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Società

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Tutti a guardare / Finestre

Per tentare di far capir bene il colore rosso a chi è cieco dalla nascita, ci vogliono similitudini azzardate: il rosso è quel calore che arroventa le guance dei bambini nel mentre che gli si agghiaccia il sangue, per esser cascati in una figuraccia. Le rose rosse hanno un profumo rosso che se lo si annusa, se ne sente il colore nell’area degli incanti del cervello. Terminate le similitudini, si può passare perfino alla dialettica degli opposti: il verde è la tinta dei prati (non a Roma) e della paura (dappertutto); il blu è quello del cielo sereno e del freddo bestiale; il giallo è il colore della cultura ebraica, e delle faccette dei cinesi… “La vita è sogno” dice il poeta spagnolo. E poi, perbacco, c’è il teatro: il palcoscenico è l’unità di luogo e di tempo dell’essere (pardon, dell’azione) e l’incorporeità dei personaggi recitati è la loro animula vagula blandula che occorre acciuffare. Però la cameriera, che entra côté jardin per dire solo “Il pranzo è servito” e se ne va via per sempre, impersona talmente poco, che la vita resta un mistero non solo per lei ma anche per gli altri attori.   Al contrario, gli spettatori in platea credono non solo che sulle assi polverose...

Galleria Il Ponte, Firenze / Rosa Foschi, o dello straniamento

All’inizio del Novecento, con il termine russo “otstranenie” – scritto con il refuso di una sola n anziché due –, lo scrittore e critico letterario Viktor Šklovskij definì quello che, a suo avviso, avrebbe dovuto essere il compito di ogni scrittore: liberare il lettore dall’automatismo della percezione, rendendo insolito l’oggetto, di volta in volta percepito, attraverso la presentazione di lati inediti di esso. Šklovskij giunse così a teorizzare il “dispositivo dello straniamento” (in Una teoria della prosa. L’arte come artificio. La costruzione del racconto e del romanzo [1917], trad. it. De Donato, Bari 1966).      Lo straniamento è dunque il processo attraverso cui ogni forma artistica (non solo letteraria, ma anche teatrale o relativa all’arte visiva) “stranea” ciò che per noi è usuale, presentandolo da un differente punto di vista. Per ottenerlo, è necessario inserire nella rappresentazione un “imprevisto”; ovvero un elemento e/o un’azione inaspettata e apparentemente incongrua, grazie alla quale la percezione usuale della realtà può essere alterata e i lati inediti del mondo attorno a noi possono essere portati in luce.  Secondo il parere di chi scrive...

Ipotiposi / Foresta

“E dire che anche questo […] è stato uno dei luoghi più tenebrosi della terra!”. All’inizio di Cuore di tenebra (1899), mentre l’ombra del tramonto cade sull’estuario del Tamigi, Marlow evoca i tempi lontani della conquista delle terre britanniche, quando la civiltà romana portava la fiaccola dell’Impero “ai più remoti confini delle terra”, nel mondo oscuro delle selve. Era il tempo, prosegue Marlow, in cui le “razze occidentali” sapevano domare le foreste, forti della luce della ragione e delle virtù morali, eroismo, abnegazione, di cui erano portatori. “Sbarcare in una palude, marciare nei boschi, e in qualche posto dell’interno sentirsi circondato da una natura selvaggia, assolutamente selvaggia – tutta quella vita misteriosa della landa selvaggia che si agita nella foresta, nella giungla, nel cuore degli uomini selvaggi. E non c’è iniziazione a questi misteri”. L’uomo civilizzato che si ritrova in questi luoghi fa esperienza dell’incomprensibile: accanto al disgusto impotente e al desiderio di fuggire, prova anche “il fascino dell’orrido”. Lord Jim (che Joseph Conrad compone subito dopo Cuore di tenebra), nel suo abito immacolato, simbolo della rettitudine morale e del potere...

