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Tecnologia

(789 risultati)

Tecnico, oppure archistar? / L’architetto come intellettuale

Che l’architetto sia un intellettuale è stato palese fin da quando si è consolidata la sua figura di progettista nel Rinascimento, grazie all’Umanesimo che aveva sancito la superiorità dell’invenzione (intelletto chiaro) sulla perizia del mestiere, di fatto riscattandola dal “magisterio tecnico dell'artefice” in cui giaceva. E ciò a partire dai padri fondatori di questa disciplina in chiave moderna: Filippo Brunelleschi e Leon Battista Alberti. Sebbene essi abbiano affrontato il tema del progetto in modi differenti, per non dire antitetici, progettista di cantiere il primo, progettista teorico il secondo, hanno entrambi messo in atto gli insegnamenti del maestro dei maestri, Marco Vitruvio Pollione, che nel Primo Libro del suo trattato, a proposito di chi vuol fare architettura scrive:   «… che tu abbia una istruzione letteraria, che sia esperto nel disegno, preparato in geometria, che conosca un buon numero di racconti storici, che abbia seguito con attenzione lezioni di filosofia, che conosca la musica, che abbia qualche nozione di medicina, che conosca i pareri dei giuristi, che abbia acquisito le leggi dell’astronomia.»   E poi c’è stato Philibert Delorme, che, come...

La spirale discendente dell’inumano / Antonio Lucci - True Detective. Una filosofia del negativo

I am the bullet in the gun I am the truth from which you run I am the silencing machine I am the end of all your dreams   Nine Inch Nails, Mr. Self Destruct (The Downward Spiral, 1994)   I filosofi si occupano sempre più di serie televisive, e dietro questo interesse crescente si manifesta l’esigenza di riflettere sullo statuto della propria disciplina. Non si tratta di un bisogno contingente: da sempre la filosofia si interroga sul proprio rapporto con la cultura e la vita pubblica, ma anche con le nuove forme espressive offerte dalla tecnologia. Alla base di questa riflessione c’è la consapevolezza che se non vuole essere un discorso astratto sul mondo, la filosofia non può prendere in prestito una forma dall’esterno, ma deve produrla da sé, nell’atto vivente del pensiero e dunque nel confronto diretto con il proprio tempo.  Partire da questo problema è il modo migliore per apprezzare il plesso di questioni alla base dell’ultimo libro di Antonio Lucci, intitolato True detective. Una filosofia del negativo e pubblicato da Il Melangolo. Pur avendo come oggetto esplicito una fortunata serie tv americana, infatti, il libro di Lucci prende le mosse da una riflessione...

Una nuova ecologia cosmopolitica / La neo-plebe

La perdita del luogo di appartenenza e la mondializzazione come apertura sono esperienze vissute da tutti nella vita di ogni giorno, ma anche temi delle scienze sociali contemporanee. Gli spazi e i diritti si dis-locano, cioè perdono la natura locale e diventano sfuggenti (di nessuno) e insieme universali (di tutti). Il tema incrocia la fase enigmatica in cui è entrata la globalizzazione: un capitalismo universale entro un quadro di sovranità sempre più divise, i grandi flussi che assumono un andamento esplosivo nei Sud del mondo, e il senso di un’azione locale che punti a fornire identità nell’era che si è aperta. Il discorso è organizzato intorno a due nuclei: quello dell’appartenenza e quello dell’apertura.   § 1. L’appartenenza a un luogo ha in sé l’idea di parte: appartarsi ma nel contempo far parte di qualcosa, essere nel luogo proprio, che ci appartiene. Ma luogo ha già per gli antichi un oscuro significato. Aristotele, nella Fisica (212a 5-15) osserva: “Sembra poi che sia una questione grave e difficile comprendere il concetto di luogo, non solo perché esso presenta l’apparenza della materia e della forma, ma anche perché lo spostamento della cosa trasportata ha luogo...

