Kew Gardens, forma, pittura

In un famoso racconto del 1919 Virginia Woolf utilizza la lingua per dipingere un quadro post-impressionista dei Kew Gardens: macchie di colore e linee di movimento in cui si mescolano vicende umane, animali e vegetali. Coerentemente con questa origine pittorica, la prima edizione del racconto è illustrata da Vanessa Bell, mentre le copertine sono di Roger Fry e del suo Omega Workshops. 

 

 

La prima volta che ci sono stato, dei Kew Gardens ho avuto un'impressione molto diversa, a colpirmi è stata soprattutto la magnificenza della natura che prende possesso delle grandi strutture vittoriane. Ma il senso pittorico del luogo è fortissimo, ed è facile immaginare come Virginia, che frequentava abitualmente i giardini (nel 1926 ci era stata con Vita Sackeville-West, e una scena di Orlando è ambientata ai Kew), ci vedesse un quadro secondo i canoni avanguardistici dell'epoca. La qualità estetica del paesaggio è così alta e costante che pressoché qualsiasi fotografia scattata, anche la più casuale, risulta in una composizione armonica, come mostrano le immagini (mie) in questa pagina. 

 

 

Non per niente i Kew Gardens sono stati fondati nel 1759, in un'epoca in cui la landscape architecture stava nascendo nella corte francese; sono stati iniziati da William Chambers, l’architetto della Somerset House (autore dei templi greci e della pagoda); poi sono stati ampiamente rimodellati dopo il 1840 da Decimus Burton (quasi tutte le serre principali: Palm House, Temperate House e Waterlily House). Questa attenzione al paesaggio ha ricevuto ulteriore spinta, dopo che nel 2003 i giardini sono diventati patrimonio mondiale dell'UNESCO,   con la costruzione della Treetop Walkway e del ponte sul lago progettato dell'architetto minimalista John Pawson.

 

 

Con le loro 30.000 specie vegetali, che li rendono la più grande collezione di piante vive del mondo, i Kew Gardens sono un catalogo sterminato di tutte le possibili forme botaniche: in questo non assomigliano tanto, come ho sentito dire a un turista tedesco, a “un museo della natura”, ma piuttosto a una meravigliosa Wunderkammer, a un sogno di enumerazione totale. Anche perché la natura dei Kew ha ben poco di naturale: è una natura elaborata, manipolata per creare uno scenario in continua trasformazione in cui lo spettatore, camminando, si immerge, diventandone al contempo attore. 

 

Dal tempio di Bellona alla casa giapponese del XVII secolo, dalla ricostruzione di un panorama montano (Rock Garden) alle alghe custodite nel seminterrato della Palm House, i Kew Gardens sono una celebrazione della natura come teatro, della natura trasformata dall’uomo. Questa loro esistenza tutta compresa nell’antropocene lega me e Virginia Woolf, separati nella nostra visita quasi esattamente da un secolo di distanza.

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