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fascismo

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Metafore / Architettura e fascismo

Più passa il tempo di sua vita, meno uno si trova in grado di confezionar nuove metafore. Questo gli accade per aver saccheggiato ogni metafora ereditata? Il mondo del reale sembra divenire sempre più diafano, si trasferisce dunque sull’arido altipiano del pensato? Se si potesse contare l’enorme quantità di metafore prodotte nel breve correre di due o tre secoli da profeti, tragedi, commediografi, filosofi, oratori, politici, si comprenderebbe perché le due sponde del Mediterraneo, l’Attica e la Mezzaluna “fertile”, sono state ridotte alle aride brughiere d’oggidì.   Fascismo e nazismo erano fratelli gemelli ma forse non omozigoti. Diversi soprattutto in un particolare: il nazismo si abbeverava di sangue e sofferenza come il fascismo, ma, a differenza di questi, rinviava la felicità al futuro, al termine delle guerre di sterminio che aveva ordito. Il fascismo invece, nella medesima fossa di orrori e lordura, ingannava se stesso con guerre truffaldine combattute per finta dalla parte di chi già le aveva vinte, e perciò depositava subito nel mondo del reale le proprie uova di sogno: il futuro fascista, la modernità fascista, la romanità imperiale fascista. Metteva in essere...

La scuola di Francoforte 2 / Jervis: introduzione a "La personalità autoritaria"

Nella Germania degli anni Venti, all’indomani della pesante sconfitta subita nella prima Guerra Mondiale, negli anni della crisi politica ed economica, si è prodotta un’inedita ridefinizione delle prospettive critiche e degli approcci metodologici e cognitivi ai diversi campi del sapere. Si è iniziato ad esempio a osservare la letteratura dalla prospettiva sociologica, la filosofia da quella economica, la sociologia dalla specola della psicoanalisi e la storia dell’arte da quella della fisiologia umana.  Il progetto della scuola di Francoforte si definisce in questo clima culturale di profonde trasformazioni, soprattutto a partire dalla direzione di Max Horkheimer, ossia dal 1931. Con la pubblicazione dal 1932 della Zeitschrift für Sozialforschung la Rivista per la ricerca sociale l’istituto divenne un luogo di ricerche interdisciplinari a cui parteciparono a vario titolo figure come Theodor W. Adorno (1903-1969), Walter Benjamin (1892-1940), Erich Fromm (1900-1980), Siegfried Kracauer (1889-1966), Leo Löwenthal(1900-1993) e Herbert Marcuse (1898-1979). Doppiozero presenterà alcune sequenze di questa ricerca, a partire dalla questione di quale sia il ruolo della...

Salone del libro 2019 / Fascismo. Macchina mitologica

Le polemiche sulla partecipazione al Salone del libro di Torino dell’editore Altaforte, legato al circuito di CasaPound, hanno sollevato un polverone mediatico. Come spesso capita, in questi casi, il rischio è che dietro (e dentro) esso, in quanto tempesta di sabbia, ad emergere sia più il pulviscolo atomizzato di parole, immagini e idee (precostituite) che non la sostanza del problema. Già, qual è il problema? Ossia, qual è il nocciolo della questione? «Fuori i fascisti dal Salone», è stato detto, riferendosi al chiaro posizionamento ideologico, prima ancora che strettamente politico, della casa editrice in questione.   Posizionamento non solo evocato ma apertamente rivendicato dal suo titolare. Si è poi aggiunto che sarebbe stato impossibile fare aprire questa edizione della kermesse libraria da una sopravvissuta alla Shoah, che nel mentre aveva già declinato l’impegno, qualora tale casa editrice fosse rimasta al suo posto. Non di meno, una serie di nomi di rilievo avevano peraltro dichiarato la loro indisponibilità a partecipare. Per ragioni apertamente politiche: se ci sono “loro”, i fascisti, noi non verremo. Punto e basta. Pochi giorni prima che la querelle raggiungesse...

