Scritture

Maurizio Torchio. Chi sono i cattivi?

Da qualche anno a questa parte sembra che il tema della costrizione e della segregazione abbia acquisito centralità in certa produzione romanzesca italiana. Lo osservava recentemente, nel corso di una presentazione, lo scrittore Alcide Pierantozzi, che metteva in relazione la costrizione fisica sperimentata dai personaggi con la costrizione economica, sociale e psicologica sofferta invece dai loro autori, “costretti” letteralmente, in tempi di lavoro culturale liquido e liquefatto, a scrivere in condizioni precarie o ricattatorie. Non credo sia questa la strada per comprendere questo nuovo percorso del romanzo italiano, né che questa sia la prospettiva giusta entro cui leggere un romanzo centrale e decisivo di questa nuova tendenza come Cattivi (Einaudi 2015) di...

Federico Novaro. Love Song

Di matrimoni gay in Italia si continuerà a parlare ancora per cento duecento forse trecento anni, quindi non giunge tardi questa recensione al libro di Federico Novaro (Love song. Storia di un matrimonio, Milano, Isbn, 2014, pagine 135, euro 12,50, e-book 6,99). Arriverà prima la chiesa cattolica a permettere ai propri preti (intendo a quelli eterosessuali) di sposarsi che non lo stato italiano (laico) a consentirlo a due gay. Dunque questo è un libro – meriti propri a parte – destinato a durare a lungo, molto a lungo. Qui poi parliamo di due libri in uno e, se la scelta estetica può essere discutibile, farete davvero un affare, a comprarlo. Il famoso due al prezzo di uno.   Il primo libro racconta la storia, sia concreta che sentimentale, di...

Castiglioni maestri del design

In veste di designer   Tra le pagine del catalogo per un Museo del design italiano secondo Mendini, anno 2010, si trova un vestito a colori dalla foggia bizzarra: l’abito da designer di Achille Castiglioni. Come quello di un Arlecchino futurista, deperiano, è fatto di ritagli e sfridi ricuciti: càmice da lavoro che, derogando la serietà ingessata del professionista, funziona come astuccio esteso, a cingere, ad avvolgere il corpo di tasche e taschini, ed è capace di custodire addosso al designer, pronti all’uso, gli strumenti del mestiere. Capace anche – almeno idealmente, secondo un rituale non si sa quanto atteso – di introdurci allo spirito che gioiosamente dava il tono al lavoro nello studio-bottega; di inaugurare come spazio-...

Julián Herbert. Ballata per mia madre

Ci sono autori che contraddistinguono un’epoca letteraria, abbastanza grandi da proiettare ombre lunghissime sull’intera letteratura a venire e abbastanza prolifici da generare non solo libri vertiginosi, ma anche schiere di seguaci ed epigoni più o meno affezionati. Uno di questi autori, abitatore d’eccellenza della letteratura che solitamente è chiamata postmoderna, è il cileno Roberto Bolaño, il quale, nell’epigrafe di un suo brevissimo romanzo scritto su commissione agli inizi degli anni zero per Random House Mondadori S.A., Un romanzetto lumpen (trad. it. di Ilide Carmignani, Adelphi, 2013), riporta uno stralcio tratto da Antonin Artaud che recita così: «Tutta la scrittura è porcheria. Le persone che escono dal...

Vincenzo Consolo. Cento possibilità, un solo destino

I quadri posti sull’unica parete libera, nello studio della vecchia casa milanese nei pressi di via Solferino – il disegno di un San Girolamo nella caverna immerso nella lettura, un libro aperto posto dentro una teca di plexiglass con le parole cancellate e un solo brandello evidente “raccon” (opera di un artista concettuale), due planimetrie secentesche di Palermo e Messina tirate via dal Siciliae antiquae di Cluverio – aiutano a descrivere e rappresentare l’autobiografia pubblica dello scrittore siciliano; e, peraltro, assai meglio della puntuale e per molti irrinunciabile citazione iconica del Ritratto d’ignoto di Antonello da Messina, paradigma descrittivo tradottosi in luogo comune sull’autore, da quando Sciascia lo usò in quel delizioso articolo intitolato L’ignoto marinaio.  ...

