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Tecnologia

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Do It Yourself / Il comune senso dello youtuber

YouTube nasce nel 2005 come sharing site, un contenitore su cui chiunque poteva (più o meno) liberamente caricare contenuti audio/video. La piattaforma prevedeva poi la possibilità di organizzarli e indicizzarli secondo criteri editoriali, per renderli accessibili al pubblico. Nella fase iniziale si trattava per la maggior parte di prodotti già noti e di duplicati: spezzoni di musica, film o tv. La tag-line iniziale recitava “Your Digital Video Repository”, per poi diventare, dopo l’acquisto da parte di Google, “Broadcast Yourself”.       La vera e propria rivoluzione culturale di YouTube riguarda il suo impiego come piattaforma di contenuti mediali inediti, realizzati da utenti, anche se l’esplicito scopo finale aziendale è in realtà tentare di mettersi in concorrenza con Netflix e con tutti gli altri fornitori di contenuti pronti di qui a breve ad entrare sul mercato. È sulla scia di altre modalità già in uso da parte di gruppi di giovani utenti della Rete (si pensi alle micro-celebrità descritte nel libro Camgirls di Theresa M. Senft del 2008) che nasce lo youtuber: un signorino/signorina Nessuno che con una webcam e un microfono produce entertainment. Attira...

conformismo e conformismo deluxe / Soprattutto niente zelo

Si sa davvero quasi soltanto ciò che ci si ricorda – o meglio ci si scorda – di sapere a ogni scelta, a ogni momento: ciò che è divenuto riflesso. I riflessi, le prime reazioni ci dicono di cosa siamo fatti. Se guardo alla mia generazione e a quelle limitrofe, mi accorgo ad esempio che tra le intelligenze più efficienti e culturalmente attrezzate è cresciuta via via un’attitudine che forse chiamare identificazione con l’aggressore è troppo, ma che senz’altro le somiglia molto. Nel giudicare la realtà, le persone a cui penso dividono automaticamente le situazioni nelle quali ci si comporta da esperti, e dunque è proibito ogni pathos o dubbio radicale, dalle situazioni nelle quali si sfoga per contraccolpo tutto il desiderio di miti. A ben vedere, però, le due situazioni si fondono in una sola: entrambe infatti definiscono qualcosa di intoccabile, e fondendosi chiudono la crepa dell’atteggiamento critico. Il fatto è che oggi molti sono terrorizzati dall’idea di poter apparire ingenui o moralisti, di rimanere indietro.   Per giustificare i loro riflessi, spesso guidati da un’erudizione nerd e dalla fobia della spontaneità, raccontano a sé stessi e agli altri di volersi opporre...

Schisi. La collana di ebook in collaborazione con Matera 2019 / Scienza, Arte e Bellezza

Nella creazione del programma culturale di Matera 2019 Capitale Europea della Cultura, ampia attenzione è stata data alla relazione tra l’Arte e la Scienza con l’individuazione di un tema specifico. Il tema Futuro Remoto rappresenta una riflessione sul rapporto millenario con lo spazio e le stelle; un rapporto che, ripercorrendo anche i passi di Pitagora, uno dei residenti più illustri della Regione Basilicata, esplora l’antica bellezza universale della Scienza. Si mettono a confronto pratiche antichissime con modelli di vita fruibili, capaci di influenzare le idee di cultura e di sviluppo dei prossimi decenni provando a rispondere all’annosa domanda: C’è una schisi tra Arte e Scienza, una separazione e una distanza tra le due? Le dimensioni principali del fitto rapporto tra Arte e Scienza di cui ci occupiamo sono: l’Arte e la Scienza come prodotti dell’evoluzione biologica e culturale; l’Arte e la Scienza come fonte reciproca di ispirazione; l’Arte come canale significativo della comunicazione della Scienza.   Matera 2019 Capitale Europea della Cultura e Doppiozero hanno creato, a sostegno dei progetti del programma culturale, una piccola collana di cinque e-book denominata...

