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Memoria

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Ritratto 3 / Primo Levi e la macchina per scrivere

In una fredda giornata del febbraio del 1987 Basso Cannarsa si reca in viale Re Umberto 75 a Torino a casa di Primo Levi. C’è la neve per terra. Basso Cannarsa ha cominciato a fotografare da professionista da poco tempo. Qualche mese prima ha telefonato allo scrittore e gli ha chiesto di poterlo ritrarre. Levi ha risposto di non riuscire a riceverlo. Poi l’ha richiamato lui, e ha accettato di posare. Nella casa torinese regna un gran silenzio. All’inizio il fotografo è un po’ intimorito, eppure Levi è molto disponibile. Qualcuno chiama lo scrittore e questi scusandosi si assenta. Basso Cannarsa ha adocchiato la sua scrivania. Da un lato c’è il computer, dall’altro una macchina per scrivere elettrica. Ha un’idea. Poiché gli pare che in quel periodo le foto degli scrittori che ha visto li ritraggano mentre tengono in mano un libro, oppure mentre bevono il caffè, quando Levi ritorna nella stanza gli chiede di prendere in mano la macchina e di tenerla dalla parte della tastiera.   Levi la solleva e si pone dietro. Basso Cannarsa scatta. Nell’immagine le lettere appaiono al rovescio, e Levi seminascosto dietro l’oggetto che regge. Sembra che la tastiera si sia staccata dal resto...

7 maggio 1999 – 7 maggio 2019 / Da vent’anni dentro Matrix

Sembra incredibile, ma sono venti. Il primo episodio del franchise delle sorelle Wachowski compie vent’anni e li porta splendidamente. Il 7 maggio del 1999 usciva nelle sale italiane Matrix (il 31 marzo in quelle americane) e mai anno d’uscita potrebbe apparire più adatto, proprio a chiusura del Millennio: la rivoluzione della rete era solo all’inizio, i modem viaggiavano per lo più a 56K e i social network non avevano ancora modificato la nostra quotidianità e il nostro modo di percepirla, rendendo assai più problematica la scissione tra reale e immaginario. Eppure, una delle saghe più seminali della recente storia del cinema riusciva con sorprendente lungimiranza a intercettare le inquietudini di un rivolgimento in atto e a prevederne per iperbole le conseguenze.     Buona parte del fascino di Matrix consiste nel suo essere una summa del film postmoderno, un testo sincretico in cui alto e basso si fondono: i singoli elementi che ne compongono la trama e che ne reggono l’immaginario sono tutti già visti e appartengono ai riferimenti più disparati, dal wuxia a Terminator, da Ghost in the Shell a Dick fino a Gibson, per arrivare ai rimandi filosofici che rievocano...

Oltre la coreografia / Alessandro Sciarroni: il riso il corpo

Visto all’indomani dell’incendio che ha devastato la cattedrale di Notre Dame, in scena all’interno del Festival Séquence Danse presso il Centquatre di Parigi dove il coreografo Alessandro Sciarroni è artista associato, Augusto si apre a una visione inevitabilmente mediata dall’irrompere di un’attualità portatrice di un senso di rottura. Un senso di rottura e, insieme, una necessità di riconfigurazione e ricostruzione che apparentemente sta assediando, allo stesso tempo, anche la danza. Questo parallelismo servirà qui come mappa di orientamento dentro la visione di Augusto, lo spettacolo che, il prossimo 21 giugno, verrà presentato alla XIII edizione del Festival Internazionale di Danza Contemporanea della Biennale di Venezia in occasione della consegna del Leone d’Oro alla carriera assegnato quest’anno proprio ad Alessandro Sciarroni. Le sue produzioni, una quindicina di opere che sfidano le categorie delle arti dal vivo, ridisegnano i confini della danza proponendo strade inusuali, talvolta inedite, arricchendo la nozione di coreografia e aggiornandola al suo “estremo contemporaneo”, un corpus eterogeneo e intensamente inclusivo.   Per chi scrive, dunque, lo spettacolo è...

