Rete

Frankenstorm: l'uragano Sandy e le sue foto fasulle

Il rapporto tra giornalismo e social network non è sempre stato dei migliori. Se da una parte il primo non sempre capisce ed è capace di integrare la cultura digitale nelle sue pratiche (è di questi giorni l'errore clamoroso di Rosanna Santonocito ai comandi dell'account @24job su twitter), dall'altra parte i secondi sono stati spesso veicoli virali di notizie fasulle e bufale di vario genere, dalle mille e più morti di Fidel Castro ai tagli di Hollande.   Ultima in ordine di tempo a inserirsi all'interno di questo dibattito è la proliferazione di foto fasulle dell'uragano Sandy, di cui si sono occupati molti giornali americani negli ultimi giorni. Su "The Atlantic", Alexis Madrigal si è dedicato a...

#Twitteratura?

Giorgio Gaber direbbe “Quando è moda è moda”: oggi tutti parlano di Twitter e Twitter sembra diventato qualsiasi cosa, tanto che forse prima di parlarne sarebbe meglio cominciare ad usarlo per comprenderne i limiti.   No, la twitteratura non esiste. Però ha senso chiedersi quali spazi letterari siano possibili al di sotto della misura minima esercitata da Felix Fénéon ai primi del Novecento, con i suoi Romanzi in tre righe. E, al tempo stesso, ha senso chiedersi quali elementi di sperimentazione, rottura e continuità esistano nell’ambito di un possibile uso letterario di Twitter.   Un primo metro di giudizio è rappresentato dalle Lezioni americane di Italo Calvino: leggerezza, rapidità, esattezza...

Cosa danno su Twitter stasera?

A casa non ho la tv. A cena ascolto sempre la radio in sottofondo, contravvenendo alle indicazioni di Adorno, secondo il quale l’ascolto distratto provocherebbe l’indigestione (Goodman, 2009).   Ieri sera mangiavo da solo, la radio non passava nulla di buono e non avevo voglia di alzarmi per collegare il computer alle casse e ascoltare BBC Six in streaming. Allora ho acceso Twitter (sono un consumatore a rischio dipendenza), però ho scoperto che mangiare e scorrere le notizie sul mio telefono non sono due attività che si riescono a fare comodamente. Ho pensato che sarebbe stato bello poter “guardare” Twitter su uno schermo 32 pollici di fronte a me, al posto della radio e della tv e cambiare “canale” con un telecomando messo...

#opensourcecure. Malattia, cura collettiva e nuove forme di opportunità

Questa mattina ho saputo che Salvatore Iaconesi ha un cancro al cervello. Io l'ho letto su  Facebook. Lui l'ha saputo ieri, il 9 Settembre 2012, dai medici.   Non conosco bene Salvatore, anche se abbiamo amici in comune e sono molti anni che lo incrocio digitalmente nei terreni dell'arte elettronica. Quest'estate ci siamo sentiti più spesso perché stavamo pensando a dei suoi articoli per doppiozero. Poi, qualche sabato fa, abbiamo chattato brevemente: lui a Roma e io a Milano, entrambi a lavorare al caldo, senza poter passare dagli amici comuni che lavoravano su GranTouristas per la Biennale di Architettura. Nei giorni seguenti emergono alcuni pezzi di informazioni: una sua foto con la testa fasciata, i suoi scherzi su alcune Fan Page...

Today, the voice you speak with may not be your own

Oggi, la voce con la quale parli potrebbe non essere la tua. In un post apparso il 4 febbraio 2007 sul suo blog, il produttore, filosofo e musicista hip-hop statunitense DJ Spooky, al secolo Paul D. Miller, avviava una riflessione sulla pratica culturale del remix, con una doppia interpretazione. Da una parte negativa, intendendo nella fattispecie la voce come uno dei simulacra dell’epoca digitale, baudrillardianamente parlando. Dall’altra ottimistica, nella prospettiva di un “web 2.0 share-all style”, dove il diritto di remixare e di appropriarsi della voce altrui si trasforma in una pratica estesa a tutti.   La questione posta dal dj originario di Washington investe la ridefinizione stessa dei concetti di originalità ed autorialità nell...

Non farti domande, sii felice e condividi!

