Visione del teatro futuro

Su un’alta duna in mezzo al deserto un uomo cammina – 

Si vedono le sue tracce – ma il vento presto le cancella.

 

Ed ecco che arriva la barca carro del Sole – coi quattro cavalli e le vele bianche

immense a perdita di cielo.

 

L’uomo sale sul carro, prende le redini e guida su e giù per le dune.

 

Quando viene la notte ed è il momento di tornare in volo l’uomo dice:

 

Il teatro del futuro sarà (è)

andare su e giù nelle anime – 

barche teatri a cui stando al timone (alle vele)

si va a illuminare l’oscuro

capire le voci

ascoltare la metamorfosi – il sorgere, il tramontare:

le barche sono l’orecchio di Dioniso –

e riderne.

 

Entrano nella notte, luminosi.

 

[Giuliano Scabia è scomparso nel maggio del 2021, lasciando visioni sfolgoranti e un grande archivio di materiali editi e inediti. Dal Ciclo del Teatro vagante, copioni, schemi vuoti, commedie, lampi poetici, composto da 102 titoli, ultimo dei quali Canto del monaco Silvano, pubblicato su doppiozero il 31 dicembre 2020, estraiamo come augurio per il teatro del 2022 questo breve testo, il numero 80 del 2007, scena unica.]

 

Nella fotografia di Maurizio Conca: Giuliano Scabia legge Albero stella di poeti rari al Teatro delle Ariette (2015).

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Scabia dalle Ariette, ph Maurizio Conca.