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Memoria

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Eusocialità / Le origini profonde delle società umane

È venuto il momento dell’eusocialità, quello della “buona socialità”? In realtà noi umani eusociali lo siamo sempre stati, e non da ora, ma da moltissimo tempo, almeno da quando uno dei nostri predecessori, l’Homo habilis, è comparso nella savana africana separandosi da una linea di discendenza di australopitecine due o tre milioni di anni fa. La parola eusocialità, coniata alla metà degli anni Sessanta, è utilizzata da diversi decenni dall’etologia. L’ha messa in circolazione un importante entomologo e biologo, Edward O. Wilson, che negli anni Settanta aveva creato una nuova branca di studi, la sociobiologia, all’epoca molto discussa e criticata. Wilson, ancora in attività come studioso e come saggista, è stato docente per molti anni ad Harvard, titolare della cattedra di Biologia; la sua specialità sono le formiche, su cui ha scritto, insieme con il collega Berthold K. Hoelldobler, un meraviglioso libro, Formiche. Storia di una esplorazione scientifica (Adelphi), che fa seguito a due grossi volumi pubblicati da Einaudi nel 1976: La società degli insetti, altrettanto fondamentali. Si tratta di libri che anche un non-specialista può leggere, e da cui si può imparare moltissime...

Due romanzi / Silvia Ballestra e Claudio Morandini. Montagne

Claudio Morandini. Gli oscillanti   A Crottarda si arriva per tornanti bui, penetrando la montagna in gallerie e cupe strettoie, precipitando lentamente nell’oscurità di una valle ombrosa, fino al piccolo borgo adagiato su una terra bucherellata di foibe, cavità e bocche aperte sul cuore ipogeo della Terra.  Crottarda, dal nome che esala aria di grotte e cantine, oscurata dalla parete rocciosa, fluttua su un’enorme dolina e, dal mondo sotterraneo che le si apre tra le radici, risucchia l’umidità che riempie le case, le muffe che fioriscono sui muri coprendo di strati morbidi e odorosi le pareti. Qui la protagonista di Gli Oscillanti di Claudio Morandini trascorre le vacanze da bambina, estati lunghe impastate di noia e fantasie d’evasione, in stanze piene di umidità e di bicchieri di sale per farla asciugare e nei quali intingere le dita per succhiare di nascosto i cristalli bagnati.  Dal ricordo di quelle giornate di attese e silenzi e delle notti interminabili e fredde riaffiora un canto che si accendeva nel buio, un concerto di “suoni strani, remoti eppure nitidi”, modulati secondo una partitura misteriosa, come canto di balene che risale da abissi lontani....

Attenzione / Travolti dallo tsunami dello streaming

Queste settimane di reclusione forzata verranno ricordate anche per la riscoperta di internet, nella sua versione “streaming”. Le piattaforme digitali negli ultimi anni sono state attaccate duramente, perché violano la nostra privacy, si arricchiscono con i nostri dati, creano filter bubble e polarizzione politica, facilitano la diffusione di fake news e hate speech, ma in questi giorni abbiamo riscoperto l’utilità di Twitter e Facebook nel tenerci in connessione con gli altri lontani da noi. La socialità persa nel mondo reale è stata ri-mediata online, in qualche forma. Tutta una serie di attività sociali non mediate da tecnologie, come riunioni, aperitivi, lezioni frontali e chiacchiere tra amici, hanno traslocato online, piazzandoci per ore davanti agli schermi. La socialità perduta è “rinata” in streaming. Non contenti di ciò, finita la giornata di lavoro online, abbiamo continuato a stare online, guardando contenuti audiovisivi in streaming. Un articolo di Jaime d’Alessandro su Repubblica ci dice che alle nove di sera in Italia il traffico dati è aumentato del 40% rispetto a due mesi fa. La metà della banda utilizzata dagli italiani per connettersi ad internet è utilizzata...

