporti, delle zone grigie di esclusione e di inclusione.   La forma-di-vita, per Agamben, non funziona così: essa è una vita che si dà esaurendosi nel suo stesso vivere, senza scarti. Per questo una teoria...

Immagini simboliche / La metafora viva dell’alchimia

Ernst Cassirer lo aveva colto perfettamente: l’essere umano non è un animale razionale ma un animale simbolico; per noi, cioè, non è in alcun modo possibile accedere al reale senza l’intermediazione del simbolico che ne organizza l’esperienza. Ma che succede se proprio la più peculiare delle nostre caratteristiche si atrofizza, sino a farci temere di vivere in un mondo caratterizzato da un analfabetismo simbolico figlio di una sempre più diffusa e pericolosa tendenza alla letteralizzazione? Si tratta di una condizione più volte denunciata da James Hillman che invocava come antidoto il recupero della visione alchemica, nella quale Jung riconosceva una protopsicologia del profondo.      Ecco perché il libro Jung e la metafora viva dell’alchima, curato da Simona Massa Ope, Arrigo Rossi e Marta Tibaldi, e con contributi anche di Stefano Carta, Clementina Pavoni e Nicole Janigro, uscito di recente per Moretti & Vitali (pp. 265, euro 20) appare quanto mai utile e attuale. Questa antica pratica, trasversale a tutte le culture, invita infatti l’essere umano a confrontarsi simbolicamente con ogni realtà, allo scopo di “trasformare il metallo vile della propria...

Una nuova consapevolezza / I diritti giuridici della natura

Dal fine vita alle nuove tecnologie, dall’emersione di nuove forme di famiglia ai cambiamenti climatici, passando per il virus. È la natura – che di questi temi costituisce parametro di riflessione, corollario, presupposto di discorso – la protagonista del dibattito contemporaneo. Se si è soliti pensare che il tema della natura sia appannaggio esclusivo della filosofia, in realtà, di recente, essa viene spesso chiamata in causa da una disciplina ad esso tradizionalmente considerata estranea: il diritto. La questione della protezione della natura a fronte dei cambiamenti climatici, ad esempio, ha visto una massiccia mobilitazione del diritto che, proprio in rapporto a questi temi, ha prodotto innovazioni importanti. Si pensi, in questo senso, all’ampio dibattito suscitato dall’introduzione, nelle costituzioni di alcuni paesi sudamericani, dei diritti della natura attraverso una “giuridificazione” del concetto di “pachamama”.  O, ancora, alla tecnica, che inizia ad affermarsi nel panorama comparatistico, di “soggettivizzare” le risorse naturali, al fine di garantirne una maggior tutela: in alcuni paesi, legislatori e giudici hanno ritenuto che alcuni fiumi o foreste di...

L'utopia di Lbertalia / L’illuminismo pirata di David Graeber

L’abbandono dello stato per la formazione di modelli di società utopici rappresenta un mito romantico che riemerge a fasi alterne in tutte le epoche.  Recentemente, un film italiano prodotto da Netflix, L’isola delle Rose, ha risvegliato di nuovo questo mito, conquistando molti spettatori, di differenti orientamenti politici, con il sogno dell’autogoverno e dell’indipendenza dalle forme autoritarie di governo statale. Il film stravolge quasi completamente la storia vera a cui si è ispirato, per restituirci una visione fortemente romanticizzata e fantasiosa di quella vicenda. Il fondatore dell’isola delle Rose, in realtà, lungi dall’essere un romantico utopista anarco-libertario, è paragonabile ai moderni venture capitalist californiani che sognano di fondare una propria repubblica su un’isola deserta per non pagare le tasse e sfuggire al governo dello stato, in linea con l’ideologia anarco-liberista di cui sono diventati alfieri. Molto spesso gli autori di questi tentativi di secessione dallo stato o ribellione verso le sue regole sono stati descritti come dei novelli pirati. La metafora “pirata” è stata usata spesso per definire avventure e gesta molto diverse tra loro....

Un nuovo volume della collana Riga / L’albero del Kitsch

Nel 1989, a duecento anni dalla Rivoluzione francese, Bruno Bongiovanni e Luciano Guerci curavano per Einaudi un libro dal titolo L’albero della Rivoluzione. Era un’antologia, una raccolta, un florilegio talmente accurato da diventare più che un manuale o un compendio una vera e propria stanza accogliente per tutte quelle voci autorevoli che nel tempo avevano preso la parola, prima o dopo, in Francia o altrove, per dire la loro su che cosa era stata la Rivoluzione. Vittorio Alfieri, Stendhal, Filippo Buonarroti, Benedetto Croce accanto ad Hannah Arendt, Antonio Gramsci, Giacomo Leopardi, persino Cesare Lombroso, Victor Hugo tra Friedrich Hölderlin e Wilhelm von Humbolt – il “tra” in questo caso è letterale, perché l’unico criterio che ordina i pensieri sparsi è l’alfabeto: un lungo appello di giganti seduti agli stessi banchi, raccolti in un’unica classe, di grande pulizia (quella tipica einaudiana). Oggi è un libro fuori catalogo, estremamente colto, ma incandescente, dove si avverte una passione fuori dal comune per quel modo di intendere la Storia che è la testimonianza. E per testimonianza si intende la somma delle testimonianze, dei punti di vista, delle voci. Infatti, L’...