Il volto segreto di un poeta dimenticato / Villa Piccolo a Capo d’Orlando

Qualcuno ha detto che una casa è il volto di chi la abita. E come ogni volto anche la casa è un labirinto di segni, aperture, passaggi. Alcuni si aprono, altri rimangono ostinatamente chiusi, nonostante l’insistenza di chi li fissa con il suo sguardo. Così certe storie mostrano meglio d’altre come nulla fosse già deciso dall’inizio e come tutto si sia fatto, pezzo per pezzo, con i frammenti del Caso e i materiali di scarto della Storia.  Come ogni volto anche le case sembrano dei paesaggi da attraversare o almeno da ammirare a debita distanza. Esistono almeno due diverse forme di stratificazione di questi paesaggi. Una è spaziale, riguarda l’accumularsi sul suo verso visibile di un’infinità di combinazioni, di pieni e di vuoti, di forme e delle loro metamorfosi. L’altra è temporale. Vi si sentono le diverse mani che nel corso degli anni si sono succedute a toccare quegli oggetti, a vivere quelle stanze. Ne risulta un paesaggio complesso, come un palinsesto fatto di scritture e riscritture sopra un’unica superficie, in cui non si sappia più a chi attribuire certi segni e a chi certe propensioni.    Se ogni casa è il volto di chi la abita, Villa Piccolo è almeno tre...

Il passato fa male? / C’è una volta

Una sera, camminando con la mia compagna per le strade di Porta ticinese a Milano, mi è capitato d’imbattermi in una battuta che capeggiava sulla lavagnetta di un’osteria: “l’unico passato che non fa male è quello di veldule”. Confesso che ho “liso” di gusto. Eppure non penso affatto che il passato faccia male, credo piuttosto che sia una grande risorsa se adeguatamente analizzata. Su cosa poggia, dunque, la convinzione che il passato faccia male? Nietzsche, in Così parlò Zarathustra, la riconduce al senso d’impotenza che si prova di fronte a ciò che, essendosi compiuto, ci consegna a uno stato di rassegnata impotenza, come di fronte a quei treni di cui si dice che passino una sola volta nella vita:  «Impotente contro ciò che è già fatto, la volontà sa male assistere allo spettacolo del passato. La volontà non riesce a volere a ritroso; non poter infrangere il tempo e la voracità del tempo – questa è per la volontà la sua mestizia più solitaria. (…)  Che il tempo non possa camminare a ritroso, questo è il suo rovello; “ciò che fu” – così si chiama il macigno che la volontà non può smuovere. (…) Così la volontà anziché liberare, infligge sofferenza: e oggetto della sua...

Ricette immateriali / L’amarezza il piacere la malinconia

Difficile capire cosa rappresenti l’amaro per noi adulti. L’amaro inteso come gusto, certamente, ma per estensione anche l’esperienza mescolata a quel sapore, esperienza che passa dal rifiuto a una lenta assuefazione, a un contraddittorio gradimento, perfino a un possibile piacere.  Amarezza e malinconia sono peraltro gli estremi del linguaggio per le emozioni che stanno tra il dolore e una consuetudine che non dà più vera pena. Ma non esiste un’espressione per descrivere in sentimenti quell’amaro confuso nella vita che dà piacere. Forse accade per le indeterminatezze legate alla variabilità individuale, forse per ragioni di intensità, di dosi e di quantità, almeno se i corpi e i sentimenti fossero fatti solo di misure, di materia, di molecole e recettori...   Certamente, l’esperienza dell’amaro, per ogni bambino equivale a un no, definitivo, “incontro” che avviene precocemente, nel palato e nella mente, con il lato sgradevole della vita. Esperienza sepolta nei giorni dell’infanzia ma, in quei giorni, iniziatica come poche.   Più tardi, in un momento indefinito della nostra crescita, almeno per alcuni, l’amaro equivarrà anche al porsi una domanda su di noi e la...

