Scritture

Robert Shiller, Economia e narrazioni / Michael Fagan e la regina Elisabetta

Come le narrazioni dell’economia diventano esse stesse economia. Nel senso che influenzano i comportamenti economici e ne guidano i cambiamenti. A questo tema Robert Shiller, vincitore del premio Nobel per l’economia nel 2013 (insieme a Eugene Fama e Lars Peter Hansen) dedica un libro, intitolato appunto Economia e narrazioni (Franco Angeli, 2020). Tra le quali l’economista statunitense non comprende, nella lunga trattazione, la più potente delle narrazioni attuali, quella delle serie tv. A una di queste ricorriamo per introdurre il suo libro. È una storia tratta da un episodio della quarta stagione della serie The Crown, nel quale si racconta di quando un disoccupato inglese, Michael Fagan, facendo breccia nella sicurezza di Buckingham Palace si intrufolò nella camera da letto della...

Da un paese vicino / L’imperfetto di Giampiero Neri

La poesia di Giampiero Neri (pseudonimo di Giampietro Pontiggia, Erba, 1927) da sempre tende alla prosa. Se nel primo libro, L’aspetto occidentale del vestito, uscito nel 1976, alle prose poetiche si alternavano ancora testi in versi, da una raccolta all’altra la poesia di Neri si è concentrata in modo quasi esclusivo sulla forma del petit poème en prose, che vanta una lunga e prestigiosa tradizione nella letteratura europea, da Baudelaire a Dino Campana. In passato, però, l’elemento narrativo, in questo autore, era sempre straniato da un caratteristico procedimento di riduzione, di scorcio, di ellissi: negli stringatissimi “racconti” di Neri i dettagli – dei personaggi, delle immagini, delle vicende – si presentavano e direi si stagliavano isolati, illuminati dalla scarsità di...

Pietropolli Charmet, Il motore del mondo / Sentimenti adolescenti

Un adolescente, oggi, credo si senta come se stesse viaggiando in una navicella sperduta nello spazio lanciata a velocità pazzesca, alla deriva, tutto avvolto da cinghie e cannule di alimentazione, tra continui colpi e strattoni, botte in testa e calci sui fianchi e sui denti, che tanto uno più uno meno, e la libertà che non c’è e la fame e il bisogno di tutto. I ragazzi (non solo quelli in difficoltà) si trovano così, in mezzo a mille complessità speciali e inedite che devono fronteggiare, per questo sono diventati una delle categorie sociali più esposte, per le sue dinamiche particolarmente delicate, alle sollecitazioni fortissime e contraddittorie della nostra epoca. C’è da tremare, a pensarci bene: che cosa c’è di più incerto e incognito del momento cruciale della crescita in un tempo...

Ristampa / Gli sciamani di Carlo Ginzburg

Si può rileggere, o leggere, I benandanti seguendo tracce diverse e con diversi atteggiamenti, ma in nessun caso si riuscirà a restare indifferenti. Le vicende raccontate in questo libro risalgono a circa cinquecento anni fa, e sono la ricostruzione di veri processi dell’Inquisizione sulla base dei loro stessi verbali. La novità di questo libro sta nell’essere stato davvero una novità: la prima edizione (Einaudi) risale al 1966. Il formaggio e i vermi, forse il frutto più noto di questo lungo e ostinato lavoro certosino, verrà circa dieci anni dopo. La geografia di queste vicende è sempre la stessa, e certo non a caso: il bellissimo paesaggio friulano. Come il mugnaio Domenico Scandella detto Menocchio, mandato a morte dall’Inquisizione alla fine del ‘500, anche le strane figure dei...

