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fascismo

(99 risultati)

Biografia di un gerarca / Il perfetto fascista

Ci sono vite che oltrepassano la fantasia del più scatenato dei narratori: è il caso di quella di Attilio Teruzzi (1882-1951), Il perfetto fascista (Einaudi) che dà il titolo alla bellissima biografia che gli dedica Victoria de Grazia, la storica americana che è tra le più illustri studiose del fenomeno fascista. Il sottotitolo, “una storia d’amore, potere e moralità nell’Italia di Mussolini”, fa intuire che l’intreccio tra pubblico e privato è la chiave per comprendere l’ascesa e il declino di un uomo di modeste origini sociali, che arrivò a essere ministro nel Ventennio, a sposare una miliardaria americana di origine ebraica, per poi diventare padre di una bambina avuta da un’altra donna ebrea al tempo delle leggi razziali.  La de Grazia è una storica che ha il fiuto e l’esperienza per setacciare archivi, leggere nella giusta luce carteggi privati, non disdegnando di affidarsi a fonti orali dove manca ogni altra documentazione. Riesce così a disegnare con esattezza e ricchezza di particolari – quante storie sono contenute in questo libro – la traiettoria di un uomo qualunque che emerge dall’anonimato e naviga nella corrente della storia fino a diventare una figura che è...

10 febbraio / Il giorno dell'oblio

Il Giorno del Ricordo è stato celebrato per la prima volta il 10 febbraio 2005, grazie alla legge n. 92 approvata a larga maggioranza il 30 marzo 2004. In quell'occasione il parlamento italiano ha stabilito di commemorare “le vittime delle foibe, dell'esodo (...) e della più complessa vicenda del confine orientale”. In questo modo i rappresentati politici dello stato italiano avevano deciso di evidenziare uno dei tanti fenomeni di violenza contro individui inermi che hanno caratterizzato la Seconda guerra mondiale. Molte di quelle vicende erano rimaste in ombra per tutto il dopoguerra, e alcune non hanno acquisito rilevanza nell'immaginario pubblico nemmeno oggi, nonostante la loro importanza storica e numerica. Penso ad esempio ai 600.000 Internati militari in Germania (IMI), alle decine di migliaia di innocenti vittime dei bombardamenti alleati, ai caduti italiani nella Resistenza in Jugoslavia: circa 10.000, il doppio delle vittime delle foibe. Perché dunque il parlamento italiano ha scelto, con una legge dello Stato, di commemorare proprio questa vicenda (con la stessa rilevanza data alla deportazione nazista, celebrata il 27 gennaio, Giorno della Memoria) fra tante altre più...

Il maggio francese visto dalla polizia / Fotografia delle barricate

Non so perché nelle varie storie dei movimenti studenteschi non ci si pone mai il problema delle immagini realizzate e detenute dagli stati, o più esattamente dai ministeri degli interni. Chi ha partecipato ai movimenti degli anni sessanta-settanta era perfettamente consapevole di essere fotografato e ripreso. Con i dovuti accorgimenti anche i più feroci regimi dell’Est europeo hanno reso accessibili (in parte) i loro vasti archivi. La democrazia più fragile del mondo occidentale, l’Italia, non lo ha fatto, se non a volte, per caso e involontariamente. Si pensi agli archivi dei servizi riguardanti i cosiddetti misteri della strage di piazza Fontana e dell’omicidio di Pinelli. Ampi settori delle forze armate e la quasi totalità dei cosiddetti servizi erano rimasugli del passato nazi-fascista, più attratti dai colonnelli greci che dalle convergenze parallele. Lo stato non era la controparte dei movimenti, era il loro nemico.   Uno strano libro fotografico, proposto da NERO, ci impone alcune riflessioni meno datate. Taxonomy of the Barricade raccoglie le fotografie fatte per conto della polizia francese, durante gli scontri del maggio francese, il cuore del mitico ’68. Dentro ci...

