Luigi Ghirri e Gianni Celati

Nel 1981 Luigi Ghirri telefona a Gianni Celati. Ha letto i suoi libri e vuole incontrarlo. Ha anche sentito parlare di lui da amici comuni al Dams di Bologna. Intorno al fotografo modenese si raduna da qualche tempo una generazione di fotografi interessata al nuovo paesaggio italiano. Si propone di rappresentarlo facendo a meno degli stereotipi tradizionali: l’Italia delle cartoline Alinari, quelle “unte di colombi”, come dirà Arturo Carlo Quintavalle. Sono periferie urbane, campagne, luoghi del lavoro, strade, distributori di benzina, case abbandonate, giardini. Celati è contentissimo di questo invito; si entusiasma subito. Seguono lunghe discussioni nella casa di Ghirri, che si protraggono sino a notte fonda. Una sera, poi, il fotografo telefona allo scrittore per chiedere di spiegargli un testo di Wittgenstein, autore che stanno leggendo in quel periodo. Ghirri vuole che Celati partecipi con un suo testo al lavoro fotografico in corso. Diventerà un libro e una mostra: Viaggio in Italia (1984).

 

Luigi Ghirri, Gianni Celati, 1984-86.

 

Un capitolo decisivo della storia della fotografia italiana dopo la lunghissima stagione neorealista, almeno come impresa di gruppo, e insieme l’inizio di una nuova avventura letteraria per Gianni Celati. Ghirri assumerà la funzione di “figura guida”, per dirla con un’espressione dello stesso scrittore, così come nel decennio precedente lo era stato Italo Calvino, suo mentore e sostenitore in Einaudi. La richiesta di Ghirri è di scrivere ciò che vede in giro per la pianura; in questo modo lo spinge a realizzare quelli che sono i “racconti d’osservazione”.

 

Luigi Ghirri, Gianni Celati, Strada provinciale delle anime, 1990-91.

 

Celati prende a girovagare per la valle del Po, a volte a piedi, a volte in auto accompagnato dall’amico Cappelli. Sono anni di vagabondaggio, salendo su corriere e alloggiando dove capita. Riempie molti taccuini e quaderni d’appunti. Alla fine di quell’errare metterà insieme le pagine per il volume preparato da Ghirri e compagni, poi per un altro uscito presso Feltrinelli, Il profilo delle nuvole. Solo nel 1989, otto anni dopo l’inizio del suo cammino, i taccuini si trasformeranno in un suo libro, Verso la foce, realizzato riscrivendo e montando in ordine non cronologico i vari diari.

 

Luigi Ghirri, Gianni Celati, Narratori delle pianure, 1984.

 

Nel corso delle loro comuni peregrinazioni Ghirri ha scattato numerose foto all’amico scrittore. L’ha ritratto su una stradina di campagna con la neve per terra, e l’immagine è diventata la copertina dei Narratori delle pianure, libro di racconti pubblicato nel giugno del 1985 presso Feltrinelli; Celati vi appare di schiena, quasi anonimo.

 

Luigi Ghirri, Gianni Celati, Strada provinciale delle anime, 1990-91.

 

In un’altra occasione l’ha colto vicino ai manifesti elettorali, poi durante il viaggio nel Delta del Po con una corriera blu nel giugno del 1991, quando lo scrittore ha portato a zonzo i suoi amici e parenti per girare con loro il suo primo film-documentario: Strada provinciale delle anime. Seguendo con la sua scassatissima automobile la comitiva, Luigi Ghirri ha ritratto Celati e la sua famiglia allargata in posa davanti al proprio cavalletto. In un’altra occasione ha fermato Celati mentre dialoga con un cane; e ci sono numerose altre istantanee dello scrittore. Circola una leggenda secondo cui Ghirri avrebbe scattato pochi ritratti di persone.

 

Fotografie effettuate da Luigi Ghirri durante le riprese di Strada provinciale delle anime.

 

Non è vero. Non solo abbiamo le tante immagini di quel viaggio in pullman tra Codigoro e Comacchio, ma anche i ritratti di musicisti per le copertine di dischi, quando lavorava per la Rca, da Uto Ughi a Dalla e Morandi; e poi le foto per l’ultimo album dei CCCP con Giovanni Lindo Ferretti, Massimo Zamboni, Annarella e Fatur. Ghirri li ha guardati tutti con la medesima attenzione e cura con cui fissava i paesaggi. Non sono foto psicologiche, che scavano nel volto dei soggetti, scatti che cercano di catturarne l’anima. Sono piuttosto sguardi, visioni del mondo esterno così come appare. Non istantanee neutrali o oggettive, anzi. C’è nei rettangoli di carta sensibile la medesima tonalità affettiva, l’empatia che circola nelle foto all’aperto, nei grandi spazi della pianura. Le fotografie di Celati documentano un’amicizia e una complicità che s’è interrotta improvvisamente nel febbraio del 1992, quando Luigi è colto nel sonno da un infarto a soli 49 anni. Poco tempo dopo Celati gli dedica un film, Il mondo di Luigi Ghirri. Il titolo provvisorio di lavorazione è: Ricordo di Luigi, fotografia e amicizia. “Amicizia” è la parola chiave di queste immagini. 

 

Questo articolo è apparso su La Repubblica.

Luigi Ghirri, Gianni Celati, 1984-86.

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