“Avengers”: finale di partita / Anche Capitan America ha deposto lo scudo

Attenzione: questo articolo contiene spoiler.   Anche i supereroi crescono. Con l’ultimo film della Marvel, Avengers: Endgame (sottotitolo rivelatore!), diretto dai fratelli Anthony e Joseph Russo, giunge a compimento un ciclo lungo oltre dieci anni e spalmato su ben 22 pellicole che ha accompagnato e visto crescere spettatori e personaggi fantastici e che finisce con un funerale. E non un funerale qualsiasi, ma l’estremo saluto a quel personaggio guascone e irriverente che conoscevamo come il playboy Tony Stark (Robert Downey Jr). E poco male se, piano piano, il tycoon sciupafemmine che proponeva di licenziare la sua segretaria per poterla portare più rapidamente a letto, si è gradatamente trasformato in un responsabile padre di famiglia (e la segretaria, molto borghesemente, ne è diventata la moglie). La sua morte chiude un ciclo perfetto, perché, nel 2008, era stato proprio lui a dare inizio con il primo film di Iron Man a quello che poi è diventato il Marvel Cinematic Universe (MCU per gli appassionati).    Iron Man/Tony Stark (Robert Downey Jr.). Avengers: Endgame non è solo un grande contenitori di effetti speciale. È un rito collettivo di passaggio per...

«Voler molto apprendere col minimo sforzo» / Formiggini e i lettori

«Da molti anni si lamenta che in questa alma città manchi una biblioteca circolante nella quale con un dispendio minimo ogni ceto di lettori possa trovare in belle edizioni e in politi esemplari ogni genere di libri interessanti, italiani e stranieri, soprattutto quei libri che per il loro carattere ameno e piacevole sogliono essere esclusi dalle biblioteche dello stato o comunque non essere dati in prestito». Scriveva così, l’editore Angelo Fortunato Formiggini, nell’annuncio di costituzione di una biblioteca circolante a Roma. «Dite che gli schedari son visibili / ad ogni ora, nel palazzo Doria, / e, perché siano meglio reperibili, / aggiungete “6A” vicolo Doria», ribadiva in versi invitando amici e giornalisti al simposio inaugurale del 1 aprile 1922. Quasi impossibile da notarsi oggi, vicolo Doria è schiacciato fra il traffico di piazza Venezia e il passo rapido dei turisti che percorrono quell’ultimo tratto di via del Corso: rapida congiunzione fra le vetrine dello shopping e l’imminente foto al Vittoriano.   Nato in una famiglia ebraica che contava molti rami cattolici (ed è forse in questo che origina una delle sue più costanti necessità umane: quella della fratellanza...

Dizionario Levi / Meraviglia

Il testimone, il chimico, lo scrittore, il narratore fantastico, l'etologo, l'antropologo, l'alpinista, il linguista, l'enigmista, e altro ancora. Primo Levi è un autore poliedrico la cui conoscenza è una scoperta continua. Nel centenario della sua nascita (31 luglio 1919) abbiamo pensato di costruire un Dizionario Levi con l'apporto dei nostri collaboratori per approfondire in una serie di brevi voci molti degli aspetti di questo fondamentale autore la cui opera è ancora da scoprire.   Potrebbe sembrare strano che Primo Levi – testimone, razionalista, moralista, devoto dello scrivere chiaro – sia stato anche uno scrittore nato sotto il segno della meraviglia, un discepolo del mistero. Eppure una parte fondamentale della visione del mondo ‘primoleviano’, della sua scienza e della sua epistemologia, è costituita da una sensibilità per quello che Richard Dawkins chiama the magic of reality. Questa “meraviglia” leviana non potrebb’essere più lontana però dai misticismi, dagli esoterismi, dalle mistifcazioni e dalla metafisica: è, anzi, indizio eloquente di un certo porsi davanti al mondo, una forma di precondizione allo sforzo conoscitivo necessario, alla capacità della mente...

