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Polk salade Annie

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Più alta di tutte, co’ suoi rami allargati / Uva turca

Ben prima di Gilles Clément, teorico del «terzo paesaggio», il nostro Alessandro Manzoni è titolare se non di un elogio certo di un democratico omaggio alle erbe spontanee. Nel celebre passo sulla vigna di Renzo (cap. XXIII) lo scrittore appassionato di botanica elenca una gran varietà di essenze vegetali divenute padrone del piccolo podere. Questo quadro naturalistico ha nell’economia dei Promessi Sposi anche un sovrasenso etico-metaforico, ma qui ci fermiamo al siparietto, all’a parte descrittivo in cui diminutivi e accrescitivi palesano il divertimento della voce narrante: lo sguardo avanza nell’insieme caotico dei colori e delle forme di foglie e frutti con progressiva distinzione, finché si sofferma su una pianta più alta e vistosa delle altre:     Era una marmaglia d’ortiche, di felci, di logli, di gramigne, di farinelli, d’avene selvatiche, d’amaranti verdi, di radichielle, d’acetoselle, di panicastrelle e d’altrettali piante; di quelle, voglio dire, di cui il contadino d’ogni paese ha fatto una gran classe a modo suo, denominandole erbacce, o qualcosa di simile. Era un guazzabuglio di steli, che facevano a soverchiarsi l’uno con l’altro nell’aria, o a passarsi...