Sylvain Tesson scrittore controverso

8 Maggio 2026

C'è un pregiudizio biografico che pesa su Atlante della luce e dell'ombra di Sylvain Tesson (traduzione di Marina Di Leo, Sellerio 2025): l'autore è stato infatti definito un reazionario, un fascista. La lettura di questi trentuno racconti che risalgono, alcuni al 2002, altri al 2004, e che uscirono in Francia con il titolo Vérification de la porte opposée sembra, a prima vista, neutrale. Tesson è stato, poco più di un anno fa, al centro di una polemica che ha coinvolto ben milleduecento personalità del mondo culturale francese, poeti, librai, insegnanti, editori: tutti contrari alla sua nomina a "patron" dell'edizione 2024 della Primavera dei poeti (Le Printemps des poétes), la manifestazione dedicata alla poesia che si svolge ogni anno a Parigi e in tutta la Francia; la motivazione: per il suo essere "profondamente di destra". La direttrice artistica Sophie Nauleau aveva spiegato la sua scelta scrivendo: "I poeti lo accompagnano in tutte le sue avventure. Non c'è viaggio di Sylvain che non li richiami. Vagabondo a tempo pieno, Tesson non ha bisogno di conversare; possiede le sue poesie e il canto del mondo". Ma non ci fu niente da fare: Tesson, "molto provato", come ebbe a dichiarare, da quelle manifestazioni di dissenso rivolte alla sua persona, si dimise. Ma chi è questo scrittore controverso? Leggiamo la quarta di copertina dell'edizione Sellerio: "Scrittore, giornalista e grande viaggiatore, Sylvain Tesson è nato nel 1972. A partire dal 1997 si appassiona all'Asia centrale, che visita frequentemente". Comincia a pubblicare nel 2004, vince un Prix Médicis (nel 2011), i suoi libri escono da Gallimard e sono tutti dei best sellers. A cosa deve la sua reputazione di reazionario? Secondo Jean-Marie Durand, giornalista del periodico Les Inrockuptibles che ne ripercorre la storia a partire da un libro su di lui di Francois Krug uscito quest'anno, Tesson è "un'icona letteraria della destra", commentatore sulle pagine delle principali riviste conservatrici come Le PointFigaro magazineLa Revue des deux mondes, fino alla rivista di estrema destra Elements. Apprezzato però anche da L'Humanité (quotidiano del partito comunista) Tesson "si rivolge a tutti come l'incarnazione dell'avventuriero spirituale, che concilia muscoli e penna, il corpo sofferente con la grazia salvifica della letteratura. Tanto coraggio, autotrascendenza e altruismo, ma anche tante parole amare sulla tecnologia mortale e sulla fine della civiltà occidentale, tanto elogio per gli spazi aperti e le cime ghiacciate che, solo loro, possono liberarci dall'abisso dell'ipermodernità". Così Les Inrockuptibles.

Leggendo questi racconti l'attenzione cade sull'avventura, sulle foreste, sulle montagne, sull'esotismo; sul superamento da parte dell'uomo dei propri limiti: un "antimoderno", si direbbe. Non lo aiuta, nel difendere la sua presunta "apoliticità", Marine Le Pen che ha dichiarato: "Sylvain Tesson è il mio scrittore preferito". Il titolo originale dell"Atlante", Vérification de la porte opposée, allude all'ordine che il responsabile della cabina dà al personale di bordo quando l'aereo sta per atterrare "ed è la prima cosa che senti quando stai per scoprire un nuovo paese", un'espressione tecnica che riassume in sé un principio filosofico: devi sempre esplorare le strade che ti si aprono davanti, anche quelle che sembrano l'antitesi dei tuoi desideri. Ciò che sorprende in questi racconti è la capacità di Tesson di immergersi in culture diverse: che sia della Russia post-sovietica o del fanatismo islamico, dell'Ucraina o del Tibet l'autore ci parla sempre, con una indulgenza venata di umorismo, dell'incomprensione tra Oriente e Occidente e, più in generale, della difficoltà ad incontrarsi che hanno culture diverse tra loro. Un pessimismo di fondo che fa terminare ogni storia sempre con un finale sorprendente, a volte con un sospetto di facile virtuosismo, un'arguzia ad effetto. Il libro inizia con "Sepolcro tra le sabbie rosse" che sembra un plagio del "Paziente inglese" (1996), il film di Anthony Minghella tratto dal romanzo omonimo di Michael Ondaatje. Due donne, nel racconto di Tesson e nel film, impossibilitate a muoversi, che vengono abbandonate in una caverna nel deserto dal loro amante che va in cerca di aiuto. La perdita di memoria nei due uomini protagonisti del racconto di Tesson e del film di Minghella è il filo che lega le trame. Le due donne muoiono, ambedue lasciano un messaggio straziante. Ma ecco dove emerge, senza possibilità di dubbio, la matrice reazionaria e antimoderna di Tesson: nella storia intitolata "I giardini di Allah", che porta in esergo una frase di un Dirigente di Hamas, che dice "Noi amiamo la morte più di quanto voi amiate la vita". Lo sceicco Hussein, a capo di una organizzazione internazionale terroristica, deve trovare il modo di riaccendere nei giovani musulmani la voglia di guadagnarsi il paradiso dei martiri, facendosi esplodere in attentati da kamikaze. 

