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Psicotropici: droghe e sciamani

Jean-Loup Amselle, uno dei più autorevoli e originali antropologi contemporanei, ci ha da tempo abituati a teorie che spesso spiazzano il pensiero dominante, formulate attraverso uno sguardo quanto mai ricco e realista. Abbandonata – ma solo temporaneamente – la “sua” Africa, Amselle questa volta si è spostato in America latina e precisamente in Perù, per indagare quel fenomeno, sempre più diffuso, di turismo mistico o sciamanico legato alla somministrazione rituale della ayahuasca, un infuso allucinogeno a base di diverse piante amazzoniche in grado di indurre un effetto visionario, ma anche di “guidare” chi la assume. Utilizzata nella tradizione indigena, questa sostanza aveva assunto un ruolo centrale nell’immaginario psichedelico degli anni Sessanta, grazie anche ai libri di Carlos Castaneda, che grande influenza ebbero sulle giovani generazioni di quegli anni. Oggi, però, ci dice Amselle in Psicotropici (Meltemi, 2020) questa tradizione si è trasformata in una sorta di offerta di medicina alternativa per turisti occidentali. Dalla ricerca di una “realtà separata” di castanediana memoria, si è passati alla ricerca di una nuova terapia.

 

Protagonisti di questa svolta 

 

Un neo-Romanticismo, secondo Amselle, in cui viene riproposto il bisogno di ricercare qualcosa al di fuori della realtà consueta, del proprio mondo. Un modello peraltro già in parte ripreso negli anni Sessanta-Settanta, quando sulla scia dei Beatles, molti giovani volgevano il muso delle loro 2 CV verso Oriente e in particolare verso l’India, considerata depositaria di valori che l’Occidente aveva ormai perduto. Questa nuova versione del viaggio esotico, è però connotata da un lato dall’assoluta fiducia nell’alterità, figlia dell’identità e spesso assai di moda in certi ambienti, e nella speculare mancanza di fiducia nella medicina occidentale. Questa ricerca di un rituale esotico trova nella foresta amazzonica il suo teatro più adatto: cosa c’è di più “naturale” della foresta?

L’autore lega questa attrazione verso una new age amazzonica al crollo delle grandi narrazioni novecentesche, per cui l’attrazione verso una nuova mistica avrebbe sostituito quella verso il marxismo e la psicoanalisi: «L’apparizione delle “nuove forme del credere”, caratterizzate dal bricolage e dal saccheggio dell’intero repertorio di elementi spirituali atti a costruire il menù psichedelico dell’individuo postmoderno, avrebbe segnato la fine di tutti i grandi sistemi di spiegazione del mondo basati sul razionalismo, cioè sulla fede dei “Lumi” nel progresso e nell’emancipazione umana».

 

Opera di Aaron Glasson.


In questo vede anche un abbandono dello spirito collettivistico e comunitario dei movimenti hippies degli anni sessanta, a favore di un sempre più marcato individualismo, perfettamente in linea con il pensiero liberale dominante. Si viene così a creare una nuova forma di primitivismo, a cui danno risposta quelli che Amselle chiama gli imprenditori sciamanici, che hanno organizzato una vera e propria filiera per la produzione di un sapere sciamanico, che sfrutta un corposo marketing pubblicitario.

La riflessione di Amselle riguarda anche i concetti di “turista” e “turismo” in tale contesto. Infatti, non si tratta del tipico turismo di leisure, ma di una forma di supposta partecipazione a un’esperienza, che rasenta, per i protagonisti, il misticismo. In questo caso, tali persone possono essere considerate turisti solo per la loro posizione all’interno di questo mercato. La stessa cosa vale per gli sciamani, che acquisiscono un ruolo particolare proprio perché inseriti in questo circuito. La nozione di “sciamano”, fa notare l’autore, è di importazione recente ed è apparsa in Perù solo una ventina di anni fa, in concomitanza con lo sviluppo del turismo dell’ayahuasca. 

 

La critica di Amselle è piuttosto chiara: se è vero che la visione della religione come “oppio dei popoli” è certamente obsoleta, tanto più in un’epoca che privilegia l’identità dell’individuo e che magnifica la spiritualità in ogni sua forma, una certa idealizzazione di queste pratiche tradizionali da parte di una certa antropologia attuale, mette in ombra il fatto che tali tecniche sciamaniche sono anche tecniche di potere. Amselle non ha difficoltà a comparare lo sciamanismo con la psicoanalisi, ma allora, si chiede, perché non può essere sottoposto alle stesse critiche di cui la psicoanalisi è stata oggetto?

Una riflessione ampia e complessa, quella di Psicotropici, che partendo dall’Amazzonia, arriva a coinvolgere l’intero sistema capitalista occidentale e tutti i suoi meccanismi di costruzione di nuovi immaginari, fnalizzati a mantenere lo status quo.

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