Scritture

Speciale Sciascia / L’onorevole disgregato di Sciascia

Quando nell’estate del 1964 ricevette da Mario Giusti, suo amico e direttore dello Stabile di Catania, l’incarico di scrivere sul tema della mafia una pièce teatrale per la stagione 64-65, dopo il felice esito l’anno prima sulla stessa ribalta del Giorno della civetta, Leonardo Sciascia batté in una settimana una specie di commedia amara intitolata L’onorevole nella quale la mafia figura nel tipo di un nuovo don Mariano Arena mellifluo e caricaturale, don Giovannino Scimeni, colluso con un parlamentare pescato dalla società civile: sortendo però una sotie pirandelliana per non essere riuscito a sostenere fino in fondo il tono naturalistico di una rappresentazione fin troppo ricalcata dal vero.  In sostanza, proprio quando Sciascia è avviato a imprimere al suo teorema sulla mafia un...

Aperture e chiusure / Incontrarsi per la strada

Nel giugno dello scorso anno, insieme a noi tutti, reduci dal primo lockdown, è uscito un libro la cui lettura ci avrebbe fatto bene non solo perché utile nella contingenza, ma anche perché suggestivo per la nostra vita indipendentemente dalle ragioni di questo o quel virus. Camminare può cambiarci la vita è stato scritto da Shane O’Mara, un neuroscienziato, direttore del Trinity College Institut of Neuroscience di Dublino. Vi si racconta perché camminare sia una attività che fa bene al cervello e al corpo e perché possa far bene alle città, all’ambiente, alle nostre relazioni. Un’attività a basso costo ma, chi ama camminare lo sa, di grande e molteplice valore. In queste ultime settimane la progressiva “riapertura” delle nostre città sembra favorire la rimozione della fatica fatta in...

Diario (8) / La bellezza del mondo

“Educa e spera”. L’ho trovato disegnato a lettere ottocentesche sulla facciata a mezzogiorno del palazzo comunale di Pieve di Soligo. Quel palazzo è stato in origine una scuola e tale origine spiega il perché di quel motto sapienziale. È carico di utopia pedagogica: suona affine all’“aspetta e spera”, che – al di là della nascita funesta in Faccetta nera – nel parlare comune è diventato lo sberleffo cinico a una speranza che mai si realizzerà, ma ne è invece il radicale rovesciamento: semina e spera. È sapienza contadina: fatica e spera. È il senso stesso del fare cultura, del far germogliare: coltiva il terreno, le vite dei ragazzini che ti trovi davanti, suda, mettici il tuo tempo e il tuo sforzo, e poi lascia fare al mistero. Al sole, alla pioggia dal cielo. E prega che il mal tempo,...

Un verso, la poesia su doppiozero / Gaspara Stampa. Signor, io so che ‘n me non son più viva

Un verso di Gaspara Stampa: dalle sue Rime, che furono in gran parte rime d’amore. I poeti del Cinquecento italiano, rimodulando e reinventando le rime di Petrarca, maestro d’amore, consegnarono ai lettori una meditazione sull’amore che toccò un arco estesissimo di temi e sperimentò un ventaglio amplissimo di registri espressivi: al punto che se volessimo oggi dire del desiderio, delle sue forme, delle sue radici, della sua lingua, basterebbe raccogliere da quei lontani versi figure e motivi, e avremmo un compiuto trattato appunto sul desiderio, sorprendentemente in dialogo con le odierne idee  sul nesso tra desiderio e mancanza, e sulla fisicità e corporeità del desiderio.   Nella stessa epoca numerosi Trattati d’amore e Dialoghi sull’amore (quelli del Tasso, tra i primi)...