Quaderno 6 / Il cane e la quattr'ossi

Oggi ho incontrato un cane magrissimo prima di inoltrarmi nel bosco, al buio. “Sei un osso?” “No, sono un intero cane.” “Dove vai?” “Oltre le cime degli alberi,  parallelo alla luna.” “Perché fa luce?” “No, perché fa scia. Di fiuto.” “Posso venire con te?” “Solo se stai zitta, quattr’ossi.”   Sono conversazioni così che ti cambiano la giornata. Arrivata qui da poco, quando poi in marzo hanno chiuso le porte della Lombardia e non potevo tornare, un uomo proprio vicino al bosco ha aspettato che lo raggiungessi e poi mi ha detto: “Lei non è di qui.” “Sì che sono di qui.” gli ho risposto. “Io non l’ho mai vista.” Allora, ho aspettato che continuasse a camminare per restare indietro per conto mio, bisbigliando: “Ci sono anche persone di là, signore. E poi non è che se lei non ha mai...

La Valle del Perturbante / Uncanny Valley, Silicon Valley

La Valle del Perturbante, in inglese “the Uncanny Valley”, è una curiosa distorsione cognitiva ipotizzata dallo scienziato giapponese Masahiro Mori nel 1970, quando in Giappone si lavorava a film e cartoni animati con effetti speciali sempre più realistici. Man mano che queste creature assumevano forme sempre più simili agli esseri umani, il gradimento dello spettatore cresceva. Ma a un certo punto quelle creature diventavano sempre più inquietanti e repellenti e mettevano ansia, finché la tendenza si invertiva. Per definire questo effetto, Mori ha utilizzato uno dei termini chiave del lessico psicanalitico: per Freud i l perturbante (Das Unhemlich) è “quella sorta di spaventoso che risale a quanto ci è noto da lungo tempo, a ciò che ci è familiare” (Il perturbante, 1919). È qualcosa che...

1939 - 2020 / Mario Lavagetto: un'indomita curiosità

La scomparsa di Mario Lavagetto lascia un grande dolore in chi lo ha conosciuto e gli è stato vicino, nei molti che sono stati suoi allievi a Bologna, l’università in cui ha insegnato negli anni in cui insegnavano Camporesi, Eco, Carlo Ginzburg, Celati, ma segna anche la fine di un’epoca in cui il suo mestiere, quello del critico letterario, aveva una capacità di penetrazione non solo nella cultura del nostro paese ma anche nei discorsi della politica, della sociologia, della filosofia e in tutte le cosiddette scienze umane. C’era un tempo – dagli anni del dopoguerra fino alla fine degli anni Settanta – in cui fare critica della letteratura era fare politica nel senso più ampio del termine. Ma era anche un modo per visualizzare le acquisizioni dello studio dei comportamenti individuali e...

Cile / Pedro Lemebel, Irraccontabili

In piedi davanti alla tomba di famiglia, il viso liscio e le spalle bagnate dalla pioggia che scivola sul giaccone nero, Pedro Lemebel racconta di quando decise di non firmare più i suoi testi con il cognome del padre, Mardones. All’epoca, all’inizio degli anni Ottanta, aveva vinto un concorso letterario “con un racconto molto gay”, la storia di un ragazzo omosessuale che, durante l’apocalissi, si arrangia in qualche modo prostituendosi.  Arrivarono i giornalisti per intervistarlo e furono accolti dal padre, del quale lo scrittore ha ereditato anche il nome di battesimo; Lemebel non era in casa e, per una serie di fraintendimenti dovuti all’omonimia, convinti di essere di fronte all’autore del racconto, consegnarono il premio al Pedro Mardones sbagliato, che, a sua volta, credette di...

Underland / Dentro le grotte inesauribili del tempo

Non staremo qui a cercare tutti i testi che Robert Macfarlane avrebbe potuto citare (e invece non l’ha fatto) in questo periplo immaginifico intitolato Underland. Un viaggio nel tempo profondo (traduzione di Duccio Sacchi, Einaudi, ottobre 2020). Non lo faremo perché il filologismo caricaturale che cerca il pelo nell’uovo non può capire che il destino dei buoni scrittori è essere sé stessi anche (e proprio) nelle lacune. Se questo libro, nelle intenzioni dell’autore, avesse voluto essere un centone di citazioni di geo-estetica sotterranea, o una carrellata di diapositive proiettate sul muro della cantina del proprio io, allora non avremmo avuto Underland che, in bilico tra Atlas Obscura del mondo ctonio e Wunderkammer narrativa, offre al lettore un dispositivo di cattura dell’immaginario...

