Abitare

Come parlare di terremoto senza mostrare distruzione? / Sulle tracce della faglia

Come giustificare queste fotografie? Come parlare di terremoto senza mostrare rovine di paesi e distruzione? Come leggere questi luoghi di montagna – a loro modo unici, magici e incantevoli – responsabili dell'ultimo terremoto che ha colpito Arquata, Amatrice e le decine e decine di borghi di un confine geografico ristretto che raccoglie, in pochi chilometri in linea d'aria, ben quattro regioni del centro Italia (Marche, Umbria, Lazio e Abruzzo)?   Cima del redentore, Pizzo del diavolo, lago di Pilato dalla vetta del Monte Vettore, ph Salvatore Piermarini. ph Salvatore Piermarini. Forca canapine 1978, ph Salvatore Piermarini.    Monte Vettore, Cresta del Redentore, Pizzo del Diavolo, Lago di Pilato, Pian Grande, Pian Piccolo, Pian Perduto, Inghiottitoio, Fosso del...

Utopie realizzate / Eileen Gray e La Maison en bord de mer

C’è un film del 2015 che ha come protagonista una casa. Si intitola: “The Price of Desire”, opera della regista irlandese Mary McGuckian. Racconta la storia della E-1027 (leggasi: E dieci due sette), la Maison en bord de mer, sita a Roquebrune-Cap-Martin in Costa Azzurra, insieme a quella della sua progettista, Eileen Gray (1878-1976), lei pure irlandese, che l’ha realizzata tra il 1926 e il 1930.   E-1027  è  un acronimo alfanumerico corrispondente al nome della Gray, associato a quello di Jean Badovici (1893- 1956), suo compagno lavoro e di vita in quel periodo, un architetto di origine rumena, che dirigeva “L’Architecture  vivante”, una delle riviste di architettura più importanti del tempo. E, infatti, sta per Eileen; mentre 10 indica la decima lettera dell’...

Spazi fisici e mentali / Il carcere femminile della Giudecca

  25 gennaio 2016, Venezia. Via Sant’Eufemia, Calle delle Convertite, mi ha accolto con le lapidarie parole di un murales, tracciate, poco elegantemente, dallo spruzzo rosso di una bomboletta sul compensato di alcuni pannelli posti a recintare un’area di lavori-in-corso. “Il carcere è una merda”.      Poco distante da lì, al numero 712, il penitenziario – ex-convento del Milleduecento, segnato dal tempo e dall'umidità – stava lì ad affacciarsi silenzioso sul canaletto antistante, deputato alla sosta di piccole imbarcazioni che, specchiandosi in quell'acqua torbida e verdastra, sembravano del tutto ignorare l’ingresso verdone, che, aprendosi e chiudendosi, assolveva la propria funzione di soglia. Gabbiani gracchianti lo tenevano d’occhio in attesa che dalla piccola...

Spazi e luoghi / Salvarsi dalla dittatura del presente

Fine della tradizione, memoria senza storia, dispotismo del presente: la memoria subisce, nella contemporaneità, una profonda mutazione segnata com’è da una percezione sempre più distorta – e distratta – del passato. Parlo di mutazione, potrei dire cesura, determinata da una serie di vistosi paradossi che sembrano condizionare i moti contraddittori della memoria contemporanea. Avvertiamo anzitutto una caduta della nostra capacità di ricordare – il tempo di ieri è già un passato remoto, il nostro stesso passato è straniero a noi stessi – ma insieme sperimentiamo una tendenza ipertrofica della memoria a celebrare se stessa (è lo storico Charles Mayer a farlo notare).   Il passato anche quello prossimo ci è già estraneo ma le sue schegge ci raggiungono, compiacenti, dal video di casa:...

