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Tecnologia

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La competenza dei mezzi e dei fini / Dietro il sapere, il potere

È una notte della settimana di Natale del 1885. Michael Faraday, il più famoso fisico dell’Inghilterra vittoriana (il più grande, mi dispiace per lui, era James Clerk Maxwell), tiene una lezione pubblica per dimostrare le nuove scoperte dell’elettricità. Passa un secolo. È una notte della settimana di Pasqua del 2021. Ilaria Capua, la più famosa virologa italiana, tiene uno dei suoi sermoni alla trasmissione televisiva DiMartedì di Giovanni Floris per spiegare agli italiani come comportarsi per contenere la pandemia.  Le due serate hanno qualcosa in comune: la figura dell’esperto che si rivolge ai non esperti per proporsi come un punto di riferimento. Tuttavia sono separati da un abisso, non solo temporale: Faraday non pensava di poter dire agli inglesi che cosa dovessero fare, la Capua invece ritiene che la scienza indichi alle persone la strada da seguire. Faraday non parla in senso deontico, la Capua sì. L’esperto televisivo, tracimando nell’assiologia, assomiglia di più a un Savonarola che ai grandi scienziati. Lontani sono i tempi in cui Galileo, matematico e filosofo, scrivendo alla Granduchessa di Toscana, contrapponeva “Come si vadia al cielo” a “come vadia il cielo...

Luca Ricolfi, La notte delle ninfee / Hume e la pandemia

Luca Ricolfi è sociologo esperto di analisi dei dati, e presiede la Fondazione David Hume a Torino. Pur mai citato, il grande filosofo scozzese mi pare sia protagonista occulto del bel libro che Ricolfi ha scritto in tempo reale per discutere il malgoverno di un’epidemia, La notte delle ninfee (La Nave di Teseo 2021). Il libro analizza con grande ricchezza empirica quello che è successo in Italia e nel mondo nell’anno della pandemia Covid-19, in termini di governo – nel bene o nel male – dell’emergenza pandemica. Un evento imprevisto ma prevedibile, che ha cambiato il mondo in profondità anche per l’imprevidenza dei governi.   L’epidemia ha una sua aritmetica, sostiene Ricolfi, abbastanza semplice da capire. Si riproduce come le ninfee in uno stagno: ogni notte raddoppia, passando da 1 a 2, da 2 a 4, e così via finché il raddoppio arriva bruscamente a 1.000 e fa morire la vita dei pesci (noi, i cittadini-consumatori) dello stagno. Il custode addetto alla pulizia (il governo) non è infatti intervenuto prontamente a ripulire lo stagno (sospendere le attività commerciali e gli spostamenti delle persone) finché i numeri erano piccoli. Ha tergiversato per le pressioni...

La terza via / Dad. Life on Mars?

È uno dei capolavori di David Bowie: una ragazzina triste e sola che si lascia catturare da uno schermo argentato e dal freakiest show di una successione demenziale di immagini che scorrono davanti ai suoi occhi – un film noioso, che lei ha già vissuto dieci volte; finché da spettatrice, diventa lei stessa creatrice di immagini allucinatorie: che si susseguono demenziali come le precedenti, perché questo film lo ha già scritto dieci volte. Chissà se lo sa che è il suo, il best selling show? Sarà forse su Life on Mars? Reso più saggio e triste dalla maturità, Bowie ricordò questa canzone come una piccola storia di alienazione quotidiana: credo che oggi la troverei piuttosto triste, concluse il Duca Bianco. È quello che accade anche a me: questa canzone che mi accompagna da quarant'anni, mutando significato col trascorrere del tempo, oggi mi sembra di una infinita tristezza. Sono io che faccio lezione davanti a un PC, o sono le mie studentesse e studenti sul rovescio (nel sottosopra, mi verrebbe da dire) dello schermo, soli dentro una stanza e tutto il mondo fuori (come quella studentessa morta d'infarto durante la DaD, sola nella stanza, senza che nessuno se ne accorgesse, perché...