Gli affetti di Gaetano Salvemini alla prova dei fascismi / Filomena Fantarella, Un figlio per nemico

Tra le figure del Novecento che sembrano crescere di statura man mano che il “secolo breve” si allontana da noi, spicca quella di Gaetano Salvemini: per il suo pensiero politico, per la sua opera di storico e di meridionalista, per l’intransigenza delle scelte di vita sempre coerenti con un antifascismo senza incrinature. Mancava però finora, nella nutrita bibliografia salveminiana, una riflessione approfondita sul costo emotivo di quell’intransigenza, sul suo contesto psicologico e affettivo: Filomena Fantarella ha colmato la lacuna, fondandosi su importanti fonti documentarie sinora ignorate e reperite negli archivi di Roma, Firenze, Parigi e Cambridge. Alla luce della sua ricerca, si disegna con inedita precisione il profilo della seconda moglie di Salvemini, Fernande Dauriac, intellettuale e femminista dalla forte personalità, e la tragedia che mette in crisi, negli anni Quaranta, il profondo rapporto d’amore su cui si fonda il loro matrimonio.  Salvemini diceva di aver dovuto ricominciare a vivere tre volte: una prima volta quando, a sedici anni, figlio di contadini, era approdato a Firenze dalla natia Molfetta e aveva dovuto rimediare alle insufficienze di una prima...

Tra ferite senza rimedio e speranze di un’Italia migliore / L’ultimo anno di guerra di Nuto Revelli

L’8 settembre del 1943 Nuto Revelli, tenente del battaglione Tirano, si trovava in convalescenza a Cuneo, la licenza gli era stata concessa dall’Ospedale di Savigliano in conseguenza delle ferite subite in Russia e della pleurite contratta durante la ritirata. Era stato proposto per due medaglie d’argento meritate sul campo, ma si sentiva profondamente deluso ed esacerbato nell’animo. Dopo aver creduto nell’esercito e nelle ragioni del conflitto, aveva capito in Russia di essere stato trascinato insieme a migliaia di altri giovani in una assurda guerra di aggressione, voluta da uomini privi di umanità, di etica e anche di competenza. Aveva visto con i suoi occhi la ferocia degli alleati tedeschi, la corruzione e il caos nelle retrovie italiane, l’inadeguatezza di mezzi e di generali, la morte e la sofferenza di tanti commilitoni. Nei giorni successivi aveva quindi deciso di allontanarsi dalla città, organizzando il suo primo nucleo di “ribelli”. Lo chiamerà Compagnia rivendicazione caduti. Il nome deriva dal desiderio di ricordare e vendicare i tanti alpini morti inutilmente nelle immense distese gelate della Russia e degli altri luoghi dove erano stati destinati a combattere e a...

21 luglio 1919 / La guerra dei poveri di Nuto Revelli

L’agenda di Nuto Revelli ha una copertina rigida, in cartone marrone zigrinato, all’interno riporta la dicitura: Agenda per l’anno 1942, XX dell’era fascista. Le pagine sono fitte di una scrittura chiara, con poche correzioni. Ha accompagnato l’autore per tutti i mesi della guerra in Russia, registrandone con buona regolarità azioni e riflessioni. La prima data è 21 luglio 1942, il giorno della partenza per la Russia, dalla stazione di Rivoli, ore 3,05. Finita la guerra, l’agenda diviene un libro: Mai tardi. Diario di un alpino in Russia, pubblicato nel 1946, dall’editore Panfilo, pseudonimo dell’ex partigiano Arturo Felici. In copertina, un dipinto di Lalla Romano che ricalca una nota foto della ritirata.  L’editore-tipografo Felici era egli stesso un personaggio di rilievo della Resistenza, la sua tipografia tra il ’43 e il ’45 era stata un centro di reclutamento e smistamento di giovani che volevano prendere la via delle montagne, da cui il nomignolo Panfilo. Suo il noto proclama del Partito d’Azione piemontese dove si dichiarava che la lotta per “assicurare la giustizia e la libertà” non avrebbe avuto sosta, e che “per questa generazione non v’è congedo”. Finita la guerra...

