Giacomo Leopardi, uno di noi 

10 Gennaio 2023

Capita spesso, con amici e amiche, di parlare di progetti non portati a termine. C’è l’ingegnere che non è riuscito a costruire il ponte dei suoi sogni o non è riuscito a convincere il comune della necessità di costruire nuove case popolari. C’è la scrittrice che non ha concluso il suo romanzo, relegandolo a un cassetto della scrivania che non apre più. C’è l’economista che non è riuscita a pubblicare il suo articolo su un top journal. C’è il chimico che non ha terminato il manuale che aveva promesso tanti anni fa alla casa editrice. C’è l’atleta che non è riuscito a finire la maratona. Si potrebbe continuare senza fine.

Se può essere di consolazione, anche Giacomo Leopardi ci ha lasciato progetti di opere mai portate a termine. Sono diciassette disegni letterari. Per fare qualche esempio, Leopardi progettò di scrivere su “dell’amore della solitudine”; su “della condizione presente delle lettere italiane”; su “elegia di un innamorato in mezzo a una tempesta”; su “storia di una povera Monaca” (ma Manzoni non c’entra); su “della natura primitiva”; su “cinque disegni di morte e di sogno”; su “l’arte di vivere nel mondo”. E così via. Alcuni disegni hanno un filo rosso. Altri, come gli ultimi, dal 14° al 17°, sono una lista di altri disegni, presentandosi come una matrioska infinita. 

Per Quodlibet Franco D’Intino, con la collaborazione di Davide Pettinicchio e Lucia Abate, ha curato per la prima volta in modo organico i disegni letterari di Giacomo Leopardi, sparpagliati nelle migliaia di pagine che il recanatese ci ha lasciato.    

Ci sono progetti appena abbozzati, e mai più ripresi. Ci sono disegni pieni di intrecci con altri lavori, soprattutto con le Operette Morali. Ci sono idee definite nei dettagli, altre meno precise. Ci sono riferimenti puntuali ad altri scritti, ma anche proposte oscure, incomprensibili. Il lavoro filologico di D’Intino è straordinario, nel seguire la nascita dei manoscritti – piccoli pezzi di carta, di poche righe, come i nostri post.it – la cronologia, i contributi di studiosi del passato che si sono occupati dei disegni. Siamo guidati tra i generi, i temi, le fonti di Leopardi; tra i riferimenti alle sue poesie e alle sue prose. I disegni sono frammenti. L’introduzione al volume ci accompagna nel ricostruire argomenti che ritornano spesso in Leopardi: la solitudine; la volontà di una riforma letteraria nazionale; l’innamorato non corrisposto; la vittima femminile; gli errori degli antichi, la natura e l’incivilimento; i costumi degli italiani, la politica, la morale e l’educazione popolare.  

D’Intino parla di forma-abbozzo, di lacerti, di disegni, appunto. Parla di una estetica moderna del non-finito, che legittima il progetto, o l’opera in fieri, a scapito del risultato; aggiunge che la storia della letteratura potrebbe anche essere scritta guardando ai tentativi, alle idee, alle opere fallite. In una lettera a Giordani del 5 gennaio 1821 Leopardi scrive che per completare i suoi disegni non gli basterebbero quattro vite. Nei meandri dei disegni scopriamo una intelligenza leopardiana mai contenta di sé. 

Nell’edizione classica curata da Francesco Flora le opere di Leopardi sono raccolte in 7.000 pagine. Ma, accanto a questa quantità, è la qualità di qualsiasi pagina di Leopardi – nei Canti, nelle Operette Morali, nello Zibaldone, nelle Lettere, nei Pensieri, nelle opere cosiddette minori – che ce lo fa sentire così bravo, così unico, ma anche distante. È dai tempi del liceo che ci siamo resi conti di essere di fronte a un genio irraggiungibile. 

Al contrario, in questi disegni Giacomo ci è vicino. È umano, umanissimo, simile a ognuno di noi. Come tutti noi, Leopardi fece progetti e non riuscì a terminarli.

È inizio d’anno e forse, come sempre, ci porremo degli obiettivi, seri o meno seri. Anche in quest’ultimo caso saremo vicini a Giacomo che progettava di scrivere, nel disegno 13°, su “Enciclopedia o Dizionario delle cognizioni inutili e delle cose che non si sanno”, anticipando il Flaubert di Bouvard e Pécuchet; o, ancora, parlava di una “Enciclopedia di ciance (o di passatempo)”; o, nel disegno 16°, di “Supplemento di tutte le Enciclopedie”.

Buon anno e buoni propositi a tutte/i, in compagnia di Giacomo!  

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