Quarta e ultima parte / Un'altra storia? Conversazione con Igiaba Scego e Carlo Greppi

Continua la conversazione con Carlo Greppi e Igiaba Scego sui temi del colonialismo, nel senso più ampio del termine, e dei presupposti inesplicitati di una immagine del mondo e della storia eurocentrica, bianca e maschile che si riflette nella cultura contemporanea.   EM. Per quanto riguarda il colonialismo, a fronte dell'indegno sintomatico silenzio istituzionale con cui è passato l'ottantesimo anniversario della proclamazione dell'impero e la nascita dell'Africa Orientale Italiana, nel 2016, c'è comunque un crescente interesse, non solo tra specialisti, per le rimozioni del colonialismo fascista e da lì di quello liberale, direttamente proporzionale direi alle spinte filo-fasciste o nazionalistico-sovraniste in senso inverso. Personalmente credo che, benché necessario, il discorso...

Più miracoli in uno / L'ontano. L’albero degli zoccoli

Ho capito che era il compagno della vita quando liberò il giovane ontano nero dalla morsa d’edere e rovi. Giù, nella ripa incolta del fiume, il fusto e i primi rami già erano inghiottiti dai competitori, solo l’aerea cima ne rivelava la presenza.  Mi è caro l’ontano, o alno che dir si voglia (Alnus glutinosa), per la sua slanciata silhouette che si staglia lungo fossi e lame d’acqua. E perché è l’albero degli zoccoli di Ermanno Olmi, un film testimonianza di una cultura e di un mondo contadino scomparsi, da cui vengo anch’io. Mia madre indulgeva spesso nel ricordare nel nostro poco affabile dialetto quanto a lungo, da ragazzina, rompesse l’anima a suo padre prima di ottenere un paio nuovo di zoccoli (“supei”, con la sibilante aspirata).  Esposto all’aria il suo legno...

Ernö Rubik, Il cubo e io

Il cubo e io di Ernö Rubik è un libro che ci fa conoscere da molto vicino la persona dietro il personaggio: il personaggio è un solido platonico, la persona è il suo inventore, di cui porta il nome. È la storia di un progettista e del suo progetto, risultato di una vita vissuta nel fascino per i rompicapi e per i giochi. "Quando realizzai il cubo non ero un designer industriale né avevo specifiche competenze nel campo dei giocattoli. Inoltre, lavoravo in completa solitudine."   Perdersi per poi ritrovarsi    C'è un momento, nella vita di Ernö Rubik, architetto e progettista ungherese, in cui il limite tra l'invenzione di un giocattolo e la scoperta di un nuovo universo di possibilità è stato la rottura dell'ordine, l'istante prima che si scateni il panico. Aveva tra le mani...

Il teatro / Peter Handke. Attacco al sistema

L’Italia è uno dei pochi paesi al mondo in cui Peter Handke è noto quasi soltanto come romanziere: il che la dice lunga sia su quanto il genere teatrale sia considerato, da noi, la cenerentola nella gerarchia culturale, sia sul provincialismo che non lo fa percepire come una lacuna. Peter Handke è invece uno fra i drammaturghi più importanti del panorama teatrale internazionale: ed è stato proprio un testo teatrale, Insulti al pubblico, che l’ha reso famoso al grande pubblico tedesco; ed è da drammaturgo più che da romanziere che Wim Wenders lo chiamò, nel 1987, a firmare la sceneggiatura del celebre Il cielo sopra Berlino. Ora, finalmente, Quodlibet colma quella lacuna editoriale (l’ultima introvabile edizione del teatro di Handke, di Feltrinelli, era del 1969), ripubblicando i primi...