Cannes 2 / Quentin Tarantino Plays Itself

“L’architettura qui è molto coerente: c’è quella francese vicino a quella spagnola, vicino a quella Tudor, vicino a quella giapponese […] Qui è tutto pulito perché non buttano via la spazzatura, la riciclano negli show televisivi”. È la famosa scena di Io e Annie in cui Woody Allen si rende protagonista di una delle sue celebri tirate contro Los Angeles, la città che i newyorkesi amano odiare. O almeno questo è il luogo comune che ha contribuito a costruirne la reputazione di città per eccellenza dell’America frivola, disimpegnata, culturalmente parvenu, persino reaganiana. L’architettura e l’urbanistica sono come spesso accade la cartina da tornasole, e la condanna per Los Angeles è senza appello: esempio di una nuova configurazione iperurbana a misura di automobile dove non esiste unità di senso, dove gli stili abitativi si giustappongono senza regola e il kitsch la fa da padrone.    Bisognerebbe leggere Città di quarzo (Manifestolibri, 1983) di Mike Davis – uno dei più grandi saggi di geografia sociologica su una città –, o Los Angeles: l'architettura di quattro ecologie di Reyner Banham (Einaudi, 2009), o vedere il film capolavoro di Thom Andersen Los Angeles Plays...

7 maggio 1999 – 7 maggio 2019 / Da vent’anni dentro Matrix

Sembra incredibile, ma sono venti. Il primo episodio del franchise delle sorelle Wachowski compie vent’anni e li porta splendidamente. Il 7 maggio del 1999 usciva nelle sale italiane Matrix (il 31 marzo in quelle americane) e mai anno d’uscita potrebbe apparire più adatto, proprio a chiusura del Millennio: la rivoluzione della rete era solo all’inizio, i modem viaggiavano per lo più a 56K e i social network non avevano ancora modificato la nostra quotidianità e il nostro modo di percepirla, rendendo assai più problematica la scissione tra reale e immaginario. Eppure, una delle saghe più seminali della recente storia del cinema riusciva con sorprendente lungimiranza a intercettare le inquietudini di un rivolgimento in atto e a prevederne per iperbole le conseguenze.     Buona parte del fascino di Matrix consiste nel suo essere una summa del film postmoderno, un testo sincretico in cui alto e basso si fondono: i singoli elementi che ne compongono la trama e che ne reggono l’immaginario sono tutti già visti e appartengono ai riferimenti più disparati, dal wuxia a Terminator, da Ghost in the Shell a Dick fino a Gibson, per arrivare ai rimandi filosofici che rievocano...

“Avengers”: finale di partita / Anche Capitan America ha deposto lo scudo

Attenzione: questo articolo contiene spoiler.   Anche i supereroi crescono. Con l’ultimo film della Marvel, Avengers: Endgame (sottotitolo rivelatore!), diretto dai fratelli Anthony e Joseph Russo, giunge a compimento un ciclo lungo oltre dieci anni e spalmato su ben 22 pellicole che ha accompagnato e visto crescere spettatori e personaggi fantastici e che finisce con un funerale. E non un funerale qualsiasi, ma l’estremo saluto a quel personaggio guascone e irriverente che conoscevamo come il playboy Tony Stark (Robert Downey Jr). E poco male se, piano piano, il tycoon sciupafemmine che proponeva di licenziare la sua segretaria per poterla portare più rapidamente a letto, si è gradatamente trasformato in un responsabile padre di famiglia (e la segretaria, molto borghesemente, ne è diventata la moglie). La sua morte chiude un ciclo perfetto, perché, nel 2008, era stato proprio lui a dare inizio con il primo film di Iron Man a quello che poi è diventato il Marvel Cinematic Universe (MCU per gli appassionati).    Iron Man/Tony Stark (Robert Downey Jr.). Avengers: Endgame non è solo un grande contenitori di effetti speciale. È un rito collettivo di passaggio per...