Il nuovo capitolo della saga Disney-Pixar / Toy Stories. Eternità e destino

C’è una peculiarità che accomuna automobili, cuccioli e giocattoli: il fatto di passare di mano. Il cinema ha di tanto in tanto mostrato curiosità verso una tale prerogativa dei nostri oggetti di affezione, raccontando storie che ne seguissero le tracce lungo i loro cambi di proprietà. Si può ricordare, per esempio, Una Rolls-Royce gialla, (1964), in cui l’eccentrica vettura, passando di proprietario in proprietario, fa da unico trait d’union fra situazioni e personaggi assolutamente distanti, mettendo in fila un aristocratico inglese appassionato di cavalli o ancora un gangster italoamericano in vacanza, rispuntando, infine, nel bel mezzo del fronte jugoslavo durante l’invasione dei nazisti. Succede anche ai cagnolini. Un altro film, Wiener-Dog (2016) di Todd Solondz (ma ci viene in mente, in tema quadrupedi, anche il più pop Qua la Zampa! – 2017 – di Lasse Hallström), segue un bassotto fra i suoi differenti padroni, un ragazzino appena uscito da una gravissima malattia, una bizzarra coppia di coniugi affetti dalla sindrome di Down, uno sfigato professore di sceneggiatura in una scuola di cinema. Ad ogni nuovo padrone, il bassotto cambia nome, ogni volta offrendo se stesso come...

Guarda che Luna / Il sogno di Keplero

Cinquant’anni fa - il 20 luglio 1969 - lo sbarco dell’uomo sulla Luna. In questa occasione abbiamo preparato quattro pezzi (qui il primo) dedicati a questo evento visto da diversi punti di vista, recensendo alcuni libri apparsi in occasione dell’anniversario e pubblicando un capitolo inedito del libro di un filosofo sulla Luna, per concludere con la lettera che Giacomo Leopardi ha scritto a Neil Armstrong in occasione della sua passeggiata sulla superficie del Satellite, e che ha ispirato alcune sue meravigliose poesie.   Günther Anders sosteneva che «il geocentrismo, come principio pragmatico», non fosse stato «messo in discussione da Copernico» e non lo fosse stato «neppure questa volta», dopo i voli che hanno portato uomini fuori dall’orbita terrestre, intorno e sulla Luna (Anders 1970, 27). Al contrario, quel principio sembrava uscire persino rafforzato dall’estendersi dello spazio conquistato, come se fosse una sorta di assicurazione contro lo straniamento, un bisogno di appartenenza e di suolo rispecchiato nella tesi provocatoria di Husserl secondo cui «la Terra non si muove» (Husserl 1934, 7). La differenza che separa il principio pragmatico dalla conoscenza...

La biblioteca di Atlantide / Morris Mitchell Waldrop, Complessità. Uomini e idee al confine tra ordine e caos

C’è un intero continente di saggi scomparsi che gli editori italiani non ristampano più. Eppure in mezzo a loro ci sono delle vere perle, libri che possono aiutarci a capire il mondo intorno a noi, anche se sono stati pubblicati quaranta o cinquanta anni fa; con questa serie di articoli proviamo a rileggere questi libri, a raccontarli e indicare l’aspetto paradigmatico che contengono per il nostro presente.     Grande è il disordine sotto il cielo, eppure oggi sembra prevalere l’idea che sia possibile semplificare i problemi per risolverli. Nell’economica, nella scienza, nell’arte, nella letteratura, e soprattutto nella società e nella politica, le formule semplici, che cercano di ridurre le questioni, sembrano dominare. Più aumenta il caos e più questa tendenza prende piede. Nel 1984 un gruppo di studiosi americani di varie discipline scientifiche pensò bene di dare vita a un’istituzione che studiasse proprio la complessità. Non era ancora caduto il Muro di Berlino, il terrorismo non era diventato un fenomeno planetario, la finanza internazionale non era andata in crisi, eppure molti segnali indicavano che il Pianeta era attraversato da fenomeni complessi e...