La breve vita felice di Giovanni Cenacchi / Guida alle Dolomiti per escursionisti fuori rotta

Il libro Dolomiti cuore d’Europa. Guida letteraria per escursionisti fuori rotta, da poco pubblicato nelle edizioni Hoepli, raccoglie scritti editi e inediti di Giovanni Cenacchi, scrittore, giornalista, alpinista e fotografo, scomparso a quarantatré anni, il 17 agosto del 2006. Originale figura di intellettuale e di alpinista, riuniva finezza di letture e di scrittura a inconsuete abilità nell’arte della scalata e dell’esplorazione.  Le Dolomiti erano le montagne più amate da Cenacchi. Lui, bolognese nato quasi per caso a Cortina d’Ampezzo, aveva cercato per tutta la vita di scoprire e conoscere quelle montagne. Trascorreva le vacanze, da bambino e poi da adolescente, in un’antica casa nella frazione di Gilardon, ai margini della conca ampezzana, dove la sua famiglia e quella del...

Un libro di Giuseppe Carrara / Storie a vista. Il fototesto

A dirlo, si rischia di cadere nell’ovvio, tanto il fenomeno è noto e diffuso. Nella letteratura degli ultimi anni la presenza di immagini all’interno dei testi è diventata una specie di costante. Non si contano i romanzi, le raccolte di poesia, le opere di non-fiction in cui compaiono fotografie, disegni, grafici e via dicendo. A lavorare in questo senso sono stati e sono autori molto diversi, da W.G. Sebald a Orhan Pamuk, da Annie Ernaux a Dave Eggers. E stando all’Italia si potrebbero aggiungere i nomi di Walter Siti, Emanuele Trevi, Helena Janeczek, Michele Mari, Antonella Anedda – solo per citare alcuni degli autori e delle autrici che la critica ha più apprezzato e discusso.   Nient’altro che una moda? Declinazione fra le molte possibili dell’attuale tendenza a ibridare le forme...

Quarant’anni dopo / García Márquez: i segreti dietro la morte annunciata

La mattina del 22 gennaio di settant'anni fa, nel 1951, gli abitanti di un paesino remoto dei Caraibi colombiani, chiamato Sucre, furono svegliati dal trambusto di un crimine fratricida. Víctor e Joaquín Chica Salas avevano appena accoltellato il loro amico Cayetano Gentile Chimento, per vendicare il disonore della sorella Margarita, restituita alla famiglia dallo sposo, Miguel Reyes Palencia, dopo che aveva scoperto che lei non era vergine durante la prima notte di nozze. Terrorizzata dalle percosse dello sposo e dalla furia dei fratelli, Margarita aveva confermato la voce che girava in paese fin dai tempi del suo fidanzamento con Cayetano, cinque anni prima: i due avevano avuto rapporti sessuali. Margarita stava ancora piangendo nella casa di famiglia, quando le diedero l'inconcepibile...

Verso Paradiso / La gloria di Colui che tutto move

L’attacco di Dante nella sua terza cantica è gerarchico fin dal primo verso, e non potrebbe esserci esordio meno congeniale alla mentalità degli odierni lettori del Paradiso. Il medioevo è dominato dalla nozione di gerarchia, in senso teologico e angelologico, ontologico e cosmologico, assiologico e morale, fino all’ordinamento sociale che della gerarchia celeste dovrebbe essere lo specchio, partendo dalle due massime autorità cristiane che ne costituiscono il vertice in terra, la Chiesa e l’Impero. Il problema per noi è che il nostro mondo si è formato insorgendo contro questa gerarchizzazione della realtà, ricondotta a ragioni oppressive che la modernità si è fatta un dovere di demistificare e distruggere in nome di un’orizzontalità liberatoria, di un immanentismo in cui non esiste...

Un volume di disegni / Mattotti: castelli senza parole

A cosa servono i capitoli? A niente. I paragrafi? Idem. Gli a capo? E gli indici? E le note? E i numeri di pagina? Le prefazioni? Le postfazioni? A niente, non servono a un bel niente, solo per fare scena, decoro, ordine. Se gli artisti (tutti, poeti compresi) potessero liberarsi dei materiali di riempimento e delle convenzioni si otterrebbero risultati sorprendenti. Usare soltanto quello che serve e niente più, dire soltanto quel che si ha da dire e nient’altro. Del resto lo spiegava già Aristotele: ciò che si può togliere e mettere senza che niente cambi deve essere tolto. Semplice? No, quasi impossibile. Lorenzo Mattotti invece frequenta da tempo quest’arte essenziale. Basti ricordare Linea fragile, il libro della linea sottile, in continuo equilibrio con il bianco delle pagine, un...