Diego Zúñiga / Camanchaca, memoria e condensazione

Le pagine di Camanchaca, dell’autore cileno Diego Zúñiga (La Nuova Frontiera, 2018, trad. Federica Niola), sono composte di conversazioni mancate, dettagli omessi, ricordi solo parzialmente veri, racconti familiari trasmessi al buio e senza testimoni, di parole pronunciate mentre l’interlocutore s’infila gli auricolari nelle orecchie annuendo con il lettore mp3 in mano. L’interlocutore in questione è anche protagonista anonimo e voce narrante della storia, un ventenne che vorrebbe diventare giornalista sportivo, “[...] sognavo di avere grandi cuffie, uno studio, e di intervistare gli sportivi, o di condurre un notiziario” (p. 22). Ha due famiglie, perché i genitori sono separati, ha molti chili di troppo e i denti che sanguinano quando dorme. Anche la madre ha lo stesso problema, che obbliga il figlio a intraprendere un lungo viaggio col padre e la sua nuova famiglia per farsi salvare la bocca da qualche bravo dentista fuori dal Paese.    Il viaggio è in auto, verso nord, da Santiago del Cile a Tacna, costeggiando l’oceano, che gli abitanti di quei luoghi associano alla possibilità imminente della catastrofe, il maremoto che un giorno seppellirà tutto sott’acqua. ...

Il biopic sulla celebre coppia / Laurel & Hardy, perduti e ritrovati

Da quanti anni si parlava di girare un film biografico su Stan Laurel e Oliver Hardy? Almeno una sessantina. Pare che perfino il vecchio Laurel, “orfano” del compagno di lavoro scomparso nel 1957, abbia fatto in tempo a proporre Jackie Gleason nel ruolo di Hardy e Art Carney come propria controparte (in seguito gli avrebbe preferito l’amico Dick van Dyke, autore di un’affettuosa imitazione televisiva). Non se ne fece nulla. Fu un bene? I biopic dedicati alle stelle del cinema non sono oggetti facili da maneggiare. Ai difetti cronici del sottogenere (tendenza all’agiografia, banalizzazione, effetto bignamino di fatti, detti e persone notevoli), si aggiunge l’estrema riconoscibilità dei soggetti, visti e rivisti decine di volte su schermi grandi e piccoli. Anche senza essere dei fan irriducibili, il confronto è inevitabile.    Oliver Hardy con Stan Laurel a Norwich, febbraio 1954. È quindi comprensibile la cautela con cui Jon S. Baird (regista) e Jeff Pope (sceneggiatore) hanno deciso di affrontare le “icone” Laurel & Hardy in questo Stan & Ollie (reso giudiziosamente in italiano con Stanlio & Ollio). Prima di loro, salvo la fanfiction di Osvaldo Soriano...

Gli affetti di Gaetano Salvemini alla prova dei fascismi / Filomena Fantarella, Un figlio per nemico

Tra le figure del Novecento che sembrano crescere di statura man mano che il “secolo breve” si allontana da noi, spicca quella di Gaetano Salvemini: per il suo pensiero politico, per la sua opera di storico e di meridionalista, per l’intransigenza delle scelte di vita sempre coerenti con un antifascismo senza incrinature. Mancava però finora, nella nutrita bibliografia salveminiana, una riflessione approfondita sul costo emotivo di quell’intransigenza, sul suo contesto psicologico e affettivo: Filomena Fantarella ha colmato la lacuna, fondandosi su importanti fonti documentarie sinora ignorate e reperite negli archivi di Roma, Firenze, Parigi e Cambridge. Alla luce della sua ricerca, si disegna con inedita precisione il profilo della seconda moglie di Salvemini, Fernande Dauriac, intellettuale e femminista dalla forte personalità, e la tragedia che mette in crisi, negli anni Quaranta, il profondo rapporto d’amore su cui si fonda il loro matrimonio.  Salvemini diceva di aver dovuto ricominciare a vivere tre volte: una prima volta quando, a sedici anni, figlio di contadini, era approdato a Firenze dalla natia Molfetta e aveva dovuto rimediare alle insufficienze di una prima...