Polo del Novecento / Dove portano i Venti

Questo il titolo della programmazione culturale 2021 del Polo del ‘900 e dei suoi 22 enti partner. La scelta dei Venti, che gioca a confondere meteorologia e cronologia, deriva dalla constatazione che si sta aprendo un decennio cruciale per le incognite, le sfide, le questioni aperte a cui sarà fondamentale trovare risposte collettive, lungimiranti e probabilmente piuttosto scomode. Tra queste, quella ecologica è sicuramente emblematica della necessità di aggiornare radicalmente i nostri paradigmi e le nostre priorità, ma non si può non constatare come il bisogno di ripensare modelli e strutture a livello politico, sociale ed economico riguardi anche molti altri aspetti (dal sistema dei diritti al concetto di democrazia, dagli sviluppi dell’ingegneria genetica e dell’intelligenza artificiale, ai rischi di conflitti nucleari o biologici, dal rapporto tra lavoro e lavoratori fino alle disuguaglianze e ai crescenti squilibri in termini di accesso alle opportunità tra aree e popolazioni del pianeta resi ancora più acuiti dalla pandemia globale). A chiudere il decennio, il 2030 rappresenta, non a caso, un momento cruciale e inevitabile di bilancio degli obiettivi strategici dell’agenda...

Origini di Lewis Dartnell / La Terra, una storia intima

Biografia della Terra   Se il discorso corrente sull’Antropocene punta il dito sull’azione invasiva dell’uomo sul pianeta Terra, diversa è la posizione dell’astrobiologo inglese Lewis Dartnell in Origini. Come la Terra ci ha reso ciò che siamo (Il Saggiatore, 2021, pp. 395). Pur riconoscendone l’impatto devastante, ribalta il piano insistendo su “ciò che il nostro ambiente ha fatto a noi” (p. 11): “Per comprendere appieno la nostra storia dobbiamo esaminare la biografia della Terra stessa: le sue caratteristiche ambientali e la struttura sottostante, la circolazione atmosferica e le regioni climatiche, la tettonica delle placche e gli antichi episodi dei cambiamenti del clima” (p. 11).     Nel libro precedente – La conoscenza necessaria. Come ricostruire la nostra civiltà da zero in caso di catastrofe (Mondadori 2016) – ha proiettato il lettore in un futuro post-apocalittico. In Origini Dartnell, che ha trascorso l’infanzia nei rift dell’Africa orientale, culla dell’umanità, percorre la biografia della Terra attraverso 4,5 miliardi di anni. Si allinea così alle cosiddette GeoHumanities e all’environmental history, all’interesse per le storie globali, la longue...

Integrazione e contrapposizione / Un elogio della DAD

Ribadiamo subito un punto fuori discussione. La didattica in presenza è insostituibile, non solo per la sua efficacia nella trasmissione del sapere ma anche, forse soprattutto, per via delle forme di socialità che solo la scuola in quanto luogo fisico rende possibili. Il fatto che la didattica in presenza sia insostituibile, tuttavia, non significa che quella a distanza sia una cosa indecente, come si sente dire tutti i giorni da un coro di voci critiche, talora indignate, che va dalla destra sovranista alla sinistra radicale. Proviamo allora  a metterla così: la didattica in presenza è insostituibile, è vero, ma è anche integrabile con la DAD, senza danno e forse con molti vantaggi. Non foss’altro perché la DAD è una modalità di trasmissione del sapere destinata a confermarsi e a rafforzarsi. Non facciamoci illusioni, su questo. Chiediamoci piuttosto in che modo potremmo renderla migliore. Proverò a motivare la legittimità di questa richiesta con due gruppi di considerazioni, seguite da una scenetta finale che potrebbe servirci a comprendere meglio da che parte stiamo.   Per capire l’equivoco su cui si fondano le critiche alla DAD basta riflettere sul fatto, molto...