Metafisica del populismo II / La Sinistra postuma

“Il re è morto, viva il re!”. Nelle monarchie assolute pre-rivoluzionarie questa formula celebrava, come è noto, il “corpo immortale” del sovrano, accidentalmente incarnato in una esistenza particolare ma in qualche modo “eterno” nella successione dinastica. Con un po' di sano umorismo storico, si può aggiornare il detto alla vicenda della “Sinistra” in Occidente. C'è un fatto abbastanza sconcertante che caratterizza il nostro presente, un fatto sotto gli occhi di tutti che però gli analisti non evidenziano come invece meriterebbe. La Sinistra “politica” è indubbiamente morta e tuttavia la Sinistra sta conoscendo a Destra, all'estrema Destra, proprio quella populista e xenofoba, un singolare successo postumo. La sua retorica è diventata patrimonio di chi apparentemente l'avrebbe liquidata e rimpiazzata. La parola “popolo” non appartiene forse al suo lessico? Il lavoro come valore morale e fonte di ogni valore economico non era forse il fondamento della prassi politica della Sinistra? La redistribuzione del reddito ai cittadini non è forse un suo obiettivo? Ciò a cui stiamo assistendo, non solo in Italia, è perciò un inquietante gioco delle parti dove ciò che resta della Sinistra “...

Perifrasi / Mutamento e prevalenza del cretino

L’articolo determinativo è sempre più spesso soppiantato da una perifrasi: il fenomeno è stato già segnalato da Stefano Bartezzaghi, a più riprese e in diverse sedi. “Stasera discuteremo le normali difficoltà della comune vita di coppia” è ormai considerato modo moscio di esprimersi. Pare più turgido “Stasera discuteremo quelle che sono le normali difficoltà della comune vita di coppia”. C’è chi si spinge a “...quelle che sono le normali difficoltà di quella che è la comune vita di coppia”.  Articolo e perifrasi hanno grosso modo valore grammaticale equivalente. Ma la perifrasi è più enfatica ed è una maniera di prender tempo e d’allungare il brodo: Bartezzaghi lo ha osservato opportunamente e molto per tempo. I due aspetti non sono in alternativa. Prolissità e gonfiezza viaggiano spesso insieme e creano a volte espressioni paradossali. Raccogliendo qualche anno fa dati per una ricerca sul tema, a chi scrive è accaduto di incontrare un E veniamo rapidamente a quello che è il succo del discorso che non necessita in proposito di commenti.   Dal punto di vista grammaticale, la perifrasi è costrutto complesso. Ricorre a un pronome dimostrativo (quello). Gli attacca una...

Dal corpo della nazione al corpo individuale / Forza Nuova e Casa Pound d'Italia

Diverso è il discorso per due altre organizzazioni, la cui visibilità mediatica è senz’altro maggiore rispetto a quella di tanti gruppi che le hanno precedute. Alla fine degli anni Novanta va sviluppandosi Forza nuova. Nel triennio 2005-2008 si consolida il progetto di CasaPound Italia. A tutt’oggi sono le due forze maggiormente significative sul piano nazionale per ciò che resta (o rinasce) dell’ampia galassia neofascista. Entrambe nascono sulla scorta di progetti o comunque di sollecitazioni provenienti dagli ambienti della ex militanza in Terza posizione, ed in particolare con le figure di Roberto Fiore e Gabriele Adinolfi. Forza nuova data la sua nascita al settembre del 1997. Roberto Fiore e Massimo Morsello (deceduto poi nel 2001) ne sono dall’inizio i maggiori esponenti.   La nuova organizzazione si origina come componente interna alla Fiamma Tricolore di Rauti, dalla quale si separa nel momento in cui quest’ultimo si oppone alla distribuzione del bollettino Foglio di lotta, firmato dai due esponenti. L’obiettivo è quello di raccogliere tra il dissenso giovanile interno alla destra radicale organizzata (nella quale le dinamiche conflittuali tra verticismo gerarchico e...