Il terremoto, la ricostruzione e l’anima dei luoghi

I paesi del Centro Italia distrutti, danneggiati, resi insicuri dal terremoto del 22 agosto dovranno essere ricostruiti. La lunga storia delle catastrofi e dei disastri che hanno colpito le popolazioni di tante regioni ci mostra, infatti, i rischi di dispersione e di abbandono a cui vanno incontro le comunità coinvolte dal sisma. Si tratta di fare presto. Ma anche di fare bene, di considerare le soluzioni possibili al netto delle retoriche e degli appetiti dei gruppi d’affari e di potere. La ricostruzione non è solo una scelta urbanistica e architettonica. Riguarda la memoria dei paesi, la possibilità di mantenere la rete di relazioni e legami che li costituisce, la capacità di rigenerarne e re-inventarne l’identità. Per questo è necessario riflettere da subito, ora che la macchina della...

Casa d'artista / Il mistero di Lord Leighton

È curioso come le abitazioni a volte riflettano in modi misteriosi la personalità di chi le ha abitate: la casa del pittore Frederic Leighton (1830-1896) a pochi passi da Holland Park è estetizzante e misteriosa come il suo padrone, un uomo che in vita è stato abbastanza importante da essere stato proclamato baronetto a Windsor e successivamente seppellito a Saint Paul con l'approvazione della Regina Vittoria e che ha lasciato così poco di personale dietro di sé – niente lettere, niente diari, poche testimonianze delle persone che lo conoscevano – che della sua vita privata si sa pochissimo. Sappiamo che non si è mai sposato e che ha avuto una lunga relazione con la modella Dorothy Dee, ma di questa relazione non rimane traccia: il figlio che forse i due hanno avuto insieme...

Sapere, fare e saper fareVerso la modernità / Sapere, fare e saper fare: Guido Marangoni

Tra gli antesignani del nostro design nazionale va annoverato anche il critico d'arte e giornalista Guido Marangoni (1872-1941), conservatore del Castello Sforzesco, socio onorario delle Accademie di Brera e di Venezia, sovrintendente dei musei Civici di Milano, deputato socialista alla Camera in tre legislature, dal 1909 al 1921, che nel 1928 fondò e diresse le riviste “Pagine d’Arte” e “La Casa bella”, la cui testata nel 1933 muterà in “Casabella”, per volontà di Giuseppe Pagano Pogatschnig, suo nuovo direttore. Il Marangoni, infatti, dopo aver dato vita, nel 1919, a Milano, nella sede dell’Umanitaria, alla I Esposizione Regionale Lombarda di Arte Decorativa (allora il design si chiamava ancora così, dal termine francese décorer, traducibile con: concernente l'arredo), nel 1923...

Ninfee

San Pietro in Lamosa, il piccolo monastero cluniacense alto sulle torbiere prossime al Sebino, era il mio posto, era il posto dove scappavo se la noia o le paturnie mi assalivano. È ancor oggi il mio luogo di elezione: se penso al mio paese, corro lì. Allora, era la trascurata chiesuola a ridosso delle dipendenze abitative dell’antica villa padronale; oggi, ben restaurato insieme agli affreschi e al chiostro, è recuperato agli interessi culturali della cittadinanza grazie al lavoro della fondazione omonima. Ma San Pietro deve il suo fascino anche all’affaccio sulle lame d’acqua tra i canneti che da aprile a settembre fioriscono di bianche ninfee (Nymphaea alba) e dei gialli bottoni dei nenufari (Nuphar lutea).     Queste piante natanti popolano le acque lente di stagni e canali...

Un ritratto del Giappone / Lost Japan

Nel mese di marzo e aprile, ho avuto modo di viaggiare in Giappone soprattutto nelle zone rurali di Shikoku e Setouchi, oltre che girare nella regione di Kansai (Kyoto, Nara, Osaka e dintorni). Shikoku è una delle quattro isole principali che costituiscono l’arcipelago nipponico, pari a tre quarti della superficie della Sicilia. Setouchi è il nostro mare interno, una sorta di mediterraneo giapponese circondato da Honshu, l’isola più grande dell’arcipelago, Kyushu (un’isola assai più grande della Sicilia) e la stessa Shikoku, con una miriade di piccole isolette sparse all’interno. È una regione bellissima con clima mite e acqua cristallina. Non era proprio la prima volta che visitavo quella zona, ma in precedenza ero stato solo una volta in una città di Shikoku e solo per pochi giorni....

