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Gianni Celati

(71 risultati)

Per Severino Cesari / Ancora parole, quando è finita la benzina

Nell’ottobre del 2013 ero a Roma per un paio di giorni, c’era l’uscita del libro di un’amica da festeggiare, e alcune incognite sul mio secondo romanzo che sarebbe uscito a fine marzo del 2014. Ne volevo parlare con Severino, ero arrivata da Bologna con la speranza che potessimo ritagliarci un paio di ore insieme, anche se sapevo che era parecchio affaticato, la prima ischemia lo avevo colpito e, nonostante al telefono e per mail mi rassicurasse che la fisioterapia lo stava aiutando moltissimo, conoscevo per esperienza quanto la semiparalisi debiliti e rallenti. Ero ospite da amici in via del Corso e ci demmo appuntamento davanti a Santa Maria in Vallicella, lì dove la strada si allarga per accogliere una fontana e una piazza davanti alla chiesa. Quando scese dal taxi e ci abbracciammo, mi disse: “Be’ adesso non sono più in incognito”. Alludeva a una conversazione che avevamo avuto tre anni prima, alla stazione di Torino dove era venuto ad attendermi al binario e probabilmente colpito da quanto poco simpatica fosse la manovra per fare scendere una persona in sedia a rotelle dal treno, mi aveva detto: “Sono anch’io un disabile, ma in incognito”, poi mi aveva raccontato le peripezie...

Formazione verso che cosa? / Celati. Il Lunario e lo smarrimento del Paradiso

Lunario del paradiso ha per me diversi significati. Avevo 23 anni quando è uscito, facevo l'università a Bologna (Filosofia, ma in realtà facevo soprattutto altro) e conoscevo Celati, insegnante di miei amici, amici nel senso che li vedevo ogni giorno. Soprattutto in via Begatto, molto frequentata anche da Gianni. Scrivendo queste note mi è tornato in mente un libretto che volevamo fare con Celati e Palandri. Avevo trovato un buffo titolo che piaceva a Gianni ma che pare avesse un significato diverso da quello che ricordavo. Il libro collettivo ("Il vestito policarpico", sic!) finì nel nulla. Il Lunario invece fu letto da tutti con grande piacere e fu accolto nel suo ambiente naturale, che era quello del movimento bolognese. Alcuni di noi, di questo gruppo di ragazzi che si vedevano spesso, studiavano da scrittori e naturalmente per tutti Gianni rappresentava la vera letteratura. Quella che anche noi speravamo di scrivere. E infatti si scriveva non poco, in varie case. Se dovessi dire un nome che rappresentasse il punto di riferimento più alto farei senza esitare il nome di Salinger (anche se in quel periodo io leggevo Proust). Chi ha la mia età non sarà affatto stupito, anzi lo...

Mirandola, 7/10 Giugno 2018 / Nella nebbia e nel sonno: Celati e Ghirri

Quest’anno dal 7 al 10 giugno l’appuntamento è con la seconda edizione del Memoria Festival, promosso dal Consorzio per il Festival della Memoria in collaborazione con Giulio Einaudi editore. Nei prossimi giorni pubblicheremo alcuni scritti di approfondimento sui temi di cui si discuterà durante il Festival, in compagnia di numerosi protagonisti italiani della cultura, del pensiero e dello spettacolo. Marco Belpoliti sarà al Festival oggi 9 giugno alle 21.30 (Cortile della Memoria).   Che cos’è la nebbia? Nient’altro che vapore acqueo. Sale dal terreno o dagli specchi d’acqua. Il suo primo effetto è ridurre la trasparenza dell’aria e la visibilità. Nella nostra lingua ci sono almeno tre termini con cui indicarla: bruma, foschia, caligine. La nebbia, dicono gli studiosi, non è altro che la sospensione nell’aria di minuscole goccioline che si formano per condensazione del vapore acqueo intorno a nuclei di pulviscolo atmosferico; la foschia indica l’aspetto grigiastro che assume. La caligine rende manifesto la presenza nell’aria di particelle che compongono lo smog e la polvere, le quali conferiscono alla nebbia un aspetto opalescente. Lo smog, a sua volta, è una mescolanza di...

