Speciale
Occhio rotondo 71. In fila
Tutti in fila lungo lo stretto camminamento in mezzo alle acque che si perde là in fondo mentre disegna una lunghissima curva. Sul pavimento di cemento si scorgono i partecipanti al viaggio organizzato da Gianni Celati per realizzare il suo film, Strada provinciale delle anime, nel 1991. In mezzo a loro si distinguono appena due operatori della troupe con la camera in spalla. La fotografia, opera di Luigi Ghirri, è stata scelta come manifesto della mostra intitolata Verso la foce (curata da Lorenzo Balbi e Giulia Pezzoli, aperta fino al 4 ottobre al MAMbo di Bologna, catalogo con testi di Marco Sironi, Gabriele Gimmelli, Corrado Confalonieri, Danilo Montanari editore). Allineate in lunghe serie e disposte su tre pareti del museo, le 81 foto sono state donate a suo tempo a Luca Buelli dal fotografo. Ghirri aveva seguito con la sua macchina il viaggio della corriera blu su cui era stata imbarcata la singolare compagnia. L’immagine della fila rappresenta perfettamente lo spirito di questa escursione nei luoghi del delta del Po, motivo conduttore del film. Tre i protagonisti: il gruppo di amici e parenti convocati dal regista, l’acqua delle Valli e l’orizzonte che si perde là, oltre. Il primo è un segno umano, perfettamente rappresentato dagli ombrelli aperti sotto la pioggerella, cui si contrappone l’acqua contenuta dentro gli argini e l’orizzonte senza fine. La fila, che si snocciola e si disperde sul pontile, sembra appartenere a qualche sconosciuta occasione d’incontro.
L’immagine poi possiede una sua geometria discreta: l’altro sottile argine, proprio sopra i parapioggia, partisce in due lo spazio fotografico, mentre a destra appaiono due specchi d’acqua: aggiungono qualcosa d’inconsueto allo scatto senza tuttavia perturbarlo. È una bellissima fotografia che fornisce un senso di pienezza riguardosa al paesaggio vuoto grazie alla disposizione delle persone poste su una medesima linea. Cosa stanno facendo? Probabilmente seguono le indicazioni del regista comunicate attraverso il megafono da Luca Buelli, il produttore del film. Obbedienti si dispongono alla spicciolata sul molo, o argine che sia. Ci sono altre immagini d’allineamenti nella mostra bolognese. In uno scatto, ad esempio, si scorgono le persone in fila per uno che s’incamminano verso un traghetto sul fiume. Il sapore di gita che promana da queste fotografie è segnalato anche dai tantissimi ritratti di gruppo presenti nella mostra. Il fotografo ha dato le indicazioni su come disporsi.
Il gruppo degli amici e delle amiche è quasi sempre ritratto da lontano, così che non si scorgono perfettamente i visi dei presenti. È il contesto a prevalere sul ritratto delle singole persone: un piccolo parco con giochi per bambini, un piazzale con una alta stele a mo’ di monumento, la strada che corre dinanzi a un canale, il fronte d’una casa colonica, un argine con il gruppo e gli ombrelli aperti. Cosa ha fotografato Ghirri nel corso dei tre giorni trascorsi dai partecipanti in questo viaggio partito da Ferrara? Lo spazio. Anche quando ritrae le persone di fronte o di spalle, i suoi non sono esattamente dei ritratti. Non gli interessano le persone? Certo che gli interessano – alcuni bei ritratti ci sono nella mostra. Ma più di tutto l’attrae il loro stare insieme, come sul sottile argine di cemento o quando si stringono a gruppo per la foto di rito, oppure colti sul pullman o dentro il ristorante. Gli interessa lo spazio che le circonda, lo spazio che le contiene. Le ritrae mentre camminano, dando in questo modo forma allo spazio attorno. Senza le persone queste immagini non sarebbero così belle, e neppure così rappresentative.
Lo spazio diventa qualcosa che s’aggiunge; tuttavia la stessa cosa si può dire delle persone dentro gli spazi lagunari, vicino ai canali o sugli argini: s’aggiungono a quello che c’è lì. E cosa c’è lì se non il paesaggio? Ghirri fotografa il paesaggio e le persone sono nel paesaggio, per quanto è palese che non appartengono al paesaggio: sono dei visitatori. Tutte insieme queste 81 immagini sembrano le fotografie d’un pellegrinaggio, il cui senso è dato dal loro essere lì. Pellegrinaggio verso cosa? Verso il paesaggio. Sono lì e si muovono senza una meta precisa. Forse proprio questo interessa al fotografo, così come accade nello scatto da cui sono partito. Niente d’obbligatorio, d’indispensabile o d’essenziale. Svolgono il ruolo di contrappunto al paesaggio, anche se in apparenza sono loro i protagonisti del film: protagonisti inconsapevoli e smarriti. Del resto, Celati li ha invitati per questo.
In copertina fotografia © Fondazione Luigi Ghirri
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