Sulle tracce del Goofus Bird / Roma. L’ex manicomio di Santa Maria della Pietà

Nel Manuale di zoologia fantastica, Jorge Luis Borges descrive il Goofus Bird, definendolo “un uccello che costruisce il nido a rovescio e vola all’indietro, perché non gli importa del posto dove va, ma di quello dove stava”. A un nido rovesciato assomiglia la pianta del parco di Santa Maria della Pietà. O a un fiore. O, meglio ancora, alla superficie d’uno stagno in cui qualcuno ha gettato un sasso, e le cui onde concentriche si propagano fino alle rive più estreme. L’istituzione fu fondata nella metà del Cinquecento da un sacerdote e da due laici vicini a Ignazio di Loyola. Sorgeva allora nei pressi di Piazza Colonna, ed era preposta all’accoglienza dei pellegrini attesi per l’Anno Santo del 1550. Ma il progetto vero e proprio di una Città della e per la pazzia vide la luce solo agli...

Cosa succede in Croazia / Zagabria: la cultura fa opposizione

A pochi passi dal centro di Zagabria, nel bosco di Tuškanac, che ricorda la foresta berlinese in cui si perdeva Walter Benjamin bambino, affiora la casa museo di Bela e Miroslav Krleža (1893-1981). In questa zona residenziale di ville, sommersa dal verde, i rumor della politica non arrivano. Il maggiore scrittore croato del Novecento appare ancora controverso in una tradizione che non riesce a placare il vampiro della storia e sente il bisogno inesorabile di continuare a dividere per poter peggio governare.  Sono appena uscite le Marginalia di uomini e di città (a cura di Vlaho Bogišić che studia la sua opera da decenni), note saggistiche legate al lavoro lessicografico e al materiale raccolto per le enciclopedie di cui è stato ideatore, oppure testi impressionistici capaci − che si...

Architettura, grafic e product design / Silvio Coppola e la corporate identity

Non sempre la storia del design è stata scritta negli spazi ad esso deputati, quali gli studi dei designers (sia della bi che della tri dimensione), i laboratori e gli opifici o i prestigiosi siti espositivi di richiamo internazionale; a volte essa ha preferito vergare qualche sua pagina in luoghi altri da quelli dell’ufficialità conclamata. È il caso del ristorante milanese el Prosper, dove, tra una risata e un risottino e un buon bicchier di vino, sono avvenuti incontri, sono nati progetti, sono stati abbozzati contratti per l’esecuzione e la produzione di alcuni tra i più bei pezzi del nostro design nazionale.   Diego Prospero (1922-2000), ticinese d’origine ma naturalizzato milanese, apre i battenti del suo ristorante in Via Chiossetto 20 nel 1966 e da subito esso diventa il...

Viaggio nella città dei selfie / Seoul la capitale della performance

È stato splendido riscoprire, dopo qualche anno d’assenza, il cuore pulsante di una città che rappresenta il modello di sviluppo più “smart” e vivibile nel far east asiatico. A Seoul tutto si muove, fisicamente e culturalmente. A partire da una logistica super-efficiente, che è precondizione allo sviluppo delle altre forme di consumo. La sua estensione territoriale e demografica non ha nulla a che vedere con gli scenari distopici suggeriti da altre megalopoli come Shanghai e Bangkok. Anzi, la qualità della vita qui è molto elevata: si respira aria pulita e si mangia anche a buon prezzo cibo delizioso. Questo modello alternativo di sviluppo non è meramente economico e tecnologico, ma squisitamente culturale.   Certo, la città in questo segue il Giappone degli anni ottanta-novanta,...

