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Perdersi tra le righe / Tanti modi per leggere

Lettura profonda    Nel Trattatello in laude di Dante, Boccaccio racconta che l'autore della Commedia, trovandosi a Siena nella bottega di uno speziale, scovò un libro che non era ancora riuscito a leggere. Mentre in città imperversava la festa, l'Alighieri si immerse nella lettura:    Mai non fu alcuno che muovere quindi il vedesse, né alcuna volta levare gli occhi dal libro: anzi, postovisi quasi ad ora di nona, prima fu passato vespro, e tutto l’ebbe veduto e quasi sommariamente compreso, che egli da ciò si levasse.   Gli amici rimasero sorpresi dalla sua capacità di concentrazione, in tutta quella confusione, e dal fatto che Dante non si fosse accorto di quello che stava succedendo tutto intorno a lui. Più di un secolo dopo, nella celebre lettera del 10 dicembre 1513 all'amico Francesco Vettori, Niccolò Machiavelli confida:   Venuta la sera, mi ritorno a casa ed entro nel mio scrittoio; e in sull'uscio mi spoglio quella veste cotidiana, piena di fango e di loto, e mi metto panni reali e curiali; e rivestito condecentemente, entro nelle antique corti delli antiqui huomini, dove, da loro ricevuto amorevolmente, mi pasco di quel cibo che solum è mio...

RADIOGENIE / Le vite di chi ama la radio

Continua "Radiogenie", una nuova rubrica a cura di Tiziano Bonini e Rodolfo Sacchettini, uno spazio dedicato alla cultura dell'ascolto, ai suoi autori, alla rinascita dei contenuti sonori e dei generi radiofonici su altri supporti (smartphone, podcasting). Qui il primo contributo.   “Stimati invisibili…” Iniziava così le sue trasmissioni radiofoniche Walter Benjamin, che nutriva un profondo rispetto per gli ascoltatori e sul rapporto tra radio e ascoltatori ha scritto una serie di riflessioni radicali (che riportavo nel 2011 in questo articolo di Doppiozero). Il DNA della radio sta tutto nella sua invisibilità. Invisibili i conduttori, che parlano di fronte al vetro della regia e si vedono restituire la propria immagine riflessa, mentre il pubblico è solo una presenza evocata, fantasmatica. Invisibile l’ascoltatore, che invia messaggi, chiama al telefono, scrive su Facebook, ma non si materializza mai nello studio. È questo doppio statuto di invisibilità – del conduttore e dell’ascoltatore – che alimenta la curiosità di chi ascolta, sia al microfono che al ricevitore radio.    Senza l’invisibilità, la radio perde i suoi superpoteri ma diventa anche più umana, si fa...

Giappone / Kodoku-shi, la morte solitaria

Un settore di grande successo   Nell’estate del 2018 si è registrato in Giappone un caldo record, con temperature di oltre 40 gradi in diverse città. Mai così caldo da quando la nazione nipponica ha cominciato a farne statistiche nel 1946. Sotto quel clima rovente, però, c’è stato un settore che non si è mai fermato in tutta l’estate.    Questa professione si chiama in giapponese tokushu-seisō-gyōsha, detta per brevità tokusō, ovvero impresa di pulizia speciale. Si tratta di ripulire luoghi che sono stati teatro di incidenti o persino di omicidi. Ultimamente però la tokusō è molto richiesta per pulire case e appartamenti dove è avvenuta la cosiddetta kodoku-shi, la morte solitaria: i cadaveri vengono trovati, in genere molto tempo dopo il decesso, in condizioni inenarrabili e spesso all’interno di ambienti pieni zeppi di immondizia accumulata a volte fino ad altezza d’uomo. Immagino che rimaniate esterrefatti, ma addirittura nel vocabolario contemporaneo giapponese esiste già un termine specifico per designare queste case riempite di rifiuti: gomi-yashiki, letteralmente “dimora di immondizie”. Sembra che i poveri abitanti di quelle case vivessero barricati dietro...