Ritratto 2 / Levi e Roth

Il calendario che si sfoglia è al centro: 6 settembre, domenica. A casa Levi lo scrittore riceve la visita di un altro scrittore, Philip Roth. Il fotografo del quotidiano “La Stampa” li coglie davanti alla libreria. Si guardano e sorridono. L’ex chimico torinese sta parlando; la sua mano sinistra accompagna la parola con un breve gesto, il dito indice puntato in avanti. L’americano appoggia invece la mano destra sulla libreria mentre ascolta e tiene la sinistra infilata nella tasca dei calzoni. Levi indossa una camicia a maniche corte, Roth una giacca e la camicia a maniche lunghe. Si sono visti a Londra qualche mese prima, in aprile. È il 1986. A settembre lo scrittore americano, accompagnato da Claire Bloom, con cui vive, è arrivato a Torino. L’incontro ha per scopo un’intervista che uscirà di lì a poco sul “New York Times Book Review”. Confermerà il riconoscimento come scrittore di Primo Levi negli Stati Uniti. Nella fotografia hanno entrambi gli occhiali e la barba.   Quella dell’italiano è bianca e gli contorna il mento, quella dell’americano è su tutto il viso, nera e brizzolata; Roth comincia a invecchiare, finirà per tagliarsela e restare glabro sino al termine della...

Cosa rimane di una persona perduta la memoria? / Idda, di Michela Marzano

Ho l’abitudine di leggere i romanzi pensando che ognuno di essi, in fondo, non faccia che porre una domanda; tanto più la domanda mette in crisi il lettore, quanto più il romanzo è riuscito a scalfire la superficie delle cose. Ho altresì l’abitudine di pensare che la letteratura debba in prima battuta raccontare l’indicibile, o perlomeno porsi l’obiettivo di farlo. Svuotare una cantina ordinata e pulita è un lavoro comodo, ma non serba mai nulla di interessante; non quanto le sorprese che ci restituisce un ripostiglio nel quale il tempo e la memoria si sono stratificati, anno dopo anno, caos su caos.  La domanda che pone Michela Marzano nel suo ultimo romanzo, Idda (Einaudi Stile Libero), arriva a pagina 105. Alessandra, la protagonista, cerca di capire cosa rimane di una persona dopo che questa ha perduto la memoria. È il caso della suocera Annie, affetta da Alzheimer, ora che è giunta alla fase più drammatica della malattia e non sa più nominare gli oggetti, non è più capace di badare a se stessa, non sa vestirsi, non riconosce neppure il figlio, non ha memoria, se non tenui e rarefatte scintille di ciò che è stato.    Alessandra lo chiede alla dottoressa Brun che...

Abbecedario del reale / Buco

Autopsia è un termine usato come testimonianza oculare di date o episodi da parte degli storici per rendere il loro parere più autorevole L’autopsia è l’odore del nulla. Anne Carson, Nox   Un buco è un ventre più profondo, un buco è una parte di vascello, Buco è il nome di molti ristoranti ed è una pasta cava dove far entrare il sugo. Il buco scava lo stomaco per fame, dolore, paura. È il grande condottiero dell’assenza. Un buco è nero e non rosso, buio e non luminoso, inghiotte senza restituire, la bocca dei vulcani è un buco pieno di lava, la lava scava un buco nel terreno bucandolo di fuoco. Il buco piega come suggerisce il verbo tedesco Bogen e piegando e incurvando attira nel suo nulla. Il buco non è il cratere in cui si mescola. Il buco, come succede in fisica nei buchi neri, rallenta il tempo e non fa uscire la luce. Ci guarisce da ogni illusione di Creazione, da ogni desiderio di vita.   Signori, mi avete commissionato la parola ‘buco’ il giorno in cui mia madre è morta. La notte ho dormito nel divano accanto al letto. Ho ascoltato il suo respiro diventare sempre più fioco. Alle quattro e mezza il respiro è diventato silenzio. Ho ascoltato quel silenzio con l’...