Elogio della crescita felice / Che cosa è la transizione ecologica?

Da quando il sistema industriale a caccia di guadagni è arrivato nei paesaggi dell’ecologia ha cambiato suo linguaggio, ha posto il proprio fine al centro e l’ecologia ha iniziato a esprimersi solo in termini di economia e di tutto ciò che la riguarda. Risparmio, riciclo, produzione sono diventate le direttive riconosciute. Naturalmente il risparmio è energetico, il ricliclo è dei materiali, la produzione è sostenibile. Così oggi – eco – viene a evocare più l’idea di eco-nomia che quella di eco-logia. Oggi in Italia si parla molto di transizione ecologica, e non ci sarà da stupirsi se la logica sarà quella eco-nomica piuttosto che quella eco-logica.    Ma ormai la sostenibilità è diventata una base comune, tanto che Chicco Testa, nel suo Elogio della crescita felice, contro l’integralismo ecologico, uscito per Marsilio nel settembre 2020, chiama ambientalista collettivo colui che “è impregnato da un insieme di manifestazioni, credenze, comportamenti, emozioni, facile informazione, esagerazioni, stereotipi culturali e spesso fake news mai verificate, che travalicano dalle pagine dei notiziari, delle tv, dai vari social network e dalle chiacchiere fra amici e conoscenti in...

Stati di agitazione / Dalle intimità pubbliche all'ipertrofia emozionale

Il film The Circle, diretto da James Pondsolt (2017) e scritto/sceneggiato da Dave Eggers, racconta uno dei valori principali della cultura digitale: la trasparenza totale. La protagonista è coinvolta in una delle sperimentazioni più avanzate di un'azienda con sede nella Silicon Valley. Il progetto mira a creare la piena trasparenza della vita quotidiana in modo che qualsiasi elemento emotivo, relazionale ed esperienziale della vita della protagonista possa essere trasmesso in streaming online attraverso il Cerchio. La trama si concentra sul tipico mix tra il valore controculturale della condivisione e la pedagogia motivazionale (hippy + yuppies come descritto dai critici dell’ideologia californiana). La protagonista viene prima convinta a partecipare all'esperimento/app da un guru digitale, ma poi si rende conto di quanto profonda e traumatica possa essere la trasformazione della sua esistenza in un live streaming permanente. Per questo decide di sabotare tatticamente il sistema, utilizzando i media digitali contro l’ideatore del progetto. La narrazione riflette sul doppio livello di dipendenza degli utenti dei social network dalle piattaforme digitali: quello di un'espressione...

L'utopia di Lbertalia / L’illuminismo pirata di David Graeber

L’abbandono dello stato per la formazione di modelli di società utopici rappresenta un mito romantico che riemerge a fasi alterne in tutte le epoche.  Recentemente, un film italiano prodotto da Netflix, L’isola delle Rose, ha risvegliato di nuovo questo mito, conquistando molti spettatori, di differenti orientamenti politici, con il sogno dell’autogoverno e dell’indipendenza dalle forme autoritarie di governo statale. Il film stravolge quasi completamente la storia vera a cui si è ispirato, per restituirci una visione fortemente romanticizzata e fantasiosa di quella vicenda. Il fondatore dell’isola delle Rose, in realtà, lungi dall’essere un romantico utopista anarco-libertario, è paragonabile ai moderni venture capitalist californiani che sognano di fondare una propria repubblica su un’isola deserta per non pagare le tasse e sfuggire al governo dello stato, in linea con l’ideologia anarco-liberista di cui sono diventati alfieri. Molto spesso gli autori di questi tentativi di secessione dallo stato o ribellione verso le sue regole sono stati descritti come dei novelli pirati. La metafora “pirata” è stata usata spesso per definire avventure e gesta molto diverse tra loro....