26 maggio 1925 – 6 luglio 2021 / Angelo Del Boca, partigiano e storico del colonialismo italiano

Partigiano Alberto Volpi   Angelo Del Boca è noto soprattutto per i suoi studi pionieristici e rivelatori sulla pagina oscura del colonialismo italiano (i volumi degli anni settanta Gli italiani in Africa e quelli del decennio successivo sulla presenza in Libia sempre per Laterza), amplificati dalla cassa di risonanza giornalistica delle schermaglie con il negazionismo di Montanelli sull'uso delle armi chimiche in Etiopia. Tuttavia c'è stata una precoce vocazione narrativa a seguito della capitale esperienza della Resistenza: “Avevo già l'idea di fare lo scrittore. Annotavo tutto perché avevo capito che questi avvenimenti bellici avrebbero cambiato la mia vita, e quindi prestavo molta attenzione nel fare le cose, nel descrivere situazioni, personaggi, stati d'animo.” Così Del Boca scrive proprio in Nella notte ci guidano le stelle: la mia storia partigiana, che è appunto quel diario, uscito settant'anni dopo per la cura di Mimmo Franzinelli (Mondadori 2015) e un'integrazione dello stesso autore. Il quale ancora ricorda un romanzo scritto a sedici anni, “che gli editori avevano rifiutato, ma che comunque rappresentava una prima prova, forse non del tutto indegna”; un altro...

Letteratura e politica / Dante abusato

Durante il primo confinamento causato dall’epidemia di Covid-19, a farci “sentire italiani” è stata, per così dire, l’epidemia stessa, l’angoscia che un evento così terribile e inatteso aveva suscitato: tricolori sui balconi, canti dalle finestre e inevitabili, sovrabbondanti dosi di retorica (“andrà tutto bene”, “ne usciremo migliori di prima” e così via). Un anno dopo, agli italiani fiaccati da mesi di pandemia, ripiombati in zona rossa, non poteva bastare il repertorio dei mesi precedenti, ormai inevitabilmente usurato: occorreva affidarsi a un eroe nazionale senza macchia, evocare un grande nume patrio, attorno al quale la nazione, assai provata, potesse ritrovarsi. Chi, allora, se non il sempre caro e austero padre Dante?   La prima edizione della giornata celebrativa dedicata ad Alighieri, nel 2020 era occorsa proprio pochi giorni dopo l’inizio del primo lockdown e aveva colto tutti piuttosto impreparati: annullate molte delle iniziative previste, la ricorrenza era trascorsa senza troppi clamori tanto che i fondati timori che Stefano Jossa aveva espresso per tempo in un articolo su Doppiozero sembravano fugati. In questo 2021, invece, grazie soprattutto al fatto che il...

Settantacinque anni / Le madri della Costituzione

Mettere insieme una costituzione è un compito serio e importante. La costituzione è una delle istituzioni essenziali dello stato moderno, quella che lo costituisce, appunto, che presenta le condizioni necessarie per il suo esserci, il suo stare. Ora stare, stato, istituzione e costituzione fanno parte, insieme a molte altre parole, della famiglia di termini legati all’idea di stabilità e derivati dal verbo greco ἵστημι, hístemi, stare, stare in piedi, tenersi eretti. E già ci rendiamo conto che verticalità e stabilità non sono ritenute faccende da donne, le quali sono sempre un po’ inclinate, di sbieco, e comunque instabili e volubili e mutanti d’accento e di pensier.  Anche fondare uno stato, o anche una semplice città, è una attività importante, seria e costitutiva. Siamo sempre all’interno della famiglia delle idee e delle parole solide, giacché fondare vuol dire poggiare una costruzione sul fondo stabile di un terreno scavato, per esempio dall’aratro di Romolo. Anche fondare uno stato o una città non è faccenda di donne e infatti di donne fondatrici non ce ne sono a parte la famosa Didone che fondò, grazie all’astuzia della pelle di toro, la città di Cartagine. Sì, però...

