Anna Castelli Ferrieri, la Regina della plastica

Se Milano e il mondo non avessero dovuto fare i conti con il distanziamento sociale e con le serrate imposte dal Covid-19, questo 2020 avrebbe visto degne celebrazioni per il centenario della nascita di Anna Castelli Ferrieri (1920 - 2006), designer di fama internazionale, tra le più autorevoli protagoniste del made in Italy e fra le prime donne del nostro paese ad avere svolto la professione di architetto. 

O, almeno, ci piace pensare che ciò sarebbe potuto accadere.

Figlia di Enzo Ferrieri, uomo di vasta cultura, tra l'altro, fondatore e direttore della rivista Convegno e degli omonimi teatro, circolo e casa editrice, Anna si laurea in Architettura al Politecnico di Milano, con una tesi su Giuseppe Mengoni e sulla sua Galleria Vittorio Emanuele. Ancora studentessa, frequenta lo studio di Franco Albini, di cui apprezza l’approccio razionalista al mondo del design e dell’architettura, permeato di eleganza e di raffinatezza. Così ha dichiarato lei stessa in una intervista rilasciata a RAI Educational:

“Il mio primo maestro è stato Franco Albini, un maestro razionalista. Io sono stata nel suo studio per due anni durante l‘università e questo è stato molto formativo per me. Albini mi ha allenato a sentire la responsabilità del progetto. […] I due anni in questo studio sono stati una scuola morale e di metodo."

Dopo la laurea, completa la propria formazione lavorando per alcuni anni nello studio di Ignazio Gardella, dapprima come tirocinante, successivamente in qualità di socio. Di questo maestro, Anna ha detto: “Gardella non può essere considerato un razionalista. Gardella è un po’ in mezzo tra il Movimento del Razionalismo e il Movimento Organico, che si rifaceva a Frank Lloyd Wright. […] Secondo me Gardella è il più grande architetto degli anni di questo mezzo secolo. Ha degli spunti geniali che arricchiscono la nostra architettura.” 

Ma è soprattutto grazie all’ambiente stimolante di famiglia (la casa di suo padre era frequentata da intellettuali del calibro di Luigi Pirandello, di James Joyce, di Thomas Mann, di Umberto Saba, di Filippo Tommaso Marinetti e da artisti quali, ad esempio, Giorgio De Chirico, Fortunato Depero, Maurice Ravel, Vittorio De Sica e molti altri) che il suo sguardo si è aperto alla cultura europea e in modo particolare, per quanto concerne il mondo del progetto, alla lezione funzionalista del Bauhaus, a cui resterà legata per tutta la sua lunga vita professionale.

 

In qualità di giornalista, Anna Castelli Ferrieri è stata capo redattrice della rivista Costruzioni-Casabella sotto la direzione di Giuseppe Pagano e di Edoardo Persico ed è stata anche corrispondente per l’Italia della rivista inglese Architectural Design. Come architetto ha invece realizzato innumerevoli interventi in luoghi pubblici e privati. Tra gli edifici da lei progettati ex novo, si ricordano la sede dell'Alfa Romeo ad Arese (con Ignazio e Jacopo Gardella, Leonardo Fiori e Sergio Boldi) e quella della Kartell a Noviglio (con Ignazio Gardella). 

A Milano, insieme ad altri interventi, ha anche curato il restauro con risanamento conservativo di un edificio in piazza Sant’Eustorgio. Si tratta di un palazzo di inizio ottocento, costruito su un impianto quattrocentesco attorno a un portico coevo di tipo bramantesco, sviluppato a L. In origine era un chiostro che nei secoli ha perduto due lati (con mutila sopravvivenza di uno di loro). Sebbene non vi sia evidenza documentale che il chiostro possa essere stato di mano di Bramante, la vox populi glielo attribuisce. L'edificio originario del XV secolo accoglieva l’Ospedale Maggiore di S. Maria dei Crociferi (un ordine di frati ospedalieri attivi dal XII al XVII secolo), con annesso un monastero, il che giustifica la presenza del chiostro. (Ho desunto queste notizie, non riportate altrove, dalla consultazione della relazione del progetto di restauro e risanamento fornitami da uno storico collaboratore di Anna Castelli Ferrieri, Paolo Crola, mio compagno di studi ad Architettura, che aveva partecipato ai lavori).

 

Nel suo intervento, Anna Castelli Ferrieri ha conciliato, con la maestria e la creatività che le erano caratteristiche, le necessità funzionali proprie di una destinazione d'uso residenziale con il ripristino e la salvaguardia delle preesistenze architettoniche, dando vita ad esiti calibrati di indubbia forza espressiva.