Prendi in mano un libro su Facebook e ti aspetti un po’ di netiquette e qualche rivelazione scandalosa sul suo fondatore. Invece ti ritrovi proiettato lungo l’intuizione che soggiace a tutto il libro, in un mondo dove non c’è più spazio per desideri e immaginazione. Dove il potere è appannaggio di società private che gestiscono sofisticati algoritmi. Inevitabilmente ti viene da osservare nuovamente il libro tra le mani, rileggi il titolo, ne sfogli ancora le pagine alla ricerca di qualche indizio che hai tralasciato. Invece no, è proprio così. E non se ne va quella sensazione di avere a che fare con un romanzo cyberpunk degli anni ‘90 dalle atmosfere dark, in cui le corporation sono molto, molto più satanicamente...

Twitter macchina narrativa

  È finita così, dopo 2797 tweets. Lo scorso 29 marzo il capitano Robert Falcon Scott (@CaptainRFscott) ci ha lasciati. Ha scritto le ultime righe del suo diario ed è morto. Esattamente come era accaduto in una tenda sull’altopiano antartico cento anni fa. Leggere quest’ultimo tweet “Last entry. For God’s sake look after our people”, per chi ne aveva seguito la storia, è stato come leggere la parola Fine al cinema. C’è qualcosa di terribile e assieme potente, in questo tweet. È la stessa forza che Roland Barthes, in Camera Chiara, riconosce nella fotografia del giovane condannato a morte Lewis Payne, fotografato da Alexander Gardner nel 1865:     Roland Barthes, commenta: “...

Il peggior IPO di sempre? Riflessioni sul futuro di Facebook

“The worst IPO ever”. Questo il giudizio di Bloomberg sull’IPO Facebook del 17 Maggio scorso. Oggi, una decina di giorni dopo il lancio in borsa del social network, le azioni sono crollate del 25 per cento - da 38 $ a 29 $ - bruciando in totale 25 miliardi di dollari: più o meno il valore complessivo della banca Morgan Stanley che aveva gestito l’IPO. L’andamento di Facebook in borsa non solo ha vanificato le speranze di una nuova ripresa delle borse USA guidata da un terza dot.com boom, ma ha rivelato la natura ormai disfunzionale e autoreferenziale dell’attuale sistema finanziario. All’IPO di Facebook è capitato di tutto: dal malfunzionamento del software di trading Nasdaq che ha disturbato seriamente l’andamento dei...

Condivisione senza attrito

La cronaca della politica estera dell’ultimo anno è stata dominata dalla contesa per la libertà e il controllo delle informazioni sulle reti digitali. In questo ambito ha assunto un ruolo centrale la definizione dei limiti del concetto di “privacy”. Un osservatore attento delle implicazioni dei più recenti orientamenti legislativi è Evgeny Morozov, analista politico e giornalista di origine bielorussa nonché autore di Net Delusion (L’ingenuità della rete). Morozov rileva che spesso i pericoli maggiori per la privacy in Rete non vengono dalle incerte e spesso contraddittorie politiche estere dei governi occidentali ma proprio da alcune aziende del Web 2.0. Un esempio emblematico in tal senso è quello offerto dal...

A ogni lettore il suo e-reader

Tra le prime cose che mi hanno insegnato alla scuola di biblioteconomia ci sono state le leggi del matematico e bibliotecario indiano Shiyali Ramamrita Ranganathan. Una di esse recita: “a ogni libro il suo lettore” (corollario: “a ogni lettore il suo libro”). Semplice e quasi lapalissiano. Con questa affermazione Ranganathan ha inteso ricordare ai bibliotecari come l’atto di leggere e l’alchimia tra libro e lettore sia un processo complesso.   Ci ho ripensato spesso in questi ultimi tempi in cui di ebook si parla tanto. Non è certo la prima volta che il modo di leggere e fruire dei libri cambia. Come ci ha spiegato Maryanne Wolfe in un bellissimo libro dal titolo “Proust e il calamaro”, l’atto stesso di leggere non...

Ebook: il format e il formato

Da un paio d’anni il mondo dell’editoria discute di ebook, ed è anche il tema del Salone del Libro di quest’anno. Cosa ne sarà dei libri? è la domanda. Giusta, peraltro.   Il problema è che, a ben vedere, tutta la discussione sugli ebook attualmente in corso si sviluppa attorno a questioni tecniche ed economiche: da chi farli vendere e dove, come distribuirli, su quale device, in quale formato, con quali percentuali di guadagno e, soprattutto, come gestire i diritti. Messa così, la discussione rischia di rivelarsi inutile.   In primo luogo i libri sono un prodotto culturale, il piano tecnico è irrilevante. Prima c’erano le pergamene, poi si è pensato che fosse più comodo tagliare i fogli...