Un libro di Claudio Vercelli / Neofascismo in grigio

Nell'Europa sovranista e populista il riferimento ai fascismi storici e la più diffusa trasversale e sensibilità destrorsa, nazionalista e identitaria sono modelli di mobilitazione e azione politica: una ragione urgente per fare i conti con le destre del presente, tanto più in situazioni di emergenza prolungata come quella attuale. Se nei diversi neo e post-fascismi sembra emergere un tratto di continuità con il Novecento, molti sono i tratti di discontinuità con quel passato e i recuperi, gli innesti che mettono insieme altri passati e danno vita a nuove sintesi. L'assalto di Capitol Hill a Washington il 6 gennaio 2021 da parte di una composita schiera di esponenti della destra americana è stato un fenomeno rivelatore e sintomatico di come le categorie politiche tratte dalla storia del Novecento siano insufficienti e dunque poco efficaci per la messa a fuoco e per la comprensione dello scenario attuale.      La presa di distanza storicizzante che negli ultimi anni ha denunciato l'eccesso di allarmismo nei confronti dell'uso del termine 'fascismo' rischia di essere una sottovalutazione della presenza delle minacce al pluralismo e alle democrazie contemporanee: si ha...

Fact checking di Laterza / Anche i partigiani però...

Primo e fortunato è stato forse Mussolini ha fatto anche cose buone di Francesco Filippi (Bollati Boringhieri 2019), poi E allora le foibe? (Eric Gobetti) e Anche i partigiani però... di Chiara Colombini, oggetto del presente articolo, che escono nella collana Fact checking di Laterza, curata da Carlo Greppi, uscito a sua volta di recente con Si stava meglio quando si stava peggio per Chiarelettere. Si direbbe un quasi genere saggistico che con un piccolo cambio di vocabolo diventa fake checking. Più che di sole, singole bufale, si tratta di un deposito, melmoso e aggrovigliato, di luoghi comuni storici propriamente nazionali. Tale “magma fatto di rimandi interni”, per usare le parole di Colombini, che vengono spesso da lontano, di provenienza diversa ma tenacissima forza aumentata dal proliferare incontrollato della Rete, dimostra la necessità di libri-mappa o di istruzioni per ricomporre il puzzle. Tanto più che queste abitudini, spesso convenienti alla politica contemporanea, stanno dentro, specie nei riguardi della delegittimazione della Resistenza, a un quadro di pigrizia e indifferenza diffuse.   Il libro di Colombini che, detto per inciso, attraverso la chiave della...

Il contesto e Porte aperte / Sciascia e la giustizia

Il contesto di Leonardo Sciascia è stato pubblicato nel 1971, suscitando molte polemiche all’epoca. Porte aperte, uno dei libri dell’ultima stagione narrativa dello scrittore siciliano appare del 1987. Eppure, per quanto concepiti a distanza di molti decenni, sembrano ruotare intorno a un medesimo tema.  Innanzitutto si collocano a pieno titolo nell’oramai collaudato filone che possiamo definire ‘diritto e letteratura’, che studia i prodotti letterari in rapporto alle questioni giuridiche che pongono (Giustizia e letteratura, doppiozero). Ma c’è un’altra ragione forse più importante: i due romanzi testimoniano l’ossessione di Leonardo Sciascia per il problema della giustizia, perché, come ha scritto, “per me tutto è legato”.   “Porte aperte” è privo di avvenimenti dinamici; è piuttosto una sorta di “antiromanzo filosofico” centrato sul rifiuto della pena di morte. La vicenda prende le mosse da un fatto effettivamente accaduto: un triplice omicidio accaduto a Palermo nel 1937. L’assassino, Giuseppe Ferrigno, come narrano le cronache, è un impiegato appena licenziato animato dal desiderio di vendetta, che colpisce a morte la moglie, il collega che lo ha sostituito e...