AstraZeneca & co. / Le incertezze dei vaccini

La Commissione europea sostiene la scelta dell’Italia di bloccare l’esportazione di forniture di vaccini AstraZeneca verso l’Australia. Lo ha annunciato l’8 marzo Ursula Vor der Leyen, spiegando che la casa farmaceutica anglo-svedese sta distribuendo nel continente meno del 10% delle dosi pattuite. In altre parole, se un’azienda non onora i propri impegni, non ha il diritto di vendere i propri prodotti ad altri interlocutori. È inoltre necessario che la produzione venga avviata prima di avere le autorizzazioni al commercio per essere sicuri di soddisfare adeguatamente la domanda.    Il conflitto fra ragioni economiche e ragioni sanitarie diventa quindi sempre più forte. Ormai si è rivelato decisivo nel far saltare i piani vaccinali dei paesi dell’Unione, che fronteggiano la terza ondata senza avere strumenti adeguati per arginare la diffusione del Covid-19. Alcuni Stati membri hanno già annunciato l’intenzione di provvedere in autonomia, anche a rischio di non avere una strategia omogenea. Questa irrequietezza ha spinto Stefan de Keersmaecker, portavoce della Commissione, a chiarire le normative in vigore, riconoscendo il diritto dei singoli paesi a siglare accordi...

Un'intervista / La mia battaglia di Elio Germano e Chiara Lagani

Elio Germano entra dal fondo della sala. Inizia a dialogare amabilmente con gli spettatori, a presentare alcune idee, una sua battaglia per riformare (almeno un po’) un mondo che non va bene. È simpatico, ironico, accattivante. Convince gli spettatori, attirati a teatro dalla sua fama, dalla sua personalità. E li trascina in una voragine.  Per capire quanto profondo sia il crepaccio, provate a tradurre in tedesco La mia battaglia, il titolo dello spettacolo con cui ha girato nel 2018, ora diventato un libro per Einaudi. Ha scritto lo spettacolo e il libro con Chiara Lagani, fondatrice e drammaturga di Fanny & Alexander, e insieme ne hanno spiegato intenti ed esiti in fondo al volume in un’ampia intervista a cura di Rodolfo Sacchettini. Qui Germano e Lagani ripercorrono tutta la storia.   Fotografia: ©Enrico De Luigi. Come nasce lo spettacolo?   GERMANO: Ha origine da idee che avevo su alcune questioni, su sensibilità sulle quali sentivo i nervi scoperti. Premetto che per me il teatro non può essere ridotto a un quadratino più o meno grande da guardare; il teatro che mi piace fare deve accadere, qui e ora, con gli spettatori. Avevo intenzione di trovare...

L’assalto a Capitol Hill e la didattica a distanza

Le immagini dell’assalto a Capitol Hill, il 6 gennaio scorso, hanno fatto il giro del mondo. E hanno inquietato un po’ tutti, in Europa. Quel che succede negli Stati Uniti riguarda da vicino il cosiddetto mondo occidentale, il quale resta legato da tanti fili, militari, economici e culturali alle sorti di quella che è, per ora, l’unica potenza egemone. Quelle immagini ci hanno ricordato quanto può essere fragile la democrazia. Nei volti dei manifestanti americani, ultimi difensori del Presidente sconfitto, si è visto il riflesso di quello spettro che agita tutte le democrazie occidentali: il populismo. Espressione vaga, quest’ultima, ma altamente evocativa, con cui il discorso politico e mediatico mainstream indica la galassia composta da tutte quelle voci che protestano contro la globalizzazione, alla quale vorrebbero contrapporre un rinnovato ruolo del locale, del comunitario, del nazionale. Per articolare un discorso sensato sulla questione della crisi della democrazia, tuttavia, vorrei qui prendere in considerazione un altro aspetto, comunque legato alla situazione presente che stiamo affrontando ovunque nel mondo. Si tratta dello stato dei sistemi educativi. La crisi...

