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Tecnologia

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Un libro di Luciano Floridi / Può l’intelligenza artificiale essere etica?

Recentemente sono usciti alcuni libri molto importanti per la comprensione dell’impatto dell’intelligenza artificiale sulla società. Il primo, di cui avevo scritto qui, è quello di Kate Crawford, Né artificiale né intelligente. Il lato oscuro dell’IA (Il Mulino, 2021, 312 pp., versione italiana dell’originale inglese Atlas of AI. Power, Politics and the Planetary Costs of Artificial Intelligence, Yale University Press, 2021). Il secondo è quello di Luciano Floridi, Etica dell’intelligenza artificiale (Raffaello Cortina Editore, 2022, 384 pp.). Il primo rappresenta la pars destruens del discorso pubblico sull’IA, il secondo, invece, la pars costruens. Il libro di Floridi è altrettanto ambizioso, e altrettanto informato da anni di ricerca del suo gruppo di lavoro e dall’analisi di una mole notevole di letteratura sull’IA.    Crawford considera l’IA come un “apparato socio-tecnico”, cioè un insieme di attori, sia umani che non umani, istituzioni, governi, tecnologie in relazione tra loro. Questo tipo di approccio, molto noto tra gli studiosi di STS (Science and Technology Studies), è anche molto vicino a quello di Bruno Latour, sociologo francese tra i...

Birds aren't real / Fake News e paranoie

Pasquale Palmieri:  Ho ricevuto nelle scorse settimane questa testimonianza da Francesca Beretta, che vive e lavora negli Stati Uniti da più di un decennio. Insegna lingua e cultura italiana, lavora a una tesi di dottorato sulle strategie educative per formare e informare la Generazione Z, in una delle università pubbliche più importanti del paese (UT Austin).    È lecito chiedersi se i fenomeni raccontati da Francesca ripropongano schemi consolidati o acquisiscano nella nostra epoca una loro specificità, anche alla luce delle possibilità comunicative che la tecnologia ci offre. La storia e le scienze sociali ci offrono indicazioni importanti in tal senso. Le ansie cospirazioniste non sono certo un’invenzione del nostro tempo. Sono riapparse in diverse epoche e in diversi contesti geopolitici, rivelando in ciascuna occasione delle sfumature inedite. Tuttavia non possiamo negare di aver assistito negli ultimi anni all’emersione di un’insofferenza diffusa contro le élites che si è tradotta in un complottismo tanto dilagante da riuscire a permeare diversi aspetti del nostro vivere comune.    Per spiegare le tendenze in atto, gli studiosi hanno fatto spesso...

Intervista a Carlo Alberto Redi / DNA. Colmare i vuoti

Curiosa data, quella del 1° Aprile, per annunciare una scoperta epocale: almeno qualcuno, almeno per qualche ora, si sarà chiesto chi fosse il burlone che aveva architettato la più importante, finta pubblicazione scientifica del 2022. Ma evidentemente non è tempo di scherzi, ancora tutti ammaccati come siamo dai due anni e più di Covid-19, e mentre ciò che sembrava appartenere ai libri di storia rigurgita acido ai confini del nostro vivere quotidiano.  Nessuno scherzo e anzi una grande notizia, importante, quella che viene annunciata nello “special issue” di Science del 1° Aprile 2022, con il titolo “FILLING THE GAPS. Closing in on a complete human genome”. Titolazione in rilievo su un’immagine astratta quanto figurativa era stata quella del 16 Febbraio 2001, sempre su Science, dove un’elica con volti di età, sesso, etnie diverse confermava l’avvenuto (già allora!) sequenziamento dell’“Human Genome”, annunciato in un’iconica conferenza stampa alla Casa Bianca il 26 Giugno dell’anno precedente, il primo del nuovo millennio, protagonisti J. Craig Venter, mente e motore di Celera Genomics Corporation e Francis Collins, lo scienziato a capo del consorzio pubblico del progetto...