Perché ne stiamo parlando? / Cinque idee su “Joker”

Uno dei trailer del Joker interpretato da Joaquin Phoenix e diretto da Todd Phillips presenta il film come un classico già consacrato: un instant classic. Molti dei trailer riempiono lo schermo con le cinque stelle e giudizi sfolgoranti assegnati dalle tante, entusiastiche recensioni ottenute. In realtà, la ricezione complessiva del film è stata più contraddittoria. Alle entusiastiche anticipazioni e recensioni degli invitati al Festival di Venezia, dove Joker ha vinto un Leone d’Oro, sono seguiti giudizi più critici e non poche stroncature, raccolte intorno a una duplice tesi di fondo: che il film fosse un vacuo esercizio di marketing e, implicitamente, che i primi giudizi entusiastici fossero l’esito di un abbaglio.  Joker è diventato un “caso” ancora prima ancora che spettatori e critici l’avessero visto. Sin dai primi trailer, il film è riuscito a dividerli in due fazioni significativamente polarizzate. La prima rimarcava le promesse artisticamente esaltanti dell’opera e la sua riflessione sui nessi tra alienazione, disagio sociale e rivoluzione. La seconda poneva enfasi sui possibili rischi di un’estetizzazione della violenza e di un messaggio dal potenziale...

Ambienti di benessere / Torino fa scuola

Nei giorni scorsi ho visitato due rinnovate architetture scolastiche inaugurate il 12 settembre, due scuole secondarie di primo grado (le “medie”): la Compagnia di San Paolo e la Fondazione Giovanni Agnelli hanno scelto due edifici (uno profondamente ricostruibile, l’altro storico da ripensare nei suoi spazi interni), in collaborazione con la Città di Torino e con un prezioso aiuto dell’Ufficio Scolastico regionale del Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca; hanno creato un team guidato in ciascuna scuola da un pedagogista e un architetto (Beate Weyland e Sandy Attia alla scuola Fermi; Mario Castoldi e Luisa Ingaramo alla scuola Pascoli);  hanno fatto un bando per i progetti architettonici e hanno dato vita al progetto “Torino fa scuola” (torinofascuola.it) interamente finanziato da privati: dall’inizio alla fine 4 anni in tutto. Da questo anno scolastico quelle due scuole si sono riempite di professori e di studenti. Il bello è stato possibile. Ora, camminando in quelle due scuole, possiamo non sentirci così umiliati dal progresso finlandese nell’orgoglio di poter coniugare lo stare bene e lo stare in pubblico, con gli altri. Il risultato (ai professori,...

Serie TV / Specchi distorti dell’io: “Mindhunter” e “The Boys”

Durante l’estate due serie mi hanno particolarmente colpito, due racconti molto cupi che, in modalità completamente diverse, hanno messo disinvoltamente in atto un ribaltamento di alcune logiche narrative e di genere. Si tratta della seconda stagione di Mindhunter e della prima di The Boys, due tra i prodotti di punta della collezione primavera/estate dei colossi SVOD, Netflix e Amazon Video. Uscite a poca distanza l’una dall’altra, sono entrambe, per certi versi, inquietanti specchi in cui si riflette in modo efficace e provocatorio uno spicchio consistente del tempo in cui viviamo, con molti punti in comune. I due titoli hanno inoltre vinto una sfida complessa, cioè quella di farsi notare all’interno di due panorami distinti ma parimenti affollati, quello delle serie crime e dei supereroi.     Mindhunter, il racconto firmato da Joe Penhall e prodotto (e in parte diretto) da David Fincher, dopo l’ottima prima stagione, ha reiterato con successo una modalità narrativa decisamente anomala. Avete presente l’arcinoto “show, don’t tell”, mantra di scrittori e sceneggiatori? È una formula che ricorda, soprattutto a questi ultimi, come la scrittura per il video abbia una...