Un classico dello spionaggio del 1926 / Valentine Williams, L’uomo dal piè storto

L’uscita del romanzo di spionaggio L’uomo dal piè storto di Valentine Williams (Quodlibet, Macerata, 2021) è meritevole sotto diversi profili. Il primo è quello di recuperare testi usciti in anni lontani che sembravano sprofondati nell’oblio. Questo libro in particolare era stato pubblicato nel 1926 da un minuscolo editore di Torino, Edizioni Cosmopolita che si era impegnato a presentare la “Collezione di romanzi moderni di avventure e polizieschi”. Gli autori erano noti e di buon livello come G. Leroux con Il cuore rubato, E. Wallace con Il mistero Walton. Nel catalogo comparivano anche le opere di V. Williams con tre titoli dedicati a Piè storto, che riscossero un imprevisto successo. Erano stampati dalla tipografia torinese di Francesco Mittone, mio nonno. Il secondo è quello di...

Carteggio 1930-1970 / Caro Bonsanti, tuo Gadda

“Povera e cara mamma” è formula ricorrente nelle lettere spedite ai propri cari negli anni di guerra. A lei Gadda chiede di perdonare gli scatti di nervi, i “momenti poco sereni”, in parte motivati anche dalla sotterranea rivalità tra i due fratelli, dall’accusa non tanto velata che la madre preferisca Enrico, così vitale e gioioso rispetto all’ombroso “figlio difettivo”, dirà la Cognizione del dolore. Adele Lehr è una donna colta, poliglotta e di tempra decisa, fiduciosa nell’etica lombarda del lavoro, la cui risolutezza poteva facilmente trasformarsi in intransigenza. Il “diniego oltraggioso” che il mondo e il destino oppongono a Gadda (e ai suoi alter ego romanzati) ha la sua matrice nel mancato affetto dei genitori, nella “sadica” disciplina educativa che gli è stata inflitta. Al...

Una scrittrice palestinese / Adania Shibli, una storia di violenza dissepolta

Che cos’è un “dettaglio minore”? In psicoanalisi è ciò che può schiudere l’universo dell’inconscio individuale, la feritoia da cui entra la lama di luce, il punto d’accesso al non dicibile.   In storia, come affermava la narratrice e storica algerina Assia Djebar, è proprio il dettaglio minore a rivelare, riportandolo alla coscienza, l’ineffabile, il rimosso, ciò che è stato sepolto per sempre. Djebar parlava del lutto delle donne algerine, murate nel sudario del silenzio e di un’amnesia imposta e autoimposta. Per loro il dettaglio minore poteva essere un cucchiaino di latta ritrovato nella cenere di un bivacco del maquis. Quel cucchiaino, veicolo materiale di una memoria affettiva soffocata e tuttavia non spenta, poteva fare da esca al ricordo, all’espressione del lutto, al pianto,...

Un libro di James Nestor / L’arte di respirare

Forse qualche anno fa un libro con un titolo asciutto come L’arte di respirare non avrebbe fatto scalpore negli USA e non sarebbe nemmeno stato tradotto in trenta lingue nel giro di tre mesi. Per mancanza di attualità, il libro del giornalista James Nestor sarebbe probabilmente rimasto un gioiello di nicchia. C’è voluta una pandemia, che ha tolto il fiato a miliardi di persone, per rendere pubblico un dato: qualcosa di così essenziale nella nostra vita come il respiro ci mancava già da prima, e da molto tempo. Già dall’età di quattro, cinque anni respiriamo in modo contratto e adrenalinico, come se stessimo lottando continuamente contro qualcosa. E se durante la pandemia chi se lo poteva permettere ha iniziato a osservare alcune delle proprie abitudini corporee, ora nella fase post-...