Bergen Barokk Suite Life / Gli algoritmi sessuofobici di Facebook

Quale mai può essere la ragione per cui un CD di musica classica viene bandito dalle pagine di Facebook come è accaduto il 25 aprile scorso all’album Bergen Barokk Suite Life, prodotto dall’etichetta norvegese LAWO?   La musica?  Ne dubito, troppo astratta e soprattutto strumentale.    I titoli?  Forse quell’offensivo “Les calotins” seguito da “et les calotines” (bacchettoni, baciapile, bigotti) di Couperin? Oppure l’allusivo “Plainte” (lamento, gemito) di Marais o, per analoghe ragioni, il lascivo, insinuante “Rondeau Le Plaintif” (lamentoso) di Hotteterre?   No, ci dicono l’intelligenza artificiale e le altrettanto selettive e selezionate intelligenze umane al servizio del giovane Mark Zuckerberg, il punto dolente del prodotto è la sua copertina, dove figura nientedimeno che la riproduzione “deemed to be sexual” (da ritenersi sessuale) di una Still Life – altrimenti detta Natura morta, Bodegón, Stillleben, Nature morte… – del pittore olandese Jan Davidsz De Heem, nato a Utrecht nel 1606 e morto ad Anversa nel 1684.   Per la combinazione di IA e IU di cui sopra, qualcosa, in quel dipinto, entra in rotta di collisione con l’impegno del marchio...

Fondazione Trussardi / "A Friend" di Ibrahim Mahama

Camminando a inizio dello scorso mese lungo Corso Buenos Aires a Milano, una macchia scura, un coagulo materico, si sovrapponeva all’abituale profilo dei caselli neoclassici di Porta Venezia. Avvicinandosi, i contorni indistinti della macchia assumevano una fisionomia sempre più riconoscibile fino a materializzarsi in una superfice di tessuto grezzo e slabbrato che rivestiva le forme sottostanti.    L’impressionante installazione A Friend dell’artista ghanese Ibrahim Mahama, che dal 2 al 14 aprile ha ridisegnato i caselli daziari di Porta Venezia, sorprendeva in prima battuta per l’imponenza e l’intensità cromatica. Promossa dalla Fondazione Nicola Trussardi e curata da Massimiliano Gioni, l’installazione è stata realizzata con 10.000 sacchi di juta cuciti tra loro e drappeggiati sulla forma degli edifici sottostanti, secondo un procedimento che Mahama ha proposto in altre occasioni, tra cui la Biennale di Venezia (2015) e Documenta 14 (2017). L’installazione era compresa nell’Art Week milanese, un programma di mostre, performance, esposizioni ed eventi che per una settimana ha coinvolto diversi luoghi della città e a cui la Fondazione Trussardi partecipa da diverse...

I nuovi populismi secondo Marco Revelli / La democrazia e l’ospite inquietante

In un servizio della Bbc, trasmesso il giorno dopo il referendum sulla Brexit, un operaio attempato col caschetto giallo e il giubbotto fosforescente, che lavora in un cantiere nel centro di Londra, si trova ai piedi di un possente grattacielo in vetro e in acciaio. Di fronte al telecronista, punta l’indice in alto e al suo microfono dichiara lapidariamente: “Quelli lassù hanno votato remain, noi quaggiù leave”. Quelli lassù sono i lavoratori dinamici e cosmopoliti, integrati nei circuiti globali della finanza, della comunicazione, del commercio internazionale; quelli quaggiù sono gli operai edili e i lavoratori saltuari, che la sera rientrano nelle abitazioni della periferia della città. Quest’immagine, tratta dall’ultimo libro di Marco Revelli (La politica senza politica. Perché la crisi ha fatto entrare il populismo nelle nostre vite, edito da Einaudi), non solo esemplifica icasticamente la frattura sociale che spiega l’esito sorprendente e ancora tormentosamente difficile da gestire di quel referendum, ma è anche l’ologramma dell’onda populista che, da anni, ha investito l’Europa e contagiato il mondo,  fino a culminare proprio nel risultato referendario inglese e, a un...

