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Dieci anni di Pagina3

L’11 gennaio 2010 andava in onda la prima puntata di Pagina3, la rassegna culturale di Radio Rai Tre, oggi curata da Costanza Confessore, con la regia di Piero Pugliese. Da allora ad oggi, ogni giorno, dalle 9 alle 9,30, un conduttore o una conduttrice legge e commenta gli articoli delle “terze pagine” dei giornali. In questi anni sono cambiate molte cose, gli articoli a carattere culturale sono precipitati tra le ultime pagine dei quotidiani, contestualmente online è sbocciato un ricco e prolifico settore che fa cultura in modo intelligente, approfondito, serio. Negli ultimi anni poi sono tornati alla ribalta gli inserti culturali dei quotidiani, di cosa è sintomo questo fenomeno? Ha senso oggi parlare di giornalismo “culturale”, cosa si intenderebbe con questo termine? Marzia Coronati, redattrice di Pagina3, ne ha discusso con Lella Mazzoli, professore ordinario di Comunicazione d'Impresa nei corsi di laurea del Dipartimento di Scienze della Comunicazione e Discipline Umanistiche, presso l'Università di Urbino "Carlo Bo". Mazzoli ha ideato e organizza con Giorgio Zanchini a Urbino, Fano, Pesaro il “Festival del giornalismo culturale”.

 

MC – “Pagina3, la cultura nei giornali, nel web, nelle riviste”. È il primo rigo della scaletta che ogni giorno stampiamo prima di andare in onda. Ormai da tempo abbiamo inserito la parola “web” in pianta stabile, prima timidamente, all’ultimo posto, per poi avanzarla in seconda posizione. Siamo infatti consapevoli che il web sia una miniera di articoli di approfondimento dotti e ben argomentati, ma proviamo ancora a mantenere i giornali sul posto più alto del podio. Sarà perché la nostra è una “rassegna” e ancora oggi questa parola richiama immediatamente ai quotidiani? Sarà perché il rumore della carta sfogliata piace a tutti, conduttori e ascoltatori? No, non crediamo sia solo per questi motivi. È vero, le pagine culturali prima erano in terza pagina e ora sono in fondo, dopo la politica, la cronaca, l’internazionale e in qualche quotidiano anche dopo lo sport, costringendoci a sfogliare i giornali a ritroso, partendo dal fondo; a differenza delle altre pagine però quelle culturali continuano ad essere diversificate da testata a testata e ancora ospitano testi lunghi e ben scritti, frutto di ricerche o lavori di spessore, un trend che però ci sembra, purtroppo, in discesa. È solo una nostra sensazione? Quanto spazio si dà alle pagine culturali all’interno delle redazioni dei giornali e quanto nelle scuole di formazione al giornalismo?

 

LM - Purtroppo la vostra è un’osservazione che non mi sento di smentire. Le pagine della cultura sono ancora piuttosto interessanti, ricche, raffinate nella struttura e nel pensiero, sono un luogo dove davvero è possibile avere la visione di un Paese che ha ancora una ricchezza intellettuale straordinaria, ma è anche vero che sono in declino. Io credo che sia perché spesso si vanno a mescolare con altre fonti di informazione che non riguardano la cultura così come l’abbiamo intesa per tanti anni. Il costume e la moda per esempio si intersecano con la cultura tradizionale classica e questo per chi pensa alla Cultura con la C maiuscola può essere un elemento di fastidio. Insomma, il concetto di cultura è cambiato e questo è un processo che si è avviato ormai da tempo; direi che dieci anni fa, quando è iniziata Pagina3, questa tendenza era già era in corso.

 

 

