Scritture

Carteggi amorosi / Cristina Campo e Alejandra Pizarnik: Anelli di cenere

Nel 1965, in una pagina dei suoi Diarios (DI, p. 88), Alejandra Pizarnik dedica una poesia a Cristina Campo e la intitola Anillos de ceniza, “Anelli di cenere”: «Stanno le mie voci al canto/ perché non cantino loro // i rigidamente imbavagliati nell’alba, / i camuffati da uccello desolato nella pioggia. // C’è, nell’attesa, una voce di lilla che si spezza / E c’è, quando si fa giorno, / una scissione del sole in piccoli soli neri. E / quando è notte, sempre, // una tribù di parole mutilate cerca / asilo nella mia gola perché non cantino loro, // i funesti, i padroni del silenzio». La poetessa canta perché le voci persecutorie non la soffochino. Scrive i suoi versi nonostante il mondo ostile: il suo canto è una “tribù di parole mutilate”. Perché dedicare una poesia così infernale e così...

Anna Wiener Bret Easton Ellis / Il Bianco e l'oscuro

Due libri ci trascinano nella valle oscura e nel bianco nebbioso della tecnologia. Si chiamano proprio così La valle oscura di Anna Wiener e Bianco di Bret Easton Ellis. Un "romanzo" e un'"autobiografia" (così li presentano i rispettivi editori, Adelphi e Einaudi) che raccontano come sta cambiando il modo di narrare nell'epoca dei social, oggi che possiamo raccontare qualsiasi storia in qualunque modo. Il libro di Anna Wiener è la vicenda di un apprendistato nella Silicon Valley, straordinario luogo propulsore della potenza di Internet, diventata la trama delle nostre vite. Quello di Ellis è il resoconto di come forme molto antiche dell'attività umana stiano modificando la loro natura grazie alla tecnologia, che trasforma in micidiali trappole le...

Tra le pagine di DeLillo e oltre / Underworld: sottomondi narrativi

"Bronzini pensava che camminare fosse un'arte".   È l'incipit della sesta parte del capolavoro di Don DeLillo, Underworld, dal titolo Composizione in grigio e nero, ambientata nel Bronx fra il 1951 e il 1952. Arthur Bronzini è stato il professore di scienze del protagonista, Nick Shay, e in questa meravigliosa ouverture passeggia a occhi bene aperti nel suo quartiere; ed ecco rovesciarsi sulla pagina una fenomenale ricchezza di dettagli, una vivacità da tela fiamminga: pescivendoli, bambini che giocano, lavoratori alla giornata, macellai, edicole, pasticcerie, perdigiorno — tutto splende di un'intimità che di rado si avverte nelle grandiose, ma sorvegliatissime, settecento pagine precedenti. Da questi brani — più usandoli come traccia di partenza che come materiale d'analisi...

Ottolenghi e Tagliacozzo / Due famiglie ebree nella Storia

Il finale l’hanno scritto i giornali. Mentre Lia Tagliacozzo, figlia di sopravvissuti alla Shoah, presentava su Zoom il suo ultimo libro sulle persecuzioni razziali, un coro d’odio ha fatto irruzione. “Hanno iniziato ad urlare ‘ebrei ai forni’, ‘sono tornati i nazisti’, ‘vi bruceremo tutti’, ‘dovete morire tutti’”, ha scritto Sara, la figlia dell’autrice, che in un post ha denunciato l’accaduto. Sullo sfondo, immagini di Hitler e svastiche.  Per alcuni lancinanti minuti, i fantasmi del passato si sono così ripresentati nella casa dove settantasei anni prima, nella razzia degli ebrei romani, era stata deportata la famiglia Tagliacozzo. E non per caso è accaduto in vista del Giorno della Memoria – uno sfregio a chi in nome delle vittime tiene vivo il loro racconto e all’Italia che ha...