Ricercatore: il più bel mestiere del mondo

L’anno scorso a Genova l’università, di concerto con il comune e altre realtà regionali, ha promosso un convegno intitolato Il ‘mestiere’ del ricercatore. Testimonianze del lavoro più bello del mondo il cui obiettivo ancora oggi appare misterioso. Mentre l’accademia, giorno dopo giorno, sta ultimando lo scavo della propria fossa, e nel momento in cui anche enti cittadini di ricerca immediatamente e socialmente vitale come l’Ist di San Martino (ricerca antitumorale) elimina a ciclo continuo ricercatori e collaboratori, un convegno del genere non suona solo come un anacronismo, ma si rivela essere un autentico atto di umorismo cinico.   Solo pochi anni fa si parlava di «una carriera attraente per i giovani ricercatori...

Padre simbolico e madre virtuale

Gli adolescenti odierni navigano in acque molto diverse da quelle del passato. Il contesto in cui sono nati e cresciuti ha caratteristiche nuove rispetto a quello in cui si sono venuti al mondo e diventati grandi i loro genitori. Si tratta di un fatto innegabile. È cambiata la società, sono diversi i valori di riferimento della famiglia ed è avvenuta una sorprendente metamorfosi che ha cambiato i connotati delle mamme e dei papà.   Fino a qualche decennio fa era possibile affermare che madri e padri si fossero suddivisi i compiti in modo marcatamente differenziato. Le mamme accudivano e i padri sgridavano, davano regole mettendosi a una distanza talmente verticale da far venire il torcicollo ai figli. La storia di una tipica famiglia tradizionale del...

Aciman nel deserto di Harvard

Harvard Square di André Aciman (Guanda 2014) è un romanzo fatto di un personaggio. Un personaggio che entra in scena, prende sempre più spazio, trascina narratore e lettori dentro una vita senza regole e senza futuro, per il tempo di un’estate. Una figura che sovrasta le altre, con impertinenza e dolcezza, lungo il procedere della storia, diventandone spina dorsale e cuore pulsante.   Siamo nei mesi più caldi del 1977 a Cambridge, USA, e un dottorando di letteratura ad Harvard incontra un uomo che potrebbe cambiargli la vita. Kalaj, diminutivo di Kalashnikov, è un tassista tunisino musulmano, impulsivo, vulcanico, instancabile e generoso. Ma anche insopportabile nelle continue critiche al modello americano, all’interno del quale,...

Abdicare alla solitudine

Chi manda le onde (Mondadori, 2015), ultimo romanzo di Fabio Genovesi, è una ballata polifonica dalle tonalità acide e lunari, una corale discettazione sulla mancanza e sulla fatalità. Tre voci e cinque protagonisti principali di diverse origini, generazioni e magagne, ma tutti in qualche modo spersi: Luna, nove anni, albina, larga fantasia, occhiali neri e una sprovveduta attrazione per le promesse del mare; sua madre Serena, bellezza maldestramente sepolta dalla diffidenza e dal dolore; Zot, orfano di Chernobyl, anacronistico bambino-vecchio spudoratamente ottimista; Ferro, rigido pensionato trincerato in uno stralunato cinismo e Sandro, utopista precario, insegnante distratto e catechista senza vocazione.   Tutti gli altri (Tunué, 2015), primo romanzo...

Milano ha un futuro?

Una città come questa non è per viverci, in fondo: piuttosto si cammina vicino a certi muri, si passa in certi vicoli (non lontani dal luogo del supplizio) e parlando con la voce nel naso avidi, frettolosi si domanda: non è qui che buttavano loro cartocci gli untori?   da Giovanni Raboni, Tutte le Poesie (1949-2004), Einaudi, 2014       Che posto strano, chi ci arriva da fuori e non ci è abituato si sorprende che sia una città «volutamente» trasandata. Come se la cifra più forte del suo attestarsi sulla bassa non sia il magnifico Duomo, ma l’assenza di dettagli, il voler comunicare «qui non abbiamo tempo» per la bellezza. Una città ricca – ovviamente anche povera...

La condizione delle immagini

Essere avanti   Frédéric Lambert – Essere Davanti all’immagine, il titolo di un suo libro, sembra essere per lei ogni volta un’avventura. Davanti all’immagine ci si deve, secondo lei, disfare del sapere. Qual è la necessità di questa condizione di innocenza o di incanto di fronte all’immagine, a tutte le immagini?   Incanto, rapimento, sì, possono accadere davanti ad un’immagine, ma anche l’inquietudine o il terrore, dipende. In nessun caso l’innocenza: non partiamo mai e non ritorniamo mai all’innocenza. Non c’è un paradiso dell’immagine, né a monte né a valle della conoscenza. Non c’è innocenza dello sguardo che preesiste allo sguardo che...