La lunga alba dell’era solare / A qualcuno piace caldo

La buona notizia è che non è vero che i combustibili fossili si stanno esaurendo, la cattiva è che non è una fake news, continueremo a riversare tonnellate di veleno nell’aria come non ci fosse un domani. Mentre fra le sabbie arabe e negli altri pozzi che bucherellano la terra si continuava a estrarre l’oro nero alla vecchia maniera, nel 2008 è stata messa a punto una nuova tecnologia chiamata fracking. L’idea è semplice: immaginate di appoggiare uno smisurato martello pneumatico alla crosta terrestre e di accenderlo in modo che, al posto dell’asfalto, frantumi la crosta rocciosa del pianeta sparando “un cocktail di prodotti chimici mescolati a grandi volumi d’acqua ad altissima pressione” riuscendo a raggiungere le sabbie bituminose sottostanti, intrise di petrolio di roccia, tigh oil, e gas naturale. Quando si è visto che il metodo funzionava, il mondo delle multinazionali ha tirato un grosso sospiro di sollievo, già si stavano quasi rassegnando a doversi convertire a metodi di produzione d’energia più puliti e meno remunerativi, visto che ormai era chiaro che mancavano una manciata di anni alla fine delle riserve. Invece no, improvvisamente la nuova tecnologia apre altri...

Guarda che Luna / Dalla luna alla terra

Cinquant’anni fa - il 20 luglio 1969 - lo sbarco dell’uomo sulla Luna. In questa occasione abbiamo preparato quattro pezzi dedicati a questo evento visto da diversi punti di vista, recensendo alcuni libri apparsi in occasione dell’anniversario e pubblicando un capitolo inedito del libro di un filosofo sulla Luna, per concludere con la lettera che Giacomo Leopardi ha scritto a Neil Armstrong in occasione della sua passeggiata sulla superficie del Satellite, e che ha ispirato alcune sue meravigliose poesie.   Tra una manciata di giorni ricorrerà il cinquantesimo anniversario dello sbarco dell’uomo sulla luna. Da qualche mese, approfittando della ghiotta occasione editoriale, stanno uscendo nel mondo decine di libri storici, celebrativi, narrativi, antologici sull’Apollo 11 e su quello che qualcuno ha pensato di definire il “concetto di luna”. Fascinazione, sfida, sogno, scienza, avventura, fantascienza, poesia… Tra queste migliaia di pagine, non tutte necessarie, trovo importanti quelle di Richard Wiseman, appena uscite in traduzione italiana per Codice (Volere la Luna. Raggiungere l’impossibile con la “mentalità Apollo”). Il libro si stacca dagli altri per due ragioni: si...

“ciò che fa” lascia il posto a "ciò che è” / Sub YouTube

Continua l'immersione antropologica nel torbido mare di YouTube e per non rischiare un’embolia chiedo aiuto a Zeno, 13 anni e una solida esperienza sul campo. Quando gli mostro alcuni video, mi avvisa subito che sono in una zona a rischio perché mi sto inoltrando negli abissi più oscuri del trash. Mi spiega che sto guardando una “reaction”, dal che comprlendo che mi sta iniziando a una logica di sottogeneri della quale avevo il sentore, ma non la contezza. Comprendo dunque che è necessario ricominciare da capo, per non fare una brutta figura, e inizio a muovermi osservando con circospezione il panorama subacqueo.     Da un punto di vista comunicativo, il video di uno youtuber possiede uno statuto ibrido. Non è un testo chiuso e costruito, come un film o una serie tv, dunque non si presenta con una narrazione strutturata. Non è neanche una diretta televisiva, come una partita di calcio o di tennis, ma semmai potrebbe definirsi “in differita”: live ma registrato. Potrebbe essere assimilato alla formula del documentario educational e in effetti i cosiddetti tutorial vi si avvicinano molto. Ma il video-tipo della celebrità youtuber prevede su tutto una co-presenza tra ciò...