Telegenia / Intellettuali in TV: risse, chiacchiericci, figuracce

La TV accompagna la vita degli italiani dal 1954, eppure, per molti, i suoi funzionamenti sono ancora oscuri. Con la potenza del suo apparato riesce ancora a contaminare l'immaginario dei pubblici e a produrre effetti sul modo di essere e di vedere. Comprendere la logica del suo linguaggio appare ancora più necessario in questo frangente storico in cui l'imperscrutabilità di alcuni accadimenti, come la pandemia e la guerra in Ucraina, le hanno restituito un ruolo nevralgico all'interno del sistema dei media. Per analizzarne la grammatica del suo linguaggio è utile tornare a Rumore bianco, di Don DeLillo, un romanzo che racconta le vicende di una famiglia americana, che si raccoglie spesso nell'intimità della sua sfera domestica, e mentre i protagonisti sono a tavola a mangiare o in camera a chiacchierare, nei loro dialoghi sembra inserirsi una voce estranea e allo stesso tempo prossima.   I suoi interventi, sconnessi rispetto al senso della conversazione, divengono un rumore di fondo, uno sfondo nella vita dei personaggi. Lo scrittore americano interrompe ripetutamente la narrazione con delle frasi di disturbo attribuite alla televisione che ne frammentano la linearità e...

Le conseguenze geoeconomiche della guerra / La globalizzazione è finita?

Due specialisti di logistica mondiale, Sergio Bologna, presidente di AIOM, Agenzia Imprenditoriale Operatori Marittimi di Trieste, e Giovanna Visco, blogger di Mari, Terre, Merci, intervistati da Paolo Perulli.   1. La globalizzazione è davvero finita? Il governatore della Banca d'Italia parla di pericolo che ci sia un «brusco rallentamento o un vero e proprio arretramento dell’apertura dell’interdipendenza della globalizzazione». La fine insomma del mondo così come si era andato configurando dalla fine della Guerra Fredda in poi. Con il rischio di tornare a una dimensione più regionalizzata, con minori movimenti di «persone, merci, capitali e investimenti produttivi più bassi». Ora «i progressi dell’ultimo decennio non potranno che rallentare». Condividete quest’ analisi che è propria delle élites tecnocratiche?  O ritenete piuttosto che sia necessaria una profonda revisione delle modalità con cui la globalizzazione si è affermata in passato?   Sergio Bologna: Probabilmente è il concetto di globalizzazione che non basta più a contenere la complessità dei fenomeni in atto. Che cosa vuol dire? Che la circolazione delle merci e delle persone non ha...

Come non fare niente / La fine dell'attenzione

Il clima delle epoche di decadenza del passato, anche remoto, era con grande probabilità molto simile a quello che attualmente stiamo vivendo, con tanto di pandemia e guerra con milioni di profughi. Si de-cade da una qualche conquista di prosperità, si assiste a un’alterazione delle sensibilità individuali e collettive generate da quella prosperità, si è attoniti davanti alle novità più radicali e sconvolgenti, non si capisce più bene come interpretarle, se come potenziali ulteriori progressi o minacce vere e proprie all’esistente. Grandi giochi emotivi mediatici. Categorie idee e principi paiono usurati, allo sbando, e le mere quantità sono soverchianti. Angoscia. Paura.  Non mi sto divertendo a raccontarla nera, mi limito solo a condividere riflessioni e stati d’animo, sensazioni, se volete, che semplicemente ci stanno opprimendo con intensità crescente. Ci sono le emergenze del nostro tempo, e parallelamente c’è una elaborazione intellettuale che le legge e ne dichiara la pericolosità; ma soprattutto c’è la fatica a “sistemarle” in un conteso teorico sufficientemente coerente: è proprio questo, l’insuccesso della ‘presa cognitiva’ sui fenomeni che a mio modo di vedere...

