Storia

Salvare se stessi

Tra il 9 e il 13 settembre del 1943 circa mille profughi ebrei provenienti da tutta Europa, che erano stati concentrati dalle autorità di occupazione italiana nella residence forcée di Saint-Martin-Vésubie, attraversarono il Colle delle Finestre e il Colle Ciriegia per sfuggire allo sterminio nazifascista. Profughi da tutta Europa, tra cui bambini di pochi mesi e persone anziane, scesero in Valle Gesso alla ricerca di un rifugio in Italia. La marcia “Attraverso la Memoria”, oggi alla XVII edizione, ricorda la loro epopea.   English Version Version française       Vite in trappola   Una famiglia seduta a tavola consuma un pasto frugale. Si respira preoccupazione, paura, tensione. La madre esplicita per l'...

Saving oneselves

Between the 9th and the 13th of September 1943 nearly one thousand Jewish refugees coming from all over Europe, who had been kept by the authorities of Italian occupation within the residence forcée of Saint-Martin-Vésubie, crossed the Colle delle Finestre and the Colle Ciriegia in escaping from the Nazi genocide. Refugees from all over Europe, amongst whom a few months’ old babies and elderly people, walked down to Valle Gesso seeking for a refuge in Italy. The march “In through the memory”, now at its XVII edition, remembers their journey.   Version française Versione italiana       Lives in a trap   A family sitting at table eats a frugal meal. Worry, fear and tension are perceived. The mother makes for the...

Se sauver soi-même

Entre le 9 et le 13 septembre 1943 un millier de réfugiés juifs venus de toute l'Europe, qui avaient été assignés à résidence forcée à Saint Martin Vésubie par les autorités italiennes d’occupation, traversèrent les cols de Fenestre et de Cerise afin d'échapper au génocide programmé par les nazis. Des réfugiés provenant de toute l’Europe, parmi lesquels se trouvaient des enfants en bas âge et des vieillards, descendirent dans la vallée du Gesso pour trouver refuge en Italie. La marche “A travers la Mémoire”, parvenue à sa XVII ème édition, nous rappelle leur épopée.   Versione...

L'eco di uno sparo allo specchio. Due lettori, un libro

Nulla sapevo di lui. Sono stato abituato a imparare – o, meglio, imparare a dimenticare – quell'uomo nel silenzio familiare, tramite rare foto, discorsi assenti. So come la sua non presenza abbia avuto un riflesso profondo nella mia educazione, quindi nella mia vita. Due cose sole possedevo: il nome, Ulisse, che io porto come secondo, e che sempre ho dovuto considerare come un intruso, una parte sconosciuta di me; e una giacca, un tessuto ruvido di lana, il nero orbace della sua divisa autarchica. Niente di più, prima di questo libro.   Per bilanciare questo niente ho lasciato passo all'attrazione magnetica per quei colpi di pistola del febbraio 1944 e seguito la loro eco lungo un paio di secoli. Ho dovuto capire dove sono nati, quei colpi, chi li ha...

Le icone di Hiroshima

Sono passati settant'anni. L’atomica non finisce mai di incombere su di noi. Per questo ricordare la prima volta in cui è stata usata su obiettivi civili, a Hiroshima, e poi la seconda, a Nagasaki, non è un dovere di memoria e di pietà puro e semplice ancorché necessario: è una meditazione obbligatoria sul presente e su un sempre possibile futuro prossimo, sull’infinita capacità di male delle società e dei singoli.   Doppiozero ricorda le due tragedie con l'articolo di Yosuke Taki apparso ieri e con questo di Giuseppe Previtali.     Gli avvenimenti dell’Agosto 1945 in Giappone hanno aperto una nuova pagina nella storia dell’uomo. La caduta dei primi ordigni atomici sulle città di...

Sognando l’atomo

Sono passati settant'anni. L’atomica non finisce mai di incombere su di noi. Per questo ricordare la prima volta in cui è stata usata su obiettivi civili, a Hiroshima, e poi la seconda, a Nagasaki, non è un dovere di memoria e di pietà puro e semplice ancorché necessario: è una meditazione obbligatoria sul presente e su un sempre possibile futuro prossimo, sull’infinita capacità di male delle società e dei singoli.   Doppiozero ricorda le due tragedie con le riflessioni di Yosuke Taki oggi e di Giuseppe Previtali domani.     A Nuclear Story   In questi giorni ho avuto modo di collaborare alla traduzione di un film su Fukushima (Fukushima: A Nuclear Story) di e con Pio D’Emilia, il noto...

