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Gianni Celati

(87 risultati)

Piatta è piatta / Pianura

Il danese e le centurie   Piatta è piatta. Su questo non c’è alcun dubbio. Si stende a perdita d’occhio interrotta solo da filari di pioppi e piccoli boschetti sopravvissuti alle trasformazioni agricole dell’ultimo secolo e mezzo. Se provi a camminare, la cosa migliore è seguire uno dei tanti canali che tracciano direttrici dentro il piatto senza fine. Non procedere lungo la strada, perché potrebbe essere pericoloso anche di giorno, sebbene raramente passi qualcuno, e quando sfreccia un’automobile lungo il rettifilo, è meglio scendere nel fossatello laterale e lasciarla passare, anche a costo di bagnarsi le scarpe, perché, salvo i mesi caldi, un po’ d’acqua reflua c’è sempre.   Il fatto è che non è bene stare sull’asfalto a fare da bersaglio. Dato che qui nessuno cammina lungo la strada, le vetture si lanciano ad alta velocità, una piccola ebbrezza da queste parti – tutti piloti in Emilia – e manco ti vedono. Tu sei un puntino all’orizzonte, un puntino che non si vede neppure, al massimo sei poco più grande di un moscerino e quando t’inquadrano sul vetro del parabrezza, sono già oltre e probabilmente ti hanno urtato; se ti va bene, sbattuto giù nel canale. Dove è meglio...

Futuro dell'Italia / Provincia o periferia?

Sono stati i francesi a inventare il termine provincial che nel Seicento indicava “persona con una mentalità arretrata”. Per quanto gli studiosi di etimologia non sappiano dire da dove derivi la parola, il suo significato indicava la sfera di competenza di un magistrato, poi un territorio conquistato dai legionari romani e amministrato da un magistrato di quella città. L’Italia è il paese provinciale per eccellenza, composto di realtà territoriali molteplici che si affiancano le une alle altre. La sua stessa forma geografica è molto varia rispetto alle altre nazioni europee: lunghezza della penisola, perimetro delle coste, presenza di due catene montuose l’una longitudinale all’altra, valichi, passi e valli. Il fatto di essere stati il centro di un Impero che ha fatto della viabilità uno degli strumenti principali di dominio, fa sì che la fitta rete delle strade romane abbia incentivato qui da noi lo sviluppo di numerosi centri urbani. Se si vuole capire qualcosa della realtà italiana, bisogna risalire molto indietro nel tempo, fino alle guerre greco-gotiche. Tutto questo perché il policentrismo è stata e resta una realtà importante nel nostro paese.   In un saggio pubblicato...

Reagire alla tragedia / Il terremoto di Salvemini

Questa è la storia di un uomo che nasce nel 1873 a Molfetta. Studi in seminario, poi primo incarico di insegnamento a Palermo. Per due anni è docente a Faenza, poi a Lodi e a Firenze. Nel 1901, a ventotto anni, diventa docente di storia all’università di Messina. E qui accade il terribile, il terribile che tanti riescono a schivare arrivando a consegnarsi alla morte senza che sia successo niente di particolare nella loro vita.    La mattina del 28 dicembre 1908 la terra trema per trentasette secondi tra Messina e Reggio Calabria. Cadono le due città e i paesi vicini, cade anche la terra dentro il mare. Muoiono più di centomila persone. Per alcuni giorni di lui non si sa nulla, lo danno per morto. Arriva persino un telegramma di condoglianze al suocero da parte di Mussolini. Ma lui è vivo e due mesi dopo scrive a un amico "Io mi sono messo al lavoro, e vedo con gioia e con terrore che mi interessa", e prosegue: "tutti pensano che io ne sia uscito, mi credono forte, e non pensano che io sono un poveretto". Salvemini ha perso la moglie, Maria Minervini, figlia di un ingegnere pugliese, e i suoi cinque figli, Filippo, Leonida, Corrado, Ugo ed Elena. Il terremoto gli ha...

