Personagge

Nelle lingue in cui è categoria manifesta, il genere grammaticale è servitù obbligatoria. Scrivi un rigo e hai già dovuto rendergli molti tributi. Fin qui, per esempio, una decina (lingua, f.; categoria, f.; genere, m. e così via). L’italiano è esuberante, in proposito. Non va dappertutto così.  Ci son lingue che fanno a meno del genere. Ce ne sono tante (e prossime all’italiano) in cui a una risorsa di variazione siffatta si ricorre più parsimoniosamente. Chi nasce e cresce in italiano subisce invece una mitridatizzazione. Assuefattosi al veleno, l’antico re del Ponto gli era insensibile. Chi parla italiano non è sensibile alla pervasiva presenza del genere grammaticale e, di norma, non l’avverte. “Una persona onesta”: persona è di genere femminile e l’accordo lo ribadisce più d’una volta. Quanto a riferimento, la “persona onesta” sarà poi dotata di baffoni a manubrio, di seno prosperoso, di qualsiasi altra caratteristica materiale o morale che la infili nella casella prevista all’uopo da una morale sociale variabile nel tempo. Nella politica britannica del Novecento, “una figura significativa” fu Margaret Thatcher tanto quanto Winston Churchill. La prima ne fu “un personaggio significativo” tanto quanto il secondo. Come figura, personaggio ha un genere. Di recente, esso è saltato agli occhi di vigili persone di cultura, che v’hanno colto un’inadeguatezza, se non l’ombra di un pregiudizio. È maschile, inadatto, di conseguenza, a referenti (letterari) specificamente femminili.

 

È così apparso personaggia. In realtà, la forma esiste almeno dai primi decenni del secolo scorso. Se ne servì scherzosamente Antonio Baldini, in séguito secondo suocero di Natalia Ginzburg. Non è però la stessa parola. Oggi personaggia è rivendicazione. Guai a scherzarci. Nei Promessi sposi la prospettiva femminile ha gran peso: Lucia, Agnese, Gertrude ne sarebbero così “personagge”. L’innovazione sarà fortunata? Non si sa. La lingua fa sì sembiante di accodarsi agli andazzi, ma svicola sempre alla prima occasione e, irridente, continua per la sua strada. Con la stessa vena e per equità, ci sarebbe del resto da proporre anche persono, accanto a persona. Ripugnante? Forse sì, ma figuro c’è e ricordarlo si spera basti a non fare con chi legge una penosa figura. 

 

Comparso sotto il titolo di “Le «personagge» come strumento di rivendicazione”, Corriere del Ticino, 3 novembre 2018.

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