Scritture

Giorgio Agamben. Studiolo

Il sotteso o il sottofondo delle immagini. È del tutto evidente che un’immagine consiste in ciò che essa stessa espone visibile e che, pertanto, la sua natura – il suo essere – coincida con il suo apparire, ovvero che è la sua fenomenologia a costituirne l’ontologia. Nella storia della conoscenza umana l’immagine ha sempre costituito il principio, il mezzo e il fine della visione. Sotto un’altra prospettiva può anche essere concepita come un’offerta di operosità all’incessante ramingare dello sguardo. Tuttavia anche l’immagine, in particolare quella dipinta, poggia su di un supporto che, per quanto minimo, presenta una profondità e oppone al lato offerto allo sguardo un altro lato oscuro, corrispondente a una sorta di sottofondo generalmente trascurato.    Ognuno di noi è legato...

Maternità / Brenda Navarro, Case vuote

“Non ho mai voluto essere madre, essere madre è il peggior capriccio che possa venire in mente a una donna.” Brenda Navarro è nata nel 1982 in Messico, dove si è laureata in Sociologia ed Economia femminista, ha poi conseguito un master a Barcellona sugli Studi di genere e nel 2016 ha fondato un gruppo di donne che promuove la scrittura femminile dal nome #EnjambreLiterario. Si occupa perciò da sempre di donne, femminismo, della difesa di certi inalienabili diritti, soprattutto del racconto di questi. Nessuna storia esiste finché non viene raccontata. Navarro, mi pare di capire, pensa che la donna debba raccontare, debba essere raccontata come raramente è stato fatto, debba poter dire l’indicibile. E certe volte l’indicibile è la meraviglia, altre è il dolore profondo. I personaggi che...

Creature / Mariangela Gualtieri, Quando non morivo

La poesia di Mariangela Gualtieri, a partire dalle sue prime raccolte degli anni Novanta, è sempre bella, potente e coinvolgente, ma il suo recente libro, Quando non morivo, Einaudi 2019, riserva ai lettori qualche ulteriore sorpresa. I temi di questa raccolta sono, per gran parte, quelli che appartengono alla sperimentata tavolozza della Gualtieri.  In primo luogo l’apertura al mondo nei suoi molteplici aspetti, umani e naturali, spesso stupìta, talvolta perplessa, più spesso fiduciosa:   C’è nel mattino – sarà / per quella luce – una sottile ebbrezza / sarà per la bellezza / degli inizi – quella promessa / che sempre si nasconde / quando s’avvia un nuovo / qualche cosa. / Sarà il bello / di cominciare (p. 55)   Una situazione tipica è costituita da un io che ascolta,...

La biblioteca di Atlantide / La sposa meccanica di Marshall McLuhan

Marshall McLuhan viene solitamente considerato il più importante studioso dei media. Nato nel 1911 a Edmonton, in Canada, ha studiato lingua e letteratura inglese a Cambridge e ha insegnato in diverse università, tra cui principalmente quella di Toronto, dove ha operato tra il 1946 e il 1979. Le sue vastissime conoscenze, relative soprattutto alla letteratura e alla cultura classica, gli hanno consentito di interpretare in maniera innovativa e originale il ruolo sociale svolto dagli strumenti di comunicazione. La sposa meccanica. Il folclore dell’uomo industriale è stata la sua prima opera ed è uscita negli Stati Uniti nel 1951. Si tratta di un lavoro che solitamente non viene molto considerato, ma che è invece estremamente importante, in quanto in esso McLuhan ha tentato per la prima...

Invito al viaggio / Visa Transit di Nicolas de Crécy

È l’estate del 1986, l’estate seguente all’incidente nucleare di Chernobyl, quando due ragazzi francesi decidono di partire in auto verso l’Asia, attraversando l’Italia, varcando la Cortina di ferro, per poi scendere verso i Balcani e la Turchia. L’auto su cui viaggiano è una vecchia Citroën Visa, rimessa in sesto per l’occasione e dotata di un Radar 2000 piazzato sul cruscotto. Completano l’equipaggiamento una biblioteca ambulante, fissata sul lunotto posteriore, e un preziosissimo zainetto rosso che contiene “tutte le cose più importanti: la macchina fotografica, le chiavi, i documenti, i passaporti”. Nicolas de Crécy, affermato autore di bande dessinée, ci riporta indietro di più di 30 anni in questo memoir autobiografico, al viaggio intrapreso all’epoca insieme al cugino Guy. Il primo...