Milano Filmmaker 2020 / Er e gli asini

  Er cammina lungo una strada asfaltata. Di lato, a destra e a sinistra, i campi. La macchina da presa la inquadra di schiena. Vediamo i suoi capelli neri che le cadono sulle spalle e i jeans bianchi che indossa. Cammina di fretta, come se sapesse dove andare; si mantiene vicina alla striscia bianca laterale che bordeggia nel suo procedere. Mormora qualcosa che non si comprende: frasi straniere, una litania, altro ancora. Er è Ermanna Montanari e questo è un film di un’ora dedicato a lei, un atto di amore del regista Marco Martinelli verso quella che è la sua attrice preferita, la sua musa, la sua prima compagna di lavoro, sua moglie. Un dono fatto a Ermanna dopo quarant’anni di vita e di teatro insieme, scrive il regista romagnolo nella scheda di presentazione dello spettacolo. Partendo da un ampio materiale d’archivio, Martinelli, con l'aiuto di Francesco Tedde, ha montato questo lungo monologo dell’attrice, che attraversa lavori di oltre vent’anni fa come Ippolito, tratto da Euripide, dove recita circondata da Chiara Lagani e Fiorenza Menni, Sterminio di Werner Schwab, dove interpreta il monologo della Signora Cazzafuoco, e poi altri spettacoli ancora in cui...

Danilo Montaldi / La letteratura della ligèra

Con il termine gergale leggera (dall’etimo controverso; anche ligèra, lingèra ecc.) si intendeva, fino a circa mezzo secolo fa, il circuito della vecchia malavita padana animato da pescatori di frodo, ricettatori, ex galeotti, macrò, contrabbandieri, ladri di polli, ambulanti e altri pittoreschi dropout attivi soprattutto tra Milano e il contado cremonese. Questo umile microcosmo canagliesco avrebbe trovato il proprio etnografo d’eccezione nel giovane Danilo Montaldi, «geniale figura di sociologo antiaccademico e va-nu-pieds, comunista eretico e attivista instancabile, irriducibile», che dalla metà degli anni ’50 avrebbe raccolto “sul campo”, dalla penna dei diretti interessati, le storie di vita di alcuni di questi antieroi della marginalità, poi introdotte e annotate nelle indimenticabili Autobiografie della leggera pubblicate una prima volta da Einaudi nel 1961. Nel suo recente libretto, Narratori della leggera. Danilo Montaldi e la letteratura dei marginali (Carocci), da cui proviene la didascalia di poco sopra, Fabrizio Bondi ha inteso tracciare una vera e propria «biografia» del capolavoro del sociologo cremonese: dai motivi ispiratori del progetto (il rapporto tra...

Il sublime del mondo / Olivo Barbieri: Early Works

  Olivo Barbieri, ovvero narrare il sublime del mondo   Dovrebbe essere proprio di ogni linguaggio esprimere quel che è indicibile in altra forma se non con quel linguaggio. La ricerca di Olivo Barbieri mira da sempre all’essenziale specifico della fotografia. Quel che altrimenti non si può rendere risuonante con l’osservatore, se non mediante l’immagine fotografica; quel che non coincide del tutto con l’oggetto rappresentato ma evoca e invoca allo stesso tempo l’immaginazione dell’osservatore: per queste vie Barbieri mette chi si ferma a guardare i suoi lavori in posizione di ricerca. Una ricerca di significati mai esauribile e saturante, anche quando sono saturi i paesaggi che riprende. Una ricerca che rende l’osservatore parte dell’immagine, in un processo ecologico di percezione visiva. Nelle sue immagini ci si muove, riflettendo e immaginando, senza sosta. Si attiva in chi guarda una partecipazione sensomotoria che risuona sia con i luoghi e i paesaggi, che col gesto del fotografo e la sua percezione. Una percezione di solito inaudita, imprevista, destabilizzante, inattesa, eppure carica di senso di scoperta.   Con sodale stupore, ci si trova a dirsi,...