I dead media ed il futuro del libro aumentato

Il libro sopravviverà all’e-book? Fra dieci anni dalle case saranno scomparsi i volumi dagli scaffali? Oppure il libro resisterà e si troveranno nuove forme di distribuzione e di consumo in grado di rinnovarlo? Sembra che non ci sia modo di sfuggire al dibattito sulla morte del libro. È un discorso perseguitato dallo spettro dei dead media, i media defunti: quei supporti che sono stati dati per scontati per tempi relativamente lunghi e sono poi scomparsi velocemente, a causa di  trasformazioni strutturali nelle sfere tecnologiche ed economiche. Relegati, improvvisamente, al ruolo di mere curiosità o oggetti di culto. È il caso delle musicassette, dei VHS, dei floppy disk e – prossimamente – dei CD, soppiantati da tecnologie di...

L’avvenire dell’ebook

Alcuni anni fa avevo fatto una predizione sull’avvenire dell’e-book. Avevo sostenuto che l’e-book non si sarebbe imposto, o non avrebbe sostituito il libro, per ragioni un po’ differenti da quelle tipicamente invocate dai conservatori e contro gli argomenti addotti dai futuristi. Le ragioni tipicamente invocate dai conservatori: il libro cade e non si rompe, il libro non si scarica, il libro è comodo da tenere in mano. Le ragioni dei futuristi: l’e-book contiene migliaia di libri, è indicizzabile. La mia predizione era basata su un parametro sottovalutato nelle discussioni di allora. Il libro cartaceo è un ottimo oggetto di scambio sociale, è molto regalato e come regalo ha una vita illimitata. Regalare un e-book significa invece...

Castellucci, i social netwok e le conseguenze della rete

Mettiamo subito le cose in chiaro. Ciò che è avvenuto a Parigi e a Milano durante le repliche de Sul Concetto di Volto nel Figlio di Dio di Romeo Castellucci rappresenta un vile tentativo di imbrigliare l’arte all’interno di confini imposti dai poteri di turno, e come tale va condannato in tutte le forme possibili. Sperando di non doverci più schierare per difendere una delle libertà basilari delle nostre società, ci sembra però importante tornare a riflettere sulla questione, ad acque calme.   I fatti sono ormai universalmente noti (un riassunto è disponibile qui): nonostante il lavoro in questione avesse debuttato già da tempo, sull’onda delle contestazioni francesi (ottobre 2011) anche in Italia (...

Materializzazioni

Dopo il 2011 la portata del cambiamento introdotto dal Web 2.0 e dai social network è ormai accettata dall’opinione pubblica. Per non farsi trovare impreparati da quello che verrà dopo occorre confrontarsi con un dato di fatto: la rivoluzione industriale basata sull’informazione non è al suo punto di massima espansione. Anzi, è appena cominciata. Quando si parla di informatica si pensa soprattutto all’impalpabile, a nubi di dati che si spostano per il mondo comparendo sugli schermi. L’e-book è l’alfiere di questa visione, perché porta con sé immagini di scaffali dai quali scompaiono i libri e di hard-disk nei quali si moltiplicano i file. In effetti, dobbiamo prepararci alla scomparsa, o almeno alla riduzione,...

Cowbird. Una comunità di cantastorie?

Il sito Cowbird si definisce una “comunità di cantastorie”. Comunità è un social network, un sito web dove si instaurano relazioni tra utenti e si condividono contenuti. Cantastorie è la traduzione dell’inglese storyteller; non apprezzo il termine perché risuona di armoniche micidiali, ma essendosi subito imposto nelle descrizioni italiane di Cowbird non provo neppure a sostituirlo con un più borghese narratore. Cos’è, però, una storia in Cowbird? Al contrario dei progettisti del sito, non ho di questo termine una comprensione “naturale” e “immediata”, e non credo se ne possa avere. Una storia in Cowbird è una foto, accompagnata da un testo scritto di lunghezza non...