Tradizione / Esperienza, competenza

In questi giorni surreali e drammatici, scanditi da bollettini medici e trasmissioni giornaliere occupate dal contagio, l’assessore regionale lombardo Giulio Gallera ha fornito uno spunto di riflessione. Questo politico, catapultato come tutti in una realtà sconosciuta e imprevedibile, adempiendo al ruolo istituzionale di aggiornamento, ha annunciato in un’intervista che sarebbero stati banditi posti per gli ospedali lombardi a favore di medici anche non specialisti di altre regioni. Ed ha aggiunto che non si trattava soltanto di un meritevole intervento di solidarietà, ma di un’occasione unica. L’apprendere sul campo quanto non si conosce dai libri, utilizzare l’esperienza dei sanitari che già vi operano, ricevere le loro conoscenze per poi servirsene in un futuro pur non auspicabile. Questo messaggio era annegato tra parole elementari, dati precisi, statistiche crudeli, numeri di consolazione. Non si tratta in verità di un tema contingente, legato alla eccezionalità del momento. È la questione, generale e tormentata, della trasmissione dell’esperienza da chi ne sa di più a chi ne sa di meno, sia nel campo interpersonale comune sia in quello professionale specifico. Questione...

Vigilare / La faccia nascosta dell’epidemia

Molti sono i giornalisti e gli intellettuali che, negli ultimi tempi, si sono cimentati nel descrivere, spesso con dovizia di particolari, lo scenario che ci si presenterà dopo l’epidemia. Queste analisi scontano necessariamente due limiti. Primo: le dimensioni di questa crisi non permettono di mantenere il distacco necessario a immaginarne ragionevolmente gli esiti. Secondo – ed è questo ciò che più rileva – tali esiti dipendono in gran parte dalla comprensione critica che, su ciò che sta accadendo, come collettività siamo in grado di costruire. Ed è questo che dovrebbe allora occuparci e, soprattutto, preoccuparci. La sensazione, infatti, è che l’emergenza stia legittimando una narrativa pericolosa, che reca come implicito il fatto che il solo metterla in discussione o problematizzarla rende colui che lo fa una specie di nemico della salute pubblica, che si sottrae a una tanto stucchevole quanto fittizia “unità nazionale”, alla quale saremmo tutti chiamati.   In altre parole, o uno si compra l’intera retorica di #iorestoacasa, dell’inno nazionale dai balconi, degli arcobaleni attaccati alle finestre e del quotidiano decreto del Governo (retorica sdoganata in modo più o meno...

Figure a colori / Via del Corso

L’ultima volta che vidi un Papa fu il 18 aprile 1982, avevo 15 anni, ero appena uscito dalla stazione dei treni di Bologna, di ritorno da Firenze e l’auto col Santo Padre poco dopo passò dai viali. Furono stampate delle cartoline fra cui una bizzarra, ora introvabile, un fotomontaggio con Wojtyla sopra il Palazzo dei Notai che saluta Piazza Maggiore, come un grande Godzilla. Mia nonna, solitamente abbottonata, in quei giorni si lasciò andare a un Evviva il papa!. Il Papa è sempre in chiesa o alla finestra o su un aereo o in piazza San Pietro fra la folla. Non si era mai visto un Papa da solo, per la strada, sul marciapiede. 

“Sono tutti uguali gli occhi degli uomini verso l’esilio” / Due sguardi su Claudio Lolli