Domani a Bergamo un convegno su Gianni Celati / «Kicked off Somewhere»: sul Lunario, l'interpolazione e il gag

Che la slapstick comedy statunitense sia stata per Gianni Celati ben più di una passione giovanile, è quasi superfluo ricordarlo. Così, quando mi è stato chiesto di pensare a qualcosa da dire in occasione dei quarant'anni della pubblicazione di Lunario del paradiso, io, che non sono un critico letterario ma uno storico del cinema, ho pensato che proprio la slapstick comedy fosse un'ottima mappa per orientarsi all'interno del romanzo.    Tuttavia, come indica il sottotitolo, il mio intervento prende le mosse da un altro testo celatiano, che non è un romanzo, ma un saggio: Su Beckett, l'interpolazione e il gag, contenuto all'interno di Finzioni Occidentali fin dalla prima edizione (1975). È uno dei testi più antichi della raccolta: in una lettera conservata nell'archivio Einaudi – non datata, ma che risale probabilmente nella primavera del 1972, quando Celati si trova negli Stati Uniti come borsista – l'autore lo definisce «una piccola storia del comico testuale», dandolo già per concluso. Lo si può leggere come palinsesto "teorico" dei romanzi che Celati ha appena pubblicato (Comiche, uscito nel 1971) e che pubblicherà di lì a poco (Le avventure di Guizzardi vedrà la...

Tempo di libri - maestri / Gianni Celati, uccello camminatore

Per contribuire a un momento d’incontro, approfondimento e scambio come Tempo di Libri, la fiera del libro che si terrà a Milano dall'8 al 12 marzo, non abbiamo solo creato uno speciale doppiozero | Tempo di Libri dove raccogliere materiale e contenuti in dialogo con quanto avverrà nei cinque giorni della fiera, ma abbiamo pensato di organizzare dieci incontri: maestri che parlano di maestri. Venerdì 9 marzo, alle ore 18.00, Franco Arminio parlerà di Gianni Celati.   Prosa o poesia che sia, la scrittura è bella quando sfugge di mano. Lo scrittore non distribuisce lui le parole ma è distribuito dalle parole: una parte di lui finisce su un ramo, un’altra in bocca a un cane.  Gianni Celati ci insegna a non farla noi la lingua, ma semplicemente ad andarle dietro. È bello inseguire la lingua, piuttosto che pensare penosamente che spetta a noi scegliere la parola. La lingua non vuole l’arroganza dell’autore, ma l’umiltà dello spavento, il sentimento di uno che è caduto da cavallo e scrive strisciando sulla polvere.   Il nostro corpo non deve vigilare lo spazio, definirlo, misurarlo. Il nostro corpo deve camminare nello spazio, saltellare, dormire, ridere,...

14 febbraio 1992 - 14 febbraio 2018 / Conversazione con Luigi Ghirri: fotografare l'Italia

Ventisei anni fa, il 14 febbraio 1992, moriva Luigi Ghirri nella sua casa di Roncocesi. Non aveva ancora 50 anni, ma ha lasciato un'opera vasta e complessa. Per ricordarlo ripubblico l'intervista di difficile reperibilità che gli ho fatto nel marzo del 1984, nel momento in cui era stata appena inaugurata la mostra "Viaggio in Italia".    L’appuntamento è in piazza, a Formigine, e mentre aspetto Luigi Ghirri guardo la splendida Rocca. Non ero mai stato da queste parti e ignoravo l’esistenza di questo edificio medievale. Mi immaginavo Formigine uguale a decine di altri paesi dell’Emilia, paesi composti di palazzine, strade d’asfalto, ville neopadronali, sorte all’improvviso a rompere la geometria dei campi, un paesaggio vecchio di secoli. Sono i nuovi profili dell’Italia pensata e realizzata da torme di geometri, tutta uguale da Cantù a Bologna, da Tortona a Rovigo. Invece al centro di questo “regno dell’analogo”, così lo chiama Ghirri, c’è l’unico della Rocca. Come dirà poco dopo, lui non fotograferebbe solo il Castello, ma anche la tabaccheria che vi è di fronte. Del resto in una delle sue più belle fotografie il monumento della piazza di Formigine è visto...