Dissidenza / La vita (non ha) istruzioni per l'uso

Avere chiare istruzioni sull’uso dà una certa tranquillità: come montare un mobile Ikea, attaccare lo scarico di una lavatrice, le diverse funzioni di un’aspirapolvere o una sega da tavolo. Abbiamo acquistato quell’oggetto perché lo volevamo e attraverso le poche regole che sono descritte chiaramente nel manuale lo mettiamo in funzione. E speriamo che tutto vada bene, che le istruzioni siano chiare e che ci riesca di eseguirle adeguatamente, che non ci siano difetti di fabbricazione o altri accidenti che non avevamo previsto. Questa passività di fronte a quel che ci viene chiesto di fare per realizzare uno scopo piuttosto preciso è consolante. Se iniziamo a fare domande, perché hanno messo questo attacco? A cosa serve questo coso che avanza? ecc.  ci mettiamo nei guai. E questa passività di fronte alle istruzioni la ritroviamo naturalmente anche nella sottomissione ad altre regole, che siano le leggi, le religioni o persino certe abitudini familiari. Per imparare una lingua ci rivolgiamo a un manuale scritto da qualcuno che quella lingua la conosce e via dicendo.   Questa obbedienza la mettiamo anche in pratica nell’obbedienza a leggi, che siano civili o religiose....

Compassione e giudizio / Considerazioni sulla guerra

Come ogni guerra, anche questa che il potere russo ha portato in Ucraina, è un teatro di morte e di violenza. L’atto del distruggere – vite, abitazioni, legami, istituzioni – soltanto in apparenza è strumento per un’affermazione di supremazia, di dominio territoriale, di controllo; nei fatti disvela la pulsione più propria di una politica fondata sul mito della potenza e non sulla cura della res pubblica, sui fantasmi del sacro suolo e non sulle regole del vivere civile: una pulsione che consiste nel togliere volto, pensieri, affetti, cioè singolarità vivente e senziente ai corpi di migliaia o milioni di individui, per il fatto che in un dato momento vengono considerati, in certo modo identificati, soltanto come appartenenti a un Paese ritenuto un pericoloso campo di minaccia. È dalle terre di confine che giungono sempre le minacce. Le motivazioni belliche invocano le loro ragioni, esibiscono i loro obiettivi geopolitici. Solo che nel dare forma visibile a queste ragioni, nel perseguire questi obiettivi, scelgono la via della cancellazione: di vite umane, di vite animali, di ambienti, di storia e cultura.   La politica delle armi, se osservata a distanza di qualche decennio...

Intelligenza artificiale / Noi temerari sulle macchine pensanti

La nostra condizione sembra quella di antenati di noi stessi. Per quanto sia difficile da definire, essendovi immersi. Per la velocità dei cambiamenti in corso siamo forse le prime generazioni i cui individui sono antenati e successori, allo stesso tempo. Ci sfugge un presente difficile da decodificare, ibrido e ambiguo. Ibridi, in fondo, siamo noi stessi, come segnala Nicole Janigro su doppiozero. Non che si tratti di una novità assoluta. La nostra specie tecnologica ha sperimentato da sempre molteplici livelli di ibridazione, indistinguibili dalla nostra traiettoria evolutiva. Siamo divenuti quello che siamo ibridandoci. Siamo natura, nel senso perifrastico attivo del termine: siamo nati e continuiamo a nascere, e in quel continuare a nascere, come individui e come specie, esistiamo. La velocità con cui il processo del nostro divenire accade oggi è esponenziale e le nostre menti procedono in modo lineare: convivono in noi il cervello arcaico e quello moderno; la clava e l’Intelligenza Artificiale. Un effetto evidente è che siamo disorientati. E non è detto che sia solo un male. Che la si chiami singolarità o in qualsiasi altro modo, la rapidissima evoluzione dell’Intelligenza...