Machines like me / Ian McEwan. Queste macchine così inumanamente perfette

Sliding doors, si dice così, no? Le cose vanno in un modo, ma – se avessimo imboccato un’altra porta girevole – avrebbero potuto andare diversamente: «il presente è il più fragile dei costrutti improbabili. Avrebbe potuto essere diverso», secondo Charlie Friend, narratore e coprotagonista del più recente romanzo di Ian McEwan, ambientato nell’Inghilterra di “un” 1982, anno di uscita nelle sale di Blade Runner. Come sarebbe potuto andare se alcuni avvenimenti avessero preso una piega differente. Quali? Primo: se la Thatcher avesse perso sanguinosamente la guerra delle Falkland contro la Giunta argentina e si accingesse a lasciare Downing street al laburista Tony Benn. Il quale, al di là dell’assonanza, non somiglia a Tony Blair, ma a Jeremy Corbin che, “con la sua banda di trotzkisti”, avrebbe condotto trentacinque anni in anticipo la Gran Bretagna fuori da una EU pronuba delle grandi multinazionali, prima di venir assassinato in un attentato. Secondo: se Alan Turing – il genio che aveva decrittato Enigma, mossa risolutiva per sconfiggere i nazisti nella II Guerra Mondiale – invece di farsi prima castrare chimicamente e poi suicidarsi a 41 anni – fosse sopravvissuto abbastanza da...

Autocontrollo digitale / Riprendiamoci la nostra attenzione!

“Come ha notato Jeff Hammerback, il primo ricercatore di Facebook: “Le migliori menti della mia generazione stanno pensando a come far sì che la gente clicchi sulla pubblicità... che schifo”.  (p. 71)   Il libro di Williams, Scansatevi dalla luce, parla di una particolare luce, la luce della nostra attenzione, che secondo Williams, ci sta venendo sottratta dalle corporation tecnologiche globali, corporation per le quali l’autore ha lavorato, contribuendo a mettere a punto proprio quelle tecnologie che oggi rubano la luce agli utenti e dalle quali sta cercando di prendere le distanze, come un pentito della mafia che fa outing e pubblica un libro per esprimere la propria vergogna e il proprio senso di colpa. Williams ha lavorato per Google, come designer. Fa parte di quella lunga lista di interaction designer pentiti, che improvvisamente, come fulminati sulla via di Damasco, si accorgono di aver partecipato allo sviluppo di tecnologie che fanno deragliare intenzionalmente la nostra attenzione verso obiettivi di profitto di grandi corporation globali.  La cosa buona è che Williams sembra davvero sincero, nel suo tentativo di pentimento. E il libro che scrive è godibile...

Do It Yourself / Il comune senso dello youtuber

YouTube nasce nel 2005 come sharing site, un contenitore su cui chiunque poteva (più o meno) liberamente caricare contenuti audio/video. La piattaforma prevedeva poi la possibilità di organizzarli e indicizzarli secondo criteri editoriali, per renderli accessibili al pubblico. Nella fase iniziale si trattava per la maggior parte di prodotti già noti e di duplicati: spezzoni di musica, film o tv. La tag-line iniziale recitava “Your Digital Video Repository”, per poi diventare, dopo l’acquisto da parte di Google, “Broadcast Yourself”.       La vera e propria rivoluzione culturale di YouTube riguarda il suo impiego come piattaforma di contenuti mediali inediti, realizzati da utenti, anche se l’esplicito scopo finale aziendale è in realtà tentare di mettersi in concorrenza con Netflix e con tutti gli altri fornitori di contenuti pronti di qui a breve ad entrare sul mercato. È sulla scia di altre modalità già in uso da parte di gruppi di giovani utenti della Rete (si pensi alle micro-celebrità descritte nel libro Camgirls di Theresa M. Senft del 2008) che nasce lo youtuber: un signorino/signorina Nessuno che con una webcam e un microfono produce entertainment. Attira...