Eugene Thacker. L'orrore della filosofia, la filosofia dell’orrore / Tra le ceneri di questo pianeta

In una delle proposizioni più note del suo Tractatus Logico-Philosophicus, la 5.6, Ludwig Wittgenstein sosteneva che “I limiti del mio linguaggio significano i limiti del mio mondo”. Wittgenstein, che era celebre per l’accuratezza con cui sceglieva i modi della propria espressione linguistica, non poteva aver scelto quel verbo – “significano” – a caso, e tantomeno quel “significano” può essere interpretato, semplicemente, come un sinonimo di “sono” (il verbo “essere” è quello che di solito viene maggiormente, ed erroneamente, utilizzato nel riportare la proposizione wittgensteiniana): non si tratta, infatti, qui, di posizionarsi, per il filosofo austriaco, sul campo dell’ontologia, quanto su quello della teoria del significato.    Il problema che gli sta a cuore non è, quindi, tanto quello dell’esistenza di realtà irriducibili allo spettro linguistico, quanto quello del rapporto tra linguaggio e mondo, che viene indagato a partire dalla possibilità del primo di dare significato al secondo. Il linguaggio porta ad espressione un mondo che senza di esso sarebbe comunque lì, ma che sarebbe muto, rendendolo quindi, per noi, significativo, o meglio, significante. Questa...

Un viaggio nell’economia globale / Il mondo in un dollaro

“Dietro ogni transazione c’è una storia” è il presupposto da cui parte il libro di Dharshimi David, Il mondo in un dollaro. Il viaggio di una banconota dal Texas alla Cina, dalla Nigeria all’Iraq, per capire l’economia globale (Utet). Il racconto inizia quando Lauren Miller entra in un supermercato Walmart in un sobborgo del Texas e compra una radio prodotta in Cina. Sulle tracce della banconota usata per quella spesa ha inizio un viaggio in giro per il pianeta che ci rende partecipi di una storia ben più ampia e complessa. Il dollaro incassato dall’azienda cinese è trasferito alla Banca Centrale Cinese, che a sua volta lo utilizza per finanziare investimenti in infrastrutture in Nigeria. La moneta statunitense viene poi impiegata dal paese africano per acquistare riso dall’India, e da qui arriva in Iraq per comprare petrolio. Il viaggio del dollaro prosegue con l’acquisto di armi fabbricate in Russia, da dove un oligarca invia in Germania capitali che serviranno ad alimentare fondi pensione sulla piazza finanziaria di Londra. L’intermediario inglese, in cerca di nuove opportunità di investimento, rispedisce poi il dollaro negli Stati Uniti e offre la banconota come mancia proprio...

Zerubavel e Bartezzaghi / La forza della banalità: normalità e altri contropoteri

“A cosa pensi?”. “A niente”. “Cos’è questo niente?”. “Proprio niente”. “Cioè?”. Dialogo ricorrente tra timidi adolescenti o entro coppie consumate e annoiate? Sì, certo. Il che non toglie che si tratti di qualcosa di estremo interesse. A ben pensarci infatti: a cosa pensiamo quando non pensiamo a nulla? Che cosa passa, sempre e comunque, per la nostra mente tenuta a risposo, quando tutto sembra essersi fermato, e gli apparati cerebrali funzionano, per così dire, da soli, senza intenzioni proprie o stimoli esterni, ma comunque a loro modo ancora in azione e, forse, in agitazione? Come acchiappare e definire questo ‘nulla’ a cui pure in qualche modo stiamo pensando? Ecco un fenomeno che potremmo ascrivere a quella che si usa chiamare normalità, banalità, ovvietà: il va-da-sé, il dato-per-scontato. Fenomeno tutt’altro che banale e ovvio, tutt’altro che evidente, se si prende ad analizzarlo con serietà e curiosità, con rigore metodologico e un necessario tocco di ironica pignoleria.   La mente è a riposo, o almeno così crediamo. Eppure lei va lo stesso, non sappiamo se rallentata o semplicemente sciolta, lasciata libera di percorrere i meandri cognitivi, affettivi, valoriali di...