Una conversazione / Guido Guidi. Prendere contatto con le cose

Guido Guidi (Cesena 1941) è tra i più importanti autori contemporanei. Come Luigi Ghirri ha tracciato linee di ricerca del tutto inedite partendo dall’insegnamento di Paul Strand, ma anche dalla letteratura, dall’arte di Piero della Francesca portandolo ad una metodologia di lavoro che si basa sulla reiterazione dello sguardo. Lo abbiamo incontrato in occasione della mostra Paul Strand e Cesare Zavattini. Un paese. La storia e l’eredità per Fotografia Europea 2017 a Reggio Emilia.   Agosto – settembre 2017   Laura Gasparini: Di recente Gianni Celati ha affermato che alla base delle ricerche Viaggio in Italia del 1984 e di Esplorazioni sulla via Emilia del 1986 c'era il concetto di “qualsiasità” di Zavattini. Tu, insieme a Luigi Ghirri, Olivo Barbieri e altri fotografi della tua generazione avete declinato questo aspetto del pensiero zavattiniano in modo del tutto originale. Potresti parlarmene dal tuo punto di vista? Guido Guidi: 6 agosto 2017, ieri a cena, Vittore Fossati suggeriva, ironicamente, di sostituire il lessema “qualsiasità” col più attuale “qualunquemente”. Da parte mia propongo la sostituzione col pasoliniano “cose da nulla”. Dionigi l’Areopagita...

Il nemico chi è? / I nostri terrori, le nostre speranze

Ogni individuo e ogni comunità si interroga di fronte alla catastrofe, reale e immaginata. Ernesto De Martino ha descritto nel secolo scorso la funzione che aveva nel Salento la magia per destorificare il negativo.  I riti magici, le fatture, servivano ad astrarre da quello che si presentava come privato, ostile, presente, e costruire un orizzonte metastorico. Non è a me che capita questa disgrazia, ma a noi, e non è la prima volta. Il lutto, l’amore, la malattia che mi rendono così solo, appartengono a un ordine che si presenta a me, ma in realtà fa parte della trama del mondo. Un mondo più grande dell’io, che smargini i contorni di quel che sono io in quel che siamo noi, perché fin dalla nascita conosciamo i limiti della vita, come ci ricorda in ogni suo verso Giacomo Leopardi. Sappiamo che moriremo fin dalla nascita e che morire si ripresenta ogni giorno, che possiamo leggere infinitamente e in ogni cosa l’angosciante certezza che questi istanti che passano sono sottratti al tempo complessivo del nostro essere al mondo.   L’io, se è solo questo, non fa altro che andare a morire ed è quindi nella sua verità quando sente l’insostenibile sfida di pensare un mondo che lo...

Il settantasette compie quarant'anni / Una tomba per uno strano animale

Il Settantasette compie, quest'anno, quarant'anni. Scriverne non può servire a celebrare o svilire una data decisiva nella storia dell'Italia contemporanea, entrata nell'immaginario collettivo più di quanto sembri – basti pensare alla infinita e inutile letteratura scandalistica sugli anni di piombo, o anche al cinema in presa diretta di quegli anni, e quindi alla commedia di Luciano Salce Il... Belpaese, film uscito proprio nel 1977 e interpretato da Paolo Villaggio, quasi due ore di luogocomunismo sugli anni di piombo dal punto di vista della borghesia milanese, e poi anche Tutti a squola di Pingitore uscito nel 1979, protagonista Pippo Franco professore liceale alle prese con i giovani settantasettini drogati e delinquenti, deriva trash di una destra romana meno perbene ma più ridanciana – ma ancora scarsamente oggetto di indagine storica soprattutto da parte delle generazioni più giovani.   In controtendenza, in questo senso, lo studio di Luca Falciola, Il movimento del 1977 in Italia, uscito nel 2016 per Carocci, il libro di Danilo Mariscalco, Dai laboratori alle masse, dedicato al rapporto tra il '77, le arti e la comunicazione, uscito nel 2014 per ombre corte, e la più...

