Alessandro Mari

Alessandro Mari vive in incognito, come un personaggio di Thomas Pynchon, a cui ha dedicato non per caso la sua tesi di laurea. Prima di esordire con quello che per l’ennesima volta con la consueta fantasia i giornali hanno indicato come romanzo-rivelazione, Troppo umana speranza, saga della difficoltosa costruzione di identità del Risorgimento italiano, si dedicava alla nobile (quanto diffusa, anche se di rado ammessa) arte del ghostwriting, scrivendo per interposta persona, per soddisfare personalità diverse tra loro, ma tutte accomunate da una stessa brama: la pubblicazione. Come se fosse una trama parallela del delizioso incanto apocalittico de L’incanto del lotto 49, le storie si dipanano, secondo i desideri di terzi, nel momento in cui il fantasma con la penna riveste di un corpo di parole la frustrazione di chi non possiede i mezzi della scrittura e ha invece lo statuto ambiguo di “personaggio”, mediatico o da condominio poco importa.

 

Nel frattempo il nostro tra una mentita pagina e l’altra covava l’epopea, visto che non concepisce di firmare libri che siano meno di trecento pagine, siglando una mappa del mondo della fantasia, che vuole essere accurata fino al dettaglio, in scala uno a uno. Il mestiere del giovane scrittore in Italia è il più insidioso, perché d’improvviso si aprono, con spaventoso cigolio, tutte insieme con sinistro stridio mille porte scricchiolanti, che danno accesso a altrettanti salotti intarmati, dove i fantasmi vanno in scena tra inchini e minuetti. Vivendo in incognito nella mondanissima Isola dove albergano i vip televisivi, Alessandro Mari corteggia l’idea della smaterializzazione, perché meglio dei luoghi sopra citati, è il ring domestico, dove devono comparire le presenze nelle storie. Nel prossimo romanzo, che per il momento è top secret, un percorso mistico e uno dissacrato si incrociano tra passato e presente. Si sa, l’opera seconda, dopo la prima è il momento in cui i critici benevoli mostrano il volto dell’arme, ma il nostro già studia diversioni e vie di fuga, verso la prossima epopea.

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