Storia

Quante persone si possono amare?

Napoli   Cara Nadia, da qualche tempo ho rinunciato a rispondere alla posta e ho incaricato i ragazzi di farlo per me. Arriva troppa posta e troppe visite e io sto piuttosto male. Le forze che mi restano preferisco spenderle per i miei figlioli che per i figlioli degli altri. Oggi però la Carla (14 anni), arrivata alla tua lettera e dopo averti risposto lei con la lettera che ti accludo, mi ha avvertito che ti meriteresti una risposta migliore.   Ti dispiacerà che io faccia leggere la posta ai ragazzi, ma dovresti pensare che a loro fa bene. Sono poveri figlioli di montagna dai 12 ai 16 anni. E poi te l’ho già detto, io vivo per loro, tutti gli altri son solo strumenti per far funzionare la nostra scuola. Anche le lettere ai cappellani e ai...

Antonio Gramsci, ritratto di un rivoluzionario

“Quando, nel mese di aprile 1919, abbiamo deciso in tre, o quattro, o cinque di iniziare la pubblicazione di questa rassegna, nessuno di noi pensava di cambiare la faccia al mondo, pensava di rinnovare i cervelli e i cuori delle moltitudini umane, pensava di aprire un nuovo ciclo della storia… L’unico sentimento che ci unisse, in quelle nostre riunioni, era quello suscitato da una vaga passione di una vaga cultura proletaria; volevamo fare, fare, fare…”. A poco più di un anno dalla fondazione della rivista “Ordine Nuovo”, che, da scopi genericamente culturali, sarebbe passata in poco tempo a sostenere il movimento dei consigli di fabbrica nella Torino industriale del primo dopoguerra, così Antonio Gramsci rievocava l’inizio...

La poliomielite e il Popolo eletto

C’è oggi ancora qualcuno, molti anni dopo i vaccini Salk e Sabin, che ricordi il vecchio mondo di poveri sciancati nel quale si viveva sul finire degli anni Trenta? Compagni di scuola, amici, cugini che stavano stretti con noi arrancando verso il futuro comune.   C’erano le epidemie di poliomielite, un fatto quasi nuovo nel XX secolo che colpiva i Paesi che erano usciti dal fetore infetto di quella realtà oggi scomparsa ma rimpianta da troppi. Era successo questo: da generazioni la poliomielite, il suo virus assaliva l’umanità, ma la mancanza di igiene, i rivoli fetidi per le strade, i cibi malconservati, lo trasmettevano a tutti, che, inconsapevolmente, si vaccinavano e lasciavano in eredità gli anticorpi ai loro figli che contraevano...

Tre sguardi sulla Shoah

Un'uscita concomitante sugli schermi italiani offre l'opportunità per una riflessione sull'attuale valore narrativo della memoria. Di quella memoria. Che non può non essere condivisa e che non può ritenersi esclusiva. Il labirinto del silenzio, Il figlio di Saul e Una volta nella vita, pur circolando in Europa e tra i vari festival da qualche tempo (più di un anno, nel caso del primo e del terzo), escono a ridosso del 27 gennaio e autorizzano alcune considerazioni incrociate, possibili in virtù del tema comune, della coincidenza della presentazione al pubblico italiano e dell'eventuale scopo didattico per cui potrebbero essere utilizzati.    Se la memoria è il basso continuo e spesso ossessivo per ogni operazione di...

Gaspare De Caro: neorealismo e rimozione

Il Neorealismo è stato un momento testimoniale di autoriflessione della società italiana che usciva dalle macerie del fascismo e della seconda guerra mondiale o un “marchio” identitario finalizzato a una rifondazione degli italiani sulla base di una complessiva rimozione? Gaspare De Caro, mancato a Roma il 6 ottobre 2015, nel suo ultimo libro Rifondare gli italiani? Il cinema del neorealismo ci ha lasciato in eredità questa domanda, insieme, ovviamente, a un’articolata e pessimistica risposta.   Storico del rinascimento e dell’età contemporanea, De Caro è stato uno dei protagonisti della stagione operaista (Toni Negri parla del suo contributo ai Quaderni Rossi come di “un’introduzione alla metodologia...