Alcuni autori insospettabili dimenticati / Distopia giudiziaria

Ripescare testi che non meritano l’oblio, dimenticati ma degni di una nuova vita, è una iniziativa meritevole che può estendersi ai generi più diversi. Anche a quelli cosiddetti minori e troppo spesso confinati nella rassicurante categoria di evasione, come la fantascienza. Molto si è detto, molto si dice su questo spazio letterario multiforme (in questa rivista, Federica Arnoldi su Bolaño. Lo spirito della fantascienza) che ha come asse portante il racconto di futuri possibili, l’immagine dell’alterità attraverso mondi alieni. Nella provincia della ‘science fiction’ esiste poi la versione, fascinosa ed avvolgente, del binomio “utopia-distopia”, la narrazione da un lato di mondi e luoghi gioiosi, e dall’altro il racconto dei peggiori incubi e di scene infernali. Su questo versante, e in particolare sulla sua rara declinazione giudiziaria attraverso romanzi dimenticati di autori peraltro insospettabili, ci si intende ora soffermare. L'utopia è il “luogo buono”, il progetto di una società giusta, il viaggio verso mondi alternativi che dovrebbero assicurare ordine e serenità. La distopia ne è invece il totale contrario, è il “luogo cattivo”, il modello di una società distorta,...

Scienza e spiritualità / Oltre il reale

Nell’arco della vita può capitare di imbattersi in esperienze in cui il percetto, l’oggetto della percezione, supera il concetto, quell’insieme di percorsi razionali che l’intelletto elabora e mette in opera per dare un significato al vissuto. I concetti sono, in fondo, una serie di risposte che, astraendo dal contingente e riducendo l’esperienza al conoscibile, se non al conosciuto, la rendono gestibile. Nella moderna neurobiologia si è individuato nel DMN (Default Mode Network) una rete, presente nel cervello, che svolge questa funzione. Quando questa rete cerebrale va in crisi, quando il concetto non riesce a gestire il percetto, quando appare una mancata coincidenza tra la ragione e l’esperienza, ci troviamo di fronte a qualcosa che resta inspiegabile, se non indicibile. Con un linguaggio più aulico e spirituale, potremmo dire che appare l’ineffabile o, come chioserebbe uno studioso delle religioni, appare il numinoso. Ci troviamo, infatti, di fronte a qualcosa che va oltre l’esperienza del reale, così come siamo abituati a conoscerlo nella vita quotidiana. Si dà, in queste rarissime occasioni, un’eccedenza o una sproporzione che mette in discussione la certezza stessa di cosa...

CERN, 7 - 12 Maggio 1984 / Daniele Del Giudice, Taccuino di Ginevra

“1984: Orwell ha sbagliato”. Così recitava una pubblicità dell’Olivetti M20, inneggiando alla nuova rivoluzione “dell'informazione distribuita, dei piccoli strumenti dalle grandi capacità: dei "Grandi Fratelli" che si rimpiccioliscono sino a diventare "amici personali", personal friends, personal computer.”  Dall’altra parte dell’oceano, nello stesso anno, Steve Jobs inaugurava il lancio del nuovo Macintosh con un famoso keynote address e un altrettanto rinomato spot pubblicitario che sfidava apertamente il “grande fratello” IBM. “Sarà il Grande Blue (IBM) a dominare l’intera industria dei computer? L’intera era informatica?” chiedeva Steve Jobs a una folla in adorazione. “Aveva ragione George Orwell sul 1984?” Ovviamente, Orwell non si sbagliava perché la sua critica non era rivolta alla “cattiva maestra televisione” (o ai computer in questo caso), ma al pericolo di un regime totalitario capace di controllare le masse attraverso la tecnologia. Trentacinque anni di distanza dal quel fatidico 1984 hanno dimostrato che la lungimiranza degli scrittori spesso supera la perspicacia degli innovatori – persino dei più brillanti come Olivetti e Jobs.    È forse anche per...