9 agosto 1920 - 9 agosto 2020 / Enzo Biagi, Disonora il padre

Sono passati trent'anni. Nel 1948, dopo le famose elezioni, mi sposai. Nessun rapporto, evidentemente, tra i due fatti: il mio matrimonio e il trionfo della Democrazia cristiana. Feci il viaggio di nozze a Venezia: ho un certo gusto per le cose banali; d'agosto dico spesso: “Che caldo”; d'inverno, quando qualcuno si lamenta per la neve, ricordo il 1929.     “Senti,” diceva il Pompierino “mi pare impossibile che adesso uno si svegli e vada a lavorare, che a mezzogiorno si mangi, che la sera si chiuda la porta, poi a dormire.” “Si è combattuto” dissi “soprattutto per questo.”   Non so perché dei momenti epici io ricordo particolari quasi trascurabili. C'è in me evidentemente, la deformazione del cronista.    Tre citazioni per presentare il carattere del narratore di Disonora il padre, la scelta della Resistenza, il suo stile. Chi scrive questo romanzo autobiografico è Enzo Biagi e le parole d'ordine sono dunque understatement ai limiti della scomparsa di sé, pragmatismo non ideologico (venato da incertezze), occhio attento ai particolari curiosi e rivelatori. Quest'ultimo aspetto appare evidente soprattutto nella parte iniziale, legata alla prima...

Ermanno Cavazzoni / Il ritorno dei lunatici

Sono passati più di trent’anni dall’uscita per i tipi di Bollati Boringhieri del romanzo d’esordio di Ermanno Cavazzoni, Il poema dei lunatici, prima tappa di un percorso narrativo felice e prolifico, che dura a tutt’oggi. Il libro è stato ristampato recentemente per La Nave di Teseo, l’editore che si è occupato della diffusione delle ultime opere dello scrittore reggiano: La galassia dei dementi (2018), romanzo ‘fanta-nescientifico’, e il recentissimo Storie vere e verissime (2019), raccolta di testi ibridi, un po’ corsivi e un po’ narrazioni, che costituisce la terza puntata di un filone parallelo alla produzione di romanzi e racconti, inaugurato con Il limbo delle fantasticazioni (Quodlibet 2009) e proseguito con Il pensatore solitario (Guanda 2015). Periodicamente riproposto negli anni, Il poema dei lunatici torna in libreria in una ricercata corrispondenza con il centenario dalla nascita di Federico Fellini, che realizzò a partire dal romanzo quella che sarebbe stata la sua ultima pellicola, La voce della Luna (1990), con Roberto Benigni e Paolo Villaggio nei panni di Savini (Salvini nel film) e Gonnella, i personaggi principali.    Nel novembre del 1987 Cavazzoni...

Le cose che non si vedono / Il virus invisibile

La sua forma è seducente: un piccolo pianeta grigio su cui crescono alberelli dalla chioma rossa. Così l’hanno fotografato con un microscopio elettronico al Center for Disease Control and Prevention. In altre immagini invece, pubblicate da poco su Nature Medicine, appare come una sfera violacea coperta da piccole forme verdi dalle teste tondeggianti simili a piccoli chiodi. Da queste protuberanze deriva il nome, Coronavirus, poiché sembrano una corona attorno al virione. Questa è la forma che ha scatenato la pandemia. I virus hanno tutti delle forme affascinanti, spesso sono esagoni, perché questo è il modo migliore per impacchettare unità identiche minimizzando al contempo l’energia. Il tipico rivestimento esterno di un virus è costituito di molte coppie della stessa unità proteica assemblate come i vertici di un poliedro, spiega Ian Steward, matematico e studioso delle forme. Steward cita l’architetto Buckminster Fuller, inventore e futurologo, che, ispirato dalle forme matematiche degli oggetti naturali, ha costruito le sue celebri cupole geodetiche, così come due scienziati, un chimico americano e uno spettroscopista inglese, che lavorano sulle forme dell’icosaedro e nel 1985...