Rumore visivo / Splendori e miserie dell’infografica

Curve epidemiche e previsioni elettorali. Bilancio dei nuovi contagi, innalzamento delle temperature su scala globale, statistiche dei cittadini ai seggi per le elezioni. Ma anche ore di sonno dormite, di musica ascoltata settimanalmente o tempo d’utilizzo dei nostri dispositivi come smartphone, tablet e pc.  Big data. Grandi raccolte di dati, masse impersonali di informazioni quantitative in cui siamo quotidianamente immersi e di cui, senza rendercene pienamente conto, siamo anche produttori. Sebbene siano strumenti in grado di raccontarci qualcosa di nuovo e di interessante, nella vertigine della lista, nell’astrazione di tabelle di numeri, possono incutere timore e risultare di difficile comprensione. Per questo, al fine della loro comunicazione viene spesso fatto ricorso a forme di visualizzazione (data visualization) capaci di condensare in poco spazio le informazioni di cui sono portatori. Compito dell’information design è proprio questo: elaborare strategie per la trasmissione di un messaggio – attraverso infografiche, illustrazioni e grafici – che sia di facile lettura per il pubblico. Ma è davvero tutto così semplice e immediato?    Il saggio di Valeria...

Nextnature di Koert Van Mensvoort / Il funambolo e le sue macerie

Il saggio NextNature di Koert Van Mensvoort (trad. di Gabriella Gregori, D Editore, 2022) arricchisce il filone delle recenti opere di non-fiction che hanno preso in esame temi legati al postumanesimo. In questo caso l’autore predilige una lettura distaccata che si avvicina a un’analisi di tipo biologico e sistemico. Per questo motivo, le riflessioni contenute nel saggio, pur focalizzandosi sul concetto di natura, si distanziano sia dalle correnti ecologiste (che l’autore posiziona a metà strada tra il senso di colpa per la crisi ecologica e la critica fondata dell’Antropocene) sia da quel transumanesimo che intravede l’era in cui l’umanità sarà liberata da “catene” come la povertà, la vecchiaia e la morte grazie all’accelerazione degli sviluppi tecnologici.  La costruzione è ambiziosa e per alcuni versi riuscita. Si tratta di presentare i cardini di una teoria che permetta di generalizzare queste posizioni “militanti” in una prospettiva di ordine maggiore, dopo aver evidenziato la loro insufficienza. Tecno-ottimismo e catastrofismo ecologico non sono altro, per Van Mensvoort, che reazioni scomposte del genere umano di fronte agli sconvolgimenti ecologici e sociali generati...

Arte e influencer / Chiara Ferragni. Finale di partita

Si avverte una sensazione di déjà-vu osservando come Chiara Ferragni si pone innanzi agli occhi del pubblico. E non perché si serva di arcinote tecniche di marketing e pubblicità; adotti l’onorata professione di blogger; riproponga i manierismi di coloro che raccontano di sé su Instagram; sfrutti la fusione tra le industrie creative e quelle del lusso e della moda; ottimizzi il gossip quale strumento comunicativo; crei assuefazione apparendo vuoi una persona affabile vuoi un’ingegnosa affarista, imitabile nei suoi exploit. Così descritto, il fenomeno ammonterebbe a un rimescolamento di carte già sulla tavola. Da ottima ape regina, Ferragni avrebbe attinto la larva da più parti, assimilato la filosofia del management e compreso che per produrre plusvalore occorre infiltrarsi in ogni recesso del sociale, assoldare un numero sempre maggiore di api operaie. L’immagine di sé che comunica è consona alla Milano berlusconiana e post-, ma anche a tanti luoghi similmente popolati da borghesi autocompiaciuti e proletari ignari di esserlo, imprenditori rampanti e sedicenti creativi. Pur non essendo il suo target visibile, essi le sono di ispirazione.   Nel guidare i Millennials nella...