Grafica Editoriale / Il libro bello

Corso Matteotti è una lunga strada che scende da Anghiari verso la Valtiberina. È qui che Marta Sironi ospita, in una grande stanza soppalcata, la collezione di Sandro Bortone, che fu studioso, bibliofilo, e direttore della biblioteca Civica di Como. Un paradiso per chi ama i libri, ma la Sironi, oltre che amarli, li studia, come ha dimostrato nelle monografie dedicate a John Alcorn e a Giovanni Pintori. Ad Anghiari i libri, seguendo la classificazione di Bortone, sono raggruppati secondo l’autore della copertina. È da qui che prende le mosse il nuovo studio di Marta Sironi, Il libro bello. Grafica editoriale in Italia tra le due guerre (Unicopli), un volume che si occupa non solo di ciò che è enunciato nel sottotitolo, ma che riflette la storia delle trasformazioni del gusto negli anni...

1930-2020 / Vittorio Spinazzola: maestro

Spinazzola si chiamava Vittorio, sia all’anagrafe, sia sulle copertine dei tanti libri che ha scritto; ma tutti coloro che avevano confidenza con lui lo chiamavano Mario. Noi, suoi allievi, lo chiamavamo «maestro». Sulle ragioni per cui è stato davvero un maestro ci si potrebbe soffermare a lungo; mi limiterò a dire qualcosa più avanti. Prima conviene fare alcune considerazioni di carattere generale. Spinazzola avrebbe compiuto 90 anni fra poche settimane. Una vita lunga, operosa, che lascia alla cultura italiana un’eredità importante. Innanzi tutto, un orizzonte di riflessione: il ruolo del pubblico nella letteratura.    Spinazzola apparteneva a una generazione che per ovvie ragioni storiche si è impegnata a interrogarsi sul rapporto fra letteratura e società. Molto si è...

Il fiume senza sponde / Juan José Saer, per una letteratura fluviale

All’inizio del secondo quarto del XVI secolo, grossomodo mentre in Europa Lutero redige le sue tesi, dall’altra parte dell’Oceano Atlantico una spedizione diretta alle Indie guidata da Juan Pedro Díaz de Solís per conto della corona spagnola, allora sul capo del “Cattolico” Fernando II d’Aragona, porta per la prima volta uomini del vecchio continente a solcare un nuovo mare, dulce, come ebbe subito a battezzarlo proprio Solís dopo averne assaggiato le acque. Lo stesso mare che poi, derubricato a fiume e temporaneamente celebrato come Río de Solís, prese infine la denominazione di Río de la Plata, fiume dell’argento, da cui il nome quanto mai ingannevole della nazione che ne segue la sponda sud, l’Argentina. Più che un nome, «un flagrante abuso verbale, perché in tutto il territorio...

Pietas / Vita e teatro, arte e terapia

Non ci sono officine che riparano il cuore dolorante degli umani, non ci sono luoghi dove ripararsi quando l’individuo si ritrova braccato dalla Grande Storia. L’incontro con la distruttività – l’appartenere a una specie implicata in storie di male nell’espressione di Paul Ricoeur – non lascia scampo, ma il “mondo in frantumi” dell’esistenza può essere trasfigurato. Trasformato in immagine e parola, nell’armonia del canto. È quello che riesce a Charlotte Salomon con la sua opera omnia Vita? O teatro? (Castelvecchi, 2019). L’arte non ha salvato la sua vita, ma ha permesso la sua resurrezione. E noi oggi siamo di fronte a questo Grande Libro, un oggetto che si avverte sacro e un po’ si teme di toccare, un oggetto pesante da tenere in mano, che ha in copertina un autoritratto dell’autrice...

