Leonardo e Racalmuto

Sono trascorsi 30 anni da quel giorno di novembre in cui Leonardo Sciascia ci ha lasciati, trent'anni in cui il paese, che lui ha così bene descritto, è profondamente cambiato, eppure nel profondo è sempre lo stesso: conformismo, mafie, divisione tra Nord e Sud, arroganza del potere, l'eterno fascismo italiano. Possibile? Per ricordare Sciascia abbiamo pensato di farlo raccontare da uno dei suoi amici, il fotografo Ferdinando Scianna, con le sue immagini e le sue parole, e di rivisitare i suoi libri con l'aiuto dei collaboratori di doppiozero, libri che continuano a essere letti, che tuttavia ancora molti non conoscono, libri che raccontano il nostro paese e la sua storia. Una scoperta per chi non li ha ancora letti e una riscoperta e un suggerimento a rileggerli per chi lo ha già fatto. La letteratura come fonte di conoscenza del mondo intorno a noi e di noi stessi. De te fabula narratur.

 

L’unico posto dove sono me stesso è Racalmuto, ripeteva spesso. Io qui sono Nanà Sciascia, il figlio di mio padre, il nipote di mio nonno, i compagni di scuola, gli amici, i ragazzi cui ho insegnato da maestro alla scuola elementare e sono diventati uomini, i salinari, il circolo, le passeggiate nel corso, la festa della Madonna del Monte. 

Stava molto attento che la nuova figura di Leonardo Sciascia, lo scrittore, che andava costruendo e cresceva, non prevaricasse al suo paese sull’altra, quella di sempre, quella di Nanà.

 

Una volta, camminando insieme per il corso di Racalmuto, arrivammo davanti alla libreria del paese. Era uscito un suo nuovo libro. In vetrina ce ne erano in mostra alcune copie. Appena se ne accorse attraversò subito la strada. Non voleva che si sospettasse un suo compiacimento per quel fatto che lo mostrava scrittore, uno che pubblicava libri. Al suo paese.

Sciascia con amici a Racalmuto.

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