Antonio Scurati, M. L’uomo della Provvidenza

«I fascisti della prima ora si spoliticizzano, si ministerializzano, si burocratizzano. I vecchi liberali fiancheggiatori resistono passivamente attraverso un asservimento esteriore: gli industriali prendono la tessera pur di salvare il capitale, i grandi burocrati si rendono complici pur di subordinare il Partito allo Stato e lo Stato ai loro privilegi castali, la magistratura si asservisce per quieto vivere. Dappertutto è così: gramigna dei convertiti, automatismi, untuosi compromessi. Gli ultimi ad accodarsi sono stati i professori universitari […] soltanto tredici su milletrecento hanno trovato il coraggio di rifiutarsi». Queste righe sono tratte da uno degli ultimi capitoli (la data è il 7 dicembre 1931) di M. L’uomo della Provvidenza (Bompiani, pp. 646, € 23), secondo volume della grande biografia di Mussolini di Antonio Scurati. Sull’impostazione generale dell’opera rinvio a quanto già detto in occasione dell’uscita del primo, che copriva il periodo dalla fondazione dei Fasci di combattimento (23 marzo 1919) alla rivendicazione da parte di Mussolini del delitto Matteotti  (3 gennaio 1925). Questa seconda tranche arriva all’ottobre 1932, inaugurazione della Mostra della...

8 gennaio 1921-8 gennaio 2021 / Leonardo Sciascia: scrivere è curiosità

Abbiamo incontrato Sciascia il 25 gennaio del 1987, a Palermo, nel suo bell’appartamento di viale Scaduto. Aveva risposto molto simpaticamente alla lettera, in cui gli chiedevamo di rilasciarci un’intervista personale per la Radio Svizzera. Il contatto diretto lo avevamo avuto qualche tempo prima grazie all’amico comune Claude Ambroise. Avevamo specificato che parte della nostra famiglia viveva in Sicilia e che ci eravamo fidanzati a Cefalù.    Quella mattina presto, a Ginevra nevischiava ma al nostro atterraggio a Punta Raisi il sole inondava tutto. Leonardo Sciascia ci aspettava con un enorme vassoio di cannoli: era proprio come arrivare da uno zio affettuoso. Fu molto paziente perché all’epoca anche una semplice intervista radiofonica prevedeva l’utilizzo di attrezzature varie. Occorreva inserire sulla Nagra, il magnetofono professionale, una bobina; preparare l’input del microfono; posarlo su un piede, ecc. Sciascia sorrideva e ci intratteneva durante i preparativi. Era molto interessato alla vita intellettuale ginevrina e ci chiedeva in particolare dei nostri professori Jean Starobinski e Bronislaw Baczko. Aveva, è cosa nota, un vero e proprio culto per l’...

Diario americano / La marcia su Washington

Le poche centinaia di bolscevichi che nel 1917 assaltarono il Palazzo d’Inverno non riuscirono a completare la rivoluzione perché Lenin, dopo averli incitati con la sua splendida oratoria, tornò a casa per godersi l’assalto in televisione. Più o meno questo è ciò che è accaduto a Washington il 6 gennaio 2021. Ma se Donald Trump, invece di tornare alla Casa Bianca si fosse messo alla loro testa, il colpo di stato avrebbe avuto buone probabilità di riuscire. I repubblicani sarebbero rimasti terrorizzati e insieme ammirati dall’audacia del loro Grande Capo, e visto che più di cento deputati e una dozzina di senatori avevano già deciso di sollevare obiezioni alla certificazione della vittoria di Biden, non sarebbe stato difficile per Trump convincere gli altri. La certificazione sarebbe stata sospesa, e anche se non era vincolante, sarebbe stato il segnale che la Costituzione, di cui tutti si riempiono oscenamente la bocca, era di fatto sospesa. Trump sarebbe rimasto presidente “in stato di eccezione” finché, per citare parole sue di qualche tempo fa, “non si sarà capito che diavolo sta succedendo”.    Per fortuna per l’America che c’è la televisione, e che Trump ha...