Ballardismo applicato / Ci saranno delle improvvise esplosioni, epidemie

“J. G. Ballard è uno dei pochi scrittori di fiction del ventesimo secolo dall’immaginazione così singolare da aver ricevuto un suffisso in inglese: in -esque o -ian, come nel caso di “Kafkesque” e “Dickensian””, scrive Simon Reynolds nel saggio che accompagna la traduzione inedita della video intervista All that mattered was a sensation che il grande scrittore inglese ha concesso a Sandro Moiso nel 1992, ora pubblicata in un’edizione bilingue corredata da un apparato iconografico e da una bella introduzione dello stesso Moiso, a cura di Francesco D’Abbraccio e Andrea Facchetti, per le edizioni Krisis. “Per alcuni lettori Ballard ha saputo imporre il suo modo di vedere tra i nostri occhi e il mondo”, tanto che è impossibile non pensare alla sua opera di fronte a eventi catastrofici,...

Il pessimismo comico di Ermanno Cavazzoni / Storie vere e verissime

Perché i marziani, quando sbarcano sulla terra, hanno sempre tanta fretta di ripartire? Siamo soli nell’universo? Cosa succede alle nostre cose quando iniziamo il viaggio per l’aldilà? Esistono i miracoli? A questi e a molti altri interrogativi cruciali per le nostre vite risponde Ermanno Cavazzoni nelle sue Storie vere e verissime, raccolta di trentacinque novelle comiche uscite di recente per “La nave di Teseo”, con una deroga ai consueti sistemi di ordinamento a cui Cavazzoni ci ha abituato nei suoi precedenti libri, dove segue la traccia di un tema-guida, di un genere o di una specie (Il poema dei lunatici, Vite brevi di idioti, Storia naturale dei giganti, Gli scrittori inutili, Guida agli animali fantastici, Gli eremiti del deserto, La galassia dei dementi) di cui redigere un...

Meridiani / Fruttero&Lucentini, Opere di bottega

Da molti anni i «Meridiani» hanno smesso di essere solo una collezione di opere più o meno complete e sono diventati libri in varia misura sperimentali, principalmente per due ragioni. In primo luogo, per la scelta degli autori contemporanei da inserire nella collana, che ricevono così una forma di canonizzazione non sempre scontata; in secondo luogo, per l’alto tasso di impegno critico-filologico dei curatori, chiamati ad allestire edizioni e apparati che corrispondano alle condizioni peculiari dei testi, esprimendo spesso però anche personali orientamenti, vocazioni, idiosincrasie. Per questo, ogni nuovo «Meridiano» è quasi sempre anche un avvenimento critico, risultato di un incontro fra autori e interpreti, che mettono in gioco un’indole oltre che un metodo, un’idea di studio e...

23 aprile 1929 - 3 febbraio 2020 / George Steiner. Perché la bellezza non ha salvato il mondo?

George Steiner si considerava – non del tutto a torto – l'ultimo intellettuale. A caratterizzarlo, in apparenza, era prima di tutto l'amore per il libro e per la cultura “alta” nelle sue varie forme, nella certezza che la grande letteratura, la grande arte, la grande musica, la grande filosofia avessero da dirci qualcosa su di noi, su ciascuno di noi e sulla nostra civiltà. A sostenere il suo sguardo critico era una enorme erudizione, la conoscenza delle lingue: era nato a Parigi, figlio di un banchiere, aveva studiato negli Stati Uniti, dove era fuggito, perché ebreo, e in Inghilterra. Oltre che in inglese e in francese, si vantava di poter tenere conferenze (e di fare l'amore, come ha raccontato con autoironia in I libri che non ho scritto, 2008) anche in tedesco (compresa la variante...