Parole nuove / Perpetua e Il Gattopardo

Le opere di invenzione arricchiscono talvolta la lingua di parole nuove. Succede di norma per vie affatto accidentali e senza intenzione degli autori. Un caso esemplare: non c’era una parola che designasse un’attempata persona di sesso femminile al servizio d’un sacerdote (c’è motivo di credere sia mestiere con poche addette, oggidì). A metà dell’Ottocento, la lacuna, fino ad allora inosservata, fu colmata. Si trasse un nome comune dal proprio assegnato da Manzoni a una figura minore, ma ben caratterizzata dei “Promessi Sposi”. Del perpetua venuto così fuori, lo scrittore non porta ovviamente nessuna responsabilità. Per parte sua, egli aveva solo inteso dar nome a un personaggio, non proporre la designazione d’una figura sociale. In proposito, l’incidenza del caso è peraltro ancora maggiore. Nella prima release del romanzo, dal titolo differente, il medesimo ruolo era coperto da un personaggio di nome Vittoria. Fosse rimasto tale, l’italiano avrebbe continuato a fare a meno di un nome comune, per la designazione della domestica d’un prete. La parola vittoria era ovviamente indisponibile. Le innovazioni lessicali procedono spesso a casaccio, come la storia.   A proposito di...

Dizionario Levi / Fantasia

Il testimone, il chimico, lo scrittore, il narratore fantastico, l'etologo, l'antropologo, l'alpinista, il linguista, l'enigmista, e altro ancora. Primo Levi è un autore poliedrico la cui conoscenza è una scoperta continua. Nel centenario della sua nascita (31 luglio 1919) abbiamo pensato di costruire un Dizionario Levi con l'apporto dei nostri collaboratori per approfondire in una serie di brevi voci molti degli aspetti di questo fondamentale autore la cui opera è ancora da scoprire.   Nel ragionare sulla fantasia, come avviene di solito quando ci confrontiamo con il pensiero di Primo Levi, ciò che troviamo non è ciò che ci aspetteremmo da un autore di letteratura. La “fantasia” che troviamo menzionata esplicitamente nei suoi racconti, saggi e romanzi non ha a che fare con l’invenzione fantastica degli scrittori, bensì con la capacità di comprendere. In La chiave a stella, l’autore si pone il problema se il lettore intenda tutti i termini tecnici che lui e Faussone stanno usando, e la risposta che si dà è di impiegare la fantasia: «Se, come probabile, ha accettato a suo tempo i libri di mare dell’Ottocento, avrà pure digerito i bompressi e i palischermi: dunque si faccia...

Immanuel Kant / Bisogna sempre dire la verità?

Appollaiato sul ramo di una pianta il corvo (corvus), uccello dal piumaggio bianco come la neve, osserva il tradimento di Coronide, amata e resa gravida da Apollo, con il giovane Ischi, e corre a riferirlo al capo. Così narrano le Metamorfosi di Ovidio nel libro II (542-547).  Mentre vola alla volta del dio di Delfi suo padrone, l'uccello viene raggiunto dalla cornacchia (cornix) che lo mette in guardia più o meno così: «Attento alle mie parole, corvo. Una volta mi capitò di spiare, nascosta sopra un folto olmo (abdita fronde levi densa speculabar ab ulmo), le tre vergini Pàndroso, Erse e Aglauro che Minerva aveva incaricato di sorvegliare – senza aprirla! – una cesta di vimini. Aglauro però viola l'ordine e disfa i nodi, scorgendovi dentro un bambino, Erictonio – nato dalla terra fecondata da Efesto – con accanto un serpente.  Corro a riferire l'accaduto a Minerva e che cosa ottengo in cambio della mia fedeltà? Di essere degradata, di perdere il favore della dea e di essere posposta alla notturna civetta, Nictìmene, che divenne l'uccello sacro alla dea».   Nonostante l'avvertimento a non parlare troppo, il corvo riferì dell'incontro di Coronide con Ischi ad Apollo...