Un altro film di fantascienza? / “Ad Astra”. Il cuore di tenebra del cosmo

Un altro film di fantascienza, un altro viaggio nello spazio, ancora una volta il cosmo usato come metafora di disfunzionalità affettive, proprio come in Gravity, Interstellar o First Man? Risposta affermativa, Ad Astra si inserisce - benissimo - in questo percorso sempre più affollato, posizionandosi per certi versi più vicino al film di Damien Chazelle che agli altri due. Lo spazio è infatti luogo di conquista, di esplorazione, ma soprattutto è un universo mentale in cui, solo e chiuso in un silenzio assoluto, il soggetto si trova davanti al proprio vuoto.   James Gray (a sinistra) con Brad Pitt sul set. Da Little Odessa (1994) a The Lost City of Z (2016), Gray è stato protagonista di un percorso autoriale fatto di piccoli gioielli, accomunati da una profonda complessità tematica ed estetica, film lenti e personali, che spesso non hanno raccolto la visibilità che avrebbero meritato. Lentezza e profondità caratterizzano anche questo anomalo sci-fi movie, molto atteso e più volte rimandato, in cui Brad Pitt veste i panni di Roy McBride, astronauta esperto e di altissimo profilo, famoso per il suo autocontrollo: sotto stress, il suo ritmo cardiaco non supera mai gli 80...

Saturazione / Paesaggi fragili

Olivo Barbieri –Site-specific Shanghai. 1. Come nell’Eden, dove era stato piantato un giardino, il tutto durò poche ore, sembra sei ore, prima che l’uomo e la donna presenti, smettendo la passività della contemplazione, violassero l’esistente e la sua regolazione, così al momento di accorgerci del paesaggio ci siamo accorti della sua fragilità, della sua precarietà, della sua dissoluzione. Allorquando un luogo giunga a mostrare la sua propria struttura senza spazi e margini di vuoto e di interpretazione, presentando come un tutto pieno il suo esterno e il suo interno, noi diciamo che quel luogo è saturo, ovvero dà di sé un’espressione satura, propone e offre un paesaggio saturo. Quel luogo, quell’oggetto, quell’artefatto, come accade per il Centre Pompidou di Parigi, per mostrarsi in immagine e azione, in percezione e movimento, per offrirsi, può solo ricorrere, e di fatto ricorre, ad un’affordance satura. La sua struttura, il suo interno nudo e crudo, letteralmente sviscerano se stessi per generare un significato, e ci riescono solo in quanto il processo di sense-making aderisce, coincidendo, alla cosa stessa che si è denudata per esprimersi. Nessuno svelamento è necessario,...

Visioni e inquietudini da un futuro presente / Specchio nero

Diverse serie televisive degli ultimi anni si sono interrogate sulle più avanzate frontiere di cambiamento delle società contemporanee, ma è soprattutto la serie britannica Black Mirror a essere interessante da questo punto di vista. Creata nel 2011 per la casa di produzione Endemol dal giornalista, produttore e sceneggiatore Charlie Brooker, che si è ispirato alla serie fantascientifica statunitense degli anni Cinquanta e Sessanta Ai confini della realtà, è arrivata oggi alla quinta stagione e presenta la caratteristica di essere basata su una serie di episodi concepiti come storie totalmente autonome.  Uno schermo di un’apparecchiatura elettronica spento sembra uno specchio nero, un “black mirror”, e questo è il titolo scelto per una serie televisiva che vuole presentarsi come un vero e proprio specchio in cui vedere riflessa la nostra condizione attuale, vuole cioè mostrare come i media stanno rendendo sempre più problematico il nostro rapporto con la realtà.     Ad esempio, Ricordi pericolosi, l’ultimo episodio della prima stagione di Black Mirror, è incentrato su come i media modifichino radicalmente il nostro rapporto con il tempo in conseguenza del loro...