I capolavori del cyberpunk / Il futuro non è scritto

Il futuro l’ho visitato nel 1993.  In quegli anni, almeno in Italia, l’accesso a internet era in gran parte limitato alle università, ai centri di ricerca, a qualche grande azienda: il privato cittadino, l’appassionato che avesse voluto entrare nella “rete delle reti”, come si diceva allora, doveva invece collegare il proprio modem a una BBS (un sistema che permetteva di accedere a un altro computer e condividere risorse, dati, messaggi da una rete), magari al costo di un’interurbana se il computer che ospitava la BBS era in un’altra città, e da lì veniva poi dirottato nel grande mare aperto di internet e ne poteva fruire i vari servizi: Ftp, Gopher, Archie, Telnet... Nomi e sigle che probabilmente non vi diranno nulla: i protocolli che ancora esistono sono stati oscurati e inglobati dall’http del World Wide Web. Ma il web, la possibilità di navigare in rete attraverso un’interfaccia grafica, era stato inventato al Cern di Ginevra solo un paio di anni prima da Tim Berners-Lee: nel ’93 erano accesi poco più di una cinquantina di server www, Mosaic, il primo browser, era stato appena lanciato e Netscape sarebbe uscito solo l’anno dopo. Ci si muoveva tra schermate di testo,...

Accademia Unidee / L’Italia di Mezzo

Uno dei maggiori problemi delle città è che non ci si è mai davvero accordati su cosa sia una città. Il dibattito di geografi, urbanisti, sociologi, antropologi, storici ne ha fatto spesso una questione disciplinare, per cui emergono interpretazioni – quasi tutte condivisibili – che fin dalla fine dell'Ottocento evidenziano aspetti quantitativi, di densità, di infrastruttura, di possibilità offerte, di serendipità.  Ciò detto, la preponderante vulgata europea è tuttavia ben convinta che il territorio sia chiaramente distinto in vaghissime zone dal nome "città", "periferia", addirittura "campagna", "provincia", "montagna"... Sostanzialmente mescolando rozzi nozionismi geografici o ingenue reminiscenze della scuola elementare che nei migliori dei casi provengono dalla favoletta di Esopo e dei due topi (VI secolo a.C.): la città è uguale al centro storico, tutto il resto è periferia (qualcuno talvolta la descrive con "le strade di terra e senza infrastrutture", come in certi film della Wertmüller, senza accorgersi che da Mimì metallurgico sono passati 50 anni e che le città si sono nel frattempo dotate di piani regolatori e conseguenti urbanizzazioni).   Fuori dalla...

Cannibali e anoressiche / La solitudine della madre

Vivarium è un fantathriller psicologico, una perturbante allegoria, un incubo surreale la cui visione mi è stata proposta dalla quattordicenne di casa. Si tratta del lungometraggio d’esordio del regista irlandese Lorcan Finnegan, che ne ha scritto soggetto e sceneggiatura. Presentato al Festival di Cannes del 2019, il film è ambientato in un loop di infinite villette verde pastello, sotto un cielo fittizio punteggiato da identiche nubi seriali. Una giovane coppia in cerca di casa viene condotta in questo labirinto di casette disabitate da un singolare agente immobiliare che improvvisamente sparisce. I due cercano di uscire dalla trappola ma girano in tondo, non c’è segnale di servizio telefonico e la benzina finisce. Nessuno può uscire da quel sogno fittizio, ma loro non lo sanno ancora e così si fermano a dormire nel panopticon numero 9, il villino loro assegnato, pensando sia solo per una notte. Con sorpresa, la mattina seguente, trovano del cibo davanti alla porta, in una scatola anonima, in confezioni asettiche sottovuoto che preservano da tutto, anche dal gusto. Il secondo giorno, nel pacco che si materializza non si sa come, trovano un neonato con il biglietto “Crescetelo e...