Tre note su Claudio Lolli di Massimo Recalcati   Prima nota: la sua musica mi ascoltava La musica è qualcosa che davvero ascoltiamo? Quando ho ascoltato le prime canzoni di Claudio Lolli in una scuola occupata di Quarto Oggiaro, nella estrema periferia milanese, ero davvero “io” che le ascoltavo? La musica non assomiglia forse ad un quadro o ad un libro? Sono io che guardo e che leggo o sono il quadro a guardarmi e il libro a leggermi? Ricordo bene la sua voce e le sue parole tra noi mentre io ero, in quell’inverno del 1976, come tutti quelli della mia generazione, attraversato da grandi dolori e furori. Lolli mi ha insegnato per primo che l’esperienza della musica non è quella di un semplice fluido sonoro che visita le nostre orecchie. Ascoltare le sue canzoni era fare l’esperienza perturbante di essere ascoltati, di sentirsi ascoltati, dell’incontro con qualcuno che ti sapeva ascoltare. Non ero io, dunque, che ascoltavo la sua musica e le sue parole, ma erano la musica e le sue parole che mi ascoltavano. Ascoltavano il mio e il nostro grande furore e dolore; erano la sua musica e le sue parole a soffiare via “l’inferno dalla fronte”. Non ero semplicemente “io” che lo...

L’oscurità luminosa / Miss Rosselli

L’11 febbraio del 1996 moriva Amelia Rosselli, un grande poeta del Novecento. Si gettò dalla finestra della sua mansarda di via del Corallo lo stesso giorno e mese di una poetessa che aveva molto amato e tradotto, Sylvia Plath. Da anni ormai non scriveva più: “Prima avevo la poesia. Ho scelto di non sposarmi per non distrarmi da lei. Ma ora che la scrittura mi ha abbandonata non ho più nulla”, aveva detto in un’intervista a Sandra Petrignani. D’altra parte i suoi disturbi, sia fisici che psichici, le impedivano di concentrarsi; sentiva le voci, era convinta di essere perseguitata dalla CIA, e contro il nemico rappresentato dalla CIA combatteva da anni, chiedendo aiuto a chiunque e diffidando sempre. Chiunque poteva essere un nemico, un complice di quei fascisti che avevano assassinato suo padre e suo zio, Carlo e Nello Rosselli, nel ’37 a Bagnoles de l’Orne. Da quel momento la storia di Amelia Rosselli è una storia di peregrinazioni e inutili tentativi di sfuggire al trauma che ha marchiato in modo definitivo la sua e la nostra storia.   Alla fine degli anni ‘40 si trasferisce a Roma; si dedica alla musica e poi alla poesia. A Roma trova molti amici, vive di collaborazioni,...

Resistenza e rinascita / Albert Uderzo, il padre di Asterix

Per capire la grandezza di Albert Uderzo, il disegnatore francese scomparso martedì all’età di 92 anni, non servono molte parole. Basta prendere una pagina qualsiasi di un albo di Asterix – la serie creata insieme a René Goscinny più di sessant'anni fa, si stima ce ne siano 375 milioni di copie in giro per le case del mondo – e cercare i molti disegni dove compaia un personaggio, apparentemente secondario, che non parla mai. Un cagnolino bianco, con la punta delle orecchie nere, inserito per scherzo in un’avventura del 1965, e che d’allora non ha più lasciato la coppia comica più nota del fumetto europeo. Quel minuscolo cane in genere occupa appena un angolo del disegno, di poco sporgente sopra lo spazio bianco tra una vignetta e l’altra, eppure la sua presenza ha la capacità di illuminare l’intera tavola. Poche e precise linee lo caratterizzano, rendendolo estremamente mosso, espressivo e soprattutto necessario, un piccolo mimo, un coro in miniatura che accompagna l’azione.   Sono partito da Idefix non solo perché i miei occhi di lettore bambino cadevano come calamitati su di lui, mentre seguivo rapito le avventure del piccolo grande guerriero gallico e del suo enorme e...