Bilancio / Celati, muro contro muro

Intorno alla figura e all’opera di Gianni Celati s’è detto tutto e il suo contrario. Che non è la solita frase fatta, perché tutto e il suo contrario è esattamente ciò che il lavoro di questo colosso della letteratura italiana contemporanea ha evocato e continua a ricordare. Giocando col canone occidentale per pervertirlo dal di dentro e osservarlo dall’esterno, per trasgredirlo e rimontarlo in altro modo: modificandone l’intelligibilità. Relativamente facile, e nondimeno necessario, mettere in fila la serie di antinomie che i suoi libri mettono in campo, la lunga sfilza di coppie concettuali –di categorie semantiche oppositive – che nei suoi scritti, ma potremmo dire altresì nei suoi gesti, si agitano, stridono, combattono, per svolazzare infine via, disciolte, con una certa soddisfazione.   Eccone alcune, in relativo disordine (con l’accortezza di non sovrapporle: molte possono essere invertite, parecchie sono intercambiabili): scrittura/teoria, narrativa/saggistica, scrittore/professore, grasso/magro, aggiungere/levare, manierismo/spontaneità, artificialità/naturalezza, paesaggio/spaesamento, lettura/visione, Calvino/Ghirri, banalità/follia, linguaggio/quotidianità, parola...

21 dicembre 1989 / Un ricordo di Elvio Fachinelli

Se a Bologna alla fine degli anni ’70 fioriva un antagonismo curioso, colto, intraprendente, mentre in altre parti d’Italia le ultime pagine di un confronto armato tra fascisti e comunisti ha finito con l’etichettare tutta l’epoca come anni di piombo, a fare attenzione e quindi amplificare quel che avveniva tra gli studenti di Eco, Celati, Ginzburg, Scabia e tanti altri ottimi maestri, erano editori come Elvio Fachinelli.  Se si leggono i libri di Elvio è chiaro perché: sfuggire alla nevrosi è il compito fondamentale che ogni umano si dà, e la fuga è anche verso la rivoluzione. Resistenza, il conflitto che dalla psicanalisi alla lotta ai fascismi segna come un arcobaleno la promessa del futuro, le linee di fuga deleuziane e la fatica e la gioia di ogni pagina scritta o vissuta. I referendum su divorzio e aborto, il femminismo e l’antipsichiatria, dovevono pur dare opportunità, vita, bellezza, come il suo uma tentativa de amor sulla rivoluzione portoghese. Se invece ci si reinfila, come accadde allora con la reazione ai giovani del PCI e le strategie folli delle BR in un’ottica classista e in fondo religiosamente legata ai propri dogmi, è inevitabile che la società...

Il nuovo volume della collana Riga / Il desiderio di essere capiti

La malattia fa spesso venire una gran voglia di essere capiti. I malati all’ospedale non fanno che chiedere ai dottori di capirli. Vogliono essere capiti dalla scienza e rimessi a posto come macchine. Tutti noi malati coltiviamo questo ideale meccanico di comprensione, che ci dà qualche speranza. E gli altri naturalmente mostrano di capire la “cosa” che ci rende malati. C’è sempre un gran traffico di dicerie tra parenti e dottori, per capire la “cosa” che rende malato un malato. E i dottori la spiegano con le loro parole meccaniche, ma nessun parente e nessun malato sa di preciso di cosa parlino i dottori. Tuttavia ci scambiamo tutti occhiate e discorsi per dirci: “Hanno capito”. La stessa situazione si trova in quelle attività che sono chiamate creative. Anche queste sono una malattia che fa venire una gran voglia di essere capiti. Si vorrebbe che gli altri capiscano la “cosa” della nostra creazione. Si vorrebbe che dicessero: “Sì, è questo, significa questo, è bello per questo”. Che soddisfazione, che stordimento e che follia, sentire di essere capiti! Come negli ospedali ci sono i dottori che spiegano la “cosa” della malattia, così in questo settore ci sono i critici che...