Un libro di Emilio Gentile / Totò, de Curtis e la Storia

Un illustre storico dell’età contemporanea, che si occupa di Totò? Perbacco, a prescindere. Emilio Gentile, studioso acuto del fascismo, compone una commedia storico-pirandelliana con protagonista il comico, servo di Antonio de Curtis, che alle spalle di quel buffone dal quale si tiene a debita distanza conduce la sua vita principesca di discendente degli imperatori di Bisanzio, chiamando come convitata di pietra la Storia, con la S maiuscola? Quisquiglie? Pinzillacchere? In questo periodo di teatri chiusi, più delle ambigue e noiosissime consolazioni di streaming, letture online, commedie, drammi, pillole e favole in rete, si è aperto – drammaticamente, certo, per tutta la gente di teatro a spasso o chiusa in casa, colpita duramente nelle economie – uno spazio che forse meglio il silenzio, il pensiero, la lettura possono riempire. E tra le non molte proposte segnaliamo un libro fuori dai canoni della teatrologia (nome aspro, sempre a rischio di refuso in tetrologia), scritto con levità profonda: Caporali tanti, uomini pochissimi. La storia secondo Totò, pubblicato dagli editori Laterza.     Gentile è nato nel 1946. Quindi fa parte della generazione cresciuta a pane e...

Marisa Bulgheroni / Stella nera. Frammenti di una vita comune

La vita ormai lunghissima di Marisa Bulgheroni ne contiene molte: cresciuta negli anni del fascismo in una città di provincia, adolescente durante la Resistenza, laureata con Antonio Banfi, redattrice e inviata della rivista ‘Comunità’ di Adriano Olivetti, poi il viaggio a New York dove incontra molti dei protagonisti della scena letteraria americana (Chiamatemi Ismaele. Racconto della mia America), l’insegnamento universitario a Catania negli anni della contestazione, Il pedinamento di Emily Dickinson (la curatela del Meridiano e la bellissima biografia Nei sobborghi di un segreto), la vena narrativa confermata negli ultimi decenni da racconti (Apprendista del sogno) e da un romanzo autobiografico di valore (Un saluto attraverso le stelle), sono una sintesi parziale di un percorso umano e intellettuale ricchissimo di incontri e di occasioni. L’ho conosciuta nella grande sala della casa milanese di Lia Sacerdote dove, attorno a Goffredo Fofi, si tenevano le riunioni di redazione di ‘Linea d’Ombra’. Sono passati venticinque anni, e già allora era la veterana del gruppo, ma è una definizione antitetica alla sua personalità: la sua risata argentina e l’inesauribile curiosità verso il...

Costanti / Adorno e il nuovo radicalismo di destra

La ragione principale per cui Aspetti del nuovo radicalismo di destra vale la pena di essere letto non sta nella supposta preveggenza di Theodor Wiesengrund Adorno o in chissà quale ‘attualità’ spicciola del suo pensiero politico. La sua forza sta nel visualizzare un elemento che percorre il senso della politica e con cui la Germania, ma certo non solo essa, ha dovuto fare i conti prima, durante e anche dopo la Seconda Guerra Mondiale: Adorno lo chiama il demonico. Non lo dice espressamente, ma usando questo concetto come decisivo della sua diagnosi sui risorgenti movimenti di destra in Germania mobilita una categoria goethiana. Si tratta del dubbio che dietro alle costruzioni razionali, per esempio il problem solving razional-strumentale che si adopera nella politica o in economia e certamente anche nelle arti, o che si suppone governi l’ordine della natura si nasconda un sostrato irrazionale fatto di paure ancestrali, di visioni paranoiche, di pulsioni violente e di emotività fuori controllo.   L’analisi delle cause profonde dei comportamenti politici irrazionali, che caratterizzarono i movimenti della nuova destra tedesca all’altezza degli anni Sessanta del secolo scorso,...