Contagi e mortalità / Le sirene della Val Seriana

La Val Seriana è oggi, probabilmente, il territorio più colpito al mondo dal Covid 19. Io ci vivo da quasi quarant’anni e dall’inizio di marzo ho dovuto accettare di viverci nella reclusione più totale. Ogni mattina i notiziari locali e le chat ci aggiornano su amici e conoscenti: i contagiati, i ricoverati, i morti.  Sopravvivere in completo isolamento è possibile: i nostri sono paesi piccoli e si sono organizzati, i negozi di alimentari fanno consegne a domicilio, la raccolta differenziata non perde un colpo, i medici superstiti al contagio rispondono al telefono appena possono, i volontari passano dalle farmacie e portano le medicine a chi ne ha bisogno. Le mascherine, qui, non sono mai state in vendita e anche i medici di famiglia ne sono sprovvisti. Ma questa è una vecchia storia italiana: mai equipaggiati bene i nostri soldati in prima linea, noi.   Fino a pochi giorni fa sentivamo in continuazione le sirene delle ambulanze, era il nostro tappeto sonoro e noi ci stavamo sopra, anzi, ne eravamo avvolti. Ora non è più così, ma nessuno si illude. Sappiamo bene che ormai le strade sono deserte e che le ambulanze non hanno più bisogno di segnalare il proprio passaggio....

Nuovo cinema paralitico / Incontro a fragili bellezze

In questi giorni straniti in cui tutti siamo diventato dei rifugiati in casa propria capita di riflettere o semplicemente di avvertire la propria fragilità; nuda e cruda assale come qualcosa che abbiamo tenuto nascosto, rimosso, che abbiamo – più o meno inconsapevolmente – voluto dimenticare. L’altro giorno davanti a una farmacia; persone in attesa, guardinghe, qualcuno con la mascherina o anche solo una sciarpa sul viso. Attraverso le vetrine della farmacia, immagini di donne scintillanti, immobili nelle pubblicità di una crema, un siero, un elisir se non di lunga vita, almeno di certa, procrastinata giovinezza.  L’attesa nervosa e le vetrine: non accade nulla ma sono con evidenza due immagini, solo apparentemente distanti tra loro, della stessa fragilità, delle stesse paure.   Nuovo cinema paralitico, visibile sul Corriere online, è un progetto di Davide Ferrario e Franco Arminio. Una serie di brevi episodi girati in luoghi periferici, nascosti, minimali. Un progetto, dice Davide Ferrario, che “...prende la forma di una sorta di viaggio in Italia, fatto di brevi episodi di al massimo due minuti ciascuno. Troupe minima, si gira su un percorso di massima, lontano dai...

La violenza, il sacro – e poi? / Alcune considerazioni sul coronavirus

Friedrich Hölderlin, forse il più grande poeta di lingua tedesca e uno dei maggiori pensatori moderni parlò, intorno agli anni 1800, della necessità di elaborare una “nuova mitologia”. Quest’ultima prese in qualche modo forma nel secolo XX quando i surrealisti identificarono la città moderna come, appunto, un territorio “mitologico” (Le paysan de Paris di Louis Aragon, romanzo-chiave anche per la lettura benjaminiana di Parigi, capitale del mondo, fornisce un esempio di tale mitologizzazione). Sempre nel Novecento, Roland Barthes fornì con la sua serie di articoli riuniti sotto il titolo Mythologies un ulteriore esempio per la possibile rinascita del pensiero mitologico. Barthes analizzò fra l’altro il modo in cui per noi moderni il latte o il vino oppure la carne rossa facciano parte di un sistema mitologico che non valorizza più le divinità, ma tutto ciò che una cultura data considera come essenziale o potente.  Il coronavirus appare in questa luce come un candidato sbagliato; si tratta, come ben sappiamo, di un fenomeno biologico spiegabile con metodi scientifici. Il virus che ha cambiato il mondo è sì potente, anzi potentissimo, ma non sembra direttamente legato a una...