Metafisica del populismo 4 / Macchina e Migrante

La fantascienza da tempo si interroga sul posto dell’uomo nel regno delle macchine. Già nel 1872, Samuel Butler in Erewhon avanzava una ipotesi tanto fantastica quanto pertinente alla nostra attualità iperteconologica. La funzione residuale dell’umano, secondo Butler, si risolverebbe nel costituire l’apparato genitale delle macchine. Le macchine si accendono e si spengono, ma per potersi riprodurre hanno bisogno di qualcosa che inizi e che finisca. Hanno bisogno cioè di una “attività” che non è produzione, che non è lavoro, che non è “oggettivazione”. Lavorare le macchine lo sanno fare benissimo perché sono state costruite per quello e lo faranno sempre meglio con buona pace di chi continua a identificare la causa dell’umano con quella del lavoro vivo: ciò che resta ancora oggi del lavoro è solo un’appendice del sistema delle macchine. La loro funzionalità è legata piuttosto al consumo e il consumo è una peculiarità del vivente, vale dire di quell’ente che è fatto di dissipazione di energia. Consumare, direbbe il filosofo aristotelico, non è una poiesis ma una praxis:  il suo fine è immanente e non trascendente. Si produce (poiein) infatti in vista di altro – chi “usa”,...

Schiavi o liberi / Ciclo della vita o delle macchine?

Nell’immaginario scientifico, ma non solo, un’immagine di successo è il ciclo della vita, del quale facciamo parte e dal quale traiamo il significato della nostra esistenza: nascita, amore e morte. Le macchine – a differenza di noi che rappresentiamo la vita e l’umano – non hanno avuto, almeno finora, un loro senso autonomo perché non fanno parte di questo ciclo e vi contribuiscono solo nella misura in cui noi le utilizziamo. Le macchine sarebbero quindi, per quanto sofisticate, semplici strumenti, passive protesi prive di autonomia e prive di valore intrinseco.  Tutto questo sta, sempre più rapidamente, cambiando. L’impressione è che un nuovo ciclo, altrettanto autoreferenziale e autonomo, si sta affiancando a quello del biologico: il ciclo delle macchine. Se fino a ieri, tra una macchina e l’altra, c’erano sempre degli esseri umani (progettisti, inventori, costruttori, utilizzatori), oggi è sempre più frequente il caso in cui la catena del valore e il ciclo dell’esistenza si chiudono senza che alcun essere umano intervenga. A dire il vero, il ciclo delle macchine non è ancora completo, molte sue parti richiedono ancora un intervento umano. Tuttavia, se fino a qualche anno...

Tecnico, oppure archistar? / L’architetto come intellettuale

Che l’architetto sia un intellettuale è stato palese fin da quando si è consolidata la sua figura di progettista nel Rinascimento, grazie all’Umanesimo che aveva sancito la superiorità dell’invenzione (intelletto chiaro) sulla perizia del mestiere, di fatto riscattandola dal “magisterio tecnico dell'artefice” in cui giaceva. E ciò a partire dai padri fondatori di questa disciplina in chiave moderna: Filippo Brunelleschi e Leon Battista Alberti. Sebbene essi abbiano affrontato il tema del progetto in modi differenti, per non dire antitetici, progettista di cantiere il primo, progettista teorico il secondo, hanno entrambi messo in atto gli insegnamenti del maestro dei maestri, Marco Vitruvio Pollione, che nel Primo Libro del suo trattato, a proposito di chi vuol fare architettura scrive:   «… che tu abbia una istruzione letteraria, che sia esperto nel disegno, preparato in geometria, che conosca un buon numero di racconti storici, che abbia seguito con attenzione lezioni di filosofia, che conosca la musica, che abbia qualche nozione di medicina, che conosca i pareri dei giuristi, che abbia acquisito le leggi dell’astronomia.»   E poi c’è stato Philibert Delorme, che, come...