Conversazione con Amitav Ghosh / Raccontare un mondo senza "io"

Di Amitav Ghosh, forse il maggiore scrittore indiano vivente, sono noti in italiano sia i romanzi di ambientazione storica che altri, bellissimi e fuori genere, come Il cromosoma Calcutta, Lo schiavo del manoscritto, Il paese delle maree. I suoi reportage narrativi, di forte valenza politica, sono stati raccolti nel volume Circostanze incendiarie.    Il suo ultimo libro, non meno appassionante, si chiama The Great Derangement (La grande cecità. Il cambiamento climatico e l’impensabile, tradotto da Anna Nadotti e Norman Gobetti, edito come tutti gli altri da Neri Pozza). È una riflessione ricca di digressioni narrative sui rapporti che intercorrono tra le cosiddette catastrofi ambientali e il nostro concetto di realtà, passando per le relazioni tra la geologia e la letteratura. Vi si pone tra l’altro la domanda non secondaria su come sia stato tracciato il confine tra la fantascienza e la letteratura tradizionale, che ha accentuato la separazione già abissale tra Natura e Cultura. Si addita infine, ed è la parte più affascinante del libro, la responsabilità della distruttività umana nella nostra incapacità di raccontare il mondo al di là dell’ombra gettata dall’umano,...

Avevo poco più di vent’anni, l’età immortale / 1977. Retour à la normale

Non ricordo più dov’ero, ma mi sembra di ricordare una grande strada, via Ugo Bassi forse, dove sporgeva una cabina telefonica rossa sul marciapiede più ampio che annunciava la piazza. C’era fumo di lacrimogeni da tutte le parti, pezzi di bottiglia anneriti dalle fiamme, relitti di candelotti lacrimogeni, scie di vetrine rotte. Però ricordo esattamente che quando chiamai mia madre ero perfettamente consapevole che in televisione si stava parlando di quel che era successo a Bologna. “Tutto bene mamma” le dissi, e ammisi che sì, anch’io avevo sentito dei disordini ma i giornalisti esageravano come sempre. In effetti c’era stato un morto, ammisi malvolentieri. Poi con i guanti e il passamontagna ben infilati in tasca saltai sul primo bus e me ne andai a casa. Qualcuno dirà: se sapevi che tua madre era così preoccupata perché non l’hai chiamata prima? Posso rispondere serenamente che non mi era stato possibile, visto che nell’assemblea generale seguita all’uccisione di Francesco Lo Russo qualcuno mi aveva proposto come responsabile del servizio d’ordine per la manifestazione del pomeriggio e insieme a quindici, ventimila persone avevo fatto a botte con la città intera.   Quella...

A Gianni Celati e ai suoi ottant'anni / Io avevo la sensazione che noi avessimo ancora quell’età

Ci sono tre ricordi che spesso mi tornano alla mente. Il primo ha a che fare col mio incontro con lui – con lui, non personalmente, ma attraverso il suo libro Le avventure di Guizzardi. L’ho già raccontato altre volte. Questo era un libro che io avevo letto al mio primo anno d’università, a Bologna. Cioè, lo avevo letto a pezzi e bocconi durante le soste che facevo alla libreria Feltrinelli sotto le due Torri, prima di tornare a casa dopo le lezioni. Un libro che mi aveva colpito sia per il modo in cui era scritto che per le stramberie raccontate dal protagonista narratore. La prima volta lo avevo preso in mano – e lo avevo preso in mano perché attirato dalla foto del comico Harry Langdon che appariva in copertina – avevo anche controllato le note biografiche, da cui risultava che l’autore – Gianni Celati – aveva trentasei anni. Io ne avevo venti, allora. E avevo fatto il calcolo della differenza che c’era fra me e lui – sedici anni. Questa era una cosa che facevo spesso: vedere a che età gli scrittori avevano pubblicato il loro primo libro, o a che età erano morti, se erano morti giovani voleva dire che erano stati dei bravi scrittori, come Rimbaud ecc. – ma il più delle volte...