Fit - Festival di Lugano / Violenza, potere, realtà

Attaccare la belva   “Il drammaturgo vi ricorda, cari spettatori, che nella sua carriera non ha attaccato gente qualunque. Ma con coraggio ha assalito mostri enormi e si è scagliato contro il cinghiale dai denti aguzzi”. È Aristofane che parla, nella Parabasi delle sue Vespe. Il cinghiale è Cleone, l’uomo politico più importante della sua Atene: è seduto in prima fila, mentre gli attori parlano di lui. Ma il cinghiale è anche, in senso più ampio, il potere contro cui il teatro scaglia parole e pensiero critico.  Anche il Fit Festival di Lugano ha scelto una bestia selvatica come immagine simbolo per l’ultima edizione, dedicata al tema della rappresentazione del potere: un lupo solitario che si aggira tra le macerie (l’autrice è Rubidori Manshaft).   Rabi Mroué, Sand in the Eyes. Ma come si racconta oggi il potere? E qual è il ruolo del teatro nel portarlo sulla scena? La performance riesce a produrre dissenso, o finisce per offrire intrattenimento e autoassoluzione? Tra queste domande si è articolata la programmazione del festival, come sempre attenta agli artisti di punta della scena internazionale (la direzione artistica è di Paola Tripoli, in collaborazione...

Fotografia / Naviganti. Un viaggio dentro i cantieri San Lorenzo

La prua della nave come il muso di un pescecane a bocca spalancata, la carena simile a un oggetto spaziale da issare sulla rampa di lancio, una finestrella verticale che ricorda un quadro di Fontana, un elemento triangolare sospeso nel vuoto simile a una scultura dell’arte povera, l’elica come un vortice futurista al fermo immagine. Si potrebbe continuare descrivendo altre immagini che le fotografie rigorosamente in bianco e nero di Silvano Pupella evocano nello spettatore della mostra ai Tre Oci di Venezia, Naviganti. Un viaggio dentro i cantieri San Lorenzo (Sale De Maria, sino al 2 novembre). Questo lavoro rigoroso e ricco d’evocazioni richiama analoghe opere che hanno documentato il lavoro umano negli anni Cinquanta e Sessanta, quando la modernità italiana stava affermandosi e la descrizione del connubio uomo-macchina era un tema consueto.    San Lorenzo, Metal Superyachts production.   San Lorenzo, Metal Superyachts production.   San Lorenzo, Metal Superyachts production.   San Lorenzo, Metal Superyachts production. Pupella ha dietro le sue spalle molti anni di attività come manager. Ha l’esperienza di chi sa guardare il lavoro umano nelle...

Sarah Gainsforth, Airbnb città merce. Storie di resistenza alla gentrificazione digitale

Il libro di Sarah Gainsforth Airbnb città merce ha a prima vista un’aria molto interessante, su un tema di attualità, quello dell’effetto negativo degli airbnb sulle città. Nasce da un approccio che affronta la sharing economy come una mitologia insieme ad altre, le start up, il turismo “dal basso”, il mondo dei dot.com e un’altra serie di miti definiti con sicurezza dalla Gainsworth come tipicamente americani, anzi californiani. Le analisi che ne conseguono sono coerenti, i b&b insieme al turismo sono la causa prima della gentrification delle città e quindi dell’espulsione da essa dei veri abitanti. L’economia mossa dai b&b eleva i prezzi delle case, falsa il mercato immobiliare e trasforma le città in “risorse” economiche.   I verbi che la Gainsworth usa per descrivere tutto questo sono sempre in una forma indiretta alla terza persona “si è operato”, “se ne sono fatti”, come se esistesse sempre un soggetto nascosto che coerentemente muove l’economia e le città verso un unico progetto. Ovviamente l’analisi è coerente con un certo tipo di mitologia che rientra nella logica della casa editrice. Una ripresa della lettura marxista della realtà, un po’ spacciata come...