Pretend it’s a City / Fran Lebowitz, il fumo e l’anima perduta di New York

Fran Lebowitz è dipendente dal fumo, che è un vizio da boomer. Non ha cellulare. Né internet. Però ha un numero di telefono domestico e un indirizzo fisico. Dice che tanto può bastare e davvero non le si crederebbe. A raccogliere le sue confessioni è Martin Scorsese, un altro boomer, che con Pretend it’s a City, docuserie in sette puntate appena sbarcata su Netflix, scende in campo per provocare. E si capisce come la scelta di questo network sia funzionale rispetto all’obiettivo: Netflix – lo vedremo – rappresenta la controparte ideale della partita di Martin e Fran. Che sono costantemente in camera, allo stesso tempo autori della serie e personaggi di essa, discutono incessantemente, ammiccano, scherzano, danno letteralmente corpo al fantasma del nemico, esibendo, di fronte al loro pubblico di millennial, il loro disallineamento, la loro “novecentesca” differenza. La città, il modo di muoversi e rappresentarsi in essa, di vivere i suoi spazi e attraversarla diventa, allora, misura dello scarto.      L’effetto comico e paradossale che, sulle prime, fa apparire Fran-senza-cellulare come uno strano fenomeno da baraccone passa, allora, velocemente, lasciando...

Cooperazione a Zurigo / Kalkbreite: una nuova frontiera dell'abitare

Nell'estate del 2014 ci siamo trasferiti dall'Italia a Zurigo e, complice la notizia di un nuovo figlio in arrivo, abbiamo iniziato a cercare una casa più grande, un'esperienza che, specialmente in questa città, può essere molto lunga e a tratti deprimente, se non si è foraggiati da redditi copiosi. Un'offerta risicata di case, prezzi costantemente in aumento e operazioni di gentrification sulle aree centrali ancora abbordabili sono tutti fattori che spingono fuori città, verso le aree più periferiche o i piccoli comuni del cantone, gli abitanti in genere e le famiglie con bambini, che necessitano di più spazio, in particolare. Io non conoscevo nessuno e vivere in centro, come ero abituata in Italia, mi avrebbe fatto sentire meno sola. Questo rendeva però la ricerca ancora più difficile coi soldi che avevamo a disposizione. In Svizzera infatti bisogna dimostrare che il costo dell'affitto non superi un terzo dei guadagni e – con prezzi che nelle aree centrali vanno in media dai 2.500 ai 5.500 franchi per alloggi sui 100 mq – iniziavamo la nostra avventura elvetica con qualche pensiero.   Kalkbreite @Michael Egloff. Nell'estate del 2014 a Zurigo intanto con una grande festa...

Lavorare da casa stanca / La vita frictionless

«Ritorniamo però all’automobile. Forse abbiamo già la forma che la sostituirà: lavorare in casa, senza più bisogno di dover andare al posto di lavoro. Quando la gente potrà lavorare, o dirigere un’azienda, o concludere gli affari stando in casa, l’auto sarà finita. L’auto attuale non sarà dunque sostituita da un nuovo tipo di veicolo, ma da un nuovo tipo di lavoro». È il 1972 e Marshall McLuhan rilascia un’intervista al giornalista Rai Empedocle Maffia (ora in Gianpiero Gamaleri, Marshall aveva ragione, Armando, Roma, 2021). Quasi cinquanta anni fa il “guru dei media” si lanciava in una previsione sperticata del futuro prossimo. Ma è oggi, è quanto sta accadendo in questi ultimi mesi di convivenza con la pandemia e di convivenza con il lavoro. Perché abbiamo sperimentato un nuovo abitante delle nostre stanze, un coinquilino che si è aggiunto nelle nostre case: lo smart working, com’è stato impropriamente definito. Impropriamente perché smart working è prima di tutto remote working, semplicemente “lavoro da remoto”, da casa, senza dover prendere l’automobile, o altri mezzi per spostarsi. E come ha cambiato questa condizione le nostre abitudini, le nostre relazioni? O non le ha...