Ritorno al futuro / Kurt Tucholsky. Deutschland Deutschland

Continua il nostro speciale Ritorno al futuro. L'idea è quella di rileggere libri del passato che offrano una prospettiva capace di illuminare il momento che viviamo oggi.  Per leggere gli altri contributi cliccare sul nome dello speciale a sinistra sopra il titolo in questa stessa pagina.   La sera del 10 maggio 1933, in piazza dell’Opera, gli studenti dell’Università di Berlino scaricarono dai camion con cui erano arrivati migliaia di libri e li diedero alle fiamme in un enorme falò. Joseph Goebbels catechizzò i presenti con un vibrante discorso contro l’“arte degenerata” e contro “l’esagerato intellettualismo ebraico”, la cui era “è finita”. Esistono ancora raggelanti immagini di quell’evento che si possono vedere qui. Questi gli autori le cui opere vennero date alle fiamme: Karl Marx, Bertolt Brecht, Thomas Mann, Joseph Roth, Theodor W. Adorno, Walter Benjamin, Herbert Marcuse, Ludwig Wittgenstein, Hannah Arendt, Edith Stein, Max Weber, Erich Fromm, Walter Gropius, Paul Klee, Wassili Kandinsky, Piet Mondrian, Albert Einstein, Sigmund Freud, Fritz Lang, Franz Murnau. E Kurt Tucholsky – che oggi è probabilmente il meno ricordato in questo Gotha dell’intellighentsia...

Antonio Scurati / M. Il figlio del secolo

La prima, fondamentale considerazione che bisogna fare sul libro di Antonio Scurati su Mussolini – il primo d’una trilogia, come da tempo annunciato – non può che essere un convinto apprezzamento. M. Il figlio del secolo (Bompiani, pp. 842, € 24), sta incontrando un notevole successo di pubblico: cosa non scontata per un libro che parla di storia, anche se inalbera fin dalla sovracoperta (ma non in copertina) l’indicazione «romanzo». Su questo punto torneremo più avanti; va detto tuttavia che, a differenza di quanto avveniva nel 1974 per La Storia di Elsa Morante, non si tratta di un sottotitolo vero e proprio, tant’è vero che non compare nel frontespizio. Sul verso, in compenso, cioè nella pagina del copyright, un’avvertenza non titolata di cinque o sei righe propone la definizione di «romanzo documentario», che forse si sarebbe potuta valorizzare di più. Fatto sta che grazie a Scurati un cospicuo numero di lettori si sono trovati a rinfrescare le proprie nozioni su vicende decisive della storia italiana del secolo scorso; anzi, in molti casi (la maggioranza, forse), le avranno qui apprese per la prima volta. L’effetto culturale complessivo è quindi largamente positivo. Di ciò...

Passato e presente / Se il fascismo è di moda

Dovremmo finalmente far entrare il fascismo a pieno titolo nel nostro patrimonio culturale. Sarebbe l’unico modo per interrompere, almeno per un po’, il meccanismo inceppato della sua evocazione per descrivere il presente. Come un dente di un ingranaggio che scatta indietro dopo un movimento apparentemente coordinato, la moda del fascismo non passa. Se il fascismo è di moda, il fascismo fa la storia della contemporaneità: ma non perché sia riprodotto o ne siano reiterati gli elementi strutturali, piuttosto perché esso viene evocato come una forma del pensiero (malefico) che da settant’anni a questa parte non ha conosciuto periodi di bassa stagione. Questo continuo riferirsi non va, come si potrebbe ingenuamente pensare, nel senso di un lavoro di memoria, ma piuttosto a reificare il significato di un’epoca senza il beneficio di allontanare il suo ritorno, con l’effetto contrario di vivere il nostro presente parzialmente in funzione di essa.   La demonizzazione del fascismo, innescata con forza inaudita dalla formula crociana che lo relegava a una “parentesi” della storia italiana, ha contribuito non solo a un suo studio fortemente ideologizzato ma, più grave, a un deposito di...