25 novembre 1970 / Yukio Mishima nell'inferno delle forme

Se fosse possibile stabilire, in tutta la sua ampiezza, un canone della letteratura che ha preso le mosse dalla catastrofe delle due guerre mondiali, Yukio Mishima non sfigurerebbe affatto quale tardivo rappresentante di quella frangia di scrittori che si espressero sotto un segno – per riprendere una sua celebre sentenza su Hitler – cupo come il XX secolo. "Tardivo" e "cupo" poiché rispetto agli ideali della generazione di intellettuali alla quale egli apparteneva – Mishima era nato nel 1925 – la visione del Giappone del dopoguerra restituita dai suoi romanzi ricalca con precisione i modelli formali e stilistici dell'estetismo borghese europeo di matrice decadente, rievocando tematiche e atmosfere proprie dell'epoca della crisi che investì la cultura occidentale a seguito della Prima...

Quaderno 5 / La morte non può farmi male

A me piacciono tantissimo le poesie tradotte da altre lingue, perché sono ancora più improbabili delle poesie nella lingua dell’autrice o dell’autore e l’improbabilità che diventa possibile è una mia grande passione, fa tremare i bordi della realtà, la sconfina e le fa accogliere variazioni prima impensabili. Quest’estate, grazie al mio amico RaiMondo, libraio in fondo alla città di Napoli, che l’ha pubblicata, e me l’ha mandata, leggevo Louise Glück e in Averno c’era scritto così:    […] la morte non può farmi male più di quanto tu mi abbia fatto male, amata vita mia.   E pensavo: “Già, e invece che estraneo inavvicinabile abbiamo fatto della morte.” Qualche volta, quando ci succede qualcosa di terribile, soprattutto se siamo piccoli, si cade fuori dalla storia e anche,...

Nella quiete del tempo / Olga Tokarczuk, o del movimento

La forza su cui si fonda la narrativa di Olga Tokarczuk è il movimento. Nel suo romanzo più noto, I vagabondi, pubblicato da Bompiani nel 2019 nella traduzione di Barbara Delfino, il principio di movimento si innerva in una costellazione – ama chiamarlo così, “romanzo-costellazione” – di storie, saggi e frammenti che celebrano la capacità di mutamento del mondo e degli esseri umani; storie che possono apparire slegate ma che a una vista d’insieme possiedono equilibrio compositivo e ampiezza di sguardo. Alla base della differenza d’impianto tra un romanzo tradizionale e un libro come I vagabondi, spiega Tokarczuk, c’è la differenza di visione e di sensibilità che passa tra un narratore dell’Est Europa e un narratore, poniamo, dell’Europa Occidentale. “Non ci fidiamo come voi della realtà....

23 novembre 1980 / Irpinia, paesaggio con rovine

Scrive Daniele Del Giudice nel suo libro, In questa luce: “Ogni secolo ha le sue rovine e un suo modo di metterle in immagine facendone paesaggio”. (…..) “È comunque il paesaggio che ci è dato, una compresenza grottesca di naturale e artificiale, un fondale della quantità e dei suoi resti; difficilmente tale paesaggio potrebbe consentire quella triangolazione tra natura, io osservante e consapevolezza di una divinità diffusa che garantiva la pacificazione dell’animo romantico. Tuttavia, sono i luoghi dove viviamo i nostri rapporti con gli altri, e dove, pur con ogni altrove nella fantasia o nella nostalgia, ambientiamo i nostri sentimenti”. A partire dalle ultime righe, in Paesaggio con rovine, Mondadori 2020, che Generoso Picone ha scritto con la penna dell’anima, si ritrovano le...

Ferite / Irpinia, 23 novembre 1980

Ero dentro la mia stanza ma non potevo uscire. Avevo le mani seppellite dai mattoni, potevo solo mordere i muri.   °   Il Sud della terra è sotto di noi. È un mondo che parla poco, a volte sta zitto per secoli. Non ascolta nessuno, non ha niente da dire. Noi che portiamo le parole in bocca dobbiamo sempre ricordarci il silenzio enorme che c’è sotto.   °   C’è un attimo in cui il terribile ti entra negli occhi e nel cuore, passa nelle gambe, spezza le tue costole come se fossero coriandoli. Sono quei momenti in cui puoi sconfinare nella morte oppure restare nella vita, vederla, vederti come mai era accaduto prima. °   Quella notte ogni grido era senza firma, era senza ascolto. Ogni grido era lontano come il fiato delle stelle.   °   Avvicinati, ascolta....