Un libro di Fulvio Irace per Electa / Codice Mendini, le regole per progettare

Alessandro Mendini è stato il mio direttore per un anno, alla rivista Domus. Mentre tutto intorno si disgregava e mostrava il suo lato più bieco, lavorare con Alessandro Mendini era meraviglioso: il suo mondo aveva il potere di galleggiare sopra di tutto. Mendini è infatti quel tipo di persona che inesorabilmente ti porta a viaggiare sulla sua lunghezza d’onda. Abbiamo vissuto per un anno in questa magnifica bolla e poi ne siamo usciti fortificati, quasi vibrando come fanno quelle particelle che si agitano nelle onde delle frequenze magnetiche (o così almeno ho sempre immaginato che funzionasse la luce quando studiavo a scuola). Ecco, questa premessa per dire che non sono oggettiva a proposito di questo libro. C’è un’altra ragione però, oltre a quella di natura più biecamente sentimentale...

Che tipo di casa siamo? Il nuovo libro di Luca Molinari / La casa senza radici

Campagna inglese. Un luogo del nostro immaginario, dove tutto appare perfetto: pecore e greggi disposte armoniosamente, il cielo con le sue grandi nubi e i tagli improvvisi di luce, prati verdissimi e ogni stelo d’erba che sembra essere stato pettinato con cura di prima mattina. Ma interviene un elemento del tutto dissonante a ricordarci che non viviamo in un quadro di Constable, bensí nel XXI secolo: uno strano edificio, rivestito con losanghe di acciaio lucido in mezzo alla boscaglia. La forma è quella di una capanna, elementare e arcaica nella sua purezza volumetrica, che per metà della lunghezza è sospesa sul vuoto della vallata sottostante. Sembra quasi che questo piccolo edificio sia scivolato silenzioso sul prato fino a fermarsi in pericoloso equilibrio, ma non è cosí perché...

La dame aux damiers / Andrée Putman. L’eleganza del design

Ho conosciuto Andrée Putman alla fine degli Anni Ottanta, a Parigi, dove mi trovo anche mentre scrivo queste righe. Ed è proprio questa città ad avermela richiamata alla mente. Parigi le somiglia, ancien régime in alcune zone, nouvelle vague in altre; opulenta e sfarzosa in certe, austera e minimal altrove, un’equilibrata mescolanza di modernità e di memoria, esattamente come lei. Andrée Putman era brusca e autoritaria ma raffinatissima, non bella ma piena di charme e con una personalità travolgente, dominata dai contrasti tra le linee dure del suo volto (quasi incarnazione di una scultura di Picasso o, come si è autoironicamente proposta lei stessa in una foto, rivisitazione del ritratto della giornalista Sylvia von Harden di Otto Dix) e la sublime ricercatezza delle forme che sapeva...

Visita guidata di un semiologo / Il Salone del Mobile il giorno dopo

Se uno va al Salone del mobile a Milano è per riflettere, per scoprire le ultime tendenze, per valutare le novità. Si può gioire, ma con compostezza, e solo quando un produttore abbraccia la causa ambientalista e ci mostra di aver ripopolato una foresta (non bisogna saltare su tutte le poltrone esposte, toccare ogni genere di superficie, esplorare a bocca aperta labirintici stand in colori fluo al cui cuore, anziché il Minotauro, si trova un minuscolo oggettino dalla dubbia funzione). Già, le tendenze. È a questo che servono i saloni no? A mostrare le ultime novità, a far vedere cosa si usa, che colore va. Quest’anno per esempio sembra che vada il color pastello, il legno, le forme morbide e arrotondate e un altro po’ di altre cose che informatissimi e attentissimi blogger hanno postato a...

I limiti dell' over design / L’architettura kitsch di Zaha Hadid

L’improvvisa morte di Zaha Hadid ci fa riflettere sulla sua opera, su quel che lascia. I suoi disegni all’inizio della sua carriera erano bellissimi: grandi, fluidi, spaziosi; le architetture sembravano nascere da un’enfasi giocosa di linee che mettevano a reagire l’Art Nouveau con il Costruttivismo. Niente di profondamente innovativo, ma affascinante manierismo. In seguito l’Hadid si è affidata, come molti decostruttivisti, a ciò che già i suoi disegni esprimevano, ovvero l’ipotesi che un concetto formale potesse ingenerare un processo di pura composizione. Il process quindi avrebbe generato la forma, o meglio una nuova forma capace di esprimere qualcosa che la modernità, ancora troppo classica, non aveva avuto la forza di raggiungere. Zaha Hadid ha rappresentato dunque un esempio...