Centenario / Democrazia

Il testimone, il chimico, lo scrittore, il narratore fantastico, l'etologo, l'antropologo, l'alpinista, il linguista, l'enigmista, e altro ancora. Primo Levi è un autore poliedrico la cui conoscenza è una scoperta continua. Nel centenario della sua nascita (31 luglio 1919) abbiamo pensato di costruire un Dizionario Levi con l'apporto dei nostri collaboratori per approfondire in una serie di brevi voci molti degli aspetti di questo fondamentale autore la cui opera è ancora da scoprire.   È l’inverno del 1986, l’intervista è filmata nello studio di Primo Levi a Torino. Il giornalista della RAI è giunto quasi alla fine di una conversazione a tutto campo e prepara le domande ad effetto. “Levi, lei crede ancora in qualcosa?”, chiede con trepidazione. Levi ci pensa su un attimo; mai stato tipo da risposte affrettate, lui. “Sì”, dice poi convinto, “Credo ancora alla democrazia”. Il giornalista si entusiasma. “È un valore!”, commenta. A questo punto Levi lo guarda in tralice, come uno che avesse detto che fuori piove mentre splende il sole, e lo gela così: “No. È una tecnica…”. Nelle mie ricerche per La strada di Levi, il film che con Marco Belpoliti dedicammo a ripercorrere l’...

“I figli impossibili della nuova era” / Peter Sloterdijk. Contro il principio genealogico

Dopo l’uscita di Devi cambiare la tua vita (in edizione tedesca nel 2009, in traduzione italiana, per i tipi Raffaello Cortina, nel 2010) Peter Sloterdijk ha pubblicato molto, ma, si potrebbe dire, scritto poco a livello strettamente “scientifico”. Tutti i libri di una certa consistenza usciti in seguito al 2010, infatti, sono raccolte di saggi d’occasione, magari integrati con qualche articolo inedito (come nel caso di Che cosa è successo nel XX secolo? edito in Italia da Bollati Boringhieri, e Dopo Dio, pubblicato in traduzione da Cortina), oppure scritti che esulano dai crismi canonici della prosa filosofico-scientifica, come il romanzo erotico Das Schelling-Projekt (2016) e il secondo volume dei suoi diari personali Neue Zeilen und Tage (2018). Fa eccezione il testo uscito nel 2014 in Germania e recentemente (2018) in traduzione italiana per Mimesis con il titolo I figli impossibili della nuova era, che si può considerare l’unico vero testo teorico sistematico composto da Sloterdijk dopo Devi cambiare la tua vita, e che ne rappresenta, in qualche maniera, il logico sviluppo.   Il testo monumentale (più di 400 pagine) che il lettore si trova ad avere tra le mani è, come...

Francis Fukuyama / Lo scontro delle identità

Il tema dell’identità torna con prepotenza nel dibattito culturale contemporaneo, dopo l’orgia di visioni postmoderniste e glocaliste che miravano a depotenziarlo, a relativizzarlo, a pluralizzarlo e dunque a svuotarlo del suo contenuto originario (pur considerandolo foucaultianamente il frutto di fondamentali rotture epistemiche). Il grande merito del lavoro svolto da F. Fukuyama in Identità. La ricerca della dignità e i nuovi populismi (UTET 2019), sta proprio nel tentativo di riportare il discorso sull’identità nel solco di una filosofia politica “classica”, che dunque precede la decostruzione operata dai postmodernisti. Un tentativo ovviamente ideologico, che esalta soprattutto la continuità piuttosto che le discontinuità tra la modernità occidentale e ciò che sta accadendo oggi sotto i nostri occhi. Per tale motivo il suo excursus è talvolta parziale e glissa alcuni riferimenti importanti che hanno preparato il discorso sulla crisi del soggetto moderno.    Soprattutto nella prefazione lo studioso cerca di saldare i diversi saggi che compongono questo libro alla luce delle più recenti vicende storiche: dall’elezione di Trump alla Brexit, passando per il successo dei...