Giuseppe Culicchia e Andrea Pazienza / Tra la P38 e l’eroina

Nella notte tra il 14 e il 15 dicembre 1976 Walter Alasia, vent’anni, sorpreso dalla polizia in casa dei genitori, spara e uccide il maresciallo Sergio Bazzega e il vicequestore Giovanni Vittorio Padovani; quindi salta dalla finestra dell’appartamento del primo piano sul marciapiede, dove viene a sua volta ammazzato. Nei primi capitoli di Il tempo di vivere con te (Mondadori, pp. 162; €17) il libro che ha dedicato al cugino Walter Alasia, Giuseppe Culicchia ripercorre rapidamente gli eventi sanguinosi degli anni settanta. Non è una ricostruzione critica o storica, è piuttosto un elenco. Il quadro che ne esce è impressionante. Cose note, ma non per questo meno tragiche: negli anni della guerra fredda l’Italia è in una posizione geopolitica centrale, frontiera aperta su molti fronti, e...

L'ultimo turno di guardia / Alberto Rollo, il paziente milanese

Leggendo L’ultimo turno di guardia di Alberto Rollo (Manni 2020) ho pensato al Paziente inglese di Michael Ondaatje (1992) e all’omonimo film di Anthony Minghella (1996). Rollo è già autore del romanzo-memoir Un’educazione milanese (Manni 2016), arrivato dopo una lunga carriera (tutt’altro che conclusa, peraltro) di direttore editoriale e consulente per grandi case editrici. Ha detto molti sì, molti no e molti forse a un’infinità di autori, ma deve averli detti anche a se stesso, altrimenti né il libro precedente né questo sarebbero usciti dopo gestazioni così lunghe. Venticinque anni ci sono voluti per scriverlo, senza la terribile fretta dei poeti che vogliono essere pubblicati subito. Siccome il suo eroe (ogni poema deve avere un eroe) è un “malato di tempo”, un paziente chiuso nella...

Parole spia / A Draghi: sì o no, ma “convintamente”

"Domani voterò convintamente sì a Draghi". "Convintamente e coerentemente no a Draghi". Ai lettori e alle lettrici di queste righe, caso mai non lo sapessero, il compito, facile al tempo della rete, di trovare chi si è espresso così in questi giorni. Ci sono parole che funzionano da spie. Basta sentirle proferire o leggerle in una pagina, per intuire di qual genere di proferitore o di scrivente si tratta, ben al di là, come si vede, delle scelte politiche. Di scrivente, appunto, non di scrittore, secondo la nota dicotomia messa a punto nel secolo scorso da un feroce annusatore di testi e di lingua: Roland Barthes.   La dicotomia è nota. Anche in questa sede altre volte vi si è fatta allusione né s'intende riprenderne i temi. Forse non si è detto che l’uso che il poligrafo francese al...

febbraio - maggio 2020 / Covid 19. Diario minimo

Ero a Parma la mattina del 21 febbraio 2020 e tornavo a Milano la mattina presto. L’altoparlante ha annunciato che il treno in arrivo da Bologna non si sarebbe fermato nella stazione di Codogno. Non avevo mai sentito prima di allora che una stazione era stata chiusa ai viaggiatori in arrivo. Dopo poco è giunto il mio treno. Quando siamo passati per Codogno ho fatto in tempo a vedere il cartello che indicava la cittadina lombarda. Un cartello fantasma, come l’intera stazione. Arrivato in Centrale mi sono fermato a comprare il giornale e una ragazza in fila prima di me ha chiesto all’edicolante un biglietto per Codogno. Lui l’ha stampato e consegnato. La ragazza è corsa via di fretta. Sarà mai arrivata?   Le note che seguono sono una sorta di diario minimo di quanto è accaduto dopo...

Ribelle e anticonvenzionale / John Fante, l'italoamericano

L’avere sempre scritto di sé, anche servendosi di narratori impliciti, non ha giovato a John Fante fino a quando, poco prima della morte, Charles Bukoswki lo ha proposto al pubblico americano come un autore non già wop (“senza passaporto”, cioè immigrato e cattolico) ma wasp, ovvero bianco, anglosassone e protestante, in qualche modo confrére di Salinger e un po’ “maledetto”. Fin troppo sottovalutato in vita, è oggi considerato un autore cult controcorrente, ma in realtà è ancora in attesa di definizione. Certamente originale, Fante è stato ribelle e anticonvenzionale per aver fatto della propria vita il portato di una sofferta condizione sociale e il precipitato di uno stato esistenziale, ma è apparso tutto sommato indifferente al suo tempo, cui non importavano davvero le sorti di un...