febbraio - maggio 2020 / Covid 19. Diario minimo

Ero a Parma la mattina del 21 febbraio 2020 e tornavo a Milano la mattina presto. L’altoparlante ha annunciato che il treno in arrivo da Bologna non si sarebbe fermato nella stazione di Codogno. Non avevo mai sentito prima di allora che una stazione era stata chiusa ai viaggiatori in arrivo. Dopo poco è giunto il mio treno. Quando siamo passati per Codogno ho fatto in tempo a vedere il cartello che indicava la cittadina lombarda. Un cartello fantasma, come l’intera stazione. Arrivato in Centrale mi sono fermato a comprare il giornale e una ragazza in fila prima di me ha chiesto all’edicolante un biglietto per Codogno. Lui l’ha stampato e consegnato. La ragazza è corsa via di fretta. Sarà mai arrivata?   Le note che seguono sono una sorta di diario minimo di quanto è accaduto dopo quel 21 febbraio. Sono state pubblicate nel corso dei mesi seguenti su “la Repubblica” in una rubrica intitolata “Effetti personali”. Li ripubblico come personale memoria, quasi rasoterra, di questo periodo. Non troverete nulla di particolarmente nuovo o eclatante. Sono state il mio modo di stare in attesa del meglio.   Febbraio-maggio 2020   CARTA IGIENICA Appena l’emergenza Coronavirus è...

Catastrofi imprevedibili / Il senso asiatico della Storia

Di recente, ha prodotto una certa impressione il fatto che, secondo le proiezioni più attendibili, l’economia della Cina raggiungerà quella degli Stati Uniti nel 2028, ben prima del previsto. Questo ha innescato una cascata di commenti sul XXI secolo come “secolo asiatico” (dopo il XX “secolo americano”, e i secoli precedenti, almeno dal XVI in poi, come “secoli europei”).    Questo non significa affatto che i cinesi (1/5 della popolazione mondiale) diventeranno presto ricchi come gli americani, né come noi europei. Secondo l’FMI, il PIL (prodotto interno lordo) pro capite della Cina, con 10.839 dollari, è oggi al 59° posto (su 187 paesi), mentre il PIL degli US, con 63.051 dollari pro capite, è al 5° posto. Questo vuol dire che in media un americano in media è sei volte più ricco di un cinese.  Quanto a noi europei, non dovremmo poi lamentarci tanto: i quattro paesi più ricchi del mondo sono tutti europei, per quanto piccolini (Lussemburgo, Svizzera, Irlanda, Norvegia) e due di questi fanno parte dell’Unione Europea. L’Italia, con 30.657 dollari a testa, occupa il 25° posto; ovvero, ogni italiano in media è circa tre volte più ricco di un cinese. (Le altre...

Una danza furiosa e immobile / Lettera sulla provincia

Il mondo è diventato tutta una provincia. Guardarlo come se ancora ci fosse un centro e un margine è un grande errore. Puoi mettere tutte le persone che vuoi dentro una città, puoi fare una città di sessanta milioni di abitanti, avrai comunque un luogo estremamente provinciale. Anzi, più ammassi persone in luoghi ristretti, più si evidenzia la miseria spirituale dell’epoca. Oggi dalle grandi città non arriva alcuna rivoluzione intima o civile. Si fanno le stesse cose che si fanno ovunque, solo con un passo leggermente più accelerato. Londra va di fretta per nascondere la sua fissità. La tecnologia ha accelerato il tempo e fermato il mondo.   Siamo dentro una danza furiosa e immobile. Il mondo è provinciale perché non crede alla grandezza, non crede al futuro. È un mondo di arbitri che pensano più agli errori degli altri che alle proprie prodezze. La provincia è un luogo dove non si gioca o si gioca in difesa. L’ignavia può darsi in purezza o nascosta da una frenesia inconcludente.  Il mondo è provinciale perché si è dato ai social, cioè ai giochi olimpici del futile, anche quando si dicono cose serissime. La Rete doveva renderci più liberi e invece è sempre più la...