Salone del mobile 2016 / Osvaldo Borsani un industriale designer

Tra i miei ricordi d'infanzia c'è anche quello di Osvaldo Borsani, l'industriale-designer e architetto, indiscusso protagonista della scena artistica italiana di Metà Novecento.   Sono nata nell'operoso triangolo d'oro del design, la Brianza, terra dominata dalla cultura del fare e, soprattutto, del fare bene. Mio padre e suo fratello Giuseppe avevano allora una bottega artigiana – divenuta in seguito molto famosa – collaboratrice della Formanova, un’azienda che rivaleggiava unilateralmente con la Tecno, fondata, com’è  noto, dai gemelli Borsani. Eh, sì, perché la storia del design è fatta anche di antagonismi (a volte reali, altre volte supposti o millantati) non menzionati dai manuali, di competizioni e di emulazioni, certamente generate dal contagio delle idee. La...

Il Pavilion green house di De Lucchi / Per fare il legno

 Negli scorsi mesi, nella zona di Porta Nuova, a Milano, hanno fatto la loro comparsa degli oggetti curiosi: qualcosa a metà strada tra la nicchia e l’altarino, ma il cui contenuto, anziché essere la statua della Madonna o di un santo, è uno schermo touch ultrapiatto. Attivando il sistema veniamo informati che trattasi di punti di accesso alla Porta Nuova Smart Community, una variopinta tribù composta da enti pubblici (Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, Regione Lombardia, Comune di Milano) e fondazioni (Fondazione Cariplo, Fondazione Cometa, Fondazione Feltrinelli, Fondazione Romeo ed Enrica Invernizzi, Fondazione Nicola Trussardi), a capo della quale sta la Fondazione Riccardo Catella. La presenza di questi oggetti potrebbe anche non stupire, non fosse...

La nona edizione del Triennale Design Museum / “W. Women in Italian Design”: il monologo interrotto

“W. Women in Italian Design” è il titolo della nona edizione del Triennale Design Museum, curata da Silvana Annicchiarico (e allestita da Margherita Palli) in apertura ai primi di aprile. La nuova edizione affronta la grande rimozione operata, anche dalla Storia del Design, nei confronti del contributo delle donne al progetto, mettendo al centro la questione del genere.  Quando ho ricevuto la lettera di Silvana Annicchiarico (direttrice del Design Museum della Triennale) che mi invitava a partecipare a questo grande mosaico in costruzione intorno a una storia del design italiano declinata al femminile e mi sottoponeva un questionario preliminare – (una serie di domande a cui sono state invitate a rispondere giornaliste, curatrici, critiche, insomma molte di coloro che si...

È morta a 65 anni l'ideatrice del Maxxi di Roma / Nella corrente di Zaha Hadid

Nel 1988, quando il vecchio Philip Johnson e il giovane Mark Wigley organizzano la mostra Deconstructivist Architecture al Museum of Modern Art di New York, è la più giovane partecipante e l’unica donna tra i sette architetti invitati. Ed è la prima donna a ricevere il Pritzker Prize, nel 2004. Zaha Hadid ha attraversato lo spazio di tempo che le è stato concesso (1950-2016) con un’energia e con un piglio quantomeno singolari. Nata a Baghdad, dopo i primi studi in matematica presso l’American University of Beirut, si trasferisce a Londra, dove a partire dal 1972 studierà architettura all’Architectural Association School. È lì che incontra Elia Zenghelis e Rem Koolhaas, rispettivamente professore e giovane assistente della Diploma Unit alla quale la giovane Zaha è iscritta. Ed è lì che...