Emmanuel Carrère. Fuori e dentro Il regno

Mi piace Emmanuel Carrère, gli ho dedicato anche un piccolo ebook edito da doppiozero, ma quando è uscito Il Regno e ho letto alcune delle reazioni che ha suscitato in Francia, mi sono chiesto cosa diavolo gli fosse venuto in mente. Un libro sulle origini del cristianesimo, Paolo di Tarso e Luca, l'autore di uno dei Vangeli era proprio necessario? Reduce da un'educazione cattolica che mi ha marchiato dall'asilo al liceo dai salesiani passando per dieci anni di oratorio, mi sono detto che forse non era il caso di tornare su cose che conosco fin troppo bene. Poi l'ho letto e, pensando anche a un analogo disorientamento dei suoi lettori abituali, ho cercato di riformulare alcune delle domande più frequenti sentite al suo proposito: che tipo di libro è? è un romanzo o cos'altro? come è fatto...

Marco Peano. Chiari lutti

Una donna torna a casa per morire. Questo è l'inizio de L'invenzione della madre, romanzo d'esordio di Marco Peano (minimum fax 2015). La donna è malata di cancro in varie forme da nove anni, le metastasi inarrestabili hanno raggiunto il cervello: la sua unica sorte possibile – anche se lei non lo sa, perché gli altri scelgono di recitare la finzione di un qualche tipo di sviluppo improbabile – è aspettare in un letto. E l'unico movimento del romanzo sarà il disfacimento del corpo, l'unico tempo quello statico e totalitario della malattia. La narrazione distrugge la stessa idea di viaggio, di percorso: la donna si disintegra lentamente, suo figlio ventiseienne non cresce, la provincia abulica in cui i personaggi stanno e...

Alejandra Pizarnik e il pharmakon del linguaggio

“Le parole / non fanno l’amore / fanno l’assenza”, dipingono il contorno del vuoto, cadendoci dentro con lo stesso suono di una goccia che dal cielo precipita sul fondo di un pozzo. Le parole rimbombano, le parole si parlano, le parole si sgretolano.   Alejandra Pizarnik nasce ad Avellaneda, presso la capitale argentina, nel 1936, da una coppia di emigranti ebrei di origine russa, che intingono, fin da subito, le radici della piccola bicho (“bestiolina”, come soleva affettuosamente chiamarla l’amico Julio Cortázar) in un eterno e irrimediabile altrove. Per esser-ci, per sentirsi esistente hic et nunc, nella sua patria geografica ed esistenziale, Alejandra ha un unico strumento, un pharmakon – medicina e veleno al tempo stesso...

Aldo Buzzi: un autoritratto epistolare

«Il cane come sta? Scrive?». «Sì, mi è appena arrivata una cartolina: 'Caro padrone' scrive 'io sto bene e così spero di te'». «Non scrive altro? ». «Mi sembra già una gran cosa che un cane scriva. Non sono molti i cani che scrivono ai padroni» [...] «Ma allora, col tempo, si potrà raccogliere un epistolario... Che dice?... Forse da pubblicare... Sempre meglio delle lettere di...»   Questo surreale dialoghetto dal vago sapore gogoliano (tratto da Un debole per quasi tutto), nel quale Aldo Buzzi (1910-2009) ironizza sugli eccessi di certe raccolte epistolari, extrema ratio di famelici “curatori” dal rigore filologico più o meno dubbio, mi è...

Armando Minuz. Bosco e sangue

Davvero molto interessante l’esordio letterario di Armando Minuz (Ho portato sulle spalle mio padre), collaboratore della rivista La luna di Traverso e chitarrista nei Waldo Jeffers Quartet. È nato ai piedi delle Dolomiti, ma ormai da anni vive a Parma e proprio nella città emiliana, ma soprattutto sull’Appennino è ambientato questo racconto lungo, caratterizzato da una scrittura secca e senza orpelli.   Il protagonista è Emilio, professore di letteratura italiana presso l’Ateneo parmense, un uomo ferino che vive al limite del mondo. Il racconto comincia con un pugno che Emilio dà sul naso di un suo studente. Alla vista del sangue, che sgorga interminabile dal povero ragazzo, Emilio fugge sconvolto. Il sangue è sicuramente...

Which African language do you speak?