19 febbraio 2016 - 19 febbraio 2021 / Umberto Eco: ridere con la verità

Che cos’è la filosofia? Semplice: leggere e rileggere il Parmenide di Platone, non capirci granché, e rileggerlo ancora. In questo celeberrimo dialogo il grande filosofo greco enuncia nove ipotesi sull’essere, tutte diverse fra loro, tutte convincenti. Di modo che, dopo averne terminato la lettura, si entra in crisi profonda, superabile in un solo modo: ricominciare daccapo. Così, “non ho mai smesso di leggere quel testo e chiedo di leggerlo a tutti i miei studenti”. Perché? “Credo che non riuscire mai a capirlo completamente sia la più grande lezione di filosofia possibile. E non c’è bisogno di scoraggiarsi se non lo si comprende appieno. Bisogna continuare a leggerlo e più volte”. Questa singolare definizione dell’attività filosofica è di Umberto Eco, e ben risponde al modo ben...

Un libro postumo / Friedrich Glauser, Le vacanze di Studer

La letteratura talora presenta opere incompiute non tanto per volontà dell’autore quanto per la sua morte. Libri non finiti, canovacci lasciati nel cassetto e riscoperti da chi successivamente li ha aperti. Qualche volta compaiono al lettore senza modifiche come i Pensieri di Pascal o Bouvard e Pécuchet di Flaubert. Qualche altra invece, utilizzando indicazioni disseminate, qualcuno mette mano al testo, lo completa, lo riordina, si immerge in un’ispirazione non sua. Nel campo musicale è classico l’esempio della Turandot terminata da Franco Alfano in seguito alla morte di Puccini. Nel mondo letterario tra i casi più noti ci sono Hemingway con Festa mobile completata dalla moglie Mary, Kafka con America affidata a Max Brod, e Fenoglio, il cui Il partigiano Johnny fu coltivato dall’editore...

Una danza furiosa e immobile / Lettera sulla provincia

Il mondo è diventato tutta una provincia. Guardarlo come se ancora ci fosse un centro e un margine è un grande errore. Puoi mettere tutte le persone che vuoi dentro una città, puoi fare una città di sessanta milioni di abitanti, avrai comunque un luogo estremamente provinciale. Anzi, più ammassi persone in luoghi ristretti, più si evidenzia la miseria spirituale dell’epoca. Oggi dalle grandi città non arriva alcuna rivoluzione intima o civile. Si fanno le stesse cose che si fanno ovunque, solo con un passo leggermente più accelerato. Londra va di fretta per nascondere la sua fissità. La tecnologia ha accelerato il tempo e fermato il mondo.   Siamo dentro una danza furiosa e immobile. Il mondo è provinciale perché non crede alla grandezza, non crede al futuro. È un mondo di arbitri...

Daniel Carleton Gajdusek / Hanya Yanagihara, Il popolo degli alberi

C’è qualcosa di inafferrabile nella maniera di scrivere di Hanya Yanagihara, potente e avvolgente, di sfuggente ma dall’effetto palese, credo si tratti di un dono sorretto dalla grande abilità con cui la scrittrice di origine hawaiana maneggia la sintassi e la adatti alla propria visionarietà, alla fantasia. Francesco Pacifico, traduttore di Il popolo degli alberi (Feltrinelli, 2020) ha parlato di virtuosismo letterario e di come quel virtuosismo sembri un atto di guerriglia politica; parole che trovano conferma quando si legge il romanzo. Yanagihara spariglia le carte della narrazione, le rimescola, destruttura la forma romanzo, la rielabora in un finto, doppio, memoir. Si ispira a una storia vera ma ne scrive una d’invenzione, che è, per forza di cose e di talento, più vera del vero. La...