Aldo Zargani narratore. La sintassi e il libero arbitrio

Siamo sempre prossimi al “luogo dove il profumo della memoria [sta per svanire], là, vicino al confine del deficit dove inizia il nulla del dimenticato”, scrive Aldo Zargani in apertura del suo bellissimo racconto “Profumo di lago” e proprio per questo, per il “terrore” che gli fa l’oblio, all’insegna della lotta contro di esso pone tutta la sua opera narrativa e la sua attività di saggista e testimone, anche se non indulge in alcun modo a posizioni vittimarie, pur avendo subito lui e la sua famiglia le conseguenze delle leggi razziali e molti suoi parenti e amici la deportazione e la morte nei lager nazisti. Il dovere di testimonianza non è mai disgiunto infatti da un preciso impegno civile, sempre centrato sul qui e...

Ristampato il testo chiave del nazismo / Hitler e il ritorno di Mein Kampf

Il tempo trascorre anche per il Mein Kampf. Passati settant’anni dalla morte del suo autore, e novanta dalla prima edizione, sono scaduti i diritti d’autore, saldamente posseduti dal ministero delle Finanze della Baviera. Il Land, infatti, li custodiva su assegnazione delle stesse potenze alleate, vincitrici della Seconda guerra mondiale. Sulla base del diritto di occupazione, le autorità militari avevano proceduto all’esproprio dei beni del partito nazionalsocialista e delle organizzazioni ad esso affiliate. Medesima sorte era toccata al testo del capo supremo del Terzo Reich. A Monaco Hitler aveva mantenuto per tutta la sua vita la residenza. Quella città era stata per il movimento nazionalsocialista la vera culla, la terra elettiva, il luogo da cui partire per poi diffondersi in tutta...

La luna è tramontata

Un dilettante come me al Teatro Carignano di Torino? Era un nuovo esperimento neorealista tipo “Ladri di biciclette”? E il fortunato ero io? Soldi niente. E chi mai avrebbe osato chiederne?    Era successo che qualche organo inappellabile di quelli che controllavano la democrazia di allora, aveva proibito, per motivi di ordine pubblico, o anche solo di “sgradimento”, la messa in scena, per le celebrazioni del X Anniversario della Liberazione (il 25 aprile 1955, per i giovanetti d’oggi che non lo ricordassero), di “Le notti dell’ira” di Armand Salacrou. Il guaio era che, dal cast alla scenografia, ai costumi, tutto era già stato completato dalla “Cooperativa Spettatori del Piemonte”. Mancava solo la prova...

Berlinesi

Vive in tre stanze della vecchia Milano un’antica signora, alta, diafana e bella, profilo di cammeo e figura sottile. È tedesca di Berlino, ma dal 1945 si rifiuta, come mite vendetta, di parlare la sua lingua natale, pur conservando in questi lunghissimi anni una spiccata cadenza berlinese. È inflessibile, non racconta mai le sue esperienze e non vuole neppure sentir parlare della sua antica Patria. Un giorno mi fece questo strano racconto:   «Mi trovavo in villeggiatura al mare, credo fosse all’isola del Giglio, oh! Che bellissimo posto! E prendevo i pasti di fronte a un’immensa specchiera con la cornice dorata che rifletteva, inclinata, la grande sala piena di sole e signori allegri e spensierati. Ach! Purtroppo anche turisti tedeschi....

Gelli, una storia italiana

“Gli anni circolano sulle dure rotaie di un treno
/ impazienti di raggiungere la prossima stazione…”: non so se fosse questo o un altro verso delle sue tante poesie, pubblicate in varie raccolte da una quarantina di editori tutti sconosciutissimi, ma, al telefono, Licio Gelli, il capo della loggia P2, tornato in libertà nella sua Villa Wanda, a Castiglion Fibocchi, insisteva perché ascoltassi.   Lavoravo allora in una casa editrice milanese che in rapida successione aveva afferrato best-seller e Gelli, l’uomo che a cavallo degli anni Ottanta aveva tirato le fila delle trame più nascoste e indicibili della prima repubblica – dall’assalto al gruppo Rizzoli che aveva messo in mano al Venerabile il “Corriere della sera...

Nostalgia

Nel Quarticciolo, ex-borgata romana, ex-estrema periferia, ex tutto, mancano anche le latterie, quelle con le diacce luci al neon. Però in quel luogo disperato vive una specie di mondo del futuro, civile sul serio. No, non si tratta qui della vecchia mitologia delle borgate: il mondo del futuro civile è piccolo e sta rinchiuso nella scuola “Benedetto Croce”, dove c’è dentro una strana Preside bella e allampanata, e forse un po’ malata, giovane e magra, molto ma molto pallida. È lei che ha chiesto che venisse un ebreo per raccontare ai suoi bambini le antiche tragedie “micenee” della prima metà del secolo scorso. Ed eccomi qua, al Quarticciolo, ancora una volta a fare da capra, “una capra dal viso semita…...