1930-2019 / Harold Bloom: influenza, canone e risentimento

A chi suscita grandi odi e grandi amori non si può che riservare tutta la nostra considerazione: Harold Bloom appartiene a questa schiera, insieme a pochi altri intellettuali del Novecento. Chi lo ritiene il più grande critico apparso sulla faccia della terra, punto e basta. Chi un trombone, che adorava giganteschi feticci, rigorosamente maschi e bianchi, per farne un monumento a se stesso. Esisterà una via di mezzo? No. Altrimenti Harold Bloom non sarebbe stato quello che è stato.   Le mezze misure non si applicano neppure alle ragioni dell'apocalissi accademica e culturale che sta travolgendo tutti coloro che si occupano di letteratura, essendo lo studio di quest'ultima diventato una specie di oggetto desueto che galleggia dentro il ventre di una balena, dove il buio dilaga. Possiamo attribuire la colpa all'invasione di ultracorpi (decostruzionismo, studi culturali, coloniali, queer e compagnia bella) che avrebbero fatto implodere il concetto stesso di letteratura. Oppure a un canone che si perpetuerebbe da secoli come un morto che cammina, ammorbandoci con il suo cattivo odore. Vie di mezzo, anche in questo caso, non ce ne sono.   Harold Bloom sapeva sempre da che...

Perché ne stiamo parlando? / Cinque idee su “Joker”

Uno dei trailer del Joker interpretato da Joaquin Phoenix e diretto da Todd Phillips presenta il film come un classico già consacrato: un instant classic. Molti dei trailer riempiono lo schermo con le cinque stelle e giudizi sfolgoranti assegnati dalle tante, entusiastiche recensioni ottenute. In realtà, la ricezione complessiva del film è stata più contraddittoria. Alle entusiastiche anticipazioni e recensioni degli invitati al Festival di Venezia, dove Joker ha vinto un Leone d’Oro, sono seguiti giudizi più critici e non poche stroncature, raccolte intorno a una duplice tesi di fondo: che il film fosse un vacuo esercizio di marketing e, implicitamente, che i primi giudizi entusiastici fossero l’esito di un abbaglio.  Joker è diventato un “caso” ancora prima ancora che spettatori e critici l’avessero visto. Sin dai primi trailer, il film è riuscito a dividerli in due fazioni significativamente polarizzate. La prima rimarcava le promesse artisticamente esaltanti dell’opera e la sua riflessione sui nessi tra alienazione, disagio sociale e rivoluzione. La seconda poneva enfasi sui possibili rischi di un’estetizzazione della violenza e di un messaggio dal potenziale...

Giorgio Prodi / La rinascita della filosofia

Ogni filosofia è un tentativo, più o meno riuscito, di rianimazione del discorso filosofico. Ogni filosofia si afferma come un gesto volto alla rinascita di tutta la filosofia. In questa con-fusione tra piano del discorso individuale e piano di un discorso che si vuole per definizione universale, si annida tutta la difficoltà del suo esercizio. Il filosofo è un essere strano, la cui volontà si consegna deliberatamente a una rinuncia delle proprie prerogative di libera decisione che coincide altresì con il reperimento di una necessità fondatrice, di un principio ultimo delle cose che lo vincoli una volta per tutte e tutte le volte per una.    Anche Giorgio Prodi (1928-1987), oncologo, romanziere e filosofo per molto tempo dimenticato, apparteneva a questa singolare schiatta di individui che scelgono di rinunciare alla propria individualità, per fissarla però al di là di sé, su un piano di trascendenza e di trasparenza rispetto al particolare e al molteplice della nostra esperienza. Solamente, la sua filosofia ha una caratteristica assolutamente peculiare: stabilire un punto di partenza che conceda a ogni realtà, anche la più minuta e irrilevante, i privilegi della piena...