L'ekfrasis degli scrittori / La felicità delle immagini, il peso delle parole

Alessandra Sarchi è una scrittrice ed è una studiosa di arte. Le sue due anime emergono esplicitamente nel titolo del suo ultimo libro, dove si parla di “felicità delle immagini” e di “peso delle parole”. Le due espressioni, se incrociate, possono spiegare il contenuto dei cinque esercizi di stile che Sarchi esegue con un tocco fermissimo e nello stesso tempo leggero, mettendo in fila cinque scrittori che costituiscono insieme una notevole sezione del canone letterario italiano novecentesco: Moravia, Volponi, Pasolini, Calvino, Celati. La premessa del libro fa emergere molte altre voci (Morante, Parise, Vittorini) tra cui primeggia quella di Roberto Longhi, lo storico dell’arte che in un certo senso è riuscito a impostare in modo nuovo la tradizione di quella che anticamente si definiva ekfrasis, cioè la tecnica con cui uno storico dell’arte deve far rivivere nelle parole la sostanza di un quadro, transustanziandolo (l’espressione veniva usata da Pasolini per il cinema) dalla materialità dei colori, delle figure, delle immagini all’immaterialità della scrittura. Stando al titolo del libro, Sarchi ci propone che le immagini possiedano una natura “felice”, cioè etimologicamente...

Scrivere / Gianni Celati. Traduzione, tradizione e riscrittura

Nell’autunno dell’84 mi trovavo a Dublino con una borsa di studio per svolgere una ricerca sulle opere di Flann O’Brien, un autore che avevo scoperto da poco ma che mi aveva messo addosso una gran voglia di andare in Irlanda. Da tempo non ero più uno studente e avevo già avuto diverse esperienze di lavoro che poco o nulla c’entravano con quello che avevo studiato all’università, cioè la letteratura inglese e americana. Ma l’impatto della lettura di O’Brien — del suo romanzo At Swim-Two-Birds, tradotto in italiano col titolo bellissimo di Una pinta di inchiostro irlandese — era stato così forte da indurmi a lasciare la mia situazione di lavoro in Italia, peraltro precaria, per cercare di andare in Irlanda, cosa che poi mi sarebbe riuscita grazie a una borsa di studio assegnatami dal Ministero degli esteri della durata di 8 mesi presso il Trinity College di Dublino sotto la guida della professoressa Anne Clissmann, considerata a quel tempo la massima esperta di Flann O’Brien.   A Dublino, poi, avevo cercato fin da subito di approfondire la mia conoscenza delle opere di O’Brien, soprattutto del suo romanzo The Poor Mouth che avevo scoperto essere una parodia delle narrazioni...

La biblioteca di Atlantide / Edward T. Hall Il linguaggio silenzioso

C’è un intero continente di saggi scomparsi che gli editori italiani non ristampano più. Eppure in mezzo a loro ci sono delle vere perle, libri che possono aiutarci a capire il mondo intorno a noi, anche se sono stati pubblicati quaranta o cinquanta anni fa; con questa serie di articoli proviamo a rileggere questi libri, a raccontarli e indicare l’aspetto paradigmatico che contengono per il nostro presente.   Chissà perché in tempi di conflitto interculturale e di multiculturalismo non si ristampa il libro di Edward T. Hall Il linguaggio silenzioso? Pubblicato alla fine degli anni Cinquanta, è stato tradotto in italiano per la prima volta nel 1969 da Gianni Celati per Bompiani e, dopo qualche ristampa nell’economica Garzanti, è scomparso. Eppure, per quanto siano passati sessant’anni, l’opera dell’antropologo americano ha ancora molte cose da dire per aiutarci a capire l’altro, e anche noi stessi, cosa ben più difficile. Hall era nato nel 1914 ed è morto dieci anni fa; dopo gli studi universitari, si era trasferito negli anni Trenta del XX presso le popolazioni indiane Navajo e Hopi. Durante il secondo conflitto mondiale l’esercito lo aveva mandato a occuparsi di giapponesi e...