La Rete nella narrativa americana di oggi / Qualcos'altro di cui avere paura

Il bel libro di Luca Pantarotto Fuga dalla rete. Letteratura americana e tecnodipendenza (Milieu edizioni, 2021) pone molte domande sulla tecnologia che influenza le nostre vite. La rivoluzione digitale ha finito per coinvolgere anche la letteratura e Pantarotto ci offre un censimento accurato di tutto quello che gli scrittori di narrativa americani, il Paese della Silicon Valley dove nasce Internet, hanno prodotto in un arco di tempo che va dalla nascita del "cyberpunk" all'ultimo racconto appena uscito di Don De Lillo. Nessuno degli scrittori presi in esame riesce a restituire in un romanzo il mimetismo cui ci siamo conformati, non appena la rete e i social network hanno colonizzato l'esistenza, invadendo il nostro tempo e il nostro pensiero. Nessuno di loro ci ha messi di fronte a questa spregiudicata capacità di adattamento, che ha ridisegnato velocemente i confini delle convinzioni sociali, politiche e morali. Una delle prime ragioni per le quali l'America non ha ancora prodotto il "Grande Romanzo Americano dell'era di Internet" sta nelle biografie degli scrittori. I più giovani, più o meno della stessa generazione, sono Mark Doten...

L'arte senza arte / L’estetica dei meme

Nella scena di apertura dell’episodio IX della terza stagione di X Files (andata in onda per la prima volta in America nel 1995), l’agente Fox Mulder – alias David Duchovny – sempre all’inseguimento di una verità fuggevole e indecidibile, è alle prese con un nastro rubato contenete la “vera” autopsia di un alieno: plausibilità che viene dedotta dal carattere amatoriale del video e dalla conseguente assenza di dettagli perché, si sa, l’esattezza e il dettaglio appartengono alla finzione e, laddove l’eccesso di definizione reca con sé sempre lo spettro di un’adulterazione, l’imperfezione indica l’appartenenza delle cose alla genuinità del mondo sulblunare.    È questo uno dei temi che ricorrono e corrono nel testo di Valentina Tanni, Memestetica. Il settembre eterno dell’arte – pubblicato da «Nero» (2020) –, volto a indagare il rapporto tra arte e l’uso delle nuove tecnologie, dove i cosiddetti meme ai quali allude il titolo, sembrano costituire uno degli esiti più fecondi e sintomatici di questo processo grazie alla «relazione profonda che […] intrattengono con le esperienze artistiche». Sul tema sono da citare il saggio di Alessandro Lolli, La guerra dei meme, del 2017 e...

Dusi & Grignaffini, Capire le serie TV / To be continued

Stretta tra le mura domestiche, assillata dalle varie gradazioni di colore assunte dalla mia regione e dalle alterne – pur sempre modeste – possibilità di spostamento, dopo una conference call, una riunione su Teams e una dad su Meet, non mi resta che tuffarmi sul divano e farmi assorbire dai confortevoli mondi che Netflix & co. quotidianamente mi propongono. Trovando riparo tra una regina degli scacchi e una regina Elisabetta, tra uno stupefacente colpo alla zecca di stato e una aspirante comica americana di fine anni Cinquanta. Poi sollevo la cornetta – si fa per dire – e chiamo un amico, che, dopo aver commentato gli oscuri dati sul Covid e aver dunque assolto come tutti al ruolo di virologo improvvisato, mi comunica a gran voce che ha letto su internet che gireranno un’altra stagione di Dexter – hai sentito?! Sì, Dexter. Nel frattempo arriva un messaggio whattsapp da parte di un’altra series addicted, mi chiede se ho qualche nuovo titolo da consigliarle: è in astinenza e non sa che guardare. Allora cerco su Instagram quella pagina che seguivo (ma come si chiamava?) per farle uno screenshot di un post in cui sono riassunte le ultime novità. Subito dopo è la volta di mia...