conformismo e conformismo deluxe / Soprattutto niente zelo

Si sa davvero quasi soltanto ciò che ci si ricorda – o meglio ci si scorda – di sapere a ogni scelta, a ogni momento: ciò che è divenuto riflesso. I riflessi, le prime reazioni ci dicono di cosa siamo fatti. Se guardo alla mia generazione e a quelle limitrofe, mi accorgo ad esempio che tra le intelligenze più efficienti e culturalmente attrezzate è cresciuta via via un’attitudine che forse chiamare identificazione con l’aggressore è troppo, ma che senz’altro le somiglia molto. Nel giudicare la realtà, le persone a cui penso dividono automaticamente le situazioni nelle quali ci si comporta da esperti, e dunque è proibito ogni pathos o dubbio radicale, dalle situazioni nelle quali si sfoga per contraccolpo tutto il desiderio di miti. A ben vedere, però, le due situazioni si fondono in una sola: entrambe infatti definiscono qualcosa di intoccabile, e fondendosi chiudono la crepa dell’atteggiamento critico. Il fatto è che oggi molti sono terrorizzati dall’idea di poter apparire ingenui o moralisti, di rimanere indietro.   Per giustificare i loro riflessi, spesso guidati da un’erudizione nerd e dalla fobia della spontaneità, raccontano a sé stessi e agli altri di volersi opporre...

Schisi. La collana di ebook in collaborazione con Matera 2019 / Scienza, Arte e Bellezza

Nella creazione del programma culturale di Matera 2019 Capitale Europea della Cultura, ampia attenzione è stata data alla relazione tra l’Arte e la Scienza con l’individuazione di un tema specifico. Il tema Futuro Remoto rappresenta una riflessione sul rapporto millenario con lo spazio e le stelle; un rapporto che, ripercorrendo anche i passi di Pitagora, uno dei residenti più illustri della Regione Basilicata, esplora l’antica bellezza universale della Scienza. Si mettono a confronto pratiche antichissime con modelli di vita fruibili, capaci di influenzare le idee di cultura e di sviluppo dei prossimi decenni provando a rispondere all’annosa domanda: C’è una schisi tra Arte e Scienza, una separazione e una distanza tra le due? Le dimensioni principali del fitto rapporto tra Arte e Scienza di cui ci occupiamo sono: l’Arte e la Scienza come prodotti dell’evoluzione biologica e culturale; l’Arte e la Scienza come fonte reciproca di ispirazione; l’Arte come canale significativo della comunicazione della Scienza.   Matera 2019 Capitale Europea della Cultura e Doppiozero hanno creato, a sostegno dei progetti del programma culturale, una piccola collana di cinque e-book denominata...

Cannes 2 / Quentin Tarantino Plays Itself

“L’architettura qui è molto coerente: c’è quella francese vicino a quella spagnola, vicino a quella Tudor, vicino a quella giapponese […] Qui è tutto pulito perché non buttano via la spazzatura, la riciclano negli show televisivi”. È la famosa scena di Io e Annie in cui Woody Allen si rende protagonista di una delle sue celebri tirate contro Los Angeles, la città che i newyorkesi amano odiare. O almeno questo è il luogo comune che ha contribuito a costruirne la reputazione di città per eccellenza dell’America frivola, disimpegnata, culturalmente parvenu, persino reaganiana. L’architettura e l’urbanistica sono come spesso accade la cartina da tornasole, e la condanna per Los Angeles è senza appello: esempio di una nuova configurazione iperurbana a misura di automobile dove non esiste unità di senso, dove gli stili abitativi si giustappongono senza regola e il kitsch la fa da padrone.    Bisognerebbe leggere Città di quarzo (Manifestolibri, 1983) di Mike Davis – uno dei più grandi saggi di geografia sociologica su una città –, o Los Angeles: l'architettura di quattro ecologie di Reyner Banham (Einaudi, 2009), o vedere il film capolavoro di Thom Andersen Los Angeles Plays...