La spirale discendente dell’inumano / Antonio Lucci - True Detective. Una filosofia del negativo

I am the bullet in the gun I am the truth from which you run I am the silencing machine I am the end of all your dreams   Nine Inch Nails, Mr. Self Destruct (The Downward Spiral, 1994)   I filosofi si occupano sempre più di serie televisive, e dietro questo interesse crescente si manifesta l’esigenza di riflettere sullo statuto della propria disciplina. Non si tratta di un bisogno contingente: da sempre la filosofia si interroga sul proprio rapporto con la cultura e la vita pubblica, ma anche con le nuove forme espressive offerte dalla tecnologia. Alla base di questa riflessione c’è la consapevolezza che se non vuole essere un discorso astratto sul mondo, la filosofia non può prendere in prestito una forma dall’esterno, ma deve produrla da sé, nell’atto vivente del pensiero e dunque nel confronto diretto con il proprio tempo.  Partire da questo problema è il modo migliore per apprezzare il plesso di questioni alla base dell’ultimo libro di Antonio Lucci, intitolato True detective. Una filosofia del negativo e pubblicato da Il Melangolo. Pur avendo come oggetto esplicito una fortunata serie tv americana, infatti, il libro di Lucci prende le mosse da una riflessione...

Una nuova ecologia cosmopolitica / La neo-plebe

La perdita del luogo di appartenenza e la mondializzazione come apertura sono esperienze vissute da tutti nella vita di ogni giorno, ma anche temi delle scienze sociali contemporanee. Gli spazi e i diritti si dis-locano, cioè perdono la natura locale e diventano sfuggenti (di nessuno) e insieme universali (di tutti). Il tema incrocia la fase enigmatica in cui è entrata la globalizzazione: un capitalismo universale entro un quadro di sovranità sempre più divise, i grandi flussi che assumono un andamento esplosivo nei Sud del mondo, e il senso di un’azione locale che punti a fornire identità nell’era che si è aperta. Il discorso è organizzato intorno a due nuclei: quello dell’appartenenza e quello dell’apertura.   § 1. L’appartenenza a un luogo ha in sé l’idea di parte: appartarsi ma nel contempo far parte di qualcosa, essere nel luogo proprio, che ci appartiene. Ma luogo ha già per gli antichi un oscuro significato. Aristotele, nella Fisica (212a 5-15) osserva: “Sembra poi che sia una questione grave e difficile comprendere il concetto di luogo, non solo perché esso presenta l’apparenza della materia e della forma, ma anche perché lo spostamento della cosa trasportata ha luogo...

Il nuovo capitolo della saga Disney-Pixar / Toy Stories. Eternità e destino

C’è una peculiarità che accomuna automobili, cuccioli e giocattoli: il fatto di passare di mano. Il cinema ha di tanto in tanto mostrato curiosità verso una tale prerogativa dei nostri oggetti di affezione, raccontando storie che ne seguissero le tracce lungo i loro cambi di proprietà. Si può ricordare, per esempio, Una Rolls-Royce gialla, (1964), in cui l’eccentrica vettura, passando di proprietario in proprietario, fa da unico trait d’union fra situazioni e personaggi assolutamente distanti, mettendo in fila un aristocratico inglese appassionato di cavalli o ancora un gangster italoamericano in vacanza, rispuntando, infine, nel bel mezzo del fronte jugoslavo durante l’invasione dei nazisti. Succede anche ai cagnolini. Un altro film, Wiener-Dog (2016) di Todd Solondz (ma ci viene in mente, in tema quadrupedi, anche il più pop Qua la Zampa! – 2017 – di Lasse Hallström), segue un bassotto fra i suoi differenti padroni, un ragazzino appena uscito da una gravissima malattia, una bizzarra coppia di coniugi affetti dalla sindrome di Down, uno sfigato professore di sceneggiatura in una scuola di cinema. Ad ogni nuovo padrone, il bassotto cambia nome, ogni volta offrendo se stesso come...