Cento anni di appartenenza / Memoria dalla Grande guerra

Il 4 novembre 1918 l'armistizio di Villa Giusti, siglato il giorno prima da Italia e Austria-Ungheria, poneva fine alle ostilità fra i due Paesi. Una settimana dopo, la Prima Guerra Mondiale era finita. Evento cardine della modernità novecentesca, la Grande guerra gettava le basi per un equilibrio fragile, destinato a sfociare in un altro e ancora più sanguinoso conflitto. A un secolo esatto di distanza, che cosa rimane di quella terribile esperienza? Siamo stati davvero capaci di elaborare il trauma, o stiamo nuovamente cadendo preda di pulsioni revansciste, militariste e xenofobe? Con l'aiuto di storici, scrittori e studiosi, attraverso una serie di interventi - a questo link il primo, di Claudio Piersanti - cerchiamo di ricostruire l'impatto del primo conflitto mondiale sulla coscienza collettiva. Un modo per ripensare la memoria della Grande guerra, con un occhio al futuro.   Cento anni, un abisso del tempo. O un battito di ciglia. Pochi gradi di separazione tra la guerra e noi. Il 4 novembre 1918, data della firma a Villa Giusti dell’armistizio con la nemica Austria finiva la guerra italiana, iniziata tre anni prima. Diversa la vicenda europea, con un anno in più di...

Margherita Sarfatti / Una donna di potere nell’Italia fascista

Poco prima della fine del percorso espositivo della mostra dedicata a Margherita Sarfatti al Mart di Rovereto i curatori hanno esposto la gigantografia di una foto scattata alla Biennale di Venezia del 1930.   Mart, Sala «Mostre in Italia». Margherita Sarfatti è ritratta al centro dell’immagine, unica donna accanto a sei uomini. Di fotografie simili se ne trovano parecchie, sui tavoli documentari della mostra del MART come in quelli della mostra gemella al Museo del Novecento di Milano: foto di gruppo di comitati responsabili di mostre e manifestazioni culturali, ritratti istituzionali del sistema di gestione delle arti in Italia negli anni Venti e Trenta. Sarfatti vi appare regolarmente come la sola donna, e a ognuna di queste immagini si potrebbe accompagnare come didascalia una definizione tratta dall’incipit della biografia intellettuale che Simona Urso le ha dedicato: «l’unica donna, forse, cui nel periodo fascista fu permesso di avere peso politico e intellettuale pari a quello degli uomini». In effetti, solo cinque anni prima che fosse scattata quella fotografia alla Biennale, Sarfatti era stata la sola donna “parlante”, cioè invitata a tenere una relazione, al...

Un inedito / Rafael Alberti: marinaio a terra

La terza edizione di Cremonaletteratura sarà interamente dedicata ad Antonio Tabucchi, e si  terrà sabato 27 e domenica 28 ottobre presso l’Archivio di Stato di Cremona dalle ore 16 alle ore 19,30 (a cura di Giovanni Catelli e del Lyceum Club Internazionale).   Una grande testa con una bianca criniera leonina, corpulento, il sorriso largo e un po’ stereotipato alla Vittorio de Sica, cordiale, estroverso, la voce forte: Rafael Alberti me lo ricordo così, quando lo conobbi in quella sua casa di Trastevere che era a metà fra lo studio del bohémien, il salotto intellettuale e il rifugio del poeta in esilio. Era la fine degli anni Sessanta, non ricordo esattamente l’anno, Franco sembrava non dovesse morire più (e infatti lo tennero ancora abbastanza in vita quando era già morto davvero), e il ritorno nella Spagna fascista forse era ormai per Alberti un sogno già abbandonato. Me lo fece conoscere Murilo Mendes, a suo modo un altro esule, anche se il suo era un esilio obliquo e reticente, una scelta più che una costrizione, e che principalmente non aveva alle spalle il trauma di una guerra civile, della scelta delle armi, della persecuzione poliziesca. Alberti e Murilo Mendes...