Un libro di Guido Tonelli / Il sogno di uccidere il tempo

Niente potrebbe essere più rivelatore del contrasto tra la concretezza di un cavatore di marmo delle Apuane e l’ardire di uno scienziato che cerca di cattura il più effimero dei problemi scientifici: la natura del tempo. In Tempo, Il sogno di uccidere Chrónos (Feltrinelli, 2021), sorprendentemente, Guido Tonelli riesce nell’impresa. Non è un caso. Infatti l’autore non è un solo un teorico, ma un fisico sperimentale che ha contribuito alla scoperta del bosone di Higgs al CERN di Ginevra. Grazie a questo percorso (e forse chissà alle sue radici), nel suo nuovo volume, la tensione tra empirico e teorico attraversa ogni pagina.  Il tema del tempo, si sa, è quanto mai sfuggevole, almeno come gli istanti di cui è fatta la nostra esistenza. Ogni momento, infatti, esiste solo nella misura in...

Diario (7) / Cordula, dantista femminista

Ma cosa ci fa una donna, e per di più vestita da uomo, nel tempio maschile del dantismo? Attenzione, stiamo parlando di oltre un secolo fa, non dei nostri anni di transgender: 9 maggio 1920, Cordula Poletti varca la soglia della Biblioteca Classense, a Ravenna, per tenervi la sua “lectura Dantis”. Nessuna prima di lei. Non ha paura: camicia bianca e cravatta, una camelia appuntata sulla giacca, scarpe a tacco basso e larga suola spessa, colei che Sibilla Aleramo anni prima aveva chiamato “la fanciulla maschia”, avanza nella Sala di Dante, dove leggerà e commenterà il XXXIII del Paradiso, canto arduo e complesso, la vetta più alta della Commedia. Sembra lo abbia fatto apposta, a sceglierlo: sa che deve competere al massimo livello di difficoltà possibile. Non sente, o finge di non sentire...

Le Satire presentate da Cavazzoni / Il “libro segreto” di Ludovico Ariosto

Ci sono molti modi per avvicinarsi a un testo letterario, soprattutto a uno di quelli che siamo abituati a chiamare “classici”. (Così come ci sono molti modi per iniziare un articolo: in fondo si tratta pur sempre di servirsi di luoghi comuni più o meno collaudati dall'uso). Prendiamo le Satire di Ludovico Ariosto, per esempio, scritte tra il 1517 e il 1525, quindi dopo le commedie in prosa e la prima stampa del Furioso (1516), ma antecedentemente alla stesura in versi delle commedie stesse e prima dell'allestimento definitivo del poema nella sua terza edizione (1532). Il metodo prevalente di affrontare questi testi è quello filologico. Il riferimento quasi ovvio è quello ad alcuni saggi di Gianfranco Contini. Celeberrimi e celebratissimi, avvolti (e a ragione!) da un'aura di sacralità....

Luca Barcellona, Massimo Carboni / La danza leggera dell’ornamento

Questo articolo lo sto scrivendo direttamente al computer; con la stilografica ricopio talvolta le citazioni che commentano qualche disegno; spesso la scrittura si inciampa, scrivo refusi che ripropongono quelli che solitamente mi capitano digitando sulla tastiera; certe volte ricorro alla penna a biro perché l’inchiostro della stilografica si è seccato e ho fretta, compromettendo naturalmente il risultato, la forma stessa delle lettere. Non so se questo capiti a tutti, certo però la scrittura a mano sembra aver assunto una funzione soltanto ornamentale.      Eppure il titolo del nuovo libro di Luca Barcellona, Anima e inchiostro, pubblicato da Utet, ha come sottotitolo: Scrivere a mano come pratica per migliorare se stessi. La tesi fondamentale dell’autore, moderno...

Democrazia e simboli / Dante e Pinocchio, fratelli d'Italia

Quando una democrazia è debole ricorre ai simboli che unificano: simboli spossessati di qualsiasi rapporto con la realtà e funzionali alla rappresentazione di una comunità ideale. Servono, questi simboli, a eliminare i conflitti e favorire l’armonia: che è fittizia, naturalmente, perché una società moderna, democratica e funzionante si dovrebbe fondare sulla differenza anziché sull’omologazione, tranne nei casi in cui l’uniformità venga costruita a forza, com’è avvenuto storicamente, ahinoi, con i regimi totalitari. Nel caso italiano il simbolo unificante per eccellenza è Dante, cui è stato ora dedicato un giorno memoriale, il Dantedì, che si è celebrato il 25 marzo con grande clamore di iniziative, pagine giornalistiche, invenzioni figurative, riedizioni, letture e video: basta aprire i...