7 maggio 1999 – 7 maggio 2019 / Da vent’anni dentro Matrix

Sembra incredibile, ma sono venti. Il primo episodio del franchise delle sorelle Wachowski compie vent’anni e li porta splendidamente. Il 7 maggio del 1999 usciva nelle sale italiane Matrix (il 31 marzo in quelle americane) e mai anno d’uscita potrebbe apparire più adatto, proprio a chiusura del Millennio: la rivoluzione della rete era solo all’inizio, i modem viaggiavano per lo più a 56K e i social network non avevano ancora modificato la nostra quotidianità e il nostro modo di percepirla, rendendo assai più problematica la scissione tra reale e immaginario. Eppure, una delle saghe più seminali della recente storia del cinema riusciva con sorprendente lungimiranza a intercettare le inquietudini di un rivolgimento in atto e a prevederne per iperbole le conseguenze.     Buona parte del fascino di Matrix consiste nel suo essere una summa del film postmoderno, un testo sincretico in cui alto e basso si fondono: i singoli elementi che ne compongono la trama e che ne reggono l’immaginario sono tutti già visti e appartengono ai riferimenti più disparati, dal wuxia a Terminator, da Ghost in the Shell a Dick fino a Gibson, per arrivare ai rimandi filosofici che rievocano...

“Avengers”: finale di partita / Anche Capitan America ha deposto lo scudo

Attenzione: questo articolo contiene spoiler.   Anche i supereroi crescono. Con l’ultimo film della Marvel, Avengers: Endgame (sottotitolo rivelatore!), diretto dai fratelli Anthony e Joseph Russo, giunge a compimento un ciclo lungo oltre dieci anni e spalmato su ben 22 pellicole che ha accompagnato e visto crescere spettatori e personaggi fantastici e che finisce con un funerale. E non un funerale qualsiasi, ma l’estremo saluto a quel personaggio guascone e irriverente che conoscevamo come il playboy Tony Stark (Robert Downey Jr). E poco male se, piano piano, il tycoon sciupafemmine che proponeva di licenziare la sua segretaria per poterla portare più rapidamente a letto, si è gradatamente trasformato in un responsabile padre di famiglia (e la segretaria, molto borghesemente, ne è diventata la moglie). La sua morte chiude un ciclo perfetto, perché, nel 2008, era stato proprio lui a dare inizio con il primo film di Iron Man a quello che poi è diventato il Marvel Cinematic Universe (MCU per gli appassionati).    Iron Man/Tony Stark (Robert Downey Jr.). Avengers: Endgame non è solo un grande contenitori di effetti speciale. È un rito collettivo di passaggio per...

Bergen Barokk Suite Life / Gli algoritmi sessuofobici di Facebook

Quale mai può essere la ragione per cui un CD di musica classica viene bandito dalle pagine di Facebook come è accaduto il 25 aprile scorso all’album Bergen Barokk Suite Life, prodotto dall’etichetta norvegese LAWO?   La musica?  Ne dubito, troppo astratta e soprattutto strumentale.    I titoli?  Forse quell’offensivo “Les calotins” seguito da “et les calotines” (bacchettoni, baciapile, bigotti) di Couperin? Oppure l’allusivo “Plainte” (lamento, gemito) di Marais o, per analoghe ragioni, il lascivo, insinuante “Rondeau Le Plaintif” (lamentoso) di Hotteterre?   No, ci dicono l’intelligenza artificiale e le altrettanto selettive e selezionate intelligenze umane al servizio del giovane Mark Zuckerberg, il punto dolente del prodotto è la sua copertina, dove figura nientedimeno che la riproduzione “deemed to be sexual” (da ritenersi sessuale) di una Still Life – altrimenti detta Natura morta, Bodegón, Stillleben, Nature morte… – del pittore olandese Jan Davidsz De Heem, nato a Utrecht nel 1606 e morto ad Anversa nel 1684.   Per la combinazione di IA e IU di cui sopra, qualcosa, in quel dipinto, entra in rotta di collisione con l’impegno del marchio...