La biografia di Kershaw riletta oggi / Hitler torna?

Continua il nostro speciale Ritorno al futuro. L'idea è quella di rileggere libri del passato che offrano una prospettiva capace di illuminare il momento che viviamo oggi.  Per leggere gli altri contributi cliccare sul nome dello speciale a sinistra sopra il titolo in questa stessa pagina.   Si ripeterà? Questa estate ho preso in mano un libro che desideravo leggere da tempo. S’intitola Hitler ed è stato scritto da quello che è il maggior storico del Führer, Ian Kershaw, un signore inglese oggi di 76 anni, che lo ha pubblicato in due volumi nel 1998. Due anni fa è uscita l’edizione ridotta in 1673 pagine presso Bompiani (mancano circa 600 pagine di note), che mi ero affrettato ad acquistare. Stava sullo scaffale accanto ad altre biografie del Führer in attesa del momento adatto per leggerlo. Questo momento, ahimè, è venuto.   Ho cominciato la lettura durante il mese di agosto e non ho smesso sino all’inizio di settembre. Si tratta di un libro notevole. Hitler è scritto in modo scorrevole e insieme denso, un viaggio nel passato vivendo giorno per giorno la vicenda dell’uomo che ha precipitato la Germania e l’Europa nella maggior catastrofe della sua storia. Leggerlo...

Ritorno al futuro / Thomas Bernhard: il suicidio del pensiero

Oggi il secondo testo del nostro speciale Ritorno al futuro. L'idea è quella di rileggere libri del passato che offrano una prospettiva capace di illuminare il momento che viviamo oggi. Libri di storia, di antropologia, arte, filosofia, così come romanzi e testi poetici per leggere le nuove forme di autoritarismo del nostro tempo. Per leggere gli altri contributi cliccare sul nome dello speciale a sinistra sopra il titolo in questa stessa pagina.   Un clamore insopportabile di folle plaudenti. Il professor Josef Schuster, matematico e filosofo, si è ucciso. Buttandosi dalla finestra della sua casa che affaccia sulla Heldenplatz, Piazza deli Eroi, a Vienna. Il professor Schuster si è ucciso perché ebreo.  Siamo nel 1988, ma ogni volta che le cameriere aprono le finestre che danno sulla piazza, di fronte al Burgtheater, la moglie, Frau Schuster, sente le grida scomposte e acclamanti dell’adunata oceanica di austriaci che proprio in quel luogo aveva salutato nel 1938 il discorso del Füher proclamante l’Anschluss, l’annessione del paese alla Germania nazista, e soffre dentro di sé la marea montante dell’antisemitismo rinascente, dell’odio. Tant’è vero che per questa sindrome...

Carnet geoanarchico | 4 / Dal cuore del caos

Questa notte ho avuto un incubo. Credevo di essere sveglio nel mio letto. Il ronzio di un bimotore nel cielo. Le ombre delle fronde degli alberi che si piegavano e polverizzavano, come nell’esperimento atomico del Nevada del 1952. Io non potevo muovermi e un cinegiornale mi bruciava le retine senza il soccorso pietoso delle palpebre. Le immagini mostravano il mio paese in preda a un delirio politico. Vecchi compagni di sinistra mostravano i denti come fantocci fascisti. Nuovi fascisti adottavano temi e retoriche della sinistra storica, ovviamente riorientati e distorti. La gente si fasciava la testa prima di essersela rotta, si autocensurava prima che fosse tornata la censura, alzava il termometro della paura senza minacce dirette. Tutta la stampa cartacea e digitale si arroccava nel proprio canone, nei propri stilemi, nelle proprie abitudini cognitive, come se accogliere una voce diversa dalla propria corrispondesse a un’erosione e a una perdita d’identità.   L’isteria collettiva del nuovo indecifrabile tornado politico rendeva gli amici diffidenti verso tutto ciò che non somigliava a quello che già conoscevano, e che ancora li rassicurava. A un certo punto un volto di...