Psichiatria evoluzionistica / Buone ragioni per stare male

Per capire che cos’è la psichiatria evoluzionistica bisogna prima comprendere cos’è la biologia evoluzionistica, ossia la disciplina scientifica che studia la storia degli organismi viventi basandosi sui principi generali dell’adattamento all’ambiente. La biologia evoluzionistica ci dice che a plasmarci così come siamo è stata la selezione naturale. Da qui la medicina ha inizialmente tratto l’errata conclusione che anche le malattie possono essere il risultato della selezione naturale. In realtà non sono le malattie ad avere spiegazioni evolutive, bensì le caratteristiche che ci rendono vulnerabili alle malattie.  La domanda che pone la medicina tradizionale è: Perché ci ammaliamo? E ancora: Una volta stabilito il motivo per cui ci ammaliamo, in che modo possiamo guarire? La domanda della medicina evoluzionistica è invece: Perché la selezione naturale ha lasciato nei nostri organismi dei tratti che ci rendono vulnerabili alle malattie?   Da quest’ultimo quesito trae origine la psichiatria evoluzionistica. Se è vero che le persone affette da una disfunzione congenita che non permette loro di provare dolore muoiono nei primi anni della vita adulta, allora significa che il...

Lutto / La morte al tempo del Covid-19

L’emergenza epidemiologica da Covid-19 ha prodotto, fin dalla sua comparsa, un numero consistente di riflessioni online in merito alle probabili conseguenze a cui andremo incontro una volta terminata la fase di quarantena. Al di là dell’ipotetica plausibilità degli scenari post-Coronavirus finora tratteggiati all’interno dei social network, una cosa mi pare di per sé evidente: la necessità di una riflessione postuma all’emergenza – lucida, razionale e rigorosa – sull’attuale modo di rapportarci alla morte e al lutto.    Il primo effetto mediatico del Covid-19 è l’immagine dei malati e dei loro parenti inghiottiti da una specie di buco nero esistenziale. Come il fantasioso Sottosopra descritto nella popolare serie tv Stranger Things, questo virus dà l’impressione di far scomparire letteralmente nel nulla le persone colpite dalla malattia. Intubati e isolati nei reparti di terapia intensiva degli ospedali, i singoli individui vivono l’incubo di affrontare il decorso della malattia e, ancor peggio, di morire completamente da soli. Mancano le carezze, gli sguardi, le parole di sostegno dei propri cari i quali, a loro volta, vivono la contemporanea frustrazione di non poter...

Tra Ottocento e Novecento / Piergiorgio Bellocchio: Un seme di umanità

Mi è capitato negli ultimi anni di incontrare Piergiorgio Bellocchio a Piacenza o d’estate in Versilia e ogni volta gli chiedevo a che punto fosse con il libro che raccoglieva le sue riflessioni, introduzioni e critiche su autori tra Ottocento e Novecento. Le risposte di Bellocchio nei primi tempi erano evasive, poi via via più convinte. Ho seguito l’iter della pubblicazione attraverso le notizie che mi davano gli amici Gianni D’Amo, a cui il libro è dedicato, e Luca Baranelli, che lo hanno fiancheggiato nelle diverse fasi. Ora finalmente possiamo leggere Un seme d’umanità. Note di letteratura (Quodlibet) ed è un avvenimento da festeggiare perché Bellocchio, pur essendo stato animatore di riviste come ‘Quaderni piacentini’ e ‘Diario’, con l’amico Alfonso Berardinelli, ha preferito restare appartato, come se uno sguardo di sbieco fosse il più efficace per comprendere il proprio tempo. Un lettore di provincia? Mi veniva in mente la formula applicata a Renato Serra, un critico dei primi del Novecento, il primo a fare kulturkritik nel nostro Paese. Solo una suggestione, anche se Bellocchio non si è mai spostato da Piacenza, dove vive in un anonimo condominio anni Sessanta. È qui che...