Perché non si racconta che a Bologna vennero intellettuali da tutta l’Europa? / L'altro 1977

Quando entro in aula, dove ho insegnato tutta la vita, e vedo i ragazzi che finalmente liberi dalla disciplina della scuola sviluppano rapidamente e con competenza una visione del futuro che abiteranno con scienza e poesia, porto con me le splendide atmosfere intellettuali della mia giovinezza. Da Gianni Celati e Umberto Eco a Giuliano Scabia o Pietro Camporesi, i nostri cattivi maestri, come si diceva allora, o almeno quelli che sono stati i miei, riempivano le aule non solo di studenti, ma di idee e discussioni. Bologna era negli anni ’70 un’università-fucina straordinaria. Giornali, seminari, collettivi, radio. Invece si riparla sempre del ’77 bolognese a partire dalla violenza. Foto di fazzoletti tirati sopra il viso, i blindati che entrano la città universitaria come a Praga nel ’68, salvo che il tono degli articoli italiani non simpatizza davvero con lo studente ucciso o con gli studenti che vennero arrestati, se mai ribadisce che erano untorelli, per usare il termine ripreso dai promessi sposi da Enrico Berlinguer in un comizio a Piazza Maggiore.   È un’epoca lontana e la memoria trasforma i fatti, per me come per altri, ma rivedere quanto facilmente si ricrea lo...

Freak Antoni intervista lo scrittore / Celati, Heidegger e i Beatles

Piacenza, 30 aprile 1979   Freak Antoni: A me interessa il rock come vertigine, la vertigine del rock. Quanti tipi di vertigine esistono? E la vertigine dei Beatles? Potresti parlarmi di questo? Mi faresti un piacere, grazie. Gianni Celati: Mah io non so cosa dire … senti, non potrei parlarti invece della filosofia di Heidegger? che lì sono preparato e ti dico delle cose intelligenti. Dài, fammi parlare di Heidegger … FA: È un cantante? GC: Era un grande filosofo! Senti potrei parlarti del rapporto tra la filosofia di Heidegger e le canzoni dei Beatles, ti va? FA: Si conoscevano? GC: Macché, è lì il punto interessante. FA: Spiegami … GC: Ascolta. Una delle cose che diceva Heidegger è che ci sono esperienze autentiche ed esperienze inautentiche. Le esperienze inautentiche sono quelle tutte mischiate con presupposizioni, cose ideologiche mettiamo, insomma che non arrivano a beccare il fatto dell’Essere … FA: Il fatto del cosa? GC: Lasciamo perdere. Le esperienze inautentiche: per esempio un modo di parlare inautentico è quello che lui …  FA: Heidegger? GC: Heidegger, si chiamava … bello però high digger; eh, magari anche lui era un digger, dig it? no, a pensarci bene non...

Ottant'anni! Auguri Gianni Celati / Il chiodo in testa

Cara Giovannina,   si tratterebbe che una voce di notte mi ha detto di scriverti, che io non ti conosco neanche; e darti del tu. Era tanto insistente questa voce: «Ma dàlle del tu, cretino!». E voleva giustificare: «Sarà contentissima!». E poi: «Quella più gli dài del tu più gode!». Ho dovuto cedere; con tutte quelle chiacchiere e soffiate che mi ha fatto passare per la testa. E poi è una voce che sputacchia anche quando parla, questa qui; quasi preferisco quella che c’era prima che tartagliava, pr pr, sulle parole; e mai che riuscisse a fare un discorso. Qua devi sapere cara signorina Giovannina che le voci vanno e vengono da questa mia testa come se fossero a casa sua, e io non ci posso. Che è qualche maiale superiore che le manda; ho avuto il sospetto che sia quel Dio lì, invece forse no. Ma ci ha colpa lo stesso e io lo stramaledico tutte le sere, dopo le orazioni. Scusa le parole di villano, ma ripeto che quel Dio lì è un gran maleducato a mandarmi quelle voci come gli piace; e anche se non le manda, è maleducato lo stesso.   Ph Carlo Gajani.   Volevo allora scriverti, siccome poi nel sogno ho avuto questa visione d’una ragazza che saltava mostrando le mutande...

