L’Europa d’Oltremare

Prendiamo in mano una banconota qualsiasi di euro, l’elemento più rappresentativo dell’Unione Europea e se facciamo bene attenzione, sul retro, accanto alla carta dell’Europa, si vedono rappresentate, sebbene in modo un po’ approssimativo, un pugno di isole difficilmente identificabili. Sono alcuni dei territori europei d’Oltremare, cioè quei Paesi, in gran parte insulari (ma non solo) che fanno parte di Stati europei, pur non coincidendo con il territorio dell’Europa. Una questione, questa, che fin dal principio impone una riflessione sul concetto di confine, che non è più ridotto solo alla linea tracciata tra due Paesi adiacenti, ma può trovare forme diverse. Prenderemmo per folle qualcuno che ci dicesse che la Francia confina con il Brasile, eppure avrebbe ragione. Non solo, ma quel confine con i suoi 740 chilometri che delimitano la Guyana francese è il più lungo confine della Francia.

 

L’idea che in Francia ci siano foreste pluviali, indigeni e giaguari ci spiazza non poco, ma questo è anche il frutto di una sorta di rimozione e di una visione del mondo, in questo caso, eurocentrica. È quello che ci spiega Adriano Favole, con questa raccolta di saggi sui territori europei d’Oltremare, che rappresentano un elemento di destabilizzazione rispetto a una rappresentazione, che si limita al blocco continentale e alle isole più vicine. Rappresentazione in cui, peraltro, l’isola è considerata una eccezione. Scoprire che invece l’Europa è fatta anche di arcipelaghi lontani, cambia la nostra percezione di continentali di terraferma.

Inoltre, quelle isole e quei Paesi lontani, che fanno parte dell’Unione Europea a tutti gli effetti, sono un’eredità pesante, perché sono le testimonianze concrete e vive di una storia di conquiste, di colonizzazioni, di persecuzioni e di imposizioni culturali, che troppo spesso tendiamo a ignorare. Non si tratta di una realtà minore: a possedere territori d’oltremare sono la Francia con suoi possedimenti della Guyana, in Polinesia e nell’Oceano Indiano, il Regno Unito con diverse isole caraibiche, l’Olanda che vanta anch’essa territori nei Caraibi, la Spagna con le isole Canarie, il Portogallo con le Azzorre e Madera e infine la Danimarca con la Groenlandia.

 

Da questa raccolta di 14 saggi, redatti da Emanuela Borgnino, Marta Gentilucci, Lara Giordana, Alexander Mawyer, Joshua Nash, Tillman Nechtman, Martina Pafumi, Paola Schierano, Georgeta Stoica, Wouter P. Veenendaal, Adrian Young e divisi in 5 parti (Mobilità, Ambiente, Arcipe-logiche, Oceano-grafie, Etnogenesi) apprendiamo, tra le altre cose, che esistono Territori  a sovranità condivisa, un concetto assolutamente estraneo alla nostra lettura politico-geografica secondo cui uno Stato o è sovrano o non lo è. Capita invece che, in molti casi, convivano autorità tradizionali (re, capi villaggio) con autorità statali: può apparire bizzarro, ma grazie a queste convivenze scopriamo che ci sono dei re all’interno della Repubblica Francese! Così come il cosiddetto diritto consuetudinario, fondato sulla tradizione di un gruppo sociale, possa convivere con il diritto europeo.

 

Adriano Favole.

 

Che dire poi del tema della doppia cittadinanza? Anch’esso inconsueto o comunque molto raro da noi, ma assolutamente normale in questi territori. 

È da questo spiazzamento, da questo cambiamento dell’angolo di visuale, che la raccolta di Adriano Favole parte, per costruire il suo percorso attraverso questi territori, con una maggiore attenzione verso quelli francesi, dovuta alla sua formazione e ai suoi terreni di ricerca. Emergono così degli interessanti spunti di riflessione sul tema delle “indipendenze” o delle “quasi indipendenze”, che mettono in discussione alcuni principi dati troppo facilmente per scontati. Così come è interessante scoprire le varie modalità di rapportarsi di questi Paesi con la métropole, il Paese a cui appartengono, sebbene da lontano. Questi territori ci costringono anche a ripensare il colonialismo e il post-colonialismo, le riconfigurazioni identitarie nate durante e dopo l’occupazione.

 

Gli stessi concetti di isola e di arcipelago sono portatori di nuovi punti di vista: siamo abituati a legare il termine “isola” a isolamento, ma non è così. Le fitte reti che collegavano e collegano queste isole, hanno portato a frequenti contatti e scambi. Non a caso i Caraibi e le Antille sono i più importanti laboratori di creolizzazione culturale, linguistica, politica… «Il mondo caraibico non comprende solo le isole, ma si estende alle coste del sud degli Stati Uniti, alla costa orientale dell'America Centrale, come il Belize e il Nicaragua, alla Colombia, al Venezuela, al Brasile. È un grande circolo, che si oppone alla pretesa linearità delle passate forme di conoscenza». A parlare così è Edouard Glissant, scrittore e saggista martinicano, erede morale di Aimé Cesaire e teorico della creolizzazione. È stato lui a proporre un interessante confronto tra il mondo del Mediterraneo e quello dell'arcipelago che gli ha dato i natali. Confronto di metafore che si trasforma, con straordinaria efficacia, in opposizione storico-culturale: «Il Mediterraneo è un mare che tende a concentrare. Le forze al suo interno, tendono allo stesso ideale, all'esaltazione dell'Uno. Non è un caso che le tre maggiori religioni monoteistiche, cristianesimo, ebraismo e islam, sono nate proprio nell'ambito mediterraneo. Al contrario l'arcipelago è un mondo che divide, il regno della diversità. L'arcipelago disgrega, non concentra». Sono questi i fondamenti del pensiero di Glissant che lo conducono a parlare di creolizzazione. 

 

«La creolizzazione è diversa dal meticciato, perché è imprevedibile, è una sorta di laboratorio sperimentale dove sfuggire all'uniformità dell'essere, un nuovo modo di pensare. Per questo forse i Caraibi sono uno dei posti dove succedono la maggior parte delle cose che preparano l'avvenire». 

L'arcipelago frammenta e polverizza ogni cosa. L'identità dei suoi abitanti non è solo un sovrapporsi di strati diversi, succedutisi nel tempo. L'identità dei caraibici si nasconde sempre dietro a un'altra faccia di un cristallo che sembra mutare colore continuamente. Ecco un’altra importante lezione che ci viene dalla lettura di questo libro.

 

A. Favole (a cura di), L’Europa d’Oltremare. Mobilità, ambienti, culture, Raffaello Cortina Editore, Milano, 2020, pp. 250. 

 

Su questi temi leggi anche la conversazione con Carlo Greppi e Igiaba Scego - in quattro puntate - sui temi del colonialismo, nel senso più ampio del termine, e dei presupposti inesplicitati di una immagine del mondo e della storia eurocentrica, bianca e maschile che si riflette nella cultura contemporanea.

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