Ambiguità e ambivalenze / Curzio Malaparte e la caduta della civiltà europea

Curzio Malaparte è uno dei non numerosi scrittori italiani del Novecento a essere riconosciuti all’estero. Fin dagli anni Trenta, da quando Technique du coup d’État (1931) e Le bonhomme Lénine (1932) furono pubblicati direttamente in francese, la lingua transnazionale dell’epoca, le opere di Malaparte hanno goduto di una circolazione e di una ricezione critica globali – un paio d’anni fa gli è stato consacrato, per esempio, un Cahier de L’Herne. In Italia, invece, Malaparte è stato un autore difficile da affrontare, sia in vita sia dopo la morte. Soltanto nell’ultimo decennio la sua figura intellettuale e le sue opere hanno cominciato a uscire dall’ombra, grazie soprattutto alla riedizione di alcuni scritti e alla pubblicazione di inediti da parte della casa editrice Adelphi (su cui si...

Malattia e memoria / Angelo Ferracuti, La metà del cielo

La presenza di Angelo Ferracuti nel panorama della letteratura attuale è legata soprattutto a opere di carattere documentario, fra l’inchiesta e il reportage, con un interesse distintivo per il mondo del lavoro. Il suo libro più citato è infatti Il costo della vita. Storia di una tragedia operaia (Einaudi, 2013) dedicato al disastro della motonave «Elisabetta Montanari» (13 marzo 1987), corredato da un inserto fotografico di Mario Dondero: testo esemplare di un settore importante della nonfiction italiana degli anni Duemila. La metà del cielo (Mondadori 2019, pp. 208, € 18) è invece un libro molto diverso, molto personale: e intensamente, dolorosamente personale. Oggetto della narrazione è la precoce perdita della prima moglie, Patrizia, avvenuta una dozzina di anni addietro. Il...

Il teatro / Ágota Kristóf: identità in bilico

Sono uscite due raccolte di testi teatrali di Ágota Kristóf negli scorsi mesi, John e Joe Un ratto che passa, per Einaudi, Il Mostro e altre storie, per Edizioni Casagrande. Sono testi che giungono ai lettori italiani a nove anni dalla morte dell’autrice diventata nota in tutto il mondo con il grande romanzo Trilogia della città di K. La produzione teatrale di Kristóf è nota da decenni ai lettori svizzeri e francesi in quanto sono stati tra i primi testi da lei scritti in lingua francese, per poi affrontare il romanzo, racconti e in contemporanea poesie.  Queste due raccolte appena pubblicate, insieme a La chiave dell’ascensore e L’ora grigia uscite venti anni fa, vanno a comporre un quadro interessante sia nella storia della scrittura della loro autrice sia nella genealogia di...

Matto e mostro / Lo strano Federico Tavan

Federico Tavan nasce “strano” perché, quando è ancora in pancia, riceve la maledizione della strega del paese. Così la pensano ad Andreis, un borgo incantato, in cui vivono meno di 250 anime in Val Cellina, nel Friuli più segreto, al confine con l’“Italia”. L’Italia, a iniziare dal Veneto, è un posto dove non si parla la marilenghe, la lingua madre, il friulano. Mentre ad Andreis l’italiano è cosa che si usa solo sui banchi di scuola. Andreis è fatto di case in pietra con i ballatoi in legno, dove si può lasciare il fieno ad asciugare. C’è il torrente Alba che a volte è azzurro e altre verde fosforescente: lo guardi e sai che esistono le fate. Poi alzi la testa, vedi le montagne vicine, e sai, che se il tempo si fa grigio, di un grigio-dolore, esistono anche le streghe. Come quando il...

La nuova biografia di Paola Tonussi / Emily Brontë: o ragione o frusta

È a una certa idea di disobbedienza che la storia della letteratura deve tra le sue pagine più rivoluzionarie. Raccolti in bauli appunti e bigliettini trovati nella sua ultima stanza belga, fogli nei quali il poeta invocava la catastrofe del colera che spazzasse via lui, la sua opera e l’intero genere umano, i curatori di Baudelaire ne licenziarono le opere postume, dopo che la madre ne ebbe spurgate lettere e scritti ritenuti, per la di lei sensibilità, sconvenienti; Verlaine pubblicò in patria opere di Rimbaud, all’insaputa dell’autore ormai immerso nel mal d’Africa; Max Brod mancò alle volontà testamentarie di Franz Kafka e rese pubblici gli inediti che l’amico gli aveva lasciato in eredità perché li distruggesse (sic).  Il 9 ottobre 1845, poche ore dopo il colpo di pistola che il...