Piacere e colpire / La società della seduzione

L’ultimo libro del sociologo francese Gilles Lipovetsky – Piacere e colpire. La società della seduzione (Cortina) – si occupa in maniera approfondita della seduzione. Il tema trattato da questo libro viene spesso considerato futile e marginale, ma in realtà è particolarmente centrale all’interno delle società ipermoderne. E diversi autori se ne sono interessati, a cominciare da Jean Baudrillard, che anni fa ha dedicato all’argomento il celebre volume Della seduzione (SE). La tesi di Lipovetsky è piuttosto semplice: le società occidentali avanzate sono entrate in una fase talmente dominata da un modello seduttivo che si può considerarle come delle vere e proprie “società della seduzione”. Queste infatti per Lipovetsky sono organizzazioni sociali all’interno delle quali domina un modello culturale che incita costantemente le persone a mettersi in mostra, ad abbellirsi e a presentarsi al meglio.  La seduzione, naturalmente, prima di tutto si è diffusa nell’ambito delle relazioni affettive. Per il sociologo francese, la seduzione si è modificata, non è più quella classica e tradizionale, ma proprio grazie a questa sua capacità di adattamento si è totalmente affermata. Così oggi...

Kōbō Abe e Tetsuya Ishida / Il volto e le metamorfosi

I quasi duecento dipinti che ci ha lasciato Tetsuya Ishida, pittore giapponese morto nel 2005 a soli 31 anni, ritraggono persone che hanno in comune lo stesso identico volto. Il modello originario e di gran lunga più ricorrente è un giovane uomo o ragazzo dai capelli corti, l’espressione malinconica e lo sguardo trasognato, ma i soggetti raffigurati includono anche altri uomini, donne, anziani e bambini che condividono le medesime caratteristiche. «All’inizio era un autoritratto» annotava nel 1999 Ishida sul suo taccuino. «Volevo provare a fare di me stesso – del mio sé debole, patetico e ansioso – qualcosa di buffo, di cui si potesse ridere. […] Allargai poi la prospettiva ai consumatori, agli abitanti della città, ai lavoratori e a tutti i giapponesi.»   Come indica il nome Komon, il protagonista di un racconto di Kōbō Abe intitolato “Dendrocacalia” (1950) è l’uomo comune, o in altre parole un personaggio privo di una reale individualità, nel quale si riflettono i problemi e le contraddizioni di un intero corpo sociale. È esattamente come il sasso sul ciglio della strada che lui stesso calcia all’inizio della storia – «un sasso qualsiasi, insignificante» –, sperimentando...

Siamo tutti sulla stessa barca / Il rompicapo dell'antropocene

La prua di una grande nave mercantile fende i ghiacci, parzialmente sciolti, di quello che possiamo immaginare essere il mitico passaggio a nord-ovest, che collega Atlantico e Pacifico nei periodi più caldi. Questa immagine, fortemente simbolica, ritorna come un leitmotiv nel film-documentario di Rudy Gnutti In the same boat, in cui diversi esperti – Zygmund Bauman, Tony Atkinson, Serge Latouche, Mariana Mazzucato, Mauro Gallegati, Erik Brynjolffson e l'ex presidente dell'Uruguay Jose Mujica – discutono di globalizzazione e progresso tecnologico. La questione centrale affrontata nel film è la situazione paradossale creata dal sistema attuale in cui, mentre diminuisce la sperequazione economica tra le nazioni, aumenta sempre più quella tra le classi sociali all'interno dei singoli paesi; di conseguenza dappertutto si constata una progressiva riduzione della classe media, da sempre elemento basilare di stabilità politica e giustizia sociale. Ne conseguono ricadute importanti sul lavoro, come la crescita della disoccupazione e, allo stesso tempo, l'insostenibilità dei ritmi lavorativi per chi, invece, ha un'occupazione. Tutto ciò mentre la crescita continua della ricchezza prodotta e...