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Sylvain Tesson - Comédie du Livre 2011 - Montpellier - Yves Tennevin. Wikimedia Commons.

C'è infatti crisi di vocazioni, "come per i sacerdoti occidentali" – chiosa perfido Tesson, che riporta un dialogo tra lo sceicco e un imam che coordina le forze fondamentaliste del Tagikistan: "Fino a cinque anni fa avevo decine di candidati che facevano a gara per immolarsi e ora...". " È la decadenza. Dov'è finita l'abnegazione di quando eravamo giovani noi?". Il racconto prosegue tra l'ironico e il sarcastico, in una missione che sembra impossibile: per ricondurre i giovani musulmani sulla via del sacrificio, lo sceicco "aveva immaginato di dimostrare loro, in maniera scientifica, l'esistenza del paradiso". Alla ricerca di un giovane che si presti a raccontare l'esperienza paradisiaca riservata a chi si immola, la scelta cade su Zafar, ventidue anni. "Si era rivolto a una cellula di Hamas di Ramallah per annunciare che era pronto a lasciare questo mondo in una corona di fiamme, portando con sé quanti più ebrei possibile". A volte il coraggio si nasconde dietro una maschera di bellezza, il ragazzo aveva labbra, ciglia e pelle delicate, ali fragili del naso come quelle di una fanciulla. Tesson dipana la trama aggrovigliata del racconto con abilità, il paradiso che il ragazzo deve raccontare dopo essersi immolato è quello descritto dal Corano come i giardini di Allah popolati di donne: gliene allestiscono uno, reclutando una quindicina di bellissime prostitute. "Avevano scelto un hangar in disarmo in una valle isolata... si era rivolto ad architetti egiziani, aderenti alla Lega dei Fratelli Musulmani. Testi coranici alla mano, a mo' di planimetrie di cantiere, avevano ricreato di sana pianta i giardini di Allah, in conformità con le Scritture". Ma qualcosa andrà storto: invece che in Paradiso il ragazzo racconterà di essere stato all'Inferno, facendo crollare l'impresa del Mullah. Troppo assorbito nell'allestire l'Eden in terra, il Mullah aveva dato per scontato che il paradiso per il giovane Zafar coincidesse con quello descritto nel Corano, popolato di donne. Ma a Zafar piacevano gli uomini. Nel racconto si percepisce il disprezzo per i legami "naturali" con il terrorismo di una cultura che non potrà mai integrarsi – è il sottotesto – con quella cristiana, qualora ci fosse qualcuno che auspica questa coesistenza. 

Alla fine di questo libro piacevole da leggere ci sono cinque pagine di "Glossario" che aiutano il lettore a orientarsi nel lessico geografico-culturale variegato di Tesson, infarcito di termini di navigazione o di alpinismo, di parole straniere e di riferimenti a luoghi remoti: il glossario rinforza l'idea dell'Atlante, che mi pare una scelta felice dell'editore italiano per il titolo, poiché di una sorta di atlante narrativo alla fine si tratta, dove le coordinate culturali e simboliche si intersecano con quelle geografiche, dove la centralità del viaggio dialoga con la cultura classica e con l'amore per la natura. Lo scrittore Frédéric Beigbeder ha difeso Tesson affermando: "Lo si considera a torto un reazionario quando in realtà è un eco-conservatore, è ambientalista e ama la natura, di cui vuole proteggere la purezza". Ma non è stato inutile, a mio parere, l'appello degli intellettuali francesi a guardare più profondamente nei suoi scritti: la politica è tutt'altro che assente da questi racconti ed è stato Tesson stesso a spiegare perché scrisse una prefazione alle poesie del tradizionalista cattolico Jean Raspail (1925-2020), con il quale condivide la nostalgia per le civiltà che scompaiono sotto l'urto della modernità: "Raspail ha una visione del mondo che mi piace: una visione crepuscolare. È sensibile all'estetica dell'inghiottimento, della caduta dei mondi, quel momento in cui si contempla qualcosa per l'ultima volta al chiarore di un sole morente". Affidò questa apocalittica visione alla rivista monarchica Les Epées. Francois Krug ricorda anche la sua amicizia con due figure di spicco della Nuova Destra fondata da Alain Benoist, direttori della rivista fascista Europe-Action a metà degli anni '60, prima di entrare a far parte del Gruppo di Ricerca e Studi per la Civiltà Europea: Dominique Venner e Jean Mabire, noto anche per i suoi libri sulla storia delle SS. Per finire, Tesson si dichiara cattolico fondamentalista, seguace dei lefebvriani (Lefevbre, l'arcivescovo tradizionalista scomunicato dal Vaticano nel 1988). Sembra rimasto da solo, Sylvain Tesson (Houellebecq pare abbia preso le distanze da lui) a combattere contro la decadenza e il declino di una civiltà un tempo grande, così come appare in questi racconti, ora ridotta a un'ombra di sé stessa. Ma milioni di lettori sono con lui.

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