Guarda che Luna / Il sogno di Keplero

Cinquant’anni fa - il 20 luglio 1969 - lo sbarco dell’uomo sulla Luna. In questa occasione abbiamo preparato quattro pezzi (qui il primo) dedicati a questo evento visto da diversi punti di vista, recensendo alcuni libri apparsi in occasione dell’anniversario e pubblicando un capitolo inedito del libro di un filosofo sulla Luna, per concludere con la lettera che Giacomo Leopardi ha scritto a Neil Armstrong in occasione della sua passeggiata sulla superficie del Satellite, e che ha ispirato alcune sue meravigliose poesie.   Günther Anders sosteneva che «il geocentrismo, come principio pragmatico», non fosse stato «messo in discussione da Copernico» e non lo fosse stato «neppure questa volta», dopo i voli che hanno portato uomini fuori dall’orbita terrestre, intorno e sulla Luna (Anders 1970, 27). Al contrario, quel principio sembrava uscire persino rafforzato dall’estendersi dello spazio conquistato, come se fosse una sorta di assicurazione contro lo straniamento, un bisogno di appartenenza e di suolo rispecchiato nella tesi provocatoria di Husserl secondo cui «la Terra non si muove» (Husserl 1934, 7). La differenza che separa il principio pragmatico dalla conoscenza...

La biblioteca di Atlantide / Morris Mitchell Waldrop, Complessità. Uomini e idee al confine tra ordine e caos

C’è un intero continente di saggi scomparsi che gli editori italiani non ristampano più. Eppure in mezzo a loro ci sono delle vere perle, libri che possono aiutarci a capire il mondo intorno a noi, anche se sono stati pubblicati quaranta o cinquanta anni fa; con questa serie di articoli proviamo a rileggere questi libri, a raccontarli e indicare l’aspetto paradigmatico che contengono per il nostro presente.     Grande è il disordine sotto il cielo, eppure oggi sembra prevalere l’idea che sia possibile semplificare i problemi per risolverli. Nell’economica, nella scienza, nell’arte, nella letteratura, e soprattutto nella società e nella politica, le formule semplici, che cercano di ridurre le questioni, sembrano dominare. Più aumenta il caos e più questa tendenza prende piede. Nel 1984 un gruppo di studiosi americani di varie discipline scientifiche pensò bene di dare vita a un’istituzione che studiasse proprio la complessità. Non era ancora caduto il Muro di Berlino, il terrorismo non era diventato un fenomeno planetario, la finanza internazionale non era andata in crisi, eppure molti segnali indicavano che il Pianeta era attraversato da fenomeni complessi e...

La lunga alba dell’era solare / A qualcuno piace caldo

La buona notizia è che non è vero che i combustibili fossili si stanno esaurendo, la cattiva è che non è una fake news, continueremo a riversare tonnellate di veleno nell’aria come non ci fosse un domani. Mentre fra le sabbie arabe e negli altri pozzi che bucherellano la terra si continuava a estrarre l’oro nero alla vecchia maniera, nel 2008 è stata messa a punto una nuova tecnologia chiamata fracking. L’idea è semplice: immaginate di appoggiare uno smisurato martello pneumatico alla crosta terrestre e di accenderlo in modo che, al posto dell’asfalto, frantumi la crosta rocciosa del pianeta sparando “un cocktail di prodotti chimici mescolati a grandi volumi d’acqua ad altissima pressione” riuscendo a raggiungere le sabbie bituminose sottostanti, intrise di petrolio di roccia, tigh oil, e gas naturale. Quando si è visto che il metodo funzionava, il mondo delle multinazionali ha tirato un grosso sospiro di sollievo, già si stavano quasi rassegnando a doversi convertire a metodi di produzione d’energia più puliti e meno remunerativi, visto che ormai era chiaro che mancavano una manciata di anni alla fine delle riserve. Invece no, improvvisamente la nuova tecnologia apre altri...