Bathygraphica / Disegni degli abissi

Ci sono dei territori che ancora si sottraggono alla visione e alla conoscenza, scrive Emanuele Garbin nel suo libro Bathygraphica. Disegni e visioni degli abissi marini (Quodlibet, Macerata 2018) paragonandoli ai fondali della nostra coscienza: “Così come c’è un abisso che possiamo dire esteriore – in fondo all’oceano, nello spazio interstellare, nei minimi interstizi della materia –, ce n’è anche uno interiore, che è stato provvisoriamente mappato e nominato con il nome di inconscio” (p. 12). Le creature che si agitano sul fondo oscuro degli oceani sono le stesse che si agitano sul fondo altrettanto oscuro della nostra mente.   Lewis Carrol, OCEAN-CHART in The Hunting of the Snark, 1876. La visione dell’abisso è impossibile se non attraverso i disegni che lo rappresentano. Uno di questi è quello pubblicato nel 1876 in The Hunting of the Snarck di Lewis Carroll: il disegno di una doppia cornice, con scala metrica e riferimenti geografici che racchiude il vuoto, il nulla. La carta vuota del mare consultata dall’equipaggio nel poemetto di Carroll è naturalmente un divertissement, riprodotto da Garbin nel suo libro per esemplificare con un paradosso come il disegno degli...

1958-1982: venticinque anni di canzoni italiane / Ed ognuno ha il suo corpo

Di musica mi sono occupato ogni giorno tante ore al giorno per 30 anni: dirigevo un mensile che ha cessato le pubblicazioni quattro anni fa perché non lo comprava più abbastanza gente per pagare il mio stipendio. Da allora con la musica il mio rapporto si è fatto difficile: non ho più messo un disco di vinile sul mio giradischi, li ho regalati al mio figlio dj e compositore; non ho più messo cd nel mio lettore cd: stanno prendendo polvere; ogni tanto ascolto la radio in auto, ma sono molto esigente e spengo quasi subito. Quindi posso dire che non ho elaborato il lutto. Quando a scuola i ragazzi vogliono ascoltare musica cedo raramente, in occasioni pre-vacanziere, per curiosare cosa stanno ascoltando, reggo come loro solo tre minuti di pezzi che hanno un testo interessante, una storia che dice qualcosa ben raccontata nel videoclip. Si può dire quindi che nella mia regressione abbia setacciato l’essenza di quello che la musica mi può ancora dire: parole più che melodie, storie più che ritmi, emozioni più che canti. Quando ho letto i primi report sulla mostra NOI… non erano solo canzonette (pensata da Gianpaolo Brusini con la consulenza storica di Giovanni De Luna e quella...

Gerusalemme / La fortezza della pace

A Gerusalemme, in primavera, c’è un sole irradiante e tiepido, che fa splendere gli antichi muri di pietra rosa e li rende luminosi quasi quanto sé stesso. Quella pietra rosa non sono andati a cercarsela lontano, ed è quella sulla quale è stata costruita l’intera Città: a Roma c’erano il tufo e il travertino, e di quelli si sono dovuti a accontentare. S’intende che, da qui in poi, quando parlo di città, mi riferisco alla Città Vecchia con tutti i suoi quartieri, compreso quello ebraico, e i suoi sacri luoghi di ritrovo, ma anche a Gerusalemme Ovest e Gerusalemme Est.    In un vicolo della Città incantata passavamo, Elena e io, rimirando l’ombra oscura di una casa che tagliava in diagonale un alto muro senza finestre. Rosa. Dall’altra parte del muro tagliato di netto dall’ombra arrivava la voce profonda, dolce e paziente di un vecchio di Bukara che insegnava quieto a un bambino credo la canzone-preghiera dell’arrivo del Sabato. Che non è soltanto un giorno della settimana, il Giorno del riposo, ma anche il giorno bellissimo, Kushi, del ristoro dell’intero Universo, Dio compreso.  Sarà stato giusto o sbagliato quel che intendemmo? Alla voce del vecchio, più che...