Architettura come paesaggio / Il Crematorio di Aalst

Uno dei paradossi dell’architettura del paesaggio sta nel fatto che i progetti di maggior successo sono anche quelli che saranno meno visibili. Laddove un sito accoglie le persone in modo apparentemente “naturale”, le difficoltà e gli interventi che hanno portato a questo risultato lasciano il posto a una realtà che viene accettata come tale. Mentre l’oggetto architettonico esibirà sempre l’artificialità del gesto a cui è dovuto (l’architettura porta con sé l’iscrizione: “I am a Monument”), ciò che si impone come risultato dell’architettura del paesaggio tenderà a far dimenticare l’intervento stesso. Una delle conseguenze di questa differenza (all’interno delle discipline di progetto) è proprio la non comprensione dell’architettura del paesaggio in quanto tale, l’idea che ciò che avviene intorno agli edifici, o negli interstizi, rappresenterebbe in definitiva soltanto il riempimento meccanico di spazi soprannumerari.     Il progetto del Crematorio di Aalst, in Belgio, inaugurato nel 2019, è particolarmente istruttivo a questo proposito. Senza minimizzare in alcun modo il ruolo fondamentale dell’architettura, cioè la struttura “dura” del suddetto Crematorio, progettata...

Una mostra al MAST di Bologna / I lavori della fotografia

I terreni arati delle colline marchigiane e un braccio robotico, paesaggi invasi dalle ciminiere e un uomo immerso in un’elegante piscina di un appartamento di lusso all’ultimo piano di un grattacielo: la mostra presso il MAST di Bologna riesce a collegare tra loro questi elementi, lasciare per terra un filo rosso in grado di collegare ciò che è appeso alle pareti di quello che pare il labirinto – così si presenta la mostra al visitatore – della storia che ha generato la nostra epoca. La visita presso “The MAST Collection – un alfabeto visuale di industria, lavoro e tecnologia” potrebbe a primo impatto dare qualche vertigine: ci si ritrova, infatti, del tutto e di colpo immersi in quel tracciato, dalle prime scintille del processo di industrializzazione all’attuale ricerca tecnica e tecnologica, ovvero di quel percorso iniziato nel XIX secolo e tuttora in atto.     Ci si sente chiamati in causa, in qualche modo, fin da subito: “voi siete arrivati da tutto questo, ora vi trovate qui, le prospettive sono queste”, pare essere la voce costante e sotterranea che permea la visita.  Il percorso è composto da 500 immagini di più di 200 fotografi, tra anonimi e grandi...

Zaha Hadid a Seul / Quando l’architettura diventa paesaggio

Mentre l’architettura riempie tradizionalmente il mondo con edifici, altre discipline, come l’architettura del paesaggio, favoriscono piuttosto la creazione di quegli spazi liberi che ci permettono di respirare in un ambiente iper-densificato. Architettura e paesaggio si oppongono quindi l’uno all’altro come pieno e vuoto, sfera meccanica e sfera organica, spazi delineati con precisione e spazi illimitati. Negli ultimi decenni queste antinomie hanno dato luogo però a una nuova situazione dialettica. L’architettura si è aperta al paesaggio, anzi, in certi casi, è diventata essa stessa paesaggio architettonico. Certo, Le Corbusier parlava già un secolo fa della “promenade architecturale” (messa in atto nella sua Villa Savoie). È soltanto di recente però che tale apertura si è trasformata in un trend internazionale, che riguarda sia l’emergenza di nuove forme ibride di architetture-paesaggio sia il senso e le finalità del fare architettura in genere.       L’opera emblematica che meglio di tutte esprime una simile tendenza è il Dongdaemun Design Plaza o DDP di Seul. Realizzato tra il 2007 e il 2014 dallo studio londinese Zaha Hadid Architects, il DDP funge da centro...