Bambini / Ciao, sono Michele

Ci sono tanti modi di descrivere la frattura che in ogni società, che sia una famiglia, l’Italia o oggi il mondo, segnala la necessità di un rinnovamento. Ogni crisi è insieme il pericolo del crollo di un ordine e l’opportunità per un rinnovamento, e siamo sempre in crisi. Il mondo salvato dai ragazzini di Elsa Morante, o Dalla parte delle bambine di Elena Giannini Bellotti, alcuni dei Comizi d’amore di Pasolini si mettono in ascolto e dalla parte di quello che è reale e nascente. La Morante secondo me lo fa in modo meno letterario e più efficace nel magnifico Aneddoti infantili pubblicato alcuni anni fa da Einaudi raccogliendo cose sparse, che probabilmente lei non avrebbe neppure immaginato potessero fare un libro. Ma lo fanno, e magnificamente.   Opera di Christiane Spangsberg. Cosa fanno dunque i bambini in una società e dove sono finiti nella nostra? Racconto un aneddoto che mi aiuta ad avvicinarmi al punto. Mia madre è morta quasi un anno fa e naturalmente i primi mesi sono stati piuttosto cupi. Uscivo la sera con il cane, fumavo qualche sigaretta e aspettavo che la nostalgia della sua vita la smettesse di tirarmi via dalle cose in cui vivevo. Questo era ovviamente...

Per Severino Cesari / Ancora parole, quando è finita la benzina

Nell’ottobre del 2013 ero a Roma per un paio di giorni, c’era l’uscita del libro di un’amica da festeggiare, e alcune incognite sul mio secondo romanzo che sarebbe uscito a fine marzo del 2014. Ne volevo parlare con Severino, ero arrivata da Bologna con la speranza che potessimo ritagliarci un paio di ore insieme, anche se sapevo che era parecchio affaticato, la prima ischemia lo avevo colpito e, nonostante al telefono e per mail mi rassicurasse che la fisioterapia lo stava aiutando moltissimo, conoscevo per esperienza quanto la semiparalisi debiliti e rallenti. Ero ospite da amici in via del Corso e ci demmo appuntamento davanti a Santa Maria in Vallicella, lì dove la strada si allarga per accogliere una fontana e una piazza davanti alla chiesa. Quando scese dal taxi e ci abbracciammo, mi disse: “Be’ adesso non sono più in incognito”. Alludeva a una conversazione che avevamo avuto tre anni prima, alla stazione di Torino dove era venuto ad attendermi al binario e probabilmente colpito da quanto poco simpatica fosse la manovra per fare scendere una persona in sedia a rotelle dal treno, mi aveva detto: “Sono anch’io un disabile, ma in incognito”, poi mi aveva raccontato le peripezie...

Formazione verso che cosa? / Celati. Il Lunario e lo smarrimento del Paradiso

Lunario del paradiso ha per me diversi significati. Avevo 23 anni quando è uscito, facevo l'università a Bologna (Filosofia, ma in realtà facevo soprattutto altro) e conoscevo Celati, insegnante di miei amici, amici nel senso che li vedevo ogni giorno. Soprattutto in via Begatto, molto frequentata anche da Gianni. Scrivendo queste note mi è tornato in mente un libretto che volevamo fare con Celati e Palandri. Avevo trovato un buffo titolo che piaceva a Gianni ma che pare avesse un significato diverso da quello che ricordavo. Il libro collettivo ("Il vestito policarpico", sic!) finì nel nulla. Il Lunario invece fu letto da tutti con grande piacere e fu accolto nel suo ambiente naturale, che era quello del movimento bolognese. Alcuni di noi, di questo gruppo di ragazzi che si vedevano spesso, studiavano da scrittori e naturalmente per tutti Gianni rappresentava la vera letteratura. Quella che anche noi speravamo di scrivere. E infatti si scriveva non poco, in varie case. Se dovessi dire un nome che rappresentasse il punto di riferimento più alto farei senza esitare il nome di Salinger (anche se in quel periodo io leggevo Proust). Chi ha la mia età non sarà affatto stupito, anzi lo...