Bologna, 10:25

C’è un’immagine che racchiude tutto l’orrore del 2 agosto 1980. Una giovane donna che si allontana a piedi dalla stazione di Bologna, trascinandosi accanto la bicicletta. Ha lo sguardo fisso, la bocca spalancata. Piange e urla: “Bastardi!..., assassini!...”. Alle spalle si lascia la più atroce strage del dopoguerra. La prima carneficina con fotografie e filmati a colori. Un attentato apocalittico causato da venticinque chili di esplosivo, contenuti in una borsa dentro la sala d’aspetto di seconda classe. Una bomba che alle 10,25 fa crollare trenta metri di pensilina, uccidendo ottantacinque persone e ferendone duecentodiciotto.   Opera dei fascisti, dichiara il 4 agosto 1980 in Senato l’allora presidente del consiglio Francesco Cossiga (il quale poi cambierà opinione). Non a caso. Il decennio prima è stato segnato dai morti di piazza Fontana (1969), di Gioia Tauro (1970), di Peteano (1972). E ancora: della Questura di Milano (1973), di piazza della Loggia a Brescia e dell’Italicus a San Benedetto Val di Sambro (1974). Attentati che hanno portato a piste nere e depistaggi dei servizi segreti. Anche per la strage di Bologna, si vuole seppellire la verità. Già il pomeriggio del...

A dodici anni dalla sua scomparsa / Mario Rigoni Stern, una prefazione ritrovata

Quota Albania è il libro meno letto di Mario Rigoni Stern, forse per il titolo, certo non evocativo come Il sergente nella neve o Il bosco degli urogalli, ma quello più amato dallo scrittore. Pubblicato nel 1971, è subito apprezzato dalla critica: Corrado Stajano, sulla rivista Tempo, scrive che la guerra per Rigoni è uno «specchio per conoscere gli uomini» e che Quota Albania è «un libro virile, intessuto di pietà». Dopo il modesto successo di pubblico, arriva anche la delusione del Campiello: per Rigoni è un premio letterario importante, il suo amico Primo Levi lo aveva vinto nel 1963 con La tregua, inoltre si tiene a Venezia, e il libro ha un particolare legame con la città. Ma resta fuori dalla selezione finale.  Ambientato nei luoghi attraversati durante il primo anno di guerra, il libro ricostruisce le vicende accadute a Rigoni Stern tra i primi di giugno del 1940 e la primavera del 1941, a partire dall’avvicinamento del suo battaglione al confine con la Francia, in vista dell’aggressione che Mussolini scatenerà il 10 giugno. “Si era accampati tra Aymavilles e Villeneuve, sulla riva destra della Dora. Eravamo arrivati lì dopo le marce attraverso il Canavese e risalendo...

Negazionismi / Riflessioni di un gretino

Come cultore della filosofia sono spesso affetto da ingenuità. L’ingenuità filosofica consiste nell’essere convinti che credenze e comportamenti umani, per quanto aberranti, siano in fin dei conti “logici”, razionalmente comprensibili. Per esempio, dettati da evidenti interessi economici. Mentre in realtà le isolette di umana razionalità emergono in un mare di “ragioni” puramente irrazionali. Per anni mi scervellavo per capire perché chi si dice di destra, o ha opinioni e riflessi che consideriamo di destra, sia quasi del tutto indifferente ai problemi ecologici. Peggio, molti di loro sono “negazionisti”, come Trump: negano che parte del riscaldamento del pianeta sia dovuto all’industria umana, che la terra sia sempre più inquinata, che l’uso del carbone e di altri fossili accorcerà i tempi di vivibilità di questo pianeta… Alcuni giornalisti o “scienziati” prezzolati da Berlusconi chiamano chi paventa tutto ciò – di solito persone di sinistra – “gretini”, da Greta Thunberg, che gran parte della destra detesta come una perturbante strega bambina. D’altro canto, anche se c’è stato qualche tentativo di partito verde di destra, di solito chi si preoccupa dell’ambiente è di sinistra....