Diario clinico 3 / Quando il giornale era un mappamondo

“Basta pareti”, urla la bambina, perché i piccoli sono azione e stare al chiuso sembra una punizione di cui non si capisce la ragione. L’isolamento coatto forza gli adolescenti a inabissarsi sempre più in se stessi, la scuola è l’inaspettato oggetto del desiderio, gli adulti sognano: quello che vorrei è qualcosa di più del poter andare in un posto, è una vita al di là della casa.  Anche se nessuno ci vede, ci sentiamo sotto esame tutti. Ci domandiamo chi siamo, mentre dubitiamo e regrediamo, risucchiati in simbiosi strampalate, timorosi di ogni lasciatura. Cittadini un po’ infantilizzati che, come bambini con la paura di andare a dormire, vedono ingigantite le ombre della sera. Penso alla riflessione di Anna Freud, l’idea di un Super-io più crudele e spietato quando gli adulti...

Luoghi, amici e storie / Marco Belpoliti. Pianura, eccetera

Una domanda che ci si può porre a proposito di Pianura, l’ultimo libro di Marco Belpoliti (Einaudi, pp. 280, € 19,50), riguarda il genere a cui appartiene. Che cos’è? Un libro di viaggi, di memorie, di descrizioni? Una raccolta di saggi, una galleria di ritratti, un’autobiografia? Un quaderno di appunti, un diario? D’altro canto, il titolo non contiene misteri. Tema dell’opera è la Val Padana, la pianura evocata dalla fotografia di Luigi Ghirri che illustra la sovracoperta: un albero che appena s’intravede nella nebbia, accanto a un’edicola sacra, di quelle che s’incontrano a tutti i crocicchi delle nostre campagne. La valle del Po, dunque, a partire dall’area emiliana dove si è svolta gran parte della vita dell’autore, nativo di Reggio Emilia, con importanti indugi sulla Romagna e sul...

La Rete nella narrativa americana di oggi / Qualcos'altro di cui avere paura

Il bel libro di Luca Pantarotto Fuga dalla rete. Letteratura americana e tecnodipendenza (Milieu edizioni, 2021) pone molte domande sulla tecnologia che influenza le nostre vite. La rivoluzione digitale ha finito per coinvolgere anche la letteratura e Pantarotto ci offre un censimento accurato di tutto quello che gli scrittori di narrativa americani, il Paese della Silicon Valley dove nasce Internet, hanno prodotto in un arco di tempo che va dalla nascita del "cyberpunk" all'ultimo racconto appena uscito di Don De Lillo. Nessuno degli scrittori presi in esame riesce a restituire in un romanzo il mimetismo cui ci siamo conformati, non appena la rete e i social network hanno colonizzato l'esistenza, invadendo il nostro tempo e il nostro pensiero. Nessuno di...

Spazi post-sovietici / Tol’jatti, da città del futuro a passato prossimo

Nel 1930 lo scrittore M. Il’in (pseudonimo di Il’ja Maršak, fratello del più noto Samuil, poeta e autore di numerosi racconti per l’infanzia) scriveva nel suo Rasskaz o velikom plane ("Racconto sul grande piano"), libro per ragazzi sul primo piano quinquennale, che il centro della nuova città futura non sarà un castello o un mercato, ma una fabbrica. Soltanto un anno prima iniziava la costruzione della prima “nuova città”, Magnitogorsk, dove la vita del centro urbano ruotava attorno al nuovo stabilimento metallurgico, presto diventato uno dei principali punti di forza dell’industrializzazione sovietica. Apparvero altri luoghi sulla carta dell’Urss, nel corso dei decenni, sorti in virtù delle necessità economiche e produttive del paese: le naukogrady (città scientifiche), dedicate allo...

Almanacco / Dieci anni di doppiozero: Eccentrici

Artisti, pensatrici, filosofi, scrittrici, cantanti, poeti, fotografe, cineasti, psichiatri, psicologi, attrici, designer, politici, e altro ancora. Ottantotto testi per un e-book di tantissime pagine. Molti di questi ritratti portano in primo piano l’attenzione che abbiamo posto ai personaggi della società e della cultura – italiana e internazionale – non facilmente omologabili, irregolari: eccentrici, appunto. Sono solo una piccola parte di quelli che si trovano in “doppiozero”. Che si tratti di raccontare un protagonista del passato o persone scomparse da poco, lo sguardo è sempre volto a fornire informazioni, giudizi, visioni; includere il presente nel passato, perché quello che ci interessa è il futuro: futuro anteriore, si potrebbe dire. Non vogliamo inseguire l’attualità giorno...