Saggio incalzante sulla fine dei tempi / Il male che viene

Porre la fine dei tempi come una certezza effettiva significa uscire dal circolo incantato di un’affermazione apocalittica che deve essere fatale, pur non essendolo in definitiva così tanto – e che mobilita una certezza per celia al servizio di un’angoscia che, per coronare il tutto, si supererà da sola per magia. In realtà, la certezza in questione, nella sua piatta banalità, è proprio quella che è scongiurata dall’“euristica della paura”, dalla metafisica dell’“angoscia ontologica” o dall’etica del “dovere dell’angoscia”. Sono sicuro della fine dei tempi in un orizzonte storico, che non ho affatto bisogno di datare per definire la fine imminente. Quanto all’angoscia che provo, nemmeno essa ha caratteristiche trascendenti, poiché non concerne strettamente nulla che verta sull’essere o...

Due libri di Hubert Selby Jr. / Il Grande Dolore Americano

Il Grande Sogno Americano, dice Hubert Selby Jr. in un’intervista, consiste nel cercare di evitare il dolore. Ecco perché ti uccide.   I suoi romanzi e la sua vita, invece, il dolore lo attraversano continuamente, ruvidamente, spasmodicamente. Selby nacque a New York nel ’28, giusto alla vigilia della prima grossa frattura di quel Sogno. Crebbe non lontano dal Ponte di Verrazzano, lasciando una scuola dopo l’altra fino a entrare nella marina con suo padre, a quindici anni. Navigò per alcuni anni finché nel ’47 gli venne diagnosticata la tubercolosi e fu rimandato in America. Tre anni a entrare e uscire dagli ospedali, operato più volte ai polmoni, imbottito di eroina per placare la sofferenza, senza la forza di trovare un lavoro, con l’organismo strapazzato da medicinali. A lungo,...

Letto in un'altra lingua / Ricardo Piglia, L'utopia della forma

La lettura dello scrittore   “Noi non vogliamo interpretare, ma raccontare quello che manca nella narrazione”, scrive Ricardo Piglia in Teoría de la prosa (p. 58). A questa affermazione fa eco un passo analogo in L’ultimo lettore: certi lettori russi, dice Piglia, i formalisti (Šklovskij, Ejchenbaum), “ci interessano particolarmente perché definiscono la relazione con un testo in funzione di come è stato costruito, e pongono problemi legati alla costruzione e non problemi riguardanti l’interpretazione” (p. 148).   Leggere da questa posizione, scrive Piglia, vuol dire “leggere come se il libro non fosse mai finito” (L’ultimo lettore, p. 149). Questa posizione riguarda la ricerca di una prossimità, da parte del lettore, con il punto di vista della composizione. Essa implica uno...

Oreste Del Buono / Racconto d'Inverno. Un'altra deportazione

Nel mese di novembre del 1945 esce Racconto d’inverno, uno dei primi resoconti dei campi di prigionia tedeschi. L’ha scritto tra aprile e luglio un ventiduenne appena ritornato dai Lager nazisti. Si chiama Oreste Del Buono e, nonostante la giovane età, già inserito nei giri letterari milanesi. Alla fine degli anni Trenta è stato infatti un collaboratore del giornale satirico Bertoldo, inoltre ha scritto sui giornali degli universitari fascisti milanesi e lombardi. Nel 1943 insieme a Domenico Porzio e a Marco Valsecchi ha poi fondato una rivista, di cui sono usciti nove numeri, che si è intrecciata con il gruppo comasco animato da Renzo Cantoni, fratello del filosofo Remo, facente capo a una libreria dove gravitano Dino Buzzati, Antonio Banfi, Giuliano Gramigna, Carlo Bo, Luciano Anceschi...