Massimiliano Civica rilegge la tragedia greca / Antigone e il corpo del fascismo

Nel 1977, in Germania, un volo della Lufthansa viene dirottato da alcuni militanti del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina. Nei giorni successivi, tre membri detenuti della RAF (gruppo terroristico di estrema sinistra, legato al Fronte) si suicidano nelle loro celle. Nel clima politicamente incandescente, nessun cimitero tedesco accetta di accogliere i tre cadaveri: per giorni i corpi dei terroristi rimangono senza sepoltura.  L’anno successivo a questi avvenimenti, un gruppo di autori tedeschi – tra loro anche Fassbinder – dà vita a un film collettivo (Germania in Autunno, 1978). Nell’episodio Antigone rinviata, scritto da Heinrich Böll e diretto da Volker Schlöndorff, si mette in scena una discussione fittizia in un emittente nazionale; qualcuno propone di trasmettere una riduzione per lo schermo dell’Antigone di Sofocle, ma si decide poi di non correre il rischio di infiammare o influenzare l’opinione pubblica. La tragedia greca non andrà in onda: la parola di una delle più celebri eroine tragiche viene ritenuta troppo pericolosa per il contesto politico nazionale.    Il diritto alla sepoltura appartiene all’essere umano? È un diritto inalienabile...

4 dicembre 1890 - 4 dicembre 2019 / Emilio Lussu, Un anno sull’altipiano

"Nella mia vita ho incontrato qualche grande capitano: sono uomini molto rari, di grande ascendente, rigorosi in primo luogo con se stessi, che comandano senza urlare, che sanno affrontare con la forza della ragione le situazioni più drammatiche e difficili, che non amano le «gesta eroiche», che conoscono il valore di ogni esistenza e che vivono la storia. Tra i veri 'capitani' Emilio Lussu è stato il più grande. Re pastore, nobile cacciatore, domatore di cavalli, uomo politico in prima linea nei momenti più importanti della storia d'Italia del '900, narratore semplice come un classico antico, ma per me capitano. E basta. Così, quando ancora oggi vado a camminare per i luoghi che ci racconta, è come fosse con me a ripetermi cose che non ha scritto" (Un anno sull’altipiano, Einaudi, 2000, introduzione di Mario Rigoni Stern). Così Mario Rigoni Stern ha ricordato Emilio Lussu, poche righe che racchiudono l’essenza di un uomo con una personalità e una storia davvero memorabili. “Sono nato in un piccolo villaggio della montagna, e credo di aver conosciuto gli ultimi resti di una società patriarcale di cacciatori-pastori predoni, senza classi e senza Stato”. Così scrisse una volta...

Un linguaggio di «idee senza parole» / Cultura di destra di Furio Jesi

Il nome di Furio Jesi a quasi quarant'anni dalla scomparsa è sempre più spesso citato, non solo tra addetti ai lavori ma anche nelle pagine culturali e in molti ragionamenti diffusi. Un fatto dovuto al crescente interesse per la sua opera, tanto in forza di uno stile affascinante e al suo prezioso strumentario concettuale – penso alla “macchina mitologica” – quanto in relazione al bisogno di comprensione suscitato dall'affermazione globale di una stagione politica e culturale conservatrice, reazionaria, autoritaria, neo o post-fascista.   Questo è un ulteriore buon motivo dunque per rileggere Cultura di destra, uno dei libri più noti dello studioso di miti e germanista, pubblicato nel 1979 e ristampato più volte (è del 2011 la nuova edizione curata da Andrea Cavalletti con alcuni inediti), capace di suscitare, oggi come allora, grande interesse e dure polemiche, va detto quasi sempre disoneste dal punto di vista intellettuale.    Generata nell'alveo di Mann, Cassirer e Kerényi e nel clima della nuova sinistra intellettuale degli anni Settanta, la riflessione di Jesi è focalizzata sul rapporto tra letteratura, storiografia e politica tra Ottocento e Novecento e si...