Romanzo di Londra / Un Adamo fra le rovine

Nato sotto l’Impero asburgico nel 1893, Miloš Crnjanski, dopo aver combattuto nella prima guerra mondiale sul fronte galiziano-russo e su quello italiano entra in diplomazia. Nel 1940, ottenuti diversi incarichi in Portogallo, in Germania e in Italia,  decide di prolungare il suo esilio in Inghilterra. Tornerà a Belgrado, malgrado la sua avversione al comunismo, nel 1965. Poi, dal 1972 al 30 novembre del 1977, giorno in cui morirà di una morte lenta e volontaria, non scriverà più nulla.  Quasi tutta l’opera matura di Crnjanski è stata pensata e scritta da espatriato in un paese straniero, ai margini del dibattito politico e letterario jugoslavo, ai margini della società letteraria inglese e perfino ai margini della stessa comunità serba di Londra. Probabilmente a causa di ciò,...

Gli elementi di Mario Porro / Vagabondare per immagini

Nuvola, ombra, fango, acqua, mare, foresta ma anche catena, rete e orologio. Basta dare un’occhiata all’indice dell’ultimo libro di Mario Porro (Ipotiposi. Vagabondare per immagini, con illustrazioni di Anna Enrica Passoni, Medusa, Milano 2020) per comprendere che ci troviamo in un multiverso dominato dalla forza degli elementi naturali. Un mondo scrutato nelle sue componenti elementari, che Porro c’invita a prendere come modelli di riflessione e di visione. Come modelli della ipotiposi. Figura retorica che indica “una rappresentazione viva e immediata di un oggetto o di una situazione” (p. 202), l’ipotiposi è una descrizione così vivida da suscitare immagini nella mente di chi legge o ascolta. Un’iconicità o un vagabondare per immagini, come suggerisce il sottotitolo.   Ricorrendo...

Fantascienza postcoloniale / L'afrofuturismo di Nnedi Okorafor

Nnedi Okorafor è una scrittrice nigeriano-americana, classe 1974, nativa di Cincinnati e figlia di genitori nigeriani fuggiti negli USA alla fine degli anni Sessanta, a causa della guerra civile tristemente famosa per il genocidio del Biafra. La sua carriera di scrittrice comincia però nel XXI secolo ed è costellata di successi, a partire dal premio Wole Soyinka per la letteratura in Africa conseguito nel 2008, a cui sono seguìti: World Fantasy Award nel 2011, Hugo nel 2016, Nebula nel 2016, Locus nel 2018 e Eisner nel 2020. Infine eccola tradotta in Italia: Laguna per Zona42, Chi teme la morte, la profezia di Onye per Gargoyle e Binti per Mondadori, a cui si aggiunge i racconti contenuti nell’antologia Le visionarie (Nero editions), curata da Ann e Jeff VanderMeer, e nello speciale “...

Pittura e poesia / Rilke e l'arte del paesaggio

Calco della voce francese paysage, la parola italiana paesaggio appare la prima volta negli ambienti pittorici veneti del Cinquecento, in particolare tra i leonardeschi e intorno a Tiziano e la sua scuola. Fino all’epoca romantica la parola sarà usata quasi solo in riferimento alla pittura, poi il suo uso sarà esteso in altre aree semantiche: un cammino analogo hanno la parola inglese Landscape e la tedesca Landschaft. Dal linguaggio della pittura il paesaggio passa via via ad essere oggetto di molti saperi, anche se di poche cure. La voce entrerà nella Costituzione italiana con l’espressione “tutela del paesaggio”. Per via delle molteplici implicazioni, una storia del paesaggio, della sua rappresentazione, sarebbe pressoché impossibile. Già riferendosi a un’eventuale storia del paesaggio...