I buoni siamo noi

La lettura mi ha tirato fuori tutto quello che in questi mesi, in questi anni, avevo nascosto in fondo a me stesso. Ha acceso un riflettore da un'altra angolazione (non la mia) e ha messo in luce quel cono d'ombra che ho vissuto, ma mai guardato e affrontato, riletto, analizzato. Quelle cose con cui avrei dovuto fare i conti e che invece ho preferito nascondere, nel tentativo di dimenticarle. Sento la necessità di parlarne, con chi era con me in quel periodo, con gli amici di una vita e con i conoscenti, con tutte quelle persone che per oltre tre anni mi hanno visto assente, profondamente impegnato in quello che facevo, e senza altro tempo per altro e per altri. Troppo spesso in quel periodo mi sono sentito dire oppure ho sentito dire: "Daniele non c'è,...

Un racconto della strage di Srebrenica

In questi giorni è mancato un amico, il grande giornalista e scrittore Luca Rastello. Non gli sarà concesso di vedere l'uso politico, ideologico e identitario che verrà fatto in occasione del ventennale della strage di Srebrenica dell'11 luglio 1995, un atto genocidario nel quale persero la vita circa ottomila uomini e ragazzi musulmani per mano delle milizie serbe di Ratko Mladić, i “cetnici”. Un episodio recente della storia europea che ci parla anche e soprattutto delle responsabilità delle potenze occidentali in quella guerra, dell'Unione Europea e delle missioni di pace dell'Onu. Degli “angeli”, i Caschi blu canadesi e olandesi che Luca ha raccontato ne La guerra in casa (Einaudi 1998), pubblicato a tre anni dalla...

Dateci

Sono rimasto attonito per quello che è successo a Milano nei giorni scorsi ai margini e in coda al corteo dei No-Expo. La manifestazione dei ventimila giovani, e non più giovani contestatori, della Esposizione Universale è scomparsa dietro i fumogeni e le fiamme dei Black bloc. L’ha ricordato uno dei più acuti analisti del linguaggio, Stefano Bartezzaghi, in un passaggio della sua intervista con Fabio Fazio a “Che tempo che fa”. Un’annotazione passata inosservata ai più. Ho seguito la manifestazione dei milanesi che hanno reagito ripulendo la città e dicendo basta a queste violenze gratuite. Un gesto civile e generoso, che ha fatto seguito al nichilismo dei ragazzi in felpa nera, casco e maschera antigas. Ieri su “il Corriere della Sera” Ernesto Galli Della Loggia pontificava riguardo il...

Mauthausen. I conti con il passato, nel presente

«In un paese, riluttante per decenni a riconoscere le proprie responsabilità per i crimini nazisti, la coscienza pubblica della responsabilità nel presente è simbolicamente alta, ma non nei fatti. Questo vale per l'Austria in quanto paese e in particolare per il suo punto focale per quanto riguarda la memoria e la didattica: l'ex campo di concentramento di Mauthausen».   Inizia così l'articolo in inglese, che pubblichiamo qui in anteprima, con il quale l'austriaco Wolfgang Schmutz – che fino all'anno scorso dirigeva de facto il dipartimento pedagogico (l'educational team) del Mauthausen Memorial – scaglia il suo atto d'accusa contro le politiche della memoria austriache degli ultimi anni. Il testo...

Antologia del grigio

La mia storia è piena di buchi come un romanzo, ma in un comune romanzo è il romanziere a decidere come distribuire i buchi, un diritto che a me è negato perché sono schiavo dei miei scrupoli.   Laurent Binet, HHhH. Il cervello di Himmler si chiama Heydrich, 2010     Quando ci chiediamo cosa, quanto e come leggono di Resistenza “i giovani” – gli studenti –  troviamo sul campo due rischi: uno di merito e uno di metodo. E sono convinto che sia necessario provare a individuare alcuni antidoti per entrambi. La “vulgata” revisionista ha seminato molto negli ultimi anni, mettendo in crisi la complessità e le varie stratificazioni della vicenda resistenziale e delle sue narrazioni. Come si pu...