Piccola nota su privacy e social network (e libertà)

Si parla sempre più spesso di privacy e social network. È indispensabile, se vogliamo parlarne anche tra noi, mettere in chiaro subito una cosa: la questione, così com’è, è mal posta. Infatti, cos’è la privacy? Da una parte abbiamo il giocare con un’identità più o meno fittizia, il piacere di contattare facilmente amici e conoscenti e quello narcisistico di mettere i fatti propri in piazza. Dall’altra, si impongono le questioni della profilazione e della tracciabilità, che vanno ben oltre i social network, includendo i motori di ricerca, i telefonini, le carte di credito e molti altri aspetti della vita di oggi. Ovviamente è il secondo ramo a sollevare maggiori problemi e a chiamare in campo...

Internet e media civici

  Tra venti o trent’anni del 2011 ricorderemo l’Europa in piena crisi finanziaria, il Nord Africa trasformato dalla Primavera Araba e probabilmente l’Inghilterra scossa dal tumulto dei “London Riots”. Dall’analisi dei tre avvenimenti emerge una linea interpretativa comune: il crescente ricorso alle tecnologie digitali come infrastruttura comunicativa ha agevolato i processi di scambio economico, di organizzazione politica e di rivolta sociale. Svanisce così ogni dubbio sulla effettiva partecipazione delle tecnologie digitali alle pratiche di costruzione del sociale e del politico.   Ciò apre il campo ad un’analisi dell’interrelazione tra i temi del vivere in collettività e della rete come risorsa...

Il Web non-lineare. Otto mesi di Web Analysis

Dalla primavera del 2011, quando abbiamo inaugurato lo spazio di Web Analysis, sono cambiate molte cose. Il panorama mediatico italiano sembra aver iniziato a scongelarsi, e molti si sono improvvisamente resi conto che sono passati quasi vent’anni da quel gennaio del 1994 in cui le televisioni hanno trasmesso per la prima volta l’inno di Forza Italia – consegnando il paese ad un lungo sonno a reti unificate. Molti hanno visto un’assonanza tra le rivoluzioni della primavera araba, gli indignados spagnoli, il movimento Occupy, e quello che è accaduto in Italia con l’arrivo del “vento arancione” delle elezioni di Milano e Napoli e dei referendum. Tutti fenomeni apparentemente poco prevedibili, caratterizzati dalla spontaneità e...

Appunti per un’anatomia della celebrità su Twitter

In Italia, come già era accaduto in Inghilterra e Stati Uniti, il recente successo di Twitter è dovuto all’entrata in gioco massiccia e quasi simultanea di noti personaggi pubblici del mondo dello spettacolo, dello sport e dell’informazione, che hanno fatto da traino a centinaia di migliaia di “personaggi privati” (fan), entrati in Twitter per poterli seguire più da vicino, bypassando l’intermediazione di agenzie di stampa e siti di gossip, che se da una parte hanno visto ridursi improvvisamente il vantaggio competitivo sul proprio pubblico, dall’altra hanno subito messo a valore il lavoro gratuito delle celebrità trasformandolo in notizia.   Con l’arrivo delle celebrità Twitter è diventato un...

The Social Formigoni

Il video che sta sotto queste righe è un prodotto mediale peculiare. La prima volta che l’ho visto ho pensato che si trattasse di un falso, uno dei tanti remix non ufficiali ai quali normalmente non si dedica attenzione. Ci sono ritornato sopra qualche giorno dopo mentre cercavo materiale sugli strafalcioni di comunicazione politica del centro-destra attraverso i nuovi media, e mi sono reso conto che si trovava sull’account originale. Quello che vedete qua sotto non è un falso. È stato veramente realizzato dai collaboratori del Governatore della Regione Lombardia Roberto Formigoni. In una faticosissima serie di scenette mute, il nostro mima la sua presenza sul web 2.0. Passeggia avanti e indietro per tempi irragionevolmente lunghi, con il sottofondo di un...

Cyberchiefs: come funzionano le tribù online?

La lunga lotta tra la repubblica della libertà e il regno della burocrazia si è spostata su Internet. Avete mai pensato alle comunità che sviluppano Linux o che scrivono Wikipedia come a burocrazie? È quello che ha fatto il sociologo francese Mathieu O’Neil in Cyberchiefs - Autonomy and Authority in Online Tribes (pubblicato da Pluto Press e non ancora tradotto in italiano), un libro in cui analizza le strutture di potere presenti nel web senza limitarsi a celebrare acriticamente l’autonomia che la rete darebbe ai suoi utenti. I processi che regolano la produzione diffusa e orizzontale di contenuti che avviene in progetti come quelli di software libero o nella blogosfera sarebbero esempi di una nuova forma istituzionale - la burocrazia tribale...