Mirandola, 7/10 Giugno 2018 / Nella nebbia e nel sonno: Celati e Ghirri

Quest’anno dal 7 al 10 giugno l’appuntamento è con la seconda edizione del Memoria Festival, promosso dal Consorzio per il Festival della Memoria in collaborazione con Giulio Einaudi editore. Nei prossimi giorni pubblicheremo alcuni scritti di approfondimento sui temi di cui si discuterà durante il Festival, in compagnia di numerosi protagonisti italiani della cultura, del pensiero e dello spettacolo. Marco Belpoliti sarà al Festival oggi 9 giugno alle 21.30 (Cortile della Memoria).   Che cos’è la nebbia? Nient’altro che vapore acqueo. Sale dal terreno o dagli specchi d’acqua. Il suo primo effetto è ridurre la trasparenza dell’aria e la visibilità. Nella nostra lingua ci sono almeno tre termini con cui indicarla: bruma, foschia, caligine. La nebbia, dicono gli studiosi, non è altro che la sospensione nell’aria di minuscole goccioline che si formano per condensazione del vapore acqueo intorno a nuclei di pulviscolo atmosferico; la foschia indica l’aspetto grigiastro che assume. La caligine rende manifesto la presenza nell’aria di particelle che compongono lo smog e la polvere, le quali conferiscono alla nebbia un aspetto opalescente. Lo smog, a sua volta, è una mescolanza di...

Domani a Bergamo un convegno su Gianni Celati / «Kicked off Somewhere»: sul Lunario, l'interpolazione e il gag

Che la slapstick comedy statunitense sia stata per Gianni Celati ben più di una passione giovanile, è quasi superfluo ricordarlo. Così, quando mi è stato chiesto di pensare a qualcosa da dire in occasione dei quarant'anni della pubblicazione di Lunario del paradiso, io, che non sono un critico letterario ma uno storico del cinema, ho pensato che proprio la slapstick comedy fosse un'ottima mappa per orientarsi all'interno del romanzo.    Tuttavia, come indica il sottotitolo, il mio intervento prende le mosse da un altro testo celatiano, che non è un romanzo, ma un saggio: Su Beckett, l'interpolazione e il gag, contenuto all'interno di Finzioni Occidentali fin dalla prima edizione (1975). È uno dei testi più antichi della raccolta: in una lettera conservata nell'archivio Einaudi – non datata, ma che risale probabilmente nella primavera del 1972, quando Celati si trova negli Stati Uniti come borsista – l'autore lo definisce «una piccola storia del comico testuale», dandolo già per concluso. Lo si può leggere come palinsesto "teorico" dei romanzi che Celati ha appena pubblicato (Comiche, uscito nel 1971) e che pubblicherà di lì a poco (Le avventure di Guizzardi vedrà la...

Tempo di libri - maestri / Gianni Celati, uccello camminatore

Per contribuire a un momento d’incontro, approfondimento e scambio come Tempo di Libri, la fiera del libro che si terrà a Milano dall'8 al 12 marzo, non abbiamo solo creato uno speciale doppiozero | Tempo di Libri dove raccogliere materiale e contenuti in dialogo con quanto avverrà nei cinque giorni della fiera, ma abbiamo pensato di organizzare dieci incontri: maestri che parlano di maestri. Venerdì 9 marzo, alle ore 18.00, Franco Arminio parlerà di Gianni Celati.   Prosa o poesia che sia, la scrittura è bella quando sfugge di mano. Lo scrittore non distribuisce lui le parole ma è distribuito dalle parole: una parte di lui finisce su un ramo, un’altra in bocca a un cane.  Gianni Celati ci insegna a non farla noi la lingua, ma semplicemente ad andarle dietro. È bello inseguire la lingua, piuttosto che pensare penosamente che spetta a noi scegliere la parola. La lingua non vuole l’arroganza dell’autore, ma l’umiltà dello spavento, il sentimento di uno che è caduto da cavallo e scrive strisciando sulla polvere.   Il nostro corpo non deve vigilare lo spazio, definirlo, misurarlo. Il nostro corpo deve camminare nello spazio, saltellare, dormire, ridere,...