Architetture del Ventennio in cartolina / I colori del fascismo

Fascismo di calcestruzzo, architetture di cartolina, pubblicato da poco da Barbieri editore di Manduria, è un catalogo di cartoline che ritraggono l'architettura del Ventennio. Enrico Sturani ci offre questo «racconto visuale e scritto» – come lo descrive nella prefazione il professore catalano di architettura Josep-Maria Garcia-Fuentes – come fa solitamente, a casa sua, casa museo romano della cartolina nel quale sono raccolti 150 mila esemplari, dalle raffinatissime di fine Ottocento e primo Novecento a quelle più sperimentali e provocatorie degli artisti della mail art. Tu telefoni, e Sturani ti prepara la teca sull'argomento che hai scelto; questa volta è l'architettura fascista. Il libro è strutturato allo stesso modo della cartella, gli argomenti sono ordinati per tipo di immagine: città di fondazione, luoghi del fascio, scuole, poste, colonie, oltremare – cioè colonie in senso proprio – e via dicendo. Il racconto accompagna lo sguardo e spiega la storia di queste cartoline, il loro valore di documento storico (qualche volta in assenza di altra documentazione iconografica), con qualche incursione nella storia dell'architettura, ma sempre attraverso la raffigurazione di una...

La valle di Champorcher dove sognavano di tornare insieme / Primo Levi e Mario Rigoni Stern. Una lunga amicizia

Primo Levi disse che lui, Mario Rigoni Stern e Nuto Revelli erano come tre petali di un trifoglio perché avevano attraversato le tragedie della Seconda Guerra mondiale, sofferto il freddo e la fame, visto e superato l’orrore, e poi scritto opere contigue per senso etico e nitore di stile.  Levi fu catturato il 13 dicembre 1943 sulle montagne della Val d’Aosta mentre con altri cercava di organizzare una piccola unità partigiana di Giustizia e Libertà; fu trasferito dapprima nel campo di concentramento di Fossoli, poi alla destinazione finale di Auschwitz. Lì gli venne marchiato sul braccio il numero 174157 e lì avrebbe trascorso un anno e mezzo di durissima prigionia, in un luogo pieno solo di freddo, fame, dolore e umiliazioni. Il pensiero di un mondo scomparso dall’orizzonte, quello degli affetti, della cultura e dei monti diviene un rifugio dell’anima. Come quando prova a tradurre in francese la Divina Commedia al suo compagno di prigionia Pikolo: “…quando mi apparve una montagna, bruna per la distanza, e parvemi alta tanto che mai veduta ne avevo alcuna…”. Lo assale il rimpianto: “E le montagne, quando si vedono di lontano … le montagne … oh Pikolo, Pikolo, di’ qualcosa,...

Einaudi e Mondadori / Mario Tobino. Il clandestino conteso

Esistono centouno quaderni manoscritti, compilati a partire dal 4 marzo 1945, che compongono il diario dello psichiatra e scrittore Mario Tobino. Sono stati conservati dagli eredi, e non c’è opera tobiniana che non sia lì testimoniata nella sua genesi e nel suo sviluppo. Narratore di cui si possono riconoscere agilmente almeno due grandi partiture: quella della follia (esemplificata in opere come Le libere donne di Magliano o Per le antiche scale) e quella del fascismo e della guerra (i cui titoli di maggior circolazione sono forse Bandiera nera, Il deserto della Libia, Il clandestino), accomunava tutti i suoi lavori dalla costante ricerca di un’immedesimazione sincera con i silenzi dei personaggi, con le loro attese più oscure, con la realtà che essi abitano. E se ciò è certamente presente nelle opere sulla follia – per Tobino era necessario stabilire una relazione interpersonale con i pazienti, non essendovi altrimenti nessuna cura psichiatrica – è altrettanto evidente nei, per così dire, romanzi di guerra.   Persino in un’opera corale come Il clandestino. Nelle pagine di questo romanzo, la Resistenza è infatti tutt’altro che idealizzata; viene semmai rappresentata nella...