Un poeta in lotta con la materia / Con Ariosto, senza Calvino

Chi è Ludovico Ariosto, del cui capolavoro, l’Orlando furioso, si è celebrato quest’anno il cinquecentenario con un’incredibile serie di eventi, convegni, spettacoli e mostre? Per molti Ariosto, o ‘l’Ariosto’, come preferiscono alcuni che così ne hanno imparato il nome sui manuali di scuola, è quasi uno pseudonimo di Italo Calvino. Sì, perché Calvino è il filtro attraverso cui ancora molti, intellettuali o semplici curiosi, leggono il poema ariostesco, che Calvino raccontò a un pubblico medio-colto con una mirabile operazione letteraria ed editoriale in apertura degli anni Settanta. Prendersela con Calvino sembra che sia diventato uno sport letterario, dopo una generazione cresciuta alla sua ombra: ‘se l’ha detto Calvino’, era il mantra di professori e studenti tra gli anni Ottanta e Novanta. A chi ha avuto maestri soffocanti capita di sbarazzarsene con la stessa facilità con cui li aveva un tempo adorati.    Eppure, nel caso di Ariosto, Calvino è responsabile di una tale calvinizzazione che non si può restare indifferenti. Ariosto è per la maggior parte dei lettori, chi ne ha letto un po’ e chi ne ha letto tanto, il poeta della fantasia senza briglie, dell’inesauribile...

Rinunciare a sé per sopravvivere / Fuggire da sé

Baratto è uno stimato insegnante di educazione fisica. Gioca a rugby. Nel bel mezzo di una partita si blocca a tre quarti del campo e scuote la testa, smette di giocare e si siede in panchina. Con gli occhi chiusi trattiene il fiato, resta in apnea, senza aspettare più niente e senza neppure il pensiero di essere lì. Poi se ne torna a casa guidando la sua motocicletta. Da quel momento in poi smette di parlare con tutti: moglie, vicini di casa, preside della scuola. Andrà avanti così per mesi e mesi in una sorta di congedo provvisorio da tutto e da tutti. La moglie lo lascia, la scuola lo solleva dall’incarico, gli amici non lo riconoscono più. Il personaggio della novella omonima di Gianni Celati, Baratto (Quattro novelle sulle apparenze, Quodlibet), disinveste il mondo che lo circonda, per dirla con David Le Breton, sociologo e antropologo, autore di Fuggire da sé (Raffaello Cortina Editore). Baratto non esiste né per se stesso né per gli altri; la sua è una defezione, un ritrarsi dalla responsabilità di essere se stesso, l’unica possibilità per non essere schiacciato e gravato da quel peso che sono gli impegni verso gli altri, verso la società. Ha tranciato, seppur...

Amicizia / Luigi Ghirri e Gianni Celati

Nel 1981 Luigi Ghirri telefona a Gianni Celati. Ha letto i suoi libri e vuole incontrarlo. Ha anche sentito parlare di lui da amici comuni al Dams di Bologna. Intorno al fotografo modenese si raduna da qualche tempo una generazione di fotografi interessata al nuovo paesaggio italiano. Si propone di rappresentarlo facendo a meno degli stereotipi tradizionali: l’Italia delle cartoline Alinari, quelle “unte di colombi”, come dirà Arturo Carlo Quintavalle. Sono periferie urbane, campagne, luoghi del lavoro, strade, distributori di benzina, case abbandonate, giardini. Celati è contentissimo di questo invito; si entusiasma subito. Seguono lunghe discussioni nella casa di Ghirri, che si protraggono sino a notte fonda. Una sera, poi, il fotografo telefona allo scrittore per chiedere di spiegargli un testo di Wittgenstein, autore che stanno leggendo in quel periodo. Ghirri vuole che Celati partecipi con un suo testo al lavoro fotografico in corso. Diventerà un libro e una mostra: Viaggio in Italia (1984).   Luigi Ghirri, Gianni Celati, 1984-86.   Un capitolo decisivo della storia della fotografia italiana dopo la lunghissima stagione neorealista, almeno come impresa di gruppo, e...