“I enjoy being the most unknown among renowned artists” / Frank Uwe Laysiepen: Ulay

Il 2 marzo ci ha lasciati, Frank Uwe Laysiepen, l’artista tedesco noto come Ulay, a pochi mesi dall’inaugurazione, a novembre 2020, di una grande retrospettiva del suo lavoro allo Stedelijk Museum di Amsterdam. Si conclude un percorso umano e artistico iniziato nel 1943 a Sollingen, mentre infuriava la seconda guerra mondiale, sviluppato nella Amsterdam anarchica dei Provo (la sua città d’adozione), per poi scorrere girovagando nomade, tra Parigi, Roma, Berlino, Londra, allargando l’orizzonte fino a New York, il Marocco, l’India, il Nepal, il Medio Oriente, la Cina, l’Australia, e la Patagonia terminando a Ljubljana dove aveva preso moglie e dimora negli ultimi anni.    Adesso tocca a noi riscoprirne l’opera: poliedrica, fuori dagli schemi, libera da ogni logica mercantile e intransigentemente radicale. Ulay è stato un pioniere della fotografia Polaroid e del concetto di fotografia performativa, esponente di spicco della Performance Art e Body Art europea degli anni ‘70, precursore della militanza ecologica attraverso l’arte e del ruolo dell’artista come scardinatore del concetto di identità (nazionale, sessuale, politica). Eppure, anche tra “addetti ai lavori” è noto...

1930 - 2020 / Arbasino in blu

Per chi guarda, a sinistra della foto anni Cinquanta, il Giovane è in abito che si indovina grigio, e sotto la giacca sbottonata si intravede il gilet; a destra il Vecchio è in abito scuro (presumibilmente, anzi con sicurezza: blu) e dal taschino esce il fazzoletto d’ordinanza. Per iscritto, il Giovane si è appena dichiarato, o sta per dichiararsi, Nipotino dell’Ingegnere; perché il Vecchio, che fa l’Ingegnere, ha scritto prose incantevoli. E più di tutte ha incantato il Giovane L’Adalgisa. La foto, a sinistra Alberto Arbasino a destra Carlo Emilio Gadda, è eloquente; e dice che Gadda non era più solo uno stravagante portato della prosa d’arte, ma diventava una funzione delle nostre lettere, come poi spiegherà Gianfranco Contini, quando andrà alle stampe la Cognizione del dolore. Intanto un gruppo di giovani scrittori elegge Gadda a nume di famiglia: i nipotini dell’Ingegnere, appunto. Coloro che dalla sua prosa, non imitandola, ma scrutandone gli innumerevoli risvolti, hanno tratto linfa nuova per la lingua italiana (discorrendo con lui en petite comité: tra gli altri Angelo Guglielmi, Pietro Citati, Goffredo Parise, Giulio Cattaneo).   Quando si lesse il libro che Arbasino...

1930 - 2020 / La frivolezza di Arbasino

Nella foto che gli aveva scattato Giulia Niccolai all’inizio degli anni Sessanta, Alberto Arbasino appare bellissimo. Di profilo con i capelli pettinati all’indietro, che ha poi conservato per il resto della sua vita, anche quando sono diventati bianchi, e poi la cravatta e l’impermeabile, anche quest’ultimo un compagno consueto portato nelle mezze stagioni di una volta, lui sempre così elegante e pieno di charme. Giulia Niccolai, allora una giovane e bravissima fotografa, prima di diventare una poetessa della neoavanguardia, l’aveva ritratto in un servizio di cui un altro scatto è poi finito sulla copertina del capolavoro di Arbasino allora in prima edizione, Fratelli d’Italia, anno 1963, il libro della sua vita. Qui si è appena girato, e ha metà del viso in ombra; nell’altra in luce dimostra tutta la sua giovinezza, quella giovinezza che è rimasta a lungo sul suo volto, anche quando gli anni sono passati implacabili, giovinezza che è stato il carattere principale della sua scrittura: vivace, brillante, a tratti querula, sorvegliatissima e immancabilmente perfetta. Quella fotografia ce l’aveva data insieme a innumerevoli altre – Alberto sul Monte Olimpo, Alberto alla Grande...