Guarda che Luna / Dalla luna alla terra

Cinquant’anni fa - il 20 luglio 1969 - lo sbarco dell’uomo sulla Luna. In questa occasione abbiamo preparato quattro pezzi dedicati a questo evento visto da diversi punti di vista, recensendo alcuni libri apparsi in occasione dell’anniversario e pubblicando un capitolo inedito del libro di un filosofo sulla Luna, per concludere con la lettera che Giacomo Leopardi ha scritto a Neil Armstrong in occasione della sua passeggiata sulla superficie del Satellite, e che ha ispirato alcune sue meravigliose poesie.   Tra una manciata di giorni ricorrerà il cinquantesimo anniversario dello sbarco dell’uomo sulla luna. Da qualche mese, approfittando della ghiotta occasione editoriale, stanno uscendo nel mondo decine di libri storici, celebrativi, narrativi, antologici sull’Apollo 11 e su quello che qualcuno ha pensato di definire il “concetto di luna”. Fascinazione, sfida, sogno, scienza, avventura, fantascienza, poesia… Tra queste migliaia di pagine, non tutte necessarie, trovo importanti quelle di Richard Wiseman, appena uscite in traduzione italiana per Codice (Volere la Luna. Raggiungere l’impossibile con la “mentalità Apollo”). Il libro si stacca dagli altri per due ragioni: si...

“ciò che fa” lascia il posto a "ciò che è” / Sub YouTube

Continua l'immersione antropologica nel torbido mare di YouTube e per non rischiare un’embolia chiedo aiuto a Zeno, 13 anni e una solida esperienza sul campo. Quando gli mostro alcuni video, mi avvisa subito che sono in una zona a rischio perché mi sto inoltrando negli abissi più oscuri del trash. Mi spiega che sto guardando una “reaction”, dal che comprlendo che mi sta iniziando a una logica di sottogeneri della quale avevo il sentore, ma non la contezza. Comprendo dunque che è necessario ricominciare da capo, per non fare una brutta figura, e inizio a muovermi osservando con circospezione il panorama subacqueo.     Da un punto di vista comunicativo, il video di uno youtuber possiede uno statuto ibrido. Non è un testo chiuso e costruito, come un film o una serie tv, dunque non si presenta con una narrazione strutturata. Non è neanche una diretta televisiva, come una partita di calcio o di tennis, ma semmai potrebbe definirsi “in differita”: live ma registrato. Potrebbe essere assimilato alla formula del documentario educational e in effetti i cosiddetti tutorial vi si avvicinano molto. Ma il video-tipo della celebrità youtuber prevede su tutto una co-presenza tra ciò...

Machines like me / Ian McEwan. Queste macchine così inumanamente perfette

Sliding doors, si dice così, no? Le cose vanno in un modo, ma – se avessimo imboccato un’altra porta girevole – avrebbero potuto andare diversamente: «il presente è il più fragile dei costrutti improbabili. Avrebbe potuto essere diverso», secondo Charlie Friend, narratore e coprotagonista del più recente romanzo di Ian McEwan, ambientato nell’Inghilterra di “un” 1982, anno di uscita nelle sale di Blade Runner. Come sarebbe potuto andare se alcuni avvenimenti avessero preso una piega differente. Quali? Primo: se la Thatcher avesse perso sanguinosamente la guerra delle Falkland contro la Giunta argentina e si accingesse a lasciare Downing street al laburista Tony Benn. Il quale, al di là dell’assonanza, non somiglia a Tony Blair, ma a Jeremy Corbin che, “con la sua banda di trotzkisti”, avrebbe condotto trentacinque anni in anticipo la Gran Bretagna fuori da una EU pronuba delle grandi multinazionali, prima di venir assassinato in un attentato. Secondo: se Alan Turing – il genio che aveva decrittato Enigma, mossa risolutiva per sconfiggere i nazisti nella II Guerra Mondiale – invece di farsi prima castrare chimicamente e poi suicidarsi a 41 anni – fosse sopravvissuto abbastanza da...