Un libro di Alberto Cavaglion / Decontaminare le memorie

Decontaminare le memorie di Alberto Cavaglion è un libro che si pone molti obiettivi: alcuni più diretti e manifesti, altri più profondi. Credo che sia un testo “palestra” su cui convenga fermarsi e sulle cui proposte prendere le misure, non tanto di ciò che abbiamo davanti, ma come spesso capita negli esercizi che implicano un rapporto con la memoria, di ciò che abbiamo alle spalle. I giorni della memoria, dice Cavaglion, sono da tempo in crisi. Prendiamone uno per tutti: il 27 gennaio. Quello del 27 gennaio è in crisi per i contenuti, per le modalità. Lo è perché non corrisponde a un progetto culturale (aggiungo io) o forse semplicemente perché è fondato su un principio “altruista”: quello di riflettere sui morti provocati in tempi precedenti, credendo che quella pratica di rievocazione...

Un libro di Giorgio Ficara / Vite libertine

Il principio di Benjamin Disraeli, Primo Ministro e narratore inglese del XIX secolo, può essere ritenuto valido tuttora: «Quando ho voglia di leggere un buon libro, ne scrivo uno». Dev’essere per questo che i critici letterari, più volte nell’arco degli ultimi tre secoli, sono diventati saggisti, o saggisti-narratori, o saggisti-poeti; dunque, scrittori tout court. Se avvertono che la letteratura è in crisi, i veri intenditori non si limitano ad affermarlo, ma corrono in suo soccorso. Sarebbe sciocco, d’altronde, credere forsennatamente alla divisione dei ruoli e del lavoro, ai doveri di probità oggettiva, di accademica acribia. L’aver molto letto atteggia i nostri neuroni all’imitazione, li concima con l’idea che l’originalità emerge non dalla cancellazione dei maestri, ma dalla...

Una biografia di Didier Eribon / Michel Foucault filosofo del secolo

Jules Vuillemin, insigne storico della filosofia che molto aveva contribuito alla elezione di Michel Foucault al Collège de France nel 1970, a distanza di appena un anno da quell’evento, nutriva più di un dubbio sulla bontà di quella scelta. Era stata ottenuta al prezzo di non poche negoziazioni con una Accademia poco incline ad accogliere tra le sue file l’autore di un libro inclassificabile come Folie et déraison (in italiano tradotto con il titolo Storia della follia nell’età classica, che era il sottotitolo francese), libro nato da una tesi dottorato che aveva consacrato il giovane studioso proveniente dalla provincia francese (Foucault era nato a Poitiers il 15 Ottobre del 1926) nell’Olimpo della cultura parigina. In Michel Foucault. Il filosofo del secolo. Una biografia, Feltrinelli...

1 giugno 2019 - 1 giugno 2021 / Michel Serres, l’arte di scrivere

“Uccidete la letteratura, la vostra tradizione socioculturale non produrrà più, alla fine, né scienziati né scienza”, scrive Michel Serres in Récits d’humanisme (2006). La letteratura, il racconto, orchestrano quei “giochi” del vero e del falso, dell’immaginario e del reale, del mistero e dell’avventura, che accendono e vivificano la passione per la conoscenza. E a più riprese, il filosofo francese definisce la letteratura come “il racconto indefinito dei possibili umani” (Le Gaucher boiteux. Puissance de la pensée, 2015, trad. it. Il mancino zoppo. Dal metodo non nasce niente, Bollati Boringhieri, 2016), come l’esplorazione continua del virtuale, inteso bergsonianamente come il potenziale, il non attualizzato, che si realizza attraverso l’inventare e l’inventarsi, e il metamorfosarsi, e...