Speciale Fellini / Pubblicità: troppo bella per essere cattiva

Cento anni fa, il 20 gennaio 1920, nasceva a Rimini Federico Fellini. Lontano dalle celebrazioni, su doppiozero vogliamo raccontare un regista-antropologo che ha saputo penetrare come pochi altri l’identità (politica, storica, sessuale) italiana. Uno sguardo critico e al tempo stesso curioso, da “osservatore partecipante”, che si affianca a quello di tanti altri intellettuali e artisti (da Leopardi a Gramsci, da Salvemini a Bollati) che negli ultimi due secoli hanno cercato di spiegare quello strano oggetto chiamato Italia.  Abbiamo voluto raccontare Fellini attraverso i personaggi e i luoghi dei suoi film: dallo Sceicco Bianco a Casanova, da Gelsomina a Cabiria, da Sordi a Mastroianni, dalla Roma antica a quella contemporanea, passando ovviamente per la provincia profonda durante il Ventennio fascista. Una sorta di “album delle figurine” per aprire nuovi sguardi su un cineasta forse più amato (e odiato) che realmente studiato. Quest'articolo di Giuseppe Mazza è una rielaborazione, realizzata appositamente per doppiozero, di testi contenuti in differenti capitoli del suo Cinema e Pubblicità – La relazione sorprendente (Editrice Bibliografica, 2019).      Come...

La fine del mondo / Del teatro e della vita il fiore

LUMACA IMÈGA      O gente che corre – umanità – sentite   andando piano e meditando   e molto ascoltando   che pensieri mi sono venuti in mente.   Mentre ero brucando di foglia in foglia   accanto a bellissimi fiori erti e orgogliosi   ho pensato:   Chi è un fiore?   Uno che sboccia, fiorisce e sfiorisce.   Per chi fiorisce?   Per sé – per essere fiore.   E Fiore lo spazzino   lui sì vero re del mondo   per chi canta?   Per sé canta – per la gioia di sé.   O gente che corre   inseguita dall’ansia:   cos’è il bene per un fiore?   Fiorire.   E per voi dinosauri?   E per noi del Pavano Antico   cos’è il bene?   Essere in fiore.   Far sì che il difficile    attraversamento della vita   sia un teatro in fiore –    il teatro della nostra vita   in fiore – anche accanto alla morte:   godendo del fiorire di noi e di tutti, perfino   dentro il lato oscuro che ci spaventa   e ci nutre.   CORO     Noi siamo il Fiore   e il Leviatano   e con l’amore   e andando piano   la sapiente...

Mutazioni / Estizzazione. La nostra vita dopo il coronavirus

1. Da un po’ di tempo meditavo di scrivere uno schizzo a sfondo profetico sul modo di vivere nel futuro prossimo: gran parte delle attività che svolgiamo oggi ancora in pubblico verranno svolte in casa. Avevo anche trovato un nome “scientifico” a questa mutazione del nostro modo di vivere, ovviamente preso dal greco antico: estizzazione, da Estia, la dea del focolare domestico (la Vesta romana). Ma le misure imposte in Italia e altrove per arginare la diffusione del coronavirus d’un tratto hanno reso quelle mie ipotesi “avveniristiche” più che mai attuali. Credo che, anche dopo aver debellato il Covid-19 (se ci riusciremo), la nostra vita non tornerà più la stessa di prima. Certi processi che erano già in corso ne saranno enormemente accelerati. Le grandi aziende in Italia hanno instaurato quel che in quel bizzarro inglese immaginario che si usa da noi viene chiamato smart working (nell’inglese vero si dice working remotely, oppure wfh, work from home). È una modalità nella quale l’Italia era in grande ritardo: lavorare col computer in casa anziché in un ufficio. L’emergenza insegnerà a molte aziende, anche piccole, che far lavorare i propri dipendenti da casa col computer è molto...