14 febbraio 1992 - 14 febbraio 2018 / Conversazione con Luigi Ghirri: fotografare l'Italia

Ventisei anni fa, il 14 febbraio 1992, moriva Luigi Ghirri nella sua casa di Roncocesi. Non aveva ancora 50 anni, ma ha lasciato un'opera vasta e complessa. Per ricordarlo ripubblico l'intervista di difficile reperibilità che gli ho fatto nel marzo del 1984, nel momento in cui era stata appena inaugurata la mostra "Viaggio in Italia".    L’appuntamento è in piazza, a Formigine, e mentre aspetto Luigi Ghirri guardo la splendida Rocca. Non ero mai stato da queste parti e ignoravo l’esistenza di questo edificio medievale. Mi immaginavo Formigine uguale a decine di altri paesi dell’Emilia, paesi composti di palazzine, strade d’asfalto, ville neopadronali, sorte all’improvviso a rompere la geometria dei campi, un paesaggio vecchio di secoli. Sono i nuovi profili dell’Italia pensata e realizzata da torme di geometri, tutta uguale da Cantù a Bologna, da Tortona a Rovigo. Invece al centro di questo “regno dell’analogo”, così lo chiama Ghirri, c’è l’unico della Rocca. Come dirà poco dopo, lui non fotograferebbe solo il Castello, ma anche la tabaccheria che vi è di fronte. Del resto in una delle sue più belle fotografie il monumento della piazza di Formigine è visto...

Una conversazione / Guido Guidi. Prendere contatto con le cose

Guido Guidi (Cesena 1941) è tra i più importanti autori contemporanei. Come Luigi Ghirri ha tracciato linee di ricerca del tutto inedite partendo dall’insegnamento di Paul Strand, ma anche dalla letteratura, dall’arte di Piero della Francesca portandolo ad una metodologia di lavoro che si basa sulla reiterazione dello sguardo. Lo abbiamo incontrato in occasione della mostra Paul Strand e Cesare Zavattini. Un paese. La storia e l’eredità per Fotografia Europea 2017 a Reggio Emilia.   Agosto – settembre 2017   Laura Gasparini: Di recente Gianni Celati ha affermato che alla base delle ricerche Viaggio in Italia del 1984 e di Esplorazioni sulla via Emilia del 1986 c'era il concetto di “qualsiasità” di Zavattini. Tu, insieme a Luigi Ghirri, Olivo Barbieri e altri fotografi della tua generazione avete declinato questo aspetto del pensiero zavattiniano in modo del tutto originale. Potresti parlarmene dal tuo punto di vista? Guido Guidi: 6 agosto 2017, ieri a cena, Vittore Fossati suggeriva, ironicamente, di sostituire il lessema “qualsiasità” col più attuale “qualunquemente”. Da parte mia propongo la sostituzione col pasoliniano “cose da nulla”. Dionigi l’Areopagita...

Il nemico chi è? / I nostri terrori, le nostre speranze

Ogni individuo e ogni comunità si interroga di fronte alla catastrofe, reale e immaginata. Ernesto De Martino ha descritto nel secolo scorso la funzione che aveva nel Salento la magia per destorificare il negativo.  I riti magici, le fatture, servivano ad astrarre da quello che si presentava come privato, ostile, presente, e costruire un orizzonte metastorico. Non è a me che capita questa disgrazia, ma a noi, e non è la prima volta. Il lutto, l’amore, la malattia che mi rendono così solo, appartengono a un ordine che si presenta a me, ma in realtà fa parte della trama del mondo. Un mondo più grande dell’io, che smargini i contorni di quel che sono io in quel che siamo noi, perché fin dalla nascita conosciamo i limiti della vita, come ci ricorda in ogni suo verso Giacomo Leopardi. Sappiamo che moriremo fin dalla nascita e che morire si ripresenta ogni giorno, che possiamo leggere infinitamente e in ogni cosa l’angosciante certezza che questi istanti che passano sono sottratti al tempo complessivo del nostro essere al mondo.   L’io, se è solo questo, non fa altro che andare a morire ed è quindi nella sua verità quando sente l’insostenibile sfida di pensare un mondo che lo...