Lorena Fornasir: il diario di mia madre partigiana

Lorena Fornasir è psicologa clinica e vive a Pordenone. Nel 2009, alla morte della madre, Maria Antonietta Moro, trova il diario di guerra che aveva tenuto tra il 1943 e il 1945. Questi scritti mettono in luce un passato importante nelle fila della Resistenza: dapprima in quella jugoslava con il nome di battaglia “Nataša” e poi come “Anna” nelle formazioni garibaldine di pianura a Pordenone dove conoscerà il futuro marito, “Ario”, commissario politico e poi comandante partigiano. Questo ritrovamento permette a Lorena di conoscere un momento determinante della vita della madre e di analizzarlo oggi, attraverso il filtro di figlia. Il diario di Maria Antonietta Moro è stato pubblicato postumo da Iacobelli Editore (2014) e il...

Pina Vitale: vita quotidiana

Pina ha cinquantaquattro anni e dal 1978 vive a Roma. Quando arriva nella capitale dalla Puglia, la stazione Termini le sembra grande quanto il suo paese di origine. Inizia le sue lotte in città prima in ambito universitario, poi nei centri sociali. Oggi, con il Comitato Popolare di Lotta per la Casa, si occupa di diritto alla casa. Ha immaginato e realizzato un nuovo “esempio abitativo possibile” nell’ex scuola Amerigo Vespucci in via delle Acacie e nell'ex scuola Hertz vicino alla stazione Anagnina. Inoltre, è la cuoca dell’Osteria di Pina all’Angelo Mai Altrove Occupato. È una combattente e resistente degli anni Duemila.   Sarei morta. È fuori discussione. Sarei morta se mi fossi trovata negli anni della Resistenza...

Giorni neri. Nazisti greci

1. Un'alba livida   Il libro di Dimitri Deliolanes, Alba dorata, Fandango 2013, mostra con puntualità e documentazione di rara efficacia che nuovi nazisti sono tra noi, in Grecia e con i migranti nel ruolo degli ebrei. Sono neonazisti post-moderni che compendiano l'intero repertorio di fenomeni correlati alla cultura di destra; la loro presenza è urticante e inaccettabile. Dato il successo elettorale che hanno avuto nella Grecia devastata dalla crisi, una crisi interna e economica aggravata dalle scelte punitive prese dall'UE, la cosa dovrebbe interessare tutti. Tanto più che non poche sono le analogie con Italia: lì succedono in estremo cose che qui succedono in misura minore o che potenzialmente potrebbero accadere.   Scrivono...

Cisco: una famiglia operaissima

Stefano Bellotti, in arte Cisco, è del 1968. È nato e cresciuto a Carpi. A ventiquattro anni incontra i Modena City Ramblers e diventa uno dei due cantanti del gruppo. I MCR riescono a fare convivere nei loro dischi la passione musicale per l’Irlanda e per il suo folk insieme a testi di lettura e critica della realtà del proprio tempo. Attraverso alcune canzoni come ‘Bella ciao’ o ‘Al Dievel’, Cisco e i MCR attuano un particolare recupero della memoria della guerra e della Liberazione che riesce a coinvolgere anche i più giovani tra il loro pubblico raccontandogli storie lontane nel tempo. Dal 2005 Cisco ha intrapreso una carriera da solista.   Il testo che segue descrive qualche aspetto della vita di Cisco: l’...

Michela Ponzani: il senso della scelta antifascista

Michela Ponzani, classe 1978, è una storica. Attualmente collabora con l’Istituto Storico Germanico di Roma. Nel suo percorso di ricerca si è occupata soprattutto di storia della Resistenza e dell’Italia repubblicana. È autrice, tra l’altro, di Senza fare di necessità virtù con Rosario Bentivegna e di Guerra alle donne.   Il percorso che mi ha condotta a studiare la storia della Resistenza ha avuto una lunghissima fase di elaborazione. Ero una studentessa di Lettere all’ultimo anno e ricordo che dovevo decidere l’argomento della mia tesi di laurea: dopo qualche colloquio con il mio relatore, Vittorio Vidotto, la mia scelta cadde sulla memoria della strage delle Fosse Ardeatine, l’eccidio nazista compiuto...

Aude Pacchioni: la Resistenza civile

Aude Pacchioni nasce nel 1926 a Soliera, in provincia di Modena. Nonostante la giovane età, partecipa alla Resistenza con il nome di battaglia Mimma. Nel secondo dopoguerra si occupa della questione femminile da un punto di vista sia sindacale sia sociale. Negli anni ’50 è Presidente Provinciale dell’Unione Donne Italiane. È invece dal 1960 che assume l’incarico di Assessore ai Servizi Sociali e Sanità del Comune di Modena, divenendo una delle principali artefici della costruzione del famoso modello emiliano di welfare. In quegli anni concentra l’attenzione su tematiche quali gli asili, le scuole, le colonie estive, l’assistenza agli anziani e la sanità. Oggi è Presidente Provinciale dell’Anpi Modena....