A Reggio Emilia «Dedicato a Celati» / A passeggio con Gianni

Oggi e domani a Reggio Emilia «Dedicato a Gianni Celati»: due giorni di incontri in occasione dell'uscita del Meridiano Mondadori.   Estate di venti anni fa. Aspettavo Gianni, alla stazione delle Appulo-Lucane. Nella “littorina” intravvidi una figura allampanata: era lui. Ma scese dalla parte sbagliata; gli andai incontro, incespicò in una rotaia e non ci fossi stato io sarebbe finito steso tra i binari. Sorrise di quell’aiuto provvidenziale. Quel sorriso inerme  mi riportò ai suoi racconti, perché le sue storie erano inermi. E tali sono rimaste, le sue storie, dalla prima all’ultima. Non fanno mai nulla per coinvolgerti. A casa dormì in un letto dove ci andava appena: doveva rannicchiarsi. Mi è sempre piaciuta la sua aria da padre delle stanze che abita e che si sorprende di abitare, così come si sorprende di abitare i racconti che racconta. La sua faccia da padre perennemente stordito da notti insonni e dalla meraviglia di tornare a vedere le cose del mondo. Mia moglie, il mio amore buono, gli friggeva i peperoni secchi (era maestra nel non farli bruciare). Lo chiamava Gianni Gelati. Non aveva mai letto i suoi racconti, neanche uno; ma non aveva letto mai neanche i...

Un Meridiano “parallelo” / Gianni Celati, l'outsider che diventò un classico

Nessuno sarà più incredulo di Gianni Celati nell’accogliere il corposo Meridiano che raccoglie la sua narrativa (Celati. Romanzi, cronache e racconti, Mondadori, pagg. 1854). La preziosa collana dà sistematicità a classici anche contemporanei, ma una sistematica di Celati ha l’aria di una fantasticheria editoriale. Probabilmente lo è anche stata: la responsabile dei Meridiani, Renata Colorni, ci ha pensato dopo aver assistito a un’opera teatrale celatiana di incantevole e umana ambiguità, la Recita dell’attore Vecchiatto nel teatro di Rio Saliceto (qui non ripresa). I curatori non potevano che essere quei due. Marco Belpoliti, critico e studioso di letteratura e da decenni seguace di Celati, gli ha dedicato corsi di laurea, convegni, studi e, nel 2008, un ricco numero della rivista-libro Riga che Belpoliti dirige assieme a Elio Grazioli, per Marcos y Marcos (più un altro numero che ricostruisce le vicende progettuali della rivista Ali Babà, che Celati aveva pensato insieme a Italo Calvino e altri alla fine degli anni 1960). Per il Meridiano Belpoliti ha scritto un saggio introduttivo di 60 pagine («La letteratura in bilico sull’abisso»), quasi un libro nel libro. Nunzia Palmieri è...

Animali letterari / I topi di Pericoli e Celati

In quei giorni avevo l’ossessione dei topi. Vedevo topi dappertutto e sognavo topi. Non topolini ma ratti e pantegane. Facevo sogni spaventosi.    Pensai di affrontare l’incubo trasformando i miei topi in disegni e poi chiuderli in un libro. Però mi serviva un testo, e io non sarei stato capace di scriverlo. Allora pensai che la cosa migliore sarebbe stata quella di rivolgersi a degli scrittori, cercando autori che avrebbero potuto essere interessati all’argomento. Tra questi avrebbe dovuto esserci Italo Calvino. Gli scrissi e mi rispose subito. Il tema gli piaceva, mi assicurò che avrebbe scritto qualcosa, ma in più aggiunse un consiglio. Mi suggerì il nome di un giovane che secondo lui sarebbe stato adatto, che aveva già scritto di topi, in una maniera singolare che a Calvino era piaciuta molto. Gianni Celati. Io non lo conoscevo, quindi comprai un paio di suoi libri usciti da poco e li lessi. Il suo modo di raccontare mi faceva venire in mente i fumetti, ma fumetti in cui i personaggi si muovevano come nei film muti, con una musichetta allegra sul fondo e le figure che agiscono con ritmo un po’ accelerato. Gli scrissi e mi rispose con la lettera qui pubblicata. Un...