Una riflessione sulla globalizzazione / Pandemia: un passo avanti e un gradino indietro

Quello che avviene nell’epoca digitale è distante. Ampliando l’osservazione di Guy Debord che uno spettacolo non è la relazione degli spettatori con quello che avviene in scena ma degli spettatori tra loro attraverso la scena, tutti i social sono spettacolo. Si presentano come facilitatori di relazioni umane, ma al contrario provocano una terribile solitudine.  I fruitori, tutti noi che compriamo online anche solo un biglietto del treno, non hanno più a che fare gli uni con gli altri, ma con la tecnologia che è tra l’uno e l’altro. Uno strumento, un mezzo, che come ci ha insegnato McLuhan è in realtà il proprio contenuto.  Il vero messaggio è la solitudine, le lingue naturali ridotte a un linguaggio artificiale, binario, le immagini, che sono doppi del reale, e gli emoj che sostituiscono le emozioni e le loro ambiguità. L’imbarazzo per il nostro corpo, il desiderio di toccare l’altro, la paura di essere respinti, anestetizzato, astratto, traslato, reso virtuale. Siamo così in fuga perenne gli uni dagli altri, arroccati in un’anaffettività in cui tutti i desideri tradiscono le difficoltà di esserci e, temendo di essere prede o predatori, ci rifugiamo sull’isolotto dove...

Diario 3 / Andiamo a sballarci di Maalox!

Lunedì 14   A monito dei giovani sposi, che a volte affrontano impreparati le turbolenze del matrimonio, Carlo Collodi ha scritto che spesso la curiosità è causa di pericolosi malanni. Lo si può leggere nella breve postilla a Barbablù, la fiaba di Perrault tradotta proprio dall’autore di Pinocchio, uno dei capolavori della letteratura ottocentesca, ho detto in classe alla prima ora, mentre ancora sbadigliavano. Quindi ho riassunto la fiaba, che fornisce un buon esempio di quanto sostiene Kierkegaard riguardo alla figura di Adamo, cioè che il senso della libertà è risvegliato proprio dal divieto, il celebre divieto di attingere dall’albero della conoscenza. È il divieto, la legge, a scatenare il desiderio, come riconosce San Paolo: non avrei conosciuto la concupiscenza se la legge non avesse detto “non concupire”. E Barbablù cosa fa? Allunga alla moglie la chiave della stanza dove ci sono i cadaveri delle mogli precedenti e dice: ecco, tieni…, è la chiave di quella stanzetta sempre chiusa…, ti do anche questa, ma non usarla mai, altrimenti… Poi parte sapendo bene che la moglie farà proprio quello che lui le ha appena detto di non fare.   Il desiderio del proibito è...

Parole per il futuro / Caos

Quando le parole vengono usate spesso e per parlare di dimensioni molto diverse tra loro potremmo dire che “c’è qualcosa nell’aria”. E l’aria appartiene alla stessa famiglia di parole dello “spirito”. Forse quindi la ricorrenza di certi termini ci può dire qualcosa dello “spirito del tempo”. Credo che l’uso della parola “caos”, così frequente sui giornali e nei mezzi di comunicazione in genere da qualche anno a questa parte, possa suggerirci qualcosa a proposito dello spirito del nostro tempo. Con la pandemia da Coronavirus l’uso di questa parola si è enormemente diffuso. Che la diffusione caotica del virus metta in chiaro alcune strutture e storture del nostro mondo mi sembra evidente. Ho usato due anni fa, su questa stessa rivista, il neologismo “sociodelico”. Ciò che si mostra è penosamente ovvio, anche se messo a lato rispetto alla rincorsa delle sempre nuove angosce – il bombardamento apprensivo è un mezzo eccellente della ideologia contemporanea che funziona spargendo terrori in modo da rendere “eccezionale” il fondo tragico dell’esistenza ( la malattia e la morte) e da nascondere le ragioni storiche e generali delle piaghe endemiche dell’ineguaglianza, della condanna alla...