MC – Questo è un dibattito che ci troviamo ad affrontare ogni giorno con gli ascoltatori e le ascoltatrici, che criticano o approvano la nostra selezione, definendola a volte adeguata a volte troppo poco “culturale”. Nelle intenzioni del direttore di Radio Rai Tre, Marino Sinibaldi, che ha ideato il format, Pagina3 doveva fungere da anello di congiunzione tra la lettura delle prime pagine, che precede la rassegna culturale, e gli approfondimenti di attualità, che seguono dopo Pagina3 con trasmissioni come Tutta la città ne parla, Radio3Mondo e Radio3Scienza. Alle 9 del mattino offriamo ancora letture dai quotidiani del giorno dunque, ma dai contenuti non strettamente attuali e dal ritmo più disteso. Un’intuizione, quella della direzione, che ha raccolto i suoi frutti e non c’è giorno che qualche ascoltatore non ringrazi per poter rilassare mente e orecchie dopo le notizie di prima pagina. La definizione di “articoli culturali” però non ha i contorni definiti e ogni conduttore, in base a interessi e competenze, la declina in accezioni diverse. Frequentemente la nostra selezione spazia tra le pagine internazionali, a volte in quelle di cronaca e di tanto in tanto anche in quelle di economia. È vero che questo dipende dallo stile, le competenze e le abilità dei nostri conduttori (ricordo che una volta un ascoltatore scrisse che uno dei nostri storici conduttori, Edoardo Camurri, era capace di trovare la filosofia anche nei tortellini) ma è anche vero che non è facile ingabbiare il concetto di cultura in un confine marcato. Lei dirige una scuola di giornalismo, come si studia il giornalismo culturale nelle scuole di formazione?

 

LM – Purtroppo nelle nostre scuole di giornalismo non si studia abbastanza come scrivere di cultura. In tutta la mia storia di direttrice di una scuola di giornalismo avrò incontrato due o forse tre studenti che avevano l’ispirazione di fare giornalismo culturale. Nella nostra scuola si studia come si fa, come si scrive una recensione per esempio, o come si racconta uno spettacolo, ma ripeto, è un settore che ha davvero poco seguito.

 

MC – Non sembrerebbe, guardando il web. Oggi a Pagina3 le colonne digitali sono il nostro pane quotidiano. Ogni mattina, mentre il conduttore di turno sfoglia i giornali in mazzetta, la redazione controlla cosa è in uscita sui siti di informazione a carattere culturale. Ci sono quelli più aggiornati, che da anni ormai pubblicano quotidianamente approfondimenti firmati da esperti, ci sono poi blog o portali che incrociamo sporadicamente, grazie alle segnalazioni sui social o a nostre ricerche specifiche. Ormai in ogni puntata tra i cinque articoli che selezioniamo ce n’è almeno uno tratto dal web. 

 

LM – Gli articoli pubblicati da alcuni siti sono dei veri e propri saggi, c’è un lavoro straordinario di ricerca affiancato da un lavoro redazionale importante. Le testate online ospitano scritti di studiosi, con un modo di raccontare che è evidente che scaturisce dagli altri mestieri che fanno. Sono filosofi, scienziati, insegnanti, persone che oltre a scrivere articoli culturali fanno altro nella vita. Ormai questi siti costituiscono gli spazi dove l’approfondimento culturale è più attento, restituendo ai lettori una fotografia interessante e comparata di un determinato articolo. Noi ogni anno intervistiamo mille italiani per capire qualcosa di più sui media, dalla nostra indagine emerge che chi legge ancora i giornali cartacei è attento per lo più alla cronaca e soprattutto alla cronaca locale, sembra che interessa di più quello che accade nelle vicinanze, il giornale perciò guarda alle curiosità di provincia, mentre è meno interessato al grande cinema o alla grande letteratura, chi invece vuole queste informazioni le cerca su web. È per questo motivo che i quotidiani non sono più interessati all’approfondimento culturale, seguendo le tendenze dei lettori. I lettori sono usciti dai quotidiani e sono entrati in rete. 

 

MC – È una tendenza solamente italiana? Accade spesso che gli articoli sui nostri quotidiani sono traduzioni di testi usciti per testate internazionali (Le Monde, New York Times, The Guardian, etc…). In paesi come la Francia, la Gran Bretagna, gli Stati Uniti, si investe di più che in Italia sulle pagine culturali?

 

LM – La mia sensazione è che in quei mondi ci sia ancora un ‘attenzione giornalistica alla cultura, perché c’è un pubblico che è attento a questo. Probabilmente esiste anche una formazione diversa. C’è da dire però che anche in Italia, paradossalmente, stanno fiorendo gli inserti culturali che erano stati abbandonati, bisognerebbe però analizzare meglio i contenuti di questi inserti, che ancora non mi sembra riescano ad approfondire gli argomenti così come è capace di fare il web, che offre articoli che ci danno soddisfazione, facendoci capire fino in fondo un determinato tema. Quando lei apre un articolo su Doppiozero per esempio, sa che viene affrontato un argomento preciso e che sarà approfondito sino in fondo, cosa che non accade spesso negli inserti culturali dei quotidiani.

 

Questa intervista è disponibile anche sull'homepage di Pagina3: https://www.raiplayradio.it/programmi/pagina3/

 

 

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