Italian version     How much can change in 5 days? As I discovered, quite a lot. When I first arrived to Kampala I found a group of more or less shy art students with more or less certain ideas of who they were.  When I left Kampala 5 days later, I got to know 20 individuals, with their certainties shattered, but their confidence solidified.  It wasn’t some kind of magic.  They were simply put at work by Simon Njami during the 5-day intensive AtWork workshop, held in partnership with Makerere University’s  art school and art gallery and Maisha Foundation. 5 days of questioning, sharing, exchanging, elaborating, metaphorically and literally taking their shoes off and exploring the notions, spaces and territories, where they have not set their...

Che lingua africana parli?

English version     Quante cose possono cambiare in cinque giorni? Tante, ho scoperto. Quando sono arrivata a Kampala, ho trovato un gruppo di studenti d’arte più o meno timidi, con un’idea di sé più o meno definita. Quando sono partita da Kampala cinque giorni dopo, ho lasciato 20 individui con le certezze in frantumi, ma una più salda fiducia in se stessi. Non si è trattato di un miracolo. Ma del lavoro svolto insieme a Simon Njami nei cinque giorni del workshop intensivo AtWork, organizzato in collaborazione con il dipartimento e la galleria d’arte dell’Università di Makerere e la Fondazione Maisha.   Cinque giorni di ricerca, condivisione, confronto ed elaborazione, durante i quali i partecipanti si...

Helen Keller, Il silenzio delle conchiglie

Il racconto della vita di Helen Keller, sordocieca, attivista, figura centrale nel Novecento americano – cosa ha realizzato, quanto lontano si è spinta nel Novecento appena trascorso malgrado la sua radicale infermità, o forse proprio grazie alla spinta propulsiva della malattia, e indubbiamente grazie a un’energia, un coraggio e un’intelligenza fuori dal comune – richiede prima di tutto il tentativo di descrivere la potenza dei segni. I sensi sono qualcosa che tradizionalmente diamo per scontato; diamo per acquisito il legame che un bambino stabilisce attraverso la vista e l’udito tra l’oggetto e la parola che lo rappresenta, certo arbitrariamente, ma in modo stabile. Lo racconta il film di Arthur Penn sulla vita di Helen Keller The...

Produrre e condividere

“Teste e colli. Cronache dell'istruzione ai tempi della Buona Scuola” è un progetto editoriale de il lavoro culturale che nasce dall'intreccio di riflessioni, spunti, interviste, connessioni nate fra autori che si occupano e lavorano nel mondo dell'istruzione pubblica in Italia e all'estero. Il titolo si richiama alla provocatoria immagine evocata dal filosofo Michel Serres per descrivere i ragazzi e le ragazze del XXI secolo: non più teste piene di nozioni o teste ben fatte, ma agili tronconi di teste aperte al vento di informazioni della Rete. I temi toccati sono i più svariati, come del resto impone un oggetto complesso quale è la scuola, dall'attuale progetto di riforma alla formazione degli insegnanti, dalla “...

Lacuna, di Nicola Gardini / Estetica della mancanza

Lacuna di Nicola Gardini è la storia di un innamoramento, della fascinazione per una parola-ossimoro che veste il vuoto e dà definizione di ciò che non si può o non si vuole definire. Lacuna è uno spazio vuoto, talvolta una fila di puntini, un'interruzione improvvisa, una sospensione brutale cui segue una pagina bianca. Lacuna è ellissi, taglio, silenzio e occultamento, insomma, non guasto, perdita o usura, non insufficienza comunicativa né mutilazione censoria, bensì omissione intenzionale dell'autore che fa spazio al lettore nella sua opera. Questo il fulcro del lavoro di indagine letteraria che Gardini intraprende negli spazi più misteriosi della letteratura, quei luoghi bui dove le parole non arrivano, dove l'autore non ci accompagna e siamo costretti a percorrere da soli un...

Carmen Pellegrino. Cade la terra

'Mi ha ingannata l’amore'. Immagino Estella ripetere queste parole e mi stupisce che il passo dell’esile protagonista del primo romanzo di Carmen Pellegrino, Cade la terra, non si faccia incerto, mi sorprende che non si guardi i piedi, che non lasci ai lunghi capelli biondi il compito di coprirle il volto. Si muove lineare, invece, senza incertezze: 'Dovevo pensarci prima. Va bene, va bene, dovevo farlo'. Anche la prosa si muove come Estella, non ha le pause né gli inciampi e gli ingorghi di una punteggiatura complessa, quasi assenti i punti e virgola; i periodi, brevi, sembrano voler dire e basta, suggeriscono una continua contemporaneità, come un incalzare degli eventi che si sovrappongono in un narrare asincrono.   Che ne è del...