Un saggio di Katherine Hayles / Pensiero senza pensatori

Come ripeto da qualche anno ai miei studenti all’inizio dei corsi, l’Intelligenza Artificiale non è soltanto una frontiera tecnologica, ma una sfida culturale e filosofica. Non tanto perché richiede una rapida evoluzione dei nostri modelli culturali e dei nostri paradigmi sociali, ma soprattutto perché sta mettendo in discussione il cuore della cultura umanistica, ovvero il concetto di essere umano, o persona. Che cosa è una persona? Quali sono i suoi limiti fisici? In che modo persona e mondo si contrappongono o piuttosto si integrano? Se la persona è cuore e corpo, è stata spesso identificata con il pensiero. Dalla canna debole ma pensante di Pascal fino al flusso di coscienza di Joyce, una autorevole tradizione ha contrapposto i soggetti in quanto capaci di pensieri con le cose, esistenzialmente e fenomenologicamente inerti. Questa separazione è oggi messa in discussione dalla possibilità di realizzare “cose che pensano” ovvero dall’intelligenza artificiale (IA). Nel momento in cui la tecnologia promette di creare macchine intelligenti, ecco che non si può fare a meno di interrogarsi sull’assunto di base dell’umanesimo, sostanzialmente che solo gli esseri umani siano capaci di...

Interconnessione / Oltre la miseria del simbolico

Siamo già l’avatar di noi stessi in un metaverso e non ce ne siamo accorti? O meglio ogni singolarità, avendo reciso il legame sociale, è l’avatar di se stesso in quel metaverso e non se ne rende conto? Il comportamento simbolico della specie, che ci ha fatti umani da circa duecentocinquantamila anni, è in crisi e in discussione e noi, che lo abbiamo alterato e utilizzato per destabilizzarlo, non siamo in grado di rendercene conto? Non sarebbe la prima volta. Sempre, le tecnologie che noi stessi, animali tecnologici, creiamo, causano un gap tra tecnica e valori; tra tecnologie e evoluzione delle nostre capacità affettive e cognitive di governarle. Stavolta la questione è tale da alzare il livello e si propone, per così dire, ad alzo zero. Dobbiamo fare i conti con Bernard Stiegler, per cercare di capirlo. È un compito non rinviabile. Possibilmente e almeno in parte prima di Mark Zuckerberg e altri, che stanno usando la situazione e noi stessi. Il contributo di Stiegler, alla ricerca di comprendere la nostra epoca non si limita alla capacità dell'analisi e della denuncia, ma è importante principalmente per la capacità enunciativa, per la disposizione ad attraversare il tempo...

How meta can you get? / Matrix Resurrections, uno sberleffo camp

L’ironia è il grande alibi, o il paravento, del postmoderno quando diventa pigro. Quando cioè anziché seminare o coltivare dubbi, smitizzare, lavorare di decostruzione, insomma condurre la propria opera culturale, linguistica, filosofica, finisce per puntare al minimo sforzo. Fino a mettere le mani avanti: ehi, non vorrete mica prendermi troppo sul serio? Non vedete che sto scherzando? Mi è venuto da pensarlo dopo la visione di Matrix Resurrections, quarto capitolo del franchise che contribuì a costruire un pezzo tutt’altro che trascurabile dell’immaginario pop tra la fine degli anni ‘90 e i primi 2000. E che, a quasi vent’anni di distanza dalla supposta fine della trilogia classica (Matrix Revolutions, 2003), prova a rinverdire i fasti di quello che fu un enorme successo. Oppure, a leggerlo in altro modo: prova a chiudere stavolta per sempre – in modo tombale, per restare dalle parti del suo titolo – un discorso che forse non avrebbe mai dovuto essere riaperto.    Carrie-Ann Moss, la regista Lana Wachowski e Keanu Reeves alla premiere del film (Getty Images). Lo stesso pensiero può trovare conferme ancora più facili, cioè più evidenti. Per esempio in quella che è la...