Ritratto 1 / La normalità di Primo Levi

L’uomo con la lattina in mano è il più noto scrittore italiano. Il suo nome lo conoscono tutti gli studenti delle nostre scuole. Di lui si parla di continuo soprattutto in corrispondenza del 27 gennaio, giorno che è dedicato alla memoria dell’enorme crimine perpetuato contro l’umanità, il primo di un’ininterrotta serie, avvenuto oltre settanta anni fa nel più colto paese dell’Europa: la Germania. Lui c’era quel 27 gennaio del 1945, quando cessò. Era là a Monowitz, il campo di lavoro dove faceva, già da qualche mese, parte del Kommando Chimico nel laboratorio della Buna, la fabbrica di gomma sintetica, sui cui margini sorgeva il suo Lager. La foto scattata da uno psicologo dell’organizzazione, Giuseppe Varchetta, lo ritrae molti anni dopo, nel settembre del 1979 a Milano.   Si trova al Festival dell’Unità a discutere di “Romanzo e lavoro” insieme a un altro scrittore. Ha pubblicato da poco un libro su quel tema, che contiene una delle più belle frasi pronunciate nel Novecento nella nostra lingua: “l’amare il proprio lavoro (…) costituisce la miglior approssimazione concreta alla felicità sulla terra”. Si sta girando verso un interlocutore che gli parla. Tiene in mano la birra...

III puntata / Elogio del neokitsch (berlinese)

Denn wirklich tot ist nur, wer vergessen wird (Davvero morto è soltanto chi è stato dimenticato) Immanuel Kant   Affrontare il tema morte e kitsch è impresa non semplice. Mi addentrerò in questi meandri senza la pretesa di aggiungere chissà quali fondamentali considerazioni a quanto già sostenuto e dibattuto, ma con la semplice intenzione di verificare un’ultima realtà berlinese in cui entrambe le categorie sono presenti e verificarne lo stato di cose. Per il mio primo impatto con la possibilità di pensare a un cimitero come luogo kitsch sono debitore a Vamba e al suo Giornalino di Gian Burrasca. Era stato un regalo di prima comunione, dunque dovevo avere tra i sette e gli otto anni. Giannino Stoppani, in compagnia di genitori e sorelle, si era recato a rendere omaggio ai defunti in occasione del 2 novembre. Aveva volentieri approfittato degli ampi viali del camposanto per qualche bella corsa con gli amici, ma il perbenismo piccolo borghese della famiglia lo aveva prontamente ripreso. Quella stessa famiglia che, in compassata visita ai sorpassati, si scatenava in commenti pettegoli sull’una o sull’altra cappella tombale e sulle relative famiglie di appartenenza, valutandone...

Opera e personaggio / Grafica: Giancarlo Iliprandi

Giancarlo Iliprandi era uno che non buttava via neanche un biglietto del tram obliterato. Aveva cominciato già nell’adolescenza a metter via disegni, diari, piccole collezioni di oggetti, un’attività che proseguì nel corso della sua lunga esistenza. Mettere mani nel suo archivio è cosa che può spaventare chiunque, ma non Marta Sironi, la miglior storica della grafica e dell’illustrazione italiana della sua generazione, che con metodo sta passando in rassegna tutti i materiali rimasti nello studio di via Vallazze a Milano. Il primo esito di questo ordinamento sono due mostre milanesi, una in corso presso gli spazi espositivi della Cartoleria Fratelli Bonivini, serigrafie dedicate alla storia dei caratteri tipografici (1986-1992), l’altra che inaugura a metà maggio da Nuages, in corrispondenza di Orticola, il Chelsea Flower Show di casa nostra, dedicata al “profumo delle ortensie”. Inediti per avvicinare un nuovo pubblico, si spera, a quello che è stato il decano dei grafici milanesi e un personaggio molto noto in città. Quando l’ho conosciuto era considerato una leggenda vivente.     Era l’ultimo esponente della stagione aurorale della grafica italiana, poi trascolorata...