Fondazione Trussardi / "A Friend" di Ibrahim Mahama

Camminando a inizio dello scorso mese lungo Corso Buenos Aires a Milano, una macchia scura, un coagulo materico, si sovrapponeva all’abituale profilo dei caselli neoclassici di Porta Venezia. Avvicinandosi, i contorni indistinti della macchia assumevano una fisionomia sempre più riconoscibile fino a materializzarsi in una superfice di tessuto grezzo e slabbrato che rivestiva le forme sottostanti.    L’impressionante installazione A Friend dell’artista ghanese Ibrahim Mahama, che dal 2 al 14 aprile ha ridisegnato i caselli daziari di Porta Venezia, sorprendeva in prima battuta per l’imponenza e l’intensità cromatica. Promossa dalla Fondazione Nicola Trussardi e curata da Massimiliano Gioni, l’installazione è stata realizzata con 10.000 sacchi di juta cuciti tra loro e drappeggiati sulla forma degli edifici sottostanti, secondo un procedimento che Mahama ha proposto in altre occasioni, tra cui la Biennale di Venezia (2015) e Documenta 14 (2017). L’installazione era compresa nell’Art Week milanese, un programma di mostre, performance, esposizioni ed eventi che per una settimana ha coinvolto diversi luoghi della città e a cui la Fondazione Trussardi partecipa da diverse...

I nuovi populismi secondo Marco Revelli / La democrazia e l’ospite inquietante

In un servizio della Bbc, trasmesso il giorno dopo il referendum sulla Brexit, un operaio attempato col caschetto giallo e il giubbotto fosforescente, che lavora in un cantiere nel centro di Londra, si trova ai piedi di un possente grattacielo in vetro e in acciaio. Di fronte al telecronista, punta l’indice in alto e al suo microfono dichiara lapidariamente: “Quelli lassù hanno votato remain, noi quaggiù leave”. Quelli lassù sono i lavoratori dinamici e cosmopoliti, integrati nei circuiti globali della finanza, della comunicazione, del commercio internazionale; quelli quaggiù sono gli operai edili e i lavoratori saltuari, che la sera rientrano nelle abitazioni della periferia della città. Quest’immagine, tratta dall’ultimo libro di Marco Revelli (La politica senza politica. Perché la crisi ha fatto entrare il populismo nelle nostre vite, edito da Einaudi), non solo esemplifica icasticamente la frattura sociale che spiega l’esito sorprendente e ancora tormentosamente difficile da gestire di quel referendum, ma è anche l’ologramma dell’onda populista che, da anni, ha investito l’Europa e contagiato il mondo,  fino a culminare proprio nel risultato referendario inglese e, a un...

Eugene Thacker. L'orrore della filosofia, la filosofia dell’orrore / Tra le ceneri di questo pianeta

In una delle proposizioni più note del suo Tractatus Logico-Philosophicus, la 5.6, Ludwig Wittgenstein sosteneva che “I limiti del mio linguaggio significano i limiti del mio mondo”. Wittgenstein, che era celebre per l’accuratezza con cui sceglieva i modi della propria espressione linguistica, non poteva aver scelto quel verbo – “significano” – a caso, e tantomeno quel “significano” può essere interpretato, semplicemente, come un sinonimo di “sono” (il verbo “essere” è quello che di solito viene maggiormente, ed erroneamente, utilizzato nel riportare la proposizione wittgensteiniana): non si tratta, infatti, qui, di posizionarsi, per il filosofo austriaco, sul campo dell’ontologia, quanto su quello della teoria del significato.    Il problema che gli sta a cuore non è, quindi, tanto quello dell’esistenza di realtà irriducibili allo spettro linguistico, quanto quello del rapporto tra linguaggio e mondo, che viene indagato a partire dalla possibilità del primo di dare significato al secondo. Il linguaggio porta ad espressione un mondo che senza di esso sarebbe comunque lì, ma che sarebbe muto, rendendolo quindi, per noi, significativo, o meglio, significante. Questa...