Parole per il futuro / Teatro

Più che una parola per il futuro “teatro” sembra un ricordo vecchio, polveroso, inadatto a tempi veloci, smart, connessi. Nonostante qualcuno lo voglia digitalizzare, il teatro si basa ancora sullo scandalo della presenza dei corpi, di quell’organo che connette interno ed esterno che è la voce, profonda e estroflessa, e sulla evidenza e sui misteri della parola, che dovrebbe sintetizzare vita, concezioni, miti, apparizioni in un tempo estremamente breve. Si basa sulla concentrazione di un macrocosmo in un microcosmo, nella coagulazione di elementi che dovrebbero così rimettersi in movimento e far risplendere qualcosa d’altro dal già noto. E poi… e poi…   Non basta questa distanza (apparente?) dai problemi centrali dei nostri tempi a mettere in sospetto nei confronti del teatro. Oltre a essere marginalizzato nel sistema culturale, sempre più un sistema dell’informazione e dell’informazione intrattenimento piuttosto che un luogo da cui guardare (theaomai) per guardarsi dentro ed essere guardati, se non bastasse questo, il sistema del teatro fa di tutto per rendersi marginale. Sforna testi assurdamente polverosi, o che nei tentativi ‘nuovi’ semplificano la realtà fino all’...

Normalità / Negare il diritto allo studio

Spesso mi trovo a rispondere a domande che mi sorprendono. “Come stanno andando le cose all’università? I corsi sono ancora in DAD?” Mi rendo conto che questi dubbi sono legittimi per chi non ha l’istituzione accademica al centro della propria vita e non la vive giorno dopo giorno. È persino superfluo dire che si parla poco del tema. La scuola è al centro dei nostri pensieri in questi giorni, ma non possiamo dire lo stesso per l’università. Facciamo persino fatica a ricordare il nome della ministra che si dedica alla gestione degli atenei (Maria Cristina Messa) e siamo costretti a rintracciarla su Google: non troviamo sue interviste sui giornali e meno che mai ci capita di vederla nei dibattiti televisivi.   È quindi il caso di ricordarlo: nel primo semestre dell’anno accademico 2021-2022 le lezioni universitarie sono tornate a svolgersi in presenza, anche se le piattaforme digitali continuano a ospitare la modalità mista e a consentire la partecipazione da remoto. In effetti gli studenti che restano a casa sono tanti. È difficile offrire delle statistiche precise, ma ho provato a fare delle indagini, per forza di cose rapsodiche e quindi solo in parte attendibili. Parecchi...

Costi planetari / IA: né intelligente, né artificiale

Il Palaquium gutta è un albero che si trova principalmente in Malesia e produce un lattice naturale bianco latte, chiamato guttaperca. Alla fine del 19° secolo, questo albero, finì per essere il centro del più grande boom tecnologico dell’epoca vittoriana. Era stato da poco inventato il telegrafo e il mondo aveva appena iniziato ad essere connesso da chilometri di cavi elettrici per la comunicazione in tempo reale, tramite codice Morse. Nel 1848 lo scienziato inglese Michael Faraday pubblicò uno studio su The Philosophical Magazine sulle potenzialità del lattice di Palaquium gutta come isolante elettrico. Da quel momento, la guttaperca divenne un materiale preziosissimo, perché fu vista come la soluzione al problema dell’isolamento dei chilometrici cavi telegrafici che dovevano resistere alle condizioni ambientali del fondo degli oceani. Con la crescita del business globale dei cavi sottomarini, crebbe anche la domanda di tronchi di gutta di palaquium. Lo storico John Tully descrive come i lavoratori locali malesi, cinesi e dayak fossero pagati una miseria per i pericolosi lavori di abbattimento degli alberi e di raccolta del lattice. Il lattice veniva lavorato e poi venduto...