Mario Bisi: la Resistenza come scoperta continua

Mario Bisi, classe 1919, è stato un importante antifascista attivo dopo l’8 settembre 1943 nella zona tra Soliera e Carpi, suo territorio di origine in provincia di Modena. Franco era il suo nome di battaglia. È stato nominato commissario politico del Raggruppamento brigate Aristide. Per tutta la vita non si è mai legato a nessun partito politico. È sposato e ha avuto due figli.       Sono nato nel 1919 quando è nato il fascismo.   Da bambino e poi da ragazzo, come tutti quanti noi, feci il classico percorso fascista a partire dal balilla. Non avevamo davanti a noi nessuna altra immagine se non quella. Le condizioni economiche e sociali erano particolarmente dure e difficili, ma sono state comuni alla...

25 luglio 1943

Per ogni generazione esistono date che segnano una cesura netta dell’esistenza; date che hanno un carattere fortemente periodizzante; date che nel futuro saranno talmente intrise di significato da restare a monito. Il 25 luglio 1943 rappresenta tutto questo. Quella giornata, passata oramai da settant’anni, ha rappresentato una accelerazione della Storia e della dinamica politica che era in corso, mutevole e allo stesso tempo immobile, da oltre un ventennio. Una giornata che in tanti avevano atteso nel silenzio dell’imposizione, nell’impossibilità di manifestare il proprio dissenso, nella minaccia del perpetrarsi della violenza che aveva accompagnato l’instaurazione e la vita del regime fascista. È la notte tra 24 e 25 luglio 1943 quella...

Contro il Giorno della Memoria?

Va dritto al centro del problema il libro di Robert S. C. Gordon, Scolpitelo nei cuori. L’Olocausto nella cultura italiana (1944-2010) (Bollati Boringhieri, pp. 345, €27): come l’Italia ha recepito negli ultimi settant’anni l’Olocausto, ovvero lo sterminio degli ebrei? Ha occultato e misconosciuto la dimensione ebraica dello sterminio? Ne ha fatto un evento centrale della storia moderna? La narrazione dominante nel dopoguerra è stata quella della Resistenza, che ha finito per inglobare anche l’Olocausto, come mostra anche il libro di Primo Levi, Se questo è un uomo, uscito nel 1947. Nonostante il suo tardivo successo, dalla fine degli anni Sessanta, Se questo è un uomo è senza dubbio il libro di un ebreo laico, ex partigiano, improntato a un umanesimo di fondo venato di antropologia....

Speciale ’77. Una conversazione con Gabriele Guercio

Stefano Chiodi: Ha ancora oggi senso interrogarsi sul ’77?   Gabriele Guercio: Tutte le datazioni, soprattutto a distanza di tempo, si intrecciano con altri momenti. In qualche maniera, il ’77, o gli anni settanta in genere, per me sono diventati importanti solo a fine anni novanta. All’epoca riflettevo su sei date: 1914, l’inizio del dada; 1957, il manifesto dei situazionisti; il 1968; il 1977; l’89, con la caduta del muro di Berlino. E a queste aggiungerei oggi il 2001, con l’attacco alle due torri. Questa sequenza è importante perché riporta la centralità di alcuni temi o problematiche che il ’77 ha sicuramente simbolizzato, ma che ricorrono e che ci hanno interrogato nel corso di un secolo. Quali? Secondo me...

Speciale ’77. What a curious feeling

“Succedevano allora in Italia, nei dieci anni 1968-1978, cose che oggi non ci si crede”. Così, qualche anno fa, Oreste del Buono in circostanza non troppo diversa dalla presente (presentando, cioè, le poesie in quegli anni dedicate da Nanni Balestrini all’allegorica “signorina Richmond”). Di quel tempo alla lettera incredibile è in primo luogo straordinario documento Alice disambien­tata, testo o non-testo attribuito dalla (oggi) dilavata e graffiata copertina dell’Erba Voglio a un fantomatico “collettivo A/Dams”: nome che arieggia (e parodia, forse) quello della testata leader fra le mille dell’esoeditoria di quegli anni e anzi di quei mesi, “A/traverso”, il “giornale PER l’autonomia” informalmente diretto da Bifo, al secolo Franco Berardi.     E, a passare in rassegna le...