Eugene Thacker. L'orrore della filosofia, la filosofia dell’orrore / Tra le ceneri di questo pianeta

In una delle proposizioni più note del suo Tractatus Logico-Philosophicus, la 5.6, Ludwig Wittgenstein sosteneva che “I limiti del mio linguaggio significano i limiti del mio mondo”. Wittgenstein, che era celebre per l’accuratezza con cui sceglieva i modi della propria espressione linguistica, non poteva aver scelto quel verbo – “significano” – a caso, e tantomeno quel “significano” può essere interpretato, semplicemente, come un sinonimo di “sono” (il verbo “essere” è quello che di solito viene maggiormente, ed erroneamente, utilizzato nel riportare la proposizione wittgensteiniana): non si tratta, infatti, qui, di posizionarsi, per il filosofo austriaco, sul campo dell’ontologia, quanto su quello della teoria del significato.    Il problema che gli sta a cuore non è, quindi, tanto quello dell’esistenza di realtà irriducibili allo spettro linguistico, quanto quello del rapporto tra linguaggio e mondo, che viene indagato a partire dalla possibilità del primo di dare significato al secondo. Il linguaggio porta ad espressione un mondo che senza di esso sarebbe comunque lì, ma che sarebbe muto, rendendolo quindi, per noi, significativo, o meglio, significante. Questa...

La sua lunga danza intellettuale con il fumetto / La nona arte secondo Umberto Eco

Umberto Eco e il fumetto    “Quando ho voglia di rilassarmi leggo un saggio di Engels, se invece desidero impegnarmi leggo Corto Maltese” scrisse una volta Umberto Eco, che oltre al grande intellettuale che tutti conosciamo fu anche un colto conoscitore di musica, di libri antichi, di certo modernariato e, ciò che ci riguarda qui da vicino, un lettore e collezionista di fumetti. Eco – è risaputo – aveva scritto, fin dai primi anni Sessanta, numerosi interventi critici e accademici intorno al fumetto, ai suoi linguaggi, ai processi di lettura e comprensione che coinvolgono questo medium e alle sue forme di consumo. Fin da bambino, negli anni della guerra e poi da ragazzo nel dopoguerra, Eco era stato un amante dei fumetti, un collezionista di figurine, un seguace di svariate forme di cultura grafica popolare che avevano in parte nutrito i suoi sogni. Una testimonianza indiretta di queste passioni e dell’accarezzamento nostalgico del loro ricordo in età adulta e matura è evidente nel bel romanzo illustrato La misteriosa fiamma della regina Loana (2004), una sorta di testamento sui suoi amori culturali di gioventù, su cui spiccano i fumetti americani e italiani d’avventura...

Politica e Partito / La Resistenza di Romano Bilenchi

“Anni fa il direttore di un rotocalco, il quale al tempo dell'impero era un fanatico della guerra, forse per far sapere che ero stato fascista, pubblicò una foto nella quale io ero insieme a Pavolini. Era una foto scattata all'inaugurazione di una mostra di Rosai. Eravamo giovani, ben vestiti, con camicia bianca e senza distintivo all'occhiello, guardai la foto con commozione. Per me l'amicizia è superiore a qualsiasi divergenza politica.”   Così, con la consueta schiettezza umana e asciuttezza di stile, Romano Bilenchi nel capitolo dedicato proprio alla storia di Pavolini e contenuto in Amici del 1976, il migliore dei libri del suo terzo momento narrativo. Bilenchi, che è nato a Colle Val d'Elsa 110 anni fa e morto, sempre nel mese di novembre, di 30 anni fa, aveva in effetti aderito a quella corrente, il cosiddetto fascismo di sinistra, particolarmente attraente per molti intellettuali quali Vittorini, conosciuto nel '30 e a sua volta descritto in uno dei più intensi ritratti (insieme a quello dedicato allo stimatissimo Ottone Rosai) di Amici, Brancati, Pratolini. Tale adesione lo portò a collaborare a «Il Selvaggio» di Maccari, dove a puntate vede la luce il suo esordio...