Eugenio Alberti Schatz: Monumento a me stesso

10 Dicembre 2023

Nel panorama delle riviste d’arte alternative Segnature si distingue per il modo in cui ogni numero viene alla luce. La micro-rivista nasce da uno scambio di competenze tra la graphic designer Paola Lenarduzzi, ideatrice del progetto editoriale, gli artisti, i critici e i curatori invitati a collaborare.

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Il grafico ha un suo specifico linguaggio attraverso il quale pensare per immagini, rapporti compositivi, caratteri e parole. Il designer e grafico svizzero Bruno Monguzzi ricorda che per la progettazione del manifesto di una mostra al museo Cantonale di Lugano, dedicata al pittore Pier Francesco Mola, è risultata decisiva la scoperta che l'opera Guerriero orientale aveva la proporzione giusta per essere inserita nello schema di un manifesto, in formato F12, usato per le mostre precedenti. Attraverso un movimento di squadra sul foglio e la conseguente produzione di una diagonale Monguzzi ‘vede’ il rapporto tra l’immagine e lo schema compositivo. Sorprendentemente scopre poi che un’opera di Paul Klee, presente nella collezione permanente del museo, è «identica» a quella di Mola: «Quando vidi Pathos di Klee rimasi sconcertato. Continuavo ad osservarlo: mi sembrava impossibile. Tolsi di tasca la cartolina [una riproduzione di Guerriero orientale]. Erano identici. E il gioco dei rimandi iniziò» (Temporale n°48-49, Bruno Monuzzi. Intervista di Franc Nunoo-Quarcoo, Edizioni Studio Dabbeni, Lugano 1999, p. 51). Il «gioco di rimandi» a cui si riferisce comprende anche le analogie tra la curva dell’arco e la doppia piega tra le gambe del guerriero dipinto da Mola, l’alternanza delle curve nell’opera di Klee e l’organizzazione grafica dei testi nel manifesto, dominata da una M in carattere Caslon corsivo nel titolo. Alla scoperta di queste relazioni forse partecipa anche la parola “guerriero”. 

Monguzzi e Lenarduzzi pensano per immagini, caratteri e parole in riferimento a una gabbia o griglia compositiva usata per impaginare gli elementi grafici e/o testuali su un foglio. Questa griglia discende dalla proporzione a:b = b:a/2 che dà origine ai vari formati grafici, una proporzione che si può tradire ma non ignorare. In Segnature la logica lineare della riga s’innesta in quella metrica del comporre, seguendo la visione dell’artista invitato a collaborare, nel caso di Eugenio Alberti Schatz, al quale è dedicato il numero 24 di Segnature, con un esito che restituisce pienamente la complementarità tra immagini e parole, in un contesto grafico ben frequentato da Schatz, che è stato anche un pubblicitario. 

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Le sue opere nascono da parole che si mettono in gioco combinandosi a immagini, fotografie e oggetti. Come scrive la storica dell’arte Bianca Trevisan nel testo critico pubblicato in Segnature, nell’opera artistica di Schatz «lo spunto non parte tanto dall’oggetto, quanto dalla parola». 

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Le sue opere sono spesso objets trouvés combinati a didascalie e giochi di parole. L’origine di queste combinazioni risale ai contro-salons di fine Ottocento, che influenzarono largamente il Dadaismo e il Surrealismo. Le Indisposizioni di Belle Arti in Italia, l’Art Zwanze in Belgio, le Arts Incohérents in Francia, la Society of American Fakirs negli Stati Uniti aprirono la strada alle sperimentazioni delle Avanguardie con la ripresentazione dell’oggetto comune assunto come opera d’arte: object-trouvé o ready-made ante litteram e con l’interferenza della parola scritta che modifica il significato dell’opera o la sostituisce del tutto. L’opera di Schatz sembra essere stata influenzata da queste sperimentazioni avanguardistiche, che talvolta sortiscono effetti sconcertanti per la loro enigmaticità. 

La sua opera è enigmatica e in un certo senso anche visionaria. Come rileva Giorgio Colli, l’esperienza visionaria libera un sovrappiù di conoscenza. Questo sovrappiù si disperde, in quanto sostanza insolubile, nelle parole. Resta in sospensione formando un’emulsione. L’enigma è appunto la forma arcaica assunta dall’insolubilità della visione nelle parole in cui si disperde, è l’irruzione di qualcosa di perturbante e inspiegabile nel discorso. Le poesie di Schatz sono perturbanti in questo senso. Scatenano visioni.

il sole! è arrivato il sole carico di doni
lo zerbino rosso resta muto:
sa bene che il bene è in agguato

(Uno dei due haiku del 2016)

Diverso è il ruolo che le parole svolgono nelle didascalie che inserisce nelle sue opere d’arte. Esse ‘etichettano’ il mondo in modo puerile, formano un inventario di cose da scoprire per gioco. 

Nella ricerca di Schatz la parola svolge un ruolo importante. Agli esordi del suo rapporto con le arti visive scrive testi per gli amici artisti. Non sono testi critici ma narrazioni confidenziali, intime, talvolta anche segrete. La sua scrittura è «un tentativo non di esegesi, ma di messa in relazione attraverso la parola», scrive ancora Trevisan. 

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Questo è un altro aspetto che raccorda la ricerca di Schatz alla micro-rivista concepita da Lenarduzzi come «frutto di una relazione tra le persone coinvolte», una relazione che si materializza in un oggetto friendly, maneggevole e tascabile. Segnature è un oggetto ‘prensile’, che suscita sensazioni tattili, quando lo si impugna, e aptiche quando lo si guarda (la percezione aptica è quella dell’occhio che ‘tasta’ l’oggetto a distanza). Il tipo di stampa HP indigo conferisce alle immagini un aspetto vellutato. Per questa doppia valenza percettiva (tattile e aptica) considero Segnature anche un oggetto plastico, una sorta di scultura tascabile. 

Ogni numero è un’avventura nel corso della quale il graphic designer, l’artista, il critico e il curatore si confrontano e insieme sperimentano intrecciando ruoli e competenze, come nel caso di Schatz artista e al tempo stesso narratore d’arte. Come si è detto, egli utilizza la scrittura per ‘mettere in rapporto’. Sono rapporti anche quelli che Lenarduzzi utilizza per impaginare i numeri di Segnature e non è da sottovalutare il fatto che Schatz, come si è detto, è stato anche un pubblicitario, per il quale il formato svolge un ruolo importante. L’accordo, o il disaccordo metrico tra gli elementi grafici e/o testuali inseriti nella griglia compositiva orienta il senso della loro lettura e interpretazione, insieme a vari fattori percettivi e all’ordine crono-logico della scrittura alfabetica che lo compenetra. 

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In ultima analisi Segnature pone una domanda non da poco: cosa fa il pensiero degli oggetti percettivi? È una delle domande che troviamo nel saggio Grammatica del vedere di Gaetano Kanizsa (Il Mulino, 1980, p.115), un libro allineato insieme agli altri sugli scaffali della biblioteca di Lenarduzzi. 

Segnature n. 24 / 2023
Eugenio Alberti Schatz. Monumento a me stesso / Monument to Myself
progetto di Paola Lenarduzzi
testo di Bianca Trevisan
fotografie di Carlo Lavatori
traduzioni Steve Piccolo

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