Ologrammi / Baudrillard e il virale

Negli ultimi anni, all’interno della nostra cultura, la parola “virale” ha visto progressivamente indebolirsi i significati che possedeva. Il grande successo del web e dell’universo digitale, infatti, ha sempre più portato tale parola ad esprimere dei significati di popolarità, consenso e successo. Ma oggi, dinanzi alla drammatica diffusione in tutto il mondo di un vero virus, la parola “virale” sta riacquistando quelle connotazioni di segno negativo che esprimeva in precedenza. Connotazioni che possedeva ancora quando il sociologo francese Jean Baudrillard ha cominciato a utilizzarla e che, proprio per questo motivo, gli sono servite all’epoca per compiere un’operazione trasgressiva. Perché, in una certa misura, parlare di virus e viralità in quel momento faceva scandalo.    Pertanto, Baudrillard ha fatto più volte ricorso al concetto di viralità. L’ha fatto, ad esempio, nel 1990 nel volume La trasparenza del male (SugarCo), nel quale ha aggiunto ai tre differenti ordini di simulacri che aveva precedentemente individuato un quarto tipo di ordine: quello “virale”. Infatti, negli anni Settanta, all’interno di Lo scambio simbolico e la morte (Feltrinelli), aveva affermato...

21 marzo 1920-21 marzo 2020 / Éric Rohmer toujours

Una ragazza giapponese – Miaki è il suo nickname – tiene un account su Instagram, si chiama eric.rohmer_toujours ed è seguito da quasi 5000 persone provenienti da ogni parte del mondo. Questo profilo pubblica una foto al giorno tratta da fotogrammi dei suoi film o da opere d’arte (bozzetti, schizzi, illustrazioni) a lui e ai suoi film ispirati. Ogni giorno: mentre scrivo da 1431 post, vale a dire da 1431 giorni.      Camille, invece, è al primo anno della Normale. È una appassionata fotografa e una vera cinéphile, ama fotografare il cielo di Parigi e definisce se stessa come una gamine da film di altri tempi. Lei porta avanti un progetto che si chiama Cinegraphe, su Facebook e Instagram, postando link e approfondimenti sul suo regista preferito, Éric Rohmer, e sugli altri protagonisti della straordinaria stagione della Nouvelle Vague. Anche lei è seguitissima da appassionati di tutto il mondo.      C’è poi Clio. Lei è, invece, una cantante molto amata. Le sue canzoni sono come haiku, ispirate alla vita quotidiana e alle sue impercettibili metamorfosi. Ne viene fuori una musica lieve e discreta come il suo personaggio, semplice come la sua foggia d’...

Doni / Discorso ai ragazzini prima della partita

Coraggio, ragazzi! Coraggio!   L’ora è arrivata! L’ora di scendere in campo! L’ora di salire sul palco! Scendere, salire: che modi di dire  son questi?   E se il campo fosse in alto, sospeso su un grattacielo? E se il palco fosse in basso, a mo’ di antico teatro greco? Eppure sono verbi importanti, datemi retta. Salire, scendere: è tutta lì la partita.   L’ora è arrivata! L’ora voluta, cercata, desiderata! E adesso… avete paura? L’ora da tempo sognata quell’ora, quell’ora è scoccata.   Lo so che il cuore vi è sceso nei piedi. Lo so che vi trema la voce. Lo so che una febbre vi smangia da dentro. Che il fantasma della disfatta vi appare e vi acceca.    Non abbiate paura! Ve lo dice uno  che ha sempre paura.  Non abbiate paura! Avete vissuto per questo, che altro?   Coraggio ragazzi!  Siamo una piccola cosa che trema siamo un grumo di sangue  che vuole Tutto per sé, che brama e se non lo afferra  gli cresce la rabbia, e il rancore.     Eppure qualcosa in noi brilla! Non siamo quaggiù per volere! Volere volere e ancora volere e Tutto arraffare di Tutto esser padroni. Non siamo, quaggiù, per fare i reucci....