Olocausto: la Tv sociale / La televisione che vorremmo

La televisione ha cominciato a diffondersi in Italia a partire dalla metà degli anni Cinquanta e continua ancora oggi a essere particolarmente rilevante all’interno delle abitudini quotidiane delle persone. Negli ultimi anni, però, si è indebolita e non ha più quella posizione di monopolio che deteneva in precedenza. Ciò è dovuto soprattutto all’arrivo e alla diffusione particolarmente intensa fatta registrare dal mondo del Web. Non c’è ragione però di supporre che la televisione verrà sostituita dalle nuove forme di comunicazione, pur non potendo raggiungere i loro elevati livelli d’interattività e di partecipazione. Siccome offrono qualcosa di differente, la televisione e il Web possono infatti convivere senza grandi difficoltà.   Naturalmente, il mezzo televisivo ha dovuto sinora modificare la sua natura, adattandosi in misura crescente al nuovo contesto mediatico, e dovrà continuare a farlo anche in futuro. Esso, infatti, ha assunto delle caratteristiche inedite in conseguenza del presentarsi di fenomeni come l’arrivo dei nuovi canali digitali e il diffondersi del nuovo modello produttivo basato sul format, vale a dire l’acquisto da parte delle reti televisive di...

Economia digitale / Il capitalismo immateriale è molto materiale

“Nel secolo XVII una libbra di pepe poteva essere comprata a Giacarta per una sterlina e rivenduta a Londra per 100. La differenza, tolti i costi di trasporto, andava tutta a chi aveva il controllo del mare” (p. 178).  Arrivato quasi alla fine del libro di Stefano Quintarelli Capitalismo immateriale (Bollati Boringhieri, 2019, p. 198), ho trovato questa frase che ne riassumeva tutto il senso. Il libro di Quintarelli è il libro di un economista che da questa prospettiva riflette sui gatekeepers, su chi esercita un potere di controllo sulla circolazione di un bene, una merce, un servizio. Nel 1600, chi controllava il mare, chi faceva da medium tra le colonie e l’impero britannico, si garantiva grandi margini di guadagno, più alti di chi produceva il pepe a Giacarta. Oggi, Apple, Google, Facebook, Amazon, Uber, Airbnb hanno sostituito la Compagnia delle Indie nella lista degli intermediari più potenti. Non smerciano più spezie da Giacarta ma commerciano in altri beni preziosi immateriali.  Il libro di Quintarelli è un libro su questi nuovi capitalisti dell’immateriale e su quanto questa nuova forma di creazione di valore economico determini economia e società. Il libro è un...

Media e Illusione / Le tetradi perdute di Marshall McLuhan

Appunto per un prossimo viaggio a Toronto: andare alla Roberts Library dell’Università, dirigersi verso la sezione Thomas Fisher e cercare il settore Rare Books and Collections. Sembra che lì dentro sia conservato un appunto di Marshall McLuhan sul cavallo a bastone, il famoso manico di scopa usato dai bambini a mo’ di cavallino che tanto piaceva a Ernst Gombrich. Chissà che non si riesca trovare interessanti connessioni, e relativi cortocircuiti, fra il grande studioso dei media (quello della Galassia Gutenberg e di Understanding Media) e il grande studioso di storia dell’arte e delle immagini (quello di Arte e illusione, Immagini simboliche e Il senso dell’ordine). Si tratterebbe di un dialogo comunque intrigante, di una bella sinapsi in più nella rimpianta cultura del Novecento. Il geniaccio canadese, cattolicissimo e irriverente, che studia le invenzioni umane come protesi del corpo, da un lato. Il compassato connoisseur austriaco, emigrato al Warburg Institute di Londra e divenuto sir studiando il nesso fra norme e forme, dall’altro.    Il brogliaccio in questione avrebbe dovuto far parte dell’ultimo progetto di ricerca di McLuhan, lasciato in eredità al figlio Eric...