A Milano il libro dell'incontro

Possibile che tu voglia davvero scrivere di un libro che non hai ancora letto? Sai bene che non si può fare: hai presente quelli che parlano per sentito dire di film mai visti? Una cosa disdicevole. Vero, ma se mi limitassi a raccontare quello che è successo alla presentazione di quel libro? Non so, in questo caso forse è diverso, ci puoi provare.   Sabato 24 ottobre, al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano era prevista la presentazione del Libro dell’incontro: l’evento era previsto per le 19.00 ma erano i giorni di Bookcity e alla stessa ora sarebbero iniziate almeno venti altre manifestazioni. L’Auditorium del Museo di via San vittore è in grado di accogliere più di duecento persone: insomma, mi sono detto, c’...

In bilico

Il 2 gennaio 1954 mi recai al mio nuovo posto di lavoro a Torino, in via Arsenale 21, allora sede della Direzione Generale della RAI, in un palazzo di proprietà della SIP, Società Idroelettrica Piemontese maggiore azionista dell’EIAR trasformata in RAI nel 1945 e Rai Radio Televisione Italiana appunto nel 1954. Per fortuna fui assunto in un grado assai basso della carriera impiegatizia che mi mise nelle condizioni di raccogliere storie e leggende degli anni più recenti e del lontano passato. Nel 1954 era già lontano il 1945 perché, quod deus avertat, guerre e dopoguerre allargano, allungano e restringono il tempo in modo indescrivibile. Questo pertanto è un pezzo rarissimo perché non del tutto autobiografico: è un racconto di...

Salvare se stessi

Tra il 9 e il 13 settembre del 1943 circa mille profughi ebrei provenienti da tutta Europa, che erano stati concentrati dalle autorità di occupazione italiana nella residence forcée di Saint-Martin-Vésubie, attraversarono il Colle delle Finestre e il Colle Ciriegia per sfuggire allo sterminio nazifascista. Profughi da tutta Europa, tra cui bambini di pochi mesi e persone anziane, scesero in Valle Gesso alla ricerca di un rifugio in Italia. La marcia “Attraverso la Memoria”, oggi alla XVII edizione, ricorda la loro epopea.   English Version Version française       Vite in trappola   Una famiglia seduta a tavola consuma un pasto frugale. Si respira preoccupazione, paura, tensione. La madre esplicita per l'...

Saving oneselves

Between the 9th and the 13th of September 1943 nearly one thousand Jewish refugees coming from all over Europe, who had been kept by the authorities of Italian occupation within the residence forcée of Saint-Martin-Vésubie, crossed the Colle delle Finestre and the Colle Ciriegia in escaping from the Nazi genocide. Refugees from all over Europe, amongst whom a few months’ old babies and elderly people, walked down to Valle Gesso seeking for a refuge in Italy. The march “In through the memory”, now at its XVII edition, remembers their journey.   Version française Versione italiana       Lives in a trap   A family sitting at table eats a frugal meal. Worry, fear and tension are perceived. The mother makes for the...

Se sauver soi-même

Entre le 9 et le 13 septembre 1943 un millier de réfugiés juifs venus de toute l'Europe, qui avaient été assignés à résidence forcée à Saint Martin Vésubie par les autorités italiennes d’occupation, traversèrent les cols de Fenestre et de Cerise afin d'échapper au génocide programmé par les nazis. Des réfugiés provenant de toute l’Europe, parmi lesquels se trouvaient des enfants en bas âge et des vieillards, descendirent dans la vallée du Gesso pour trouver refuge en Italie. La marche “A travers la Mémoire”, parvenue à sa XVII ème édition, nous rappelle leur épopée.   Versione...

L'eco di uno sparo allo specchio. Due lettori, un libro

Nulla sapevo di lui. Sono stato abituato a imparare – o, meglio, imparare a dimenticare – quell'uomo nel silenzio familiare, tramite rare foto, discorsi assenti. So come la sua non presenza abbia avuto un riflesso profondo nella mia educazione, quindi nella mia vita. Due cose sole possedevo: il nome, Ulisse, che io porto come secondo, e che sempre ho dovuto considerare come un intruso, una parte sconosciuta di me; e una giacca, un tessuto ruvido di lana, il nero orbace della sua divisa autarchica. Niente di più, prima di questo libro.   Per bilanciare questo niente ho lasciato passo all'attrazione magnetica per quei colpi di pistola del febbraio 1944 e seguito la loro eco lungo un paio di secoli. Ho dovuto capire dove sono nati, quei colpi, chi li ha...