Otto autoritratti / In cattedra. Il docente universitario

Pochi secondi dopo l’accensione dello schermo, il doodle di Google – saluto mattutino per gli internauti di buona parte del globo – mi notifica che il 5 ottobre è la Giornata mondiale degli insegnanti. Di insegnamento l’Unesco si occupa da molto tempo, potremmo dire da sempre; la Recommendation concerning the Status of Teachers risale addirittura al 1966. Ma il tema sta acquistando una crescente attualità. La ragione è semplice. I progressi della tecnologia e le trasformazioni sociali che ne discendono sono più rapidi di qualunque previsione: nessuno può garantire quindi che fra qualche decennio, o qualche lustro, gli studenti universitari incontreranno in aula una persona in carne ed ossa – ammesso e non concesso che sarà sopravvissuta la prassi di recarsi in un’aula. In cattedra, o accanto alla cattedra, potrebbe comparire l’ologramma del massimo specialista della disciplina oggetto del corso, che terrà loro una lezione magistrale, fondata su una competenza inarrivabile per la maggior parte dei suoi colleghi. Fantascienza? Può darsi. Ma tante prassi che ormai ci sono divenute familiari sarebbero state considerate fantascienza fino a non molto tempo fa.   Tante operazioni...

Cinquant'anni di Piazza Fontana / Enrico Deaglio, l'eco della bomba

Chi si aspetta una lettura storica come le altre si sbaglia. La bomba. Cinquant’anni di piazza Fontana, edito da Feltrinelli, non è soltanto un libro di storia, perché quella storia non ha ancora avuto una fine. La bomba di piazza Fontana, che causa la morte di diciassette persone e novanta feriti, con tutte le bombe che seguiranno e con quelle che l’avevano preceduta, mette in discussione la storia stessa del nostro Paese, la sua stessa fragilissima natura democratica. Il contesto politico è conflittuale: l’autunno caldo, come fu chiamato, aveva portato in piazza enormi folle operaie esasperate. Nascono i primi gruppi di estrema sinistra, che raccolgono vasti consensi, nelle scuole ma anche in alcune fabbriche, soprattutto nel nord. La bomba dialoga con quel clima. In Grecia, due anni prima, i militari hanno preso il potere con un colpo di stato. Lo stesso si teme per l’Italia, circolano frequenti allarmi nella sinistra italiana.   Molto efficace l’incipit del libro, un’immagine che ci trasporta in un complicato mondo di segni apparentemente indecifrabili. La fronte di un interlocutore di Deaglio, “un sopravvissuto” e un testimone della strage. Quando un raggio di sole...

Una nuova collana di poesia / Capoversi. John Ashbery

La nuova collana di Bompiani “Capoversi” esce con tre importanti libri di poesia: L’ultimo spegne la luce del cileno Nicanor Parra; Non è tempo di esistere del russo Vladislav Chodasevič, e Autoritratto entro uno specchio convesso (Self-portait in a convex mirror) dello statunitense John Ashbery, in una nuova e bella traduzione di Damiano Abeni introdotta da uno scritto di Harold Bloom, arduo non solo per la densità concettuale, ma anche per essere parte di un discorso critico più ampio e denso di implicazioni, contenuta nel noto saggio Deconstruction and Criticism del 1979 La raccolta del 1972 di Ashbery (1927-2017, Pulitzer Price per la poesia nel 1976) comprende una settantina di poesie, ma prende il titolo dal lungo testo, un poemetto di oltre 500 versi, che la conclude e che è senza dubbio uno dei risultati più alti dell’autore. Nella poesia eponima Ashbery riflette sull’autoritratto che Francesco Mazzola, detto il Parmigianino, realizzò nel 1524 e che, l’anno dopo, portò a Roma in dono al papa Clemente VII; per farsi conoscere e per stupire, racconta Vasari: riuscendovi perfettamente. Su una delle opere capostipiti del Manierismo, Vasari si esprime nitidamente così ed è...