Febbre da fieno e L’Invincibile / Il ritorno di Stanislaw Lem

Due uscite, in questi ultimi mesi, ci hanno fatto riavvicinare all’universo narrativo di Stanislaw Lem, grande maestro della fantascienza, noto soprattutto per il suo Solaris, ma quasi del tutto scomparso dai radar delle librerie italiane, forse perché ormai lontano dal gusto dominante. Ben vengano allora questi due volumi, Febbre da fieno, pubblicato da Voland e tradotto da quel Lorenzo Pompeo (anche autore della postfazione) che ricordavamo per la sua traduzione di Sotto l’ala dell’angelo forte di Jerzy Pilch, altro gioiello della narrativa polacca, in questo caso alcolica e non fantascientifica, anch’esso finito nel limbo dei fuori catalogo; e L’Invincibile, pubblicato da Sellerio con traduzione di Francesco Groggia e succosa postfazione di Francesco M. Cataluccio. Sperando che queste...

Viaggi 1936-1968 / L'America di Moravia

Che ve ne sembra dell’America? Bella domanda. Se lo chiedeva, già negli anni quaranta, lo scrittore William Saroyan in un celebre racconto dal titolo omonimo. E oggi? Oggi sarebbe appropriato rispondere con un’altra domanda: quale America? Quella meschina di Trump, o quella sommessa di Biden? Quella fanatica e oscurantista della Bible Belt, o quella della cultura delle Grandi Università dell’Ivy League, della scienza, di centri come il MIT, il JPL, il Caltech? E ancora, l’America della East Cost, di New York, o quella della West Coast, di Los Angeles? Quale, dunque?  Cominciando dall’ultima domanda c’è da rispondere con l’ovvietà con cui, da sempre, qualcuno fa presente che “New York non è l’America”, come, altrettanto, non lo è Los Angeles, e nessuna delle due è uguale all’altra,...

Reddito / Branko Milanovic, Capitalismo contro capitalismo

Leggere di economia mentre tutto sta cambiando (anche) nell’economia non è facile. Libri e saggi che cominciano a trarre bilanci sulla nuova fase – il grande ritorno degli Stati, la crescita del debito pubblico in tutto il mondo, i nuovi equilibri commerciali e geo-economici – sono forse prematuri, si ha l’impressione di tecnici che lavorano ad aggiustare un aereo mentre vola (per citare una frase sentita di questi tempi). Libri scritti prima del grande choc che, tra le tante cose, potrebbe portare un salto di paradigma nella scienza economica – come scriveva qualche mese fa l’Economist, in un articolo intitolato “ricominciare da capo” – potrebbero apparire superati. Così non è però per quei lavori che ci danno gli strumenti per aggiustare l’aereo mentre vola, a partire dall’...

Di chi mi devo fidare? / Lino Aldani, 37 gradi di temperatura corporea

Con il rispetto per i morti e per le forze impegnate contro il virus che in questi mesi ha cambiato la nostra vita, questa epoca avrà tra i suoi simboli il termometro.  In passato il nemico era riconoscibile come avversario, questo invece è impalpabile, inafferrabile, etereo, misterioso, non ideologico, immerso nella natura. Di qui il ricorso a chi ne sa di più, all’esperto, alle sue conoscenze e ai suoi ferri del mestiere, e a strategie di ogni genere, inclusi semplici mezzi della tradizione per rilevare il primo segno di pericolo attraverso la febbre, come appunto i termometri.  Cambiano le fogge ma è sempre lui, il termometro a misurare la temperatura e controllare la salute del corpo. È una situazione curiosa in cui l’antico viene in aiuto del moderno, soprattutto in un...