Il ritratto fotografico

Calvino e l’identità   Nel 1976 esce presso le edizioni La Nuovo Foglio un volume di ritratti fotografici di Carlo Gajani intitolato Ritratto, identità, maschera. Tra i vari personaggi presenti nel volume c’è anche Calvino. Lo scrittore ha conosciuto Gajani attraverso Gianni Celati; due volumi narrativi e sperimentali dell’autore di Comiche, Il chiodo in testa del 1974 e La bottega dei mimi del 1977, contengono fotografie di Gajani. Questi si è dedicato alla fotografia e alla pittura dopo aver esercitato la professione di medico, e prima ancora aveva studiato pianoforte al Conservatorio. L’artista bolognese è tra i primi che indaga il tema del ritratto fotografico, non solo attraverso i suoi scatti, ma interrogando, secondo lo spirito proprio dell’epoca, i suoi soggetti fotografici: propone un questionario a tutti. Dopo averli fissati in immagine li sollecita con alcune domande. Dal canto suo, in quel periodo Calvino si sta interrogando sul medesimo tema. Ne tratta in due testi, quello intitolato “Identità” (1977), che ora si legge nei Saggi dei Meridiani, e questo di risposta all’...

Luoghi comuni: Padani

“Quel pidocchio lì, che tra l'altro poi ho pensato non era neanche un pidocchio non era, che infatti mia sorella m'ha detto sarà mica una bacca che la Giovanna ha preso su in bicicletta a Cavezzo. Il fatto è che se lo sapevo che non era un pidocchio neanche stavo lì a ripensare a quel racconto russo pieno di pidocchi e pensavo magari alla Giovanna, un po' m'innamoravo anche. Perché te a volte pensi delle robe che non sono neanche quelle che dovevi pensare e perdi solo un gran tempo. Oh, non è che io c'ho un gran daffare, che intanto m'era venuta una depressione ma una depressione che non rispondevo neanche più ai miei amici giù a Novellara e stavo lì chiuso in casa a saltellare in cucina sulle piastrelle come un pidocchio.”   Un quiz per il lettore: si tratta di una facile eco prodotta dallo scrivente, o di un pezzo di Benati, di Nori, di Cornia, o ancora un patchwork montato da Cornia Nori Benati; forse addirittura viene per li rami da Cavazzoni o Celati? Certo il “gusto delle fole”, del parlare per parlare è del maestro primo, ma in fondo il gioco diventa...

Buon compleanno, Giuliano!

Oggi, 18 luglio, Giuliano Scabia compie ottant’anni. Una buona parte di questi suoi anni li ha passati a sperimentare e a immaginare con la poesia, con il teatro, con l’azione partecipata, con la narrazione, con il disegno, con la costruzione di fantastici oggetti di cartapesta, in un viaggio incantato nel mistero, giocato non a fare teatro ma a farsi teatro, ad agitare i sogni. Doppiozero dal 6 maggio ha dedicato alla sua figura di padre del Nuovo teatro, alla sua arte di incantatore e suscitatore, uno speciale che si conclude oggi con un’intervista realizzata da Marco Belpoliti quando Scabia è andato in pensione dall’insegnamento universitario a Bologna (2005) e con tre scritti inediti di Scabia: l’introduzione alla giornata di studio a cura di Silvana Tamiozzo Goldmann e Paolo Puppa Camminando per le foreste con Nane Oca  (Venezia, Ca’ Foscari, 19 maggio 2015); l’elenco completo delle opere del ciclo Teatro Vagante; una lettera in cui rivela la struttura segreta del suo Canzoniere.       Le puntate precedenti dello speciale comprendono l’intervista Alla ricerca della lingua del tempo, la...