Le torri di Bologna

Storia Numero 1

Emilio Grassolo costruì una torre di mattoni con un gazebo sul tetto, così che Gabriella Assunto potesse guardare il suo amante fare il bagno nel suo giardino in via Montegrappa.

 

Storia Numero 2

Sassetto utilizzò la torre di suo padre come una biblioteca, sistemando Storia in basso, Poesia al centro e Teologia in alto. Ogni libro che considerasse brutto o volgare lo lanciava dall’alto parapetto della torre, dicendo “Ti bandisco, sgradito libro, che possa tu precipitare sul suolo di Bologna e sparire”.  Il libro cadeva ondeggiando con le bianche pagine svolazzanti in Via de Gessi ottanta metri più in giù, per diventare indistinguibile dai detriti della città

 

Storia Numero 3

Frederico Maltessa si impiccò dalle travi a soffitto del decimo piano della sua Torre delle Grida. Avrebbe preferito un più alto piano, ma la gotta alle sue ginocchia lo persuase dall’arrampicarsi ancora.

 

Storia Numero 4

Barrocco Stulti eresse la sua Torre Corvina in tre mesi per poter concepire suo figlio primogenito ad un’altezza elevata rispetto alla città di Bologna, appropriata alla sua ambizione sociale.

 

Storia Numero 5

Negro Fantacatti costruì la sua torre di famiglia utilizzando materiali scadenti, così che potesse cadere sulla moglie arrivista, distruggendo finalmente lei e le sue smodate ambizioni. 

 

Storia Numero 6

Il vedovo Pietro Fosca costruì tre torri per le sue tre figlie come dote. Tutte e tre le figlie ne furono deluse. Due delle torri collassarono presto, e la terza si inclinò ad un angolo tale da uguagliare la triste condizione del membro copulatorio del marito della terza figlia. 

 

Storia Numero 7

L’obeso Balthasar Vesca costruì la sua Torre del Sogno molto alta, molto più in su delle rumorose strade così che potesse dormire in pace la notte. Quando morì, la strada in basso ignorò il suo robusto corpo per tre settimane, fino a quando il puzzo attirò un’attenzione che non poteva essere ignorata. I bolognesi seppellirono Vesca molto in profondità nel cimitero di Santa Maria dei Servi.

 

Storia Numero 8

Carlo Gottaro tentò di eclissare Pietro Ossellini rendendo la sua torre un metro più alta di quella del suo rivale, costruendone l’estensione di notte, con legno camuffato da mattoni.

 

Storia Numero 9

Fasta il nano sedette per tre freddissimi inverni sul parapetto della sua torre per osservare una cometa profetizzata che mai arrivò. Congelò fino a morire prima che la sua fede nelle predizioni astronomiche potesse essere delusa.

 

Storia Numero 10

Stracchia costruì la sua torre utilizzando i soldi che aveva messo da parte per il suo pellegrinaggio a Gerusalemme. Si giustificò dicendosi che costruire così in alto era un modo migliore per avvicinarsi a Dio.

 

 

Storia Numero 11

Domenico Bambi comprò in via Fretenneli un lotto di terra che era troppo stretto per costruirvi una casa, così vi costruì una torre. La cucina era al pian terreno e la sala da pranzo sul tetto, così dovette abituarsi a mangiare freddi i suoi tortellini.

 

Storia Numero 12

Corpo il Moro eresse la sua torre per cercare di mostrare ai figli il deserto del Sahara, ma non si arrampicò mai sul tetto perché era spaventato dalle altezze.

 

Storia Numero 13

Ascanio tenne sua moglie nella villa e la sua amante in una torre. Quando sua moglie morì e lui sposò la sua amante, fece smantellare la torre e ne usò le pietre per costruire una stalla. I suoi vicini supposero che l’atto fosse simbolico. Far divenire la tua amante tua moglie significava creare un vuoto. Lo avrebbe riempito con i cavalli?

 

Storia Numero 14

Strigo Ninodonna aggiunse diversi metri alla sua torre ad intervalli regolari quando le sue navi ritornavano a casa. I suoi nemici pregavano che avvenisse un disastro marino per paura che la sua torre avrebbe, nel migliore dei casi, gettato un’ombra permanente sulle loro case, o peggio sarebbe infine caduta sulle loro teste.

 

Storia Numero 15

Spacci il Siciliano decorò di notte la sua torre con delle candele. Nonostante il suo incanto dinanzi allo spettacolo era più grande della sua paura del fuoco, il peso delle vasche e dei bacini d’acqua che teneva sul tetto per contrastare ogni possibile conflagrazione, portò la torre a schiantarsi al suolo durante la Festa di San Lorenzo nel 1189.

 

Storia Numero 16

Claudio Benito fu prigioniero nella Torre Rotonda per quindici anni. Quando fu liberato non riusciva ad abituarsi allo stare retto in piedi al suolo, e andava in giro in uno stato di panico a causa di un terrore che era l’opposto della vertigine e che non ha nome.

 

Nota di Marco Delogu

 

Conobbi Peter Greenaway molti anni fa a Roma mentre girava Il ventre dell'architetto, tramite un mio caro amico, Andrea Prodan, che recitava nel film e ora vive in un bosco dell'Argentina. Greenaway era scostante, difficile, impegnatissimo nelle riprese, impegnatissimo nel dare una sua visione di Roma. Forse solo scrivendo queste righe per accompagnare i suoi raccontini sulle torri di Bologna, mi rendo conto che una parte della genesi della "commissione Roma" (il ritratto annuale della città che ogni anno affido a un fotografo diverso) è lì in quel film. A molti anni di distanza rincontro Greenaway all’Istituto di Cultura di Londra, dove lo chiamo a presentare la sua regia della Giovanna d'arco di Verdi che riaprirà dopo secoli il magnifico Teatro Farnese appena fuori Parma. Non è invecchiato, sempre molto secco nelle sue parole, sempre pungente, sempre qualcosa da imparare. Negli anni l'avevo spesso seguito, film, piccoli video, installazioni (una molto bella a Piazza del popolo a Roma); di lui mi sono sempre piaciute molte cose, mi deluse profondamente quel video per il padiglione Italia del 2015. Ad alcune delle persone che passano in Istituto chiedo un piccolo racconto della loro "visita". Peter mi chiese se poteva darmi dei raccontini sulle torri di Bologna. risposi di sì, mi sembravano in totale sintonia con la sua storia originale. E ora eccoli qui.

 

Il testo di Greenway è tratto da Il Capitale Umano, curato da Marco Delogu (Quodlibet, 2017).

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