La Rete e i suoi diritti / La legge europea sul Copyright

Non è stato semplice, ma dopo un percorso lungo e tormentato il Parlamento Europeo ha approvato la nuova Direttiva del Parlamento Europeo e del Consiglio sul diritto d'autore nel mercato unico digitale [qui il testo finale della Direttiva]: con 348 voti a favore, 274 contrari e 36 astenuti, ma anche 90 eurodeputati che non hanno partecipato alla votazione, forse per non irritare una parte dei loro elettori a poche settimane dal voto. Ora manca un ultimo passaggio: il sigillo dei 28 ministri. Ma 21 governi si sono già schierati a favore, con due astenuti e cinque paesi contrari, tra cui l’Italia. Sono contrari Lega e Cinque Stelle, per Di Maio il provvedimento è “una vergogna”. Si sono scontrati due schieramenti, in un frenetico moltiplicarsi di appelli e contro-appelli, cui si è aggiunto un asfissiante lobbismo tra Bruxelles e Strasburgo. Erano contrari alla Direttiva i sostenitori della libertà assoluta della rete, che la considerano un limite alla libertà d'espressione e un favore alle grandi imprese editoriali. Ma erano contrari soprattutto i colossi del web, che da oggi dovranno pagare per lo sfruttamento delle opere artistiche, giornalistiche e culturali. Favorevoli alla...

Contro l’analfabetismo economico 4 / Comunicare la scienza

Il rapporto fra i cittadini e la scienza è in crisi. Gli esempi sono numerosi e noti, dal movimento anti-vax al caso Xylella in Puglia, passando per fenomeni pittoreschi come il “terrapiattismo” e il negazionismo degli sbarchi lunari. Molto è stato detto, e qualcosa si fa per rimediare. In Italia si è affermato il “metodo Burioni”, dal virologo Roberto Burioni, da anni impegnato a combattere la disinformazione scientifica nel campo della ricerca medica. Il metodo Burioni si basa sul principio che la comprensione e quindi la divulgazione della conoscenza scientifica richiede competenze che soltanto gli specialisti possono avere. Nel contesto del dibattito pubblico, questo principio si traduce spesso nello slogan brutale: “prima studia e poi parla”.   Il principio di fondo è corretto. La piena comprensione della scienza – o meglio del significato dei risultati scientifici – richiede una gamma di conoscenze che non possono essere acquisite in pochi minuti o ore trascorse su internet. Un errore comune consiste nell’estrapolare il risultato di un singolo studio (“Il consumo di sale riduce il rischio di infarto”) fuori dal contesto, ignorando le decine o centinaia di risultati che...

Giovanni Ziccardi / Tecnologie per il potere

Oggi l'autore Giovanni Ziccardi dialoga con Giulio Giorello, alle ore 14.00, Sala George Eliot (Bookpride, Milano).   In apparenza il saggio di Giovanni Ziccardi Tecnologie per il potere (Cortina, Milano, 2019, 16 €) è un manuale che insegna – ce lo dice il sottotitolo – “Come usare i social network in politica”. Dalle vittorie di Obama e Trump negli USA, dall'esito a sorpresa del voto su Brexit, dalla resistibile ascesa del Movimento 5 Stelle e dalla “Bestia” che inonda i social con i “Selfini”, abbiamo imparato che senza un'efficace e costosa task force in grado di gestire la comunicazione con tattiche di “propaganda paramilitare” (p. 206) un leader politico verrebbe immediatamente spolpato dalla campagna elettorale permanente che caratterizza la fast politics nella quale ci dibattiamo. Le cose che un politico deve sapere per reggere la competizione sono davvero tante e spesso costose. In primo luogo è necessario sapere che la rete cambia molto velocemente. Ziccardi individua tre fasi. La prima è “connessa all'idea romantica (…) che i computer potessero – e dovessero – servire per migliorare la vita dell'essere umano, soprattutto in rapporto alla società nella quale l'...