Raduan Nassar / Un bicchiere di rabbia

La storia è delle più semplici. Siamo in Brasile, a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta, al tempo della dittatura militare. È sera, e un uomo, un agiato proprietario terriero, torna nella sua fazenda, dove dietro al cancello, ad aspettarlo, c’è una donna, di professione giornalista. L’uomo cena con un pomodoro salato, mentre lei lo aspetta. Poi insieme vanno a letto, dove trascorrono un’ardente notte d’amore.  L’indomani l’uomo nota un particolare nel giardino: delle formiche hanno aperto un varco nella siepe di ligustro. Le formiche sono ecodome, una specie particolarmente infestante molto temuta nelle campagne dell’America Latina. La visione della siepe sradicata sprigiona nell’uomo un’ira irrefrenabile che presto si riversa sulla sua amante, la quale nel frattempo sta semplicemente scambiando due parole con la governante: “[…] il suo sederino appoggiato al parafango dell’auto, mentre il chiarore del giorno le ridava rapidamente la disinvoltura di donnetta emancipata, il vestito di una semplicità ricercata, la borsa appesa alla spalla che le scendeva fino ai fianchi, una sigaretta fra le dita e due chiacchiere scambiate così democraticamente con la gente del popolo”....

Lapsus da First Lady / Melania Trump: me ne frego!

Oggi tutta l’America parla della… – come chiamarla appunto? – di Melania Trump, che mentre saliva sull’aereo che doveva portarla al confine col Messico a solidarizzare con i bambini messicani che suo marito aveva separato dai loro genitori, indossava una giacca parka che portava sul di dietro una scritta vistosissima, “I Really Don’t Care. Do you?” Traducibile come: “Non me ne frega davvero niente. E a te?” Un coro di proteste: “Come è possibile che dici che ti importa il destino di tanti bambini migranti, e poi indossi una scritta in cui dici che non te ne importa niente?” L’ufficio stampa della First Lady si è affrettato a dire che quella scritta non voleva essere affatto un messaggio allusivo, era insomma un puro caso… Un invito a nozze per gli psicoanalisti. I quali dicono: “Ma certi messaggi si lanciano inconsciamente. Forse Melania non voleva dire consapevolmente che non gliene importava di niente, ma di fatto l’ha detto. È un atto mancato, su cui Freud scrisse un libro, Psicopatologia della vita quotidiana.” Qui Freud spiega come lapsus, amnesie, sbadataggini abbiano un senso: esprimono il vero desiderio di chi commette questi atti. Melania si è comportata come, per esempio...

Asociali / Rom, anatemi, tweet e paura

Non si sono oscurate d’improvviso le luci del cielo, né per le strade si sono levate barricate. La storia e lo sguardo retrospettivo consentono di vedere con chiarezza i fenomeni, stabiliscono gli inizi, il decorso, la durata. Rintracciano le radici. Forse dovremmo, con coraggio, provare a fare uno sforzo di immaginazione: proiettarci un poco più in là e guardare al nostro tempo.   Così, Aquarius che attracca a Valencia perché un uomo solo dice “chiudete i porti”, lo dice come un grido, lo dice al di fuori di ogni cornice istituzionale, lo dice con un hashtag, ci apparirebbe più chiaramente come un momento simbolico che segna un punto della nostra storia nel quale tutti siamo chiamati a una responsabilità civile più grande. Non ci è bastato? È lo stesso uomo che lancia un nuovo messaggio: schedatura etnica. Poi si ravvede, e Di Maio plaude a questa marcia indietro. Lo conosciamo questo procedimento: dire, testare le reazioni, fomentare l’elettorato, inventare nuovi slogan così da aizzare la folla. Poi ritrattare perché anticostituzionale: qualsiasi censimento su base etnica, infatti, viola, oltre a misure strettissime relative alla privacy, l’articolo 3 che vuole che tutti i...