Come urbanista e socia dell’Istituto Nazionale di Urbanistica (INU), ha anche contribuito all'estensione del Piano Regolatore della sua città e a quella di diversi piani urbanistici in Italia e all’estero. Nel 1945 è stata tra i fondatori del Movimento di Studi per l’Architettura (MSA), nato nel capoluogo lombardo, con il proposito, tra gli altri, di praticare e diffondere le idee del Razionalismo.

 

Milano, Piazza sant’Eustorgio, foto aeree (da Google Earth) in sequenza di avvicinamento all’edificio che ospita i due portici quattrocenteschi, unici lati superstiti del chiostro del monastero annesso all’Ospedale Maggiore di S. Maria dei Crociferi attribuito a Donato Bramante, con mutila sopravvivenza del terzo lato. Nei fotogrammi, accanto ai fronti interni dell’intervento di restauro operato da Anna Castelli Ferrieri sul complesso ottocentesco, sono visibili le sopravvivenze del chiostro rinascimentale. E precisamente, nel secondo fotogramma, un portico terraneo ad archi a tutto sesto (con colonnine in granito ed archi in cotto lombardo che presentano, nei sottarchi e nelle vele dei voltini a crociera di copertura, motivi decorativi a graffito su intonaco grigio). Nel terzo, un portico su due ordini con archeggiature analoghe alle precedenti nell'ordine terraneo e una loggia in quello superiore. Nel quarto fotogramma sono visibili le sopravvivenze mutile del terzo lato del chiostro, anch'esso su due ordin


Nel 1949, con suo marito, l'ing. Giulio Castelli, da lei sposato immediatamente dopo la laurea, fonda Kartell della quale assume la direzione artistica, che deterrà fino al 1987.

Giulio Castelli era allievo del chimico Giulio Natta, il "re della plastica", colui che nel 1963 venne insignito del Premio Nobel per la Chimica proprio per la messa a punto di un processo essenziale per la creazione di quelle materie plastiche che avrebbero poi avuto applicazioni in svariati ambiti della vita umana, non escluso quello degli oggetti d'uso domestico, del quale Giulio e Anna Castelli con Kartell scelsero, appunto, di occuparsi, Giulio sul fronte tecnologico, Anna su quello artistico. 

 

A sinistra: Anna Castelli Ferrieri e Giulio Castelli, fondatori di Kartell, fotografati in azienda nel 1967, davanti al tavolo 4993. A destra: due foto storiche dei progettisti di Kartell scattate da Ugo Mulas allo stand omonimo al IX Salone Internazionale del Mobile di Milano. Sopra, da sinistra: Olaf von Bohrn, Gino Colombini, Alberto Rosselli, Ignazio Gardella, Joe Colombo, Anna Castelli Ferrieri, Giotto Stoppino. Sotto: i designer con uno dei pezzi da loro disegnati per Kartell. Anna Castelli Ferrieri, unica donna, è ritratta con il contenitore 4970/84 in versione quadrata.


Per questa industria, allora all'avanguardia, lei ha realizzato alcuni componenti d'arredo in ABS che sono diventati delle icone del design, al punto da averle meritato il titolo di "Regina della plastica", perché è stata lei la prima progettista al mondo ad utilizzarla in modo così efficace, disinvolto e creativo. Tra di essi, occupano il primo posto i versatili contenitori componibili 4970/84, del 1967 (realizzati dapprima in versione quadrata e successivamente cilindrica), che si incastrano l’uno nell’altro grazie ad una semplice, ma stabile, sovrapposizione verticale senza dover ricorrere a viti o a perni e che possono anche poggiare su rotelle. Si tratta di un vero e proprio best e long seller del design internazionale, del quale la stessa progettista era consapevole, al punto da affermare: "il mio progetto di maggior successo è stato quello di quei mobiletti sovrapponibili che si mettono in tutti gli angoli. Li si vede dappertutto, perché rispondono ad un’esigenza nuova", ovvero a quella di contenitori poco ingombranti adatti agli alloggi moderni, che cominciavano ad avere dimensioni sempre più ridotte. 

Un altro must del design da lei creato è la sedia sovrapponibile 4870, vincitrice del Compasso d’Oro nel 1987. "Con la sedia 4870" ha dichiarato Anna Castelli Ferrieri "ho dimostrato che perfino con un materiale povero quanto a resistenza strutturale si può arrivare ad una forma scattante e solida; basta usarlo negli spessori e con l'impostazione strutturale adeguata alle sue caratteristiche prestazionali. […] Posso dire di aver lavorato molto sull’innovazione perché ho avuto l’occasione di collaborare con un’industria che faceva una produzione veramente industriale. Perché il produttore più industrializzato che ci sia è la Kartell, che ha sempre fatto ricerca e il cui scopo è sempre stato quello di rendere migliore la vita degli uomini, cioè avere l’Uomo al centro del suo lavoro."