La tomba di Franco / Scappare da Cuelgamuros

Era l'anno 1948 e due giovanissime nordamericane, neanche ventenni, Barbara Probst Solomon e Barbara Mailer, sorella di Norman Mailer (che aveva appena pubblicato Il nudo e il morto) aspettano in una macchina prestata dallo stesso scrittore nei pressi del Monastero dell'Escorial. Fuori c'è Paco Benet, il giovane antropologo fratello di Juan, l'autore fondativo che vent'anni dopo darà inizio alla nuova narrativa spagnola con Ritornerai a Región. Tutti e tre sono arrivati da Parigi, dove abitano e sono stati ingaggiati dalla antifranchista FUE (Federación Universitaria Escolar), organizzazione universitaria che era nata alla fine degli anni '20 contro la dittatura di Primo di Rivera e ora si stava riorganizzando, clandestina, a Madrid.   I tre giovani aspettano due studenti prigionieri a Cuelgamuros, il lager dove si costruisce un gigantesco monumento in onore ai caduti franchisti della Guerra Civile. Sono Manuel Lamana, di famiglia repubblicana esiliata e Nicolás Sánchez-Albornoz, figlio di colui che diventerà negli anni '60 Presidente della Repubblica spagnola in esilio. Tutti e due sono stati arrestati nel 1947, insieme ad altri compagni, nei pressi della facoltà di Lettere...

Il mondo dei vinti / Dalla parte degli ultimi: Nuto Revelli

Ho pensato spesso che se ogni provincia italiana avesse avuto una figura paragonabile a Nuto Revelli, di cui quest’anno si celebra il centenario della nascita, il nostro sarebbe oggi un paese migliore. Il pensiero mi è venuto visitando qualche anno fa la sua casa in corso Brunet a Cuneo, uno dei tanti caseggiati del dopoguerra, osservando lo studio dove sono raccolte e ordinate le sue carte, dove sono raccolte le discrete testimonianze della guerra di Russia e della Resistenza. Oggi l’appartamento è sede della Fondazione Nuto Revelli che ne onora la memoria soprattutto con lo straordinario esperimento di rinascita del rifugio di Paraloup, nell’alta valle Stura, là dove Revelli si unì ai compagni Duccio Galimberti e Dante Livio Bianco negli inverni della guerra partigiana e oggi un luogo simbolo della nostra religione civile. In occasione del centenario gli è stato dedicato un utile profilo da Giuseppe Mendicino: Nuto Revelli, vita, guerra, libri (Priuli & Verlucca). Revelli, di famiglia piccolo borghese, appartiene a una generazione cresciuta nell’Italia fascista, nei suoi falsi miti, nelle vuote parole d’ordine. Dopo aver frequentato un istituto professionale si iscrive all’...

Metafore / Architettura e fascismo

Più passa il tempo di sua vita, meno uno si trova in grado di confezionar nuove metafore. Questo gli accade per aver saccheggiato ogni metafora ereditata? Il mondo del reale sembra divenire sempre più diafano, si trasferisce dunque sull’arido altipiano del pensato? Se si potesse contare l’enorme quantità di metafore prodotte nel breve correre di due o tre secoli da profeti, tragedi, commediografi, filosofi, oratori, politici, si comprenderebbe perché le due sponde del Mediterraneo, l’Attica e la Mezzaluna “fertile”, sono state ridotte alle aride brughiere d’oggidì.   Fascismo e nazismo erano fratelli gemelli ma forse non omozigoti. Diversi soprattutto in un particolare: il nazismo si abbeverava di sangue e sofferenza come il fascismo, ma, a differenza di questi, rinviava la felicità al futuro, al termine delle guerre di sterminio che aveva ordito. Il fascismo invece, nella medesima fossa di orrori e lordura, ingannava se stesso con guerre truffaldine combattute per finta dalla parte di chi già le aveva vinte, e perciò depositava subito nel mondo del reale le proprie uova di sogno: il futuro fascista, la modernità fascista, la romanità imperiale fascista. Metteva in essere...