Un viaggio nell’economia globale / Il mondo in un dollaro

“Dietro ogni transazione c’è una storia” è il presupposto da cui parte il libro di Dharshimi David, Il mondo in un dollaro. Il viaggio di una banconota dal Texas alla Cina, dalla Nigeria all’Iraq, per capire l’economia globale (Utet). Il racconto inizia quando Lauren Miller entra in un supermercato Walmart in un sobborgo del Texas e compra una radio prodotta in Cina. Sulle tracce della banconota usata per quella spesa ha inizio un viaggio in giro per il pianeta che ci rende partecipi di una storia ben più ampia e complessa. Il dollaro incassato dall’azienda cinese è trasferito alla Banca Centrale Cinese, che a sua volta lo utilizza per finanziare investimenti in infrastrutture in Nigeria. La moneta statunitense viene poi impiegata dal paese africano per acquistare riso dall’India, e da qui arriva in Iraq per comprare petrolio. Il viaggio del dollaro prosegue con l’acquisto di armi fabbricate in Russia, da dove un oligarca invia in Germania capitali che serviranno ad alimentare fondi pensione sulla piazza finanziaria di Londra. L’intermediario inglese, in cerca di nuove opportunità di investimento, rispedisce poi il dollaro negli Stati Uniti e offre la banconota come mancia proprio...

Zerubavel e Bartezzaghi / La forza della banalità: normalità e altri contropoteri

“A cosa pensi?”. “A niente”. “Cos’è questo niente?”. “Proprio niente”. “Cioè?”. Dialogo ricorrente tra timidi adolescenti o entro coppie consumate e annoiate? Sì, certo. Il che non toglie che si tratti di qualcosa di estremo interesse. A ben pensarci infatti: a cosa pensiamo quando non pensiamo a nulla? Che cosa passa, sempre e comunque, per la nostra mente tenuta a risposo, quando tutto sembra essersi fermato, e gli apparati cerebrali funzionano, per così dire, da soli, senza intenzioni proprie o stimoli esterni, ma comunque a loro modo ancora in azione e, forse, in agitazione? Come acchiappare e definire questo ‘nulla’ a cui pure in qualche modo stiamo pensando? Ecco un fenomeno che potremmo ascrivere a quella che si usa chiamare normalità, banalità, ovvietà: il va-da-sé, il dato-per-scontato. Fenomeno tutt’altro che banale e ovvio, tutt’altro che evidente, se si prende ad analizzarlo con serietà e curiosità, con rigore metodologico e un necessario tocco di ironica pignoleria.   La mente è a riposo, o almeno così crediamo. Eppure lei va lo stesso, non sappiamo se rallentata o semplicemente sciolta, lasciata libera di percorrere i meandri cognitivi, affettivi, valoriali di...

Centenario / Democrazia

Il testimone, il chimico, lo scrittore, il narratore fantastico, l'etologo, l'antropologo, l'alpinista, il linguista, l'enigmista, e altro ancora. Primo Levi è un autore poliedrico la cui conoscenza è una scoperta continua. Nel centenario della sua nascita (31 luglio 1919) abbiamo pensato di costruire un Dizionario Levi con l'apporto dei nostri collaboratori per approfondire in una serie di brevi voci molti degli aspetti di questo fondamentale autore la cui opera è ancora da scoprire.   È l’inverno del 1986, l’intervista è filmata nello studio di Primo Levi a Torino. Il giornalista della RAI è giunto quasi alla fine di una conversazione a tutto campo e prepara le domande ad effetto. “Levi, lei crede ancora in qualcosa?”, chiede con trepidazione. Levi ci pensa su un attimo; mai stato tipo da risposte affrettate, lui. “Sì”, dice poi convinto, “Credo ancora alla democrazia”. Il giornalista si entusiasma. “È un valore!”, commenta. A questo punto Levi lo guarda in tralice, come uno che avesse detto che fuori piove mentre splende il sole, e lo gela così: “No. È una tecnica…”. Nelle mie ricerche per La strada di Levi, il film che con Marco Belpoliti dedicammo a ripercorrere l’...