 

Anna Castelli Ferrieri. In alto: contenitori componibili 4970/84 in versione cilindrica, che si incastrano l’uno nell’altro grazie ad una semplice, ma stabile sovrapposizione, per Kartell, 1967. In basso: sedia 4870, per Kartell, con cui ha vinto il Compasso d’Oro nel 1987.


Tra i numerosi oggetti che ha progettato in ABS per Kartell, il suo preferito, per sua stessa ammissione, è il Tavello (noto anche come Stool-table), prodotto nel 1987 e oggi purtroppo introvabile se non in qualche asta di design. Anna Castelli Ferrieri non aveva dubbi, era questo tavolino-sgabello dalle dimensioni ridotte (alto cm. 50 x cm 50 di diametro) a costituire il punto di arrivo della ricerca a lei condotta per tutta la vita sull'impiego delle materie plastiche nell'arredo domestico. Così ha infatti dichiarato: "Sono molto contenta di un tavolino che fa anche da sgabello. Lo abbiamo chiamato Tavello perché aveva queste due funzioni riunite. Sono contenta perché questo è uno sgabello molto solido che può servire anche quando c'è da prendere un libro in alto sulla libreria. Ha molte nervature e ha le gambe che vanno un po' in fuori. La regola fondamentale per lo stampaggio (che noi chiamiamo sottosquadra) è che non puoi stampare una cosa che va in dentro, perché poi non viene più fuori dallo stampo. In questo caso le gambe erano un po’ in sottosquadra, allora ho creato un piccolo rientro nella gamba che eliminava il problema. Ma è stato difficile, perché è di un’esattezza perfetta. Poi ho progettato i quattro pezzetti che rendono possibile l’impilamento dei Tavelli l’uno sopra all’altro, all’infinito. […] Quale è il vantaggio dell’impilarli? È che mettendone magari 15 uno sopra all’altro, occupano sempre lo stesso spazio di cm. 50 x 50. […] Io ho sempre cercato di progettare qualcosa che serviva e che mancava."

 

Anna Castelli Ferrieri, Tavello (Stool-table), progettato e realizzato per Kartell nel 1987.


Il suo secondo Compasso d’oro, Anna lo vincerà nel 1994 con la linea di posate Hannah per Sambonet, azienda con cui ha collaborato per molti anni. 

Figura di grande rilievo nel panorama culturale italiano, Anna Castelli Ferrieri è stata presidente dell’ADI e docente di Disegno Industriale al Politecnico di Milano, alla Domus Academy, alla Rmit di Melbourne e all’Art Center College of Design di Pasadena.

I suoi oggetti di design sono esposti nei più prestigiosi musei del mondo, quali il MoMA di New York, il Centre Pompidou di Parigi e il Triennale Design Museum di Milano, soltanto per citarne qualcuno.

Nel 2014, per celebrare quello che sarebbe stato il suo novantaquattresimo compleanno, Google le ha dedicato addirittura un doodle in cui compaiono il contenitore cilindrico 4970/84, la libreria rotante modello 3610, la poltrona 4814, lo sgabello da bar 4822 e il cestino-contenitore 7305, tutti pezzi divenuti cult che, per la loro praticità e versatilità sono entrati a far parte dell’arredo delle nostre case.

Nel 2017, Milano, la sua città, le ha intitolato una Galleria all’interno del CityLife Shopping District e, quanto prima, speriamo, dedichi pure una grande rassegna alla sua opera, Covid-19 permettendo.

 

Per saperne di più:

 

 

L’ABS (acronimo di Acrilonitrile-Butadiene-Stirene o) è un polimero termoplastico comunemente utilizzato per realizzare tubi, strumenti musicali, teste di mazze da golf, parti di carrozzerie o addirittura carrozzerie complete, etc. È di Kartell il merito di averlo impiegato per creare oggetti d’arredo e di Anna Castelli Ferrieri quello di aver dato vita, con esso, a dei veri e propri capolavori di design.

Anche i colori timbrici e squillanti, vivaci e dichiaratamente artificiali sono una possibilità offerta da questo materiale, colori che, anche grazie ad Anna Castelli Ferrieri, non soltanto hanno influenzato e caratterizzato il gusto di un'epoca, ma ne hanno travalicato i confini temporali diventando attuali per sempre.

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