Le icone di Hiroshima

Sono passati settant'anni. L’atomica non finisce mai di incombere su di noi. Per questo ricordare la prima volta in cui è stata usata su obiettivi civili, a Hiroshima, e poi la seconda, a Nagasaki, non è un dovere di memoria e di pietà puro e semplice ancorché necessario: è una meditazione obbligatoria sul presente e su un sempre possibile futuro prossimo, sull’infinita capacità di male delle società e dei singoli.   Doppiozero ricorda le due tragedie con l'articolo di Yosuke Taki apparso ieri e con questo di Giuseppe Previtali.     Gli avvenimenti dell’Agosto 1945 in Giappone hanno aperto una nuova pagina nella storia dell’uomo. La caduta dei primi ordigni atomici sulle città di...

Sognando l’atomo

Sono passati settant'anni. L’atomica non finisce mai di incombere su di noi. Per questo ricordare la prima volta in cui è stata usata su obiettivi civili, a Hiroshima, e poi la seconda, a Nagasaki, non è un dovere di memoria e di pietà puro e semplice ancorché necessario: è una meditazione obbligatoria sul presente e su un sempre possibile futuro prossimo, sull’infinita capacità di male delle società e dei singoli.   Doppiozero ricorda le due tragedie con le riflessioni di Yosuke Taki oggi e di Giuseppe Previtali domani.     A Nuclear Story   In questi giorni ho avuto modo di collaborare alla traduzione di un film su Fukushima (Fukushima: A Nuclear Story) di e con Pio D’Emilia, il noto...

I buoni siamo noi

La lettura mi ha tirato fuori tutto quello che in questi mesi, in questi anni, avevo nascosto in fondo a me stesso. Ha acceso un riflettore da un'altra angolazione (non la mia) e ha messo in luce quel cono d'ombra che ho vissuto, ma mai guardato e affrontato, riletto, analizzato. Quelle cose con cui avrei dovuto fare i conti e che invece ho preferito nascondere, nel tentativo di dimenticarle. Sento la necessità di parlarne, con chi era con me in quel periodo, con gli amici di una vita e con i conoscenti, con tutte quelle persone che per oltre tre anni mi hanno visto assente, profondamente impegnato in quello che facevo, e senza altro tempo per altro e per altri. Troppo spesso in quel periodo mi sono sentito dire oppure ho sentito dire: "Daniele non c'è,...

Un racconto della strage di Srebrenica

In questi giorni è mancato un amico, il grande giornalista e scrittore Luca Rastello. Non gli sarà concesso di vedere l'uso politico, ideologico e identitario che verrà fatto in occasione del ventennale della strage di Srebrenica dell'11 luglio 1995, un atto genocidario nel quale persero la vita circa ottomila uomini e ragazzi musulmani per mano delle milizie serbe di Ratko Mladić, i “cetnici”. Un episodio recente della storia europea che ci parla anche e soprattutto delle responsabilità delle potenze occidentali in quella guerra, dell'Unione Europea e delle missioni di pace dell'Onu. Degli “angeli”, i Caschi blu canadesi e olandesi che Luca ha raccontato ne La guerra in casa (Einaudi 1998), pubblicato a tre anni dalla...

Dateci

Sono rimasto attonito per quello che è successo a Milano nei giorni scorsi ai margini e in coda al corteo dei No-Expo. La manifestazione dei ventimila giovani, e non più giovani contestatori, della Esposizione Universale è scomparsa dietro i fumogeni e le fiamme dei Black bloc. L’ha ricordato uno dei più acuti analisti del linguaggio, Stefano Bartezzaghi, in un passaggio della sua intervista con Fabio Fazio a “Che tempo che fa”. Un’annotazione passata inosservata ai più. Ho seguito la manifestazione dei milanesi che hanno reagito ripulendo la città e dicendo basta a queste violenze gratuite. Un gesto civile e generoso, che ha fatto seguito al nichilismo dei ragazzi in felpa nera, casco e maschera antigas. Ieri su “il Corriere della Sera” Ernesto Galli Della Loggia pontificava riguardo il...