#1 / Perché Freud è ancora necessario

Introduzione Nicole Janigro   Di Freud oggi sappiamo tantissimo, ogni suo oggetto, lettera, testo, incontro è stato studiato e interpretato. Alla Biblioteca del Congresso, sono ora consultabili tutte le sue carte: ci sono le opere, l’elenco e gli appunti dei libri letti, l’enorme epistolario. Durante la sua esistenza Freud conserva un senso ben preciso di quanto fosse possibile mostrare in pubblico e quanto si dovesse mantenere privato. È forte la sua preoccupazione che gli aspetti intimi, i “tristi segreti”, potessero esser utilizzati contro di lui. Nella sua Autobiografia, malato, convinto di essere prossimo alla fine, dopo la diagnosi di cancro alla mandibola, nel 1924, Freud propone «una nuova combinazione di elementi oggettivi e soggettivi», anche se, scrive, «il pubblico non ha diritto di saperne di più», «né dei miei rapporti personali, né delle mie battaglie, né delle mie delusioni, né dei miei successi». Quello che prevale è il Freud che distrugge le lettere alla fidanzata, che dice «ho parlato di me stesso più del consueto o più del necessario», perché «tutte le mie personali esperienze non hanno alcun interesse se paragonate ai miei rapporti con questa scienza». Il...

Roma, 15 ottobre 1969 / Robert Smithson: “Let Asphalt Flow!”

Qui, nei paraggi di Roma, sembra estate sebbene il calendario segni 15 ottobre 1969. In cima a questa collina abbandonata fa caldo a causa delle macchine di cottura con le loro materie prime, i gas caldi e un fumo nero che incenerisce il cielo. La puzza di catrame è forte quanto il rumore prodotto dalla macinazione. Non si vede un granché da questo pendio brullo – un vero e proprio nonsite. Lontana è la Roma che ho visitato nel 1961, la Roma storica, la Roma dei monumenti dove storia ed eternità si rincorrono in un gorgo senza fine. L’idea di venire fin qui è stata del gallerista Fabio Sargentini, quando ha realizzato che dentro le mura cittadine non avremmo mai trovato uno spazio adatto alla mia idea, neanche nel suo garage, una galleria d’arte underground che ha chiamato L’Attico.  Il mio intervento si è chiarito poco a poco: all’inizio c’era giusto un’immagine, una colata di lava, un fluido viscoso e nero che scivola verso il basso. Qualcosa che cade e la cui conformazione finale è data solo dalla forza di gravità, in assenza di qualsiasi intervento umano. Una scultura che si fa da sola o meglio che è fatta dal – e assieme al – paesaggio. Ridotto al minimo è il mio...

A cinquant’anni da una conferenza / Michel Foucault: “Cosa importa chi parla?”

Dopo un periodo di distaccamento all’Università di Tunisi durato due anni, dal 1° ottobre 1966 alla fine di settembre 1968, Michel Foucault rientra a Parigi, con l’incarico di insediare il dipartimento di filosofia al Centro universitario sperimentale di Vincennes. Agli inizi dell’anno successivo, si ripropone di fronte al parterre intellettuale francese, presso la Société française di philosophie, con una breve e singolare conferenza, intitolata: “Che cos’è un autore?” (oggi in: M. Foucault, Scritti letterari, Feltrinelli 2004, pp. 1-21). Sulle prime, l’esposizione di Foucault appare una professione di ortodossia strutturalista che intona il mantra dell’irrilevanza dell’autore, già inaugurato dalla “nouvelle critique” di Roland Barthes, che prescindeva dalle referenze biografiche e psicologiche dell’autore a favore dell’analisi delle strutture interne del testo e del gioco della loro articolazione interna, e su cui confessa di avere ancora meno remore di quante ne mostrasse in Le parole e le cose di due anni prima, dove l’archeologo del sapere s’immergeva nello scavo del sottosuolo epistemico per rintracciare le “regole” di formazione di concetti e teorie, dentro grandi unità...

