raccontarci le parole più espressive dei nostri dialetti

 

A quanto pare abbiamo una tendenza innata ad associare l’ascolto con lo spionaggio, i sotterfugi, le relazioni illecite. Chi non ha mai sognato di farsi mosca – o meglio cimice – nella stanza dei bottoni per carpire segreti senza esser visto?

 

Il Re di La città di smeraldo di Oz ordina al suo suddito Origlione di intercettare i dialoghi degli stranieri che si stanno minacciosamente avvicinando. Origlione spalanca allora le sue enormi orecchie, facendole oscillare leggermente su e giù, avanti e indietro. Verrebbe da pensare a una nuova versione di elephant man, adesso non più connotato per mostruosità fisica, ma perché le orecchie così giganti ricordano le straordinarie capacità uditive degli elefanti che comunicano tra loro a decine di chilometri di distanza.

 

Origlione riferisce che lo Straccione sta giungendo a liberare il fratello imprigionato. Lo sente prima che arrivi. Ma in America e nella terra di Oz non vivono gli elefanti. Le sue orecchie sono perciò più simili a parabole. Negli stessi anni, prima dell’arrivo del radar, si stavano sperimentando ingombranti strumenti composti da trombe, conchiglie curve, tubi fonoassorbenti. Servivano a localizzare i suoni a grande distanza. Questi uomini-parabola, muniti di enormi orecchi artificiali, venivano chiamati gli ascoltatori del cielo. Durante la prima guerra mondiale, integreranno i mezzi visivi per l’artiglieria. Sentire il rombo dei motori prima dell’arrivo degli aerei può salvare la vita.

 

Quando si annoia, il Re chiama Origlione a riferirgli quel che succede fuori, come fosse una radiolina ante litteram sintonizzata sulle frequenze del mondo. Così gli anticipa, per l’appunto, le notizie di una terribile guerra, che infuria lontana e la formazione di alcuni circoli di donne attiviste americane. Notizie poco interessanti per il Re, che vuole sapere invece se i suoi avversari hanno intenzione di vendicarsi. E Origlione non lo delude. Gli stranieri, che erano stati scagliati già in un tubo profondo che unisce due parti di mondo opposte, stanno tornando indietro.

 

Anche il tiranno Dioniso, molti secoli prima, aveva escogitato un buon metodo per scoprire cosa sussurrassero i prigionieri. In un’antica cava di pietra aveva fatto costruire una cella dalla strana conformazione, una sorta di imbuto capace di amplificare i suoni fino a sedici volte: un orecchio gigante alto più di venti metri e a forma di “s”. In cima, nascosta, il tiranno aveva posizionato la sua camera d’ascolto per godersi lo spettacolo.

 

Senza protesi e tecnologie, si può usare ancora il vecchio metodo dei pellerossa. Orecchio a terra e molta concentrazione. Così le vibrazioni della terra raccontano di cavalli al galoppo, carri in arrivo, minacciosi invasori. Perché la terra può parlare, conoscendone la lingua. In Lo spaventapasseri di Oz, un Uomo Bernoccoluto è chiamato l’Orecchio della montagna. Il suo dovere è ascoltare la natura e ogni suono che produce. Una cinquantina di anni prima, il professor Hardwigg e Harry, protagonisti del Viaggio al centro della terra di Jules Verne, riuscivano a sentirsi a vicenda anche se si trovavano a chilometri di distanza, sottoterra, perché un incredibile labirinto di granito faceva viaggiare la loro voce. La terra può diventare un muro di sussurri. Oppure può essere anche il tamburo sonoro per le pesanti zampe degli elefanti, che comunicano pure generando vibrazioni terrestre.

 

L’uomo Bernoccoluto, che conosce la lingua della montagna, è come una sentinella ambientale di cui oggi ci sarebbe molto bisogno. Se la collina sta male, «la terra qui trema di tosse brutale». Il destino di questo piccolo uomo Bernoccoluto, così come di tutta la sua comunità umana, è strettamente legato al destino della montagna. L’imperativo è: prima ascoltare.

 

Col mio buon ascolto e il mio forte richiamo

prevengo eruzioni sul monte che amo,

e questo mi rende così decisivo

che sempre festeggio perché sono vivo.

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@ Mara Cerri