Arte, cultura, storia / La musica di Komitas e l'Armenia

A Yerevan si festeggiano i 150 anni dalla nascita di Komitas e gli sono dedicati concerti ovunque. Ho sentito la sua musica per la prima volta a Tbilisi una decina di anni fa e per una serie di coincidenze fortunate riuscimmo a portare a Venezia lo stesso quartetto qualche anno dopo, a Ca’ Rezzonico. Padre Komitas era un orfano (di madre a un anno, di padre a 11), che venne affidato presto alla chiesa Armena ad Echmiadzin, la città sacra della chiesa Armena. Lì vicino il re Tiridate era stato toccato da Gregorio l’armeno (l’illuminatore) che in questo modo aveva invertito la trasformazione del sovrano in cinghiale, iniziata dopo che aveva violentato alcune monache sfuggite a Diocleziano (la storia è ben descritta dallo storico Agatangelo, che parla di 40 suore, di cui Gayane – la badessa – e Hripsime sono quelle che vengono notate dal re e rifiutano la sua violenta voglia di possederle. Il re ordina allora che vengano torturate e uccise). Iniziò così la storia della chiesa Armena, con il primo Re cristiano convertito. Komitas, il cui vero nome era Soghomon Gevorki Soghomonyan mentre Komitas Vardapet è il nome che assume quando diviene sacerdote, si fece notare per la bella voce,...

Franco La Cecla / Africa loro

«Ho imparato negli ultimi mesi a cercare qualcosa di più, essendomi accorto che l’Africa che uno viene a cercare non corrisponde a quella che trova, che questo è un mondo in cui è difficile dire: ho capito, allora è così». In questa frase c’è tutto il senso di Africa loro, ultima fatica di Franco La Cecla. Un libro che in realtà sono due, come se in una sorta di emulazione (pacifica) del Dottor Jeckill e Mr. Hide, l’autore avesse scritto questi racconti cambiando qui e là personalità e punto di vista. Cosa che peraltro accade spesso quando si è in viaggio in paesi non occidentali. I paesi sono Kenya, Tanzania e Sudafrica, che La Cecla visita nell’ambito di un progetto di studio legato a Slow Food e all’Università di Pollenzo. Con la maestria che gli è tipica, La Cecla coglie alcuni aspetti particolari delle realtà i questi luoghi, cercando di metterne in luce il volto meno conosciuto e di uscire dai luoghi comuni.    Peraltro, questo è il fine che si pone già all’inizio del suo viaggio, provare a raccontare l’Africa dal punto di vista dei nativi: «Così sull’Africa si gioca ancora la partita del farla propria – scrive – Veltroni ci tenta per dimostrare quanto lui sia...

Una conversazione / Santiago Sierra. Complici dello sfruttamento

Nell’agosto 2011, Santiago Sierra fa comparire un grande NO visibile/invisibile sopra la figura di Benedetto XVI, mentre il papa parla sul palco in occasione della Giornata Mondiale della Gioventù, a Madrid. Il grande NO viene proiettato per mezzo di una particolare tecnologia, sviluppata dall’artista tedesco Julius von Bismarck, chiamata Image Fulgurator: una normale reflex modificata proietta immagini impercettibili all’occhio umano, che sono invece captate dalle altre macchine fotografiche; un sensore luminoso sincronizza la proiezione con il flash degli altri dispositivi e permette di far apparire il NO nelle riprese e nelle fotografie delle persone presenti alla manifestazione, a loro insaputa. Attraverso questo espediente tecnologico, l’artista spagnolo attua una sottile protesta silenziosa contro colui che in quel momento rappresenta la Chiesa Cattolica, con tutte le sue proiezioni simboliche.  Tra il 2009 e il 2011, Sierra mette in azione No, global tour, per sensibilizzare la gente sfruttata a trovare la forza di dire No a tutte le cose che non funzionano su questa terra, a negare ogni affermazione proveniente dai poteri forti.  Un NO monumentale, subordinato al...

Nobel 2019 / Lo sguardo di Olga Tokarczuk

Con il Premio Nobel per la letteratura, assegnato contemporaneamente alla polacca Olga Tokarczuk e all’austriaco Peter Handke, si potrebbe affermare che ha vinto l’Europa Centrale, con tutte le sue contraddizioni (basti pensare alle polemiche per l’appoggio dato dallo scrittore austriaco al nazionalismo serbo). Piccole nazioni che, assieme alle altre, dal Baltico al mar Nero, sono non soltanto un luogo dell’anima e della cultura fondamentale per il nostro sbrindellato continente, ma anche l’espressione di un modo di intendere la letteratura un po’ diverso da quello che va per la maggiore da noi. I loro libri sono assai particolari e, seppur ben scritti, privilegiano lo sguardo filosofico: spesso sono una sorta di patchwork di saggio e finzione. I loro romanzi, ad esempio, non sono caratterizzati da una trama narrativa chiara e definita: sono piuttosto delle occasioni di racconti e memorie apparentemente confuse e, persino, pretestuose, al servizio di una profonda riflessione sulla vita, l’anima e la storia.     Pur essendo nata parecchi anni dopo la tragedia della Seconda Guerra Mondiale, Olga Tokarczuk (1962) è ben consapevole del peso della Storia per la Polonia e di...

13 ottobre 2016 - 13 ottobre 2019 / Dario Fo. Mistero buffo

Lungo le strade bianche per la polvere, scure del fango si muovono dei puntini diretti alla città. Dalle porte, dagli spalti dei castelli si delineano con sempre maggiore chiarezza. Sono attesi o arrivano come un sogno confuso. Saranno accolti o respinti, a seconda di quanto decidono le autorità. Li incrociano i pochi viandanti in cammino, li scrutano i villani raddrizzando per un attimo la persona dai campi. Vengono dai luoghi sconosciuti del sentito dire. A volte hanno abbandonato le scuole, le residenze, i voti e pure si giovano a modo loro degli studi clericali, si fanno beffe della loro stessa formazione. Gli è stata fornita l’arma per colpire la mano che li ha nutriti. Da chierici a chierici vaganti portano qua e là le parole travisate. Scurrae vagi, cioè fannulloni, perdigiorno deambulanti, ma anche buffoni girovaghi e infine parassiti.  Il sagrato, la corte, la piazza del mercato: lì s’annidano; dove si allarga lo spazio. La scena “è un qualsiasi luogo dove uno si disponga e si trattenga per dare spettacolo di sé” (Ulpiano, III secolo). Tale facilità ad accoccolarsi come serpenti, come tenie nello spazio vuoto, non pare molto apprezzato. Sono senza fissa dimora,...

Trent'anni senza / Ricordando Zavattini

Trent’anni fa, il 13 ottobre 1989, è scomparso a Roma Cesare Zavattini, uno dei maggiori intellettuali italiani del Novecento. Molti forse tenderebbero a collocarlo all’interno dell’ambito degli sceneggiatori cinematografici. In effetti, ha lavorato come sceneggiatore a oltre ottanta film, ma se c’è un personaggio per il quale è estremamente riduttivo associare il suo nome a una sola etichetta questo è senz’altro Zavattini, del quale devono essere considerate almeno tutte le attività svolte come giornalista, commediografo, scrittore, poeta e pittore. E anche quando lavorava come sceneggiatore, Zavattini di solito partecipava in maniera estremamente attiva alla regia dei film. Molto spesso ne diventava un vero e proprio co-regista. Insomma, Zavattini può essere considerato un eclettico sperimentatore di molteplici strumenti d’espressione e di differenti linguaggi narrativi. Lo testimonia d’altronde il suo ricchissimo archivio personale di lettere e documenti, attualmente conservato in gran parte presso la Biblioteca Panizzi di Reggio Emilia.   Non è un caso che l’archivio di questo intellettuale si trovi in tale luogo, perché Zavattini ha lasciato la natia Luzzara, paese della...